Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Archivio per il tag “amore-sesso”

Dal divorzio all’aborto fino alla #Cirinnà

giovedì 11 febbraio 2016

 

Il testo sulle cosiddette “unioni civili” (Ddl Cirinnà), di cui il 26 gennaio è cominciato l’iter al Senato, appare come figlio legittimo della legge sul divorzio (introdotta in Italia nel 1970) e della legge sull’aborto (introdotta in Italia nel 1978). Da quando il matrimonio ha cessato di essere indissolubile, la maggior parte delle persone ha cominciato a pensare che l’uomo e la donna abbiano ragione di stare insieme solo fin quando “si amano” nel senso più sentimentale del termine (come vedremo meglio in seguito). Perché, dunque, due persone dello stesso sesso che “si amano” non potrebbero contrarre il matrimonio o qualcosa che gli somiglia (l’unione civile)? E infatti il Ddl Cirinnà equipara le unioni omosessuali alle unioni eterosessuali. Da quando è lecito abortire, la maggior parte delle persone guarda ai bambini in formazione (embrioni e feti) non più come a persone sacre e inviolabili ma come a cose che possono essere tolte di mezzo. Ma se è lecito toglierli di mezzo, perché non dovrebbe essere lecito anche “produrli” con ogni mezzo, anche il più innaturale, come la fecondazione assistita e l’utero in affitto? E infatti, il Ddl Cirinnà potrebbe spianare la strada prima alla legalizzazione della cosiddetta adozione gay e poi anche alla legalizzazione dell’utero in affitto.

 

Continua:

http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=38364

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Caro Langone, la colpa del crollo demografico è più di voi uomini che di noi donne

Febbraio 4, 2016 Giovanna Jacob

I dati indicano che le donne desiderano sposarsi e fare figli anche da giovani. Università o meno. Sono i maschi che rimandano, preferendo la “singletudine”

http://www.tempi.it/langone-colpa-crollo-demografico-uomini-donne#.Vryjc1jhDIV

Il femminismo cattolico è l’unico vero antidoto al maschilismo

ottobre 2, 2015 Giovanna Jacob

C’è un femminismo ateo e materialista e un femminismo cattolico. Se il primo ha fatto male a tutti, il secondo ha fatto bene sia alle donne sia agli uomini.

http://www.tempi.it/femminismo-cattolico-e-lunico-vero-antidoto-al-maschilismo#.VhJ_NisztiA

Perché Renato Pozzetto sarà sempre meglio di Johnny Depp

Alcuni giorni fa su tempi ho asfaltato Johnny Depp e quelli come lui che buttano in discarica la madre dei loro figli per farsi quelle con la meta’ dei loro anni nell’illusione di tornare giovani. Il gramde Pozzetto batte Johnny versione Gloria Swanson sul viale del tramonto 10 a zero. Eddai, cliccate consiglia e condividete!

http://www.tempi.it/renato-pozzetto-sara-sempre-meglio-di-johnny-depp#.VfhlWZcztfk

Morte dov’è la tua vittoria? Perché i cristiani, anche se si sentono sconfitti, non lo sono

Mio articolo apparso stamattina su Tempi:

http://www.tempi.it/morte-dove-tua-vittoria-cristiani-sconfitti#.VWw7HM_tmko

LE MENZOGNE DELLA NUOVA DESTRA SULL’IDEOLOGIA GENDER

http://www.tempi.it/errori-nuova-destra-ideologia-gender#.VTePxi6I80w

Madonna e l’eterna giovinezza

Finalmente è apparso il nuovo sito di Pepe. Ne approfitto per linkare il mio artcolo su Madonna la cantante e la morte. Ci credereste che la chirirgia estetica, di cui la nostra amata cantante abusa sistematicamente, è una prova indiretta dell’immortalità dell’anima?

Se la morte è la cosa più naturale, da dove viene il desiderio di non morire? Come l’orrore della morte dice l’anima immortale, così l’orrore della vecchiaia parla della resurrezione.

http://www.pepeonline.it/index.php/component/k2/item/134-madonna-e-l-eterna-giovinezza

ZABRISKIE POINT di Michelangel Antonioni (Usa, 1970), il Sessantotto e il Festival dell’uomo che brucia.

