Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Archivi per il mese di “dicembre, 2013”

FERMIAMO I TEST PER L’INTELLIGENZA. Sono strumenti pericolosi nelle mani di scienziati che portano avanti le vecchie idee razziste ed eugeniste.

IQ

Da un paio di anni sul web, specialmente su Facebook, proliferano test per l’intelligenza. Ad esempio, solo oggi nella pagina FB ho scoperto “Bubbles IQ” e “Test dell’età mentale”. E questi sono solo gli ultimi che ho scoperto. Di norma, questi test si presentano come dei divertenti giochi da fare con ironia e soprattutto autoironia per passare cinque piacevoli minuti. Naturalmente, quasi tutti quelli che si sottopongono a questi test ricevono delle buone notizie che aumentano di molto la loro autostima: “Complimenti! La tua età mentale è di venti anni anche se ne hai cinquanta”. Col cuore fremente di gioia, il cinquantenne che si crede ventenne condivide il test sulla sua bacheca, invitando subito gli amici a partecipare al test: “Dal punto di vista mentale io sono più giovane di trenta-quaranta-cinquant’anni, vediamo voi!!!”. E così il test che sembra un giochino innocente, corredato di norma con un disegnino di Einstein versione cartoon, si diffonde con la rapidità di un virus per il web.
Cari cinquantenni con l’IQ di un ventenne, come mai fra i vostri neuroni freschi e attivissimi – che si moltiplicano con la stessa velocità con cui si moltiplicano nella scatola cranica di un neonato – non è sorta la più elementare delle domande: ma questi test chi li promuove e che cosa ci fa con tutti i dati raccolti? Va bene, ve lo dico io, che ho un IQ bassissimo, da vera terrona non-ariana, e dal punto di vista mentale sono più vecchia di una novantenne: questi test sono promossi da istituti universitari giapponesi e anglosassoni (inglesi e americani) che studiano da anni quella che si potrebbe chiamare la “geografia dell’intelligenza”. Se cascate nel tranello e vi fate scannerizzare la mente, vi dicono che avete la mente più fresca di quella di un diciassettenne solo per lusingarvi. In preda all’euforia, vi dimenticate completamente del fatto che avete donato i dati riguardanti il bene più prezioso che possedete, ossia la vostra intelligenza, a scienziatucoli post-moderni e post-nazisti per i quali bisognerebbe allestire una nuova Norimberga.
Ma facciamo un attimo un passo indietro. Domanda: perché questi istituti  ricorrono a questi singolari test mascherati da giochini tipo Settimana enigmistica? Risposta: perché in tutti i paesi occidentali, ma specialmente in Italia, la stragrande maggioranza delle persone si rifiutano di sottoporsi deliberatamente ai famigerati test IQ. Dico subito che la gente fa benissimo a non sottoporvisi. Infatti, oggi un numero crescente di specialisti mettono in dubbio l’obiettività e la validità stessa dei test IQ. Come si può solo pensare di “misurare” le “prestazioni” di quell’ente (ente in senso aristotelico: “cosa che esiste”) così vasto, profondo e complesso che è la mente umana? Vi è forse nell’universo un solo ente altrettanto vasto e complesso? Inoltre, anche se questi test fossero in qualche misura affidabili, perché io dovrei sapere quale è il mio IQ? Soprattutto, perché dovrei concedere agli altri il diritto di saperlo? Perché dovrei fare misurare il valore della mia anima (dal momento che la mente pensante è un aspetto dell’anima spirituale) da altri? E come possono gli altri arrogarsi il diritto di misurare il valore della mia anima? Come dicevo, la stragrande maggioranza della gente non vuole farsi misurare l’anima da qualche scienziatucolo post-moderno. In tutti i paesi sono pochi quelli che accettano di sottoporsi quei test IQ. In Italia quasi nessuno, viva l’Italia. Per riuscire a racimolare qualche dato, questi istituti anglosassoni e giapponesi hanno inventato questi test-giochini. E il “giochino” dei test-giochini  funziona alla grande: se ai test IQ non vuole sottoporsi nessuno, al “giochino” del menga con Einstein versione Roger Rabbit si sottopongono anche 500.000 alla volta (leggo che 500.0000 è il numero dei giocatori di IQ bubbles). Voi direte: “Ma in fondo questi giochini non hanno la stessa complessità dei veri test IQ”. Non importa: agli scienziatucoli post-moderni e post-nazisti non interessa “scannerizzare” fino in fondo un solo individuo alla volta, con nome e cognome, ma ottenere dati generali riguardanti un certo gruppo di popolazione dislocato in un certo territorio. Voglio esser più precisa: vogliono avere dati generali riguardanti le “razze”.
Avete capito bene: RAZZE. E magari fra i vostri neuroni eternamente diciassettenni è rimasto attaccato qualche vago ricordo di scuola di qualcosa che suona più o meno come “PURA RAZZA ARIANA”. Aho’, ma siete proprio de coccio! Ah intelliggentoni, provate a digitare RICHARD LYNN su Google e cercate di mettere in moto i vostri eternamente giovani neuroni: questo tizio studia da anni la “Race differences in intelligence”. La sua tesi è che Hitler aveva ragione a distinguere fa razze inferiori e razze superiori. In base ai dati raccolti dai test del menga che fate anche voi intelligentoni, i nordici biondi e con gli occhi azzurri sarebbero molto più intelligenti dei “negri”, dei mediorientali e dei “terroni” italiani accessoriati di baffi neri, spaghetti e mandolini. Alcuni anni fa, questo grufolante porco ha scritto su una rivista peer-reviewed di neurologia che il perenne ritardo economico e culturale del meridione si spiegherebbe con la sostanziale inferiorità intellettuale dei “terroni” d’Italia. Gli unici “terroni” non del tutto stupidi, secondo questo grufolante porco, sarebbero i discendenti biondi di svevi e normanni. Nulla di nuovo sotto il sole: cento anni fa negli Usa gli emigranti italiani erano catalogati come semi-negri, e pertanto erano severamente vietati i matrimoni fra italiani e “Wasp” (White Anglo-Saxon Protestant) . 
Voi direte: “Ma questo Richard Lynn è un maiale isolato”. Che cosa? Ha ha ha ha ha ha ha!!!!!! Ma scusate, se Lynn è veramente un maiale isolato, come mai nessun suo collega anglosassone si è mai preso il disturbo di controbattere le sue tesi? Perché gli studi che pubblica sulle riviste peer-reviewed non sono mai stati bloccati o contestati? Poveri ingenui. La verità è che queste idee razziste  ed eugenetiche (perché razzismo ed eugenetica sono due facce della stessa medaglia)  non sono mai morte. Semplicemente, dopo la caduta del nazismo queste idee si professano in sordina, utilizzando un linguaggio politicamente corretto. Vi basti sapere che James Dewey Watson  (scopritore del dna insieme a Francis Harry Compton Crick) , la pensa esattamente come Lynn. Qualche anno fa ha detto ha affermato che i bianchi sono più intelligenti dei neri per ragioni evolutive: “Non c’è un valido motivo per prevedere che le capacità intellettive delle persone divise geograficamente al momento della loro EVOLUZIONE  si siano esplicate in maniera identica. Il nostro desiderio di attribuire uguali capacità razionali come una sorta di patrimonio universale dell’umanità non è sufficiente per renderlo reale” .
Insomma, cari cinquantenni con i neuroni dodicenni, cercate di apre gli occhi, per una sola volta. Cercate di capire che nel mondo il razzismo biologico (che comprende pure il razzismo anti-italiano, cfr.: Le irragionevoli ragioni del razzismo anti-italiano, Berlusconi condannato, italiani insultati e coperti di sputi dagli stranieri) è ancora molto diffuso. E cercate di capire che il razzismo è la logica conseguenza della falsa e bugiarda TEORIA DI DARWIN. Quindi, cari sapientoni, se volete combattere contro il razzismo, boicottate questi test, invitate i vostri amici a boicottarli e combattete contro la falsa e e bugiarda teoria di Darwin. Finché il cadavere putrefatto di quella teoria non sarà seppellito, ci saranno il razzismo e l’eugenetica naziste.

