Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

LA TEORIA DEL COMPLOTTO DI HALLOWEEN

Le teorie del complotto sono sempre esistite ma fino ad una ventina di anni fa erano poche e poco diffuse. Dopo l’11 settembre 2001, hanno cominciato a crescere, a moltiplicarsi e soprattutto a diffondersi in maniera virale per mezzo di internet. I seguaci queste teorie, detti complottisti, non credono mai, per principio, a niente di quello che dicono i mass media. Nella loro visione del mondo, infatti, tutti i media cercherebbero di nascondere all’opinione pubblica le prove dell’esistenza di un’unica potentissima massoneria ebraica-americana, i cui numerosissimi e potentissimi affiliati sarebbero sparsi in tutto il mondo. Questi ultimi passerebbero il tempo ad organizzare falsi attentati terroristici per diffamare la pacifica religione islamica, a spargere velenosissime scie chimiche nei cieli, a organizzare finte missioni lunari, a nascondere le prove degli sbarchi alieni, a produrre e diffondere vaccini che provocano l’autismo, a nasconderci scoperte sensazionali che potrebbero renderci tutti più felici (fra automobili con motore ad acqua e cure infallibili contro il cancro), a inserire messaggi subliminali di carattere satanico-occultista nei brani rock e nei cartoni animati per bambini, a fare esplodere i debiti delle nazioni sovrane e ad affamare i popoli mediante il cosiddetto “signoraggio bancario”, a controllarci e condizionarci mentalmente tramite sofisticati “microchip sottopelle” (che non si sa come ci sarebbero stati impiantati a nostra insaputa) e a fare tante altre orribili cose allo scopo di realizzare così  il famigerato e non meglio precisato “Nuovo Ordine Mondiale”.

Ora, per tagliare corto, la massoneria certamente esiste ma non è così vasta, ramificata e potente come pensano i complottisti (per sapere quanti sono, cosa pensano e che fanno i massoni reali, leggere qui: http://www.tempi.it/ero-massone-storia-di-maurice-caillet-l-ex-venerabile-convertito-al-cattolicesimo-grazie-a-lourdes#.VqjLfCrhDIW). Anche se i massoni fossero veramente milioni e fossero dotati di colossali mezzi tecnologici e finanziari, il loro complottone non potrebbe restare segreto più di pochi anni  (vedi qui: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/tutte-teorie-complotto-smontate-unequazione-matematica-1217784.html?utm_source=Facebook&utm_medium=Link&utm_content=Tutte+le+teorie+del+complotto+smontate+da+un%27equazione+matematica+-+IlGiornale.it&utm_campaign=Facebook+Interna).

 Ormai alle teorie del complotto crede una persona su quattro ossia circa il 25% della popolazione (vedi Le Scienze: http://www.lescienze.it/edicola/2016/02/02/news/la_fine_dell_informazione-2944811/). Sorprendentemente, dentro quel 25% ci sono sia veteromarxisti ortodossi che cattolici tradizionalisti, sia neofascisti che grillini. Queste teorie riescono a sedurre persone tanto diverse fra loro per la semplice ragione che fanno leva su “passioni negative” (come le chiamava Aristotele) che stanno dentro ogni cuore umano: l’invidia, l’odio e l’orgoglio. Ogni persona tende a invidiare le persone che hanno più di quello che lei ha (più ricchezza, più potere, più talento eccetera) e tende a odiare le persone che invidia. Ebbene, la teoria del grande complotto universale addebita la responsabilità di tutto il male del mondo a un vasto insieme di persone guarda caso ricchissime e potentissime (gli evidenti legami genetici fra complottismo e marxismo meriterebbero un discorso a parte). Oltre che sull’invidia e sull’odio, il complottismo fa leva sull’orgoglio. Convinti di avere scoperto delle verità sensazionali che i potentissimi congiurati farebbero di tutto per nascondere all’umanità, i complottisti credono di avere il diritto di sentirsi più intelligenti del resto dell’umanità e pure dei congiurati stessi: “Potete ingannare gli altri ma non noi!”. Se poi non riescono a fare carriera e ad arricchirsi, potranno tranquillamente addebitare la colpa dei loro insuccessi alla massoneria universale: “Sono loro che mi impediscono di fare strada nella vita”.

