Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

LA NUOVA CACCIA ALLE STREGHE. La superstizione anti-finanziaria e anti-tedesca.

Nel sedicesimo secolo, nei paesi protestanti, specialmente in Germania, si diffuse la superstizione stregonica, che alimentò il triste fenomeno della caccia alle streghe. Ebbene, sembrerebbe che oggi si si diffusa una superstizione stregonica del tutto inedita, che alimenta la caccia agli evasori fiscali, agli speculatori finanziari e ai tedeschi. “Sono stati gli evasori e gli speculatori a spingerci sull’orlo del baratro!” – dice il popolino superstizioso – “I tedeschi potrebbero salvarci senza sforzo se solo lo volessero, ma non lo vogliono, nazisti maledetti!!!” Folle inferocite danno la caccia agli speculatori nel loro covo di Wall Sreet: “Occupy Wall Street”.

Ma di superstizioni si tratta, anzi di allucinazioni collettive create appositamente dal potere per ingannare il popolo, per nascondergli la verità. La verità è che è la spesa pubblica coniugata all’attuate sistema monetario a spingerci sul baratro. Che tanto più si allarga, a detta di Monti, quanto più ce ne allontaniamo.

Ma la spesa pubblica serve a qualcosa? In teoria, la spesa pubblica avrebbe tre funzioni: in primo luogo luogo servirebbe a fornire servizi essenziali ai cittadini, in secondo luogo servrebbe a ridistribuire le ricchezze, in terzo luogo funzionerebbe come “stimolo” dell’economia. Ora, in realtà la spesa pubblica non fa nessuna di queste tre cose. Quando non è inutile, è dannosa.

Vediamo i servizi essenziali. Lo stato li eroga al di fuori di quel formidabile meccanismo di controllo che è il mercato. Per stare sul mercato, i privati sono costretti a fornire buoni servizi e buoni prodotti a costi ridotti, sennò i consumatori li puniscono. Invece, i dirigenti e i dipendenti pubblici non hanno la necessità di offrire buoni servizi, dal momento che i consumatori sono costretti a pagare, tramite le tasse, quel servizio anche se fanno schifo.  Facciamo l’esempio della birra. Se vai in un supermercato, puoi scegliere fra diverse marche di birra. I produttori di birra sono in concorrenza fra loro: ognuno cerca convincerti a prendere la sua birra e non quella degli altri o, almeno, a prendere non solo quella degli altri ma anche la sua. (Per rimanere sul mercato non bisogna necessariamente distruggere il concorrente: il più delle volte i concorrenti convivono alla pari con reciproco vantaggio.) Per convincerti a prendere la sua birra, deve fare in modo che la sua birra sia buona e non costi troppo. Se un produttore offre una pessima birra ad un prezzo molto alto esce immediatamente dal mercato, perché nessuno è disposto a pagare di più per avere di meno. Chi è così stupido da comprare un pessimo prodotto, se nello scaffale vicino ce n’è uno migliore che cosa di meno? Dunque, la concorrenza è una cosa meravigliosa che costringe le persone a fare un buon lavoro a buon prezzo. Ebbene, le aziende pubbliche di ogni genere e grado non subiscono i benefici influssi di questa cosa meravigliosa. Il direttore e gli impiegati di un ministero pubblico non hanno bisogno di convincerti a preferire il loro servizio a quello dei concorrenti, perché non hanno concorrenti. Loro possono tranquillamente fornirti un servizio pessimo a prezzi esorbitanti perché tu non hai la facoltà di ribellarti. Infatti, quel servizio devi pagarlo lo stesso, che ti piaccia o no, tramite le tasse.

Un produttore di birra è costretto non soltanto a fornire una buona birraa buon prezzo, ma anche a tenere i conti dell’azienda in ordine. Se i conti non tornano, quell’azienda chiude. Al contrario, il dirigente pubblico non ha nessuna urgenza di tenere i conti in ordine. Se i conti non tornano, sarà lo Stato a sanarli, naturalmente con i soldi estorti ai contribuenti. Noto per inciso che i conti in disordine delle aziende pubbliche sono conseguenze di sitematiche creste sulle spese ossia furti e ladronerie. Come se non bastasse, niente e nessuno impedisce ai dirigenti pubblici di distribuirsi a vicenda stipendi molto più alti di quello di Obama.

