Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Archivio per la categoria “cinema”

Il nichilismo poetico-esistenziale che ci spinge a chiedere Dio

Gennaio 17, 2016 Giovanna Jacob

“La rosa purpurea del Cairo” di Woody Allen e “The Zero Theorem” di Terry Gilliam sono due pellicole che possono avvicinare, sia pure molto indirettamente, alla fede

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Spiegare la carnalità della salvezza cristiana con due film (e uno è horror)

novembre 8, 2015 Giovanna Jacob

Il settimo sigillo di Ingmar Bergman e L’alba dei morti viventi di George Romero ci parlano in modo diverso della morte e della speranza umana

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L’estetica del brutto di Fantozzi rag. Ugo, uno di noi

novembre 4, 2015Giovanna Jacob

È al cinema la versione restaurata de “Il secondo tragico Fantozzi”, esagerata maschera di Paolo Villaggio. Che ci fa ancora ridere, enfatizzando la bruttezza che è nella realtà

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Perché Renato Pozzetto sarà sempre meglio di Johnny Depp

Alcuni giorni fa su tempi ho asfaltato Johnny Depp e quelli come lui che buttano in discarica la madre dei loro figli per farsi quelle con la meta’ dei loro anni nell’illusione di tornare giovani. Il gramde Pozzetto batte Johnny versione Gloria Swanson sul viale del tramonto 10 a zero. Eddai, cliccate consiglia e condividete!

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Babadook. I bambini hanno ragione: nel buio c’è un mostro

Pubblicato si Tempi online il 2 agosto 2015

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Blade Runner è oggi

Correte al cinema a vederlo. Infatti, film così belli ne escono uno ogni cinquant’anni.

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La verità taciuta in Interstellar è che l’uomo ha bisogno di un Salvatore

Ecco un altro articolo su Interstellar, diverso dal primo, questa volta su tempi:

La verità taciuta in Interstellar è che l’uomo ha bisogno di un Salvatore

INTERSTELLAR di Christopher Nolan, Usa – Gran Bretagna 2014

Oggi è apparso sulla “Nuova Bussola Quotidiana” un mio commento ad Interstellar, appena uscito nelle sale italiane:

