Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Archivi per il mese di “giugno, 2013”

Il problema dell’Italia non è Berlusconi ma la dittatura giudiziaria

Gli italiani si dividono in due categorie: berlusconiani e anti-berlusconiani. I secondi applaudono la sentenza che fa fuori il loro avversario politico, i primi se la prendono con i giudici che li hanno privati del leader. Io invece appartengono alla categoria di quelli che non amano e non odiano Berlusconi. Non lo odio in maniera patologica, da immediato ricovero psichiatrico, come i sinistresi, che vedono in lui l’incarnazione del Male, ma non lo amo neppure, perché ha ripetutamente tradito le sue promesse liberali. Non lo amo e non lo odio: non lo voto e basta.
Quindi, dall’alto della mia superiore atarassia interiore nei confronti di S. B. posso giudicare con superiore lucidità quella sentenza. E posso dire che quella sentenza è un obbrobrio, uno scandalo, un orrore. E’ una sentenza degna del terrore giacobino: manca solo la ghigliottina. Un comunista intelligente, che ancora non si è fatto fottere il cervello dall’odio, è d’accordo con me: Piero Sansonetti, con questa sentenza i giudici vanno al potere. Per quanto possiamo averne le scatole piene dei berlusconiani, per quanto possiamo desiderare che emigrino su un altro pianeta, dobbiamo protestare contro un regime giudiziario che, se non viene stroncato subito, oggi condanna S. B. ma domani con accuse ancora più ridicole e surreali potrebbe condannare i capi dei Tea party, per la gioia della sinistra giacobina, oppure noi stessi.
Nota Giacomo Zucco: “Non solo: il fatto che chiunque abbia testimoniato contro la tesi dell’accusa sia ora processato è una cosa ancora più sconvolgente e allarmante. Non sono solo più solo gli imputati a dover temere per la propria vita, libertà e proprietà quando si trovano di fronte a un togato: ora anche i testimoni, se non sono disponibili ad assecondare sempre e comunque le affermazioni dei togati stessi.”
Dobbiamo batterci non soltanto contro i giudici giacobini ma anche contro i sessantottini e i loro epigoni, che da una parte esaltano il libertinaggio sessuale e la pornografia e dall’altra lanciano le pietre, come i farisei antichi, contro le ragazze che frequentavano S. B., specialmente contro Ruby, cui va tutta la mia solidarietà.

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DALLE CATTEDRALI AI GRATTACIELI. Alla radice del progresso c’è la croce.

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La chiesa trecentesca di Santa Maria dell’Incoronata si staglia contro il grattacielo City Life, noto anche come Caesar-Pelli. Si tratta di un contrasto molto interessante, veramente sublime. In effetti, c’è un legame genetico fra la chiesa e il grattacielo: i grattacieli e le astronavi sono la logica conseguenza delle cattedrali. Alla radice del progresso tecno-scientifico c’è la croce. Non solo, ma all’ombra della croce si può realizzare la perfetta parità fra uomo e donna. Fuori dalla chiesa è appesa la seguente iscrizione:

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HANC ECCLESIAM AEDIFICARI FECIT ILLUSTRISSIMA DD BLANCA MARIA, DUCISSA MEDIOLANI, ANGLERIAEQUE COMITISSA AC CREMONAE DOMINA, IN HONOREM S. NICOLAI DE TOLENTINO, CUI IMPETRAVIT A SANCTISS. PAPA PIO SECUNDO PLENARIAM REMISSIONEM IN PRIMO ANNO SUAE DEDICATIONIS, ET SEPTEM ANNORUM ET SEPTEM QUADRAGENARIUM IN FESTO EIUSDEM SACTI IN PERPETUUM ANNO MCDLX DIE X SEPTEMBRIS.

In soldoni. la chiesa è stata edificata per volontà della arciduchessa Bianca Maria, donna medievale potentissima. Se volete sapere qualcosa delle grandi donne del Medioevo, leggete La donna al tempo delle cattedrali di Régine Pernoud, a storica che ha dimostrato che il Medioevo è stato il paradiso per le donne. Le tenebre dell’oscurantismo maschilista sono calate nel Rinascimento, quando l’Europa cominciò a perdere la fede e ad idolatrare la cultura greco-roma,a, fortemente maschilista.
P. S. Ho lungamente rifinito l’immagine col photoshop.

