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IL “BRAVE NEW WORLD” DI CECILE KYENGE: sesso droga e multiculturalismo.

Testo di un mio commento pubblicato su Tempi:

«La Kyenge vuole che chiunque mette piede in Italia ottenga automaticamente la cittadinanza italiana. Giusto, sono d’accordo. Non vedo perché per essere italiani sia necessario conoscere l’italiano, rispettare le leggi italiane e magari rispettare le donne. Ma stiamo scherzando? Come ha detto due giorni un imam svizzero, picchiare le donne è un dritto dell’uomo. Quindi vietare allo straniero di esercitare quello che nella sua cultura è un diritto sarebbe un atto di violenza coloniale. E poi chissene frega della cultura e della tradizione italiana. I nuovi italiani hanno ragione a non volere studiare Giotto, Michelangelo, Dante Leopardi. Ma gettiamoli una volta nel cesso questi Giotto, Michelangelo, Dante e Leopardi, che ci hanno rotto le palle. 

 Dopo avere abolito la distinzione fra italiano e italiano, la Kyenge vuole abolire la distinzione fra maschio e femmina. Infatti, si è detta favorevole alla proposta di usare la parola “genitore 1” e “genitore 2″ al posto dei “concetti obsoleti” di “padre” e “madre”. Giusto, sono d’accordo. Poi verrà eliminata anche la distinzione obsoleta fra adulto e bambino, che verranno chiamati “essere umano A” ed “essere umano B”. Poi verrà eliminata la distinzione, francamente razzista, fra essere umano e animale. Il primo si chiamerà “essere vivente A” e il secondo “essere vivente B”. Naturalmente un “essere vivente A” e un “essere vivente B” potranno sposarsi, se lo desiderano. Così finalmente anche i zoofili potranno esprimersi liberamente. E naturalmente potranno sposarsi un “essere umano A” e un “essere umano B”, e così finalmente cesserà l’ingiusta persecuzione dei pedofili e i bambini potranno finalmente esprimere le loro pulsioni sessuali latenti, per la gioia di Freud, che insegnava che un bambino represso diventerà un adulto nevrotico. Poi grazie ai referendum radicali potremo comprare la marijuana nelle tabaccherie e finalmente inizierà il Mondo Nuovo.»

In questo commento alludevo ironicamente al Mondo Nuovo (Brave new world) di Aldous Huxley. Mi raccomando, se non lo avete letto correte a leggerlo: quel libro vi aiuterà a capire il mondo in cui viviamo. In sostanza, Huxley immagina un società utopica, collocata in un futuro ipotetico, in cui tutti gli ideali della cultura modernista, figlia dell’illuminismo, sono pienamente realizzati. Nel Mondo nuovo quasi tutte le persone importanti fanno di cognome o Marx o Freud: infatti Karl Marx e Sigmund Freud sono i numi tutelari della cultura modernista, e non a caso attorno al Sessantotto il marxismo e il freudismo si sarebbero ufficialmente uniti in matrimonio, partorendo la Contestazione (vedi alla voce Herbert Marcuse).

