Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Archivi per il mese di “luglio, 2013”

Il partito tasversale degli invidiosi e dei parassiti impedisce all’Italia di essere la grande nazione che merita di essere

Il popolo italiano si divide in due gruppi: creativi e invidiosi. I primi producono ricchezza, creano bellezza e inventano cose nuove, i secondi fanno di tutto per sfruttare, infangare e infine distruggere i primi. I primi lavorano nel settore nel privato (che produce i soldi delle tasse), i secondi lavorano nel settore pubblico oppure si fanno mantenere dallo stato (che brucia i soldi delle tasse). Una piccola parte dei secondi fa parte di lobbies private anti-meritocratiche che lo Stato protegge dalla concorrenza degli altri privati. Non si può entrare in queste lobbies se non tramite amicizie, raccomandazioni, parentele e, perché no, prestazioni sessuali. Le principali lobbies anti-meritocratiche in Italia sono la FIAT, azienda pseudo-capitalista che campa con i soldi dei contribuenti da tempo immemorabile, e il CINEMA italiano, che da quando campa con i nostri soldi è diventato oggetto di derisione a livello mondiale. Ieri Fellini e Antonioni, oggi Paolo Sorrentino e Giuseppe Tornatore.
Alcuni giorni fa tal D’Alfonso, rappresentante del secondo gruppo di italiani, ha insultato Dolce e Gabbana, rappresentanti eminenti del primo gruppo, col risultato di incoraggiarli ad andarsene (la Svizzera li sta corteggiando da tempo).
Ma gli italiani hanno una lunga tradizione di denigrazione delle sue migliori risorse umane e di distruzione del loro lavoro. Faccio un solo esempio, ancora cinematografico: dagli anni ’50 agli anni ’60 il cinema horror italiano era il primo al mondo. Tutti i futuri grandi registi americani andavano a studiare le opere di Mario Bava, Luci Fulci e Dario Argento. Questi signori facevano film che costavano uno e incassavano dieci in giro per il mondo. Ebbene, i critici italiani li hanno sempre trattati con un disprezzo e un rancore che è difficile da spiegare. Ed è difficile da spiegare invece l’indulgenza dei critici verso i mediocri prodotti cinematografici finanziati dallo stato.
Ma adesso veniamo al capitolo più doloroso e scandaloso. Qualcuno sapeva che il primo prototipo di personal computer fu prodotto in Italia da un ingegnere della Olivetti? No? Nessuno lo sa perché nessuno in Italia ha avuto abbastanza intelligenza e orgoglio da valorizzare questa scoperta, e gli americani se ne sono facilmente appropriati e l’hanno migliorata.
La Silicon valley avrebbe potuto nascere in Italia, e invece noi, per colpa del gruppo degli invidiosi parassiti, siamo condannati a restare un paese di serie z famoso soltanto per la pizza.

http://www.linkiesta.it/olivetti-steve-jobs#ixzz2Zxdb9JRE

L’ANTI-RAZZISMO E’ IL NUOVO RAZZISMO. Cecile Kyenge deve dimettersi. Subito.

Quello che non mi piace di Cecile Kyenge non è il colore della pelle ma la sua mancanza di merito. Non solo non è stata votata dal popolo, ma non sembra che possa vantare chissà quali meriti professionali, intellettuali e politici. Poteri occulti l’hanno catapultata sulla poltrona di ministro contravvenendo ad ogni elementare norma di democrazia e meritocrazia. Anzi, per essere precisi la Kyenge un “merito” ce l’ha: ha la pelle nera. Infatti, per le mosche cocchiere della cultura dominante ossia post-comunista essere non bianchi è un vero e proprio merito da premiare. Oggi se hai la pelle non bianca (rossa o nera o gialla non fa differenza: basta che non sia il colore degli europei autoctoni) puoi infrangere impunemente la legge, o in alternativa puoi fare molta strada nella vita senza merito alcuno, perché se qualcuno ti critica diventa subito “razzista”. I cretini che lanciano banane e insulti razzisti contro questa senza-merito le fanno solo un piacere: più la insulti e più la senza-merito può atteggiarsi a povera martire della lotta contro i malvagi razzisti europei. Infatti, oggi l’anti-razzismo è un’arma potentissima per uccidere socialmente tutti quelli che si oppongono al piano, varato dalla sinistra ex-comunista, di terzomondizzazione dell’Europa. “Non avete voluto il comunismo?” – dicono i vecchi comunisti rancorosi che facevano le vacanze in Urss – “e noi vi riempiamo il paese di extracomunitari pronti a votarci, e se vi ribellate vi accusiamo di razzismo”. Ho esaminato la Kyenge: è dura, fredda, anaffettiva. C’è l’ha scritto in faccia che odia gli autoctoni e vuole distruggere la loro identità. 
 
I membri di Forza Nuova e certi leghisti da strapazzo sono colpevoli di “intelligenza col nemico”: con i loro insulti razzisti e le loro banane non hanno fatto altro che rafforzare la posizione della senza-merito, che adesso può tranquillamente mettere in atto un piano scientifico per la trasformazione dell’Italia in una provincia dell’Africa, che è quel posto in cui gli uomini fanno fino a trenta figli a testa con trenta mogli diversi, come il babbo della parassita-incompetente.  Se la parassita-incompetente riuscirà a concedere lo ius soli il voto agli immigrati, gli italiani in Italia finiranno come i pellerossa negli Usa.
 
Secondo il vecchio esecrabile razzismo (figlio della teoria di Darwin) i neri sono inferiori ai bianchi. Secondo il nuovo razzismo (figlio dell’odio verso la civiltà occidentale) i neri e gli extracomunitari hanno sempre ragione, anche quando delinquono, mentre i bianchi hanno sempre torto, anche quando sono vittime della delinquenza dei primi. Se osano protestare contro la delinquenza immigrata, vengono immediatamente additati come “razzisti”.
 
