Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

EROS: o anticipo dell’infinito o idolo che uccide

Il mese scorso è uscito il nuovo numero di Pepe, che pubblico qui in pdf:

Pepe_26_Eros

Il mio articolo, che pubblico di seguito, si intitola “L’unica soluzione è il centuplo”. E’ la continuazione ideale di questo articolo

Nel film Harry a pezzi, Woody Allen in veste di Harry dice più o meno al figlio di sei anni: «La donna è Dio. Non ho detto che Dio è una femmina. Mettiamola in questo modo: le donne esistono. Non sappiamo se ci sia Dio ma le donne ci sono, e non in un paradiso immaginario, ma qui sulla terra. E alcune di loro vanno a servirsi da “Intimo notte”». In un altro film (Anything else) dice: «Camus ha detto che le donne sono quanto di più vicino esista al paradiso in terra». La seconda citazione chiarisce la prima: Allen non divinizza la donna bensì l’amore sessuale. Agli occhi dell’uomo la donna è “divina” solo in quanto e nella misura in cui provoca questo beatificante sentimento. Se al posto di donna mettiamo uomo, il senso della prima citazione non muta. Se infatti la donna è “paradiso in terra” per l’uomo, simmetricamente l’uomo lo è per la donna. Bisogna aggiungere che la donna lo è anche per la lesbica e l’uomo per lo è anche per il gay.

Woody Allen: ‹‹Le donne esistono, Dio non si sa…››

Insomma, Allen è riuscito a riassumere in poche, geniali parole una idea che oggi è largamente anzi universalmente condivisa: il fine principale se non unico della vita umana è l’amore sessuale. Attenzione: amore sessuale sta per sesso con amore e non per sesso senza amore. Per quanto riguarda la cosiddetta rivoluzione sessuale, che appunto ha “sdoganato” quello che si dice sesso senza amore, Augusto Del Noce ha detto tutto quello che c’è da dire nel fondamentale scritto dal titolo L’erotismo alla conquista della società (disponibile in rete all’indirizzo: http://www.culturacattolica.it/detail.asp?c=1&p=0&id=3796 ). In sintesi, Del Noce individua un nesso di causa effetto fra lo scientismo positivista e la rivoluzione sessuale: da quando la scienza ottocentesca ha negato l’anima e ridotto l’uomo a corpo, l’unico fine della vita dell’uomo è il piacere fisico, che verrà ricercato soprattutto attraverso la droga e il sesso. Individuando la causa della nevrosi nella morale sessuale tradizionale, la psicanalisi freudiana, dottrina eminentemente scientista, invita a distruggerla. Non posso che sottoscrivere la lucida analisi di del Noce. Tuttavia, a mio parere, a monte della rivoluzione sessuale non ci sono solo la psicanalisi freudiana e più in generale lo scientismo, ma anche il culto dell’amore romantico. A dispetto delle apparenze, oggi questo culto è ancora ben vivo. Più ancora del sesso in sé, inteso come mera attività corporea, la cultura di massa celebra infatti il sesso con amore. Se esaminate bene solo la produzione cinematografica e musicale di massa dal dopoguerra ad oggi vi accorgerete che il tema dell’amore sessuale è assolutamente preponderante. Ma era inevitabile che il culto dell’amore sessuale spianasse la strada al culto del sesso e basta. Provo a spiegarlo.

Quel misterioso fenomeno denominato innamoramento coinvolge in maniera totalizzante sia il corpo che l’anima. Se il corpo vive di bisogni ed istinti, l’anima vive di desideri. Noi desideriamo tante cose diverse, alcune di meno e altre di più. Più intensamente desideriamo una cosa, più grande la soddisfazione che ci aspettiamo da essa. Ma ditemi, quale oggetto del desiderio, una volta ottenuto, è riuscito a soddisfarvi in maniera totale e definitiva? In altri termini, quale oggetto vi ha reso definitivamente felici? Nessuno, vero? Se ponete attenzione a questa vostra fatale incontentabilità, potrete prendere coscienza del fatto che tutti i vostri desideri, uniti insieme, formano un unico desiderio infinito. Prenderete coscienza che noi non desideriamo questa o quella cosa, ma l’infinito stesso. Il problema è che nulla in questa terra è infinito, anzi nulla nell’universo e neppure l’universo stesso è infinito. L’infinito è da un’altra parte.

