Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Archivi per il mese di “novembre, 2012”

POSTILLA A La fine dell’umanesimo?

Su Repubblica di oggi, 1 novembre, c’è la risposta di Valerio Magrelli a Lodoli: “Come coinvolgere i nostri studenti”. Con la sua abituale insipienza, Magrelli ribadisce impunemente la menzogna secondo cui la Chiesa nei secoli passati avrebbe strozzato il libero pensiero e la cultura e bla bla. In realtà, la Chiesa non solo non ha strozzato a haposto le condizioni per l’emergere di una forte cultura umanistica. E finché c’era una fede forte, c’era ancora un umanesimo forte. Oggi invece la fede non c’è più e la cultua sta venendo meno, inghiottita dal buco nero della pornografia. Infatti, la pornografia è la massima espressione dell’ateismo, è ateismo pratico. Se infatti non esiste più lo spirito, se esiste solo la carne, allora non resta che la moltiplicazione illimitata dei piaceri della carne.

A sostegno della tesi secondo cui la Chiesa avrebbe combattuto contro il libero pensiero nei secoli passati, Magrelli cita il caso di Giordano Bruno. Poverino, non sapeva di darsi la zappa sui piedi. Infatti, GIORDANO BRUNO non era un campione del razionalismo ma una sorta di MAGO OTELMA del Rinascimento.  Nei suoi libri parlava di magia e occultismo. Inoltre, era più maschilista di un integralista islamico e più antisemita di Hitler. Come se non bastasse, era pure una spia e un delatore al servizio della Regina Elisabetta d’Inghilterra, che aveva giurato di distruggere la Chiesa di Roma. Leggersi: John Bossy, Giordano Bruno e il mistero dell’ambasciata, Garzanti 1991. Uno così prima o poi doveva finire nei guai con la giustizia. C’era bisogno di dedicare un monumento ad un simile mascalzone?

Per il resto, rilancio con piacere sul mio blog il commento di un amico

COMMENTI DI ANTONIO SCACCO, DIRETTORE DI FUTURE SHOCK

Come lei sa, io è da una vita che mi batto, basandomi sulla “lectio” di p. Cantore, per l’umanesimo sapienziale-scientifico, la cui sintesi la troverà nella preghiera allegata. Oggi, purtroppo, l’omo ha smarrito il suo antico mestiere, che era quello di costruirsi come uomo. Oggi, l’homo tecnologicus ha dentro il cuore (?) non l’anelito ad umanizzarsi, ma l’aspirazione a diventare un meccanismo cibernetico (cfr. il concetto di transumanesimo). La storia è vecchia come il mondo. Che fecero Adamo ed Eva? Cercarono di costruirsi un’umanesimo a loro misura. Ma la cosa non funzionò. Escludendo Dio dal proprio orizzonte, l’uomo non si realizza come uomo e la società va allo sfascio. Si ricorda le miserie del mondo pre-cristiano, i bambini gettati giù dal monte Taigeto, il “vae victis!” con la riduzione in schiavitù, il “vastare ferro ignique”?

Ma Dio ebbe pietà di noi miseri e ci mandò il Suo Figlio prediletto perché ci insegnasse il mestiere di uomo. Cristo, incarnandosi, fecce piazza pulita di tutti gli pseudoumanesimi. Naturalmente, ciò sollevò la rabbia di quanti erano abituati alla violenza e alla prepotenza, al culto delle proprie passioni (venter meus deus est), ai baccanali, ai riti orgiastici, a farne delle divinità: Venere, Marte, Diana, ecc. Non dicevano che i cristiani erano dei pazzi? Non parlavano di “inflexibilis obstinatio” Plinio il Giovane e di “psilè parataxis” l’imperatore-filosofo Marco Aurelio? Da allora, è incominciata la lotta contro l’umanesimo cristiano: Rinascimento, Umanesimo, Arcadia, Illuminismo, Positivismo, Scientismo, ecc.