Il vecchio razzismo darwnista e il nuovo razzismo anti-occidentale sono due facce della stessa medaglia materialista – così come il comunismo e il nazismo sono due facce della stessa medaglia hegeliana.  Quindi, prima faremo fuori definitivamente il vecchio razzismo darwinista e prima potremo fare fuori anche il nuovo razzismo di cui siamo vittime.
 
Riassunto formato Twitter del razzismo darwiniano: gli uomini del nord (biondi e con gli occhi azzurri) devono sottomettere gli uomini del sud e dell’est (dai mediterranei agli africani agli asiatici) ed evitare di incrociarsi con loro, perché la “selezione naturale” ha reso i primi più forti, intelligenti e belli dei secondi.
 
Riassunto formato Twitter del nuovo razzismo anti-occidentale: i “bianchi” europei e americani meritano di soccombere sotto un tsunami di immigrati provenienti dal Terzo Mondo perché in passato hanno massacrato i popoli del Terzo Mondo e perché oggi consumano il 70 per cento delle risorse mondiali.
 
In realtà, né il vecchio razzismo né il nuovo razzismo hanno un qualche fondamento scientifico. Il vetero-razzismo è infondato perché la teoria di Darwin è infondata. Non esistono diverse “razze umane”: esiste una sola razza umana, punto. Il nuovo razzismo è inondato perché l’Occidente non consuma bensì PRODUCE  il 70 per cento delle risorse mondiali. Inoltre, anche la storia del colonialismo andrebbe riscritta. Tempo fa, un uomo che ha lavorato a lungo nel Congo belga ha raccontato che in quel paese si discute da anni del fatto che quando c’erano i coloni europei si stava relativamente bene mentre da quando non ci sono più si sta decisamente male. Le piantagioni e le strade lasciate dai coloni sono andate in malora, il popolo si è diviso in tribù in perenne lotta fra loro. D’altra parte, quale è la nazione africana più prospera? Il Sud Africa. L’apartheid era brutta, ma la  tempesta di violenze contro i bianchi che si è scatenata da quando non c’è più l’apartheid è ancora più brutta.  Impauriti, i bianchi stanno abbandonando in massa il paese. Invece di massacrare gli afrikaner boeri, i neri dovrebbero ringraziarli e fare di tutto per fermarne l’esodo. Infatti, quando l’ultimo bianco avrà lasciato il paese, il Sud Africa rischia di diventare come il Congo.
 
A dispetto delle apparenze, il vecchio razzismo è ancora molto in auge nelle università anglosassoni (sulle riviste peer-reviewed capita ancora di leggere che gli italiani del sud sono più stupidi degli italiani del nord per ragioni genetiche) e nei siti online dei gruppi dell’estrema destra nostalgica del Duce del Fuhrer.  Questi gruppi sono gli “utili idioti” della rivoluzione anti-occidentale della sinistra terzomondista: più dicono idiozie vetero-razziste, più la sinistra si rafforza. Prendiamo un sito di estrema destra di cui Vendola e altri esponenti di Sel hanno ripetutamente chiesto l’oscuramento: “Tutti i crimini degli immigrati”. Questo sito mette in rilievo tutti quegli episodi di piccola e grande criminalità di origine straniera  che la stampa mainstream (ossia post-comunista) occulta accuratamente per “correttezza politica”.  I curatori del sito fanno giustamente notare che sul piano statistico gli immigrati (indifferentemente regolari o irregolari) hanno una propensione all’illegalità e al crimine che è molte volte superiore rispetto alla propensione al crimine degli autoctoni. Ci sono più delinquenti fra pochi milioni di immigrati che fra cinquanta milioni di italiani. Quindi il problema della violenza degli immigrati contro gli europei autoctoni esiste e non deve essere occultato. Dobbiamo denunciare ad alta voce che l’immigrazione massiccia, incoraggiata e protetta dalla sinistra multiculturale anti-occidentale, ci sta rendendo la vita impossibile. Il problema è che i curatori del sito a loro volta danno una interpretazione vetero-razzista del problema della violenza immigrata.
 
Riassunto tipo Twitter del pensiero dei curatori del sito “Tutti i crimini degli immigrati”: gli immigrati sono più violenti degli europei autoctoni per ragioni razziali, bisogna a tutti i costi impedire la mescolanza fra razze diverse.
 
Dal momento che si basa sulla anti-scientifica teoria razzista, che si basa sulla falsa teoria di Darwin, la suddetta interpretazione è falsa e bugiarda. Sparando idiozie vetero-razziste, quel sito non fa altro che tirare acqua al mulino ideologico di cialtroni parassiti (infatti campano con i soldi delle nostre tasse) come Kyenge, Vendola e Boldrini.
 
La verità è questa, prendetene nota: gli immigrati sono più propensi al crimine rispetto agli europei autoctoni unicamente per ragioni culturali.
 
NON ESISTONO DIFFERENZE FRA LE RAZZE: ESISTONO DIFFERENZE FRA LE CULTURE.
 
LA CULTURA OCCIDENTALE E’ INFINITAMENTE SUPERIORE ALLE ALTRE.
 
IN OCCIDENTE SONO NATE LA SCIENZA E L CAPITALISMO.
 
L’ARTE E LA LETTERATURA OCCIDENTALI SONO LE PRIME AL MONDO.
 
L’OCCIDENTE HA MANDATO GLI UOMINI SULLA LUNA.
 
L’OCCIDENTE HA INVENTATO I DIRITTI DELL’UOMO.
 
IN OCCIDENTE LA DONNA E’ PARI ALL’UOMO.
 
