Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Il 2008 come il 1929 – La legalità secondo la sinistra – Tasse

Il 2008 come il 1929

Pubblicato su Tempi online, marzo 2008

Caro direttore,
la crisi dei mutui americani sommata all’aumento del prezzo del petrolio ha innescato una crisi economica che dall’America si estende all’Europa. La crisi dei mutui ha fatto scivolare molte famiglie americane nella povertà; le famiglie italiane, invece, sono depauperate da raffiche di aumenti. La crisi è un fatto, nessuno può negarlo. Ma quale come si esce dalla crisi? Secondo i liberali si tratta di una semplice crisi congiunturale che potrebbe risolversi per il meglio se lo Stato non si intromettesse nell’economia con dissennate politiche monetarie e fiscali. Essi ritengono che una intensificazione degli scambi economici  con l’Asia aiuterebbe i paesi occidentali ad uscire dalla crisi, determinando innanzitutto una riduzione dei prezzi al consumo. Se i liberali guardano alla globalizzazione come ad una medicina, al contrario Tremonti guarda alla globalizzazione come alla causa del male. Tremonti non contesta che la globalizzazione sul lungo periodo sia vantagiosa per tutti. Tuttavia ritiene che l’Europa si sia aperta alla globalizzazione troppo velocemente, esponendo così le sue industrie alla concorrenza sleale dei paesi asiatici e subendo una repentina impennata dei prezzi delle materie prime. Per uscire dalla crisi, egli non propone una totale chiusura autarchica dell’Europa, ma solo un protezionismo di breve durata.
Chi ha ragione, i liberali o Tremonti? Così a naso darei ragione ai liberali. Tuttavia anche gli argomenti di Tremonti non mi sembrano campati per aria. Tuttavia non credo che la crisi si affronta solo sul piano dei dazi, della emissione monetaria e del fisco.


 Che il sistema capitalista attraversi delle periodiche crisi (ricordo una situazione simile attorno al 1988) e che lo Stato aggravi queste crisi con dissennate politiche fiscali e monetarie, è chiaro come il sole. Però mi chiedo lo stesso se diero questa crisi congiunturale non ci sia una crisi più vasta e profonda: la crisi dell’economia occidentale, che perde di competitività rispetto alle economie emergenti. Fino agli anni Novanta gli Usa erano all’avanguardia nei settori strategici della tecnologia e dell’informatica con industrie come la Microsoft. Fra poco gli Usa saranno superati in questi settori dalle tigri asiatiche. Oltretutto i singoli fatturati delle industrie della Silicon Valley o  della Microsoft oggi sono inferiori al fatturato  della catena Wal-Mart. E mentre la  Wal-Mart vende prodotti a basso costo importati dall’Asia, le industrie della Silicon Valley importano  laureati dall’India e dalla Cina.  Ma fra poco i cervelli asiatici non avranno nessun interesse ad emigrare negli Usa, perché troveranno migliori occasioni di lavoro nei loro paesi.
E guardiamo al microcosmo italiano:  fra gli impreditori di successo diminuisce il numero degli italiani (tutti vessati dal fisco) e cresce il numero degli extracomunitari. A Milano chiudono uno dopo l’altro i negozi tradizionali e le panetterie ed aprono minimarket e call-center gestiti da extracomunitari. Fra poco i nostri datori di lavoro saranno tutti arabi o cinesi. E i nostri capitalisti che fanno? O truffano i risparmiatori (Parmalat e Cirio) o si fanno pagare i debiti dallo stato (Fiat) o si danno alle più imprudenti avventure finanziarie (Fiorani). Nel dvd del suo spettacolo, Grillo dice delle cose che andrebbero prese in considerazione su questi pseudo-capitalisti. Può darsi che almeno in questo caso Grillo abbia ragione. Oggi in Occidente i capitalisti non investono in imprese produttive, ma si dedicano alle speculazioni finanziarie e immobiliari. La crisi dei mutui sub-prime americani fa scoppiare una mostruosa bolla speculativa. Dopo questa piccola esplosione nucleare, migliaia di cittadini americani finiscono in tendopoli post-atomiche alle porte delle grandi città.