LA CIVILTA’ OCCIDENTALE E’ INFINITAMENTE SUPERIORE A TUTTE LE ALTRE. Qualcuno ha il coraggio di negarlo?

Mi spiace per l’”antropologo star” Diamond, ma lo sviluppo dell’Occidente è questione di fede

In Armi, acciaio e malattie Jared Diamond tenta di spiegare la superiorità dell’Occidente con fattori meramente materiali: geografia, risorse, clima eccetera. In sostanza, Diamond osserva la realtà da un punto di vista marxista, secondo cui l’economia e l’insieme dei fattori materiali di cui sopra sarebbe “struttura” mentre la cultura e la religione sarebbero”sovrastruttura”. In realtà, è vero esattamente il contrario: la cultura e la religione, specialmente la religione, sono “struttura” ossia determinano e formano l’economia. La cultura e la religione sono struttura ossia formano e guidano l’economia e tutto il resto  esattamente come la mente guida il corpo. Persone dotate di una cultura superiore son in grado di sfruttare al meglio tutti fattori materiali che hanno a disposizione.

Volete la prova? La civiltà è nata fra il Tigri, l’Eufrate, il Nilo e il fiume Giallo. L’Europa era troppo sfigata dal punto di vista del clima, delle risorse e delle rotte commerciali, tanto è vero che fin quasi alla caduta dell’impero romano è stata abitata da barbari ignoranti e violenti, sedati con la forza dalle truppe romane. Ma poi, quando è caduto l’impero, nonostante invasioni devastanti di nuovi barbari crudeli come i nazisti (longobardi, scandinavi e ungari, cui si aggiungevano pirati musulmani lungo tutte le coste) ha conosciuto una crescita culturale, scientifica ed economica che l’ha portata in pochi secoli a diventare il continente più avanzato del mondo. Che cosa c’è all’origine del miracolo europeo? Armi, acciaio e malattie? Ma non diciamo stupidaggini. La presunta superiorità genetica della razza bianca? Ma non diciamo menzogne criminali, che per inciso derivano direttamente dalla falsissima teoria di Darwin. Se volete sapere che cosa c’è all’origine della infinita superiorità occidentale leggete anzi imparate a memoria i seguenti libri:

RODNEY STARK, “LA VITTORIA DELLA RAGIONE. COME IL CRISTIANESIMO HA PORTATO LIBERTA’, CAPITALISMO E SUCCESSO”.
THOMAS WOODS,” COME LA CHIESA CATTOLICA HA COSTRUITO LA CIVILTA’ OCCIDENTALE”.

Lezioni di Thomas Woods (“Catholic Church: builder of civilisation) su You- tube

Questa è la verità. Tutto il resto sono menzogne marxiste e menzogne darwiniste. La verità è che all’origine del miracolo occidentale c’è la fede. e infatti, quando l’europa ha ripudiato la fede è ridivenuta barbara, precipitando nell’abisso dei totalitarismi politici e di due guerre mondiali. E oggi la terra europea è terra di conquista di nuove invasioni barbariche, che la stanno distruggendo.

P. S. Un anonimo mi ha scritto:

“Ma tu sei R? L’altro blog non si visualizza più … Ciao, basemarom (attento lettore del tuo altro blog).”

Risposta: perché non mi scrivi o non mi contatti si Facebook?

 

Immagini del pellegrinaggio Macerata Loreto 2013

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Alba nelle Marche

Durante il pellegrinaggio fra Macerata e Loreto, che si è svolto di note fra l’8 e il 9 giugno 2013, ho potuto fotografare tutte le fasi dell’alba, che desta la splendida campagna marchigiana, affacciata sull’Adriatico.

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Forma Cinema su Repubblica

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Oggi Massimiliano Studer, direttore di Forma Cinema (l’associazione di cui mi onoro di appartenere e per cui scrivo)  è finito sulle pagine di Repubblica, senza contare che stamattina è stato intervistato su Radio Popolare (http://blogs.radiopopolare.it/babel/). Stasera grande incontro all’Anteo. Partecipate numerosi, previa iscrizione.