La civltà occidentale è il bene più prezioso che possediamo. Dobbiamo difenderla con le unghie e con i denti. Se potranno beneficiare dello ius soli e del diritto di voto, gli immigrati che ignorano o detestano la nostra civiltà e i suoi valori la distruggeranno in poco tempo, e noi ultimi occidentali finiremo come indiani nelle riserve. Anche il problema della delinquenza immigrata è un problema di civiltà, di cultura e di valori. La maggior parte degli immigrati (non tutti, beninteso) sono portatori di culture barbariche che giustificano la violenza sul prossimo, specialmente sul prossimo di sesso femminile. Quindi, bisogna fare entrare in Europa solo gli immigrati che dimostrano di volere rinunciare alla loro cultura barbarica per abbracciare senza riserve la cultura e i valori occidentali. Per farla breve, gli immigrati come Magdi Allam (vero amante della cultura italiana) sono i benvenuti, gli altri se ne devono andare via.
 
Chi vuole veramente scollare la parassita-incompetente dalla poltrona che occupa abusivamente, deve piantarla con gli insulti razzisti e firmare la petizione contro la Kyenge  promossa da Magdi Allam.

Magdi Allam è nato in Egitto da madre africana di pelle scura: voglio vedere se i sinistresi anti-occidentali multiculturalisti riusciranno ad accusare pure lui di razzismo.

LA GRANDE (ASSENZA DI) BELLEZZA. La recensione che il mondo non stava aspettando.

Cari venti lettori,

vi presento la colossale, dettagliata e spietata demolizione controllata dell’ultimo non capolavoro di Paolo Sorrentino scritta da me medesima. Più che una recensione, una riflessione sul cinema ricca di riferimenti a Fellini.

Scommetto che non ve ne frega niente. E chissene frega se non ve ne frega niente:  l’articolo è apparso stamattina su Forma cinema e ha già attirato un numero record di contatti, alcuni pure da Uk, Usa e altri paesi.

Lo trovate in versione pdf a questo indirizzo:

LA GRANDE (ASSENZA DI) BELLEZZA. IL MANIERISMO VUOTO DI PAOLO SORRENTINO

EROS: o anticipo dell’infinito o idolo che uccide

Il mese scorso è uscito il nuovo numero di Pepe, che pubblico qui in pdf:

Pepe_26_Eros

Il mio articolo, che pubblico di seguito, si intitola “L’unica soluzione è il centuplo”. E’ la continuazione ideale di questo articolo

Nel film Harry a pezzi, Woody Allen in veste di Harry dice più o meno al figlio di sei anni: «La donna è Dio. Non ho detto che Dio è una femmina. Mettiamola in questo modo: le donne esistono. Non sappiamo se ci sia Dio ma le donne ci sono, e non in un paradiso immaginario, ma qui sulla terra. E alcune di loro vanno a servirsi da “Intimo notte”». In un altro film (Anything else) dice: «Camus ha detto che le donne sono quanto di più vicino esista al paradiso in terra». La seconda citazione chiarisce la prima: Allen non divinizza la donna bensì l’amore sessuale. Agli occhi dell’uomo la donna è “divina” solo in quanto e nella misura in cui provoca questo beatificante sentimento. Se al posto di donna mettiamo uomo, il senso della prima citazione non muta. Se infatti la donna è “paradiso in terra” per l’uomo, simmetricamente l’uomo lo è per la donna. Bisogna aggiungere che la donna lo è anche per la lesbica e l’uomo per lo è anche per il gay.

Woody Allen: ‹‹Le donne esistono, Dio non si sa…››

Insomma, Allen è riuscito a riassumere in poche, geniali parole una idea che oggi è largamente anzi universalmente condivisa: il fine principale se non unico della vita umana è l’amore sessuale. Attenzione: amore sessuale sta per sesso con amore e non per sesso senza amore. Per quanto riguarda la cosiddetta rivoluzione sessuale, che appunto ha “sdoganato” quello che si dice sesso senza amore, Augusto Del Noce ha detto tutto quello che c’è da dire nel fondamentale scritto dal titolo L’erotismo alla conquista della società (disponibile in rete all’indirizzo: http://www.culturacattolica.it/detail.asp?c=1&p=0&id=3796 ). In sintesi, Del Noce individua un nesso di causa effetto fra lo scientismo positivista e la rivoluzione sessuale: da quando la scienza ottocentesca ha negato l’anima e ridotto l’uomo a corpo, l’unico fine della vita dell’uomo è il piacere fisico, che verrà ricercato soprattutto attraverso la droga e il sesso. Individuando la causa della nevrosi nella morale sessuale tradizionale, la psicanalisi freudiana, dottrina eminentemente scientista, invita a distruggerla. Non posso che sottoscrivere la lucida analisi di del Noce. Tuttavia, a mio parere, a monte della rivoluzione sessuale non ci sono solo la psicanalisi freudiana e più in generale lo scientismo, ma anche il culto dell’amore romantico. A dispetto delle apparenze, oggi questo culto è ancora ben vivo. Più ancora del sesso in sé, inteso come mera attività corporea, la cultura di massa celebra infatti il sesso con amore. Se esaminate bene solo la produzione cinematografica e musicale di massa dal dopoguerra ad oggi vi accorgerete che il tema dell’amore sessuale è assolutamente preponderante. Ma era inevitabile che il culto dell’amore sessuale spianasse la strada al culto del sesso e basta. Provo a spiegarlo.

Quel misterioso fenomeno denominato innamoramento coinvolge in maniera totalizzante sia il corpo che l’anima. Se il corpo vive di bisogni ed istinti, l’anima vive di desideri. Noi desideriamo tante cose diverse, alcune di meno e altre di più. Più intensamente desideriamo una cosa, più grande la soddisfazione che ci aspettiamo da essa. Ma ditemi, quale oggetto del desiderio, una volta ottenuto, è riuscito a soddisfarvi in maniera totale e definitiva? In altri termini, quale oggetto vi ha reso definitivamente felici? Nessuno, vero? Se ponete attenzione a questa vostra fatale incontentabilità, potrete prendere coscienza del fatto che tutti i vostri desideri, uniti insieme, formano un unico desiderio infinito. Prenderete coscienza che noi non desideriamo questa o quella cosa, ma l’infinito stesso. Il problema è che nulla in questa terra è infinito, anzi nulla nell’universo e neppure l’universo stesso è infinito. L’infinito è da un’altra parte.