Oggi, siamo arrivati al capolinea: si vuole del tutto annientare la trascendenza e dare spazio alla sola immanenza. Non ha detto Cristo che il mio Regno non è di questo mondo? Oggi, invece, l’uomo a che cosa crede? Crede solo a questo mondo, è in questo mondo che vuole restare comodo e beato, grazie ai ritrovati della tecnica. Ma è un illuso. Come argomenta molto bene lei, l’homo tecnologicus perderà tutte le comodità di cui gode e la stessa tecnologia che gliele fornisce. Alla mia età avanzata, sono arrivato alla conclusione che il sapere specialistico, la cultura parcellizzata, il supertecnicismo non servono a niente. Una sola cosa conta: il sapere etico e morale.

Il problema sollevato da Marco Lodoli con il suo articolo e la replica, che io condivido in toto, di Giovanna Jacob, è di vitale importanza non solo per l’Occidente, ma anche per il mondo intero. Esso si può sinteticamente indicare come crisi umanistica ed è stato oggetto di riflessione da parte di insigni studiosi degli inizi del secolo scorso: Romano Guardini, Johan Huizinha, Oswald Spengler, ecc. Ci sono due personaggi storici che rispecchiano emblematicamente la parabola in discesa che l’umanità sta attraversando. Il primo lo troviamo nel pieno splendore della civiltà rinascimentale, Carolus Bovillus (1483-1553), il quale, ignorando le “magnifiche sorti e progressive” a cui l’umanità era predestinata, così esprimeva la sua serena visione del mondo: “Hunc mundum haud alius esse quam amplissimam hominis domum”. Il secondo, il poeta John Donne (1572-1631), appartiene a una fase storica successiva e comincia ad assaporare i primi frutti delle “magnifiche sorti”, tant’è che esclama: “… la nuova filosofia pone tutto in dubbio – l’elemento del fuoco è affatto spento; – tutto è in pezzi, ogni coerenza se n’è andata”.

Ma che cosa aveva provocato tanto sconvolgimento, indicato dai sociologi come mutazione storica o svolta antropologica? E’ l’avvento della scienza, che ha impresso alla nostra civiltà un andamento accelerato e provocato un vero e proprio shock culturale. Dunque, per risolvere la grave crisi umanistica, che ha colpito le nostre società, la strada da seguire è di integrare la scienza in un umanesimo rinnovato, come sostiene il filosofo-scienziato Enrico Cantore S.J. nel suo saggio L’uomo scientifico. Il significato umanistico della scienza, e non di praticare la politica dello struzzo, come mi sembra che suggerisca di fare Marco Lodoli.

Antonio Scacco

Direttore editoriale di “Future Shock”

UNA  PREGHIERA  ECCLESIALE

PER  IL  TERZO  MILLENNIO

I – Eterno Padre, nel cuore del tuo Figlio e per mezzo dello Spirito Santo, chiediamo la tua grazia per svolgere in modo conveniente la missione di rinnovamento culturale che tu ci hai affidato nel cuore della tua Chiesa, sacramento universale di salvezza. Poiché ci rendiamo conto che il periodo storico attuale, l’inizio del terzo millennio, è determinante per l’esecuzione del tuo piano globale di Creatore e Padre universale.

Per questo preghiamo affinché questo tuo piano possa compiersi il più rapidamente possibile in e attraverso ciascuno di noi così come in e attraverso l’intera Chiesa per la salvezza di tutti gli uomini con il realizzarsi in loro di quell’intrinseca dignità che tu hai concesso loro per grazia come a tuoi veri figli.

  – Per questo, o Padre, la tua luce e la tua forza ci rendano capaci di confermare i nostri fratelli e sorelle nella fede in quella unità che tu sei nel tuo Figlio e nello Spirito Santo.