Per offrire buona birra, un produttore di birra è costretto a scegliersi dipendenti e collaboratori bravi. Se non sono bravi, la qualità del prodotto scade e l’azienda va fuori mercato. Senza meritocrazia una azienda non spravvive. Al contrario, un dirigente pubblico non ha una sola ragione per premiare il merito, dal momento che non ha una sola ragione per migliorare il servizio. In altri termini, non ha nessuna ragione per non mandare avanti parenti, amanti e amici. E così negli ambienti pubblici, specialmente nelle università pubbliche, sciamano raccomandati, figli, coniugi, cugini dal primo al decimo grado. A nostre spese, naturalmente.

Apparentemente, gli ospedali pubblici sono in concorrenza con quelli privati. In realtà, l’ospedale privato è svantaggiato sul piano del prezzo. Se vado in una clinica privata devo pagare, se vado in un ospedale pubblico non pago perché quest’ultimo è foraggiato dalle tasse. Dal momento che ha questo vantaggio sul prezzo, l’ospedale pubblico è fuori dal mercato. Ed essendo fuori mercato, non può che offrire un servizio scadente. Quindi, non stupitevi se all’Umberto I di Roma o al Cardarelli di Napoli le sale operatorie sono brodi di coltura di funghi e germi, se le persone muoiono nelle sale di attesa dei pronto soccorsi pubblici e tante altre belle cose. Ma come ho detto, la stragrande maggioranza delle persone continuerà lo stesso a farsi curare nelle strutture pubbliche anche se preferirebbe farsi curare in quelle private per la semplice ragione che il fisco non lascia loro in tasca abbastanza soldi per pagare il conto delle cliniche private, le quali di conseguenza diventeranno roba da ricchi. Dove sta l’inganno? L’inganno sta nel fatto che in realtà un malato non ricco l’ospedale pubblico lo paga eccome: tramite le tasse. E per le ragioni di cui sopra (sprechi, creste, furti eccetera)lo paga molto più di quanto pagherebbe la clinica privata. Quando si va ad indagare, si scopre gli ospedali in cui avvengono gli orrori denominati “malasanità” continuano a bruciare una quantità di denaro dieci o venti volte superiore rispetto a quella che ha bruciato il san Raffaele. Se lo stato lasciasse nelle tasche dei cittadini i soldi che ogni anno versa nelle casse degli ospedali pubblici, tutti i cittadini o quasi (perché quelli troppo poveri ci sono sempre) potrebbero permettersi le cliniche private.

Che i ministeri e le aziende pubbliche siano inclini alle inefficienze e agli sprechi lo vedono tutti. Che fare? I giustizialisti del Sel e del Fatto Quotidiano credono che il rimedio a tanta corruzione sia il controllo poliziesco. Insomma, per loro si tratta di riempire i luoghi pubblici di controllori pronti a consegnare alla giustizia chi sgarra. Ma qui si pone un antico problema: chi controlla i controllori? Chi o che cosa impedirà al controllore non solo di fingere di non vedere ma di partecipare direttamente a furti e ladronerie? Nessuno e niente. E chi o che cosa impedisce al controllore del controllore di fare lo stesso? Nessuno e niente. E stiamo tranquilli che i magistrati indagheranno su controllati e controllori corrotti solo fin quando serve alla loro parte politica.

Già prevedo l’obiezione buonista: dobbiamo educare le persone alla moralità. D’accordo, l’educazione alla moralità e ai valori fa sempre bene, ma è largamente insufficiente. Poche storie: a causa del peccato originale, l’uomo tende maggiormente al male che al bene anche se razionalmente riconosce che il bene è bene. Quindi, l’unica maniera di limitare il male è eliminare o almeno ridurre le occasioni di male e rendere conveniente la pratica del bene. Ebbene, il posto di lavoro pubblico è pieno di occasioni per fare il male. Come l’occasione fa il ladro, così il posto di lavoro pubblico fa il fannullone e il posto di dirigente pubblico fa lo sprecone. Viceversa, la pressione esercitata dalla concorrenza costringe i lavoratori e gli imprenditori a dare sempre il meglio. 

