Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Archivi per il mese di “giugno, 2012”

LA NUOVA CACCIA ALLE STREGHE. La superstizione anti-finanziaria e anti-tedesca.

Nel sedicesimo secolo, nei paesi protestanti, specialmente in Germania, si diffuse la superstizione stregonica, che alimentò il triste fenomeno della caccia alle streghe. Ebbene, sembrerebbe che oggi si si diffusa una superstizione stregonica del tutto inedita, che alimenta la caccia agli evasori fiscali, agli speculatori finanziari e ai tedeschi. “Sono stati gli evasori e gli speculatori a spingerci sull’orlo del baratro!” – dice il popolino superstizioso – “I tedeschi potrebbero salvarci senza sforzo se solo lo volessero, ma non lo vogliono, nazisti maledetti!!!” Folle inferocite danno la caccia agli speculatori nel loro covo di Wall Sreet: “Occupy Wall Street”.

Ma di superstizioni si tratta, anzi di allucinazioni collettive create appositamente dal potere per ingannare il popolo, per nascondergli la verità. La verità è che è la spesa pubblica coniugata all’attuate sistema monetario a spingerci sul baratro. Che tanto più si allarga, a detta di Monti, quanto più ce ne allontaniamo.

Ma la spesa pubblica serve a qualcosa? In teoria, la spesa pubblica avrebbe tre funzioni: in primo luogo luogo servirebbe a fornire servizi essenziali ai cittadini, in secondo luogo servrebbe a ridistribuire le ricchezze, in terzo luogo funzionerebbe come “stimolo” dell’economia. Ora, in realtà la spesa pubblica non fa nessuna di queste tre cose. Quando non è inutile, è dannosa.

Vediamo i servizi essenziali. Lo stato li eroga al di fuori di quel formidabile meccanismo di controllo che è il mercato. Per stare sul mercato, i privati sono costretti a fornire buoni servizi e buoni prodotti a costi ridotti, sennò i consumatori li puniscono. Invece, i dirigenti e i dipendenti pubblici non hanno la necessità di offrire buoni servizi, dal momento che i consumatori sono costretti a pagare, tramite le tasse, quel servizio anche se fanno schifo.  Facciamo l’esempio della birra. Se vai in un supermercato, puoi scegliere fra diverse marche di birra. I produttori di birra sono in concorrenza fra loro: ognuno cerca convincerti a prendere la sua birra e non quella degli altri o, almeno, a prendere non solo quella degli altri ma anche la sua. (Per rimanere sul mercato non bisogna necessariamente distruggere il concorrente: il più delle volte i concorrenti convivono alla pari con reciproco vantaggio.) Per convincerti a prendere la sua birra, deve fare in modo che la sua birra sia buona e non costi troppo. Se un produttore offre una pessima birra ad un prezzo molto alto esce immediatamente dal mercato, perché nessuno è disposto a pagare di più per avere di meno. Chi è così stupido da comprare un pessimo prodotto, se nello scaffale vicino ce n’è uno migliore che cosa di meno? Dunque, la concorrenza è una cosa meravigliosa che costringe le persone a fare un buon lavoro a buon prezzo. Ebbene, le aziende pubbliche di ogni genere e grado non subiscono i benefici influssi di questa cosa meravigliosa. Il direttore e gli impiegati di un ministero pubblico non hanno bisogno di convincerti a preferire il loro servizio a quello dei concorrenti, perché non hanno concorrenti. Loro possono tranquillamente fornirti un servizio pessimo a prezzi esorbitanti perché tu non hai la facoltà di ribellarti. Infatti, quel servizio devi pagarlo lo stesso, che ti piaccia o no, tramite le tasse.

Un produttore di birra è costretto non soltanto a fornire una buona birraa buon prezzo, ma anche a tenere i conti dell’azienda in ordine. Se i conti non tornano, quell’azienda chiude. Al contrario, il dirigente pubblico non ha nessuna urgenza di tenere i conti in ordine. Se i conti non tornano, sarà lo Stato a sanarli, naturalmente con i soldi estorti ai contribuenti. Noto per inciso che i conti in disordine delle aziende pubbliche sono conseguenze di sitematiche creste sulle spese ossia furti e ladronerie. Come se non bastasse, niente e nessuno impedisce ai dirigenti pubblici di distribuirsi a vicenda stipendi molto più alti di quello di Obama.