Cosa c’è all’origine di questo indebolimento del capitalismo occidentale? Io credo che ci sia la rivoluzione, o involuzione, del 1968. Non è un caso che quest’anno si festeggi il quarantennale del Sessantotto. Il capitalismo classico è inscindibile dall’etica cristiana del  lavoro e del sacrificio corroborati dalla preghiera. La rivoluzione del Sessantotto ha sostituito questa etica  con il culto del piacere immediato, con la pretesa di avere la vita facile. Il motto dei monaci medievali, padri fondatori dell’etica capitalista, era “Ora et labora”. Il motto del Sessantotto era “Sesso, droga e rock’n roll”. Le conseguenze di questa anti-morale sono la tossicodipendenza di massa, la pornografia di massa e il progressivo indebolimento del capitalismo produttivo, sempre più subalterno della finanza di carta. Il culto del piacere immediato applicato al capitalismo genera l’idolo dei soldi facili.  E mentre la gioventù occidentale si stordisce nei rave-party, i giovani indiani e cinesi studiano duro e diventano i migliori ingegneri del mondo. I liberali ovviamente inorridiscono a sentire queste cose. L’ideologia liberale, infatti, si basa su questo dogma: il capitalismo non ha bisogno di valori umani perché ha già i suoi propri valori economici. Essi pensano che un capitalista non abbia bisogno di essere buono: facendo i suoi interessi egoistici, farebbe automaticamente gli interessi della società; mirando solo al suo profitto immediato, produrrebbe automaticamente beni e servizi competitivi e innovativi.  Ebbene è ora di dire che non è così. Il capitalismo non ha bisogno della guida dello Stato (guida nefasta) ma non può neanche guidarsi da solo, come un corpo senza testa. Ha bisogno di essere guidato da valori umani.
Quindi se voi di Tempi volete aiutarci a capire questa crisi, ve ne saremmo grati.
A tutti, una buona e santa Pasqua.

Giovanna Jacob

 

“L’equivoco della legalità ossia la legalità secondo la sinistra

Storia libera 15 maggio 2007

Gli esponenti della sinistra usano il termine “legalità” per ridicolizzare quanti chiedono sicurezza. I loro discorsi si assomigliano tutti: “Quelli che rubano, scippano, violentano ecc. per le strade delle nostre città sono certamente fuori dalla legalità, ma sono ancora più fuori dalla legalità i borghesi che evadono il fisco”. A Sarkò un giornalista di «Le monde» ha detto uno o due giorni prima dell’elezione: “Tu parli di legalità, ebbene la vera legalità non è bastonare i poveri delle banlieues ma costringere i ricchi francesi emigrati all’estero a pagare le tasse”. Quindi per Veltroni e Cofferati gli immigrati “poveri” che derubano e violentano i “borghesi” evasori fiscali e ladri di plusvalore, fanno benissimo.

 

Testimonianze sulle tasse

Storia Libera, gennaio 2007: che gioia essere citata accanto a Giovanni Paolo II  Ronald Reagan

 

TEODORICO (454-526)
«Il solo paese piacevole è quello in cui nessuno teme gli esattori».

Etienne de la BOÈTIE (1530-1563)
“Ringraziando il ladro (lo Stato) che restituisce loro una piccola parte del maltolto, i sudditi si abituano così a vedere nel tiranno una sorta di benefattore”.

ELISABETTA I Tudor (1533.1558-1603)
«Preferisco che il denaro sia nelle tasche del mio popolo piuttosto che nel mio Tesoro».
«Non è dato tassare ed essere amato».

Juan de MARIANA de la REINA (1535-1624)
«Da dove proviene questo denaro, se non dal sangue dei poveri e dalla carne degli uomini d’affari?».
«Le tasse sono, di norma, una calamità per il popolo e un incubo per il governo. Per il primo sono sempre eccessive; per il secondo non sono mai abbastanza, mai troppe»

Pedro FERNÁNDEZ NAVARRETE (?-1632)
«Le tasse alte hanno originato povertà. Temendo continuamente gli esattori delle tasse, [gli agricoltori,] per evitarne le vessazioni, preferiscono abbandonare la loro terra».
«Chi impone tasse elevate riceve da pochi».

Henrique de VILLALOBOS (?-1637)
«Le tasse indeboliscono le città e impoveriscono gli agricoltori in grave misura. È possibile vedere luoghi che ieri prosperavano e avevano molti abitanti giacere ora prostrati e incolti perché gli agricoltori non possono fare fronte alle alte tasse».

John LOCKE (1632-1704)
«Il potere supremo non può privare un uomo di una parte della sua proprietà senza il suo consenso».

