Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

IL DIAVOLO AL CINEMA

Eccolo finalmente il mio articolo sul DIAVOLO AL CINEMA!!!

In esso cerco di rispondere alla domanda da cento milioni di dollari: perché il piccolo La grande bellezza di Sorrentino e il semi-porno Lo sconosciuto del lago hanno avuto più successo dell’immenso To the wonder di Malick? Leggete e capirete.
Dopo avere risposto a questa domanda, esamino una serie di film dal contenuto esplicitamente o implicitamente anti-cristiano: Magdalene di Mullan, Philomena di Frears, E venne il giorno di Shyamalan, Carrie. Lo sguardo di Satana di De Palma e Seven di Fincher.

Per leggerlo, cliccate qui:

Il diavolo, probabilmente? No, certamente!

Buona lettura.

 

venerdì 11 ottobre 2013

Un metodo infallibile per fare successo nel mondo cinematografico. E non è un caso che il Papa Francesco abbia detto queste cose: “Ci sono alcuni preti che quando leggono questo brano del Vangelo, questo e altri, dicono: ‘Ma, Gesù ha guarito una persona da una malattia psichica’. Non leggono questo qui, no? E’ vero che in quel tempo si poteva confondere un’epilessia con la possessione del demonio; ma è anche vero che c’era il demonio! E noi non abbiamo diritto di fare tanto semplice la cosa, come per dire: ‘Tutti questi non erano indemoniati; erano malati psichici’. No! La presenza del demonio è nella prima pagina della Bibbia e la Bibbia finisce anche con la presenza del demonio, con la vittoria di Dio sul demonio”.