Ho detto che noi desideriamo alcune cose più e altre meno. Ebbene, sembra che in cima alla classifica delle cose che desideriamo di più ci sia la persona di cui, una volta o l’altra, ci innamoriamo. Quel fenomeno misterioso denominato innamoramento ci fa sperimentare l’ampiezza del nostro desiderio. Infatti, quando siamo in preda a quell’inesplicabile sentimento, ci sembra che l’oggetto del nostro amore possa davvero soddisfarci infinitamente. Quando finalmente lo otteniamo, ci accorgiamo che l’agognata felicità si è spostata più avanti, come un cielo che tanto più si allontana quanto più è avvicinato. Ma di questa fatale delusione parlerò poi, adesso esaminiamo l’illusione che la precede. Più importante del fatto che la persona amata non possa soddisfare il desiderio di felicità, è il fatto che all’inizio, quando siamo innamorati, noi siamo fermamente convinti che invece lui\lei in qualche misura possa davvero renderci definitivamente felici. Cosa più importante ancora, nell’esperienza dell’innamoramento il desiderio infinito dell’anima passa attraverso e quasi si fonde col desiderio sessuale, che in sé stesso è cosa buona. Cattivo non è il piacere sessuale in sé stesso, ma l’abuso del piacere sessuale. Analogamente, cattivo non è il consumo di alcol, ma l’ubriachezza. L’abuso di piacere sessuale si chiama lussuria, che è l’alcolismo del sesso. Se vissuta fino in fondo, l’esperienza dell’innamoramento allontana dall’abisso della lussuria e avvicina al cielo, che è sempre più lontano quanto più è avvicinato. Ma se è vissuta in maniera superficiale, ti fa precipitare in quell’abisso.

Dante-Beatrice oppure Paolo-Francesca?

Nel concreto, che cosa significa vivere bene l’amore? Di fronte alla persona amata si prova allo stesso tempo desiderio e stupore. L’innamorato da una parte desidera ardentemente, anche fisicamente, la persona amata e dall’altra prova ammirazione e stupore per tutto quello che essa è. Come un giardino per crescere bene deve essere potato e ripulito dalle erbacce, e come una massa d’acqua per non inondare i campi deve essere incanalata fra robusti argini, così il desiderio sessuale (che nell’innamoramento, come ho detto, si salda col desiderio infinito dell’anima), per svilupparsi armoniosamente, deve essere educato, frenato, mortificato. Ebbene, si potrebbe dire che lo stupore sia un freno naturale del desiderio. Se prevale sullo stupore, il desiderio sessuale si pervertirà in una volontà di possesso che è un piano inclinato verso la lussuria. Se invece lo stupore riesce a prevalere costantemente sul desiderio, il desiderio stesso sarà fortificato e approfondito (Roger Scruton ha notato che se c’è una cosa che ci insegnano i romanzi di Jane Austen, è che l’attesa e la pazienza giovano alla passione). Come un pungolo, lo stupore spinge l’anima amante a migliorare sé stessa, a conformarsi ad una grandezza umana ideale. Chi ama vuole essere degno del suo oggetto d’amore e quindi cerca di superare sé stesso. Dante ha amato talmente tanto Beatrice che, per diventare degno dei lei, ha attraversato l’inferno e il purgatorio. In conclusione, l’esperienza amorosa è vissuta male se alimenta esclusivamente la brama di possedere e godere la persona amata, mentre è vissuta bene se alimenta il desiderio di diventare degni della persona amata e soprattutto degni di Dio.

Dante e Beatrice stanno contro Paolo e Francesca: l’amore per Beatrice trascina Dante fino al cielo, mentre l’amore fra i due cognati li trascina entrambi all’inferno. Infatti, Dante fa prevalere lo stupore sul desiderio, mentre i due cognati fanno prevalere il desiderio sullo stupore, senza seguire la strada verso l’ideale – tutta in salita – indicata dall’esperienza amorosa stessa. Al di là delle apparenze, andare a fondo all’esperienza amorosa non significa rinunciare alla soddisfazione del desiderio sessuale (non tutti infatti sono chiamati ad essere “eunuchi per il regno dei cieli”) ma, casomai, rinunciare alla lussuria e tendere all’ideale. Poi va da sé che nessuno ce la fa da solo a non cadere mai nel peccato, ma l’importante è avere almeno il proposito, il desiderio di non cadervi.

Il sentimento che Dante prova per Beatrice non è sostanzialmente diverso da quello che i due celebri cognati provano l’una per l’altra: di innamoramento si tratta, e chi riesce a descrivere questo sentimento è un genio. E al di là delle apparenze, anche l’amore di Dante per Beatrice ha sfumature sessuali, sebbene sublimate. E pure Dante ha conosciuto la seduzione del peccato: quando rivede Beatrice nel paradiso terrestre, arrossisce per la vergogna e Beatrice gli fa una bella ramanzina. Quindi l’importante non è non cadere mai nel peccato, ma rialzarsi sempre dopo ogni caduta e rimettersi in cammino verso l’ideale.

Qui sta il punto: anche l’amore può essere un idolo

L’importante non è non peccare mai, ma non fare sacrifici agli idoli. Parafrasando un celebre modo di dire, si potrebbe dire che peccare è umano mentre idolatrare è diabolico. Paolo e Francesca (s’intende quelli letterari, non quelli reali, di cui non sappiamo nulla) stanno all’inferno perché si sono inchinati ad un idolo, che ha ordinato loro di commettere peccato. Un idolo di nome amore: “Amor che al cor gentil ratto s’apprende” e “Amor che a nullo amato amar perdona”. E siamo al punto.

