Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

SATANA IN POLITICA. Le menzogne di Mario Monti.

Cari lettori,
vi scrivo a proposito della puntata di venerdì 1 febbraio della trasmissione Leader condotta da Lucia Annunziata. Ospite principale della puntata era Mario Monti. Guardandolo parlare, mi sono venute in mente alcune cose su colui che fa di tutto per persuaderci della sua inesistenza. Per la maggior parte della gente, che appunto alla sua esistenza non crede neppure, se dici diavolo dici Berlusconi. E in effetti, Berlusconi non è certamente un angelo. Il bunga bunga non è qualcosa che fa guadagnare molti punti paradiso. Come se non bastasse, Berlusconi non è neppure un grande politico: in pubblico ha sempre parlato da liberale e nel privato ossia nelle segrete stanze del potere ha sempre agito da statalista. Tuttavia, Berlusconi è un peccatore troppo naif per essere veramente diabolico. I suoi peccati sono banali, del tutto innocui dal punto di vista sociale. Checché ne dicano infatti i suoi avversari, non sono state le veline e il bunga bunga a fare levitare lo spread. E’ stato il debito pubblico. E non sono state le gaffes di Berlusconi sul “signor Schultz” e sulla “culona” a fare aumentare la disoccupazione in Italia. Sono state le tasse. In definitiva, i peccati carnali di un vecchio priapo non sono nulla rispetto a quel peccato, cui ancora non è stato dato un nome, che consiste nell’alzare le tasse, alzare la spesa pubblica e alzare il debito pubblico. Infatti, alzare le tasse, alzare la spesa pubblica e alzare il debito pubblico significa ridurre in miseria il popolo. Stavo per dire che significa uccidere le persone.
E vediamo adesso Mario Monti. Sembra che oggi sia in vigore una tacita legge che vieta di parlarne male e obbliga riferirsi a lui come al salvatore della patria, se non dell’universo. Questa legge consente di muovere al professore non più di qualche blanda critica purché ammorbidita da sentite dichiarazioni di incommensurabile stima per la sua persona e commossa gratitudine per la sua azione di governo. Le lacrime sono bene accette. E in effetti, Monti si presenta molto meglio di Berlusconi. E’ uno di quelli che, se fosse giovane, ogni mamma desidererebbe per sua figlia, mica come quello sporcaccione brianzolo…
E già, Monti è perfetto: sobrio, pacato, casto, integerrimo, incorruttibile… Scommetto anche che non fuma ed è vegetariano. Ma è proprio per questo che mi fa paura: la sua apparente perfezione. Infatti, colui che fa di tutto per persuaderci della sua inesistenza si guarda bene dall’usare per i suoi scopi uno che si vede troppo che è un peccatore. Preferisce usare uno che appare perfetto dal punto di vista morale. Monti certamente non è il diavolo, però ha fatto cose diaboliche: in un solo anno ha aumentato le tasse, la spesa pubblica e il debito pubblico.
Per tutta la prima parte della puntata, nessuno degli ospiti in studio era riuscito a muovere al “salvatore dalla patria” più di qualche timida critica, corredata da estatici elogi. Monti si sforzava di assumere una espressione da vecchio professore bonario e indulgente, ma non ci riusciva. Il sorrisino teso sulle sue labbra tradiva un autocompiacimento smisurato. Mi tornavano in mente le parole di Al Pacino-diavolo nell’Avvocato del diavolo: “Vanità, decisamente il mio peccato preferito”.
