Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

SI SCRIVE GIUSTIZIA SOCIALE E SI LEGGE INVIDIA SOCIALE, II. Dove non c’è mercato c’è il vizio.

Tutti gli esseri umani, tranne i santi, sono inclini ai vizi capitali, i rappresentati dello Stato sono esseri umani e il sillogismo si completa da sé. Negli ambienti della politica e della pubblica amministrazione si gestisce il potere sull’intera società e si amministrano montagne di soldi, degli altri naturalmente. Voi riuscireste a resistere alla seduzione del potere e delle ricchezze, se le ricchezze e il potere fossero sempre lì, davanti ai vostri occhi? Dunque, ci sono pochi dubbi sul fatto che quasi tutti i rappresentanti dello Stato siano particolarmente inclini all’avidità e alla superbia, che aprono nel cuore una fame insaziabile di potere e ricchezze. Per soddisfare dunque i loro vizi, devono accrescere costantemente il loro potere e le loro ricchezze; per accrescere il loro potere e le loro ricchezze, devono accrescere le dimensioni dello Stato. Infatti, più Stato significa in primo luogo stipendi più alti per loro stessi. Non stupitevi se i rappresentati dello Stato in Italia recepiscono stipendi degni dei conti e i marchesi dell’ancien régime. Dal momento che infatti sono loro stessi a decidere quanto devono guadagnare, non hanno una sola ragione per non decidere di alzarsi lo stipendio oltre i confini dell’indecenza. Se pensate che un giorno potranno votare a favore della riduzione dei loro propri stipendi, siete degli illusi. Se foste voi a ricevere uno stipendio di ventimila euro, avreste il coraggio di votare per abbassarlo a tremila euro? Se siete sinceri, dovete ammettere che il coraggio non lo trovereste. Quella mancanza di coraggio noi la chiamiamo peccato originale.

SUPERBIAok

Oltreché stipendi più alti, più Stato significa più soldi pubblici da gestire. Se l’incarico di gestire montagne di miliardi fosse affidato a voi, non sentireste la tentazione di usarne almeno una parte a beneficio vostro e dei vostri amici e parenti? E non sentireste la tentazione di prendere tangenti e mazzette, se le tangenti le mazzette vi fossero offerte tutti i giorni? Siate sinceri. Quindi non stupitevi se i rappresentati dello Stato distribuiscono posti di lavoro nei posti chiave ad amici, amanti e tutto il parentado fino al centesimo grado. Non stupitevi se intascano mazzette e tangenti oppure se comprano case miliardarie a loro insaputa. Non stupitevi se gonfiano le note di spesa per fare la cresta (tanto per fare un esempio, una lampadina di pochi centesimi in un ufficio pubblico arriva a costare cinquanta euro: provate a indovinare dove va a finire la differenza fra i pochi centesimi e i cinquanta euro…). Non stupitevi se con i soldi dei rimborsi ai partiti ci comprano i suv e ci organizzano feste da basso impero. Non stupitevi se truccano le gare per dare gli appalti ai loro amici imprenditori o agli amici di Cosa nostra, dell’andrangheta, della Sacra Corona Unita.

AVARIZIAok

Per soddisfare la loro superbia e la loro avidità, i rappresentanti dello Stato devono ingrandire le dimensioni dello Stato. Per una sorta di implacabile legge fisica, lo Stato non può crescere senza togliere spazio al mercato. E così si spiega perché quasi tutti i rappresentanti dello Stato, anche quelli che si definiscono “liberali”, descrivono il mercato come una specie di mostro senza cuore che chiede sacrifici umani. Per guadagnare facili applausi, i politici attaccano il disco: “Ma chi comanda oggi: i cittadini o il mercato?”. Questa frase, che a turno hanno pronunciato tutti i politici di tutti gli schieramenti, è quanto mai menzognera: infatti, come abbiamo visto, nel mercato comandano i cittadini. Ma appunto, oggi, almeno in Italia, neppure quelli che si definiscono liberali lo sono veramente. Infatti, i sedicenti liberali ci tengono sempre a distinguere fra il liberalismo economico, che loro chiamano con disprezzo “liberismo selvaggio”, e un “liberalismo” buono e bello, che loro intendono come una socialdemocrazia moderata, leggermente più aperta al mercato rispetto alla socialdemocrazia tradizionale. Da come te lo descrivono quasi tutti i politici, il liberalismo economico non sarebbe tanto migliore del nazismo. Non a caso un esimio non-economista adoratore del dio Stato di nome Paolo Barnard va in giro a dire che i liberali austriaci Mises e Hayek avrebbero ispirato il nazismo, e la gente ci crede. Penosa calunnia. Tanto per mettere i puntini sulle i, Mises e Hayek hanno elaborato le più lucide critiche del totalitarismo politico.