Oltre a nutrire le loro passioni negative, la loro stupefacente ossia narcotica visione fa apparire la realtà che li circonda più simile ai romanzi e ai film che li appassionano. La vita pare loro più degna di essere vissuta se possono credere seriamente che, nelle cantine dei palazzi del potere, gente mascherata si riunisce regolarmente per decidere i destini del mondo e compiere strani riti al suono di Masked ball di Jocelyn Pook, parte della colonna sonora di Eyes wide shut di Stanley Kubrick. E sì, perché a quanto dicono i complottisti, il geniale regista nel 1969 avrebbe filmato il falso sbarco lunare per conto dei massoni e poi nel 1999 sarebbe stato fatto morire dagli stessi perché nel suo ultimo film avrebbe mostrato al mondo che razza di porcherie essi farebbero durante i loro segretissimi raduni.

I complottisti si sentono perseguitati, in senso metaforico, non soltanto dai cospiratori universali ma anche dai cosiddetti “debunkers”: giornalisti e scienziati che si impegnano a confutare le teorie del complotto. Ogni volta che un debunker riesce a smontare uno degli innumerevoli fantasiosi indizi del complotto (tutti rigorosamente basati su informazioni parziali e distorte interpretate in maniera arbitraria e fantasiosa), i complottisti non ammettono di essersi sbagliati: accumulano rapidamente decine di altri fantasiosi indizi e accusano il debunker di essere o un membro del complotto stesso oppure un “ingenuo” ossia un “utile idiota” dei massoni ebraico-americani.

Sommergendo il debunker di montagne di fantasiosi indizi (troppo numerosi perché egli riesca ad esaminarli e smontarli tutti prima di passare a miglior vita) e soprattutto attaccando il debunker sul piano personale, i complottisti confessano inconsapevolmente che a loro non interessa conoscere la verità dei fatti: a loro interessa tenere in piedi la visione complottista del mondo costi quel che costi, anche a costo di seppellire la verità dei fatti. Infatti della verità possono anche fare a meno ma della loro visione no, così come il tossicodipendente può fare a meno del cibo ma non della droga. Se la loro visione crolla, come potranno continuare a giustificare la loro invidia e il loro odio verso le persone di successo? E come potranno continuare a sentirsi più intelligenti del resto dell’umanità? Non è che dovranno cominciare a sentirsi dei sempliciotti che hanno creduto a delle favole? E poi, come sopportare l’idea che nelle cantine dei palazzi del potere non ci sia mai uno straccio di festa tipo Eyes wide shut?

Come accennato, fra i complottisti ci sono sia cattolici che anti-cattolici. In generale, i primi e i secondi condividono almeno l’80% degli argomenti di un’unica grande visione complottista, fondamentalmente antisemita e antiamericana, dall’inequivocabile retrogusto nazi-comunista.  Ma al fondo dell’ideologia complottista c’è un nucleo nascosto di anticristianesimo feroce: i complottisti più in vista insinuano da tempo che all’interno dell’immaginaria grande massoneria globale non ci sarebbero solo banchieri ebrei e politici americani ma anche tutti i papi, tutti i vescovi e tutti gli esponenti più in vista della Chiesa cattolica, che da duemila anni complotterebbe per nascondere all’umanità la verità su Cristo (vedi il celebre documentario Zeitgeist e i romanzi di Dan Brown, per tacere di tanti altri documenti).

Il catto-complottismo in salsa cattolica si basa sul plurisecolare, inestinguibile antigiudaismo: i catto-complottisti credono che tutti o quasi tutti gli ebrei del mondo facciano parte della immaginaria grande massoneria globale di cui sopra e che quindi sono sempre pronti a giurare che dietro ogni cosa brutta che avviene nel mondo, dalle crisi economiche fino ai casi di cronaca nera, ci debba per forza essere sempre qualche ebreo. Ora, all’interno della visione catto-complottista ha un posto centrale la leggenda nera contro Halloween. A quanto dicono, questa festa sarebbe usata dai giudeo-massoni come uno strumento per avvicinare i cristiani all’occultismo e quindi corrompere la Vera Religione. I credenti in questa leggenda manifestano apertamente la tendenza a sentirsi più astuti dei serpenti, più puri delle colombe e soprattutto con più sale in zucca dei cattolici che a questa leggenda non credono: “Voi siete zucche vuote cui i massoni hanno fatto credere che Halloween sia solo una innocua festa per bambini, noi invece siamo abbastanza astuti da capire che è una festa satanica e abbastanza puri da tenercene alla larga”. Per loro fare propaganda contro Halloween sui social network, partecipare a messe di riparazione e organizzare feste di Holyween diventa quasi una missione, che movimenta la loro vita. Forse temono che, se questa missione venisse meno, la loro vita diventerebbe più noiosa.

