Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

SI SCRIVE GIUSTIZIA SOCIALE E SI LEGGE INVIDIA SOCIALE, V. La nuova lotta di classe: parassiti contro lavoratori produttivi

Ci troviamo di fronte ad una nuove “lotta di classe”: non più borghesi contro proletari, ma distruttori di ricchezze contro produttori di ricchezze. I secondi pagano le tasse, i primi sono mantenuti dalle tasse. Distruttori di ricchezze sono in primo luogo tutti coloro che lavorano alle dipendenze dello Stato (impiegati statali, burocrati, politici di ogni genere e grado), in secondo luogo i falsi “bisognosi” che si fanno assistere dallo Stato (falsi invalidi, baby pensionati eccetera) e infine i grandi capitalisti e i grandi banchieri che si fanno coprire le perdite dallo Stato (vedi post precedente). Produttori di ricchezze sono tutti coloro che lavorano nel settore privato senza ricevere aiuti dallo Stato: lavoratori dipendenti, imprenditori, commercianti e liberi professionisti (fra cui anche i pochi intellettuali e i pochi veri artisti di valore). Dal momento che lo Stato mette gentilmente nelle loro tasche i soldi che prende dalle tasche dei produttori, i consumatori-distruttori adoreranno lo Stato come gli ebrei hanno adorato per qualche tempo il vitello d’oro. E’ assai improbabile che quanti ricevono la pappa dallo Stato possano votare per un partito che propugna la riduzione dello Stato e quindi la fine della distribuzione automatica di pappa pronta. Per usare una immagine dura ma sostanzialmente veritiera, è improbabile che il parassita voti per il partito degli anti-parassitari. Insomma, Mitt Romney aveva perfettamente ragione: i repubblicani non avrebbero mai potuto sperare di ottenere voti da quel circa 39% di americani che “vivono delle elemosine dello Stato”. In qualunque paese del mondo, un partito che professa idee liberali non può sperare di ottenere i voti di quanti non appartengono alla classe dei produttori di ricchezze vessati dal fisco.

Purtroppo, questi ultimi sono sempre di meno, e di conseguenza i partiti liberali tendono a ricevere sempre meno voti. Infatti, come ho detto, a furia di trasferire ricchezze dalla classe che le produce a quella che le consuma soltanto, lo Stato provoca l’estinzione progressiva della prima e l’espansione illimitata della seconda (ho letto che in Italia ormai c’è un impiegato statale ogni tredici lavoratori attivi). Lo Stato è una bestia talmente stupida che non si accorge nemmeno che uccidere la classe media è contro i suoi sporchi interessi. Quando avrà finito di uccidere la classe media, le ricchezze a chi le ruberà? D’altra parte, la maggioranza è troppo accecata dai vizi dell’invidia e della pigrizia per capire che così non si potrà andare avanti a lungo. Invece di solidarizzare con gli oppressi dal fisco, li disprezza. I giornalisti e gli intellettuali incoraggiano questo disprezzo, descrivendo gli sfruttati come “ricchi sfruttatori” e dipingendo i liberali come dei nazisti sadici che vogliono fare morire di fame i bambini poveri. Ormai è impossibile dire qualcosa di liberale in un talk show senza essere crivellati di insulti dal pubblico. Quando gli sfruttati sono ormai in fin di vita, la maggioranza chiede allo Stato di fruttarli di più e meglio. Che è come premere l’acceleratore sulla via del precipizio.

La maggioranza invidiosa comprende non soltanto tutti quelli che dipendono direttamente o indirettamente dallo Stato, ma anche una parte dei lavoratori dipendenti. In effetti, questi ultimi sono in una posizione ambigua. In quanto guadagnano meno dei loro datori di lavoro, possono farsi tentare dall’invidia. In quanto tuttavia sono vittime, come i loro datori di lavoro, di fisco insaziabile, possono anche maturare una coscienza liberale anti-statalista. Purtroppo, lo Stato ha trovato da parecchio tempo la maniera di sedurli: alza l’aliquota fiscale per i ricchi. I dipendenti accettano di buon grado di cedere quasi la metà del loro stipendio allo Stato perché si illudono che lo Stato restituirà loro sotto forma di servizi e welfare non soltanto la metà del loro stipendio ma anche parte di quello che è stato tolto ai “ricchi”, che comprendono i loro odiati datori di lavoro. Poveretti. E il problema è che l’illusione della “ridistribuzione delle ricchezze” è più forte dell’esperienza: da quando sono nati hanno avuto modo di vedere che lo Stato maltratta i cittadini e tuttavia continuano a credere nella favola della ridistribuzione.