E veniamo al mito della ridistribuzione delle ricchezze e al mito della spesa pubblica che farebbe da “stimolo” all’economia. All’apparenza, lo Stato toglie ai ricchi per dare ai poveri. In realtà, toglie ai produttori di ricchezze per dare ai fannulloni. Tramite la spesa pubblica, lo stato crea tanti posti di lavoro palesemente improduttivi e li distribuisce a pioggia con l’intento di arginare la disoccupazione. Ma chi occupa un posto di lavoro palesemente improduttivo, merita un solo appellativo: parassita. Quindi, creare posti di lavoro fittizi non serve ad arginare la disoccupazione: serve a nasconderla, fra l’altro provocandone un aumento. Infatti, con i soldi che lo stato toglie ai contribuenti per darli ai suoi assistiti, gli imprenditori avrebbero potuto crearci altri posti di lavoro. La differenza fra i posti di lavoro creati dallo stato e quelli creati dai privati è che i secondi sono produttivi, i primi no. Quindi, le ricchezze spostate in maniera coercitiva dalle tasche dei contribuenti alle tasche dei dipendenti pubblici sono, nella stragrande maggioranza dei casi, ricchezze bruciate, che  non creano altra ricchezza e altri posti di lavoro. Lo stato usa il denaro pubblico anche per salvare le aziende in difficoltà. “Vedete che il capitalismo ha bisogno dell’aiuto dello stato”, dicono i keynesiani. Su questo, mi limito a dire che Von Hayek aveva avvertito che dare il denaro pubblico alle aziende in difficoltà è come buttarlo dalla finestra. Se una azienda non riesce a stare in piedi sulle sue gambe, è meglio che vada in liquidazione, così verranno liberate delle risorse che potranno essere meglio impiegate da altri imprenditori.

E veniamo alla superstizione dell’evasione fiscale. Le tasse e la spesa pubblica fanno male all’economia anche nei periodi di crescita economica. Infatti, tramite le tasse vengono sottratte ai cittadini e distrutte in maniera improduttiva delle risorse che i cittadini potrebbero investire in maniera più proficua, facendo crescere l’economia. Rileggersi Von Hayek: “allocazione delle risorse”. Quando l’aliquota fiscale supera i livelli di guardia, evadere significa fare del bene non soltanto a se stessi ma anche agli altri. Intendiamoci, c’è evasore ed evasore. Se l’evasore usa i soldi evasi solo per godersi la vita, è un egoista. Ma se li investe bene, diventa addirittura un altruista. L’evasore altruista, sottrae i soldi all’inceneritore della spesa pubblica e li fa fruttare, come il servo buono fa fruttare i talenti nella parabola evangelica (notare il legame genetico fra capitalismo e Vangelo). Facedoli fruttare, aiuta i povero. In eun certo senso egli, come un novello Robin Hood, ruba ai parassiti e dona ai poveri. Bisogna rileggersi Milton Friedman: “Se l’Italia si regge ancora in piedi è grazie al lavoro nero e all’evasione fiscale… l’evasore in Italia è un patriota”. E naturalmente, rileggersi Ludwig Von Mises, il quale spiega che il welfare state è una forma molto raffinata di sfruttamento dell’uomo sull’uomo ( http://www.facebook.com/mises.institute/posts/245277805587587 ). Con questo, non sto consigliando l’evasione fiscale. Dico soltanto che bisogna invertire l’ordine dei fattori: non è l’evasione fiscale a provocare l’aumento delle tasse, ma è l’aumento delle tasse a provocare l’evasione fiscale. Quando la pressione fiscale diventa insostenibile, bisogna scegliere se pagare le tasse o continuare a vivere. Si abbassi l’aliquota, si costringa lo stato a occuparsi unicamemnte di quello di cui i privati non possono occuparsi (politica, giustizia, esercito, infrastrutture), e vedrete che l’evasione fiscale comincerà a diminuire. Per saperne di più, digitate “curva di Laffer” su Google.

Qualche giorno fa alla trasmissione In Onda il solito keynesiano diceva: “I tagli alla spesa pubblica deprimono l’economia, mentre l’aumento delle tasse non deprime l’economia”. Ma è matto? Possiamo ancora accettare affermazioni come queste senza assaltare i palazzi d’inverno dello statalismo omicida?