Poi finalmente qualcuno ha osato trasgredire la tacita legge che impone di non mettere in difficoltà il “caro leader” bocconiano. Era Giacomo Zucco, leader dei Tea Party Italia. Ho pazientemente trascritto e messo in bella forma, a futura memoria, il suo glorioso intervento:
«Come mai, se l’intera Europa e il Fondo Monetario Internazionale hanno più volte sostenuto che la politica giusta per uscire dalla crisi è tagliare le spese e tagliare le tasse, lei in quest’anno ha fatto l’esatto contrario? Non solo le tasse sono aumentate – dall’Imu sulla prima casa, che è andata direttamente al monte dei Paschi di Siena, ad altri altri tipi di tasse, fra cui una nuova tassa su chi deve ricorrere a colf badanti – non solo queste tasse non sono andate a ridurre il debito, dal momento che il debito pubblico è aumentato, ma è pure aumentata la spese corrente. Lei la spesa l’ha aumentata, tant’è che nella sua nota di aggiornamento del documento di economia finanziaria si parla di 22 miliardi di nuove tasse programmate da qui al 2015. Quindi non è che le ha programmate quest’anno e poi in futuro le abbasserà: lei ha programmato un aumento di spese fino a 22 miliardi. Visto dunque che anche la lettera della BCE parlava di ridurre la spesa, e lei non lo ha fatto, parlava di liberalizzare il lavoro, e la Fornero ha fatto il contrario creando disoccupazione, parlava anche di riforma delle pensioni, cosa che voi avete fatto malissimo creando il macello degli esodati, allora la domanda è: lei non sapeva che le politiche che servivano al paese – come ha detto anche lo FMI nel meeting di Tokyo – erano tagliare le spese a tagliare le tasse? E se lo sapeva – come sembra dai suoi nuovi proclami elettorali, che sono credibili quanto quelli di Berlusconi e cioè zero – perché ha fatto l’esatto contrario? La prego, non mi dica che non poteva, perché lei nel primo mese poteva mettere una legge sull’uccisione dei figli unici e il parlamento l’avrebbe approvata. E se se non poteva – se cioè il parlamento era talmente cattivo che col 60 per cento dei voti lei non poteva tagliare nulla mentre promette che potrà farlo domani con Fini e Casini, loro sì “grandi riformatori” – perché allora non si è dimesso e non ha lasciato il posto ad un tecnico serio disposto a tagliare spese e tasse e a liberalizzare il mercato del lavoro, ossia l’esatto contrario di quello che ha fatto lei?»
Bisogna sottolineare che appena tre giorni prima, nel corso della puntata di martedì 30 gennaio della trasmissione Ballarò, Edward N. Luttwak aveva detto più o meno le stesse cose. Anche queste le ho pazientemente trascritte e messe in bella forma a futura memoria:
«La cosa strana è che il 13 ottobre scorso a Tokyo alla riunione del Fondo Monetario Internazionale molti economisti hanno detto che i paesi che hanno tagliato la spesa pubblica non hanno avuto aumento di disoccupazione e non hanno perduto crescita mentre i paesi che hanno ridotto il deficit nella stessa misura però aumentando tasse hanno strangolato le loro economie, le hanno buttate giù. Buttandole giù, le entrate fiscali diminuiscono e le spese del welfare aumentano. Questo si chiama fiscal drag e la cosa che io non capisco è che il professor Monti ha insegnato queste cose per trenta anni. La spesa pubblica comporta meno occupazione per ogni lira spesa rispetto alla spesa privata. Il funzionario pubblico è mediamente più costoso in tutto il mondo. Il punto è che per tagliare la spesa pubblica devi avere un tecnico che non ha ambizioni politiche, che non si ripresenta, che non vuole diventare capo partito, che è stato messo lì per tagliare la spesa pubblica. In ogni paese ci sono parlamentari che non vogliono tagliare la spesa pubblica, ma in questi momenti di crisi arrivano tecnocrati che dicono: o voi accettate tutti i decreti o vado a casa. Monti poteva anche andare a casa (…) L’unica spiegazione è che questi tecnici non volevano fare il loro compito tecnocratico, volevano fare altro: i capi partito. Infine, perché questo rapporto del FMI – che mostra come l’Italia sia più in basso di tutti gli altri paesi – è stato riprodotto ovunque ma non in Europa?» (Qui il filmato completo).
La risposta a quest’ultima domanda è fin troppo facile: l’articolo del FMI è stato fatto sparire dalla potentissima lobby trasversale dei parassiti del denaro pubblico, che non vogliono che il popolo tartassato sappia che di tasse e di spesa pubblica si muore. Ormai in qualunque paese europeo, ma anche negli Usa e in Giappone, se vuoi fare carriera in politica devi difendere gli interessi di questa lobby. Appunto, come ha detto il buon Luttwak, l’unica spiegazione possibile del fatto che Monti non ha svolto i suoi compiti di tecnico è che Monti non è mai stato un vero tecnico: è un uomo ambizioso che mira a fare carriera in politica. “Vanità, decisamente il mio peccato preferito”.
Anticipo subito le obiezioni, così chiudiamo in fretta il discorso. Obiezione numero uno: “Alzando le tasse Monti ha rassicurato i mercati facendo così scendere lo spread ed evitando all’Italia un disastro in stile greco”. Questo sono sempre in meno a pensarlo. La maggior parte degli osservatori non hanno dubbi sul fatto che a fare scendere (di troppo poco, oltretutto) lo spread non siano state le scellerate politiche di Monti ma i provvedimenti adottati da Mario Draghi. Inoltre, nessuno ha più il coraggio di negare che le scellerate politiche di Monti non solo hanno provocato un ulteriore aumento del debito (che dal 119% è arrivato al 127%) ma hanno spinto l’Italia nel baratro di una recessione da cui molto difficilmente uscirà viva. A meno che, naturalmente, non si cominci a dimezzare sul serio quell’enorme forma di ricettazione del denaro rubato ai cittadini che si chiama spesa pubblica.