Benjamin FRANKLIN (1706-1790)
«Due cose sono certe nella vita: la morte e le tasse”.

Thomas JEFFERSON (1743-1826)
«Prevedo un futuro felice per gli americani se impediranno al governo di sprecare i soldi frutto del loro lavoro, con la scusa di occuparsi di loro”.

Jean-Baptiste SAY (1767-1832)
«Dio ci guardi dall’attività finanziaria pubblica poiché è spendacciona e consuma tutte le sostanze dei privati. Le consuma improduttivamente e non offre la possibilità a costoro di destinare il reddito alla produzione di ricchezza autentica”.

Antonio ROSMINI (1797-1855)
«La progressione di questa tassa… è un furto mascherato che fa il potere legislativo in nome della legge. Ella dunque viola l’altro principio di diritto naturale che tutte le proprietà sono inviolabili”.
«L’assolutismo consiste principalmente nel comandare alla borsa degli altri”.

Frédéric BASTIAT (1801-1850)
«Quando una nazione è oppressa da tasse, niente è più difficile che ripartirle in maniera equa”.
«Quello che non si è mai visto, quello che non si vedrà mai e che non si può nemmeno concepire, è l’eventualità che lo Stato restituisca al pubblico più di quanto esso prenda”.

Lysander SPOONER (1808-1887)
«La tassazione senza consenso è rapina»

Papa LEONE XIII (1810.1878-1903)
«La privata proprietà non venga stremata da imposte eccessive. Il diritto della proprietà derivando non da legge umana, ma dalla naturale, lo Stato non può annientarlo, ma solamente temperarne l’uso ed armonizzarlo col bene comune, ed è ingiustizia ed inumanità esigere dai privati, sotto nome d’imposte, più del dovere” (enciclica “Rerum Novarum”, 1891, n. 35).

George Bernard SHAW (1856-1950)
«Un governo che ruba a Peter per pagare Paul può sempre contare sull’appoggio di Paul”.

Maffeo PANTALEONI (1857-1924)
«Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. L’abilità consiste nel ridurre le spese».

Papa PIO XI (1857.1922-1939)
«Non è lecito allo Stato di pesare tanto con imposte e tasse esorbitanti sulla proprietà privata fino al punto da condurla quasi allo stremo” (enciclica “Quadragesimo anno”, 1931, n. 49).

Hilaire BELLOC (1870-1953)
«Controllare la produzione della ricchezza significa controllare la vita umana stessa”.

Papa PIO XII (1876.1939-1958)
«I bisogni finanziari di ogni nazione, grande o piccola, sono enormemente cresciuti. La colpa non va attribuita solamente alle complicazioni o tensioni internazionali; ma anche, e forse più ancora, all’estensione smisurata dell’attività dello Stato, attività che, dettata troppo spesso da ideologie false o malsane, fa della politica finanziaria, e in modo particolare della politica fiscale, uno strumento al servizio di preoccupazioni di un ordine assolutamente diverso” (2.10.1948).
«Astenetevi da queste misure (fiscali) che, a dispetto della loro elaboratezza tecnica, urtano e feriscono nel popolo il senso del giusto e dell’ingiusto, o che rilegano la sua forza vitale, la sua legittima ambizione di raccogliere il frutto del suo lavoro, la sua cura della sicurezza familiare: tutte considerazioni, queste, che meritano di occupare nell’animo del legislatore, il primo posto anziché l’ultimo” (2.10.1948).
«L’imposta non può mai diventare, per opera dei poteri pubblici, un comodo metodo per colmare i deficit provocati da un’amministrazione imprevidente” (2.10.1956).
«Spesso imposte troppo pesanti opprimono l’iniziativa privata, frenano lo sviluppo dell’industria e del commercio, scoraggiano i volenterosi” perciò è necessario “eliminare dalla legislazione certe disposizioni dannose ai veri interessi degli individui e delle famiglie, come pure al progresso normale del commercio e degli affari” (2.10.1956).
«Lo Stato non può esagerare all’eccesso i carichi tributarii che giungano ad esaurire i leciti benefici della proprietà privata” (9.11.1957).

Papa GIOVANNI XXIII (1881.1958-1963)
«Principio fondamentale in un sistema tributario giusto ed equo è che gli oneri siano proporzionali alla capacità contributiva dei cittadini” (enciclica Mater et magistra, 1961, n. 37).