Condividete
Associazione culturale FORMACINEMA
in collaborazione con AGIS lombarda
è lieta di invitarla
MARTEDÍ 11 GIUGNO ORE 20.15
Anteo spazioCinema – via Milazzo 9, Milano
alla serata di presentazione del progetto
PER UN CINECLUB DIFFUSO
Interverranno:
Alessandro Studer | Presidente Associazione FORMACINEMA e co-fondatore OBRAZ
Stefano Losurdo | Segretario AGIS lombarda
Luigi Paini | Giornalista
Massimiliano Studer | Direttore del sito www.formacinema.it

 Carlo Jacob |Esperto di tecnologie digitali ASS. FORMACINEMA

Alle ore 21.30 verrà proiettato il film Vogliamo vivere! (To be or not to be) di Ernst Lubitsch
INGRESSO LIBERO E GRATUITO. Per confermare la Sua presenza invii una mail entro le 18 dell’11 giugno con nome e cognome a:

info@formacinema.it

LA GRANDE MEDIOCRITA’. Recensione di “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino.

Venerdì ho visto all’Odeon di Milano “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. L’unica cosa veramente bella che ho visto è l’Odeon stesso: un teatro sontuoso d’inizio Novecento, il cui foyer e la cui scalinata sono scenografie pronte per un film in costume. Speriamo che almeno questo teatro non cada in rovina come tanti altri teatri storici di Milano, fra i quali spicca quello di via Manzoni, ornato da superbi mosaici con soggetti in stile De Chirico.

Guarda il trailer 

Il film di Sorrentino è semplicemente un’altra prova dell’avvenuto decesso del cinema italiano. (Causa principale del decesso: i finanziamenti pubblici al cinema, che hanno foraggiato i parassiti e incoraggiato la mediocrità. Stop). Intendiamoci, il film non è privo di pregi, probabilmente è perfino il migliore film italiano degli ultimi anni. Appunto, se questo è il meglio del cinema italiano, c’è da recitare il De profundis. Anzi, c’è da vergognarsi. Perfino la piccola Danimarca batte l’Italia dieci a zero sul piano cinematografico. Sorrentino, il presunto miglior regista d’Italia, non è degno di baciare i piedi a Lars Von Trier. Paragonare La grande bellezza a Melancholia è come paragonare una natura morta di un allievo del Cavalier d’Arpino a una pala d’altare del Caravaggio.
La grande bellezza non è privo – si perdoni il gioco di parole – di bellezza, e tuttavia non è compiutamente bello. E’ al massimo piacevole. E’ come un quadro che ha dei dettagli pregevoli ma che nel suo insieme appare così così. Vediamo prima i dettagli pregevoli. Nel film di Sorrentino Roma appare cupa, decadente e sepolcrale al punto giusto: tutta la luce del mezzogiorno mediterraneo non basta a disperderne le umide tenebre. Le riprese notturne all’interno dei musei capitolini sono belle, se non altro perché i musei capitolini sono belli in sé, e quasi poetiche. Alcuni personaggi sono delineati bene e ben recitati. Bravo Servillo, brava (per una volta) la Ferilli.

Ma adesso basta, andiamo subito al dunque: a mio parere, per quanto può contare il mio parere, Sorrentino è  un vuoto manierista che maschera la debolezza della sua ispirazione con una vuota esibizione barocca (barocca nel senso di Giovan Battista Marino, non di Gian Lorenzo Bernini) di retorica registica. E’ come se Sorrentino si sforzasse di fare il film che farebbe se fosse un vero grande artista posseduto dal demone platonico. Ma Sorrentino non è posseduto da nessun demone. E’ come se si forzasse di fare un film d’autore degno di ricevere uno di quei premi cinematografici che il cinema italiano non è più in grado di prendere da tempo immemorabile. Ma Sorrentino non è un autore di livello internazionale. E’ un discreto manierista che di fronte ai manieristi minimi che infestano l’italica provincia può sembrare addirittura un grande artista.

