Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Archivi per il mese di “dicembre, 2012”

SI SCRIVE GIUSTIZIA SOCIALE E SI LEGGE INVIDIA SOCIALE, II. Dove non c’è mercato c’è il vizio.

Tutti gli esseri umani, tranne i santi, sono inclini ai vizi capitali, i rappresentati dello Stato sono esseri umani e il sillogismo si completa da sé. Negli ambienti della politica e della pubblica amministrazione si gestisce il potere sull’intera società e si amministrano montagne di soldi, degli altri naturalmente. Voi riuscireste a resistere alla seduzione del potere e delle ricchezze, se le ricchezze e il potere fossero sempre lì, davanti ai vostri occhi? Dunque, ci sono pochi dubbi sul fatto che quasi tutti i rappresentanti dello Stato siano particolarmente inclini all’avidità e alla superbia, che aprono nel cuore una fame insaziabile di potere e ricchezze. Per soddisfare dunque i loro vizi, devono accrescere costantemente il loro potere e le loro ricchezze; per accrescere il loro potere e le loro ricchezze, devono accrescere le dimensioni dello Stato. Infatti, più Stato significa in primo luogo stipendi più alti per loro stessi. Non stupitevi se i rappresentati dello Stato in Italia recepiscono stipendi degni dei conti e i marchesi dell’ancien régime. Dal momento che infatti sono loro stessi a decidere quanto devono guadagnare, non hanno una sola ragione per non decidere di alzarsi lo stipendio oltre i confini dell’indecenza. Se pensate che un giorno potranno votare a favore della riduzione dei loro propri stipendi, siete degli illusi. Se foste voi a ricevere uno stipendio di ventimila euro, avreste il coraggio di votare per abbassarlo a tremila euro? Se siete sinceri, dovete ammettere che il coraggio non lo trovereste. Quella mancanza di coraggio noi la chiamiamo peccato originale.

SUPERBIAok

Oltreché stipendi più alti, più Stato significa più soldi pubblici da gestire. Se l’incarico di gestire montagne di miliardi fosse affidato a voi, non sentireste la tentazione di usarne almeno una parte a beneficio vostro e dei vostri amici e parenti? E non sentireste la tentazione di prendere tangenti e mazzette, se le tangenti le mazzette vi fossero offerte tutti i giorni? Siate sinceri. Quindi non stupitevi se i rappresentati dello Stato distribuiscono posti di lavoro nei posti chiave ad amici, amanti e tutto il parentado fino al centesimo grado. Non stupitevi se intascano mazzette e tangenti oppure se comprano case miliardarie a loro insaputa. Non stupitevi se gonfiano le note di spesa per fare la cresta (tanto per fare un esempio, una lampadina di pochi centesimi in un ufficio pubblico arriva a costare cinquanta euro: provate a indovinare dove va a finire la differenza fra i pochi centesimi e i cinquanta euro…). Non stupitevi se con i soldi dei rimborsi ai partiti ci comprano i suv e ci organizzano feste da basso impero. Non stupitevi se truccano le gare per dare gli appalti ai loro amici imprenditori o agli amici di Cosa nostra, dell’andrangheta, della Sacra Corona Unita.

AVARIZIAok

Per soddisfare la loro superbia e la loro avidità, i rappresentanti dello Stato devono ingrandire le dimensioni dello Stato. Per una sorta di implacabile legge fisica, lo Stato non può crescere senza togliere spazio al mercato. E così si spiega perché quasi tutti i rappresentanti dello Stato, anche quelli che si definiscono “liberali”, descrivono il mercato come una specie di mostro senza cuore che chiede sacrifici umani. Per guadagnare facili applausi, i politici attaccano il disco: “Ma chi comanda oggi: i cittadini o il mercato?”. Questa frase, che a turno hanno pronunciato tutti i politici di tutti gli schieramenti, è quanto mai menzognera: infatti, come abbiamo visto, nel mercato comandano i cittadini. Ma appunto, oggi, almeno in Italia, neppure quelli che si definiscono liberali lo sono veramente. Infatti, i sedicenti liberali ci tengono sempre a distinguere fra il liberalismo economico, che loro chiamano con disprezzo “liberismo selvaggio”, e un “liberalismo” buono e bello, che loro intendono come una socialdemocrazia moderata, leggermente più aperta al mercato rispetto alla socialdemocrazia tradizionale. Da come te lo descrivono quasi tutti i politici, il liberalismo economico non sarebbe tanto migliore del nazismo. Non a caso un esimio non-economista adoratore del dio Stato di nome Paolo Barnard va in giro a dire che i liberali austriaci Mises e Hayek avrebbero ispirato il nazismo, e la gente ci crede. Penosa calunnia. Tanto per mettere i puntini sulle i, Mises e Hayek hanno elaborato le più lucide critiche del totalitarismo politico.