Negli Usa la “lotta di classe” fra produttori di ricchezze e consumatori delle ricchezze sta diventando “lotta di classe” fra bianchi e non bianchi. Nota Ann Coulter che Mitt Romney ha ottenuto fra gli elettori bianchi una percentuale di voti nettamente superiore a quella ottenuta da Ronald Reagan nel 1980. Solo che nel 1980 i bianchi rappresentavano l’88% degli elettori, mentre oggi rappresentano solo il 72%. “I democratici non hanno cambiato le convinzioni di nessuno. Hanno cambiato le persone”. La rielezione del peggiore presidente della storia americana è effetto delle politiche sull’immigrazione troppo permissive promosse dal partito democratico, che ha sempre mirato esplicitamente a importare nuovi elettori dal Terzo Mondo. Oltre a farli entrare in massa, i democratici hanno pure dato loro la pappa pronta. Nello specifico, hanno facilitato l’accesso dei nuovi immigrati ai programmi di assistenza pubblica e naturalmente permesso loro di ottenere la cittadinanza in tempi più rapidi. Come potevano dunque i nuovi americani non correre a votare il peggiore presidente della storia degli Usa? Che cosa può importare a loro se Obama ha fatto aumentare lo stock del debito federale di più del 50%, portando il deficit pubblico al 10% del Pil Usa? Infatti, il debito lo pagheranno i bianchi.

Ann Coulter crede che i nuovi americani voterebbero per il partito repubblicano se soltanto i repubblicani si sforzassero di avvicinarli e insegnare loro i principi del liberalismo. Una volta che avremo fatto loro capire che razza di ladro è lo Stato, loro per primi si ribelleranno. Perché, si chiede la Coulter, un nuovo americano dovrebbe accettare di cedere gran parte del suo stipendio allo Stato? E perché dovrebbe accettare cose contrarie alle sua tradizione di origine, come il matrimonio omosessuale o l’aborto? Certo, è possibile che in futuro i nuovi americani possano convertirsi in massa liberalismo. Ma io ho i miei dubbi. In primo luogo la maggior parte dei nuovi americani non appartengono alla classe dei pagatori di tasse, ma alla classe di coloro che i soldi delle tasse li ricevono dallo Stato. Come ha ricordato Romney, sono assistiti allo Stato circa il 39% degli americani. Ma se consideriamo solo gli immigrati regolari, quella percentuale sale al 57%. Dunque, il 57% dei nuovi americani sanno bene che votare contro lo Stato è come votare contro il piatto su cui mangiano.

Ma poi c’è una ragione molto più profonda e molto più preoccupante: i nuovi americani, così come i nuovi italiani, non sono occidentali. Rimangono tenacemente attaccati alle loro culture di origine, che disconoscono non soltanto il valore per noi sacro della libertà ma anche l’etica del lavoro. Secondo tutte le culture extra-occidentali, nessuna esclusa, vivere di ozio sfruttando il prossimo non è qualcosa di cui vergognarsi, al contrario è qualcosa di cui vantarsi. Quindi, molto difficilmente gli extra-occidentali infiltrati in Occidente accetteranno di passare dalla classe dei consumatori di ricchezze assistiti dallo Stato alla classe dei produttori di ricchezze. C’è anche di peggio. Secondo tutte le culture extra-occidentali, nessuna esclusa, l’individuo vale meno dello Stato, che sia il califfato musulmano o il celeste impero cinese. Quindi, siete avvertiti: se gli occidentali autoctoni d’Europa e d’America continuano a percorrere la strada in discesa della contrazione demografica, nessuno li salverà da un futuro totalitario. Immaginate un totalitarismo multietnico e multiculturale, un po’ 1984 di Orwell e un po’ Blade Runner.