Ho detto che noi desideriamo alcune cose più e altre meno. Ebbene, sembra che in cima alla classifica delle cose che desideriamo di più ci sia la persona di cui, una volta o l’altra, ci innamoriamo. Quel fenomeno misterioso denominato innamoramento ci fa sperimentare l’ampiezza del nostro desiderio. Infatti, quando siamo in preda a quell’inesplicabile sentimento, ci sembra che l’oggetto del nostro amore possa davvero soddisfarci infinitamente. Quando finalmente lo otteniamo, ci accorgiamo che l’agognata felicità si è spostata più avanti, come un cielo che tanto più si allontana quanto più è avvicinato. Ma di questa fatale delusione parlerò poi, adesso esaminiamo l’illusione che la precede. Più importante del fatto che la persona amata non possa soddisfare il desiderio di felicità, è il fatto che all’inizio, quando siamo innamorati, noi siamo fermamente convinti che invece lui\lei in qualche misura possa davvero renderci definitivamente felici. Cosa più importante ancora, nell’esperienza dell’innamoramento il desiderio infinito dell’anima passa attraverso e quasi si fonde col desiderio sessuale, che in sé stesso è cosa buona. Cattivo non è il piacere sessuale in sé stesso, ma l’abuso del piacere sessuale. Analogamente, cattivo non è il consumo di alcol, ma l’ubriachezza. L’abuso di piacere sessuale si chiama lussuria, che è l’alcolismo del sesso. Se vissuta fino in fondo, l’esperienza dell’innamoramento allontana dall’abisso della lussuria e avvicina al cielo, che è sempre più lontano quanto più è avvicinato. Ma se è vissuta in maniera superficiale, ti fa precipitare in quell’abisso.

Dante-Beatrice oppure Paolo-Francesca?

Nel concreto, che cosa significa vivere bene l’amore? Di fronte alla persona amata si prova allo stesso tempo desiderio e stupore. L’innamorato da una parte desidera ardentemente, anche fisicamente, la persona amata e dall’altra prova ammirazione e stupore per tutto quello che essa è. Come un giardino per crescere bene deve essere potato e ripulito dalle erbacce, e come una massa d’acqua per non inondare i campi deve essere incanalata fra robusti argini, così il desiderio sessuale (che nell’innamoramento, come ho detto, si salda col desiderio infinito dell’anima), per svilupparsi armoniosamente, deve essere educato, frenato, mortificato. Ebbene, si potrebbe dire che lo stupore sia un freno naturale del desiderio. Se prevale sullo stupore, il desiderio sessuale si pervertirà in una volontà di possesso che è un piano inclinato verso la lussuria. Se invece lo stupore riesce a prevalere costantemente sul desiderio, il desiderio stesso sarà fortificato e approfondito (Roger Scruton ha notato che se c’è una cosa che ci insegnano i romanzi di Jane Austen, è che l’attesa e la pazienza giovano alla passione). Come un pungolo, lo stupore spinge l’anima amante a migliorare sé stessa, a conformarsi ad una grandezza umana ideale. Chi ama vuole essere degno del suo oggetto d’amore e quindi cerca di superare sé stesso. Dante ha amato talmente tanto Beatrice che, per diventare degno dei lei, ha attraversato l’inferno e il purgatorio. In conclusione, l’esperienza amorosa è vissuta male se alimenta esclusivamente la brama di possedere e godere la persona amata, mentre è vissuta bene se alimenta il desiderio di diventare degni della persona amata e soprattutto degni di Dio.

Dante e Beatrice stanno contro Paolo e Francesca: l’amore per Beatrice trascina Dante fino al cielo, mentre l’amore fra i due cognati li trascina entrambi all’inferno. Infatti, Dante fa prevalere lo stupore sul desiderio, mentre i due cognati fanno prevalere il desiderio sullo stupore, senza seguire la strada verso l’ideale – tutta in salita – indicata dall’esperienza amorosa stessa. Al di là delle apparenze, andare a fondo all’esperienza amorosa non significa rinunciare alla soddisfazione del desiderio sessuale (non tutti infatti sono chiamati ad essere “eunuchi per il regno dei cieli”) ma, casomai, rinunciare alla lussuria e tendere all’ideale. Poi va da sé che nessuno ce la fa da solo a non cadere mai nel peccato, ma l’importante è avere almeno il proposito, il desiderio di non cadervi.

Il sentimento che Dante prova per Beatrice non è sostanzialmente diverso da quello che i due celebri cognati provano l’una per l’altra: di innamoramento si tratta, e chi riesce a descrivere questo sentimento è un genio. E al di là delle apparenze, anche l’amore di Dante per Beatrice ha sfumature sessuali, sebbene sublimate. E pure Dante ha conosciuto la seduzione del peccato: quando rivede Beatrice nel paradiso terrestre, arrossisce per la vergogna e Beatrice gli fa una bella ramanzina. Quindi l’importante non è non cadere mai nel peccato, ma rialzarsi sempre dopo ogni caduta e rimettersi in cammino verso l’ideale.