Obiezione numero due: “Berlusconi aveva trascinato l’Italia nel ridicolo, il saggio e pacato professor Monti ha ridato credibilità internazionale all’Italia”. Ah, quello della “credibilità internazionale” è veramente il più potente degli idoli fabbricati da colui che fa di tutto per convincerci della sua inesistenza. Qualcuno mi sa spiegare che diavolo (per rimanere in tema) è questa “credibilità internazionale”? E’ roba che si mangia? La diamo da mangiare a quelli che non hanno più né casa né lavoro a causa delle tasse montiane? No, vi prego, ditemelo. Me lo dite che vantaggio ha una nazione se guadagna la “credibilità internazionale” nel mondo intero e poi perde se stessa precipitando nell’inferno della miseria? Ma agli imprenditori che si sono già suicidati, a quelli che si stanno per suicidare, ai disoccupati che fanno la fila alla Caritas, agli sfrattati che stanno per strada al freddo che cosa può importare se Monti a Bruxelles ci fa un figurone e se sulle televisioni degli altri paesi finalmente tace il coro di insulti all’Italia del bunga bunga? Ma non era meglio essere rappresentati a Bruxelles da uno che faceva le corna nelle foto di gruppo e intanto avere pane e tetto? Ho ragione di credere che, quando non hai né pane né tetto, non te ne potrebbe fregare di meno se nelle televisioni degli altri paesi i buffoni laureati se la piantano di dire che gli italiani sono tutti buffoni dediti al bunga bunga. Ho ragione di credere che la famosa gente che non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, se deve scegliere fra la miseria targata Monti e la “perdita di credibilità internazionale” targata Berlusconi, preferisce di gran lunga la seconda. “Insultateci pure, ma lasciateci il pane”.
Non è che “credibilità internazionale” significa chinare servilmente il capo alle altre nazioni? Non è che “credibilità internazionale” è la versione post-moderna del vecchio “Franza o Spagna purché se magna” però senza il “se magna”? Ho la tentazione di credere a Tremonti, politico che non stimo affatto, quando dice che Merkel & company hanno messo sulla testa del professore la corona di alloro della “credibilità internazionale” solo perché il professore li sta aiutando a fare quello che loro cercano di fare da tanto tempo senza riuscirci: distruggere l’Italia e spartirsi i resti del suo cadavere economico. Spero che Tremonti abbia torto.
D’altra parte, io non capirò mai perché gli italiani si lasciano insultare anzi amano essere insultati e sono quasi grati agli stranieri che li insultano. In realtà, gli italiani non se ne accorgono neanche di essere insultati: “E’ colpa di Berlusconi se i mass media stranieri insultano gli italiani. Quando ci saremo liberati di Berlusconi, che fa fare una brutta figura all’Italia, finalmente ci tratteranno con rispetto”. Poveri illusi. Non capiranno mai che i buffoni stranieri non insultano gli italiani per colpa di Berlusconi, ma insultano gli italiani perché sono italiani, e usano il caso Berlusconi come fragile pretesto degli insulti. E non capirò mai perché gli italiani non hanno il benché minimo orgoglio, perché idolatrano ogni parola che esce dalla bocca dei giornalisti stranieri, perché consentono ai giornalisti stranieri di decidere chi è “unfit” e chi non lo è a governare l’Italia. Ma questi giornalisti dell’Economist. guardassero un po’ alle schifezze di casa loro, guardassero a quel pederasta che per più di quarant’anni ha fatto impunemente caccia grossa di minorenni nei corridoi della Bbc (il presentatore televisivo Jimmy Savile) prima di puntare il dito sulle tette e sui culi che riempiono la tv italiana, come se le tette e i culi non proliferassero in ogni tv del mondo. Adesso pare che Bill Emmott, ex direttore dell’Economist, abbia ufficialmente protestato presso il Foreign Office contro la decisione, presa da Giovanna Melandri, direttrice del Maxxi, di sospendere a poche settimane dalle elezioni la proiezione all’interno del Maxxi del documentario anti-italiano (e a quanto pare anche violentemente anti-cattolico) Girlfriend in a coma di Annalisa Piras e dello stesso Emmott. Uh, che paura, il Foreign Office! Allora, facciamo così: noi vi facciamo proiettare al Maxxi Girlfriend in a coma a ridosso delle elezioni politiche italiane e voi in cambio ci fate proiettare al Tate Modern a ridosso delle elezioni politiche inglesi un documentario sulla Gran Bretagna dal titolo Old witch in a coma – che io mi offro volontaria di preparare – in cui i politici inglesi appaiono come un branco di corrotti e maniaci sessuali e la regina appare come una ninfomane, ok? Affare fatto.