Per offrire buona birra, un produttore di birra è costretto a scegliersi dipendenti e collaboratori bravi. Se non sono bravi, la qualità del prodotto scade e l’azienda va fuori mercato. Senza meritocrazia una azienda non spravvive. Al contrario, un dirigente pubblico non ha una sola ragione per premiare il merito, dal momento che non ha una sola ragione per migliorare il servizio. In altri termini, non ha nessuna ragione per non mandare avanti parenti, amanti e amici. E così negli ambienti pubblici, specialmente nelle università pubbliche, sciamano raccomandati, figli, coniugi, cugini dal primo al decimo grado. A nostre spese, naturalmente.

Apparentemente, gli ospedali pubblici sono in concorrenza con quelli privati. In realtà, l’ospedale privato è svantaggiato sul piano del prezzo. Se vado in una clinica privata devo pagare, se vado in un ospedale pubblico non pago perché quest’ultimo è foraggiato dalle tasse. Dal momento che ha questo vantaggio sul prezzo, l’ospedale pubblico è fuori dal mercato. Ed essendo fuori mercato, non può che offrire un servizio scadente. Quindi, non stupitevi se all’Umberto I di Roma o al Cardarelli di Napoli le sale operatorie sono brodi di coltura di funghi e germi, se le persone muoiono nelle sale di attesa dei pronto soccorsi pubblici e tante altre belle cose. Ma come ho detto, la stragrande maggioranza delle persone continuerà lo stesso a farsi curare nelle strutture pubbliche anche se preferirebbe farsi curare in quelle private per la semplice ragione che il fisco non lascia loro in tasca abbastanza soldi per pagare il conto delle cliniche private, le quali di conseguenza diventeranno roba da ricchi. Dove sta l’inganno? L’inganno sta nel fatto che in realtà un malato non ricco l’ospedale pubblico lo paga eccome: tramite le tasse. E per le ragioni di cui sopra (sprechi, creste, furti eccetera)lo paga molto più di quanto pagherebbe la clinica privata. Quando si va ad indagare, si scopre gli ospedali in cui avvengono gli orrori denominati “malasanità” continuano a bruciare una quantità di denaro dieci o venti volte superiore rispetto a quella che ha bruciato il san Raffaele. Se lo stato lasciasse nelle tasche dei cittadini i soldi che ogni anno versa nelle casse degli ospedali pubblici, tutti i cittadini o quasi (perché quelli troppo poveri ci sono sempre) potrebbero permettersi le cliniche private.

Che i ministeri e le aziende pubbliche siano inclini alle inefficienze e agli sprechi lo vedono tutti. Che fare? I giustizialisti del Sel e del Fatto Quotidiano credono che il rimedio a tanta corruzione sia il controllo poliziesco. Insomma, per loro si tratta di riempire i luoghi pubblici di controllori pronti a consegnare alla giustizia chi sgarra. Ma qui si pone un antico problema: chi controlla i controllori? Chi o che cosa impedirà al controllore non solo di fingere di non vedere ma di partecipare direttamente a furti e ladronerie? Nessuno e niente. E chi o che cosa impedisce al controllore del controllore di fare lo stesso? Nessuno e niente. E stiamo tranquilli che i magistrati indagheranno su controllati e controllori corrotti solo fin quando serve alla loro parte politica.

Già prevedo l’obiezione buonista: dobbiamo educare le persone alla moralità. D’accordo, l’educazione alla moralità e ai valori fa sempre bene, ma è largamente insufficiente. Poche storie: a causa del peccato originale, l’uomo tende maggiormente al male che al bene anche se razionalmente riconosce che il bene è bene. Quindi, l’unica maniera di limitare il male è eliminare o almeno ridurre le occasioni di male e rendere conveniente la pratica del bene. Ebbene, il posto di lavoro pubblico è pieno di occasioni per fare il male. Come l’occasione fa il ladro, così il posto di lavoro pubblico fa il fannullone e il posto di dirigente pubblico fa lo sprecone. Viceversa, la pressione esercitata dalla concorrenza costringe i lavoratori e gli imprenditori a dare sempre il meglio. 