LO SPAZIO AL TEMPO DELL’ATEISMO

Riprendiamoci Halloween 2 – Le origini della Festa nel Nuovo Mondo

LE ORIGINI DI HALLOWEEN

Ma esaminiamo le origini della festa più odiata dai cattolici italiani. Nel secolo VII, la festa di Ognissanti si festeggiava il giorno dell’anniversario della consacrazione della chiesa di Santa Maria ai Martiri, avvenuta il 13 maggio del 609 o 610. Un secolo dopo, Papa Gregorio III (731-741) decise di spostare la festa di Ognissanti dal 13 maggio al 1° novembre, giorno dell’anniversario della dedicazione di una cappella di San Pietro alle reliquie “dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo”. La festa del 2 novembre, dedicata alla preghiera per le anime di tutti i fedeli defunti, sarebbe apparsa più di un secolo dopo. Infatti, fu istituita nel 998 da S. Odilo, abate del potente monastero di Cluny nel sud della Francia, e presto si diffuse in tutta Europa.
Dunque il 1° novembre si festeggiavano le anime del Paradiso mentre il 2 novembre si pregava per quelle del Purgatorio. E le anime dannate? I contadini irlandesi non si erano dimenticati di loro. Durante la notte della vigilia di Ognissanti accendevano delle candele dentro delle rape svuotate e intagliate e battevano rumorosamente su pentole e padelle. Mentre le rape illuminate alludevano simbolicamente alle anime bloccate nel Purgatorio, il gesto di battere pentole e padelle era dedicato proprio alle anime dannate.
Alcuni secoli dopo (secolo XIV) in Francia nacque l’usanza di inscenare la “danza macabra” ogni 2 novembre: figuranti mascherati con costumi che rappresentavano vari tipi umani della società dell’epoca (dai contadini ai re, dagli artigiani ai cavalieri, dai preti ai papi eccetera) venivano condotti alla tomba da un figurante mascherato da morte oppure da diavolo. Nell’arte del cosiddetto “autunno del Medioevo” abbondano le raffigurazioni della danza macabra. Ce n’è una molto bella e molto importante nel Camposanto di Pisa. Queste immagini pittoriche, in cui gli artisti si compiacevano di inserire particolari macabri (scheletri, cadaveri infestati dai vermi eccetera), avevano una funzione educativa: ricordavano a grandi e piccini che tutti gli uomini sono uguali davanti alla morte e che tutti dovranno farci i conti prima o poi.
Dunque gli irlandesi battevano pentole e usavano le rape come lanterne durante la notte del 31 ottobre mentre i francesi si mascheravano il 2 novembre. Molti secoli dopo immigrati francesi e immigrati irlandesi di fede cattolica si incontrarono e mescolarono fra loro nel Nuovo Mondo. Dall’unione della tradizione francese e di quella irlandese nacque Halloween: una festa in cui ci si mascherava nello stile della “danza macabra” e si esponevano fuori dalle case grosse zucche intagliate e illuminate dall’interno. Dunque, le zucche illuminate d’America discendono direttamente dalle rape illuminate d’Irlanda, che in origine alludevano alle anime del Purgatorio. Ma nel folklore popolare americano le zucche illuminate assunsero col tempo anche una funzione simbolica: quella di spaventare e cacciar via gli spiriti malvagi.
Dunque gli immigrati francesi ci misero le maschere e quelli irlandesi le zucche illuminate. In seguito gli immigrati inglesi ci misero la domanda scherzosa: “Dolcetto o scherzetto?”. L’origine di questa formula deve essere cercata nel Guy Fawkes Day, che tuttora si celebra ogni 5 novembre in Inghilterra. All’inizio del secolo XVII il cattolico Guy Fawkes, esasperato dalle politiche anti-cattoliche adottate dal governo inglese, architettò un piano (in seguito denominato “congiura delle polveri”) per distruggere il palazzo del Parlamento. Esattamente il 5 novembre 1605 il piano fu sventato e alcuni mesi dopo Guy Fawkes fu impiccato e squartato insieme agli altri congiurati. In Inghilterra era uso che nel Guy Fawkes Day bande di festaioli protestanti facessero visita ai cattolici locali nel cuore della notte chiedendo birra e torte: “Dolcetto o scherzetto?” (cfr. Father Augustine Thompson, “Catholic origins of Halloween”, Catholic Parent magazine, 2000). Quindi, l’usanza americana di mandare i bambini di casa in casa a chiedere dolcetti in cambio di benevolenza nella sera di Halloween deriva direttamente da questa usanza inglese nata nel secolo XVII, ma sembra avere anche origini più antiche. In epoca tardo-medievale in Irlanda e Gran Bretagna (ma anche in sud Italia) la gente povera andava di porta in porta il giorno di Ognissanti a chiedere cibo in cambio di preghiere per i cari estinti.
Insomma, la festa della vigilia d’Ognissanti, in inglese Halloween, è una festa cattolica inventata da cattolici in una terra non cattolica. Infatti le colonie del nord America erano in mano ai puritani. Come e forse più dei luterani e dei calvinisti, i puritani detestavano la Chiesa di Roma e tutte le sue tradizioni. In effetti, avevano lasciato l’Inghilterra perché trovavano che la Chiesa anglicana non fosse abbastanza diversa dalla Chiesa di Roma. Quando i primi immigrati cattolici arrivarono nelle colonie del Nord America, i coloni puritani, che sognavano di fare dell’America un nuovo Eden, senza traccia di corruzione cattolica, si affrettarono a vietare tutte le manifestazioni pubbliche della fede cattolica. D’altra parte, già in Inghilterra nel 1647 i puritani erano riusciti a sopprimere la festa di Ognissanti e perfino a vietare i festeggiamenti del Natale. Ma nonostante questo clima di ostilità anti-cattolica, alla fine del secolo XVIII nacque e si diffuse rapidamente nella terra dei puritani una nuova festa cattolica: Halloween. Irritati dal successo di questa nuova festa, i puritani la criticarono violentemente, tacciandola di paganesimo. Infatti, agli occhi dei puritani il Cattolicesimo era un Cristianesimo degradato, vicino al paganesimo antico, e tutte le feste cattoliche erano feste implicitamente pagane che non potevano che discendere direttamente da antiche feste pagane.
(continua)