Qualcuno si ricorda di “Zabriskie point” di Michelangelo Antonioni? Si tratta di uno dei più importanti film-manifesto del Sessantotto, sicuramente il più bello. Non approvo il contenuto ideologico del film, ma le immagini potenti e visionarie di Antonioni mi incantano sempre.
In quello che genericamente si definisce “Sessantotto” c’è un po’ di tutto: marxismo, anarchismo, liberazione sessuale, culto delle droghe, mistica della piazza (alla Sorel), femminismo, ecologismo e qualcos’altro. Ma al di là delle apparenze, l’ideologia sessantottina non è per nulla eterogenea. Il Sessantotto – quasi un canto del cigno del Modernismo – riconduce tutti questi svariati ingredienti ideologici alla loro fonte originaria: la filosofia di JEAN-JACQUES ROUSSEAU. Che cosa dice, in sostanza, Rousseau? Che la Civiltà è il male mentre invece la Natura è il bene. Tutte le espressioni della Civiltà, dalle leggi morali alle leggi positive, dall’arte alla scienza, corromperebbero irrimediabilmente l’essere umano allontanandolo dalla Natura, venerata come una dea: “L’uomo è buono per natura ed è reso cattivo soltanto dalle istituzioni” (Il contratto sociale). Dunque ogni Civiltà presente sulla faccia della terra corromperebbe l’uomo e quindi meriterebbe di essere distrutta? Non proprio: con qualche evidente contraddizione, Rousseau e tutti i suoi epigoni (che coincidono con tutti i pensatori moderni) condannano senza mezzi termini la civiltà occidentale e invece hanno solo parole di elogio per tutte le altre, compresa quella islamica, che ai loro occhi sarebbero più vicine alla dea Natura. Per tagliare corto, la civiltà cristiana è figlia – sebbene prodiga – del Cristianesimo, ergo Rousseau e compagnia rifiutano la Civiltà per rifiutare il Cristianesimo.

Nell’ottica di Rousseau, per edificare un terreno paradiso di fratellanza, sarebbe dunque sufficiente liberarsi dalle regole della civiltà e abbandonarsi liberamente a tutti gli istinti. Quando avranno fatto tabula rasa della civiltà, gli uomini si scopriranno finalmente fratelli e agiranno in perfetto accordo, perché non potranno neppure concepire di avere delle differenti opinioni o peggio delle controversie fra loro. Le loro volontà individuali si uniranno in un’unica “Volontà Generale”…  E pazienza se i regimi totalitari del Novecento, per onorare il fantasma della “Volontà Generale”, hanno eliminato fisicamente tutti quelli che non si adeguavano ad essa, pensandola a modo loro (“dissidenti”).

I due protagonisti di “Zabriskie point” mettono in pratica la filosofia di Rousseau. Per diversi motivi, entrambi “scappano” dalla Civiltà moderna (rappresentata dalla città di Los Angeles: alienante, violenta, rumorosa) e si incontrano per caso in pieno deserto, dove faranno rapidamente conoscenza, anche in senso biblico. Mentre si abbandonano liberamente alla passione sul terreno arido del deserto, immaginano che attorno a loro decine di coppie stiano facendo più o meno lo stesso. Le scene finali non appartengono solo alla storia del cinema ma anche alla storia dell’arte: uno dopo l’altro, al rallenti, esplodono prima una villa iper-modernista in stile Lloyd-Wright  e poi montagne di oggetti di ogni sorta, che sembrano usciti direttamente da un grande magazzino: vestiti, elettrodomestici, mobili, libri, ombrelli e infine perfino una cinepresa. Questa voluttuosa sequenza di esplosioni, commentata da uno dei brani più lisergici dei Pink Floyd (quello con leggendario urlo finale), allude chiaramente all’anelito sessantottino a distruggere la civiltà occidentale cioè cristiana.

Se non ha potuto distruggere la civiltà nel suo complesso, il Sessantotto ha comunque distrutto la tradizione (cristiana) e i suoi valori (cristiani), sostituendoli col culto del piacere immediato. In sostanza, il Sessantotto ha tratto dalla filosofia di Rousseau la sua ultima, più coerente conseguenza: il relativismo culturale e morale, su cui si edificherà il Post-Modernismo. Assumendo infatti la Civiltà cristiana è cattiva, allora tutte le altre civiltà e i loro “valori” – “valori” quali l’infanticidio, l’oppressione donne eccetera – sarebbero “buoni” in quanto più vicini alla “Natura” e alle sue leggi (fra parentesi, le leggi di natura si faranno coincidere con le leggi del darwinismo sociale e dell’eugenetica, secondo cui, appunto, i deboli devono morire… ne riparleremo). E così si capisce perché una soi-disant “femminista” come la Boldrini esalti le culture portate dagli immigrati e si augura che gli italiani le assorbano.

