Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

L’ONERE DELLA PROVA CONTRO KEYNES. Lettera aperta a Giulio Sapelli

Gentile professor Sapelli,
alcuni giorni fa ho avuto il piacere di vederla su La7, nella trasmissione In onda, dove ha presentato il suo ultimo libro: L’inverno di Monti. Ho molto apprezzato le sue critiche alle dissennate politiche fiscali del governo Monti, che con la scusa del pareggio di bilancio sta ammazzando l’economia a colpi di tasse. La sta ammazzando letteralmente: gli imprenditori si suicidano. Tuttavia, ad un certo punto, lei ha invocato Keynes dicendo più o meno: “Le ricette di Keynes funzionano fino a prova contraria, se pensate che non funzionino, a voi l’onere della prova”.
Ebbene, la prova da lei invocata gliela faccio dare direttamente dal ministro del tesoro del governo Roosevelt. Nel 1939, poco prima della discesa in campo degli Usa contro Hitler, disse:
 “We have tried spending money. We are spending more than we have ever spent before and it does not work. And I have just one interest, and if I am wrong…somebody else can have my job. I want to see this country prosperous. I want to see people get a job. I want to see people get enough to eat. We have never made good on our promises… I say after eight years of this administration we have just as much unemployment as when we started… And an enormous debt to boot!” (Secretary of the Treasury, Henry Morgenthau).
Questa citazione l’ho tratta da questo articolo del conservatore americano Pat Buchanan, che da anni combatte valorosamente contro il mito del New Deal, che le sinistre mondiali, orfane dell’ormai impresentabile Marx, propagandano instancabilmente.

Il New Deal ha avuto il solo effetto di trasformare una crisi grave, da cui tuttavia si sarebbe potuti uscire in pochi anni, in una grande Depressione della durata di più di dieci anni. La triste verità, a tutti ben nota, è che fu la guerra ha stroncare la crisi. Prima che le spese militari iniziassero a dare ossigeno all’industria statunitense, la spesa pubblica non era servita a nulla, tranne che ad allargare il buco del deficit. Tanto a Keynes non gliene poteva importare di meno: “Pagheranno altri, noi saremo tutti morti”. Vigliacco.

E noi oggi, infatti, stiamo pagando i debiti contratti dai nostri predecessori nei decenni scorsi. Tutte le nazioni occidentali, quale più e quale meno, sono divorate dal cancro del debito. Infatti, tutte le nazioni occidentali, quali più e quale meno, sono andate dietro a quel pifferaio magico di nome Keynes. Keynes è il male assoluto. L’Occidente potrà sperare di non  farsi schiacciare economicamente (anche militarmente?) dalle potenze emergenti, che già godono sadicamente ad umiliarlo (vedi il caso dei marò in India) solo se saprà  liberarsi  dalla superstizione keynesiana e saprà  abbracciare quella semplic verità di cui pochi decenni fa i grandissimi Reagan e Tatcher si fecero banditori: lo Stato non è la soluzione ma il problema.
Cordialmente,

Giovanna Jacob

P. S.
Io non sono una economista, non sono nessuno, non conto nulla fuorché per qualche lettore. Ma nel caso le dovesse interessare, ho espresso molto diffusamente le miei idee anti- Keynes e anti-Mill in due articoli  molto lunghi pubblicati su Tempi:

http://www.tempi.it/lunica-soluzione-alla-crisi-dimezzare-le-tasse-e-far-lavorare-le-cicale

http://www.tempi.it/voi-che-pensate-che-basti-beccare-un-evasore-salvare-litalia-leggete-qui

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