Che cosa dice, in estrema sintesi, la cultura modernista figlia dei tenebrosi Lumi? Dice che l’uomo è solo corpo e che ha solo bisogni fisici. Dopo avere distinto fra “struttura” (l’economia) e “sovrastruttura” (cultura e religione), Marx liquida la religione come droga propinata dai padroni borghesi-capitalisti oppressori al popolo oppresso (“oppio dei popoli”). Similmente, secondo Freud i più nobili bisogni spirituali, in primo luogo il desiderio di Dio, sarebbero meri sintomi della nevrosi, che a sua volta sarebbe effetto della mancata soddisfazione di tutti i più inconfessabili desideri sessuali. Dunque nell’ottica marxista-freudiana, se sparissero da una parte le “ingiustizie sociali” e dall’altra tutti i tabù sessuali di origine religiosa, sparirebbe anche la religione e l’uomo sarebbe pienamente felice. Ma non si possono abbattere tutti i tabù sessuali se non si abbatte l’istituzione che i tabù servono: la famiglia. Se per Freud la famiglia è fonte di nevrosi, per Marx la famiglia è il mattone fondamentale della società borghese-capitalista, madre di tutte le ingiustizie sociali. E infatti nel mondo nuovo è severamente vietato sposarsi e fare figli. I cittadini nascono in catena di montaggio e sono indotti fin dalla più tenera età a praticare il più completo libertinaggio, sia etero che omo. Nelle scuole primarie, i bambini e le bambine praticano giochi erotico-pornografici durante la ricreazione. In questo mondo la monogamia è considerata un vizio mentre la gestazione e il parto sono considerati reati schifosi e aberranti, da punire con l’esilio.
Insomma, nell’ottica modernista la piena felicità umana coinciderebbe con il mero benessere economico e con il piacere sessuale. E la droga, che c’entra? C’entra eccome (lo spiega bene Augusto Del noce in L’erotismo alla conquista della società, reperibile in rete: http://www.totustuustools.net/pvalori/Erotismo.htm). Infatti, la droga è soprattutto un formidabile moltiplicatore del piacere fisico e mentale. La droga è tanto più preziosa per l’ateo-materialista, in quanto donerebbe alle masse quel tipo di estasi mistica che un tempo era riservata ai santi (lo dice chiaro e tondo lo stesso Huxley in Le porte della percezione). Certo, la droga fa molto male alla salute….  Ma se un giorno venisse inventata finalmente una droga che non comporta nessuno spiacevole effetto collaterale, che obiezioni potreste avere alla sua completa liberalizzazione? Dieci anni fa ho fatto questa domanda ad Umberto Galimberti, che infatti non ha saputo bene che rispondere, che tempi… (trovate la controversia con Galimberti qui su Tempi: http://www.tempi.it/verr-la-morte-e-avr-i-tuoi-occhi#.UijAd8YtxLk ).

Nel 1932 Huxley ha profetizzato la cultura dominante di oggi, di cui Galimberti è uno dei tanti divulgatori: nel mondo nuovo ogni cittadino assume praticamente ad ogni ora del giorno, come fosse il caffè, una droga completamente salubre di nome soma.
Mancano ancora due elementi per completare il quadro del mondo nuovo: l’eugenetica e la distruzione del passato. Nel mondo nuovo i cittadini di serie a (Alfa) sono il risultato di politiche eugenetiche, mentre tutte le vestigia dl mondo precedente all’istituzione del mondo nuovo sono state distrutte. C’è un passaggio commovente sulla cancellazione dell’Italia e di tutti i suoi tesori culturali.
Vi sarete resi conto che i politici e gli intellettuali mainstream stanno traghettando il mondo contemporaneo verso il mondo nuovo: attaccano la famiglia, esaltano il libertinaggio etero ed omo, incoraggiano la diffusione della pornografia, promuovono l’aborto a scopo eugenetico-malthusiano (haimé, non ho avuto tempo di parlare di Malthus), ammiccano a politiche anti-proibizioniste e infine…. lottano per lo sgretolamento della tradizione culturale e religiosa dell’Occidente, che non è se non una tradizione cristiana. In questo senso, c’è un lungo filo rosso che tiene insieme le politiche anti-famiglia, le battaglie anti-proibizioniste e le politiche a favore dell’immigrazione selvaggia. Perché politici e intellettuali mainstream, tutti senza eccezione, scoraggiano ogni più lieve critica all’immigrazione selvaggia agitando la lama mortale della parola “razzismo”? Forse perché vogliono bene ai poveri del Terzo Mondo? Niente affatto. Essi sperano che orde incontrollabili di barbari calpestino e seppelliscano nell’oblio la nostra tradizione culturale (lo ha confessato poco tempo fa un comunista pentito inglese:http://hitchensblog.mailonsunday.co.uk/2013/04/how-i-am-partly-to-blame-for-mass-immigration.html ). Quando sarà in vigore lo ius soli, tutte le strade puzzeranno di kebab, l’urlo dei muezzin soffocherà il canto delle campane delle chiese, i musei cadranno in rovina e nelle scuole non si insegneranno più Dante e Leopardi. E l’italia sparirà, come nel mondo nuovo.