Oggi il cinema sta male in tutto il mondo. Di bei film se ne vedono pochi, di capolavori quasi nessuno. Un anno fa appare un film che sfiora il capolavoro: To the wonder di Terrence Malick. Non tutti possono apprezzare e condividere la complessa visione filosofica e religiosa di Malick, ma nessuno che abbia occhi e orecchie può negare che To the wonder è un film di altissimo livello, superiore da tutti i punti di vista alla stragrande maggioranza dei film usciti negli ultimi anni. Secondo molti critici, To the wonder sarebbe soltanto un vuoto esercizio di formalismo in cui le immagini contano più dei contenuti. In realtà, in quel film i contenuti passano proprio attraverso lo splendore delle immagini. Ma anche se fosse soltanto un vuoto esercizio di formalismo, To the wonder resterebbe comunque uno dei migliori film degli ultimi anni. Eppure, pubblico e critica lo hanno accolto tiepidamente. Quando è stato presentato al festival di Venezia, nel settembre del 2012, è stato battezzato da pochi, svogliati applausi e molti fischi. Invece, La grande bellezza di Paolo Sorrentino, uscito in pompa magna nel maggio del 2013, è stato accolto con entusiasmo dal pubblico e da gran parte (non tutta) della critica. Ha ricevuto perfino la nomination all’Oscar per il migliore film straniero. Insomma, la maggior parte degli spettatori e dei critici pensano che l’ultimo film di Sorrentino sia un capolavoro. Sono in pochi (fra i quali la sottoscritta) a pensare che La grande bellezza sia solo un filmetto sciatto e pretenzioso (se vi interessa, ho analizzato in maniera approfondita La grande bellezza in questo saggio pubblicato sul sito di Forma Cinema: La grande (assenza di) bellezza. Il manierismo vuoto di Paolo Sorrentino http://www.formacinema.it/obraz-on-line/installation/247-la-grande-assenza-di-bellezza-il-manierismo-vuoto-di-paolo-sorrentino ).
A questo punto dobbiamo chiederci: perché alla maggior parte della gente (per fortuna non tutta) l’ultimo film di Sorrentino sembra più bello dell’ultimo film di Malick? Io una idea ce l’avrei. Forse sbaglio, ma secondo me Sorrentino è più amato di Malick per la semplice ragione che Sorrentino ostenta un anticlericalismo tanto becero quanto convenzionale (rimando al mio saggio) mentre Malick ha l’impudicizia di ostentare una fede sincera. Che scandalo! E già, perché oggi la fede scandalizza molto più della pornografia. Anzi, la pornografia non scandalizza più nessuno, neppure i benpensanti. Leggo su una rivista: «Con Lo sconosciuto del lago, Alain Guiraudie ha scandalizzato i benpensanti, a Cannes mostrando il sesso com’è, meccanica e idraulica di corpi che si avvincono per alcuni minuti.» (Luca Mosso, “Scandaloso Guiraudie tra paura e desiderio”, Tutto Milano, 26 ottobre 2013) Ma va’ là: i benpensanti post-moderni applaudono fino a spellarsi le mani se gli fai vedere la pura meccanica dell’accoppiamento di due corpi dello stesso sesso. Non a caso, Lo sconosciuto del lago, che narra una storia d’amore gay, ha ottenuto il premio per la miglior regia nella sezione “un certain régard”. Se invece ai benpensanti fai vedere un film in cui c’è un prete che chiede a Dio di mostrare il suo volto, volano subito i fischi.
Sei un giovane regista emergente in cerca di successo? Dai retta a me: nei tuoi film mettici tanto sesso preferibilmente omo, tanta retorica multiculturale e soprattutto tante menzogne contro la Chiesa, e vedrai che diranno che sei il nuovo Fellini. Potrei suggerirti di fare un film su suore sadiche che seviziano adolescenti ambosessi nell’Irlanda cattolica, ma purtroppo questa idea è già stata sfruttata due volte. Suore aguzzine sono apparse infatti sia in Magdalene di Peter Mullan, uscito nel 2002, sia in Philomena di Stephen Frears, presentato quest’anno a Venezia. Per fortuna il repertorio delle leggende nere contro la Chiesa è molto vasto: fra esse ne troverai almeno una che fa al caso tuo. Mettila nel tuo film e presentalo ad un festival importante. Se nessuno ti vuole premiare perché il tuo film artisticamente fa schifo, non ti preoccupare: potrai sempre dire che i giurati dei festival non ti vogliono premiare perché il tuo film è troppo “coraggioso” per un paese arretrato e bigotto come il nostro.
La verità è che le “storie vere” narrate da Mullan e da Frears hanno la stessa validità storica di voci di corridoio. In primo luogo, bisogna vedere se le persone che hanno raccontato quelle storie non hanno mentito, distorto o anche solo esagerato i fatti. Non ho nessuna difficoltà a credere che fra milioni di suore nel mondo ce ne siano pure alcune molto cattive. In tutti i gruppi umani ci sono un certo numero di persone tutt’altro che buone. Ma appunto, il fatto che alcune suore siano cattive non dimostra che tutte le suore siano cattive. Analogamente, il fatto che alcuni preti siano pedofili non dimostra che tutti i preti lo siano. I registi Mullan e Frears utilizzano i racconti vaghi di mezza dozzina di persone che hanno avuto la sfortuna di incontrare pessime spose di Cristo per dimostrare surrettiziamente proprio questo: che tutte le suore d’Irlanda sono cattive perché la fede rende cattivi. Invece di parlare delle innumerevoli suore che assistono i poveri nel Terzo Mondo e degli innumerevoli preti che educano i giovani nelle parrocchie, registi e giornalisti puntano i riflettori su pochi preti pedofili e poche suore manesche. La verità, taciuta sistematicamente dai media, è che la percentuale dei pedofili fra gli uomini di Chiesa è molto inferiore alla percentuale dei pedofili fra i laici. Ma il più delle volte è inutile spiegare la verità. Infatti, la gente preferisce le menzogne alla verità perché le menzogne sono più seducenti. Se vuoi essere “in” e fare strada nel mondo devi ripetere queste menzogne. Perché il principe di questo mondo è mentitore e padre di menzogna.