Ludwig von MISES (1881-1973)
«La metamorfosi delle tasse in armi di distruzione di massa è il carattere distintivo della finanza pubblica”.
«Tutta la nostra civiltà si fonda sul fatto che gli uomini sono sempre riusciti a respingere l’attacco dei redistributori».

Bertrand de JOUVENEL (1903-1987)
«La redistribuzione in realtà è una redistribuzione di potere dall’individuo allo Stato, piuttosto che – come si immaginava – una redistribuzione di reddito dal più ricco al più povero».

Ayn RAND (1905-1982)
«L’uomo che produce mentre altri dispongono del suo prodotto è uno schiavo».
«Crede che la morte e le tasse siano le nostre uniche certezze, signor Rearden? Non posso far niente per combattere la morte, ma se riesco a sollevare il peso delle tasse, gli uomini possono imparare a vedere il legame che esiste fra le due cose e a capire quale vita più lunga e più felice sono in grado di crearsi».

Barry Morris GOLDWATER (1909-1998)
«Siamo stati indotti a trascurare, e spesso a dimenticare del tutto, il rapporto fra le tasse e la libertà individuale. Siamo stati persuasi che il Governo ha un diritto illimitato sulle ricchezze dei cittadini e che l’unica questione sia di vedere quanta parte di questo suo diritto il Governo debba pretendere”.
«La proprietà e la libertà sono inseparabili: quando il Governo, sotto forma di imposte, porta via la prima, esso invade anche l’altra”.
«I collettivisti […] comprendono che la proprietà privata può essere confiscata per mezzo delle imposte non meno che con la espropriazione”.
«Un governo che è grande abbastanza per dare alla gente ciò che la gente vuole è grande abbastanza per portarsi via tutto”.

Ronald REAGAN (1911-2004)
«L’assegno di disoccupazione è una vacanza prepagata per i fannulloni” (1966)
«Non possono esserci giustificazioni morali per l’imposta progressiva sul reddito” (1966)
«Il sistema dell’imposta progressiva sul reddito venne ideato da Karl Marx, che lo definì il primo ed essenziale requisito di uno Stato socialista” (1966).
«Le tasse sono la sola eccezione tollerata alla legge di gravità formulata da Isaac Newton. Vanno cioè sempre verso l’alto, sia nei periodi buoni sia in quelli cattivi, sia nei momenti di prosperità sia nei momenti di recessione” (1975).
«Andrew Mallon, che fu segretario al tesoro con i presidenti Harding, Coolidge e Hoover, ha spiegato perché l’idea della tassazione progressiva del reddito è in realtà un imbroglio perpetrato non ai danni dei ricchi, bensì ai danni dei lavoratori. E’ stato calcolato che riducendo a metà gli oneri progressivi, una volta pienamente realizzati gli effetti di questa riduzione, il governo riceverebbe un gettito fiscale maggiore di quanto non ricevesse con le aliquote doppie” (1978).
«Il contribuente è una persona che lavora per lo Stato, ma non ha dovuto vincere un concorso pubblico” (1984).
«Imparare a controllare il governo, limitare la quantità di denaro che può pretendere da noi, proteggere il nostro paese attraverso una difesa forte – tutte queste cose ruotano attorno a una sola parola, e questa parola è «libertà»” (1985).
«Sembra esserci un’aumentata sensibilità di qualcosa che noi americani abbiamo saputo da tempo. Che le parole più pericolose della lingua inglese sono ‘Salve, sono del governo, e sono qui per aiutare'” (1988).
«Il nostro debito pubblico è abbastanza grande per poter badare a se stesso” (1988).
«Amici miei, la storia è chiara: abbassare le tasse significa una maggiore libertà, e ogni volta che abbassiamo le tasse, la salute della nostra nazione migliora” (1988).
«Sembra esserci un’aumentata sensibilità di qualcosa che noi americani abbiamo saputo da tempo. Che le parole più pericolose della lingua inglese sono ‘Salve, sono del governo, e sono qui per aiutare'” (1988).
«Bisogna affamare la bestia!” (bisogna, cioè, ridurre lo strapotere dello Stato, ridimensionare la sua ingerenza per favorire lo sviluppo delle libertà).
«Il governo è come un neonato: ha un canale alimentare con un grande appetito da una parte e nessun senso di responsabilità dall’altra”.
«Prima del 1981 la visione del governo dell’economia poteva essere sintetizzata in poche, brevi frasi: «se si muove, tassalo. Se continua a muoversi, regolalo. E se smette di muoversi, prova con i sussidi»”.