Ai provinciali il florilegio di rallenti su corpi in movimento e di zoomate su volti inutilmente attoniti  (come se di questi rallenti e di queste zoomate non ne avessimo già visti troppi nei blockbusters  di Peter Jackson), paiono grande stile, mentre l’overdose di monologhi sciatti degni di Harmony su vite inevitabilmente fallite e gli scontatissimi, telefonati flashback sul primo amore al mare con “la paura e la voglia di essere nudi” (da Questo piccolo grande amore di Baglioni, che ci stava bene come commento musicale) paiono la Recherce di Proust. I provinciali non si accorgono neppure quanto meccanico, intrinsecamente impoetico, sia il contrasto fra la musicaccia da discoteca che inquina le feste sulle terrazze e il canto rinascimentale in inglese tipo Dowland che dovrebbe richiamare alla mente come un leitmotiv wagneriano il concetto di bellezza, e che invece fa solo pensare ad un regista che si sforza di piacere al pubblico anglosassone dei festival. Ai provinciali la giraffa che si staglia contro le volte delle terme di Caracalla pare un contrasto surreale, mentre è solo una trovata cerebrale,  mentre le caricature stereotipate, viste e riviste, di attricette botulinizzate, scrittorucoli falliti, pseudo-intellettuali cafoni da terrazza nonché le caricature raffazzonate – copiate male dai dipinti di Scipione – di cardinali ridicoli e tenebrosi e sante incartapecorite e rincoglionite paiono maschere degne di un film di Fellini. Fellini? Ma stiamo scherzando? Chi si è permesso di dire che questa roba è la nuova Dolce vita? Io a questo film non gli do un brutto voto solo perché  il  Jep Gambardella di Toni Servillo e la Ramona di Sabrina Ferilli mi ispirano una sincera, umana simpatia. Peccato che la vecchia spogliarellista malata, meretrice casta, simboleggi in maniera troppo scoperta, e quindi cerebrale, impoetica, la città di Roma.

Scipione

E poi ci sono personaggi semplicemente imbarazzanti, disegnati male, svogliatamente. Il più imbarazzante è il figlio spostato della nobildonna interpretata da Pamela Villoresi, che parla solo di Proust e della morte. E il bello è che quel personaggio dovrebbe avere connotati tragici. Ma più che un personaggio tragico, sembra fino alla fine uno di quei tamarri che parlano di Proust e di morte per fare colpo sulle ragazzine. (Come disse Woody Allen: solo con le prostitute non è necessario parlare di cinema e di Proust). E per rendere il tutto più indigesto, Sorrentino gioca a mescolare comico e drammatico. Dopotutto non lo aveva fatto anche Fellini? Già, solo che a Fellini il gioco riesce, a Sorrentino no. Quelli sono giochi che riescono solo ai veri geni. Nel film di Sorrentino il comico non si fonde col drammatico, ma rimane come un elemento estraneo, fastidioso. Oltretutto, le battute e le situazioni comiche non fanno nemmeno ridere, anche se in una sala cinematografica almeno due che ridono si trovano sempre.

La stangona antipatica inutilmente corteggiata dal personaggio interpretato da Verdone annuncia l’intenzione di abbandonare la recitazione per dedicarsi ad un romanzo “tipo Proust”. Appunto, Sorrentino vuole fare un film “tipo Proust” su temi immensi: la vita, l’amore, la morte, la giovinezza, la vecchiaia. Solo che non ce la fa, non è all’altezza. Non è Proust, non è Fellini. E’ questo il problema.
Per rifarmi gli occhi dopo le sofferenze dell’altro ieri, mi vado subito a rivedere un film in cui il tragico e il comico, il grottesco e l’horror si fondono perfettamente insieme. Un film che parla di amore e morte, peccato e redenzione sullo sfondo di una Roma grottesca, decadente e allucinatoria… Insomma, il film che Sorrentino non si sogna neppure di eguagliare:
TOBY DAMMIT di FEDERICO FELLINI

LA FEDE FA BENE ALLA RAGIONE

IN CORSIVO LE OBIEZIONI DI UN LETTORE, IN STAMPATELLO LE MIE RISPOSTE

A ma per invece una posizione abbastanza comune. Ad esempio Margherita Hack: “È quello che dico sempre, anche essere atei, come essere credenti, è una fede perché io non posso dimostrare né che Dio c’è, né che non c’è. Io non credo perché non mi soddisfa l’idea di Dio, non posso pretendere di dimostrare che Dio non c’è. A me sembra assurda l’idea di Dio perché mi sembra infantile, ma questa è un’opinione personale.”