P. S. Ci ricasco sempre. Mi impongo di non scrivere, perché nessuno mi legge, nessuno mi paga e perché infiniti immeritevoli raccomandati mi sono passati davanti. Ma è più forte di me. Perché vedo molte cose che gli altri non vedono, e sento l’urgenza di indicarle agli altri. D’altra parte, avevo detto che, per ragioni culturali, ho antipatia dei “mi piace”. Ma noto con piacere che il mio precedente commento ne ha ricevuti 47 su Tempi, dove non mi fanno più scrivere.

 

L’ANTI-RAZZISMO E’ IL NUOVO RAZZISMO. Cecile Kyenge deve dimettersi. Subito.

Quello che non mi piace di Cecile Kyenge non è il colore della pelle ma la sua mancanza di merito. Non solo non è stata votata dal popolo, ma non sembra che possa vantare chissà quali meriti professionali, intellettuali e politici. Poteri occulti l’hanno catapultata sulla poltrona di ministro contravvenendo ad ogni elementare norma di democrazia e meritocrazia. Anzi, per essere precisi la Kyenge un “merito” ce l’ha: ha la pelle nera. Infatti, per le mosche cocchiere della cultura dominante ossia post-comunista essere non bianchi è un vero e proprio merito da premiare. Oggi se hai la pelle non bianca (rossa o nera o gialla non fa differenza: basta che non sia il colore degli europei autoctoni) puoi infrangere impunemente la legge, o in alternativa puoi fare molta strada nella vita senza merito alcuno, perché se qualcuno ti critica diventa subito “razzista”. I cretini che lanciano banane e insulti razzisti contro questa senza-merito le fanno solo un piacere: più la insulti e più la senza-merito può atteggiarsi a povera martire della lotta contro i malvagi razzisti europei. Infatti, oggi l’anti-razzismo è un’arma potentissima per uccidere socialmente tutti quelli che si oppongono al piano, varato dalla sinistra ex-comunista, di terzomondizzazione dell’Europa. “Non avete voluto il comunismo?” – dicono i vecchi comunisti rancorosi che facevano le vacanze in Urss – “e noi vi riempiamo il paese di extracomunitari pronti a votarci, e se vi ribellate vi accusiamo di razzismo”. Ho esaminato la Kyenge: è dura, fredda, anaffettiva. C’è l’ha scritto in faccia che odia gli autoctoni e vuole distruggere la loro identità. 
 
I membri di Forza Nuova e certi leghisti da strapazzo sono colpevoli di “intelligenza col nemico”: con i loro insulti razzisti e le loro banane non hanno fatto altro che rafforzare la posizione della senza-merito, che adesso può tranquillamente mettere in atto un piano scientifico per la trasformazione dell’Italia in una provincia dell’Africa, che è quel posto in cui gli uomini fanno fino a trenta figli a testa con trenta mogli diversi, come il babbo della parassita-incompetente.  Se la parassita-incompetente riuscirà a concedere lo ius soli il voto agli immigrati, gli italiani in Italia finiranno come i pellerossa negli Usa.
 
Secondo il vecchio esecrabile razzismo (figlio della teoria di Darwin) i neri sono inferiori ai bianchi. Secondo il nuovo razzismo (figlio dell’odio verso la civiltà occidentale) i neri e gli extracomunitari hanno sempre ragione, anche quando delinquono, mentre i bianchi hanno sempre torto, anche quando sono vittime della delinquenza dei primi. Se osano protestare contro la delinquenza immigrata, vengono immediatamente additati come “razzisti”.
 