E che dire della speculazione?

L’innalzamento dello spread è la logica conseguenza del fatto che i titoli dei Pigs valgono poco o nulla, dal momento che le economie dei rispettivi paesi non crescono più a causa dell’oppressione statale.

(cfr. Luttwak: www.youtube.com/watch?v=RtHJujLfZ_I )

Perché io dovrei comprare con i miei risparmi dei titoli spazzatura come quelli dei Pigs? Per masochismo? E perché invece dovrebbero farlo gli speculatori?

Ecco, la colpa degli speculatori è che non sono dei masochisti.

Torturiamoli a morte.

E spariamo in testa agli zombi crucchi che non vogliono gli eurobond.

Così tornerà il benessere diffuso.

Veniamo alla superstizione anti-tedesca. Su Tempi (Stefano Morri) leggo: “Nessuno mette in discussione la necessità di abbattere il debito pubblico. Ma tutti sanno ormai che questo non si può fare riducendo la spesa, per lo meno non nel breve periodo”. Sono allibita perché tagliare la spesa pubblica, ridurla all’osso, è l’unica soluzione. Dire che la spesa pubblica non può essere tagliata equivale a difendere il parassitismo e la distruzione delle risorse. Ma sono ancora più allibita quando leggo: “Ma la Merkel non stamperà. Non in tempo utile. È molto al di sopra delle sue forze e, forse, e questo è peggio, al di sopra della sua intelligenza”. No, vede, senza offesa, se c’è qualcuno che soffre di carenza di intelligenza non è una che si rifiuta di derubare il popolo con l’inflazione. Dal momento che non può più essere convertito in oro, il denaro che abbiamo in banca se lo può mangiare lo stato in ogni momento semplicemente stampando altro denaro. L’inflazione è una tassa anzi un pizzo occulto mediante cui lo stato copre e svaluta il suo debito, ma svaluta anche i beni dei cittadini, provocando l’impennata dei prezzi al consumo (https://www.facebook.com/photo.php?pid=9765742&l=56978fd71b&id=36496893934)(cfr. anche Massimo Zamarion, “Non pagare” i debiti). Se io stampo denaro, mi arrestano come falsaria. Nell’inferno di Dante i falsari stanno in fondo alle malebolge, appena al di sopra dei traditori. Ebbene, i keynesiani incoraggiano lo stato a commettere questo peccato mortale.

E veniamo a questi benedetti eurobond, che i tedeschi continuano a rifiutare. Tagliamo corto: gli eurobond sono solo una maniera per derubare i tedeschi, che vergogna:

«Supponiamo che Tizio e Caio richiedano un finanziamento alla banca. Tizio è in grado di dare ampie garanzie di solvibilità, Caio, invece, presenta un profilo meno affidabile. Poniamo che la banca sia disponibile ad erogare credito a entrambi, a Tizio a un tasso del 3% e a Caio del 6%, che riflette il maggiore rischio. La banca ad un certo punto dice a entrambi: signori c’è una nuova legge che dice che il merito del credito non conta più e ci impone di applicarvi un tasso uniforme, pertanto possiamo erogarvi i finanziamenti allo stesso tasso del 4.5 calcolato come media dei tassi che riflettevano il vostro grado di affidabilità. Ci dispiace, ma tu caro Tizio devi accollarti 1,5 % in più, per garantire Caio. Accetterebbero i politici italiani condizioni simili?. Pensiamo di no. Perché rappresenterebbe un sopruso ai danni dei propri contribuenti. Oppure, accettereste di essere obbligati ad avere una carta di credito in comune con degli spendaccioni? Certo che no perché si tratterebbe di un altro sopruso».
(dal Chicago blog di Oscar Giannino:
http://www.chicago-blog.it/2012/05/26/tripla-c-di-gerardo-coco/)

E gli italiani hanno perso la capacità di vergognarsi. Il debito italiano non lo hanno creato i tedeschi, perché devono pagarlo i tedeschi? Il debito italiano lo hanno creato gli italiani che vivono alle spalle degli altri: mi riferisco a quei PARASSITI che fingono di lavorare negli uffici pubblici e a quelli direttamente o indirettamente sono assistiti dallo stato. I parassiti italiani hanno succhiato il sangue dei lavoratori produttivi italiani per quaranta anni. Adesso di sangue nelle vene dei lavoratori produttivi non ce n’è più, e molti di loro si suicidano. L’unica soluzione razionale sarebbe mandare i parassiti a lavorare ossia tagliare la spesa pubblica.