E veniamo al mito della ridistribuzione delle ricchezze e al mito della spesa pubblica che farebbe da “stimolo” all’economia. All’apparenza, lo Stato toglie ai ricchi per dare ai poveri. In realtà, toglie ai produttori di ricchezze per dare ai fannulloni. Tramite la spesa pubblica, lo stato crea tanti posti di lavoro palesemente improduttivi e li distribuisce a pioggia con l’intento di arginare la disoccupazione. Ma chi occupa un posto di lavoro palesemente improduttivo, merita un solo appellativo: parassita. Quindi, creare posti di lavoro fittizi non serve ad arginare la disoccupazione: serve a nasconderla, fra l’altro provocandone un aumento. Infatti, con i soldi che lo stato toglie ai contribuenti per darli ai suoi assistiti, gli imprenditori avrebbero potuto crearci altri posti di lavoro. La differenza fra i posti di lavoro creati dallo stato e quelli creati dai privati è che i secondi sono produttivi, i primi no. Quindi, le ricchezze spostate in maniera coercitiva dalle tasche dei contribuenti alle tasche dei dipendenti pubblici sono, nella stragrande maggioranza dei casi, ricchezze bruciate, che  non creano altra ricchezza e altri posti di lavoro. Lo stato usa il denaro pubblico anche per salvare le aziende in difficoltà. “Vedete che il capitalismo ha bisogno dell’aiuto dello stato”, dicono i keynesiani. Su questo, mi limito a dire che Von Hayek aveva avvertito che dare il denaro pubblico alle aziende in difficoltà è come buttarlo dalla finestra. Se una azienda non riesce a stare in piedi sulle sue gambe, è meglio che vada in liquidazione, così verranno liberate delle risorse che potranno essere meglio impiegate da altri imprenditori.

E veniamo alla superstizione dell’evasione fiscale. Le tasse e la spesa pubblica fanno male all’economia anche nei periodi di crescita economica. Infatti, tramite le tasse vengono sottratte ai cittadini e distrutte in maniera improduttiva delle risorse che i cittadini potrebbero investire in maniera più proficua, facendo crescere l’economia. Rileggersi Von Hayek: “allocazione delle risorse”. Quando l’aliquota fiscale supera i livelli di guardia, evadere significa fare del bene non soltanto a se stessi ma anche agli altri. Intendiamoci, c’è evasore ed evasore. Se l’evasore usa i soldi evasi solo per godersi la vita, è un egoista. Ma se li investe bene, diventa addirittura un altruista. L’evasore altruista, sottrae i soldi all’inceneritore della spesa pubblica e li fa fruttare, come il servo buono fa fruttare i talenti nella parabola evangelica (notare il legame genetico fra capitalismo e Vangelo). Facedoli fruttare, aiuta i povero. In eun certo senso egli, come un novello Robin Hood, ruba ai parassiti e dona ai poveri. Bisogna rileggersi Milton Friedman: “Se l’Italia si regge ancora in piedi è grazie al lavoro nero e all’evasione fiscale… l’evasore in Italia è un patriota”. E naturalmente, rileggersi Ludwig Von Mises, il quale spiega che il welfare state è una forma molto raffinata di sfruttamento dell’uomo sull’uomo ( http://www.facebook.com/mises.institute/posts/245277805587587 ). Con questo, non sto consigliando l’evasione fiscale. Dico soltanto che bisogna invertire l’ordine dei fattori: non è l’evasione fiscale a provocare l’aumento delle tasse, ma è l’aumento delle tasse a provocare l’evasione fiscale. Quando la pressione fiscale diventa insostenibile, bisogna scegliere se pagare le tasse o continuare a vivere. Si abbassi l’aliquota, si costringa lo stato a occuparsi unicamemnte di quello di cui i privati non possono occuparsi (politica, giustizia, esercito, infrastrutture), e vedrete che l’evasione fiscale comincerà a diminuire. Per saperne di più, digitate “curva di Laffer” su Google.