Il vecchio razzismo darwnista e il nuovo razzismo anti-occidentale sono due facce della stessa medaglia materialista – così come il comunismo e il nazismo sono due facce della stessa medaglia hegeliana.  Quindi, prima faremo fuori definitivamente il vecchio razzismo darwinista e prima potremo fare fuori anche il nuovo razzismo di cui siamo vittime.
 
Riassunto formato Twitter del razzismo darwiniano: gli uomini del nord (biondi e con gli occhi azzurri) devono sottomettere gli uomini del sud e dell’est (dai mediterranei agli africani agli asiatici) ed evitare di incrociarsi con loro, perché la “selezione naturale” ha reso i primi più forti, intelligenti e belli dei secondi.
 
Riassunto formato Twitter del nuovo razzismo anti-occidentale: i “bianchi” europei e americani meritano di soccombere sotto un tsunami di immigrati provenienti dal Terzo Mondo perché in passato hanno massacrato i popoli del Terzo Mondo e perché oggi consumano il 70 per cento delle risorse mondiali.
 
In realtà, né il vecchio razzismo né il nuovo razzismo hanno un qualche fondamento scientifico. Il vetero-razzismo è infondato perché la teoria di Darwin è infondata. Non esistono diverse “razze umane”: esiste una sola razza umana, punto. Il nuovo razzismo è inondato perché l’Occidente non consuma bensì PRODUCE  il 70 per cento delle risorse mondiali. Inoltre, anche la storia del colonialismo andrebbe riscritta. Tempo fa, un uomo che ha lavorato a lungo nel Congo belga ha raccontato che in quel paese si discute da anni del fatto che quando c’erano i coloni europei si stava relativamente bene mentre da quando non ci sono più si sta decisamente male. Le piantagioni e le strade lasciate dai coloni sono andate in malora, il popolo si è diviso in tribù in perenne lotta fra loro. D’altra parte, quale è la nazione africana più prospera? Il Sud Africa. L’apartheid era brutta, ma la  tempesta di violenze contro i bianchi che si è scatenata da quando non c’è più l’apartheid è ancora più brutta.  Impauriti, i bianchi stanno abbandonando in massa il paese. Invece di massacrare gli afrikaner boeri, i neri dovrebbero ringraziarli e fare di tutto per fermarne l’esodo. Infatti, quando l’ultimo bianco avrà lasciato il paese, il Sud Africa rischia di diventare come il Congo.
 
A dispetto delle apparenze, il vecchio razzismo è ancora molto in auge nelle università anglosassoni (sulle riviste peer-reviewed capita ancora di leggere che gli italiani del sud sono più stupidi degli italiani del nord per ragioni genetiche) e nei siti online dei gruppi dell’estrema destra nostalgica del Duce del Fuhrer.  Questi gruppi sono gli “utili idioti” della rivoluzione anti-occidentale della sinistra terzomondista: più dicono idiozie vetero-razziste, più la sinistra si rafforza. Prendiamo un sito di estrema destra di cui Vendola e altri esponenti di Sel hanno ripetutamente chiesto l’oscuramento: “Tutti i crimini degli immigrati”. Questo sito mette in rilievo tutti quegli episodi di piccola e grande criminalità di origine straniera  che la stampa mainstream (ossia post-comunista) occulta accuratamente per “correttezza politica”.  I curatori del sito fanno giustamente notare che sul piano statistico gli immigrati (indifferentemente regolari o irregolari) hanno una propensione all’illegalità e al crimine che è molte volte superiore rispetto alla propensione al crimine degli autoctoni. Ci sono più delinquenti fra pochi milioni di immigrati che fra cinquanta milioni di italiani. Quindi il problema della violenza degli immigrati contro gli europei autoctoni esiste e non deve essere occultato. Dobbiamo denunciare ad alta voce che l’immigrazione massiccia, incoraggiata e protetta dalla sinistra multiculturale anti-occidentale, ci sta rendendo la vita impossibile. Il problema è che i curatori del sito a loro volta danno una interpretazione vetero-razzista del problema della violenza immigrata.
 