Sono molto grata a Margherita Hack per queste parole. Infatti, la Hack ammette candidamente che l’ateismo, così come la fede, non è una posizione della ragione (non posso credere) ma una posizione della ragione (non voglio credere). Inoltre, riconosce anche che la scienza non può dimostrare né l’esistenza né l’inesistenza di Dio. Magari tutti gli atei fossero come lei!

E’ vero che l’Occidente ha posto il valore della libertà come uno dei valori supremi, e questo ha un’origine cristiana, ma la libertà è stata posta come valore in sé (dall’illuminismo e il liberalismo) proprio quando si è separata dalla sua origine religiosa. E infatti in questa forma è stata fieramente avversata dalla Chiesa, che ha combattuto l’avvento della democrazia e del liberalismo (ricordiamo la condanna del Papa nei confronti delle “cosiddette libertà moderne”), uscendone però sconfitta.

Nel Sillabo Pio IX non condannava la libertà ma quelle che, dal punto di vista cristiano, sono degenerazioni della libertà che portano solo maggiore schiavitù. Mi sembra che la storia gli abbia dato ragione: tutti i regimi che invocavano libertà-uguaglianza-fraternità hanno reso gli uomini più schiavi e meno uguali per mezzo di ghigliottine, di gulag e polizie segrete. Per il resto, oggi eminenti personalità libertarie ammettono che le radici del pensiero liberale e democratico moderno devono essere cercate nel Vangelo. I comuni medievali erano molto più democratici delle polis greche. Per quanto riguarda l’indice di libertà economica, l’Europa medievale batte la Grecia antica dieci a zero (vedi il pensiero liberale di San Tommaso d’Aquino).

 

Il problema è che l’orologio e l’orologiaio fanno entrambi parte di questo mondo, ed entrambi possono essere osservati, mentre Dio è un orologiaio un po’ particolare perché sta fuori dal mondo e non si fa vedere. Quindi è lecito considerare questa niente più che un’analogia.

Qui effettivamente si tratta di fare una scelta drastica: ammettere o non ammettere la possibilità che possa esistere un orologiaio al di fuori dell’universo. Quindi è inutile discutere di una scelta. Tuttavia, mi permetto solo di fare una considerazione suggestiva: alcuni anni fa un grande scienziato ha fatto notare che oggi le scienze cosiddette “dure” si trovano spesso a fare ipotesi molto sottili su fenomeni che non possono in nessuna maniera essere osservati dall’occhio umano, che esulano completamente dalla sfera dei sensi. Ad esempio, anche la struttura dell’atomo sfugge definitivamente alla portata dell’occhio (non si può nemmeno ammettere che un giorno si possa costruire uno strumento in grado di osservarlo) e tuttavia un numero sterminato di indizi ci permettono di ricostruire la struttura dell’atomo in maniera abbastanza certa. Messe in conto tutte le differenze, diciamo che il metodo delle scienze dure ha molte analogie col metodo della fede. Finché siamo su questa terra non potremo mai vedere Dio, e tuttavia molti indizi ci inducono a pensare che Egli possa esistere. Poi concedo che gli indizi non sono prove. Anche qui, l’ultima parola spetta al libero arbitrio.

Non so, mi sembra che l’atto di fede non sia necessario dal momento che osserviamo delle regolarità nella natura e scopriamo che gli esperimenti sono ripetibili, con risultati mai identici ma comunque simili. Sul dire che l’universo è razionale oggi avrei dei dubbi: un tempo si pensava di poter conoscere tutto, oggi si scopre che ogni aspetto si può approfondire forse all’infinito, e non è affatto detto che riusciremo a capire tutto. La nostra capacità di capire in parte il mondo potrebbe essere il risultato dell’evoluzione, e il nostro cervello potrebbe essere inadeguato a cogliere certi aspetti del reale. La nostra fiducia che il mondo sia razionale potrebbe essere un errore di prospettiva.

Se dici che “la nostra fiducia che il mondo sia razionale potrebbe essere un errore di prospettiva” dimostri che per credere nella razionalità del cosmo occorre un atto di fiducia. Io questa fiducia ce l’ho (me la dà la fede) tu invece no. Secondo la teologia cristiana l’uomo non può conoscere tutto, ma può comunque conoscere molto. Dal punto di vista cristiano la conoscenza perfetta di tutto è riservata solo a Dio. Per il resto, il metodo sperimentale è semplicemente inutilizzabile se non credi nella razionalità del cosmo. Anche se vedi che i risultati degli esperimenti si ripetono sempre identici, potresti rimanere convinto o che sia un caso o che sia una beffa degli dei o che i tuoi sensi si ingannino ripetutamente. Così si spiega perché il metodo sperimentale, nonostante sia alla portata di tutti, anche dei cavernicoli, non sia stato utilizzato prima del basso Medioevo.