E a soddisfare l’enorme domanda (in senso quasi commerciale) di argomenti contro Halloween, ogni ottobre spuntano, come i funghi nei boschi autunnali, esperti accreditati che ammoniscono i fedeli a non cedere alla tentazione di banalizzare lo scherzetto del diavolo, stimati sociologi che dimostrano, sciorinando numeri non si sa da dove presi, che  nella notte di Halloween c’è una impennata dei crimini più raccapriccianti, volenterosi preti di provincia che sui social network non si stancano di ammonire gli ignari fedeli che chi dice anche una sola volta “trick or treat” durante la notte di Halloween finisce male: o alcolizzato o tossicodipendente o depresso o maniaco sessuale o satanista oppure tutte queste cose insieme contemporaneamente. Ma soprattutto spunta, come un fungo pregiato, l’ex satanista pentito (tutti sanno a chi mi riferisco perché tutti hanno linkato il filmato della sua conferenza chiedendo “massima diffusione”: https://www.youtube.com/watch?v=NLdGqp0h-jg). Nel corso delle sue conferenze, egli dichiara apertamente che, quando faceva parte di una setta satanica del suo paese, ha visto i suoi compagni sacrificare dei neonati a Satana e nessuno dico nessuno di quelli che lo linkano è mai stato sfiorato da un leggerissimo sospetto di sapore fantozziano del tipo: ma se costui ha veramente assistito a dei sacrifici umani, perché la polizia del suo paese non lo ha mai fermato, non lo ha mai indagato per complicità e concorso in omicidio e infine non lo ha mai costretto a fare tutti i nomi dei suoi ex compagni di merende sataniste?

Nel suo racconto troviamo un po’ di tutto: tavole Ouija fatte col sangue umano, mobilio e candele che levitano a mezz’aria, demoni che appaiono come ombre a fianco delle persone, adepte che si fanno ingravidare dal “sacerdote nero” per rifornire la setta di neonati da sacrificare, adepti che di notte entrano in casa dei conoscenti per tirare loro i piedi mentre dormono (?), sushi con i gatti neri al posto del pesce, stragi di bambini che tentano di volare sulla scopa come Harry Potter (?!?), voci demoniache che istigano al suicidio gli adepti che vogliono uscire dalla setta, satanassi che sbattono e graffiano le porte dei sant’uomini e tanto altro. Dal momento che è impossibile commentare questo collage di effetti speciali vintage presi dagli horror di serie z senza rischiare di diventare offensiva, evito di farlo. Dico solo che violare il domicilio altrui in piena notte per tirare i piedi dei dormienti è uno scherzetto davvero carino, che fa tanto The conjuring. E aggiungo, poi smetto, lo giuro, che riguardo la scena dell’esorcismo (una mano bianca che esce da lui riducendo il sacerdote nero ad un serpente che si contorce) a Roma gli avrebbero detto: “Ma che t’eri fumato, aho?”

Ma nel suo racconto c’è di peggio. Dunque, egli dice (insieme a qualche esorcista poco informato, per la verità) che basta partecipare alla festa di Halloween per onorare il diavolo e diventare satanista a tua insaputa. Davvero?  Non so a voi, ma a me i catechisti hanno insegnato che per onorare Satana e in generale per fare del male sia necessaria “piena coscienza e deliberato consenso”. Non ancora pago, egli rivela che Jeanne Rowling, autrice della serie di Harry Potter, è una delle prime dodici streghe del mondo (oh no, non è una strega, è molto peggio: una scrittrice appena al di sopra della media che tutti scambiano per Dostoevskyj), che i film del maghetto sono concepiti per avvicinare i bimbi all’occultismo o in alternativa per spingerli ad uccidersi cercando di volare sulla scopa (!) e infine che le sette stregoniche-sataniche si mantengono con i proventi dei suddetti film (se ne deduce che, essendo finita la tediosissima serie sul maghetto, presto i conti bancari dei compagni di merende sataniste andranno in rosso e quindi possiamo rilassarci).