Milton FRIEDMAN (1912-2006)
«Io sono a favore del taglio delle tasse in ogni circostanza e per ogni giustificazione, per ogni ragione, ogni volta sia possibile. È l’unico modo per diminuire le spese”.
«Noi abbiamo un sistema che sempre più tassa il lavoro e sostiene il non lavoro”.
«Se paghi le persone per non lavorare e invece le tassi quando lavorano, non sorprenderti se c’è la disoccupazione”.
«Nessuno spende i soldi degli altri con la stessa cura con la quale spende i propri. Nessuno usa le risorse degli altri con la stessa cura con la quale usa le proprie”.
«Meno tasse è l’unico modo per diminuire le spese statali”.
«Se l’Italia si regge ancora in piedi è grazie al lavoro nero e all’evasione fiscale… l’evasore in Italia è un patriota”.

Papa GIOVANNI PAOLO II (1920.1978-2005)
«…il bene dell’individuo viene del tutto subordinato al funzionamento del meccanismo economico-sociale, mentre ritiene, d’altro canto, che quel medesimo bene possa essere realizzato prescindendo dalla sua autonoma scelta, dalla sua unica ed esclusiva assunzione di responsabilità davanti al bene o al male. L’uomo così è ridotto ad una serie di relazioni sociali, e scompare il concetto di persona come soggetto autonomo di decisione morale, il quale costruisce mediante tale decisione l’ordine sociale. Da questa errata concezione della persona discendono la distorsione del diritto che definisce la sfera di esercizio della libertà, nonché l’opposizione alla proprietà privata. L’uomo, infatti, privo di qualcosa che possa «dir suo» e della possibilità di guadagnarsi da vivere con la sua iniziativa, viene a dipendere dalla macchina sociale e da coloro che la controllano: il che gli rende molto più difficile riconoscere la sua dignità di persona ed inceppa il cammino per la costituzione di un’autentica comunità umana” (enciclica ‘Centesimus annus’, 1991, n. 13).

George H. W. BUSH (1924-viv.)
«Il Congresso mi spingerà ad aumentare le tasse e io dirò no. Ed essi spingeranno, ed io dirò no, ed essi spingeranno ancora, ed io dirò loro: “leggete le mie labbra: no a nuove tasse”» (il candidato George H. W. Bush alla Convention nationale Republicana, 18 agosto 1988).

Murray N. ROTHBARD (1926-1995)
«Cos’è la tassazione se non un furto su scala gigantesca e incontrollata?».
«Ovviamente, i burocrati politici danno la solita risposta alle lamentele sempre più numerose riguardanti il servizio inefficiente e insufficiente: “i contribuenti devono darci più soldi!”».
«Mentire allo Stato diventa un atto legittimo».

Silvio BERLUSCONI (1936-viv.)
«La ricetta della sinistra prevede più tasse. Ma più tasse significa meno sviluppo, meno sviluppo significa più disoccupazione, più disoccupazione significa più povertà. La nostra ricetta, al contrario, si fonda su una diversa equazione: meno tasse uguale più investimenti, più investimenti uguale più sviluppo, più sviluppo uguale meno disoccupazione, meno disoccupazione uguale meno povertà”.

Robert NOZICK (1938-2002)
«La tassazione del reddito da lavoro configura una sorta di lavoro forzato”.

Pascal SALIN (1939-viv.)
«La spoliazione è il fondamento dell’azione statale e la fiscalità è l’arma essenziale di questa spoliazione”.
«Come indica il suo nome, l’imposta è… imposta; è confiscata con la forza, e non guadagnata attraverso lo scambio volontario».

Tommaso PADOA-SCHIOPPA (1940-2010) E chi è? È stato il ministro dell’Economia nel tristissimo governo Prodi (governo italiano di sinistra, 2006-2008)
«Dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima…”.

Giovanna JACOB
«L’uomo illuminista chiede allo Stato di liberarlo dalla fatica di rispondere da se stesso ai suoi bisogni: ecco quindi che il leviatano diventa quel formidabile distruttore di risorse economiche che è lo Stato assistenziale”.

David BOAZ (1953-viv.)
«Il governo può procurarsi risorse solo espropriandole a chi le produce».

 

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