PIGRITIAok

E i cittadini? Perché non si ribellano? Perché accettano di cedere allo Stato quasi il 50% delle ricchezze che producono? Perché permettono allo Stato di restringere lo spazio del mercato ossia lo spazio in cui possono esercitare la loro libertà economica e mettere a frutto i loro talenti? Ma è semplice: perché la maggior parte dei cittadini non amano affatto il mercato. Più che altro, non hanno tanta voglia di affrontare le fatiche e assumersi i rischi che la libertà economica comporta. Vogliono la vita comoda, che però oggi non si chiama più “vita comoda” bensì “sicurezza sociale”. E il desiderio di vita comoda non si chiama più pigrizia bensì diritto. Inoltre, non accettano che nella gara dei meriti i più bravi passino loro davanti e raggiungano posizioni sociali più elevate. Bramosi di “sicurezza sociale” ossia di vita comoda, chiedono allo Stato di assisterli dalla culla alla tomba e di liberarli dall’obbligo morale di soccorrere i poveri. “Caro Stato, ai poveri pensaci tu, così io mi faccio gli affari miei”. E mentre i cittadini si fanno i beati affari loro, lo Stato trasforma i poveri in parassiti senza dignità. Essendo anche loro esseri umani piagati dal peccato originale, questi ultimi imparano in fretta che trovare un lavoro serio e darsi da fare non conviene: cesserebbero immediatamente i sussidi dallo Stato! (cfr. http://johnnycloaca.blogspot.it/2012/12/nello-status-quo-del-welfare-francese.html ).

LUSSURIAok

Oltre a chiedere sempre più welfare per sé stessi e per i poveri presunti, la maggior parte della gente aspira ad entrare nella fortunata casta dei dipendenti pubblici, che godono del privilegio del posto fisso. Ad ogni concorso pubblico ormai si presenta un numero assolutamente spropositato, mostruoso, di giovani. Evidentemente, la massima aspirazione della maggior parte dei giovani è di occupare un posto a vita senza lavorare troppo. E’ noto che negli uffici pubblici non ci si ammazza di fatica e ogni scusa è buona per assentarsi. E come si dice, l’ozio è padre di tutti i vizi, anche della lussuria. E’ noto che negli uffici in cui non ci si ammazza di fatica, i computer sono costantemente connessi ai siti pornografici. In effetti, c’è un legame genetico fra statalismo e pornografia: le nazioni più stataliste d’Europa – quelle del welfare dalla culla alla tomba – sono state anche la culla della pornografia di massa.

Ma lo Stato dove prenderà i soldi per finanziare il welfare e per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e dei rappresentanti dello Stato? Prenderli dalle tasche degli stessi dipendenti pubblici e degli stessi rappresentanti dello Stato sarebbe un controsenso logico. E infatti, questi ultimi pagano le tasse solo in senso nominalistico, virtuale. Per farla breve, lo Stato prenderà i soldi di cui ha bisogno dalle tasche dei cittadini che lavorano nel settore privato: imprenditori, dipendenti, commercianti e liberi professionisti. Li prenderà da noi, che offriamo la nostra forza lavoro, i nostri prodotti e le nostre idee in cambio di pane.