A forza di credere ciecamente a qualunque sedicente ex satanista che passa per strada e di cercare messaggi satanici in Harry Potter nonché nei cartoni animati e nella musica rock, non pochi cattolici di oggi finiscono per riesumare l’antica, infame superstizione stregonica, che tante vittime innocenti fece nell’Europa riformata ai tempi di Lutero e Calvino. Se fra il XVI e il XVII secolo gli inquisitori cattolici difendevano le donne accusate di stregoneria dalle folle inferocite, oggi sedicenti ex satanisti ed esorcisti di provincia accusano di stregoneria scrittrici di successo. Se nel Medioevo Sant’Anselmo d’Aosta e san Tommaso d’Aquino disputavano dottamente sulle prove filosofiche dell’esistenza di Dio, mentre Dante nel Purgatorio esaltava Matelda-sapienza, oggi i cattolici, sempre più simili ai compagnucci della parrocchietta di Alberto Sordi, vedono il diavolo nei dolcetti e negli scherzetti. Se nel Medioevo gli artisti riempivano le cattedrali di immagini di diavoli, supplizianti e danze macabre, mentre Dante scriveva un’opera horror che più horror non si può, invece oggi i cattolici apprendono dall’ex satanista che tutti i film horror sono fatti dai sacerdoti neri per avvicinare la gente a Satana. Però che sbadati questi sacerdoti neri: hanno permesso che nei recenti film horror di maggiore successo gli eroi fossero dei cattolici fedelissimi a Roma (vedi il succitato The conjuring e il sequel Annabelle)!

Ed è troppo facile per gli ateisti militanti dell’Uaar trovare nella vasta propaganda anti-Halloween degli argomenti per ridicolizzare i cattolici: “Ma guarda che cretini che siete, la vostra ridicola superstizione religiosa non durerà ancora a lungo”. Oh sì, il diavolo c’entra davvero con Halloween: usa questa festa per suscitare legioni di mitomani e pseudo esperti che ridicolizzano la fede, allontanando la gente da Cristo!

E a questo proposito, anch’io nel mio piccolo sono stata una debunker. Per una volta, una soltanto, lasciate che io lodi e imbrodi me stessa, visto che di recente il professore Massimo Introvigne, con tutta la sua autorevolezza di studioso delle religioni, ha confermato la veridicità di tutto quello che ho scritto su Halloween, facendomi anche l’onore di linkare uno dei miei due articoli sul tema (https://it-it.facebook.com/massimo.introvigne/posts/10210898436560114). Gli insulti che il professore sta incassando sulla sua pagina di Facebook non sono meno numerosi di quelli che ho incassato io e, a quanto pare, anche la redazione di Tempi. Mentre su Facebook c’era chi mi indicava al popolo credente come strega satanista da bruciare, una lettrice scriveva stizzita alla redazione che io avrei detto “assurdità che rasentano la blasfemia, come il fatto che i cristiani avrebbero dedicato culti al diavolo e ai dannati” (Tempi, 21 novembre 2015). E no, non sono io che dico assurdità che rasentano la blasfemia: è lei che dice calunnie che rasentano la diffamazione. La signora e chi per lei faccia almeno la fatica di leggere bene quello che scrivo prima di dire che secondo me i medievali onoravano il diavolo.

A parte questo, non mi stupisco affatto che i cattolici pro-Halloween suscitino così tanto rancore nei cattolici anti-Halloween: infatti i primi fanno a pezzi quella intrigante leggenda nera che per i secondi è non dico una droga ma almeno un superalcolico. Se si dimostra che Halloween è veramente una innocua festa mascherata per bambini, come potranno i cattolici anti-Halloween continuare a sentirsi più astuti e più puri dei cattolici pro-Halloween? Non è che l’irrisorio appellativo di “zucche vuote” che affibbiavano a questi ultimi finirà per ricadere su loro stessi? E poi, se si dimostra che nella notte di Halloween non si verificano tutti quei raccapricciantissimi e misteriosissimi orrori al suono di Masked ball di cui ci parlano gli esperti accreditati… sai che noia.

Basandomi su ampi studi reperiti su siti cattolici americani, ho argomentato che in primo luogo Halloween è una festa cattolica al cento per cento, priva di qualunque legame sia col paganesimo che col satanismo, che in secondo luogo la propaganda anti-Halloween è finalizzata a screditare il cattolicesimo. Ma adesso devo finire di regolare i conti (concedetemi questa licenza) anche con quei cattolici pro-Halloween che non riescono a rinunciare all’idea che la festa di Halloween abbia qualcosa a che fare con druidi, menhir, il mago Merlino e magari anche Conan il barbaro. Il punto è che sia i cattolici anti-Halloween sia i cattolici pro-Halloween collegano Halloween alla festa celtica di Samhain, con la differenza che i primi descrivono questa festa come un’orgia di sacrifici umani mentre i secondi la descrivono come una pacifica festa in onore dei morti con tanto di fiaccole, falò e maschere. In realtà hanno torto entrambi, come vedremo.