Tutte le idee e i valori sui cui si basa il liberalismo sono idee e valori esclusivamente occidentali. Ad esempio nessuno, proprio nessuno, al di fuori dell’Occidente e della sua area di influenza crede nel valore della libertà individuale e nella dignità infinita di ogni essere umano. Non giriamoci intorno: è stato il Cristianesimo ad insegnare queste idee e questi valori all’Occidente. Quindi, quanto più in Occidente viene meno il Cristianesimo, tanto più viene meno anche il liberalismo. Tanto è vero che il modello dello Stato onnipotente che assiste i suoi sudditi dalla culla alla tomba non esisteva nei secoli cristiani: è stato partorito dell’Illuminismo ateo. Avendo negato l’esistenza dei vizi capitali, l’illuminismo ha inventato uno Stato che alimenta e trae nutrimento dai vizi dell’invidia, della pigrizia, dell’avidità e della superbia. Lo statalismo è seducente come i vizi capitali. Non solo, ma avendo messo l’uomo al posto di Dio, l’Illuminismo si rifiuta tenacemente di credere che l’uomo sia incapace di resistere a lungo alla seduzione del peccato. L’Illuminismo ha cancellato il concetto di peccato originale. Possiamo passare la vita a spiegare alla gente che i rappresentanti dello Stato sono inclini all’avidità e alla superbia mentre gli impiegati pubblici sono inclini alla pigrizia; possiamo passare la vita a mostrare alla gente decine, centinaia, migliaia di esempi di spreco e furto di denaro pubblico e mostrare le statistiche sull’assenteismo negli uffici pubblici. Possiamo passare la vita a spiegare queste cose e la gente continuerebbe a rifiutarsi di capire. Infatti, la gente si rifiuta di credere che l’uomo sia debole e quindi non rinuncerà mai all’illusione che si potrà trovare un giorno la maniera di fare funzionare lo Stato. Tutti sono arci-convinti che un giorno nessun politico sarà sorpreso a rubare e nessun impiegato statale sarà sorpreso a scaricare materiale porno da quando entra in ufficio alla mattina a quando ne esce alla sera. I giornalisti e gli intellettuali rafforzano questa illusione, dipingendo i paesi socialdemocratici del nord come paradisi di efficienza. Nessuno sa che non è vero.

Prendiamo dunque coscienza del fatto che la lotta dello statalismo contro il liberalismo coincide con la lotta dei vizi contro le virtù. Coincide con la lotta di una cultura che divinizza l’uomo negando il peccato originale contro una cultura che invece riconosce la debolezza dell’uomo e la sua intrinseca dipendenza da Dio. Più in generale, coincide con la lotta dell’ateismo occidentale alleato con la barbarie extra-occidentale contro il Cristianesimo. Quindi, il liberalismo è destinato a partecipare, almeno in parte, allo stesso odio che il mondo nutre verso il Cristianesimo. “Vi odieranno e, contro di voi, diranno ogni sorta di menzogna”. Sapendo di mentire, gli intellettuali di sinistra descrivono i liberali come dei sadici che proteggono ricchi spietati che tolgono il pane di bocca ai bambini poveri. Senza dubbio, Ronald Reagan e Margareth Thatcher – guarda caso entrambi cristiani – sono stati i politici più insultati del ventesimo secolo. Perché sono stati quelli che hanno fatto meglio.

Dunque, che fare? Dal momento che gli occidentali stanno ripudiando il Cristianesimo mentre gli immigrati semplicemente lo ignorano, la battaglia a favore del liberalismo potrebbe sembrare persa in partenza. In realtà, non lo è. Anche la battaglia contro il comunismo sembrava persa in partenza. Ma poi si è capito che c’era una maniera molto efficace per combattere contro il comunismo: lasciarlo fare. Dunque, lasciamolo in pace, lo Stato socialdemocratico e keynesiano. Lasciamolo uccidere a colpi di tasse la classe di coloro che potrebbero votargli contro. Ma il paradosso è che quelli che potrebbero votagli contro sono anche coloro da cui lo Stato si fa mantenere. Insomma, il Leviatano perseguita e uccide le vacche che munge. Quindi, è solo questione di tempo: quando avrà finito di distruggere i “kulaki” che lo mantengono, il Leviatano socialdemocratico farà la stessa fine dello Stato sovietico, che è crollato su sé stesso.