Ora, il settore pubblico in teoria dovrebbe poter produrre qualche ricchezza, in realtà si limita a consumare le ricchezze che arrivano, sotto forma di tasse, dal settore privato. Le aziende pubbliche sono tutte immancabilmente poco produttive e vanno spesso in deficit. Invece, il settore privato tende a creare più ricchezza di quella che consuma. Quando tutto va bene, l’economia cresce e i capitali si accumulano per futuri investimenti. Perché il settore privato è più produttivo di quello pubblico? Per la semplice ragione che il mercato costringe le persone a dare il meglio di sé stesse. La crudeltà del mercato è salutare: scaccia la pigrizia e altri riprovevoli vizi. Per stare sul mercato, bisogna soddisfare i consumatori; per soddisfarli, bisogna lavorare bene. I consumatori, infatti, puniscono immediatamente chi offre servizi e prodotti scadenti a prezzi eccessivi. Qualcuno di voi sarebbe disposto a comprare un prodotto scadente se accanto, sullo stesso scaffale, ci fosse un prodotto di ottima qualità che cosa meno? Chi deve farsi giudicare ogni giorno dai consumatori non può permettersi il lusso di oziare e assentarsi spesso e volentieri. Invece, i dipendenti e i dirigenti pubblici questo questo lusso possono permetterselo tranquillamente, dal momento che possono anche fare a meno di soddisfare i clienti. Se i conti della loro azienda vanno in rosso, non li pagano loro: li pagano i contribuenti ossia quelli che non possono permettersi il lusso di essere fannulloni come loro. Insomma, dove non c’è mercato c’è vizio. E’ inevitabile che ci sia. Infatti a causa del peccato originale ogni essere umano, nessuno escluso, tende a peccare tutte le volte che gli si offre l’occasione. Come l’occasione fa il ladro il posto di lavoro pubblico fa il fannullone. Infatti, se non sei obbligato a dare il meglio di te tu il meglio di te non lo darai mai.

(Continua a gennaio)

SI SCRIVE GIUSTIZIA SOCIALE E SI LEGGE INVIDIA SOCIALE, I. Il socialismo si basa sull’egoismo irrazionale.

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Non mi stupisco affatto che la maggioranza degli americani abbia riconfermato il peggiore presidente della storia degli Usa. E’ certamente vero che la democrazia è largamente preferibile a qualsiasi altra forma di governo, ma è altrettanto vero che non sempre in democrazia vincono i migliori. Anzi, si direbbe che i migliori vincano più raramente dei peggiori. Hitler, ad esempio, era stato votato da una percentuale consistente degli elettori tedeschi. Per il resto, vincono quasi sempre i mediocri. La maggioranza degli elettori tende a scartare i migliori per due ragioni. La prima è che la maggioranza non ha sufficiente preparazione per distinguere  il meglio dal peggio, il bene dal male, il vero dal falso. Troppo pochi sono quelli che hanno sufficiente preparazione politica e culturale per capire che il socialismo è il peggio mentre il liberalismo è il meglio. Tutti gli altri si fanno convincere dai demagoghi di sinistra che la crisi sarebbe effetto del “liberismo selvaggio”. La seconda ragione per cui la maggioranza degli elettori tende a scartare i migliori è che il peggio è più seducente del meglio.

Tutti gli economisti modernisti, ossia tutti gli economisti dei secoli ventesimo e ventunesimo tranne Friedrick von Hayek e qualcun altro, concepiscono l’economia come una sorta di macchina. Questa macchina non sarebbe mossa dagli attori economici, che ne sarebbero piuttosto semplici ingranaggi senza autonomia, ma piuttosto da un insieme di implacabili leggi fisiche. Dal momento che crede di conoscere queste fantomatiche leggi, l’economista modernista crede anche di conoscere la maniera di “rimettere in moto” l’economia in tempi di crisi. In realtà, più egli la “rimette in moto” e più l’economia rallenta, fino a fermarsi, anche se egli non lo ammette. Non si può “rimettere in moto” o “aggiustare” l’economia senza finire di romperla per la semplice ragione che l’economia non è una macchina e gli attori economici non sono ingranaggi. Sono persone che agiscono in base alla loro cultura, ai loro valori e ai loro desideri. Sono le persone, non presunte leggi fisiche a muovere l’economia. E noi cristiani sappiamo che, non si possono capire i comportamenti umani se non si considera anche un fattore occulto le cui conseguenze sono tuttavia evidenti, tangibili: il peccato originale. In realtà, non c’è neppure bisogno di credere nel dogma del peccato originale per rendersi conto che nessun essere umano è immune alla seduzione del male. Gli uomini spesso non fanno il bene che vogliono ma il male che non vogliono. Credo che anche un bravo psichiatra ateo sia pronto a confermarlo.