Comunque, dal momento che i parassiti rappresentano ormai una fetta consistente dell’elettorato italiano, nessuna forza politica si sogna di andare contro i loro interessi. In più occasioni, Oscar Giannino ha invocato la creazione di un partito liberale. Magari, avessimo in Italia un vero partito di ispirazione liberale !!! Il pdl era un partito finto-liberale che diceva cose liberali e faceva cose illiberali ossia più spesa pubblica e più debito. Ma la verità è che un partito liberale prenderebbe pochissimi voti. Oggi infatti il numero di coloro che, direttamente o indirettamente, campano alle spalle dello stato ossia campano alle spalle degli altri è troppo rilevante, ed è destinato a determinare il risultato elettorale. E’ improbabile che chi vive alle spalle degli altri voti per un partito che vorrebbe impedirgli di continuare a vivere alle spalle degli altri. Il parassita non voterebbe mai per il partito degli antiparassitari. Ed è improbabile che una forza politica si metta apertamente contro l’enorme fetta di elettorato rappresentato dai parassiti. Vedi Mario Mauro e Maurizio Lupi, che infatti continuano a chiedere gli eurobond e l’emissione di carta straccia a forma di denaro da parte della Bce. Che vergogna. Insomma, ora che i parassiti sfruttatori sono quasi più numerosi degli sfruttati (lavoratori produttivi e imprenditori) siamo alla fine della famosa “road to serfdom”. La meta della schiavitù è stata raggiunta.

E il bello è che la sinistra al caviale continua a chiamare “giustizia sociale” quello che è solo parassitismo. Secondo la grande narrazione sinistrese, liberalismo significa stare dalla parte dei “ricchi” contro i “poveri”. In realtà liberalismo significa stare dalla parte di chi lavora sodo per produrre ricchezza per sé e anche per i poveri, mentre socialdemocrazia significa stare dalla parte di chi vive alle spalle degli altri. E quando la percentuale dei suicidi aumenta esponenzialmente fra gli sfruttati ossia i lavoratori produttivi e gli imprenditori, i sinistresi falsificano senza pudore le cifre: “Il numero dei suicidi è nella media”. Non è affatto nella media, come è stato dimostrato. Ma naturalmente, parlare di imprenditori in difficoltà e imprenditori che si suicidano va contro gli interessi dello stato e dei parassiti. Per questo, adesso è vietato: a Oscar Giannino è stato impedito di portare avanti su Radio 24 la sua campagna “Disperati mai”. Rimane una donna (Simona Perdazzini) a portare avanti valorosamente questa campagna in proprio, su Facebook.

In conclusione, c’è una soluzione alla crisi: tagliare la spesa pubblica. Mettere in circolazione gli eurobond significherebbe da una parte derubare i tedeschi, che non è bello, e dall’altra dare ai parassiti della spesa pubblica e del welfare la scusa per continuare a fare i parassiti facendo altro debito: ”tanto pagano i tedeschi”.

Che dire? Io tifo per i tedeschi. Amici tedeschi, tenete duro, non mollate, mandate a quel paese i parassiti del sud!!! Egregio dottor Schoeble, fallo capire tu a Mauro e Lupi che, se i tedeschi cominciano a pagare, l’Italia perderà l’ottima occasione di tagliare finalmente via la cancrena della spesa pubblica improduttiva e diventare finalmente quella superpotenza economica che merita di essere.

E sì, la nostra piccola nazione potrebbe davvero essere una superpotenza economica. Potremmo navigare nell’oro. Lo sapete che in Cina la domanda di prodotti italiani doc (automobili di lusso, moda, cibo eccetera) è talmente grande che stenta ad essere soddisfatta? E perché stenta ad essere soddisfatta? Perché lo stato ladro indebolisce a tal punto le nostre aziende, che queste non riescono a trovare le energie per sfruttare le occasioni offerte dalla Cina e dagli altri paesi emergenti.