Qui sta il punto: anche l’amore può essere un idolo

L’importante non è non peccare mai, ma non fare sacrifici agli idoli. Parafrasando un celebre modo di dire, si potrebbe dire che peccare è umano mentre idolatrare è diabolico. Paolo e Francesca (s’intende quelli letterari, non quelli reali, di cui non sappiamo nulla) stanno all’inferno perché si sono inchinati ad un idolo, che ha ordinato loro di commettere peccato. Un idolo di nome amore: “Amor che al cor gentil ratto s’apprende” e “Amor che a nullo amato amar perdona”. E siamo al punto.

Da quanto ho detto finora, si capisce che l’amore sessuale ha carattere di segno. Ogni segno allude ad un significato più grande del segno stesso. Per fare un esempio banale, il segno grafico che somiglia ad un otto steso in orizzontale allude al concetto di infinito matematico. Ma questo segno grafico, come ogni segno grafico, in sé stesso è vuoto: indica un significato senza contenerlo. Invece, l’amore è un segno che ha in sé stesso anche un anticipo del significato cui allude. Amare non significa soltanto aspettare l’infinito ma, in un certo senso, goderne un piccolo anticipo. Una vasta tradizione letteraria conferma che, quando è corrisposto e coronato dal possesso, quella mescolanza inesplicabile di emozioni spirituali e desiderio sessuale chiamato amore dona la più grande gioia che sia possibile sperimentare in questa valle di lacrime. Ed eccoci al punto dolente. Sebbene grande, enorme, questa gioia non è infinita e quindi è incapace di soddisfare completamente il desiderio infinito. E’ un mero anticipo, possiamo dire una caparra molto piccola di una inimmaginabile, soprannaturale gioia. Per quanto riguarda i soldi, nessuno si accontenta di una caparra: aspetta di avere la cifra intera pattuita. Per quanto riguarda la felicità, che è molto più importante del conto in banca, perché accontentarsi di una piccola caparra? Se è intelligente (di quella intelligenza che solo la fede può donare) l’anima amante gusta quella piccola caparra di gioia senza tuttavia accontentarsi, spingendo il desiderio oltre l’oggetto d’amore, verso Dio. Dante non si “ferma” a Beatrice: sale oltre, fino ad intravedere “Amor, che move il sole e l’altre stelle”.

La malattia che ci divora: la “monogamia seriale”

Ma l’anima amante può anche ingannarsi, credersi completamente appagata da siffatta caparra e dimenticarsi di risalire dal segno al significato. In altri termini, per quanto possa sembrare paradossale, ci si può inchinare al segno come ad un idolo. E al cristiano Dante succede l’umanista Petrarca, che idolatra il suo stesso amore per Laura. Da questo punto di vista, poco importa che né Dante né Petrarca, da quanto dicono loro stessi, abbiano potuto possedere fisicamente le loro rispettive amate: quello che importa è che in un caso l’amore è segno, nell’altro un idolo intrinsecamente orientato alla lussuria. Se ti fai idolo di una cosa, qualunque cosa, non fai un passo verso l’ideale: miri soltanto a possedere quella cosa. Poi ti accorgi che, quando ce l’hai fra le mani, diventa cenere.

L’idolo di nome amore è molto popolare da un paio di secoli. Lo trovi nella maggior parte dei romanzi, dei film, delle canzoni. Te lo riducono ad un sentimentalismo zuccheroso dalle proprietà afrodisiache e te lo vendono come il paradiso in terra: «Dio non c’è ma le donne ci sono per gli uomini e gli uomini ci sono per le donne». Il problema è che non dura a lungo. Che sia segno o idolo, in ogni caso l’innamoramento è una esperienza effimera. Solo che, se lo vivi come segno, puoi continuare ad amare: all’ardore effimero dell’eros succede l’eroismo dell’agape. Se invece lo vivi come idolo, non puoi amare. Quando la persona amata non suscita più quella mescolanza inesplicabile di emozioni spirituali e desiderio sessuale, non trovi più nessuna ragione per stare con lei. La donna è il paradiso in terra, ma un paradiso a termine: bisogna cambiarla spesso. Oggi nel nome dell’amore si commette il peggiore dei crimini contro l’Amore, quello vero: il divorzio. Quante famiglie ha sfasciato, quanti bambini ha fatto soffrire quell’idolo? D’altra parte, la cultura del divorzio (le cui tragiche conseguenza sociali sono sistematicamente taciute dai media) ha partorito il mostro della “monogamia seriale”. Oggi più di uno psichiatra alla moda afferma impunemente che la coppia sarebbe ormai un concetto del passato, che per vivere bene sarebbe necessario abituarsi a cambiare spesso partner. D’altra parte, i giornali di gossip, ormai i più letti in assoluto, alimentano instancabilmente la nuova mitologia della “monogamia seriale” salutando ogni giorno i divorzi, gli adulteri e i flirt dei vip come lieti eventi.