Da quanto ho detto finora, si capisce che l’amore sessuale ha carattere di segno. Ogni segno allude ad un significato più grande del segno stesso. Per fare un esempio banale, il segno grafico che somiglia ad un otto steso in orizzontale allude al concetto di infinito matematico. Ma questo segno grafico, come ogni segno grafico, in sé stesso è vuoto: indica un significato senza contenerlo. Invece, l’amore è un segno che ha in sé stesso anche un anticipo del significato cui allude. Amare non significa soltanto aspettare l’infinito ma, in un certo senso, goderne un piccolo anticipo. Una vasta tradizione letteraria conferma che, quando è corrisposto e coronato dal possesso, quella mescolanza inesplicabile di emozioni spirituali e desiderio sessuale chiamato amore dona la più grande gioia che sia possibile sperimentare in questa valle di lacrime. Ed eccoci al punto dolente. Sebbene grande, enorme, questa gioia non è infinita e quindi è incapace di soddisfare completamente il desiderio infinito. E’ un mero anticipo, possiamo dire una caparra molto piccola di una inimmaginabile, soprannaturale gioia. Per quanto riguarda i soldi, nessuno si accontenta di una caparra: aspetta di avere la cifra intera pattuita. Per quanto riguarda la felicità, che è molto più importante del conto in banca, perché accontentarsi di una piccola caparra? Se è intelligente (di quella intelligenza che solo la fede può donare) l’anima amante gusta quella piccola caparra di gioia senza tuttavia accontentarsi, spingendo il desiderio oltre l’oggetto d’amore, verso Dio. Dante non si “ferma” a Beatrice: sale oltre, fino ad intravedere “Amor, che move il sole e l’altre stelle”.

La malattia che ci divora: la “monogamia seriale”

Ma l’anima amante può anche ingannarsi, credersi completamente appagata da siffatta caparra e dimenticarsi di risalire dal segno al significato. In altri termini, per quanto possa sembrare paradossale, ci si può inchinare al segno come ad un idolo. E al cristiano Dante succede l’umanista Petrarca, che idolatra il suo stesso amore per Laura. Da questo punto di vista, poco importa che né Dante né Petrarca, da quanto dicono loro stessi, abbiano potuto possedere fisicamente le loro rispettive amate: quello che importa è che in un caso l’amore è segno, nell’altro un idolo intrinsecamente orientato alla lussuria. Se ti fai idolo di una cosa, qualunque cosa, non fai un passo verso l’ideale: miri soltanto a possedere quella cosa. Poi ti accorgi che, quando ce l’hai fra le mani, diventa cenere.

L’idolo di nome amore è molto popolare da un paio di secoli. Lo trovi nella maggior parte dei romanzi, dei film, delle canzoni. Te lo riducono ad un sentimentalismo zuccheroso dalle proprietà afrodisiache e te lo vendono come il paradiso in terra: «Dio non c’è ma le donne ci sono per gli uomini e gli uomini ci sono per le donne». Il problema è che non dura a lungo. Che sia segno o idolo, in ogni caso l’innamoramento è una esperienza effimera. Solo che, se lo vivi come segno, puoi continuare ad amare: all’ardore effimero dell’eros succede l’eroismo dell’agape. Se invece lo vivi come idolo, non puoi amare. Quando la persona amata non suscita più quella mescolanza inesplicabile di emozioni spirituali e desiderio sessuale, non trovi più nessuna ragione per stare con lei. La donna è il paradiso in terra, ma un paradiso a termine: bisogna cambiarla spesso. Oggi nel nome dell’amore si commette il peggiore dei crimini contro l’Amore, quello vero: il divorzio. Quante famiglie ha sfasciato, quanti bambini ha fatto soffrire quell’idolo? D’altra parte, la cultura del divorzio (le cui tragiche conseguenza sociali sono sistematicamente taciute dai media) ha partorito il mostro della “monogamia seriale”. Oggi più di uno psichiatra alla moda afferma impunemente che la coppia sarebbe ormai un concetto del passato, che per vivere bene sarebbe necessario abituarsi a cambiare spesso partner. D’altra parte, i giornali di gossip, ormai i più letti in assoluto, alimentano instancabilmente la nuova mitologia della “monogamia seriale” salutando ogni giorno i divorzi, gli adulteri e i flirt dei vip come lieti eventi.

Ma la medicina non sono i valori morali

Come abbiamo visto, secondo la cultura contemporanea l’amore sessuale è l’unica cosa per cui valga la pena vivere. Ma poiché ogni amore dura poco, allora per rendere la vita sopportabile bisogna passare da un amore all’altro. L’unico problema è che l’innamoramento, che sia segno o idolo, non basta volerlo per ottenerlo. Non potendone proprio fare a meno, perché senza di esso la vita non varrebbe la pena di essere vissuta, ci si abitua a scambiare per amore ogni più lieve infatuazione. E se neppure l’infatuazione arriva, rimane il caro vecchio sesso e basta. Insomma, dietro l’idolo dell’amore romantico si cela la pornografia.

La diagnosi è chiara: oggi la religione è sostituita dall’idolatria dell’amore sessuale, che porta delle terribili conseguenze sociali. Va bene, direte voi, questa è la diagnosi. Ma la cura? Per guarire l’uomo contemporaneo da questa terribile idolatria potrebbe forse bastare una rigorosa educazione morale? Certamente no. Alla gente, giustamente, non interessa sapere che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, ma che cosa rende felici e che cosa no. Allora è forse sufficiente smascherare gli idoli in pubblico, fare capire alla gente che gli idoli non danno la felicità bensì soltanto effimere illusioni di felicità? Neppure. In fondo, le persone si prostrerebbero agli idoli anche se fossero certe che gli idoli mentono. Lo stesso Woody Allen ne è certo. Infatti ripete spesso che l’amore sessuale, così come lo vive lui, è solo una bellissima illusione alla quale tuttavia lui non rinuncerebbe per nessuna ragione al mondo. Provo a fare un riassunto dei suoi discorsi: «D’accordo, l’amore può donarmi solo fragili illusioni di felicità. Ma se mi togli queste illusioni, che cosa mi rimane? Lasciami illudere, e pazienza se dura poco. Appena una illusione amorosa finisce, ne faccio iniziare subito un’altra». D’altra parte, anche Giacomo Leopardi per qualche tempo si illuse – e qui il gioco di parole è appropriato – che le “illusioni”, non solo quelle amorose, potessero bastare a dare senso alla vita. Insomma, tagliamo corto: se l’alternativa è fra le illusioni e il nulla, meglio le illusioni. L’ateo, per non disperare, è costretto a idolatrare qualunque cosa possa essere idolatrata, dall’amore-sesso alla carriera e chi più ne ha più ne metta.