Massimo Introvigne ci ha rivelato che il relativismo è ormai quasi una religione con i suoi riti precisi. Ogni anno decine di migliaia di persone si incontrano in un posto remoto del deserto del Nevada, dove si officia il rito dell’uomo che brucia. Sotto il sole rovente del deserto, gli adepti danno fuoco al gigantesco simulacro di un uomo e alla ricostruzione di un tempio dedicato ad una religione immaginaria, che dovrebbe alludere a tutte le religioni. Il significato del rito è chiaro: tutto passa rapidamente, nessuna verità dura più di qualche istante (il tempio brucia), l’uomo stesso è pura apparenza che passa (l’uomo brucia) e quindi godiamocela finché dura, scatenando liberamente tutti gli istinti. Durante i giorni del raduno, gli adepti possono fare tutto quello che vogliono, senza temere controlli di polizia: drogarsi, denudarsi, fare orgie eccetera. Se fossero presenti dei minorenni (ma per fortuna non è consentito loro avvicinarsi al raduno), gli adepti potrebbero anche avere rapporti con loro. Last but not least, pare che a tale festival oggi partecipino oggi i più potenti personaggi della terra.
Per saperne di più, leggersi attentamente l’articolo di Introvigne:
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-sesso-droga-e-new-age-i-poteri-forti-sono-a-nudo-10461.htm

Insomma, il pupazzone e il tempio che bruciano fanno pensare davvero alle esplosioni e al gigantesco “love party” di “Zabriskie point”, quasi che sia stato il grande regista a dare l’idea agli organizzatori del festival. Per farsi un’idea del livello di delirio ideologico raggiunto negli anni cui appartiene quel film, ossia per farsi due sane risate, bisognerebbe rileggersi la gustosa recensione dell film firmata dal maestro di nichilismo erotico Alberto Moravia:

http://www.michelangeloantonioni.info/2013/08/22/zabriskie-point-di-alberto-moravia/

 E subito dopo, per riflettere, rileggersi il fondamentale L’EROTISMO ALLA CONQUISTA DELLA SOCIETA’ di Augusto del Noce:

http://www.totustuustools.net/pvalori/Erotismo.htm

 Buona lettura!
ZabriskiePoint

IL “BRAVE NEW WORLD” DI CECILE KYENGE: sesso droga e multiculturalismo.

Testo di un mio commento pubblicato su Tempi:

«La Kyenge vuole che chiunque mette piede in Italia ottenga automaticamente la cittadinanza italiana. Giusto, sono d’accordo. Non vedo perché per essere italiani sia necessario conoscere l’italiano, rispettare le leggi italiane e magari rispettare le donne. Ma stiamo scherzando? Come ha detto due giorni un imam svizzero, picchiare le donne è un dritto dell’uomo. Quindi vietare allo straniero di esercitare quello che nella sua cultura è un diritto sarebbe un atto di violenza coloniale. E poi chissene frega della cultura e della tradizione italiana. I nuovi italiani hanno ragione a non volere studiare Giotto, Michelangelo, Dante Leopardi. Ma gettiamoli una volta nel cesso questi Giotto, Michelangelo, Dante e Leopardi, che ci hanno rotto le palle. 

 Dopo avere abolito la distinzione fra italiano e italiano, la Kyenge vuole abolire la distinzione fra maschio e femmina. Infatti, si è detta favorevole alla proposta di usare la parola “genitore 1” e “genitore 2″ al posto dei “concetti obsoleti” di “padre” e “madre”. Giusto, sono d’accordo. Poi verrà eliminata anche la distinzione obsoleta fra adulto e bambino, che verranno chiamati “essere umano A” ed “essere umano B”. Poi verrà eliminata la distinzione, francamente razzista, fra essere umano e animale. Il primo si chiamerà “essere vivente A” e il secondo “essere vivente B”. Naturalmente un “essere vivente A” e un “essere vivente B” potranno sposarsi, se lo desiderano. Così finalmente anche i zoofili potranno esprimersi liberamente. E naturalmente potranno sposarsi un “essere umano A” e un “essere umano B”, e così finalmente cesserà l’ingiusta persecuzione dei pedofili e i bambini potranno finalmente esprimere le loro pulsioni sessuali latenti, per la gioia di Freud, che insegnava che un bambino represso diventerà un adulto nevrotico. Poi grazie ai referendum radicali potremo comprare la marijuana nelle tabaccherie e finalmente inizierà il Mondo Nuovo.»

In questo commento alludevo ironicamente al Mondo Nuovo (Brave new world) di Aldous Huxley. Mi raccomando, se non lo avete letto correte a leggerlo: quel libro vi aiuterà a capire il mondo in cui viviamo. In sostanza, Huxley immagina un società utopica, collocata in un futuro ipotetico, in cui tutti gli ideali della cultura modernista, figlia dell’illuminismo, sono pienamente realizzati. Nel Mondo nuovo quasi tutte le persone importanti fanno di cognome o Marx o Freud: infatti Karl Marx e Sigmund Freud sono i numi tutelari della cultura modernista, e non a caso attorno al Sessantotto il marxismo e il freudismo si sarebbero ufficialmente uniti in matrimonio, partorendo la Contestazione (vedi alla voce Herbert Marcuse).