In particolare, degnati di fare di noi dei servi e delle guide sempre più efficaci della fede della Chiesa in Cristo tua Sapienza. Fa che possiamo alimentare nei nostri compagni di fede una comunione sempre più entusiasta intellettuale e pratica, individuale e collettiva, costantemente orientata verso il futuro, con Cristo tuo Figlio. Poiché è Lui che attraverso la sua incarnazione e la sua elevazione pasquale, ha dimostrato di essere la personificazione della riuscita del tuo piano di salvare la dignità umana. Infatti tu, o Padre, hai considerato ogni cosa in Lui, attraverso di Lui e verso di Lui, volendo porre in esecuzione e continuamente in atto il tuo piano globale.

Così, soltanto Lui rende capaci noi esseri umani di capire chi tu sei in realtà – vale a dire generosità che si dona senza limiti, amore! Allo stesso modo solo Lui rende capaci noi uomini di capire qual è il motivo intrinseco per cui esistiamo, cioè di diventare realmente tuoi figli comportandoci come te. Ancora, solo Lui rende possibile a noi uomini, attraverso lo spazio e il tempo, di diventare effettivamente tuoi figli, donando noi stessi nell’assisterci gli uni gli altri con amore nelle nostre necessità.

 III – Padre, ci sembra che la persistente mancanza di integrazione della scienza con un genuino umanesimo sia il punto nodale della crisi circa l’esecuzione del tuo piano in un prevedibile futuro.

Infatti, la scienza sorse sotto l’influenza del tuo Figlio vivente e operante nella Chiesa. E può immensamente contribuire all’esecuzione del tuo piano.

Perché, quando riflettiamo sulle sue scoperte, noi facciamo l’esperienza di un unico riflesso del tuo splendore di Creatore e Sostenitore dell’universo che incute rispetto.

Inoltre, quando riflettiamo sull’ingegnosità della ricerca scientifica, facciamo la più forte esperienza delle risorse di cui hai dotato la personalità umana.

Ancora, le applicazioni della scienza sempre più benefiche ci offrono i mezzi per sentirci ed agire sempre più come quell’unica famiglia umana che tu vuoi che noi siamo, specialmente per mezzo della rapidità della comunicazione e l’abbondanza di beni per promuovere l’umanità gli uni degli altri.

Tuttavia, il peccato perverte la scienza in scientismo assolutizzandola con arroganza. Perché la scienza metodologicamente limita se stessa per studiare la realtà osservabile – cioè quella che può essere percepita dai sensi, soprattutto strumenti – mentre usa a questo scopo le categorie logiche del caso e della necessità. Ma allora lo scientismo istiga la gente a pensare che non esiste nulla al di fuori di ciò che si può osservare e che nulla accade se non come risultato del caso e della necessità. In questo modo, inganna la gente sulla giusta idea della tua esistenza, Padre, e quella del tuo piano, presentandole come una infantile e malaugurata superstizione nell’era scientifica. Allo stesso modo, inganna sempre più la gente sulla corretta nozione di dignità umana,  presentandola come una pretesa antropocentrica indegna della luce della scienza.

Di conseguenza, poiché le persone non possono evitare di sperimentare in se stesse un’immensa sete di grandezza, lo scientismo le seduce a cercare di soddisfarla affermando se stesse davanti e contro gli altri con ogni sorta di inganni e sfruttamenti. In questo modo, lo scientismo tende a rovinare completamente il tuo piano, o Padre.

 IV – Perciò, o Padre, noi preghiamo soprattutto che tu ti degni di rendere capace la Chiesa di oggi di sviluppare e utilizzare una nuova sintesi umanistica radicata in Cristo tua Sapienza che integri la scienza. Perché solo attraverso di essa la Chiesa può con sempre maggiore successo agire come tuo universale sacramento di salvezza nella cultura sempre più scientifica del terzo millennio.