Il diavolo non agisce mai apertamente. Lavora nel nascondimento. I suoi migliori servitori sono proprio quelli che non credono in lui. Per tornare al nostro tema, i cineasti atei diffondono con efficienza le menzogne che colui in cui non credono suggerisce loro. Da tempo sostengo che ne uccide più lo schermo che la penna. Fuor di metafora, una stessa menzogna è più potente quando passa attraverso uno spettacolo televisivo o cinematografico che non quando passa attraverso un’opera scritta, di qualunque genere essa sia. Infatti, i consumatori di televisione e di cinema sono incomparabilmente più numerosi dei lettori di opere scritte di tutti i generi. Cosa ancora più importante, le prime esigono poca attenzione da parte del fruitore mentre le seconde ne richiedono molta. Quando leggiamo qualunque cosa, non importa che cosa, la nostra mente lavora molto più che quando guardiamo uno spettacolo televisivo e un film (a meno che il film non sia una vera, grande opera d’arte: quando si innalza al livello dell’arte anche il cinema fa lavorare la mente a pieno regime). Ci sono buone ragioni per credere che, quando è troppo rilassata, la nostra mente tenda ad assorbire rapidamente, senza fermarsi a giudicarla, qualunque menzogna le venga propinata. D’altra parte, l’idea che lo schermo abbia un potere di persuasione molto superiore a quello della penna l’hanno già avuta in molti prima di me, in primo luogo Karl Popper e Marshall McLuhan.
Penso da tempo di stilare una lista completa dei prodotti cinematografici e televisivi che calunniano la Vera Religione. La lista, purtroppo, sarebbe lunghissima e si rischierebbe sempre di dimenticare qualcosa. Nella lista dovrebbero figurare, oltre ai due succitati film, anche Il codice da Vinci (2006) e Angeli e demoni (2009) di Ron Howard nonché Le Crociate di Ridley Scott (2005). Questi film distorcono la verità storica in maniera talmente palese e impudica che è inutile parlarne. Molto più numerosi dei film e telefilm che calunniano apertamente la Chiesa distorcendo la verità storica sono i film e telefilm che calunniano la stessa fede in Dio. Fateci caso: nella stragrande maggioranza dei film di massa i cristiani in generale e cattolici in particolare appaiono nel migliore dei casi come dei creduloni stupidi, nel peggiore come dei fanatici pronti a commettere ogni sorta di atrocità nel nome della fede. Per il momento, cito solo tre degli innumerevoli film che calunniano la fede: E venne il giorno di M. Night Shyamalan (2008), Carrie. Lo sguardo di Satana, di Brian De Palma (1976) e Seven di David Fincher (1995).
Nel primo film appare una vecchia pazza misantropa che abita da sola in una villetta isolata. Le pareti della sua camera da letto sono tappezzate di immaginette di Cristo e della Madonna. Poco prima di fare una fine orrenda, la vecchia ripete ossessivamente: «Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla, il Signore è il mio pastore, non manco di nulla…». Che cosa avrà insegnato o, meglio, che messaggio recondito avrà iniettato nella mente dello spettatore questa scena? Ecco il messaggio: la fede è una sorta di malattia mentale che ti allontana dai tuoi simili e Dio non ti aiuta quando ne hai bisogno per la semplice ragione che non esiste.
E veniamo al secondo film. Carrie, protagonista, è una ragazza emarginata e complessata che subisce ogni sorta di angherie da parte delle compagne di scuola e che a casa è oppressa dalla madre: una pazza bigotta con gli occhi spiritati che apre bocca solo per citare la Bibbia e riempie la casa di immagini devozionali e giganteschi crocifissi vagamente mostruosi. Impedendole di frequentare ragazzi maschi e sottoponendola ad ogni sorta di punizioni e castighi, la bigotta compromette irrimediabilmente la salute psichica della figlia. Il messaggio (subliminale) è fin troppo chiaro: la fede ti vieta di godere delle gioie della vita, rendendoti pazzo e violento.
E veniamo a Seven, un film freddo e manieristico, senza un briciolo di autentica poesia, che qualcuno si ostina a considerare un capolavoro. In una città sporca e marcia un serial killer comincia ad uccidere quelli che ai suoi occhi appaiono come “peccatori” esemplari. La sua politica è di “colpire un vizioso per educarne cento”. Non si riesce a capire se il serial killer è cattolico a tutti gli effetti, ma appare evidente che comunque ha ricevuto una educazione cattolica. Infatti, è ossessionato dai “sette vizi capitali” e prende ispirazione dalla Divina Commedia di Dante. Il messaggio è che la religione cattolica ti trasforma in un moralista intollerante e violento che odia i peccatori. Spero non ci sia bisogno di spiegare che in realtà la Chiesa ci insegna a non odiare i peccatori ma il peccato, riconoscendoci noi per primi peccatori bisognosi di misericordia. A parte questo, il fatto che in quello scadente filmetto ateo il serial killer prenda ispirazione della Divina Commedia, quasi che Dante Alighieri fosse il suo “mandante morale”, appare come una inaccettabile offesa verso il sommo poeta. Significativo il fatto che gli atei odino la Divina Commedia non meno di quanto la odino i fondamentalisti islamici. I fondamentalisti la odiano perché Dante Alighieri parla male del loro profeta, gli atei la odiano perché Dante Alighieri parla di Dio. Mentre i fondamentalisti se potessero, distruggerebbero tutte le copie della Divina Commedia presenti sulla faccia della terra, gli atei di casa nostra per il momento si limitano a chiedere che nelle scuole dell’obbligo non si insegni più la Divina Commedia. C’è da giurare che, almeno per qualche tempo, fondamentalisti e atei diventeranno “amici” – come Erode e Pilato – combattendo fianco a fianco contro i cristiani.
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