ZABRISKIE POINT di Michelangel Antonioni (Usa, 1970), il Sessantotto e il Festival dell’uomo che brucia.

Qualcuno si ricorda di “Zabriskie point” di Michelangelo Antonioni? Si tratta di uno dei più importanti film-manifesto del Sessantotto, sicuramente il più bello. Non approvo il contenuto ideologico del film, ma le immagini potenti e visionarie di Antonioni mi incantano sempre.
In quello che genericamente si definisce “Sessantotto” c’è un po’ di tutto: marxismo, anarchismo, liberazione sessuale, culto delle droghe, mistica della piazza (alla Sorel), femminismo, ecologismo e qualcos’altro. Ma al di là delle apparenze, l’ideologia sessantottina non è per nulla eterogenea. Il Sessantotto – quasi un canto del cigno del Modernismo – riconduce tutti questi svariati ingredienti ideologici alla loro fonte originaria: la filosofia di JEAN-JACQUES ROUSSEAU. Che cosa dice, in sostanza, Rousseau? Che la Civiltà è il male mentre invece la Natura è il bene. Tutte le espressioni della Civiltà, dalle leggi morali alle leggi positive, dall’arte alla scienza, corromperebbero irrimediabilmente l’essere umano allontanandolo dalla Natura, venerata come una dea: “L’uomo è buono per natura ed è reso cattivo soltanto dalle istituzioni” (Il contratto sociale). Dunque ogni Civiltà presente sulla faccia della terra corromperebbe l’uomo e quindi meriterebbe di essere distrutta? Non proprio: con qualche evidente contraddizione, Rousseau e tutti i suoi epigoni (che coincidono con tutti i pensatori moderni) condannano senza mezzi termini la civiltà occidentale e invece hanno solo parole di elogio per tutte le altre, compresa quella islamica, che ai loro occhi sarebbero più vicine alla dea Natura. Per tagliare corto, la civiltà cristiana è figlia – sebbene prodiga – del Cristianesimo, ergo Rousseau e compagnia rifiutano la Civiltà per rifiutare il Cristianesimo.

Nell’ottica di Rousseau, per edificare un terreno paradiso di fratellanza, sarebbe dunque sufficiente liberarsi dalle regole della civiltà e abbandonarsi liberamente a tutti gli istinti. Quando avranno fatto tabula rasa della civiltà, gli uomini si scopriranno finalmente fratelli e agiranno in perfetto accordo, perché non potranno neppure concepire di avere delle differenti opinioni o peggio delle controversie fra loro. Le loro volontà individuali si uniranno in un’unica “Volontà Generale”…  E pazienza se i regimi totalitari del Novecento, per onorare il fantasma della “Volontà Generale”, hanno eliminato fisicamente tutti quelli che non si adeguavano ad essa, pensandola a modo loro (“dissidenti”).