Comunque, per andare subito al punto, l’economia ha meno a che fare con la matematica che con la morale. Non a caso, i tomisti la consideravano una branca della filosofia morale. Per chi non lo sapesse i tomisti e lo stesso san Tommaso sono stati i primi teorici del liberalismo. Molti faticano ad ammettere che la dottrina liberale sia figlia del cattolicesimo. Per fortuna, Murray Rothbard aveva l’onestà intellettuale e il coraggio di ammetterlo (Catholicism, Protestantism, and Capitalism). Quindi, bye bye a Weber, secondo cui il capitalismo liberale sarebbe figlio del protestantesimo. E bye bye anche ad Ayn Rand, secondo cui il socialismo sarebbe figlio del Cristianesimo. In realtà, è fin troppo facile dimostrare che i totalitarismi politici di destra e di sinistra sono figli dell’illuminismo ateo. Il socialismo è precisamente l’elemento fondamentale di ogni totalitarismo, non solo di sinistra ma anche di destra. Mussolini non si era forse formato nel partito socialista? E nazismo sta forse per nazional – socialismo? Affermando che il socialismo si fonderebbe su un generico “altruismo” di matrice cristiana, la Rand dimostra di essere vittima della propaganda dei socialisti stessi. Sono loro che vogliono fare credere che il socialismo si basi sulla carità cristiana, che si anzi la forma più perfetta di carità, la carità elevata a sistema politico. E purtroppo, molti cristiani ci credono.

In realtà, il socialismo non ha nulla a che fare con con un generico altruismo: ha a che fare piuttosto, come argomenterò, con la superbia, l’avidità, la pigrizia e soprattutto con l’invidia. Si scrive “giustizia sociale” e si legge “invidia sociale”. Al presunto altruismo socialista, la Rand oppone un “egoismo razionale”, che lei considera non a torto il principio fondamentale del liberalismo. Senza dubbio esiste un egoismo sano, giusto e razionale, che non è se non il retto amore di sé. Come si può amare il prossimo come sé stessi se non si ama sé stessi? Ma esiste anche un egoismo cattivo, che è la volontà di procurarsi dei vantaggi a spese degli altri. Ebbene, la Rand non si era resa conto che il socialismo si basa sulla forma peggiore di egoismo. Il socialista dice che vuole togliere ai ricchi per dare ai poveri: in realtà vuole dare solo a sé stesso. Oltretutto, quelli che il socialista chiama “ricchi” non sono aristocratici fannulloni che campano di rendita (anche perché l’aristocrazia di sangue è quasi del tutto estinta, Deo gratias) bensì cittadini onesti che producono ricchezza col duro lavoro. Quando dice che vuole togliere ai ricchi per dare ai poveri, il socialista in realtà intende che vuole togliere a quelli che lavorano duramente per dare a quelli che lavorano di meno o oziano, fra i quali che lui stesso. Insomma, il socialismo è il sogno egoista di vivere a spese degli altri. Infine, il socialismo non si basa sull’amore: si basa sull’odio. Il socialista non ama i poveri: odia i ricchi ossia i cittadini produttivi. Li odia perché li invidia. In definitiva, non vuole aiutare i poveri: vuole rendere poveri anche i ricchi.

Qualcuno dovrebbe informare quei cristiani poco avveduti che credono all’equazione socialismo = altruismo, ossia i catto-comunisti, che il loro amato socialismo democratico – terribile ossimoro – fu inventato da uno che perseguitava la Chiesa. Si chiamava Bismark. La kulturkampf anti-cattolica di Bismark preparò il terreno all’affermazione del nazismo. Repetita iuvant: nazismo significa nazional-socialismo.