Qualche giorno fa alla trasmissione In Onda il solito keynesiano diceva: “I tagli alla spesa pubblica deprimono l’economia, mentre l’aumento delle tasse non deprime l’economia”. Ma è matto? Possiamo ancora accettare affermazioni come queste senza assaltare i palazzi d’inverno dello statalismo omicida?

E che dire della speculazione?

L’innalzamento dello spread è la logica conseguenza del fatto che i titoli dei Pigs valgono poco o nulla, dal momento che le economie dei rispettivi paesi non crescono più a causa dell’oppressione statale.

(cfr. Luttwak: www.youtube.com/watch?v=RtHJujLfZ_I )

Perché io dovrei comprare con i miei risparmi dei titoli spazzatura come quelli dei Pigs? Per masochismo? E perché invece dovrebbero farlo gli speculatori?

Ecco, la colpa degli speculatori è che non sono dei masochisti.

Torturiamoli a morte.

E spariamo in testa agli zombi crucchi che non vogliono gli eurobond.

Così tornerà il benessere diffuso.

Veniamo alla superstizione anti-tedesca. Su Tempi (Stefano Morri) leggo: “Nessuno mette in discussione la necessità di abbattere il debito pubblico. Ma tutti sanno ormai che questo non si può fare riducendo la spesa, per lo meno non nel breve periodo”. Sono allibita perché tagliare la spesa pubblica, ridurla all’osso, è l’unica soluzione. Dire che la spesa pubblica non può essere tagliata equivale a difendere il parassitismo e la distruzione delle risorse. Ma sono ancora più allibita quando leggo: “Ma la Merkel non stamperà. Non in tempo utile. È molto al di sopra delle sue forze e, forse, e questo è peggio, al di sopra della sua intelligenza”. No, vede, senza offesa, se c’è qualcuno che soffre di carenza di intelligenza non è una che si rifiuta di derubare il popolo con l’inflazione. Dal momento che non può più essere convertito in oro, il denaro che abbiamo in banca se lo può mangiare lo stato in ogni momento semplicemente stampando altro denaro. L’inflazione è una tassa anzi un pizzo occulto mediante cui lo stato copre e svaluta il suo debito, ma svaluta anche i beni dei cittadini, provocando l’impennata dei prezzi al consumo (https://www.facebook.com/photo.php?pid=9765742&l=56978fd71b&id=36496893934)(cfr. anche Massimo Zamarion, “Non pagare” i debiti). Se io stampo denaro, mi arrestano come falsaria. Nell’inferno di Dante i falsari stanno in fondo alle malebolge, appena al di sopra dei traditori. Ebbene, i keynesiani incoraggiano lo stato a commettere questo peccato mortale.

E veniamo a questi benedetti eurobond, che i tedeschi continuano a rifiutare. Tagliamo corto: gli eurobond sono solo una maniera per derubare i tedeschi, che vergogna:

«Supponiamo che Tizio e Caio richiedano un finanziamento alla banca. Tizio è in grado di dare ampie garanzie di solvibilità, Caio, invece, presenta un profilo meno affidabile. Poniamo che la banca sia disponibile ad erogare credito a entrambi, a Tizio a un tasso del 3% e a Caio del 6%, che riflette il maggiore rischio. La banca ad un certo punto dice a entrambi: signori c’è una nuova legge che dice che il merito del credito non conta più e ci impone di applicarvi un tasso uniforme, pertanto possiamo erogarvi i finanziamenti allo stesso tasso del 4.5 calcolato come media dei tassi che riflettevano il vostro grado di affidabilità. Ci dispiace, ma tu caro Tizio devi accollarti 1,5 % in più, per garantire Caio. Accetterebbero i politici italiani condizioni simili?. Pensiamo di no. Perché rappresenterebbe un sopruso ai danni dei propri contribuenti. Oppure, accettereste di essere obbligati ad avere una carta di credito in comune con degli spendaccioni? Certo che no perché si tratterebbe di un altro sopruso».
(dal Chicago blog di Oscar Giannino:
http://www.chicago-blog.it/2012/05/26/tripla-c-di-gerardo-coco/)

