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Publicato su Pepe 9, settembre-ottobre 2004

Al giorno d’oggi oscenità fa rima con libertà, il più sacro dei valori. Nell’omonimo, furbissimo film di Oliver Stone il pornografo Larry Flynt appare come un paladino della libertà martirizzato da bigotti farisei che condannano la pornografia con la stessa intensità con cui ne sono morbosamente attratti. In realtà, come ben sanno i cristiani, solo i santi non sono morbosamente attratti dalla pornografia e con essa da tutti i peccati della carne e dello spirito. Tuttavia dietro il successo planetario della pornografia non troviamo soltanto lo straordinario potere di attrazione del peccato bensì una cultura che si fonda sulla negazione del peccato originale ovvero di quella misteriosa debolezza che impedisce all’uomo di essere buono. In principio era Rousseau: “L’uomo è per natura buono, ed è reso cattivo soltanto dalle istituzioni” (Discorso sull’ineguaglianza). Tutto quello che l’uomo desidera è buono e bello, quindi bisogna impedire alle istituzioni di limitare i suoi desideri con leggi e divieti d’ogni sorta. La libertà dell’uomo, in sostanza, deve essere infinita come quella di Dio. La pornografia di massa è precisamente il risultato finale della libertà di commercio senza limiti, della libertà sessuale senza limiti, della libertà d’espressione senza limiti.

Innanzitutto la libertà di commercio. Intellettuali à la page e uomini della strada ritengono unanimi che la libertà consista essenzialmente nella libertà di scelta e che quindi un uomo sia tanto più libero quanto più numerose sono le occasioni di scelta e le cose fra cui scegliere. In quest’ottica la pornografia deve essere liberamente offerta sul mercato affinché sia l’uomo-consumatore a decidere se acquistarla oppure no. Quello che intellettuali e uomini della strada dimenticano è che la libertà consiste, più che nella facoltà di scegliere, nell’integrità di espressione fisica e psichica della persona. L’uomo è libero non solo quando può fare tutto quello che vuole ma quando la sua capacità di fare quello che vuole non è lesionata. Ebbene una offerta troppo invadente di pornografia costituisce quella forma di lesione della libertà che il catechismo della Chiesa cattolica designa col termine di tentazione. Un uomo che vuole stare alla larga dalla pornografia non riesce a rimanere fedele alla sua volontà tanto a lungo, se la pornografia gli viene offerta continuamente e senza tregua attraverso Internet, le edicole e i canali satellitari. Allo stesso modo solo un santo troverebbe facile rimanere fedele alla moglie se una segretaria molto avvenente lo provocasse in continuazione con inviti espliciti. Che gli uomini siano veramente deboli di fronte alle tentazioni, ovvero che il peccato originale non sia una favola, è dimostrato dal fatto che le segretarie hanno più successo delle mogli e che il mercato della pornografia si è più che decuplicato in un paio di decenni.

La forma di libertà cui la pornografia si lega in maniera più appariscente è la libertà sessuale. Se volete capire dove ci ha portato la cosiddetta liberazione sessuale leggete il proclama di una certa associazione danese: “ogni giorno che passa vengano inventati nuovi modi per ingigantire ulteriormente l’isteria attorno alla ‘pornografia infantile’. Chi ne ha la peggio sono probabilmente i bambini, che da tutto questo can can finiranno per concludere che il proprio corpo – e la sessualità in generale – è cosa di cui vergognarsi”. Quando in Svezia fu trovato un filmato che mostrava un bambino “sessualmente abusato – si legge ancora nel proclama – i poliziotti affermavano non soltanto che il bambino fosse svedese, ma anche che era stato drogato, rapito e probabilmente ucciso. Ma un avvocato a cui fu successivamente permesso di controllare il film affermò che il bambino era fresco, sveglio e per così dire ‘parte attiva nell’orchestra’. In seguito il bambino ‘rapito e violentato’ verrà casualmente identificato, vivo, vegeto e soddisfatto, dalla polizia in Olanda”. Bambino “parte attiva dell’orchestra” nonché “soddisfatto”: alzi la mano chi non ha capito che i membri della Danish pedophile association, che è assolutamente legale, stanno insinuando l’idea che il rapporto adulto-bambino è naturale e legittimo. E perché chiamarli mostri? In fondo sono coerenti con i principi di una cultura condivisa da tutti, anche da coloro che li vorrebbero linciare. Anzi i progressisti dovrebbero lodare l’abnegazione con cui i pedofili si espongono al linciaggio popolare pur di portare a termine l’opera di liberazione dell’umanità da tutti i tabù sessuali di marca cattolica. Effettivamente il suddetto proclama era esposto alcuni anni fa proprio nel sito web di quelli che fanno manifestazioni contro la Chiesa in nome della libertà di fumare gli spinelli e sterminare gli embrioni. Ma sulla strada che porta al rapporto adulto-bambino libero, dopo lo spinello libero, non troviamo solo i radicali. Gli ultimi discepoli di Freud, chiamati sessuologi, fanno da battistrada mandando la gente a liberare i mostri dell’inconscio nei sex shop: “il sex shop per i sessuologi è diventato una sorta di farmacia. ‘Ci mandiamo le coppie spente’ racconta Jannini ‘(…) Il sex shop può anche essere visto come un negozio delle fantasie erotiche. Uno dei grandi problemi dei sessuologi è proprio convincere i pazienti a non avere paura delle loro fantasie’” (Panorama, 15\6\2000). Al posto dell’amore e dei suoi insondabili misteri, la cultura figlia dei Lumi mette le “fantasie erotiche”. E se uno ha “fantasie” su donne più giovani e avvenenti della consorte? Non c’è problema: per le strade è disponibile a buon prezzo la carne fresca delle schiave. E se uno ha “fantasie” sugli animali? Non c’è problema: il rapporto uomo-animale è legale nella pornografia. E se uno ha “fantasie” sui bambini? Perché mai con gli animali si e con i bambini no? E chi l’ha detto che ai bambini non piaccia fare certe cose? Non dobbiamo forse insegnare ai bambini a non vergognarsi della loro sessualità, come dicono i nostri amici danesi? La parola castità oggi suona come un insulto. E perché i pedofili dovrebbero praticare la castità mentre tutti si godono tutto quello che vogliono, animali compresi? In effetti sono milioni i pedofili che non la praticano.