Giovanna Jacob

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6 pensieri su “LA NUOVA CACCIA ALLE STREGHE. La superstizione anti-finanziaria e anti-tedesca.

  1. Complimenti: blog spettacolare, non so come sia possibile ma lo scopro solo ora (in genere noi “del giro” ci conosciamo tutti).
    Ti posso suggerire, se non l’hai mai fatto prima, di dare un’occhiata alle proposte del movimento Tea Party?
    Mi sembra che “ci si capisca”! 🙂
    http://www.teapartyitalia.it

    Ciao,
    Giacomo

  2. Ciao, grazie per l’apprezzamento. Ma certo che ci capiamo, già vi seguo da tempo. Poi effettivamente io me ne sto un po’ in disparte, quando ho tempo lascio qualche commentone sul Chicago blog (Giannino è il mio guru) e su Tempi, e basta. Un giorno chiarirò meglio il mio pensiero, che è liberale ma non libertario. Io non sono per la distruzione dello stato ma per lo stato minimo.

    Ciao

  3. Ci ho messo un’ora a scrivere un commento con con i fiocchi in risposta a tal Maio su Tempi in calce a questo articolo;
    http://www.tempi.it/dal-texas-allitalia-la-giovane-rivoluzione-del-tea-party#.UCFSPKPhzAM

    ma il mio commento non appare.

    Niente, devo postarlo qui:

    Allora, chiariamo subito che la religione di Cristo non solo non ha mai giustificato lo schiavismo, ma lo ha da subito combattuto:
    leggersi la vicenda di santa Batilda in La vittoria della regione di Rodney Stark e leggersi il capitolo sulla schiavitù contenuto in In the glory of God sempre di Stark, di cui Massimo introvigne fa un dettagliato riassunto:
    “Con la conquista del Nuovo Mondo le potenze coloniali iniziano ad acquistare schiavi da mercanti musulmani africani e a importarli nelle Americhe,(…). La reazione pontificia è durissima: il papa Paolo III (1468-1549) dichiara Satana il padre della schiavitù e ne vieta assolutamente ogni forma di pratica[32]. Le condanne pontificie sono continuamente reiterate; si può solo lamentare che non sono osservate”.
    (leggi tutto qui:
    http://www.cesnur.org/2003/mi_stark.htm

    )

    “Per caso lei pensa, come i signori dei Tea Party, che chi è più povero è perché non si è meritato altro, perciò Dio lo ha voluto punire?”

    No, questa non è una idea cattolica: è una pessima idea calvinista. Da più di 50 anni, tutti gli storici più accreditati dimostrano che la famosa tesi di Weber secondo cui il capitalismo nascerebbe dal calvinismo è semplicemente falsa. Il capitalismo è figlio del cattolicesimo, e quindi non ha in sé l’idea velenosa che il povero sia un peccatore da lsciare morire di fame. Il capitalismo è nato nelle abbazie benedettine e si è perfezionato nei comuni italiani del medioevo, dove è nato con dentro il “vizio” della carità: fra gli azionisti di ogni impresa ce ne era sempre uno denominato “Messer Domineddio” i cui proventi andavano ai poveri.

