Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Chi ha paura di Starbucks?

Marzo 6, 2016 Giovanna Jacob

Come McDonald’s non ha portato via clienti alle pizzerie italiane, così Starbucks non porterà via clienti ai bar italiani

 

Caro direttore, se ne parlava da mesi ma adesso è ufficiale: Starbucks, la famosa catena americana di caffetterie,sbarcherà in Italia. I detrattori del libero mercato e della globalizzazione economica non riescono a darsi pace. Convinti che il protezionismo sia la panacea di tutti i mali dell’economia, protestano a gran voce: “Come si può permettere ad una azienda yankee di venire in Italia a rubare clienti alle aziende italiane e a distruggere la tradizione italiana del caffè?”. Essi non hanno chiaro che impedire ad un imprenditore straniero di fare soldi in Italia significa anche impedire a tanti italiani di portare i soldi a casa. Riusciranno gli anti-globalizzazione a convincere i disoccupati italiani che, pure di proteggere le aziende italiane dalla concorrenza straniera, vale la pena impedire agli imprenditori stranieri di creare nuovi posti di lavoro in Italia? Oltretutto, gli anti-globalizzazione non hanno chiaro che, in ogni nazione in cui è stato applicato, il protezionismo ha sempre portato più svantaggi che vantaggi per l’economia nazionale. Se i consumatori possono comprare solo i prodotti delle aziende nazionali, queste ultime non hanno nessun interesse a migliorare costantemente il rapporto qualità prezzo dei loro prodotti e a inventare nuove tecnologie. Quindi, le aziende non corrono mai il rischio di andare fuori mercato ma i consumatori sono costretti a pagare sempre di più per avere prodotti sempre più scadenti (che è esattamente quello che avviene in tutti i paesi socialisti). E il paese stesso arretra irresistibilmente.

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Le #pagine più brutte di Umberto Eco

Pubblicato sulla versione pdf di “La Croce” di venerdì 4 marxo (disposibile agli abbonati)

Il 19 febbraio è morto Umberto Eco, che forse è stato il più grande intellettuale italiano degli ultimi decenni. Come ogni uomo, Eco era più della sua opera. Se dunque non possiamo giudicare l’uomo Umberto Eco, tuttavia abbiamo il diritto e il dovere di giudicare la sua opera. Per arrivare subito al punto, Umberto Eco ha dato un contributo determinante all’elaborazione e alla diffusione della ideologia relativista, che sta finendo di distruggere le difese immunitarie della civiltà occidentale, esponendola al virus della barbarie.

In questi giorni, ho riletto alcuni articoli che Umberto Eco aveva pubblicato su Repubblica nel corso dello scorso decennio. Quello che ho letto mi ha indignato profondamente. Ad esempio, nel luglio del 2007 aveva tentato di convincere i lettori di Repubblica che il cosiddetto relativismo non è brutto come lo dipingono Marcello Pera, Joseph Ratzinger e tutti quelli che ancora credono nell’esistenza di un qualche “Assoluto”. Se per questi ultimi il relativismo filosofico è la causa principale del declino della civiltà occidentale, invece per Eco il relativismo si limita a prendere atto di questo declino, che ad Eco stesso appare inevitabile. Le civiltà, dice Eco, non sono forse mortali come gli individui? E chi l’ha detto che i valori di questa nostra civiltà meritino di sopravvivere? In effetti Eco aveva orrore della troppa salute, dell’eccessiva vitalità, dell’esagerata potenza di cui l’Occidente godeva quando ancora credeva nell’assolutezza dei suoi valori.

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CroceUmbertoEco

Il “pompiere” Donald Trump

Marzo 1, 2016 Giovanna Jacob

Gaffeur, senza una chiara linea politica, ma capace di fasi capire dalle masse che ne hanno piene le scatole delle astrattezze progressiste

 

Caro direttore, le primarie del partito repubblicano americano, che si stanno svolgendo i questi giorni, non sono meno appassionanti di un mondiale di calcio. Lo scontro in diretta televisiva fra i tre principali candidati del Gop (Trump, Rubio e Cruz) che si è svolto il 25 febbraio è stato uno spettacolo d’intrattenimento molto più coinvolgente rispetto alla solita, stucchevole notte degli Oscar. Se paragoniamo le primarie repubblicane a un campionato di calcio, ebbene immaginate che in campo ci sia un uomo in stampelle che in ogni partita riesce a dribblare giocatori più giovani e più allenati e a fare un gol appresso all’altro. Ebbene quel giocatore in stampelle è Donald Trump, il multimiliardario inviso all’establishment repubblicano, per giunta digiuno di politica, che, quando si presentò alle primarie repubblicane, tutti davano per perdente. E invece sta vincendo anzi stravincendo sugli altri candidati.