E gli italiani hanno perso la capacità di vergognarsi. Il debito italiano non lo hanno creato i tedeschi, perché devono pagarlo i tedeschi? Il debito italiano lo hanno creato gli italiani che vivono alle spalle degli altri: mi riferisco a quei PARASSITI che fingono di lavorare negli uffici pubblici e a quelli direttamente o indirettamente sono assistiti dallo stato. I parassiti italiani hanno succhiato il sangue dei lavoratori produttivi italiani per quaranta anni. Adesso di sangue nelle vene dei lavoratori produttivi non ce n’è più, e molti di loro si suicidano. L’unica soluzione razionale sarebbe mandare i parassiti a lavorare ossia tagliare la spesa pubblica.

Comunque, dal momento che i parassiti rappresentano ormai una fetta consistente dell’elettorato italiano, nessuna forza politica si sogna di andare contro i loro interessi. In più occasioni, Oscar Giannino ha invocato la creazione di un partito liberale. Magari, avessimo in Italia un vero partito di ispirazione liberale !!! Il pdl era un partito finto-liberale che diceva cose liberali e faceva cose illiberali ossia più spesa pubblica e più debito. Ma la verità è che un partito liberale prenderebbe pochissimi voti. Oggi infatti il numero di coloro che, direttamente o indirettamente, campano alle spalle dello stato ossia campano alle spalle degli altri è troppo rilevante, ed è destinato a determinare il risultato elettorale. E’ improbabile che chi vive alle spalle degli altri voti per un partito che vorrebbe impedirgli di continuare a vivere alle spalle degli altri. Il parassita non voterebbe mai per il partito degli antiparassitari. Ed è improbabile che una forza politica si metta apertamente contro l’enorme fetta di elettorato rappresentato dai parassiti. Vedi Mario Mauro e Maurizio Lupi, che infatti continuano a chiedere gli eurobond e l’emissione di carta straccia a forma di denaro da parte della Bce. Che vergogna. Insomma, ora che i parassiti sfruttatori sono quasi più numerosi degli sfruttati (lavoratori produttivi e imprenditori) siamo alla fine della famosa “road to serfdom”. La meta della schiavitù è stata raggiunta.

E il bello è che la sinistra al caviale continua a chiamare “giustizia sociale” quello che è solo parassitismo. Secondo la grande narrazione sinistrese, liberalismo significa stare dalla parte dei “ricchi” contro i “poveri”. In realtà liberalismo significa stare dalla parte di chi lavora sodo per produrre ricchezza per sé e anche per i poveri, mentre socialdemocrazia significa stare dalla parte di chi vive alle spalle degli altri. E quando la percentuale dei suicidi aumenta esponenzialmente fra gli sfruttati ossia i lavoratori produttivi e gli imprenditori, i sinistresi falsificano senza pudore le cifre: “Il numero dei suicidi è nella media”. Non è affatto nella media, come è stato dimostrato. Ma naturalmente, parlare di imprenditori in difficoltà e imprenditori che si suicidano va contro gli interessi dello stato e dei parassiti. Per questo, adesso è vietato: a Oscar Giannino è stato impedito di portare avanti su Radio 24 la sua campagna “Disperati mai”. Rimane una donna (Simona Perdazzini) a portare avanti valorosamente questa campagna in proprio, su Facebook.

In conclusione, c’è una soluzione alla crisi: tagliare la spesa pubblica. Mettere in circolazione gli eurobond significherebbe da una parte derubare i tedeschi, che non è bello, e dall’altra dare ai parassiti della spesa pubblica e del welfare la scusa per continuare a fare i parassiti facendo altro debito: ”tanto pagano i tedeschi”.