Ma allora, l’unico rimedio all’idolatria è la fede? Certamente sì, ma solo se la fede è integra. Una fede che rimane al livello di convinzione intellettuale è largamente insufficiente. La convinzione che Dio esiste e che solo Lui possa soddisfare il desiderio infinito non basta a dare senso alla dura quotidianità e quindi a guarire l’anima dall’idolatria. Un credente, paradossalmente, potrebbe dire: «Se il mio desiderio infinito potrà essere soddisfatto solo post mortem, non è meglio morire subito? Se non posso morire subito, lasciatemi i miei idoli almeno fin quando non muoio: le illusioni donate dagli idoli mi rendono la vita sopportabile». Ma allora, non c’è rimedio all’idolatria? In realtà, un rimedio c’è, uno solo: si chiama centuplo. «Chi mi segue avrà il centuplo quaggiù e in futuro la vita eterna». Se lo segui, Lui può aiutarti a capire tutti gli aspetti dell’amore e a vivere l’amore sessuale come segno. E viverlo come segno significa goderlo cento volte tanto. E goderlo cento volte tanto significa capire che in fondo al volto della persona amata c’è proprio Lui.

 

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PISAPIA E I COMUNISTI COME LUI VOGLIONO L’UGUAGLIANZA NELLA MISERIA, NELL’INFELICITA E NELLA MORTE

DeG

D & G evasori?

I fatti: D’Alfonso, assessore alla cultura al comune di Milano, ha offeso Dolce e Gabbana, che per reazione hanno chiuso i loro negozi per te giorni. Nello specifico, D’Alfonso ha detto che il comune di Milano non deve favorire i due famosi stilisti in quanto entrambi sarebbero “evasori fiscali”. In realtà, la presunta “evasione fiscale” dei due stilisti consiste nel non avere voluto (mille volte giustamente) pagare tasse in proporzione a guadagni mai percepiti. Inoltre, anche se avessero  evaso rispetto a guadagni effettivamente percepiti, dal mio punto di vista avrebbero fatto bene a farlo. Secondo la legge naturale quando l’aliquota fiscale raggiunge e supera tassi usurai, il contribuente ha il diritto morale di non pagare.

Il mio giudizio. La giunta Pisapia non ce l’ha genericamente con gli evasori fiscali: ce l’ha con i produttori di ricchezza, posti di lavoro e benessere. Pisapia non sopporta che Milano sia la capitale della moda, del design e del lusso. Cerca con tutte le sue forze di renderla una favelas del Terzo Mondo in cui i meritevoli non siano premiati. Per accelerare la terzomondizzazione di Milano, apre le porte agli immigrati più ostili e violenti e contemporaneamente caccia via due stilisti che hanno il torto di avere del talento, di creare ricchezza e di attirare soldi da tutto il mondo. Avete visto quanti stranieri si aggirano con i sacchetti dei negozi di lusso per le vie della moda? Che ne sarà di via della Spiga senza il negozio di D&G? Ma è proprio questo che vuole Pisapia: distruggere le vie della moda per soddisfare la furiosa invidia sociale dei senza talento e senza merito come lui e come gli sfaccendati di ogni genere e grado che campano attaccati alla tetta dello Stato.

Infatti, nella visione vetero-stalinista di Pisapia, gli uomini devono essere tutti uguali nella povertà e nell’infelicità. Anzi, l’uguaglianza nella povertà non basta: occorre pure l’uguaglianza nella morte. Hanna Arendt dice più o meno che il comunismo si realizza pienamente nei campi di prigionia: in essi infatti gli uomini vivi diventano il più possibile simili a cadaveri, e non c’è maggiore uguaglianza di quella che intercorre fra cadaveri.

Pisapia ha orrore del benessere degli altri, ma non del suo (ho sentito che è proprietario di dimore faraoniche). Cari, D&G, i vostri negozi ci mancheranno molto, ma dovete assolutamente andarvene da qui: non potete permettere a questa nazione stalinista di distruggere il vostro lavoro con pizzi e tangenti ossia tasse a tassi usurai.

Pisapia

QUESTO E’ TROPPO:

D&G1

Cari D&G, ribellatevi agli insulti dei parassiti invidiosi fannulloni italioti: andatevene subito dall’Italia, così i parassiti dovranno cercarsi un lavoro vero.