Le radici della leggenda di Halloween = Samhain si ritrovano nella monumentale opera dell’antropologo britannico James Frazer Il ramo d’oro. Studio sulla magia e sulla religione. Apparsa nel 1890, quest’opera è basata su una visione molto datata, tipicamente tardo-ottocentesco, in cui si mescolano idealismo, storicismo, romanticismo e teoria evolutiva. Come le forme di vita, secondo la teoria di Darwin, si modificano in continuazione, compiendo di tanto in tanto veri e propri “salti evolutivi” da una specie all’altra, così i riti e i miti, secondo la teoria del Frazer, si trasformano in continuazione, assumendo forme sempre diverse e sempre più evolute. Nel percorso evolutivo dei riti e dei miti immaginato dallo studioso britannico, al principio c’è la magia pagana, in mezzo c’è il cristianesimo e alla fine c’è la conoscenza scientifica moderna. E come le specie più evolute, secondo la teoria di Darwin, discendono da specie più primitive, così il cristianesimo, secondo la teoria del Frazer, discende dal paganesimo e tutti i rituali cristiani discendono da riti pagani. Convinto che il cristianesimo protestante fosse più evoluto e quindi più vicino allo spirito scientifico e che viceversa il cristianesimo cattolico fosse meno evoluto e quindi più vicino al paganesimo antico, Frazer si sforzò dunque di collegare, a costo di evidenti forzature, ogni rito e ogni festa cattolica ad analoghi riti e feste pagane. E così collegò Halloween alla festa celtica di Samhain e il carnevale ai Saturnali romani.

Oggi tutti danno per scontato che il carnevale sia il discendente cristiano dei Saturnali romani e che più in generale dietro ogni festa cristiana ci sia una festa romana. La tesi del Frazer non dispiace affatto alla maggior parte dei cattolici: “Nel Medioevo i cristiani valorizzavano tutto ciò che valeva della cultura pagana, feste comprese, favorendo così la cristianizzazione dei pagani”. In realtà se passa l’idea che non esistano feste cristiane e basta ma solo feste pagane cristianizzate, alla lunga passa anche l’idea che il cristianesimo cattolico sia sostanzialmente un paganesimo imperfetto e che Cristo stesso sia uno stregone pagano. Tanto è vero che, dopo che il Frazer aveva convinto l‘universo mondo che il carnevale derivasse dai Saturnali e Halloween da Samhain, molti studiosi si sono messi a cercare anche le radici pagane del Natale e hanno creduto di trovarle nella festa tardo-romana del Sole Invitto. Alcuni hanno creduto di poter dimostrare che Cristo fosse solo una divinità immaginaria direttamente imparentata con tante altre divinità immaginarie: non solo il Sole invitto ma anche l’egizio Horus, i greci Attis e Dioniso, l’indiano Krishna, il persiano Mitra (tesi sostenuta dalla studiosa D.M. Murdock nel libro The Christ Conspiracy). E qualcuno ha creduto di dimostrare che la festa di Pasqua derivasse dalla festa di una dea assiro-babilonese di nome Ishtar.

Più in generale, non è bello pensare che i cristiani medievali sequestrassero le feste alla concorrenza, come fossero incapaci di inventarsene delle proprie. In effetti, nei libri di storia dell’arte e della letteratura è molto presente l’idea che… i cristiani medievali fossero sostanzialmente incapaci di originalità, sempre bisognosi di rubare simboli, immagini e pure stili artistici dagli altri. In particolare, l’arte cristiana medievale viene spesso descritta come un’accozzaglia eclettica di elementi romani, barbari e orientali. Davvero colpisce che in pochi siano stati in grado di cogliere l’assoluta originalità e l’assoluta grandezza dell’arte cristiana medievale, che non a caso secondo uno dei più grandi se non il più grande critico d’arte italiano del secolo scorso (Lionello Venturi) è assolutamente superiore all’arte classica e pure all’arte rinascimentale. E colpisce che la maggior parte dei cattolici non sentano il bisogno di rivendicare l’origine cristiana, non pagana, delle feste cristiane.