Che dire? Io tifo per i tedeschi. Amici tedeschi, tenete duro, non mollate, mandate a quel paese i parassiti del sud!!! Egregio dottor Schoeble, fallo capire tu a Mauro e Lupi che, se i tedeschi cominciano a pagare, l’Italia perderà l’ottima occasione di tagliare finalmente via la cancrena della spesa pubblica improduttiva e diventare finalmente quella superpotenza economica che merita di essere.

E sì, la nostra piccola nazione potrebbe davvero essere una superpotenza economica. Potremmo navigare nell’oro. Lo sapete che in Cina la domanda di prodotti italiani doc (automobili di lusso, moda, cibo eccetera) è talmente grande che stenta ad essere soddisfatta? E perché stenta ad essere soddisfatta? Perché lo stato ladro indebolisce a tal punto le nostre aziende, che queste non riescono a trovare le energie per sfruttare le occasioni offerte dalla Cina e dagli altri paesi emergenti.

Giovanna Jacob

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CARA CANCELLIERA ANGELA MERKEL, TIENI DURO. IO STO CON TE.

Cara cancelliera Angela Merkel,

tieni duro, non mollare. Continua a dire fieramente “no” agli eurobond. Non permettere che la Bce diventi garante di ultima istanza del debito e cominci a stampare denaro dal nulla. Non cedere alla tentazione di “aiutare” le nazioni sull’orlo dell’abisso con i soldi dei tuoi cittadini. Non credere a chi, per fare sentire in colpa te e il tuo popolo, cerca di farti credere che la Germania avrebbe bneficiato dell’euro più degli altri e che quindi dovrebbe pagare per gli altri. Non credere a chi, per spaventare te e il tuo popolo, dice che senza gli eurobond e senza denaro stampato di fresco anche la Germania colerà a picco. E’ una menzogna. Resisti stoicamente. Non ti scomporre quando insultano te e il tuo popolo. Di te dicono che sei una strega egoista e senza cuore, dei tedeschi dicono che sono dei nazisti. Tu fai finta di non sentire e vai avanti per la tua strada. Io, italiana, sto con te. Sto con te non solo perché non è giusto che i tedeschi paghino i debiti dello stato-ladro italiano, ma perché, se pagassero, paradossalmente gli italiani starebbero peggio. Adesso cercherò di spiegare perché.

C’era una volta un del consiglio che diceva cose liberali e faceva cose stataliste. Fuor di metafora, sotto Berlusconi  il debito pubblico aumentò più velocemente che sotto il precedente governo della sinistra (lo dice chiaroe tondo Oscar Giannino). Adesso non è più presidente del consiglio. L’altro giorno ha detto: se la Bce non si decide a stampare denaro, lo faremo noi. Poi ha smentito: ma no, scherzavo. Poi è arrivata via mail la smentita della smentita firmata da un suo collaboratore: Berlusconi non vuole che l’Italia stampi l denaro, vuole che lo faccia la Bce… come se cambiasse qualcosa. Copio-incollo a futura memoria: «1. Berlusconi ha chiarito che l’euro è uno strumento non è il fine dell’Europa. 2. Per questo il governo Monti, a fine mese, deve con vigore ottenere quanto chiesto lo scorso anno dal nostro governo e sostenuto da tutti gli economisti di buon senso: la Banca Centrale Europea sia la banca dell’Europa e dunque sia garante dei debiti pubblici dei Paesi dell’euro e, se necessario, stampi moneta. 3. L’esempio del Giappone, che ha un debito pubblico doppio del nostro ma ha alle spalle una banca nazionale garante e per questo non è oggetto di attacchi speculativi è sotto gli occhi di tutti. 4. Berlusconi ha chiarito che, qualora la signora Merkel continui a opporsi alle nostre richieste, due sono le soluzioni possibili: l’Italia esce dall’euro, ovviamente continuando a fare parte dell’Unione Europea; oppure la Germania esce dall’euro».