Mah, io direi che le radici del pensiero occidentale derivano dalla filosofia greca. La stessa teologia cristiana deriva da essa, l’impianto razionale che è stato aggiunto ad una religione monoteista nata in Palestina è stato dato dalla filosofia greca. San Paolo era un uomo di cultura greca.

E’ vero che la teologia cristiana ha recuperato la razionalità greca. Ma ha potuto recuperarla proprio perché essa stessa era intrinsecamente razionale, altrimenti avrebbe condannato la razionalità greca così come ha condannato il paganesimo greco. E poi gli studiosi sulla cresta dell’onda riconoscono ormai all’unanimità che il cristianesimo ha perfezionato enormemente l’ancora imperfetta razionalità greca. La maggiore perfezione della razionalità cristiana si vede ad occhio nudo. Se gli architetti greci non erano riusciti ad andare oltre l’equilibrio di orizzontali e verticali interrotto da poche diagonali (vedi il tempio greco) e se i romani riuscivano a fare le cupole ma non a coprirle (vedi Pantheon), invece i cristiani riescono a fare cose incredibili dal punto di vista ingegneristico: archi a sesto acuto, cupole autoreggenti e tante altre cose. Le cattedrali romaniche e gotiche serbano talmente tanti segreti ingegneristici che non si riuscì a scoprirli fino alla fine del diciottesimo secolo. La superiorità della razionalità cristiana è provata non soltanto dalla superiorità dell’architettura medievale ma anche dalla superiorità della notazione musicale medievale, dalla superiorità della scienza matematica medievale e anche dall’incredibile incremento degli scambi economici all’interno dell’Europa nel Medioevo. Per quanto riguarda l’economia, fu lo straordinario sviluppo della matematica a permettere la nascita del capitalismo, delle banche e delle borse (per i dettagli, leggersi Rodney Stark, La vittoria della ragione). Stark fa anche notare che la razionalità greca, benché fosse la più sviluppata del mondo prima di Cristo, era comunque una razionalità chiusa in sé stessa, slegata per principio dall’esperienza empirica. I greci non erano arrivati a concepire il metodo sperimentale perché non si fidavano dell’esperienza dei sensi. Costruivano immense teorie sulla struttura del cosmo senza preoccuparsi che queste teorie potessero reggere o meno alla prova dei fatti.

 Poi, è vero che la scienza moderna inizialmente nasce con l’idea di completare la conoscenza che Dio ci ha dato con le sacre scritture, portando avanti la nostra volontà di potenza (se come è scritto nella Genesi Dio ci ha reso signori su questa terra e ha voluto che la dominassimo, allora portiamo avanti l’opera).

In realtà, sembra proprio che oggi gli unici a difendere il diritto dell’uomo di dominare la terra anzi l’universo siano proprio i cristiani, segnatamente i cattolici. Invece il pensiero illuminista-ateo è andato inesorabilmente in direzione dell’anti-umanesimo ecologista e malthusiano. E si capisce: se neghi l’anima e vedi nell’uomo un essere materiale fra gli altri esseri materiali, sebbene più intelligente, sei costretto a negare il diritto dell’uomo di dominate gli altri esseri.  Oggi i cristiani sono gli unici a sostenere ad esempio l’energia nucleare e a battersi contro la superstizione malthusiana, secondo cui esisterebbero “limiti allo sviluppo” e quindi bisognerebbe dimezzare la popolazione mondiale e tornare ad una economia di sussistenza. La battaglia a favore del nucleare vede in prima linea il povero Zichichi, sfottuto fino alla nausea, mentre la battaglia contro la superstizione ecologica-malthusiana è stata coraggiosamente e brillantemente combattuta dal professor Julien Simon. Sia il movimento ateo anti-cristiano di Zeitgeist sia il movimento Grillo-Casaleggio propugnano cose come la “decrescita felice” e il “rientro dolce”. Ma vaff… Io sto seriamente meditando di opporre al movimento Cinque stelle un movimento che potrebbe chiamarsi “Cento miliardi di galassie: movimento per la crescita economica illimitata e per la conquista dell’universo”. In effetti, mi sa che se il mondo continua a scristianizzarsi la conquista dello spazio ce le possiamo scordare. Non a caso, dal libro di Oriana Fallaci Quel giorno sulla Luna, dedicato alle missioni Apollo, ho appreso che molti dei tecnici della Nasa e degli astronauti erano cristiani, alcuni perfino cattolici. Buzz Aldrin mentre era in orbita recitava spesso i salmi (si vantava si fare il catechista ai ragazzini nel suo paesello d’origine), mentre altri astronauti delle missioni successive si confessarono e si comunicarono prima di partire. Quanti miti da sfatare…

