Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Archivi per il mese di “aprile, 2012”

LA CRISI NASCE DALLA CULTURA DELLA PAPPA PRONTA. Lettera aperta ad Alfio Bardolla

Gentile signor Bardolla,
desidero comunicarle la mia solidarietà riguardo agli insulti che ha ricevuto due giorn fa dagli ospiti della trasmissione di Rai Uno Storie Vere, che io ho seguito da casa. Bisognerebbe procurarsi la registrazione di quella puntata e studiarla attentamente come un prezioso documento della mentalità dominante in questo e negli altri paesi occidentali. Le sinistre occidentali son riuscite a convincere la stragrande maggioranza delle persone che l’attuale crisi economica internazionale sarebbe effetto di un complotto di capitaliti & banchieri & finanzieri, che renderebbero i poveri sempre più poveri pur di diventare sempre più ricchi. Ridicolo. La crisi internazionale ha una causa unica: la crescita abnorme del debito pubblico in tutti gli stati occidentali. Il debito pubblico ha una causa unica: la spesa pubblica fuori controllo. A sua volta, la spesa pubblica fuori controllo è la conseguenza materiale di una causa squisitamente spirituale: la mentalità della “pappa pronta”. Secondo questa mentalità, di cui gli ospiti in studio erano i tipici rappresentanti, lo stato o chi per lui dovrebbe assicurare a tutti la “pappa pronta” ossia il posto di lavoro fisso a vita. Per soddisfare la domanda di “pappa pronta” da parte degli elettori, nei decenni scorsi i governi da una parte hanno moltiplicato il numero dei posti di lavoro improduttivi nel settore pubblico (tutti i posti di lavoro pubblici sono per definizione improduttivi), dall’altra hanno vietato per legge i licenziamenti. L’articolo 18  in teoria dovebbe impedire solo i licenziamenti senza giusta causa, in realtà impedisce i licenziamenti tout court. Oggi è impossibile mandare via un fannullone senza sciupare tempo e denaro davanti al giudice del lavoro. Vietare i licenziamenti significa trasformare il posto di lavoro in una proprietà privata del lavoratore. Ma se il lavoratore sa che niente, né in cielo né in terra, potrà espropriarlo di questa sua “proprietà”, chi glielo fa fare di darsi da fare? Visto che al 27 del mese l’assegno arriva comunque, il lavoratore cercherà di non strapazzarsi troppo. Le scene iniziali di Fantozzi contro tutti, terzo episodio della saga, non sono del tutto irrealistiche.
L’espressione posto di lavoro contiene posto e lavoro. Ebbene, oggi in Occidente la gente non vuole lavorare: vuole solo un posto. Perché dunque lei è stato trattato poco gentilmente dagli ospiti in studio? Che torto aveva fatto loro? Ma è semplice: lei non stava proponendo la maniera di trovare un POSTO bensì la maniera di trovare un LAVORO. Lei li stava invitando a rimboccarsi le maniche, a faticare, a rischiare: proprio quello che le persone intossicate dalla mentalità della “pappa pronta” non vogliono. Pure di evitare quelle cose tanto brutte che sono la fatica e il rischio, preferiscono restare poveri. Sull’episodio del ragazzo che non voleva fare il numero di telefono che lei gli aveva dato ci sarebbe da scrivere un editoriale in prima pagina sul Corriere della sera. Se me lo avessero detto, non ci avrei creduto, eppure è successo: un ragazzo si è rifiutato di telefonare ad una persona di successo che avrebbe potuto consigliargli la maniera di diventare ricco. A monte della crisi che divora le nazioni occidentali, condannandole ad essere sopraffatte dalla concorrenza dei paesi emergenti, c’è questa mentalità. Chi vuole capire la crisi, deve solo rendersi conto quanta gente ragiona come quel ragazzo.
Cordiali saluti,
Giovanna Jacob
N. B.
Alfio Bardolla è autore de libro I soldi fanno la felicità, edito da Sperling & Kupfer.
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L’ONERE DELLA PROVA CONTRO KEYNES. Lettera aperta a Giulio Sapelli