PIGRITIAok

E i cittadini? Perché non si ribellano? Perché accettano di cedere allo Stato quasi il 50% delle ricchezze che producono? Perché permettono allo Stato di restringere lo spazio del mercato ossia lo spazio in cui possono esercitare la loro libertà economica e mettere a frutto i loro talenti? Ma è semplice: perché la maggior parte dei cittadini non amano affatto il mercato. Più che altro, non hanno tanta voglia di affrontare le fatiche e assumersi i rischi che la libertà economica comporta. Vogliono la vita comoda, che però oggi non si chiama più “vita comoda” bensì “sicurezza sociale”. E il desiderio di vita comoda non si chiama più pigrizia bensì diritto. Inoltre, non accettano che nella gara dei meriti i più bravi passino loro davanti e raggiungano posizioni sociali più elevate. Bramosi di “sicurezza sociale” ossia di vita comoda, chiedono allo Stato di assisterli dalla culla alla tomba e di liberarli dall’obbligo morale di soccorrere i poveri. “Caro Stato, ai poveri pensaci tu, così io mi faccio gli affari miei”. E mentre i cittadini si fanno i beati affari loro, lo Stato trasforma i poveri in parassiti senza dignità. Essendo anche loro esseri umani piagati dal peccato originale, questi ultimi imparano in fretta che trovare un lavoro serio e darsi da fare non conviene: cesserebbero immediatamente i sussidi dallo Stato! (cfr. http://johnnycloaca.blogspot.it/2012/12/nello-status-quo-del-welfare-francese.html ).

LUSSURIAok

Oltre a chiedere sempre più welfare per sé stessi e per i poveri presunti, la maggior parte della gente aspira ad entrare nella fortunata casta dei dipendenti pubblici, che godono del privilegio del posto fisso. Ad ogni concorso pubblico ormai si presenta un numero assolutamente spropositato, mostruoso, di giovani. Evidentemente, la massima aspirazione della maggior parte dei giovani è di occupare un posto a vita senza lavorare troppo. E’ noto che negli uffici pubblici non ci si ammazza di fatica e ogni scusa è buona per assentarsi. E come si dice, l’ozio è padre di tutti i vizi, anche della lussuria. E’ noto che negli uffici in cui non ci si ammazza di fatica, i computer sono costantemente connessi ai siti pornografici. In effetti, c’è un legame genetico fra statalismo e pornografia: le nazioni più stataliste d’Europa – quelle del welfare dalla culla alla tomba – sono state anche la culla della pornografia di massa.

Ma lo Stato dove prenderà i soldi per finanziare il welfare e per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e dei rappresentanti dello Stato? Prenderli dalle tasche degli stessi dipendenti pubblici e degli stessi rappresentanti dello Stato sarebbe un controsenso logico. E infatti, questi ultimi pagano le tasse solo in senso nominalistico, virtuale. Per farla breve, lo Stato prenderà i soldi di cui ha bisogno dalle tasche dei cittadini che lavorano nel settore privato: imprenditori, dipendenti, commercianti e liberi professionisti. Li prenderà da noi, che offriamo la nostra forza lavoro, i nostri prodotti e le nostre idee in cambio di pane.

Ora, il settore pubblico in teoria dovrebbe poter produrre qualche ricchezza, in realtà si limita a consumare le ricchezze che arrivano, sotto forma di tasse, dal settore privato. Le aziende pubbliche sono tutte immancabilmente poco produttive e vanno spesso in deficit. Invece, il settore privato tende a creare più ricchezza di quella che consuma. Quando tutto va bene, l’economia cresce e i capitali si accumulano per futuri investimenti. Perché il settore privato è più produttivo di quello pubblico? Per la semplice ragione che il mercato costringe le persone a dare il meglio di sé stesse. La crudeltà del mercato è salutare: scaccia la pigrizia e altri riprovevoli vizi. Per stare sul mercato, bisogna soddisfare i consumatori; per soddisfarli, bisogna lavorare bene. I consumatori, infatti, puniscono immediatamente chi offre servizi e prodotti scadenti a prezzi eccessivi. Qualcuno di voi sarebbe disposto a comprare un prodotto scadente se accanto, sullo stesso scaffale, ci fosse un prodotto di ottima qualità che cosa meno? Chi deve farsi giudicare ogni giorno dai consumatori non può permettersi il lusso di oziare e assentarsi spesso e volentieri. Invece, i dipendenti e i dirigenti pubblici questo questo lusso possono permetterselo tranquillamente, dal momento che possono anche fare a meno di soddisfare i clienti. Se i conti della loro azienda vanno in rosso, non li pagano loro: li pagano i contribuenti ossia quelli che non possono permettersi il lusso di essere fannulloni come loro. Insomma, dove non c’è mercato c’è vizio. E’ inevitabile che ci sia. Infatti a causa del peccato originale ogni essere umano, nessuno escluso, tende a peccare tutte le volte che gli si offre l’occasione. Come l’occasione fa il ladro il posto di lavoro pubblico fa il fannullone. Infatti, se non sei obbligato a dare il meglio di te tu il meglio di te non lo darai mai.

(Continua a gennaio)

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