In realtà, già sta crollando: gli addetti al marketing delle grosse multinazionali già guardano all’Europa come al Terzo Mondo. Di recente è apparso un articolo agghiacciante: Maurizio ricci, “Lo shopping è monodose”, Repubblica, 22 ottobre 2012. L’autore illustra le strategie di marketing che i grossi gruppi multinazionali adotteranno in Europa nei prossimi anni: “L’indicazione certifica ufficialmente – fuori da ogni pregiudizio o ironia, perché le multinazionali sono notoriamente senza cuore, dunque spietatamente lucide – che l’Europa può ormai essere considerata un continente povero, sul bordo del Terzo mondo. E, come nei paesi poveri, una delle strategie di vendita è ridurre le dimensione delle confezioni, per rendere la spesa più abbordabile. Oppure, rendere i prodotti meno complessi e sofisticati, dunque più economici”. Insomma, siamo ridotti come i sovietici. Loro facevano la fila per il pane, noi faremo la fila per comprare gli scarti negli hard-discount. Ma il bello è che anche gli ex parassiti di Stato saranno alla fame. E allora anche loro si convertiranno in massa al liberalismo.  E The road to serfdom di Friedrick von Hayek diventerà il loro libretto rosso.

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5 pensieri su “SI SCRIVE GIUSTIZIA SOCIALE E SI LEGGE INVIDIA SOCIALE, V. La nuova lotta di classe: parassiti contro lavoratori produttivi

  1. SUL CHICAGO BLOG E’ APPARSO OGGI UN COMMENTO DI STAGNARO ALL’ULTIMO LIBRO DI LUCA RICOLFI:

    http://www.chicago-blog.it/2013/04/25/la-sfida-di-luca-ricolfi-e-leconomia-politica-del-declino/comment-page-1/#comment-47910

    MIO COMMENTO

    Agghiacciante.
    Ricolfi in sostanza non propone di fare l’unica cosa giusta (tagliare spesa pubblica e tasse) ma propone di dare un colpo al cerchio di sinistra (perseguitare gli evasori: come se evadere on significasse semplicemente sopravvivere impedendo al Grande Ladro di derubarti del tutto) e uno alla botte di destra ( “tagliare gli sprechi”: espressione insensata, perché almeno l’80 % della spesa pubblica è spreco).
    Speravo che nella seconda parte dell’articolo Stagnaro demolisse come si deve le tesi di Ricolfi, e invece scivola su una buccia di banana: “è abbastanza sorprendente che anche Ricolfi si unisca a quanti chiedono l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, quando è ovvio che mantenere l’attuale livello di tassazione sui patrimoni è la precondizione per ridurre, in qualunque scenario realistico, il prelievo sui redditi, che è la vera anomalia italiana”. In sostanza, Stagnaro propone di tassare i patrimoni per tassare meno il lavoro. Che è esattamente come dire: il fisco deve scegliere meglio chi derubare, derubare più uno e meno l’altro. E’ la solita favola social-democratica della “ridistribuzione del carico fiscale”. E invece no: il fisco non deve tassare né il lavoro né il patrimonio, vale a dire non deve derubare né gli uni né gli altri. Per due ragioni. La prima è che rubare è intrinsecamente immorale, sia che si rubi ai poveri sia che si rubi ai ricchi. La seconda è che lo Stato è un tossicodipendente all’ultimo stadio, cui le dosi di denaro-droga non bastano mai. Quindi, se gli dai i soldi dell’Imu non è che smette di prendere i soldi dal lavoro e dalle imprese: semplicemente comincia a prenderseli a entrambe le parti.
    quindi, no al cerchiobottismo ricolfiano. Qui c’è una sola cosa da fare: tagliare la spesa pubblica con la mannaia e mandare subito a casa almeno un milione di impiegati statali. Tanto non lavorano e, anche se lavorassero, il loro lavoro non servirebbe comunque a niente.

    Mi convinco sempre più che la soluzione è la Tatcher.
    Finora i liberali in Italia hanno avuto percentuali da fame perché hanno fatto troppo i cerchiobottisti per non scontentare nessuno: se ci votate tagliamo un po’ le tasse ma non troppo per non irritare gli statali. Ma questa strategia non paga sul piano elettorale, come si è visto.
    Invece occorre una posizione netta: Cari tax payers, votateci e noi vi tagliamo le tasse, cari tax consumers, odiateci perché vi manderemo a casa.
    La Gran Bretagna negli anni Settanta aveva una spesa pubblica da socialismo reale. Ebbene, la Tatcher è riuscita a vincere le elezioni ottenendo unicamente i voti dei tax payers. Ma per fare questo, ha dovuto dividere il paese, mettendo i tax consumers e i tax payers gli uni contro gli altri, in una spietata lotta di classe. I consumers protestavano con violenza da guerra civile quasi tutti i giorni, ma hanno perso. Insomma, la morale della favola è che non bisogna “unire il paese”: bisogna dividerlo fino in fondo e combattere.