Ma la medicina non sono i valori morali

Come abbiamo visto, secondo la cultura contemporanea l’amore sessuale è l’unica cosa per cui valga la pena vivere. Ma poiché ogni amore dura poco, allora per rendere la vita sopportabile bisogna passare da un amore all’altro. L’unico problema è che l’innamoramento, che sia segno o idolo, non basta volerlo per ottenerlo. Non potendone proprio fare a meno, perché senza di esso la vita non varrebbe la pena di essere vissuta, ci si abitua a scambiare per amore ogni più lieve infatuazione. E se neppure l’infatuazione arriva, rimane il caro vecchio sesso e basta. Insomma, dietro l’idolo dell’amore romantico si cela la pornografia.

La diagnosi è chiara: oggi la religione è sostituita dall’idolatria dell’amore sessuale, che porta delle terribili conseguenze sociali. Va bene, direte voi, questa è la diagnosi. Ma la cura? Per guarire l’uomo contemporaneo da questa terribile idolatria potrebbe forse bastare una rigorosa educazione morale? Certamente no. Alla gente, giustamente, non interessa sapere che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, ma che cosa rende felici e che cosa no. Allora è forse sufficiente smascherare gli idoli in pubblico, fare capire alla gente che gli idoli non danno la felicità bensì soltanto effimere illusioni di felicità? Neppure. In fondo, le persone si prostrerebbero agli idoli anche se fossero certe che gli idoli mentono. Lo stesso Woody Allen ne è certo. Infatti ripete spesso che l’amore sessuale, così come lo vive lui, è solo una bellissima illusione alla quale tuttavia lui non rinuncerebbe per nessuna ragione al mondo. Provo a fare un riassunto dei suoi discorsi: «D’accordo, l’amore può donarmi solo fragili illusioni di felicità. Ma se mi togli queste illusioni, che cosa mi rimane? Lasciami illudere, e pazienza se dura poco. Appena una illusione amorosa finisce, ne faccio iniziare subito un’altra». D’altra parte, anche Giacomo Leopardi per qualche tempo si illuse – e qui il gioco di parole è appropriato – che le “illusioni”, non solo quelle amorose, potessero bastare a dare senso alla vita. Insomma, tagliamo corto: se l’alternativa è fra le illusioni e il nulla, meglio le illusioni. L’ateo, per non disperare, è costretto a idolatrare qualunque cosa possa essere idolatrata, dall’amore-sesso alla carriera e chi più ne ha più ne metta.

Ma allora, l’unico rimedio all’idolatria è la fede? Certamente sì, ma solo se la fede è integra. Una fede che rimane al livello di convinzione intellettuale è largamente insufficiente. La convinzione che Dio esiste e che solo Lui possa soddisfare il desiderio infinito non basta a dare senso alla dura quotidianità e quindi a guarire l’anima dall’idolatria. Un credente, paradossalmente, potrebbe dire: «Se il mio desiderio infinito potrà essere soddisfatto solo post mortem, non è meglio morire subito? Se non posso morire subito, lasciatemi i miei idoli almeno fin quando non muoio: le illusioni donate dagli idoli mi rendono la vita sopportabile». Ma allora, non c’è rimedio all’idolatria? In realtà, un rimedio c’è, uno solo: si chiama centuplo. «Chi mi segue avrà il centuplo quaggiù e in futuro la vita eterna». Se lo segui, Lui può aiutarti a capire tutti gli aspetti dell’amore e a vivere l’amore sessuale come segno. E viverlo come segno significa goderlo cento volte tanto. E goderlo cento volte tanto significa capire che in fondo al volto della persona amata c’è proprio Lui.