Insomma, la “credibilità internazionale” è un idolo, un vitello d’oro. Per dirla tutta, vale molto meno del vitello d’oro, che almeno era di oro, e oggi come oggi un po’ d’oro fa la differenza fra il mangiare e il morire di fame. La gente vende ai negozi “Compro oro” tutti gli oggetti d’oro che ha in casa per mettere insieme il pranzo con la cena. Ma pare che tutte le fedi e tutte le catenine della prima comunione d’Italia stiano finendo, visto che ai negozi “Compro oro” si stanno affiancando i negozi “Compro argento”. E quando finisce anche l’argento, alle ragazze rimane almeno il tesoro su cui sono sedute e ai ragazzi qualcosa di simile. Quindi non stracciatevi le vesti se dalle indagini sociologiche risulta che la prostituzione occasionale non solo femminile sia in costante, inarrestabile aumento. D’altra pare, anche la Sonja di Delitto e castigo fu costretta sacrificare la sua virtù per impedire ai fratellini di morire di fame. E ora che ci penso, fra poco l’Occidente ex opulento sarà simile alla Russia degli zar a causa del debito che lo divora. Ma state attenti, perché dopo gli zar sono venuti Lenin e Stalin.
Se i pagani fanno sacrifici agli idoli, pazienza, sono pagani. Ma i cattolici si suppone che siano abbastanza svegli per distinguere gli idoli dal vero Dio. E invece, molti cattolici sono meno svegli di quanto pensassi. Infatti, attorno al vitello d’oro falso della “credibilità internazionale” targata Monti danzano un numero spropositato di cattolici. Se chiedi loro spiegazioni, ti dicono: Monti ha abbassato lo spread, è rispettato a livello internazionale e in più rispetta i principi non negoziabili. Questa è buona. Dunque, sullo spread e sulla credibilità internazionale ho già detto. Mi resta da dire soltanto che i cosiddetti principi non negoziabili (riguardanti la vita e la famiglia naturale) al professore interessano molto meno della sua carriera politica: non li avversa ma non li difende neppure. Per fare brodo di voti, ha accolto nel suo movimento sia cattolici che difendono tali principi sia laicisti che, se potessero, metterebbero distributori automatici di kit per l’aborto e per la “morte pietosa” nelle banchine dalla metropolitana. Insomma, il movimento di Monti sfida coraggiosamente il principio di non contraddizione affermando e negando allo stesso tempo i principi non negoziabili. Tuttavia, l’esperienza insegna che, quando ci si ostina a tenere insieme l’affermazione e la negazione di un principio, la negazione tende a prevalere. Paragonando l’affermazione ad una minestra e la negazione al veleno, ebbene se metto insieme metà minestra con metà veleno, l’effetto mortale del veleno prevarrà definitivamente sui valori nutritivi della minestra. Ci pensi bene, onorevole Mario Mauro.
Ma torniamo alla puntata di Leader. La dura e puntuale requisitoria di Giacomo Zucco era riuscita a cancellare dalla faccia del professore l’odioso sorrisino di autocompiacimento. Senza perdersi d’animo, il professore ricorse ad uno dei principali trucchi sofistici consigliati da Schopenhauer: quando non si sa rispondere alle critiche, minimizzare le critiche e fare ironia sul critico. Così parlò Monti: «Mi trovo di fronte ad un interlocutore brillante, equilibrato e consapevole che non mira ad una astratta trasposizione di ricette dagli Stati Uniti all’Italia… Dovrò valutare più attentamente non tanto le sue critiche tecniche, che si potrebbero trattare abbastanza brevemente, ma le gravi riserve di ordine morale e comportamentale che ha indirizzato alla mia persona, sulle quali farò una doverosa, profonda e auto-flagellante riflessione».
Dunque, Monti sottovaluta le critiche: «le sue critiche tecniche si potrebbero trattare abbastanza brevemente». Egregio professore, se è vero che si potrebbero trattare brevemente, come mai non ha mai trovato i cinque minuti necessari per trattarle? Perché mena sempre e sistematicamente il can per l’aia quando prova a trattarle?