Gentile professor Sapelli,
alcuni giorni fa ho avuto il piacere di vederla su La7, nella trasmissione In onda, dove ha presentato il suo ultimo libro: L’inverno di Monti. Ho molto apprezzato le sue critiche alle dissennate politiche fiscali del governo Monti, che con la scusa del pareggio di bilancio sta ammazzando l’economia a colpi di tasse. La sta ammazzando letteralmente: gli imprenditori si suicidano. Tuttavia, ad un certo punto, lei ha invocato Keynes dicendo più o meno: “Le ricette di Keynes funzionano fino a prova contraria, se pensate che non funzionino, a voi l’onere della prova”.
Ebbene, la prova da lei invocata gliela faccio dare direttamente dal ministro del tesoro del governo Roosevelt. Nel 1939, poco prima della discesa in campo degli Usa contro Hitler, disse:
 “We have tried spending money. We are spending more than we have ever spent before and it does not work. And I have just one interest, and if I am wrong…somebody else can have my job. I want to see this country prosperous. I want to see people get a job. I want to see people get enough to eat. We have never made good on our promises… I say after eight years of this administration we have just as much unemployment as when we started… And an enormous debt to boot!” (Secretary of the Treasury, Henry Morgenthau).
Questa citazione l’ho tratta da questo articolo del conservatore americano Pat Buchanan, che da anni combatte valorosamente contro il mito del New Deal, che le sinistre mondiali, orfane dell’ormai impresentabile Marx, propagandano instancabilmente.

Il New Deal ha avuto il solo effetto di trasformare una crisi grave, da cui tuttavia si sarebbe potuti uscire in pochi anni, in una grande Depressione della durata di più di dieci anni. La triste verità, a tutti ben nota, è che fu la guerra ha stroncare la crisi. Prima che le spese militari iniziassero a dare ossigeno all’industria statunitense, la spesa pubblica non era servita a nulla, tranne che ad allargare il buco del deficit. Tanto a Keynes non gliene poteva importare di meno: “Pagheranno altri, noi saremo tutti morti”. Vigliacco.

E noi oggi, infatti, stiamo pagando i debiti contratti dai nostri predecessori nei decenni scorsi. Tutte le nazioni occidentali, quale più e quale meno, sono divorate dal cancro del debito. Infatti, tutte le nazioni occidentali, quali più e quale meno, sono andate dietro a quel pifferaio magico di nome Keynes. Keynes è il male assoluto. L’Occidente potrà sperare di non  farsi schiacciare economicamente (anche militarmente?) dalle potenze emergenti, che già godono sadicamente ad umiliarlo (vedi il caso dei marò in India) solo se saprà  liberarsi  dalla superstizione keynesiana e saprà  abbracciare quella semplic verità di cui pochi decenni fa i grandissimi Reagan e Tatcher si fecero banditori: lo Stato non è la soluzione ma il problema.
Cordialmente,

Giovanna Jacob

P. S.
Io non sono una economista, non sono nessuno, non conto nulla fuorché per qualche lettore. Ma nel caso le dovesse interessare, ho espresso molto diffusamente le miei idee anti- Keynes e anti-Mill in due articoli  molto lunghi pubblicati su Tempi:

http://www.tempi.it/lunica-soluzione-alla-crisi-dimezzare-le-tasse-e-far-lavorare-le-cicale

http://www.tempi.it/voi-che-pensate-che-basti-beccare-un-evasore-salvare-litalia-leggete-qui

Sono (piccolissime) soddisfazioni

L’opera meritoria che Antonio Scacco porta avanti da anni, con enormi sforzi e  a sue spese, meriterebbe qualche attenzione da parte dei media cattolici, che invece gli hanno sempre e sistematicamente voltato le spalle. Il direttore di Tempi si è deciso a concedergli un trafiletto d pochi centimetri quadrati a pagina 51 del numero di Tempi ora in edicola. Certo, il titolo è sbagliato (che c’entrano Pasolini e Testori?) e c’è un refuso nel trafiletto: il direttore non è Antonio Gaspari, come scritto, ma Antonio Scacco. Pazienza, sapremo accontentarci.

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