Per nostra fortuna, gli studiosi vengono in nostro soccorso, dimostrando che Easter non ha nulla a che fare con Ishtar, che non è il Natale a derivare dalla festa del Sole Invitto ma esattamente il contrario (https://it.zenit.org/articles/la-festa-del-natale-precede-quella-pagana-del-sole-invitto/), che Cristo non ha niente a che spartire con Horus e compagnia (la Murdock è considerata poco più di una ciarlatana in ambiente accademico). Soprattutto, tutti gli studi recenti hanno dimostrato l’infondatezza della tesi sostenuta dal Frazer, dimostrando fra le altre cose che il carnevale non ha nulla a che fare con i Saturnali e Halloween non ha nulla a che fare con Samhain, che a sua volta non aveva nulla a che fare col tema della morte. Sta scritto sull’Oxford Dictionary of English folklore: «Certamente Samhain era un tempo per raduni festivi e nei testi medievali irlandesi e quelli più tardi del folclore irlandese, gallese e scozzese gli incontri soprannaturali avvengono in questo giorno, anche se non c’è evidenza che fosse connesso con la morte in epoca precristiana, o che si tenessero cerimonie religiose pagane.»

Di recente Ronald Hutton, studioso dei fenomeni di neopaganesimo, ha dimostrato che non ci sono prove che Samhain avesse a che fare col culto dei morti. Con ogni evidenza nella notte compresa fra il 31 ottobre e il 1° novembre i celti festeggiavano un capodanno minore, che segnava il passaggio dall’estate all’inverno e quindi la fine del periodo della mietitura. Solo più tardi, quando il Cristianesimo si era pienamente affermato, furono elaborate leggende sugli spiriti dei morti che tornavano a fare visita ai vivi fra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Appare dunque priva di fondamento anche la tesi, sostenuta sempre da Frazer, che nell’ottavo secolo il Papa (nello specifico Gregorio III) avesse spostato la festa di Ognissanti dal 13 maggio al 1° novembre proprio per sovrapporla alla festa di Samhain. Infatti, non ci sono prove che qualcuno avesse informato il Papa dell’esistenza di questa festa pagana, che non si celebrava più da secoli.

GargoylesDanzaMacabra

In sintesi, non solo Halloween non c’entra niente con Samhain ma Samhain non c’entra niente col tema della morte. Questo è un punto fondamentale: i pagani tutti, non solo i celti, non amavano pensare alla morte, facevano di tutto per non pensarci. Invece i cristiani non avevano problemi a pensarci, tanto è vero che le cattedrali medievali rigurgitano di riferimenti alla grande falciatrice. Nel secolo scorso alcuni storici dell’arte hanno insinuato che le schiere di diavoli, supplizianti, martiri martirizzati, teschi, scheletri e mostri fantastici, bellissimi e inquietanti, che si accalcano lungo le pareti, i capitelli e i canali di scolo delle cattedrali romaniche e gotiche fossero stati scolpiti da artisti non pienamente cristianizzati, che attraverso quelle immagini avrebbero espresso o qualche oscura credenza pagana che sarebbe sopravvissuta in clandestinità all’interno della società cristiana oppure una fede cristiana rozza, ancora troppo piena di umori barbari e pagani. Che sciocchezza: non si può davvero credere che agli inizi del secondo millennio o addirittura alla metà del secondo millennio (per non dimenticare dei raccapriccianti inferni di Bosch) ci fossero in giro artisti ancora pieni della mentalità barbarica della metà del primo millennio.  Ma soprattutto, i temi del dolore, della morte e pure della violenza sono poco presenti nell’arte pagana (sia greco-romana che barbarica) mentre sono molto presenti nell’arte cristiana tutta, non solo nell’arte cristiana-medievale ma anche a quella dei secoli successivi, non solo nell’arte cristiana nordica ma anche a quella mediterranea. Se nell’arte greco-romana non è dato trovare altro che corpi giovani e rigogliosi, invece nell’arte medievale e poi anche nell’arte barocca abbondano immagini di corpi sofferenti, deformi e feriti. Se infatti i pagani facevano di tutto per non pensare al dolore, alla morte e al male, invece i cristiani potevano guardare ad essi con serenità perché sapevano che Cristo li aveva vinti. Nessun poeta greco, nessun poeta romano e neppure nessun poeta gotico o celtico o unno avrebbe potuto mai scrivere un’opera così radicalmente orrorosa come l’Inferno di Dante.

Ma dopo avere osservato qualche cattedrale medievale e dopo avere letto la Divina Commedia, ancora vi stracciate le vesti di fronte ai costumi da strega, vampiro, zombi, Frankenstein e quant’altro che vanno in giro nella notte di Halloween?

 

 

 

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