Monti fa ironia su Zucco e sul movimento che rappresenta:«Mi trovo di fronte ad un interlocutore brillante, equilibrato e consapevole che non mira ad una astratta trasposizione di ricette dagli Stati Uniti all’Italia». Con queste parole, Monti insinua ironicamente il contrario di quello che sembra affermare: insinua cioè che Zucco sarebbe tutt’altro che equilibrato (perbacco, Zucco, non ti vergogni di avere alzato la voce? Non sei sobrio!) e che il suo movimento mirerebbe ad una astratta trasposizione di ricette dagli Stati Uniti all’Italia. Ci risiamo. Tutte le volte che un liberale dice delle cose che non sono semplicemente liberali ma di buon senso, gli avversari tirano fuori la leggenda metropolitana in forma di sillogismo secondo cui: 1) gli stati Uniti sono liberisti, 2) negli Stati Uniti è iniziata la crisi economica mondiale, 3) il “liberismo” è la causa della crisi economica mondiale. Quindi, Monti insinua, ironicamente, che i liberali del Tea party Italia e del Fid mirerebbero espressamente a distruggere l’Italia a colpi di “liberismo” presunto statunitense. Ora, del succitato “sillogismo metropolitano” solo la seconda affermazione è vera. Delle altre due è vero esattamente il contrario. La verità è che gli Stati Uniti non sono liberisti e non lo sono mai stati. Il “liberismo selvaggio” non ha fallito per la semplice ragione che non è mai stato applicato né negli Usa né da nessuna parte. La verità è che gli Stati Uniti sono keynesiani e lo sono sempre stati. La causa prima se non unica della crisi economica mondiale è il keynesismo selvaggio, che è una forma di socialismo. In estrema sintesi, l’attuale crisi economica mondiale ha due cause principali: la manipolazione dei tassi di interesse da parte della Fed a partire dal 2001 (che ha portato all’aumento incontrollabile del debito privato e ha gonfiato e poi fatto scoppiare gigantesche bolle, in primis quella immobiliare) nonché la crescita incontrollabile della spesa pubblica e del debito pubblico. E che cosa consigliava lord Keynes? Esattamente questo: abbassare i tassi di interesse per “stimolare gli investimenti privati”, aumentare la spesa pubblica per “stimolare i consumi” e ripagare il debito accumulato emettendo titoli sovrani e stampando denaro dal nulla. Se lo faccio io, vado in galera come falsaria. Se lo fa la Fed o la Bce, tutti applaudono, specialmente Massimo giardina e rodolfo Casadei di Tempi
Infine, Monti fa della falsa ironia su sé stesso, sperando di apparire un vero aristocratico: «Dovrò valutare più attentamente le gravi riserve di ordine morale e comportamentale che ha indirizzato alla mia persona, sulle quali farò una doverosa, profonda e auto-flagellante riflessione».
Se questa doverosa, profonda e auto-flagellante riflessione la facesse davvero, dovrebbe andare in diretta televisiva a reti unificate a fare mea culpa, implorando perdono a Dio e al popolo per avere gettato la nazione nel baratro al solo scopo di soddisfare la sua vanità e ambizione politica.
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2 pensieri su “SATANA IN POLITICA. Le menzogne di Mario Monti.

  1. http://www.tempi.it/giannino-adozioni-gay-tuteliamo-i-bambini-ma-non-sono-contrario-amore-ai-figli-anche-in-unaltra-famiglia#.UR_tVWdq2q4

    La trasmissione di Giannino ha come sigla “this is the end”.
    Ecco, la fine è veramente arrivata, il declino è ormai una certezza. Aprendo imprudentemente alle adozioni gay, Giannino ha allontanato migliaia di cattolici dal suo movimento. Avrei preferito che si mordesse la lingua e che per pura ipocrisia (via l’ipocrisia, questo omaggio del peccato alla virtù) si dicesse contrario. Infatti, in politica non c’è bisogno di essere interiormente convinti di quello che si dice: l’importante è dirlo. Se Giannino si fosse detto per pura ipocrisia contrario alle adozioni gay, lo avrei votato pure sapendolo ipocrita, e viva ancora l’ipocrisia. Ma ormai non servirà neppure fare marcia indietro, è tutto perduto. Giannino e i Tea party saranno politicamente inisgnificanti, l’Italia uscirà dall’euro per fare la “svalutazione competitiva”, il debito pubblico esploderà e fra qualche mese daremo l’assalto ai supermercati, come fanno adesso ad Atene, e i cinesi compreranno l’Italia come stanno comprando l’Africa.

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