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Perché la fatwa laicista contro Kamel Daoud è una fatwa contro tutti noi

Febbraio 27, 2016 Giovanna Jacob

Cosa si nasconde dietro la giustificazione incondizionata di ogni stortura della cultura islamica a parte della sinistra (ex) marxista divenuta relativista

Caro direttore, lo scorso 12 febbraio, sulle pagine di Le Monde, 19 intellettuali francesi hanno lanciato una sorta di fatwa laicista contro lo scrittore algerino Kamel Daoud, che pochi giorni prima, in un articolo apparso sullo stesso Le Monde e sul New York Times, aveva cercato di spiegare, con estremo garbo, perché i maschi musulmani fanno molta fatica ad avere un rapporto equilibrato con le donne, specialmente con quelle libere. Nel testo della fatwa si legge: «Pur affermando di voler decostruire caricature promosse dalla “destra” e dalla “estrema destra”, l’autore ricicla i cliché orientalisti più banali.»
Davvero un gran bel paradosso: degli intellettuali occidentali accusano un intellettuale musulmano di calunniare i musulmani. Sospetto che la maggior parte degli intellettuali che oggi si dedicano con zelo gesuitico alla “caccia agli islamofobi”, non meno superstiziosa dell’antica caccia alle streghe, siano gli stessi che negli anni Sessanta occupavano le università e negli anni Settanta occupavano, una dopo l’altra, tutte le cattedre universitarie e tutte le redazioni dei media, come Gramsci comanda.

Questi rivoluzionari in pantofole, che cianciavano di “abbattere la borghesia” e “riscattare il proletariato” sorseggiando Martini nei salotti che contano, hanno potuto condurre fino ad oggi una raffinata esistenza borghese grazie all’aborrita economia liberal-capitalista e grazie ai soldi dei contribuenti “borghesi” (ne uccidono più i finanziamenti alla stampa che la stampa medesima). Dall’alto dei suoi 91 anni, uno di questi borghesissimi anti-borghesi si permette il lusso di dire quello che ha sempre pensato veramente dei “proletari” che voleva riscattare: «Gli uomini hanno bisogni primari come gli animali. E i poveri, salvo pochissimi, non hanno bisogni secondari». Un paio di anni fa si è saputo che in privato il rivoluzionario al caviale che abita all’Eliseo si riferisce ai poveri come agli “sdentati” (…)

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Dal divorzio all’aborto fino alla #Cirinnà

giovedì 11 febbraio 2016

 

Il testo sulle cosiddette “unioni civili” (Ddl Cirinnà), di cui il 26 gennaio è cominciato l’iter al Senato, appare come figlio legittimo della legge sul divorzio (introdotta in Italia nel 1970) e della legge sull’aborto (introdotta in Italia nel 1978). Da quando il matrimonio ha cessato di essere indissolubile, la maggior parte delle persone ha cominciato a pensare che l’uomo e la donna abbiano ragione di stare insieme solo fin quando “si amano” nel senso più sentimentale del termine (come vedremo meglio in seguito). Perché, dunque, due persone dello stesso sesso che “si amano” non potrebbero contrarre il matrimonio o qualcosa che gli somiglia (l’unione civile)? E infatti il Ddl Cirinnà equipara le unioni omosessuali alle unioni eterosessuali. Da quando è lecito abortire, la maggior parte delle persone guarda ai bambini in formazione (embrioni e feti) non più come a persone sacre e inviolabili ma come a cose che possono essere tolte di mezzo. Ma se è lecito toglierli di mezzo, perché non dovrebbe essere lecito anche “produrli” con ogni mezzo, anche il più innaturale, come la fecondazione assistita e l’utero in affitto? E infatti, il Ddl Cirinnà potrebbe spianare la strada prima alla legalizzazione della cosiddetta adozione gay e poi anche alla legalizzazione dell’utero in affitto.

 

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http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=38364

A Tale Of Two Narratives: Islamist Terrorism And Its Western Apologists – Analysis

BY

A Tale Of Two Narratives: Islamist Terrorism And Its Western Apologists – Analysis

Il Carnevale, ovvero l’elogio della follia cristiana

  • Prima del Romanticismo, è stato il Cattolicesimo a valorizzare la sfera a-razionale, la fantasia… e anche la follia.

Caro Langone, la colpa del crollo demografico è più di voi uomini che di noi donne

Febbraio 4, 2016 Giovanna Jacob

I dati indicano che le donne desiderano sposarsi e fare figli anche da giovani. Università o meno. Sono i maschi che rimandano, preferendo la “singletudine”

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Il nichilismo poetico-esistenziale che ci spinge a chiedere Dio

Gennaio 17, 2016 Giovanna Jacob

“La rosa purpurea del Cairo” di Woody Allen e “The Zero Theorem” di Terry Gilliam sono due pellicole che possono avvicinare, sia pure molto indirettamente, alla fede

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L’Occidente prodigo tornerà da suo Padre

Dicembre 27, 2015 Giovanna Jacob

Il totalitarismo occidentale e la teocrazia orientale hanno un nemico comune: il cristianesimo

http://www.tempi.it/occidente-prodigo-tornera-da-suo-padre#.VoFJzxXhDIU

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