D&G2

FINANZIARE LA CULTURA CON I SOLDI DEI (ESTORTI AI) CONTRIBUENTI SIGNIFICA UCCIDERLA

Ieri notte su Twitter (‪#‎laculturanonsimercifica‬) tal Barbara Collevecchio, tenutaria dì un blog legato al Fatto Quotidiano, ha insultato Saba G. Zecchi, Giacomo Zucco e gli altri amici del Tea Party Italia, definendoli “bestie turboliberiste”. Passi per “turboliberiste”, che per me è un complimento… Ma che cosa avevano fatto i turboliberisti per meritarsi l’infame appellativo di bestie? Semplice: avevano detto che è ora di piantarla con i finanziamenti statali alla cultura. I turbostatalisti come la Collevecchio vanno ripetendo che la cultura “non è merce” e quindi deve essere protetta dai capricci del “mercato”.
Adesso non né tempo né voglia di discutere se in linea di principio è morale o immorale puntare la pistola alla tempia dei contribuenti e costringerli a dare la “borsa” alla cultura per avere salva la vita. Adesso mi limiterò ad esaminare i nudi fatti.
Facciamo finta che sia moralmente giusto dare la “borsa” alla cultura. Domanda: ammesso e non concesso che sia giusto finanziare la cultura con i soldi dei contribuenti, i soldi dei contribuenti fanno bene alla cultura? Ebbene, la risposta è NO.
Ecco a voi la prova: dagli anni Quaranta agli anni Sessanta il cinema italiano non ha ricevuto il becco di un quattrino dallo Stato ed era il primo al mondo per qualità. Rossellini, De Sica, Fellini, Visconti, Antonioni e tanti altri erano venerati come sommi maestri di cinema in ogni angolo del pianeta. Negli anni Settanta lo Stato ha cominciato a finanziare il cinema e il cinema italiano ha cominciato a discendere lungo la china di una irreversibile decadenza. Oggi gli autori italiani (tutti registi a carico nostro) non incassano un euro al botteghino e non vincono premi importanti nei festival internazionali. Ieri avevamo l’imbarazzo della scelta fra tanti registi tutti grandissimi, oggi ci dobbiamo accontentare di un manierista di provincia come Paolo Sorrentino.
Dunque, i nudi fatti ci dicono che i soldi dei contribuenti fanno male alla cultura. Domanda: perché fanno male alla cultura? Risposta: perché incoraggiano i mediocri, proteggendoli dal duro responso di critica e pubblico. E quando parliamo di cultura, ebbene critica + pubblico = mercato. E sì, quello che i turbostatalisti alla Collevecchio non capiranno mai è che IL MERCATO FA BENE ALLA CULTURA PUNENDO GLI INCAPACI E PREMIANDO I TALENTUOSI.
I turbo-statalisti potranno controbattere: “Ma le vere grandi opere d’arte non piacciono al grande pubblico, che preferisce i prodotti mediocri e commerciali”. Che il grande pubblico non abbia buon gusto è vero, ma il mercato resta lo stesso il terreno migliore per fare crescere la pianta dell’arte. Per dirne una, Antonioni incassava meno della metà rispetto a Totò, tuttavia aveva il suo pubblico colto affezionato e riusciva così a tenere i conti in ordine. Ma del rapporto fra arte “alta” e arte “di massa” parlerò un’altra volta.
PER CONCLUDERE, VOGLIO SOTTOLINEARE CHE LE BESTIE TURBOLIBERISTE NON SONO LE SOLE A LOTTARE CONTRO I FINANZIAMENTI PUBBLICI ALLA CULTURA. HO CUSTODITO GELOSAMENTE DUE ARTICOLI SULLO SFASCIO DEL CINEMA A CARICO NOSTRO CHE CURZIO MALTESE, UNO DI SINISTRA, HA PUBBLICATO SUL VENERDI’ DI REPUBBLICA, GIORNALE DELLA SINISTRA RADICAL-CHIC, NEL 1998 E NEL 2000.
CurzioMalteseFB

CurzioMaltese2

PORNO UTOPIA. “MI DIA ORGASMO!!!!! AVETE SENTITO TUTTI??? VOGLIO ORGASMO!!!!”

Woody Allen ha costruito un divertentissima gag sul tema della vergogna di consumare pornografia. Nel Dittatore dello stato libero di Bananas, Allen entra in una edicola, prende un pacco di riviste “intelligenti”, nasconde in mezzo al pacco una rivista pornografica, ma quando arriva alla cassa il cassiere urla ad alta voce al commesso che sta dall’altra parte del negozio: “Hei Ralph, ti ricordi quanto costa Orgasmo?” E Allen, vergognandosi, dice ad alta voce davanti a tutti come per giustificarsi: “Sto facendo una ricerca sulle perversioni sessuali. Sono agli atti di libidine su minori”.

Per farla breve, fra gli effetti collaterali della cosiddetta “rivoluzione sessuale” c’è stata l’incremento esponenziale della produzione e del consumo di materiali pornografici a livello mondiale. Secondo nuove ricerche, oggi una buona percentuale dei bambini entrano in contatto con la pornografia e di conseguenze cominciano a praticare l’onanismo attorno agli otto anni. Questa diffusione pandemica della pornografia ha delle conseguenze sociali devastanti, che sono ampiamente documentate (metterò riferimenti nei commenti). Tuttavia, non se ne parla o se ne parla pochissimo. La ragione è semplice: i sacerdoti della cultura dominante trovano estremamente imbarazzanti questi studi, e quindi fanno di tutti perché non se ne parli. Infatti, questi studi condannano irrimediabilmente tutto quello per cui loro hanno combattuto: la liberazione dai “tabù” sessuali di origine cattolica. Per la precisione, i figli del Sessantotto, sacerdoti della cultura dominante, hanno fatto sacrifici a quattro idoli: rivoluzione sociale + rivoluzione sessuale + droga libera per tutti + materialismo darwinista. Ebbene, tutti e quattro questi idoli si stanno frantumando da soli. La cultura della droga ha bruciato il cervello di intere generazioni, il marxismo ha fallito miseramente fra milioni di morti, la teoria di Darwin sta molto male… e adesso crolla pure il dogma della liberazione sessuale. Oggi scienziati eminenti affermano che è meglio rimettere in circolazione i “tabù” tanto invisi a Freud, se non vogliamo che i nostri figli muoiano a furia di masturbazione ossessiva-compulsiva. Se digitate sessodipendenza e pornodipendenza su Google, escono centinaia di titoli (spicca il sito dell’ex radicale Vincenzo Punzi). Segnalo anche la Pink cross, associazione di ex porno attori pentiti, che narrano gli orrori che si celano nei set del cinema a luci rosse. Comunque, i sacerdoti della cultura dominante e gli spacciatori di pornografia non sono riusciti a sconfiggere un nemico tenace, che resiste nella coscienza della gente: la vergogna. Per una qualche misteriosa ragione, nonostante tutto i consumatori di pornografia si vergognano a morte di fare sapere che consumano pornografia. Uno spiritoso giornalista francese ha dimostrato che, se non fossero state inventati sistemi di vendita che garantiscono il massimo anonimato, l’industria pornografica sarebbe rimasta ai margini. Invece, la diffusione dei videoregistratori prima e di internet dopo, che garantiscono la massima privacy, hanno fatto esplodere il consumo di porno.