 Ma, come è successo con la libertà, a un certo punto anche la scienza ha dovuto separarsi dalla teologia, se voleva diventare adulta e cominciare a manipolare veramente il mondo. Altrimenti non potevi guardare nel cannocchiale, che l’inquisitore ti faceva il processo e ti costringeva ad abiurare.

Questo è appunto un mito da sfatare. La teoria eliocentrica era già ammessa dalla Chiesa come “possibile” da più di un secolo: Copernico aveva insegnato tranquillamente la sua teoria a Roma. Ma appunto, tale teoria era considerata “possibile” ma non “certa”, per la semplice ragione che mancavano prove sperimentali. E per la cronaca, tale teoria restò “possibile ma non certa” fino al diciannovesimo secolo, quando Foucault ebbe la buona idea di appendere un pendolo al soffitto. Ho scoperto che perfino i più illustri illuministi, in prima linea Voltaire, si rifiutavano di accettare l’eliocentrismo come certo. Per venire a GALILEO, ebbene tutto quello che ci è stato insegnato del processo di Galileo è semplicemente falso, frutto della propaganda anticattolica. Ci hanno insegnato a scuola che Galileo fu processato perché la teoria eliocentrica sarebbe stata in contrasto con una certa affermazione della Bibbia. Ebbene, vagliando accuratamente i documenti processuali si è scoperto che la verità è un’altra: Galileo non fu processato perché sosteneva la teoria eliocentrica ma perché in un suo testo c’erano alcune affermazioni di carattere teologico (teologico: non scientifico) giudicate blasfeme. La tesi pseudo-teologica di Galileo era la seguente: siccome la teoria eliocentrica è certa allora la Bibbia è sbagliata e bisogna modificarla. Al che Bellarmino gli contestò: la Bibbia non parla un linguaggio scientifico ma un linguaggio simbolico-figurale, quindi non è sbagliata, sbagli tu, ritratta la tua affermazione. Galileo era talmente orgoglioso, talmente sicuro del suo genio, che si rifiutò di ritrattarla. Allora Bellarmino passò alla fase successiva: guarda che a sostegno della tua teoria non ci sono prove, ammetti almeno che non è certa. Ma Galileo si rifiutò di ammetterlo. Infatti, Galileo pensava, ingannandosi, che le maree provassero in maniera definitiva la rotazione terrestre (mentre oggi sappiamo che le maree sono dovute all’attrazione lunare). A questo punto Bellarmino ci andò giù pesante: allora abiura la tua teoria. E gli inflisse una pena veramente disumana: arresti domiciliari in una splendida villa sull’Aventino con vista panoramica su Roma con obbligo di recitare le orazioni alla sera. Queste ultime le fece recitare alla figlia suora.

Può darsi, ma quello che per le masse è semplicemente lo sballo, per qualcuno è stato veramente un percorso di ricerca. Poi a posteriori possiamo dire che è stato un errore, ma per capire che era un errore, bisognava provarci.

Io mi sono letta e riletta per bene una delle Bibbie della cultura della droga: Le porte della percezione di Aldous Huxley. Secondo Huxley la droga avrebbe addirittura il potere di donare all’uomo delle vere e proprie esperienze mistiche. La storia ha dimostrato che la droga non produce dei mistici ma degli zombi. Il fallimento clamoroso della cultura della droga dimostra che la mistica, evidentemente, è riservata ai santi.

E per chiudere in bellezza, rivedersi Thomas Woods che spiega come la chiesa cattolica costruì la civiltà occidentale.

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