Offriamo questa preghiera con l’intercessione di Maria, Madre della Sapienza e della Chiesa e quella di tutti gli angeli e i santi – in particolare S.Teresa di Lisieux – attraverso il cuore di tuo Figlio, Sapienza e Sommo Sacerdote, al cui sacrificio, che tutto ha portato a compimento, tu ci concedi di prendere parte ogni giorno con la celebrazione dell’Eucaristia.

Che esso possa renderci capaci di lavorare con sempre maggiore zelo all’esecuzione del tuo piano, o Padre, sia durante la nostra esistenza terrena che in cielo. Amen.

Nota: Dal momento che questa preghiera è insolitamente lunga, ho condensato i suoi punti essenziali nella sua prima e ultima sezione, per facilitare il suo uso quotidiano per coloro che si sentono spinti a recitarla.

Comunque, anche le due sezioni centrali sono importanti per la comprensione del suo spirito. Quindi dovrebbero essere tenute costantemente presenti nella recita della stessa preghiera.

Oradell. N. J., settembre 1997                p.Enrico Cantore. S.J.

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La fine dell’umanesimo? Ma poi ci resta solo il non-senso (e la pornografia)

 

Tempi, ottobre 31, 2012 Giovanna Jacob

Oggi su Repubblica Marco Lodoli scrive che ciò che ci ha consegnato la tradizione è solo un fardello di cui liberarsi. Che ne sarà di Shakespeare? Rimarrà solo Rocco Siffredi?

Gentile signor direttore,
le scrivo per segnalarle l’articolo di Marco Lodoli apparso oggi su Repubblica: “La fine dell’umanesimo. Quell’altrove culturale dove vivono gli studenti”. Glielo segnalo perché Lodoli denuncia una verità terribile: ai giovani la cultura umanistica non interessa più. Secondo l’esperienza di Lodoli e di quanti insegnano nelle scuole e nelle università, agli occhi degli studenti di oggi l’immenso bagaglio di tesori di pensiero e di arte che che la tradizione ci ha consegnato è solo un fardello di cui liberarsi; gli scritti di Platone, gli affreschi di Michelangelo, i drammi di Shakespeare, le sinfonie di Mozart e tutte le altre opere del genio occidentale sono solo cose vecchie e noiose da abbandonare all’oblio. Tutto ciò che appartiene al passato perde di interesse per loro, che vivono nel presente assoluto dell’universo digitale e si ubriacano di sogni sul futuro. Ma Lodoli non si rammarica. La sua tesi è che la cultura umanistica ha “concluso il suo ciclo” e quindi è giusto abbandonarla al suo sepolcrale destino. Dunque, dal suo punto di vista non sbagliano quanti si disinteressano alla tradizione, ma quanti non si rassegnano alla sua fine. «Oggi loro sentono che la vita è altrove e la memoria non basta a reggere l’urto con le onde fragorose del mondo che sarà, che è già qui: serve energia, e quella non la trovi più nei cataloghi e nei musei».

Le scrivo perché mi piacerebbe sentire il parere di altri giornalisti, studiosi, professori e studenti. Magari si può avviare un dibattito. Nell’attesa, ne approfitto per esprimere il mio parere, per quello che può valere. Per non annoiarla, cercherò di essere sintetica anzi di più: ermetica.