Riassunto tipo Twitter del pensiero dei curatori del sito “Tutti i crimini degli immigrati”: gli immigrati sono più violenti degli europei autoctoni per ragioni razziali, bisogna a tutti i costi impedire la mescolanza fra razze diverse.
 
Dal momento che si basa sulla anti-scientifica teoria razzista, che si basa sulla falsa teoria di Darwin, la suddetta interpretazione è falsa e bugiarda. Sparando idiozie vetero-razziste, quel sito non fa altro che tirare acqua al mulino ideologico di cialtroni parassiti (infatti campano con i soldi delle nostre tasse) come Kyenge, Vendola e Boldrini.
 
La verità è questa, prendetene nota: gli immigrati sono più propensi al crimine rispetto agli europei autoctoni unicamente per ragioni culturali.
 
NON ESISTONO DIFFERENZE FRA LE RAZZE: ESISTONO DIFFERENZE FRA LE CULTURE.
 
LA CULTURA OCCIDENTALE E’ INFINITAMENTE SUPERIORE ALLE ALTRE.
 
IN OCCIDENTE SONO NATE LA SCIENZA E L CAPITALISMO.
 
L’ARTE E LA LETTERATURA OCCIDENTALI SONO LE PRIME AL MONDO.
 
L’OCCIDENTE HA MANDATO GLI UOMINI SULLA LUNA.
 
L’OCCIDENTE HA INVENTATO I DIRITTI DELL’UOMO.
 
IN OCCIDENTE LA DONNA E’ PARI ALL’UOMO.
 
La civltà occidentale è il bene più prezioso che possediamo. Dobbiamo difenderla con le unghie e con i denti. Se potranno beneficiare dello ius soli e del diritto di voto, gli immigrati che ignorano o detestano la nostra civiltà e i suoi valori la distruggeranno in poco tempo, e noi ultimi occidentali finiremo come indiani nelle riserve. Anche il problema della delinquenza immigrata è un problema di civiltà, di cultura e di valori. La maggior parte degli immigrati (non tutti, beninteso) sono portatori di culture barbariche che giustificano la violenza sul prossimo, specialmente sul prossimo di sesso femminile. Quindi, bisogna fare entrare in Europa solo gli immigrati che dimostrano di volere rinunciare alla loro cultura barbarica per abbracciare senza riserve la cultura e i valori occidentali. Per farla breve, gli immigrati come Magdi Allam (vero amante della cultura italiana) sono i benvenuti, gli altri se ne devono andare via.
 
Chi vuole veramente scollare la parassita-incompetente dalla poltrona che occupa abusivamente, deve piantarla con gli insulti razzisti e firmare la petizione contro la Kyenge  promossa da Magdi Allam.

Magdi Allam è nato in Egitto da madre africana di pelle scura: voglio vedere se i sinistresi anti-occidentali multiculturalisti riusciranno ad accusare pure lui di razzismo.

PISAPIA E I COMUNISTI COME LUI VOGLIONO L’UGUAGLIANZA NELLA MISERIA, NELL’INFELICITA E NELLA MORTE

DeG

D & G evasori?

I fatti: D’Alfonso, assessore alla cultura al comune di Milano, ha offeso Dolce e Gabbana, che per reazione hanno chiuso i loro negozi per te giorni. Nello specifico, D’Alfonso ha detto che il comune di Milano non deve favorire i due famosi stilisti in quanto entrambi sarebbero “evasori fiscali”. In realtà, la presunta “evasione fiscale” dei due stilisti consiste nel non avere voluto (mille volte giustamente) pagare tasse in proporzione a guadagni mai percepiti. Inoltre, anche se avessero  evaso rispetto a guadagni effettivamente percepiti, dal mio punto di vista avrebbero fatto bene a farlo. Secondo la legge naturale quando l’aliquota fiscale raggiunge e supera tassi usurai, il contribuente ha il diritto morale di non pagare.