Che cosa dice, in estrema sintesi, la cultura modernista figlia dei tenebrosi Lumi? Dice che l’uomo è solo corpo e che ha solo bisogni fisici. Dopo avere distinto fra “struttura” (l’economia) e “sovrastruttura” (cultura e religione), Marx liquida la religione come droga propinata dai padroni borghesi-capitalisti oppressori al popolo oppresso (“oppio dei popoli”). Similmente, secondo Freud i più nobili bisogni spirituali, in primo luogo il desiderio di Dio, sarebbero meri sintomi della nevrosi, che a sua volta sarebbe effetto della mancata soddisfazione di tutti i più inconfessabili desideri sessuali. Dunque nell’ottica marxista-freudiana, se sparissero da una parte le “ingiustizie sociali” e dall’altra tutti i tabù sessuali di origine religiosa, sparirebbe anche la religione e l’uomo sarebbe pienamente felice. Ma non si possono abbattere tutti i tabù sessuali se non si abbatte l’istituzione che i tabù servono: la famiglia. Se per Freud la famiglia è fonte di nevrosi, per Marx la famiglia è il mattone fondamentale della società borghese-capitalista, madre di tutte le ingiustizie sociali. E infatti nel mondo nuovo è severamente vietato sposarsi e fare figli. I cittadini nascono in catena di montaggio e sono indotti fin dalla più tenera età a praticare il più completo libertinaggio, sia etero che omo. Nelle scuole primarie, i bambini e le bambine praticano giochi erotico-pornografici durante la ricreazione. In questo mondo la monogamia è considerata un vizio mentre la gestazione e il parto sono considerati reati schifosi e aberranti, da punire con l’esilio.
Insomma, nell’ottica modernista la piena felicità umana coinciderebbe con il mero benessere economico e con il piacere sessuale. E la droga, che c’entra? C’entra eccome (lo spiega bene Augusto Del noce in L’erotismo alla conquista della società, reperibile in rete: http://www.totustuustools.net/pvalori/Erotismo.htm). Infatti, la droga è soprattutto un formidabile moltiplicatore del piacere fisico e mentale. La droga è tanto più preziosa per l’ateo-materialista, in quanto donerebbe alle masse quel tipo di estasi mistica che un tempo era riservata ai santi (lo dice chiaro e tondo lo stesso Huxley in Le porte della percezione). Certo, la droga fa molto male alla salute….  Ma se un giorno venisse inventata finalmente una droga che non comporta nessuno spiacevole effetto collaterale, che obiezioni potreste avere alla sua completa liberalizzazione? Dieci anni fa ho fatto questa domanda ad Umberto Galimberti, che infatti non ha saputo bene che rispondere, che tempi… (trovate la controversia con Galimberti qui su Tempi: http://www.tempi.it/verr-la-morte-e-avr-i-tuoi-occhi#.UijAd8YtxLk ).

Nel 1932 Huxley ha profetizzato la cultura dominante di oggi, di cui Galimberti è uno dei tanti divulgatori: nel mondo nuovo ogni cittadino assume praticamente ad ogni ora del giorno, come fosse il caffè, una droga completamente salubre di nome soma.
Mancano ancora due elementi per completare il quadro del mondo nuovo: l’eugenetica e la distruzione del passato. Nel mondo nuovo i cittadini di serie a (Alfa) sono il risultato di politiche eugenetiche, mentre tutte le vestigia dl mondo precedente all’istituzione del mondo nuovo sono state distrutte. C’è un passaggio commovente sulla cancellazione dell’Italia e di tutti i suoi tesori culturali.
Vi sarete resi conto che i politici e gli intellettuali mainstream stanno traghettando il mondo contemporaneo verso il mondo nuovo: attaccano la famiglia, esaltano il libertinaggio etero ed omo, incoraggiano la diffusione della pornografia, promuovono l’aborto a scopo eugenetico-malthusiano (haimé, non ho avuto tempo di parlare di Malthus), ammiccano a politiche anti-proibizioniste e infine…. lottano per lo sgretolamento della tradizione culturale e religiosa dell’Occidente, che non è se non una tradizione cristiana. In questo senso, c’è un lungo filo rosso che tiene insieme le politiche anti-famiglia, le battaglie anti-proibizioniste e le politiche a favore dell’immigrazione selvaggia. Perché politici e intellettuali mainstream, tutti senza eccezione, scoraggiano ogni più lieve critica all’immigrazione selvaggia agitando la lama mortale della parola “razzismo”? Forse perché vogliono bene ai poveri del Terzo Mondo? Niente affatto. Essi sperano che orde incontrollabili di barbari calpestino e seppelliscano nell’oblio la nostra tradizione culturale (lo ha confessato poco tempo fa un comunista pentito inglese:http://hitchensblog.mailonsunday.co.uk/2013/04/how-i-am-partly-to-blame-for-mass-immigration.html ). Quando sarà in vigore lo ius soli, tutte le strade puzzeranno di kebab, l’urlo dei muezzin soffocherà il canto delle campane delle chiese, i musei cadranno in rovina e nelle scuole non si insegneranno più Dante e Leopardi. E l’italia sparirà, come nel mondo nuovo.