 

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7 pensieri su “EROS: o anticipo dell’infinito o idolo che uccide

  1. Fra l’altro, in questo numero c’è un lunghissimo speciale sull’omosessualità che, se fosse passata la legge sull’omofobia, non potrebbe essere pubblicato. In sostanza, abbiamo presentato l’esperienza di Luca di Tolve, ex omosessuale, ora sposato, che dirige gruppi di aiuto per liberarsi da pulsioni omosessuali indesiderate. Gli articoli sull’omosessualità li trovate qui, oltre che sulla versione cartacea: http://pepeonline.it/

  2. Anonimo in ha detto:

    È amare chi ci ama. Ma nemmeno. La natura dell’amore è fraintesa, tanto idolatrata da non farne solo un idolo, ma il Dio di Giovanni, il Dio Amore. Ma impiastricciato di sentimentalismo e possessività. Proprio quello che si consuma, e disperatamente si cerca di rinnovare pur non accettando le diversità dall’altro. Così noi non ci muoviamo ma ci svuotiamo; se riusciamo ancora a essere fecondi e con calore in corpo, sovente non è per merito nostro. E odio generalizzare. Ma basta vedere, come tu spesso hai notato, gli amori a tempo determinato: quanti sono, quanto coinvolgono.

  3. Perdonami, non mi sono firmato. Credevo fosse automatico.
    Complimenti per il pezzo.

  4. Un tema interessante sarebbe (angelo scola docet ma non solo lui ovviamente) il rapporto possesso/distacco, vale a dire che il vero possesso delle cose avviene solo in una presa di distanza da esse (quindi la vera unione con una persona avviene solo in un distacco da essa e l’amore sessuale ha senso all’interno di questa dinamica, per la quando la cosa possa sembrare assurda). Interessante anche la conclusione sulla fede, perchè in effetti è vero che uno, senza l’incontro con la PERSONA di cristo, potrebbe preferire accontentarsi delle illusioni. Una cosa su cui sto rimuginando da un po (ma te l’avevo già detto) è il fatto che la libertà di scelta, se non incontra l’oggetto del proprio desiderio (Dio), è condannata a estinguersi, perchè, pur aspirando a Dio, non riesce a incontrarlo (perchè siamo mortali) e, da’altra parte, non può fare a meno di Dio, perchè ogni scelta (anche la più banale) implica sempre la rinuncia a qualcosa d’altro e quindi ha un carattere di assolutezza.

    • Ormai è chiaro che oggi l’ideologia gender è una maschera dell’ateismo, che meglio deve essere chiamato anti-teismo: odio verso la natura sessuale come copertura dell’odio verso Dio che fa la natura per affermare una assoluta onnipotenza. L’io al posto di Dio.
      Bisogna solo aggiungere che c’è un legame di causa-effetto fra l’anti-teismo omofilo e l’islamizzazione della società. Le nazioni più libertarie, libertine, omofile e pornofile (Gran Bretagna, Olanda, Francia, Svezia) sono anche quelle in cui proliferano zone di guerra in cui viene applicata la sharia, ossia una legge in base alla quale gli omosessuali devono morire di morte violenta. La verità evidente è che l’anti-teismo non è un valido rimedio contro il totalitarismo religioso ma anzi lo favorisce, preparandogli la strada. Infatti, se si tratta di scegliere una laicità che arriva a negare la natura e un Islam che tutto sommato ancora la rispetta, gli immigrati preferiranno l’Islam. L’unica alternativa tanto al laicismo quanto al totalitarismo religioso è la Vera Religione. Ma se la Vera Religione la ammazzate, come fanno nei suddetti paesi, allora l’Islam è destinato a trionfare.

  5. La tua visione sull’Europa futura è atea e islamica, oppure vedi ancora alternative impreviste?

    • Io vedo solo l’imprevisto. La storia non va mai dove sembra stia andando. Ad esempio, ancora 40 anni fa politici e scrittori prevedevano tutti invariabilmente che il comunismo avrebbe continuato la sua marcia vittoriosa, e prima o poi si sarebbe arrivati allo scontro armato fra Usa e Urss. Claudio 81 ha ricordato che lo stesso Andreotti negli anni 70 pensava che il suo partito avrebbe al massimo potuto rallentare l’invevitabile ascesa del comunismo in Italia e poi nel mondo. L’industria cinematografica sfornava in serie b-movies su futuri prossimi post-atomici. E invece è successo l’imprevisto, grazie sopratutto alla lungimiranza di un outsider come Ronald Reagan, che ha saputo accelerare il collasso economico dell’Urss esasperando la corsa agli armamenti.
      Ieri il nemico era il comunimo, oggi è l’ateismo relativista omofilo e pornofilo alleato con l’Islam. Questa santa alleanza mieterà ancora molti successi, dovremo soffrire ancora a lungo, ma poi succederà l’imprevisto. Perché il male non può trionfare.

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