Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Il partito tasversale degli invidiosi e dei parassiti impedisce all’Italia di essere la grande nazione che merita di essere

Il popolo italiano si divide in due gruppi: creativi e invidiosi. I primi producono ricchezza, creano bellezza e inventano cose nuove, i secondi fanno di tutto per sfruttare, infangare e infine distruggere i primi. I primi lavorano nel settore nel privato (che produce i soldi delle tasse), i secondi lavorano nel settore pubblico oppure si fanno mantenere dallo stato (che brucia i soldi delle tasse). Una piccola parte dei secondi fa parte di lobbies private anti-meritocratiche che lo Stato protegge dalla concorrenza degli altri privati. Non si può entrare in queste lobbies se non tramite amicizie, raccomandazioni, parentele e, perché no, prestazioni sessuali. Le principali lobbies anti-meritocratiche in Italia sono la FIAT, azienda pseudo-capitalista che campa con i soldi dei contribuenti da tempo immemorabile, e il CINEMA italiano, che da quando campa con i nostri soldi è diventato oggetto di derisione a livello mondiale. Ieri Fellini e Antonioni, oggi Paolo Sorrentino e Giuseppe Tornatore.
Alcuni giorni fa tal D’Alfonso, rappresentante del secondo gruppo di italiani, ha insultato Dolce e Gabbana, rappresentanti eminenti del primo gruppo, col risultato di incoraggiarli ad andarsene (la Svizzera li sta corteggiando da tempo).
Ma gli italiani hanno una lunga tradizione di denigrazione delle sue migliori risorse umane e di distruzione del loro lavoro. Faccio un solo esempio, ancora cinematografico: dagli anni ’50 agli anni ’60 il cinema horror italiano era il primo al mondo. Tutti i futuri grandi registi americani andavano a studiare le opere di Mario Bava, Luci Fulci e Dario Argento. Questi signori facevano film che costavano uno e incassavano dieci in giro per il mondo. Ebbene, i critici italiani li hanno sempre trattati con un disprezzo e un rancore che è difficile da spiegare. Ed è difficile da spiegare invece l’indulgenza dei critici verso i mediocri prodotti cinematografici finanziati dallo stato.
Ma adesso veniamo al capitolo più doloroso e scandaloso. Qualcuno sapeva che il primo prototipo di personal computer fu prodotto in Italia da un ingegnere della Olivetti? No? Nessuno lo sa perché nessuno in Italia ha avuto abbastanza intelligenza e orgoglio da valorizzare questa scoperta, e gli americani se ne sono facilmente appropriati e l’hanno migliorata.
La Silicon valley avrebbe potuto nascere in Italia, e invece noi, per colpa del gruppo degli invidiosi parassiti, siamo condannati a restare un paese di serie z famoso soltanto per la pizza.

http://www.linkiesta.it/olivetti-steve-jobs#ixzz2Zxdb9JRE

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