P. S. Ci ricasco sempre. Mi impongo di non scrivere, perché nessuno mi legge, nessuno mi paga e perché infiniti immeritevoli raccomandati mi sono passati davanti. Ma è più forte di me. Perché vedo molte cose che gli altri non vedono, e sento l’urgenza di indicarle agli altri. D’altra parte, avevo detto che, per ragioni culturali, ho antipatia dei “mi piace”. Ma noto con piacere che il mio precedente commento ne ha ricevuti 47 su Tempi, dove non mi fanno più scrivere.

 

EROS: o anticipo dell’infinito o idolo che uccide

Il mese scorso è uscito il nuovo numero di Pepe, che pubblico qui in pdf:

Pepe_26_Eros

Il mio articolo, che pubblico di seguito, si intitola “L’unica soluzione è il centuplo”. E’ la continuazione ideale di questo articolo

Nel film Harry a pezzi, Woody Allen in veste di Harry dice più o meno al figlio di sei anni: «La donna è Dio. Non ho detto che Dio è una femmina. Mettiamola in questo modo: le donne esistono. Non sappiamo se ci sia Dio ma le donne ci sono, e non in un paradiso immaginario, ma qui sulla terra. E alcune di loro vanno a servirsi da “Intimo notte”». In un altro film (Anything else) dice: «Camus ha detto che le donne sono quanto di più vicino esista al paradiso in terra». La seconda citazione chiarisce la prima: Allen non divinizza la donna bensì l’amore sessuale. Agli occhi dell’uomo la donna è “divina” solo in quanto e nella misura in cui provoca questo beatificante sentimento. Se al posto di donna mettiamo uomo, il senso della prima citazione non muta. Se infatti la donna è “paradiso in terra” per l’uomo, simmetricamente l’uomo lo è per la donna. Bisogna aggiungere che la donna lo è anche per la lesbica e l’uomo per lo è anche per il gay.

Woody Allen: ‹‹Le donne esistono, Dio non si sa…››

Insomma, Allen è riuscito a riassumere in poche, geniali parole una idea che oggi è largamente anzi universalmente condivisa: il fine principale se non unico della vita umana è l’amore sessuale. Attenzione: amore sessuale sta per sesso con amore e non per sesso senza amore. Per quanto riguarda la cosiddetta rivoluzione sessuale, che appunto ha “sdoganato” quello che si dice sesso senza amore, Augusto Del Noce ha detto tutto quello che c’è da dire nel fondamentale scritto dal titolo L’erotismo alla conquista della società (disponibile in rete all’indirizzo: http://www.culturacattolica.it/detail.asp?c=1&p=0&id=3796 ). In sintesi, Del Noce individua un nesso di causa effetto fra lo scientismo positivista e la rivoluzione sessuale: da quando la scienza ottocentesca ha negato l’anima e ridotto l’uomo a corpo, l’unico fine della vita dell’uomo è il piacere fisico, che verrà ricercato soprattutto attraverso la droga e il sesso. Individuando la causa della nevrosi nella morale sessuale tradizionale, la psicanalisi freudiana, dottrina eminentemente scientista, invita a distruggerla. Non posso che sottoscrivere la lucida analisi di del Noce. Tuttavia, a mio parere, a monte della rivoluzione sessuale non ci sono solo la psicanalisi freudiana e più in generale lo scientismo, ma anche il culto dell’amore romantico. A dispetto delle apparenze, oggi questo culto è ancora ben vivo. Più ancora del sesso in sé, inteso come mera attività corporea, la cultura di massa celebra infatti il sesso con amore. Se esaminate bene solo la produzione cinematografica e musicale di massa dal dopoguerra ad oggi vi accorgerete che il tema dell’amore sessuale è assolutamente preponderante. Ma era inevitabile che il culto dell’amore sessuale spianasse la strada al culto del sesso e basta. Provo a spiegarlo.