  2. BRANO TRATTO DA QUESTO ARTICOLO SU TEMPI:

    http://www.tempi.it/domani-stampa-e-regime-a-cinque-stelle-bordin-grillo-e-contro-linformazione#.UXqTILUtydB

    «È questo che trovo sgradevole nel personaggio Grillo: si dice contro la stampa assistita dallo Stato, ma in realtà ce l’ha con l’informazione». Massimo Bordin, storico conduttore della rassegna “Stampa e Regime” di Radio Radicale, contrappone al risentimento di Grillo nei confronti della stampa una riflessione cara al Partito Radicale: «In pieno conflitto di interessi, sostengo che in Italia, dove non esiste la figura di un editore puro, l’informazione che campa sui finanziamenti di Stato offre maggiore possibilità di libera espressione di quella che è in mano a sistemi economici “altri”». Soluzione di quella che Bordin definisce «anomalia italiana» non può essere la Rete: «Io continuo, forse erroneamente, a pensare che il web sia qualcosa di diverso dalla stampa, e che per ora non può sostituirla».

    MIO COMMENTO:

    Può darsi che l’informazione che campa su sistemi economici “altri” sia asservita a quei poteri economici. Ma la soluzione non sono i finanziamenti di Stato. L’informazione che campa sui finanziamenti di Stato – spero che Tempi non ne sia toccato – è una mangiatoia per amici, parenti, amanti e tutti i mediocri raccomandati possibili immaginabili. Se non hai amici o non dai quello che non è bene dare se sei donna, non ti fanno neanche entrare nelle sale d’aspetto dei giornali anche se, per ipotesi, tu fossi un genio. L’unica vera soluzione è una concorrenza in libero mercato fra giornali, che non traggano finanziamenti da altri che da lettori. Infatti, solo sul mercato può esistere una vera meritocrazia, che spazza via la folla dei mediocri.
    Bisogna lottare con le unghie e con i denti finché lo scandalo dei finanziamenti alla stampa (ma anche al cinema e alla “arte” presunta) non cessi definitivamente. Non mi pare che negli Usa la stampa riceva sovvenzioni statali. Eppure la stampa Usa sta in piedi, e sta trovando soluzioni creative alla crisi della carta determinata da Internet. Invece da noi i signorini della stampa non cercano soluzioni e non cercano di migliorarsi, perché fanno la bella vita con i nostri soldi.

    • SEMPRE PER RIMANERE IN TEMA, SULL’AREA COMMENTI DI TEMPI UN LETTORE MI HA SCRITTO:

      Cara Signora Jacob,

      è bello risentirla… ricordo ancora un suo bell’intervento su TEMPI, su Sartre, giusto?… ma la seguivo sempre con piacere. Mi chiedevo, infatti, come mai la Sua collaborazione con la rivista fosse cessata, quando la rivista passò a tabloid…

      MIA RISPOSTA:

      Leggo solo adesso il suo intervento su un articolo di Tempi rivolto a me.
      E’ brutto essere chiamata signora, però è vero, dieci anni fa scrivevo su Tempi… Ma sono talmente scadente, talmente inferiore dal punto di vista intellettuale agli omonimi per caso del direttore e alle muse della filosofia ipo-trentenni che sanno tutto della cellulite di Kate Middleton e dei programmi del giorno, che, per ragioni di meritocrazia, ho dovuto lasciare loro il posto e accettare il posto nella società che le mie mediocri capacità mi assegnavano.

  3. Anonimo in ha detto:

    Ma tu sei RdS? L’altro blog non si visualizza più …

    Ciao, basemarom (attento lettore del tuo altro blog).

  4. Pingback: Viva il cattolicesimo affarista, abbasso l’invidia sociale dei grillini verso i ciellini | Tesori in frantumi

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