I due protagonisti di “Zabriskie point” mettono in pratica la filosofia di Rousseau. Per diversi motivi, entrambi “scappano” dalla Civiltà moderna (rappresentata dalla città di Los Angeles: alienante, violenta, rumorosa) e si incontrano per caso in pieno deserto, dove faranno rapidamente conoscenza, anche in senso biblico. Mentre si abbandonano liberamente alla passione sul terreno arido del deserto, immaginano che attorno a loro decine di coppie stiano facendo più o meno lo stesso. Le scene finali non appartengono solo alla storia del cinema ma anche alla storia dell’arte: uno dopo l’altro, al rallenti, esplodono prima una villa iper-modernista in stile Lloyd-Wright  e poi montagne di oggetti di ogni sorta, che sembrano usciti direttamente da un grande magazzino: vestiti, elettrodomestici, mobili, libri, ombrelli e infine perfino una cinepresa. Questa voluttuosa sequenza di esplosioni, commentata da uno dei brani più lisergici dei Pink Floyd (quello con leggendario urlo finale), allude chiaramente all’anelito sessantottino a distruggere la civiltà occidentale cioè cristiana.

Se non ha potuto distruggere la civiltà nel suo complesso, il Sessantotto ha comunque distrutto la tradizione (cristiana) e i suoi valori (cristiani), sostituendoli col culto del piacere immediato. In sostanza, il Sessantotto ha tratto dalla filosofia di Rousseau la sua ultima, più coerente conseguenza: il relativismo culturale e morale, su cui si edificherà il Post-Modernismo. Assumendo infatti la Civiltà cristiana è cattiva, allora tutte le altre civiltà e i loro “valori” – “valori” quali l’infanticidio, l’oppressione donne eccetera – sarebbero “buoni” in quanto più vicini alla “Natura” e alle sue leggi (fra parentesi, le leggi di natura si faranno coincidere con le leggi del darwinismo sociale e dell’eugenetica, secondo cui, appunto, i deboli devono morire… ne riparleremo). E così si capisce perché una soi-disant “femminista” come la Boldrini esalti le culture portate dagli immigrati e si augura che gli italiani le assorbano.

Massimo Introvigne ci ha rivelato che il relativismo è ormai quasi una religione con i suoi riti precisi. Ogni anno decine di migliaia di persone si incontrano in un posto remoto del deserto del Nevada, dove si officia il rito dell’uomo che brucia. Sotto il sole rovente del deserto, gli adepti danno fuoco al gigantesco simulacro di un uomo e alla ricostruzione di un tempio dedicato ad una religione immaginaria, che dovrebbe alludere a tutte le religioni. Il significato del rito è chiaro: tutto passa rapidamente, nessuna verità dura più di qualche istante (il tempio brucia), l’uomo stesso è pura apparenza che passa (l’uomo brucia) e quindi godiamocela finché dura, scatenando liberamente tutti gli istinti. Durante i giorni del raduno, gli adepti possono fare tutto quello che vogliono, senza temere controlli di polizia: drogarsi, denudarsi, fare orgie eccetera. Se fossero presenti dei minorenni (ma per fortuna non è consentito loro avvicinarsi al raduno), gli adepti potrebbero anche avere rapporti con loro. Last but not least, pare che a tale festival oggi partecipino oggi i più potenti personaggi della terra.
Per saperne di più, leggersi attentamente l’articolo di Introvigne:
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-sesso-droga-e-new-age-i-poteri-forti-sono-a-nudo-10461.htm

Insomma, il pupazzone e il tempio che bruciano fanno pensare davvero alle esplosioni e al gigantesco “love party” di “Zabriskie point”, quasi che sia stato il grande regista a dare l’idea agli organizzatori del festival. Per farsi un’idea del livello di delirio ideologico raggiunto negli anni cui appartiene quel film, ossia per farsi due sane risate, bisognerebbe rileggersi la gustosa recensione dell film firmata dal maestro di nichilismo erotico Alberto Moravia:

http://www.michelangeloantonioni.info/2013/08/22/zabriskie-point-di-alberto-moravia/

 E subito dopo, per riflettere, rileggersi il fondamentale L’EROTISMO ALLA CONQUISTA DELLA SOCIETA’ di Augusto del Noce:

http://www.totustuustools.net/pvalori/Erotismo.htm

 Buona lettura!
ZabriskiePoint

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