Tanto per chiarirci, gli “economisti di buon senso” di cui sopra sono gli economisti keynesiani ossia gli economisti con meno buon senso da quando esiste una scienza economica. E tanto per chiarirci, se oggi rischiamo di essere risucchiati a distrutti al buco nero del debito lo dobbiamo proprio ai keynesiani. Riassunto della teoria generale di Keynes: per “stimolare” l’economia, è sufficiente che lo stato aumenti la spesa pubblica e che le banche centrali abbasino artificialmente i tassi di interesse ossia il costo del denaro. E chi lo ripagherà il debito creato dalla spesa pubblica? Secondo Keynes, per tenere il debito sotto controllo è sufficiente che le banche centrali  vendano titoli sul debito a tassi bassi e stampino tutto il denaro di cui c’è bisogno. Bene, sono sessant’anni che gli stati occidentali aumentano la spesa pubblica e aumentano il debito e contemporaneamente le banche centrali abbassano gli interessi sul debito pubblico, abbassano il costo del denaro e all’occorrenza stampano. E i risultati sono sotto i nostri occhi: bolle speculative che si gonfiano e scoppiano con morti e feriti con in più un debito che cresce più velocemente del Pil.

Ormai siamo alla resa dei conti, i trucchetti di prestigio monetario non funzionano più: per sfuggire al baratro del default non basta che una banca centrale stampi denaro ed emetta titoli sul debito. E la prova la troviamo proprio in Giappone. Col suo 220 % di debito, il Giappone è in stagnazione permanente da più di venti anni e rischia la recessione permanente. Le verità che i keynesiani fingono di ignorare è che prima o poi il debito si paga e, pagandolo, si muore. Per pagare il debito, infatti, si devono aumentare le tasse; aumentando le tasse si ammazzano le imprese; ammazzando le imprese diminuisce il gettito fiscale…. Avete mai sentito parlare della curva di Laffer?

Dunque, pagare il debito con le tasse non è una maniera non per sfuggire al baratro ma per cadervi più velocemente. E’ come premere l’acceleratore di una macchina che sta correndo verso il precipizio. Di conseguenza, l’unica maniera per curare il cancro del debito è eliminare la causa stessa del debito: la spesa pubblica fuori controllo. C’è una sola cosa da fare: TAGLIARE LA SPESA PUBBLICA, RIDURLA AI MINIMI TERMNI.

Ora, Berlusconi va dietro agli “economisti di buon senso” ossia keynesiani che gli consigliano di indurre la Bce a farsi garante del debito, stampare denaro ed emettere eurobond. Degli eurobond e della creazione di denaro dal nulla c’è ben poco da dire, a parte che sono forme molto raffinate di furto. Mediante gli eurobond, possiamo derubare i tedeschi senza sentirci ladri: «Supponiamo che Tizio e Caio richiedano un finanziamento alla banca. Tizio è in grado di dare ampie garanzie di solvibilità, Caio, invece, presenta un profilo meno affidabile. Poniamo che la banca sia disponibile ad erogare credito a entrambi, a Tizio a un tasso del 3% e a Caio del 6%, che riflette il maggiore rischio. La banca ad un certo punto dice a entrambi: signori c’è una nuova legge che dice che il merito del credito non conta più e ci impone di applicarvi un tasso uniforme, pertanto possiamo erogarvi i finanziamenti allo stesso tasso del 4.5 calcolato come media dei tassi che riflettevano il vostro grado di affidabilità. Ci dispiace, ma tu caro Tizio devi accollarti 1,5 % in più, per garantire Caio. Accetterebbero i politici italiani condizioni simili?. Pensiamo di no. Perché rappresenterebbe un sopruso ai danni dei propri contribuenti. Oppure, accettereste di essere obbligati ad avere una carta di credito in comune con degli spendaccioni? Certo che no perché si tratterebbe di un altro sopruso».(Gerardo Coco, Tripla c)

E veniamo all’idea di costringere la Bce a stampare denaro dal nulla. Se io in cantina mi metto a stampare del denaro, sono una falsaria ossia una ladra. Se mi prendono, vado in galera.  Se invece a stampare del denaro dal nulla è una banca centrale, allora gli “economisti di buon senso” applaudono. L’inflazione di carta straccia a forma di euro porterà certamente alla svalutazione del debito, ma porterà anche alla svalutazione dei redditi e dei risparmi delle persone che lavorano duramente per portare a casa il pane: non solo i tedeschi ma anche gli italiani. La riduzione del potere d’acquisto dei redditi e dei risparmi già dimezzati da tasse omicide significherà, concretamente, annientamento di capitali e quindi impossibilità di nuovi investimenti ossia recessione permanente. E tutto per non mandare a casa qualche parassita.