In primo luogo, io penso che la crisi della tradizione umanistica non sia un fatto da accettare, ma una sciagura cui porre rimedio prima che sia troppo tardi. Io credo che non si possa togliere di mezzo la tradizione del passato senza togliere di mezzo anche il presente tecnologico e digitale. Studiando la filosofia, la letteratura e l’arte occidentale sono giunta a questa conclusione: la cultura tecnologica e digitale è figlia della cultura scientifica e la cultura scientifica è figlia della cultura umanistica. Come in un lugubre gioco del domino, prima cade la cultura umanistica poi cade la cultura scientifica poi cade la tecnologia e infine cade pure l’economia, e torna il neolitico. Pochi sanno che oggi non è in crisi soltanto la cultura umanistica: è in crisi la ricerca scientifica pura. Anche in quella che è oggi la nazione più potente della terra, la nazione che un tempo era all’avanguardia del progresso scientifico, la scienza è meno prospera della pornografia: in un articolo che ho letto qualche tempo fa, un neoconservatore americano denunciava che, secondo ricerche approfondite, negli Usa l’insegnamento della cultura scientifica è in declino. Alle industrie e ai centri di ricerca privati non interessa più indagare sugli infiniti misteri dell’universo: preferiscono fare ricerca applicata alla produzione industriale. Infatti la ricerca pura non garantisce profitti immediati, mentre la ricerca applicata sì. Ma il paradosso, la legge del contrappasso è che la ricerca applicata ha le gambe corte. Il paradosso è che i più grandi e determinanti contributi alla ricerca applicata li ha dati la ricerca pura. I telefonini cellulari, internet e gli i-pad sono frutti di quell’immensa mole di ricerche scientifiche pure, purissime, che alla fine degli anni Sessanta ci hanno portato sulla Luna. Ma appunto, questa scienza che ci ha portato sulla Luna è figlia di un pensiero umanistico. La navicella Apollo è stata sospinta sulla luna da una millenaria cultura umanistica che ha insegnato all’uomo occidentale – perché la Luna è stata conquistata dall’Occidente: diciamo le cose come stanno – a non vivere come un bruto ma seguire virtute e canoscenza. Glielo ha insegnato attraverso le poesie, i romanzi, le sinfonie, le sculture, i dipinti. E non a caso, i più grandi scienziati hanno sempre una vasta cultura umanistica. Einstein scriveva pensieri profondi.

E adesso arrivo subito, ermeticamente al punto: se dietro la cultura scientifica c’è la cultura umanistica, che cosa c’è dietro la cultura umanistica, nello specifico dietro la cultura umanistica occidentale? C’è la teologia cattolica (rileggersi gli scritti di Woods o, almeno, vedersi i suoi filmati su Youtube).

La cultura umanistica insegna all’uomo a seguire virtute e canoscenza perché prima la teologia ha insegnato alla cultura umanistica che l’uomo è fatto  somiglianza di Dio e che la ragione umana può conoscere e dominare l’universo. Ecco, la mia impressione è che l’umanesimo è in crisi perché ha finito di tagliare tutti i nessi con la teologia e con la fede. Quanto più si è allontanato dalla sua radice, tanto più si è avvicinato ad un nichilismo edonistico che coincideva con la morte stessa dell’umanesimo. Dopo essersi staccato dalla radice teologica che lo aveva generato e che lo nutriva, questo umanesimo ha potuto ostentare una salute prospera dal sedicesimo al ventesimo secolo. Ma oggi le riserve di nutrimento sono esaurite, e la pianta sta morendo di nichilismo. E quel che ne resta, è una non-filosofia che celebra il non-senso della vita, una non-letteratura che celebra la copula (vedi la trilogia delle Cinquanta sfumature di grigio, rosso, verde) e una non-arte che celebra la morte (vedi la mostra dei cadaveri imbalsamati, ampiamente pubblicizzata in questi giorni, nonché l’opera omnia di Damien Hirst). Ma non possiamo stare a guardare. Se non rifondiamo l’umanesimo, se non salviamo il bagaglio della tradizione – perché l’umanesimo del futuro può fondarsi solo sull’umanesimo del passato – prima verrà meno la scienza, poi verrà meno la tecnologia e infine verranno meno (anzi, già stanno venendo meno) le banche e le borse, e saremo di nuovo al baratto. L’unica cosa che continuerà a prosperare sarà la pornografia. Non a caso, i giovani non conoscono un solo verso di Dante e una sola melodia di Mozart ma in compenso studiano con scrupolo filologico l’opera omnia di Rocco Siffredi e Sara Tommasi.

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