Dunque, esaminiamo il socialismo e il liberalismo dal punto di vista morale. Domanda: perché la stragrande maggioranza degli occidentali colti preferiscono il socialismo al liberalismo? Risposta: perché il vizio è più seducente della virtù. La mia tesi, che in seguito tenterò di argomentare, è che il socialismo ha più successo del liberalismo perché il socialismo fa leva sui vizi capitali degli elettori mentre il liberalismo esalta le virtù.

Il socialismo è una sirena molto seducente, che assume forme diverse. C’è il socialismo moderato della socialdemocrazia e c’è il socialismo estremo del comunismo. Fra socialdemocrazia e comunismo ci sono numerose forme intermedie. Tutte si basano su un dogma che rimane stabile nel tempo: il mercato è cattivo e lo Stato è buono. La sinistra socialdemocratica si accontenta di più Stato e meno mercato, quella comunista invece vuole solo Stato e niente mercato. La sinistra moderata si accontenta di “ridistribuire le ricchezze”, la sinistra estrema invece vuole che l’economia sia interamente gestita dallo Stato. La sinistra moderata si accontenta di tassare molto i ricchi, la sinistra estrema invece vuole renderli poveri come tutti gli altri. Dunque, fra le due sinistre non ci sono differenze sostanziali. Se quella comunista odia a morte il mercato, quella socialdemocratica lo odia soltanto un po’ meno.

Il mercato non è qualcosa di sovrapposto alla società: è il cuore, il sistema nervoso della società. In esso i cittadini si scambiano incessantemente beni, servizi, forza lavoro ed idee tramite il denaro. Il mercato è lo spazio in cui l’individuo esercita la sua libertà economica mettendo a frutto i suoi talenti. Quindi, odiare il mercato significa odiare la meritocrazia e la libertà (e pure la virtù della responsabilità, che è condizione della libertà). Se dunque la sinistra comunista odia a morte il merito e la libertà, quella socialdemocratica non è che li ama: semplicemente, li odia un po’ meno oppure, se va bene, li ama un pochino. Matteo Renzi è uno di quelli che un pochino riesce ad amarli, il che è già tanto nei tempi socialisti che corrono.

Dopo avere visto il socialismo, vediamo il liberalismo. In estrema sintesi, il liberalismo chiede una sola cosa: che lo Stato non opprima il mercato ossia la società. Secondo la dottrina liberale, lo Stato dovrebbe gestire pochi settori (politico, militare, giudiziario e poco altro), lasciando tutti i servizi di pubblica utilità (da quello sanitario a quello scolastico) ai privati che agiscono sul mercato. Ebbene, lo Stato moderno non si accontenta di rimanere nel suo spazio: tende ad ingrandirsi sempre di più, togliendo sempre più spazio al mercato. Non soltanto gonfia a dismisura il suo apparato burocratico ma pretende di assistere i cittadini dalla culla alla tomba e di erogare servizi essenziali al posto dei privati. (Se qualcuno ha l’impudicizia di sostenere che i servizi forniti dallo Stato sono migliori e più economici di quelli forniti dai privati, a lui l’onere della prova). E quanto più crescono le dimensioni dello Stato, tanto più cresce il potere e la ricchezza dei suoi massimi rappresentati: politici, ministri, dirigenti pubblici, grandi burocrati eccetera.

Insomma, lo Stato moderno si è incamminato da lungo tempo sulla strada del socialismo. Dal XIX secolo ad oggi, l’aliquota fiscale media è cresciuta da meno del 10% a poco meno del 50% in quasi tutti i paesi occidentali. L’aumento prodigioso del carico fiscale, che coincide con l’aumento prodigioso del socialismo, è causato dal peccato. Nello specifico, il socialismo solletica la superbia e l’avidità dei rappresentati dello Stato nonché la pigrizia, l’accidia e l’invidia dei cittadini. Più Stato significa da una parte più potere e più soldi per i rappresentati dello Stato, dall’altra meno responsabilità e più pappa pronta per i cittadini.

(Continua)

P. S.: cliccare qui  per saperne di più sull’illustrazione in alto.

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