Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

IL SUICIDIO DI ROBIN WILLIAMS E L’ESISTENZA DI DIO

Annoto due pensieri fugaci sulla morte di ROBIN WILLIAMS. Pensiero numero uno: il fatto che le persone più ricche del mondo (ricche non solo di beni materiali ma anche di beni immateriali, come fama, successo, stima altrui, amore eccetera) siano particolarmente inclini alla tossicodipendenza, alla depressione e al suicidio può essere considerato una delle tante prove filosofiche indirette dell’esistenza di Dio (quelle dirette le ha messe in bella forma san Tommaso). Quando finiscono male, queste persone fortunate ci testimoniano che tutti i beni materiali e immateriali di questo mondo – beni di cui loro potevano disporre in abbondanza – non bastano a riempire il cuore dell’uomo. E se il cuore dell’uomo ha fame di “altro”, questo “altro” deve esistere. Analogamente, la fame esiste perché il cibo esiste.
Pensiero numero due: la tragica fine di Robin Wiliams mi appare come il punto di arrivo dei principi affermati da uno dei suoi personaggi più noti. In L’attimo fuggente, il professore-Williams diceva ai suoi studenti: “Cogliete l’attimo, non preoccupatevi del futuro, noi siamo cibo per vermi”. Ma gli attimi finiscono troppo in fretta e  non restano che i vermi. In fondo alla strada del nichilismo allegro ed edonistico insegnato da quel professore, come da tutta la cultura contemporanea, c’è l’abisso della disperazione.

Certamente no dobbiamo confondere l’attore col personaggio. Ma c’è comunque qualcosa di casualmente simbolico nel fatto che verso il 1990 il futuro suicida abbia sostenuto proprio quella parte. Mi viene da pensare che egli abbia davvero assorbito qualcosa dal (per me malefico) personaggio del professore epicureo. Sarebbe stato meglio che Robin prendesse qualcosa da Parry, il personaggio che Williams interpretò nel film La leggenda del re pescatore (Terry Gilliam, 1991): un folle puro di cuore che cerca il Santo Graal, come un moderno e surreale Parsifal (e non a caso di Parsifal si dice “puro folle” ). Con la sua gioia, il suo stupore per ogni cosa, riesce a sollevare Jack (interpretato da Jeff Bridges) dal suo smarrimento esistenziale. Quando Jack sta per buttarsi nel fiume, arriva il puro folle a salvarlo. Purtroppo, non c’era un Parry a salvare Robin Williams dal suo gesto disperato.

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