IL CINEMA ITALIANO E’ MORTO. I premi a “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino sono la corona funebre sulla bara del cinema italiano.

Oggi è un giorno di lutto per l’arte cinematografica. Infatti ieri  agli agli European Film Award hanno coperto di premi “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. A questo punto, non vedo perché quel sommo ANTI-CAPOLAVORO non debba vincere anche l’Oscar. 

Infatti, ha tutti i requisiti per vincere l’Oscar in generale: è rivestito di una bellezza superficiale che sfiora il kitsch, non ha la profondità (sgradita alle masse) della vera arte, è pieno di messaggi banali (graditi alle masse) presentati in forma pseudo-letteraria. Da esperto paraculo, Sorrentino gioca a fare un Marcel Proust “pop”: parla di amore, morte, bellezza e tutti i più alti temi ma ne parla in maniera superficiale, senza avere la capacità di andare al fondo, senza intravedere il mistero. Ma Sorrentino sa che è meglio non intravedere il mistero, che è meglio rimanere sulla superficie: sennò il pubblico si annoia e ti dice che è “La corazzata Potiomkin”.

Inoltre, ha pure i requisiti per vincere l’Oscar nella categoria “miglior film straniero”: è pieno di riferimenti al cinema di esportazione di Federico Fellini (di cui guarda caso ricorreva quest’anno il ventennale della morte) e accarezza tutti i pregiudizi imbecilli degli anglosassoni sull’Italia e sul cattolicesimo. Da esperto paraculo, Sorrentino dipinge per il pubblico internazionale un affresco kitsch dell’Italia così come la vede il pubblico internazionale: una nazione marcia, corrotta, sonnolenta a causa della Chiesa, vista come una istituzione che diffonde oscurantismo e frena le sorti magnifiche e progressive (vedi la “santa” incartapecorita e rincoglionita). Ecco a voi l’Italia secondo gli stranieri: bung bunga + vendita delle indulgenze. Ma vaff…

Insomma, Sorrentino ci insegna la ricetta magica e infallibile per fare un film d’arte gradito al pubblico: evitare in tutti i modi di fare vera arte.

P. S. Chi è abbastanza intelligente, può leggere la mia solenne stroncatura dell’ultimo film di Sorrentino:

LA GRANDE (ASSENZA DI) BELLEZZA. IL MANIERISMO VUOTO DI PAOLO SORRENTINO

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