Secondo i radicali e Oliver Stone i veri eroi della libertà d’espressione non sono i dissidenti dei regimi totalitari ma i pornografi, anche quelli infantili. Va chiarito che i radicali non intendono promuovere la pedofilia (almeno non esplicitamente) bensì la libera circolazione di materiale pedo-pornografico. In effetti il proclama della Danish pedophile association ospitato sul loro sito non aveva a tema la pedofilia (almeno non esplicitamente) bensì la pedo-pornografia, presentata come una “medicina” che tiene il pedofilo lontano dai bambini. La tesi è che il pedofilo non sentirebbe il bisogno di cercarsi dei bambini veri se potesse soddisfare i suoi istinti davanti a delle fotografie che ritraggono dei bambini. Allo stesso modo la comune pornografia permetterebbe al maschio di sfogare i suoi istinti peggiori lontano dalle donne. In realtà un fenomeno psicologico chiamato desensibilizzazione depone contro questa tesi. La desensibilizzazione in pornografia è l’equivalente della assuefazione nella tossicodipendenza. A causa dell’assuefazione il tossicodipendente deve costantemente rincarare le dosi di droga per raggiungere lo stesso piacere che all’inizio riesce a raggiungere con dosi minime. Allo stesso modo il consumatore abituale di pornografia ha bisogno di dosi sempre maggiori di oscenità e violenza per provare piacere. A causa della desensibilizzazione le preferenze del pubblico medio si sono spostate gradualmente, col passare degli anni, dal porno-soft all’hard e poi dall’hard ai sottogeneri dedicati alle perversioni e alla violenza. Ormai la pornografia legale è in larga parte dedicata alla simulazione di incesti, stupri di gruppo, omicidi e pedofilia (a questo scopo vengono usati “attori” appena maggiorenni camuffati da bambini). È verosimile che, dopo essersi assuefatto ai filmati che mostrano delle violenze simulate, il consumatore di pornografia senta il bisogno di cercare filmati che mostrano delle violenze reali. E in effetti, per quanto sia difficile fare delle stime precise, l’ Fbi è certa che la produzione di porno criminale sia in aumento (D, 28\24). E una volta assuefatto anche agli snuff-movies? Perché negare che il consumatore di stupri in presa diretta si senta perlomeno invogliato a passare alle vie di fatto? E perché negare che in realtà gli bastano gli stupri simulati per maturare questo genere di voglie? Infine perché negare che il pedofilo assuefatto alla pedo-pornografia senta il bisogno di cercarsi delle piccole vittime in carne ed ossa? Alcuni anni fa, commentando l’uccisione di un bambina da parte di un gruppo di adolescenti di Andria, lo psichiatra Vittorino Andreoli si lasciò sfuggire questa ammissione: “Che cosa vuole che sia il pianto di una bambina per chi ha formato la sua sessualità su film hard- core dove si stupra e si ammazza…?” (Io donna, 9\9\2000).