Quel misterioso fenomeno denominato innamoramento coinvolge in maniera totalizzante sia il corpo che l’anima. Se il corpo vive di bisogni ed istinti, l’anima vive di desideri. Noi desideriamo tante cose diverse, alcune di meno e altre di più. Più intensamente desideriamo una cosa, più grande la soddisfazione che ci aspettiamo da essa. Ma ditemi, quale oggetto del desiderio, una volta ottenuto, è riuscito a soddisfarvi in maniera totale e definitiva? In altri termini, quale oggetto vi ha reso definitivamente felici? Nessuno, vero? Se ponete attenzione a questa vostra fatale incontentabilità, potrete prendere coscienza del fatto che tutti i vostri desideri, uniti insieme, formano un unico desiderio infinito. Prenderete coscienza che noi non desideriamo questa o quella cosa, ma l’infinito stesso. Il problema è che nulla in questa terra è infinito, anzi nulla nell’universo e neppure l’universo stesso è infinito. L’infinito è da un’altra parte.

Ho detto che noi desideriamo alcune cose più e altre meno. Ebbene, sembra che in cima alla classifica delle cose che desideriamo di più ci sia la persona di cui, una volta o l’altra, ci innamoriamo. Quel fenomeno misterioso denominato innamoramento ci fa sperimentare l’ampiezza del nostro desiderio. Infatti, quando siamo in preda a quell’inesplicabile sentimento, ci sembra che l’oggetto del nostro amore possa davvero soddisfarci infinitamente. Quando finalmente lo otteniamo, ci accorgiamo che l’agognata felicità si è spostata più avanti, come un cielo che tanto più si allontana quanto più è avvicinato. Ma di questa fatale delusione parlerò poi, adesso esaminiamo l’illusione che la precede. Più importante del fatto che la persona amata non possa soddisfare il desiderio di felicità, è il fatto che all’inizio, quando siamo innamorati, noi siamo fermamente convinti che invece lui\lei in qualche misura possa davvero renderci definitivamente felici. Cosa più importante ancora, nell’esperienza dell’innamoramento il desiderio infinito dell’anima passa attraverso e quasi si fonde col desiderio sessuale, che in sé stesso è cosa buona. Cattivo non è il piacere sessuale in sé stesso, ma l’abuso del piacere sessuale. Analogamente, cattivo non è il consumo di alcol, ma l’ubriachezza. L’abuso di piacere sessuale si chiama lussuria, che è l’alcolismo del sesso. Se vissuta fino in fondo, l’esperienza dell’innamoramento allontana dall’abisso della lussuria e avvicina al cielo, che è sempre più lontano quanto più è avvicinato. Ma se è vissuta in maniera superficiale, ti fa precipitare in quell’abisso.

Dante-Beatrice oppure Paolo-Francesca?

Nel concreto, che cosa significa vivere bene l’amore? Di fronte alla persona amata si prova allo stesso tempo desiderio e stupore. L’innamorato da una parte desidera ardentemente, anche fisicamente, la persona amata e dall’altra prova ammirazione e stupore per tutto quello che essa è. Come un giardino per crescere bene deve essere potato e ripulito dalle erbacce, e come una massa d’acqua per non inondare i campi deve essere incanalata fra robusti argini, così il desiderio sessuale (che nell’innamoramento, come ho detto, si salda col desiderio infinito dell’anima), per svilupparsi armoniosamente, deve essere educato, frenato, mortificato. Ebbene, si potrebbe dire che lo stupore sia un freno naturale del desiderio. Se prevale sullo stupore, il desiderio sessuale si pervertirà in una volontà di possesso che è un piano inclinato verso la lussuria. Se invece lo stupore riesce a prevalere costantemente sul desiderio, il desiderio stesso sarà fortificato e approfondito (Roger Scruton ha notato che se c’è una cosa che ci insegnano i romanzi di Jane Austen, è che l’attesa e la pazienza giovano alla passione). Come un pungolo, lo stupore spinge l’anima amante a migliorare sé stessa, a conformarsi ad una grandezza umana ideale. Chi ama vuole essere degno del suo oggetto d’amore e quindi cerca di superare sé stesso. Dante ha amato talmente tanto Beatrice che, per diventare degno dei lei, ha attraversato l’inferno e il purgatorio. In conclusione, l’esperienza amorosa è vissuta male se alimenta esclusivamente la brama di possedere e godere la persona amata, mentre è vissuta bene se alimenta il desiderio di diventare degni della persona amata e soprattutto degni di Dio.

Dante e Beatrice stanno contro Paolo e Francesca: l’amore per Beatrice trascina Dante fino al cielo, mentre l’amore fra i due cognati li trascina entrambi all’inferno. Infatti, Dante fa prevalere lo stupore sul desiderio, mentre i due cognati fanno prevalere il desiderio sullo stupore, senza seguire la strada verso l’ideale – tutta in salita – indicata dall’esperienza amorosa stessa. Al di là delle apparenze, andare a fondo all’esperienza amorosa non significa rinunciare alla soddisfazione del desiderio sessuale (non tutti infatti sono chiamati ad essere “eunuchi per il regno dei cieli”) ma, casomai, rinunciare alla lussuria e tendere all’ideale. Poi va da sé che nessuno ce la fa da solo a non cadere mai nel peccato, ma l’importante è avere almeno il proposito, il desiderio di non cadervi.