Perché la gente si vergogna a fare sapere di consumare pornografia? Perché nel cuore dell’uomo esiste quello che gli atei gius-positivisti negano: una coscienza morale che riconosce istintivamente la legge naturale.

Ma per divertirci, immaginiamo il contrario. Immaginiamo una persona al passo con i tempi che si vanta di masturbarsi in continuazione davanti al materiale porno. Come vedrete, questa persona non fa che seguire i dettami della cultura post-freudiana e marcusiana.

Un “progressista” va in edicola e a testa alta urla: “Mi dia Orgasmo. Avete sentito tutti qua dentro? Ho detto: mi dia Orgasmo!!!!” E l’edicolante: “Lei sta per caso facendo una ricerca sulle perversioni sessuali?”. “No! La ricerca falla fare a tua sorella!!! Anzi, tua sorella dalla a me, di schiena naturalmente. Io Orgasmo lo uso, perché sono un uomo moderno al passo con i tempi, mica un represso cattolico. Anzi, vi dirò di più: Orgasmo lo faccio leggere anche a mio figlio di otto anni, perché la pornografia aiuta a sviluppare armoniosamente le pulsioni sessuali”. E la gente: “Ma lei è un mostro”. “Ma no, i mostri siete voi, che imponete ai bambini e agli adolescenti tanti tabù sessuali di origine cattolica che li faranno diventare degli adulti nevrotici… Ma non avete letto Freud? La censura sociale dei desideri sessuali inconsci genera nevrosi, ti può perfino fare perdere l’uso della gambe. E non avete letto Wilhelm Reich, bestie ignoranti? L’utopia terrena si realizzerà solo nel momento in cui tutti faranno sesso con tutti dalla mattina alla sera in tutte le più fantasiose maniere in ogni angolo di strada. Credete a me: se usate i genitali a pieno regime dalla mattina alla sera, come faccio io, vi scomparirà anche la più grande delle nevrosi: la nevrosi della fede. L’avete letto Totem e tabù? E così finalmente sarete liberi dal pensiero di Dio”. Uno dice: “Si vergogni. Lei parla parla, ma voglio vedere se fosse sua figlia ad andare a letto con tutti come reagirebbe….”. Progressista: “Ma sta scherzando? Appena ha compiuto diciotto anni, io mia figlia l’ho incoraggiata in tutte le maniere a darla a chiunque gliela chiede, anche ai miei amici più vecchi di me. A chiunque viene a casa mia offro, oltre al caffè, anche un orgasmo. Infatti, nella società utopica perfetta le giovani donne devono essere considerate un bene comune. Il comunismo sessuale deve essere completo. Non è giusto che gli uomini di una certa età sbavino dietro alle ragazze giovani senza mai poterle avere. D’altra parte, anche i ragazzi giovani devono essere incoraggiati a soddisfare sessualmente, gratuitamente, le tardone in menopausa, anche loro hanno diritto a godere delle prestazioni di uno stallone….”

Non premere mai “mi piace”. Infatti il tuo parere non conta nulla.

StopLike2
Da giorni tento invano di sospendere la funzione “like” sulla mia bacheca di Facebook. Non capisco perché sia WordPress che You-tube consentono di sospendere gli odiosi “like” mentre Facebook non lo consente. Invece il caro vecchio Splinder, deceduto al principio del 2012, non prevedeva proprio nessuna forma di “mi piace”: bei tempi, quelli. Anni prima di entrare in FB, quindi in tempi non sospetti, avevo già scritto un pezzo contro la barbarie dei “like” sul web, cui è seguita l’immediata rimozione della funzione like su WP. Infatti, la diffusione capillare delle forme di votazione in ogni sito web è andata di pari passo con la diffusione di una ideologia idiota secondo cui valore di un contenuto pubblicato sul web sarebbe direttamente proporzionale al numero di persone cui piace. E no: questo è diritto positivo, dittatura della maggioranza e relativismo morale. Se siete convinti che i “mi piace” determinino il valore di un contenuto, allora dal vostro punto di vista la pornografia dovrebbe essere la cosa migliore del mondo. Infatti, a livello mondiale i contenuti che ottengono il maggior numero di “like” ossia che ottengono il maggior numero di contatti e hanno maggiore successo sul mercato sono i contenuti pornografici. Sottoporre a votazione un contenuto significa sottoporla al giudizio di un immenso parlamento composto per il 90% di id… ehm gente priva di un sufficiente grado di istruzione, di gusto e di intelligenza.

Il fatto è che tu che metti i “like”, proprio tu, non sei nulla e non conti nulla. Il tuo parere non ha valore. Non me ne importa nulla se ti piace questo e non ti piace quello. Se hai qualcosa da dire, scrivila.

Inoltre sappiamo bene che i “like” da una parte sono oggetto di compravendita: se hai abbastanza soldi, ti puoi comprare pacchetti di followers mercenari del sudest asiatico su Twitter e FB. Sono anche oggetto di baratto: io metto “like” a te e tu per ricambiare metti “like” a me. Infine, su WordPress i “like” sono uno strumento ipocrita per fare pubblicità al proprio blog: io fingo di apprezzare il tuo post, che non ho neppure letto, solo per lasciare il loro del mio blog sul tuo blog. Inoltre, l’esperienza mi ha insegnato che la stragrande maggioranza dei “followers” su WordPress sono totalmente disinteressati ai blog che “followano”: fingono di seguirli nella speranza di essere ricambiati. Il messaggio sottinteso è: “Io mi sono iscritto al tuo blog, tu iscriviti al mio per riconoscenza”. Per quanto mi riguarda, scordatevelo.

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