    E veniamo all’idea che tutti i gesti di carità siano dettati dalla “vanagloria”. Oggi va di moda calunniare le virtù facendole passare per vizi. Sei casto? Allora ti dicono che sei “sessuofobo”. New entry: sei caritatevole? E ti dicono che sei vanaglorioso.
    Bene, lei pensa forse che Madre Teresa di Calcutta fosse una vanagloriosa vanitosa eccetera? O che lo fosse don Bosco? O che lo fosse don Benzi? O che lo siano le migliaia di volontari che danno da mangiare ai poveri nelle mense della Caritas? E fare la carità significa donare del proprio, non il superfluo. Ognuna dona secondo le sue possibilità. Ma poi, siccome non sono una moralista, a me anche il superfluo va benissimo. Se un Bill Gates non vuole donare più del suo superfluo, tanto meglio, visto che col suo superfluo ci fai mangiare un sacco di gente.
    E poi siamo tutti dì’accordo: vivere della carità altrui può essere umiliante. Ma infatti, nella cultura cattolica l’elemosina diretta è sempre concepita come un intervento straordinario: offro cibo e vestiti al povero nei momenti di emergenza, quando non c’è altro da fare. Ma alla lunga, bisogna aiutare il povero a camminare sulle sue gambe, a trovarsi casa e lavoro. Infatti, quando parlavo di carità non parlavo solo di elemosina diretta, ma parlavo soprattutto di creare posti di lavoro. La carità non è soltanto donare cibo e vestiti, ma ad esempio, per chi è imprenditore, fare fruttare i propri soldi in maniera proficua, creando posti di lavoro.
    Ricevere l’elemosina nei momenti di emergenza è bello, ma vivere tutta la vita di elemosina altrui è umiliante. Ma il porblema è che molti poveri non trovano affatto umiliante fare i parassiti. Ma infatti i religiosi che mi è capitato di conoscere sono intelligenti: se vedono che un povero non si da da fare, e pretende di fare il parassita a vita della loro carità, lo allontanano.
    Invece, c’è un ente che permette alle persone di vivere come parassiti senza vergogna: lo stato. E lo stato che, con i suoi soldi a pioggia, trasforma i poveri in parassiti a vita senza dignità. Guarda la “civile” Inghilterra: il governo elargisce a pioggia sussidi di disoccupazione a gente che ciondola senza fre niente nei sobborghi, e che quando è stufa di fare niente si dà al saccheggio e alla devastazione. Vi ricordate la rivolta scoppiata esattamente un anno fa a Tottenham?
    Una ultima considerazione: l’unica alternativa ad una società basata sull’impegno individuale e sulla carità individuale è una società centralizzata, simile ad una macchina dove pochi eletti stanno alla guida e i molti sono ridotti ad ingranaggi della macchina. E infatti, quella di Keynes è una visione intimamente anti-democratica, che ha dietro il disprezzo dell’aristocratico britannico per le persone comuni Egli pensava a pochi eletti “eloi” aristocratici come lui che guidano masse di “morlocchi” ignoranti pieni di “spiriti animali”. M voi che volete: una società guidata dai pochi o una società guidata dai molti ossia da ciascuno di noi?
    Prego, impararsi a memoria questo fenomenale rap:

  4. “Un giorno chiarirò meglio il mio pensiero, che è liberale ma non libertario. Io non sono per la distruzione dello stato ma per lo stato minimo.”

    Solo una precisazione: a volte il fatto che io sia un “abolizionista” (nel senso che sono per l’abolizione di ogni rapporto sistematico di coercizione aggressiva, compresi il monopolio territoriale e la tassazione obbligatoria caratteristiche anche di un nozickiano “stato minimo”…che poi secondo me, a quelle condizioni, è impossibile rimanga “minimo”, visto che in assenza di concorrenza e di exit option ha tutti gli incentivi per ingrandirsi …ma vabbeh), spinge erroneamente qualcuno a ritenere che questa sia la posizione dell’intero movimento Tea Party Italia. Non è così. Tea Party Italia è e vuole essere una piattaforma comune (pragmatica e mirata, non ideologica ed identitaria) tra tutti coloro che ritengono che la pressione fiscale e l’intervento statale nell’economia siano oggi delle palle al piede insostenibili, da ridurre come priorità assoluta. Tra questi, c’è persino chi si accontenterebbe di ridurre il tasso di intermediazione statale della politica italiana, lasciando comunque inalterata la struttura di base del welfare-state. C’è poi chi limiterebbe volentieri le funzioni dello stato a un certo nucleo fondamentale (infrastrutture, certi tipi di ricerca, ecc.). C’è poi molta gente che vorrebbe un “night-watcher-state” in stile Nozick…infine c’è una sparuta minoranza di volontaristi totalmente fedeli al “principio di non aggressione”, come nel mio caso (io non vorrei affatto “abolire” l’organizzazione politica che oggi chiamiamo stato, ma solo “liberalizzarla e privatizzarla”, o meglio restaurare il diritto naturale, nel senso inteso da Von Haller). Ma la nostra piattaforma comune non è ristretta a visioni così “estreme” come la mia: il programma è molto pragmatico e minimale, ed è questo: http://www.teapartyitalia.it/pagina/manifesto .

    Ciao e ancora complimenti! 🙂

  5. Grazie, poi ti scrivo due cose.

  6. qui non funziona più niente

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