Il sentimento che Dante prova per Beatrice non è sostanzialmente diverso da quello che i due celebri cognati provano l’una per l’altra: di innamoramento si tratta, e chi riesce a descrivere questo sentimento è un genio. E al di là delle apparenze, anche l’amore di Dante per Beatrice ha sfumature sessuali, sebbene sublimate. E pure Dante ha conosciuto la seduzione del peccato: quando rivede Beatrice nel paradiso terrestre, arrossisce per la vergogna e Beatrice gli fa una bella ramanzina. Quindi l’importante non è non cadere mai nel peccato, ma rialzarsi sempre dopo ogni caduta e rimettersi in cammino verso l’ideale.

Qui sta il punto: anche l’amore può essere un idolo

L’importante non è non peccare mai, ma non fare sacrifici agli idoli. Parafrasando un celebre modo di dire, si potrebbe dire che peccare è umano mentre idolatrare è diabolico. Paolo e Francesca (s’intende quelli letterari, non quelli reali, di cui non sappiamo nulla) stanno all’inferno perché si sono inchinati ad un idolo, che ha ordinato loro di commettere peccato. Un idolo di nome amore: “Amor che al cor gentil ratto s’apprende” e “Amor che a nullo amato amar perdona”. E siamo al punto.

Da quanto ho detto finora, si capisce che l’amore sessuale ha carattere di segno. Ogni segno allude ad un significato più grande del segno stesso. Per fare un esempio banale, il segno grafico che somiglia ad un otto steso in orizzontale allude al concetto di infinito matematico. Ma questo segno grafico, come ogni segno grafico, in sé stesso è vuoto: indica un significato senza contenerlo. Invece, l’amore è un segno che ha in sé stesso anche un anticipo del significato cui allude. Amare non significa soltanto aspettare l’infinito ma, in un certo senso, goderne un piccolo anticipo. Una vasta tradizione letteraria conferma che, quando è corrisposto e coronato dal possesso, quella mescolanza inesplicabile di emozioni spirituali e desiderio sessuale chiamato amore dona la più grande gioia che sia possibile sperimentare in questa valle di lacrime. Ed eccoci al punto dolente. Sebbene grande, enorme, questa gioia non è infinita e quindi è incapace di soddisfare completamente il desiderio infinito. E’ un mero anticipo, possiamo dire una caparra molto piccola di una inimmaginabile, soprannaturale gioia. Per quanto riguarda i soldi, nessuno si accontenta di una caparra: aspetta di avere la cifra intera pattuita. Per quanto riguarda la felicità, che è molto più importante del conto in banca, perché accontentarsi di una piccola caparra? Se è intelligente (di quella intelligenza che solo la fede può donare) l’anima amante gusta quella piccola caparra di gioia senza tuttavia accontentarsi, spingendo il desiderio oltre l’oggetto d’amore, verso Dio. Dante non si “ferma” a Beatrice: sale oltre, fino ad intravedere “Amor, che move il sole e l’altre stelle”.

La malattia che ci divora: la “monogamia seriale”

Ma l’anima amante può anche ingannarsi, credersi completamente appagata da siffatta caparra e dimenticarsi di risalire dal segno al significato. In altri termini, per quanto possa sembrare paradossale, ci si può inchinare al segno come ad un idolo. E al cristiano Dante succede l’umanista Petrarca, che idolatra il suo stesso amore per Laura. Da questo punto di vista, poco importa che né Dante né Petrarca, da quanto dicono loro stessi, abbiano potuto possedere fisicamente le loro rispettive amate: quello che importa è che in un caso l’amore è segno, nell’altro un idolo intrinsecamente orientato alla lussuria. Se ti fai idolo di una cosa, qualunque cosa, non fai un passo verso l’ideale: miri soltanto a possedere quella cosa. Poi ti accorgi che, quando ce l’hai fra le mani, diventa cenere.