Perché infatti il sedicente rivoluzionario liberale vuole derubare i tedeschi con gli eurobond e gli italiani con l’inflazione? Ma è semplice: perché difende la spesa pubblica improduttiva. Difende gli interessi dei parassiti del denaro pubblico. Difende i politici che sul patrimonio immobiliare pubblico ci mangiano. Se lo stato lo vendesse, con gli enormi ricavi potrebbe coprire già domattina una parte significativa del debito. Ma Berlusconi ieri e  Monti oggi preferiscono ammazzare le imprese produttive e istigare gl imprenditori al suicidio piuttosto che mollare l’osso del patrimonio pubblico e mandare i parassiti pubblici a casa. Quindi, siamo di fronte ad una nuova lotta di classe: non più capitalisti contro proletari ma parassiti del denaro pubblico contro i contribuenti che lavorano nel settore privato. Negli ultimi quaranta anni lo Stato ha aperto e allargato costantemente la voragine del debito, fino a farlo diventare un buco nero, per nutrire parassiti di ogni genere e grado: in primo luogo, mandrie di impiegati inutili, in costante esubero nei ministeri, negli uffici e nelle imprese pubbliche.

Cara Merkel, non cedere. Non dare un solo euro dei tedeschi allo stato-ladro italiano. Piuttosto, fai uscire la Germania dall’euro. Se infatti domani mattina, stanca di insulti e pressioni, tu decidessi di dare il via libera agli eurobond e alla emissione di carta straccia a forma di denaro, non faresti un favore al popolo italiano: faresti un favore ai parassiti del popolo italiano. Daresti ai parassiti e a quelli che li proteggono la scusa per fare altro debito. Quindi, il denaro estorto ai tedeschi non solo andrebbe a beneficio dei soli parassiti, ma invece di ridurre il debito pubblico paradossalmente lo farebbe crescere ulteriormente. Già adesso, mentre lo stato-ladro succhia il sangue agli italiani per pagare il debito, in realtà il debito non smette di crescere (vedi il contatore del Chigago blog).

Cara Merkel, non mollare. Solo se tu non molli lo stato-ladro italiano sarà costretto a smettere di depredare i suoi cittadini. Anche un analista liberale te lo chiede. Ti dice: lascia fallire le banche spagnole così gli italiani imparano la lezione. Non basterebbe tutto il denaro tedesco per risanare i conti delle banche spagnole. In Spagna, infatti, i soldi investiti e bruciati nella bolla immobiliare corrispondono al 20% del Pil o forse più: la bolla immobiliare negli Usa non era niente in confronto. Negli Usa il tumore era operabile in Spagna no. Il fallimento spagnolo avrà due benefici: la Spagna attirerà molti investitori stranieri, che porteranno lavoro e ricchezza agli spagnoli, mentre l’Italia imparerà la lezione e metterà finalmente la testa a posto: «Tutto questo renderà chiaro agli italiani perché la riforma è una idea molto migliore del fallimento. Le condizioni dell’Italia sono molto migliori di quelle della Spagna. Non ha mai avuto un grande bolla immobiliare, ha relativamente poco debito privato, dispone di centinaia di aziende di prim’ordine con nicchie sicure in mercati di esportazione mondiali, e ha preziose risorse nazionali la cui vendita potrebbe ridurre considerevolmente il suo debito sovrano. Ciò che all’Italia manca è la chiarezza politica. La gestione del caso della Spagna fornirà la lezione necessaria».

(Open letter to Chancellor Merkel: Sacrifice Spain, By Spengler)

 GJ

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