Ma tralasciamo i generi pornografici estremi e concentriamoci sulla pornografia ordinaria. Nonostante il parere contrario dei ricercatori comportamentali, abbiamo ragioni di credere che anche la pornografia ordinaria incentivi i comportamenti violenti nel suo pubblico. I ricercatori non potranno mai dimostrare che un semplice “stimolo pornografico” basta a fare di un uomo uno stupratore perché l’uomo non è un animale da laboratorio che reagisce meccanicamente a degli stimoli esterni bensì una creatura razionale che agisce in base alla sua volontà, ai suoi desideri e ai suoi valori. I ricercatori si fanno questa domanda sbagliata: può la pornografia trasformare l’uomo in una macchina per stuprare? La risposta è ovviamente no. La vera domanda che dovrebbero farsi è questa: la pornografia fa apparire lo stupro un comportamento desiderabile? Se la risposta è sì, ciò basta per definire la pornografia un incentivo alla violenza, se è vero, come è fin troppo evidente anche a quelli che non credono nel peccato originale, che l’uomo è per natura molto sensibile al fascino della violenza (“la dolce ultraviolenza”, come la chiamava il protagonista di Arancia meccanica). In uno studio sull’argomento si legge che il protagonista della pornografia è sempre il “super-maschio” che esercita la sua onnipotenza sulla donna, la quale “deve assumere comportamenti seduttivi richiesti dall’immaginario maschile, che vagheggia un mondo di ‘donne facili’”, un mondo in cui l’uomo può “vedere finalmente brave ragazze, brave casalinghe ‘fare’ le prostitute senza esserlo”. In conclusione nella pornografia “molto raramente il rapporto sessuale uomo\ donna nasce su un piede di parità, per libera e reciproca scelta”. (R. Stella, L’osceno di massa). Verosimilmente la pornografia non alimenta nell’uomo dei sentimenti di rispetto per la donna. Verosimilmente un uomo che non nutre dei sentimenti di rispetto per la donna la tratterà senza rispetto. Se pensiamo che il consumo di pornografia è in crescita e riguarda tutte le categorie di uomini (dai pazzi criminali ai mariti, dai fratelli ai fidanzati, dagli amici ai conoscenti) noi donne non abbiamo molto da stare tranquille.

Se due fenomeni qualunque registrano il medesimo incremento in uno stesso periodo di tempo è probabile che fra essi esista una qualche correlazione di causa-effetto. Negli ultimi dieci anni la pornografia è diventata il settore trainante dell’intera Net-economy (Repubblica, 11\8\2000) e la voce principale nella produzione mondiale degli audiovisivi (Repubblica, 7\5\2000), mentre il numero dei sexy- shop si più che decuplicato (Repubblica, 18\14). Nello stesso periodo quale fenomeno si è incrementato tanto quanto il consumo di pornografia? Risposta: la violenza sulle donne e sui bambini. Secondo un luogo comune molto radicato non aumenterebbe il numero delle violenze a sfondo sessuale ma il numero delle denunce penali di quest’ultime. Che le denunce siano aumentate in conseguenza di una migliore legislazione a tutela delle vittime è indubbio, ma ciò non significa che non siano aumentate pure le violenze. Il Procuratore della Repubblica per i minori di Milano Giovanni Ingrascì riferisce che, a fronte di una percentuale di denunce che si mantiene sostanzialmente invariata, “nel distretto milanese il numero delle violenze sessuali commesse da minorenni, nel corso dell’ultimo anno è raddoppiato…” (Repubblica, 18\14). A differenza delle donne stuprate, che possono decidere di tenere nascosto il loro caso, le donne stuprate e uccise non possono nasconderlo perché vanno a finire all’obitorio. Se è vero che solo nei paesi occidentali aumentano costantemente le morti femminili conseguenti a stupro (dati forniti dalle Nazione Unite nel 1999) è sottinteso che aumentano anche gli stupri. Di solito si pensa allo stupratore come a uno psicopatico che aggredisce le sue vittime di notte per le strade deserte. In realtà “‘è raro trovarsi davanti soggetti con disturbi mentali o di personalità’, conferma il sessuologo Gabriele Traverso. ‘Gli aggressori sono in maggioranza mariti, fidanzati o ex. Ma anche padri, zii, fratelli’ (…) Secondo l’Unicef, in Europa, il 50 per cento degli assassini delle donne viene perpetrato dall’attuale o ex partner. (…) Non fanno eccezione i Paesi industrializzati come l’America dove, ogni nove secondi, una donna subisce abusi fisici dal proprio compagno” (D, 8\113). Assieme alla violenze sulle donne cresce, con lo stesso ritmo, il fenomeno dello sfruttamento sessuale dei bambini (e parliamo di milioni di bambini) e il mercato della prostituzione. In Italia si contano circa 70 mila schiave sessuali di cui il 20 per cento minorenni (Repubblica, 16\52) mentre negli Usa, secondo la Cia, ogni anno vengono introdotti illegalmente e costretti a prostituirsi 150.000 o 200.000 fra donne e bambini. Insomma, questi aridi numeri ci dicono che il sesso maschile sta diventando un’arma di distruzione di massa per donne e bambini. E vogliamo continuare a fare finta che la pornografia non c’entra niente?

POSTILLA DEL 19 DICEMBRE 2012

Sto per fare un piccolo esperimento scientifico. Qui, in margine a questo vecchio articolo che sicuramente nesusno legge più, incollerò tutte le parole di carattere pornografico che utenti sconociuti hanno digitato sui motori di ricerca. WordPress me le ha segnalate gentilmente nel corso dell’ultimo anno. Scommetto che adesso i contatti al blog si moltiplicheranno, e così potrò continuare a collezionare parole di carattere pornografico. Tutte insieme, queste parole e queste frasi ripugnanti costituiscono un eccellente materiale di studio sulle perversioni. Soprattutto, segnalano meglio di tonnellate di saggi e trattati il degrado della civiltà post-moderna.

 

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