L’idolo di nome amore è molto popolare da un paio di secoli. Lo trovi nella maggior parte dei romanzi, dei film, delle canzoni. Te lo riducono ad un sentimentalismo zuccheroso dalle proprietà afrodisiache e te lo vendono come il paradiso in terra: «Dio non c’è ma le donne ci sono per gli uomini e gli uomini ci sono per le donne». Il problema è che non dura a lungo. Che sia segno o idolo, in ogni caso l’innamoramento è una esperienza effimera. Solo che, se lo vivi come segno, puoi continuare ad amare: all’ardore effimero dell’eros succede l’eroismo dell’agape. Se invece lo vivi come idolo, non puoi amare. Quando la persona amata non suscita più quella mescolanza inesplicabile di emozioni spirituali e desiderio sessuale, non trovi più nessuna ragione per stare con lei. La donna è il paradiso in terra, ma un paradiso a termine: bisogna cambiarla spesso. Oggi nel nome dell’amore si commette il peggiore dei crimini contro l’Amore, quello vero: il divorzio. Quante famiglie ha sfasciato, quanti bambini ha fatto soffrire quell’idolo? D’altra parte, la cultura del divorzio (le cui tragiche conseguenza sociali sono sistematicamente taciute dai media) ha partorito il mostro della “monogamia seriale”. Oggi più di uno psichiatra alla moda afferma impunemente che la coppia sarebbe ormai un concetto del passato, che per vivere bene sarebbe necessario abituarsi a cambiare spesso partner. D’altra parte, i giornali di gossip, ormai i più letti in assoluto, alimentano instancabilmente la nuova mitologia della “monogamia seriale” salutando ogni giorno i divorzi, gli adulteri e i flirt dei vip come lieti eventi.

Ma la medicina non sono i valori morali

Come abbiamo visto, secondo la cultura contemporanea l’amore sessuale è l’unica cosa per cui valga la pena vivere. Ma poiché ogni amore dura poco, allora per rendere la vita sopportabile bisogna passare da un amore all’altro. L’unico problema è che l’innamoramento, che sia segno o idolo, non basta volerlo per ottenerlo. Non potendone proprio fare a meno, perché senza di esso la vita non varrebbe la pena di essere vissuta, ci si abitua a scambiare per amore ogni più lieve infatuazione. E se neppure l’infatuazione arriva, rimane il caro vecchio sesso e basta. Insomma, dietro l’idolo dell’amore romantico si cela la pornografia.

La diagnosi è chiara: oggi la religione è sostituita dall’idolatria dell’amore sessuale, che porta delle terribili conseguenze sociali. Va bene, direte voi, questa è la diagnosi. Ma la cura? Per guarire l’uomo contemporaneo da questa terribile idolatria potrebbe forse bastare una rigorosa educazione morale? Certamente no. Alla gente, giustamente, non interessa sapere che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, ma che cosa rende felici e che cosa no. Allora è forse sufficiente smascherare gli idoli in pubblico, fare capire alla gente che gli idoli non danno la felicità bensì soltanto effimere illusioni di felicità? Neppure. In fondo, le persone si prostrerebbero agli idoli anche se fossero certe che gli idoli mentono. Lo stesso Woody Allen ne è certo. Infatti ripete spesso che l’amore sessuale, così come lo vive lui, è solo una bellissima illusione alla quale tuttavia lui non rinuncerebbe per nessuna ragione al mondo. Provo a fare un riassunto dei suoi discorsi: «D’accordo, l’amore può donarmi solo fragili illusioni di felicità. Ma se mi togli queste illusioni, che cosa mi rimane? Lasciami illudere, e pazienza se dura poco. Appena una illusione amorosa finisce, ne faccio iniziare subito un’altra». D’altra parte, anche Giacomo Leopardi per qualche tempo si illuse – e qui il gioco di parole è appropriato – che le “illusioni”, non solo quelle amorose, potessero bastare a dare senso alla vita. Insomma, tagliamo corto: se l’alternativa è fra le illusioni e il nulla, meglio le illusioni. L’ateo, per non disperare, è costretto a idolatrare qualunque cosa possa essere idolatrata, dall’amore-sesso alla carriera e chi più ne ha più ne metta.

Ma allora, l’unico rimedio all’idolatria è la fede? Certamente sì, ma solo se la fede è integra. Una fede che rimane al livello di convinzione intellettuale è largamente insufficiente. La convinzione che Dio esiste e che solo Lui possa soddisfare il desiderio infinito non basta a dare senso alla dura quotidianità e quindi a guarire l’anima dall’idolatria. Un credente, paradossalmente, potrebbe dire: «Se il mio desiderio infinito potrà essere soddisfatto solo post mortem, non è meglio morire subito? Se non posso morire subito, lasciatemi i miei idoli almeno fin quando non muoio: le illusioni donate dagli idoli mi rendono la vita sopportabile». Ma allora, non c’è rimedio all’idolatria? In realtà, un rimedio c’è, uno solo: si chiama centuplo. «Chi mi segue avrà il centuplo quaggiù e in futuro la vita eterna». Se lo segui, Lui può aiutarti a capire tutti gli aspetti dell’amore e a vivere l’amore sessuale come segno. E viverlo come segno significa goderlo cento volte tanto. E goderlo cento volte tanto significa capire che in fondo al volto della persona amata c’è proprio Lui.

 

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