Il mio giudizio. La giunta Pisapia non ce l’ha genericamente con gli evasori fiscali: ce l’ha con i produttori di ricchezza, posti di lavoro e benessere. Pisapia non sopporta che Milano sia la capitale della moda, del design e del lusso. Cerca con tutte le sue forze di renderla una favelas del Terzo Mondo in cui i meritevoli non siano premiati. Per accelerare la terzomondizzazione di Milano, apre le porte agli immigrati più ostili e violenti e contemporaneamente caccia via due stilisti che hanno il torto di avere del talento, di creare ricchezza e di attirare soldi da tutto il mondo. Avete visto quanti stranieri si aggirano con i sacchetti dei negozi di lusso per le vie della moda? Che ne sarà di via della Spiga senza il negozio di D&G? Ma è proprio questo che vuole Pisapia: distruggere le vie della moda per soddisfare la furiosa invidia sociale dei senza talento e senza merito come lui e come gli sfaccendati di ogni genere e grado che campano attaccati alla tetta dello Stato.

Infatti, nella visione vetero-stalinista di Pisapia, gli uomini devono essere tutti uguali nella povertà e nell’infelicità. Anzi, l’uguaglianza nella povertà non basta: occorre pure l’uguaglianza nella morte. Hanna Arendt dice più o meno che il comunismo si realizza pienamente nei campi di prigionia: in essi infatti gli uomini vivi diventano il più possibile simili a cadaveri, e non c’è maggiore uguaglianza di quella che intercorre fra cadaveri.

Pisapia ha orrore del benessere degli altri, ma non del suo (ho sentito che è proprietario di dimore faraoniche). Cari, D&G, i vostri negozi ci mancheranno molto, ma dovete assolutamente andarvene da qui: non potete permettere a questa nazione stalinista di distruggere il vostro lavoro con pizzi e tangenti ossia tasse a tassi usurai.

Pisapia

QUESTO E’ TROPPO:

D&G1

Cari D&G, ribellatevi agli insulti dei parassiti invidiosi fannulloni italioti: andatevene subito dall’Italia, così i parassiti dovranno cercarsi un lavoro vero.

D&G2

SI SCRIVE GIUSTIZIA SOCIALE E SI LEGGE INVIDIA SOCIALE, V. La nuova lotta di classe: parassiti contro lavoratori produttivi

Ci troviamo di fronte ad una nuove “lotta di classe”: non più borghesi contro proletari, ma distruttori di ricchezze contro produttori di ricchezze. I secondi pagano le tasse, i primi sono mantenuti dalle tasse. Distruttori di ricchezze sono in primo luogo tutti coloro che lavorano alle dipendenze dello Stato (impiegati statali, burocrati, politici di ogni genere e grado), in secondo luogo i falsi “bisognosi” che si fanno assistere dallo Stato (falsi invalidi, baby pensionati eccetera) e infine i grandi capitalisti e i grandi banchieri che si fanno coprire le perdite dallo Stato (vedi post precedente). Produttori di ricchezze sono tutti coloro che lavorano nel settore privato senza ricevere aiuti dallo Stato: lavoratori dipendenti, imprenditori, commercianti e liberi professionisti (fra cui anche i pochi intellettuali e i pochi veri artisti di valore). Dal momento che lo Stato mette gentilmente nelle loro tasche i soldi che prende dalle tasche dei produttori, i consumatori-distruttori adoreranno lo Stato come gli ebrei hanno adorato per qualche tempo il vitello d’oro. E’ assai improbabile che quanti ricevono la pappa dallo Stato possano votare per un partito che propugna la riduzione dello Stato e quindi la fine della distribuzione automatica di pappa pronta. Per usare una immagine dura ma sostanzialmente veritiera, è improbabile che il parassita voti per il partito degli anti-parassitari. Insomma, Mitt Romney aveva perfettamente ragione: i repubblicani non avrebbero mai potuto sperare di ottenere voti da quel circa 39% di americani che “vivono delle elemosine dello Stato”. In qualunque paese del mondo, un partito che professa idee liberali non può sperare di ottenere i voti di quanti non appartengono alla classe dei produttori di ricchezze vessati dal fisco.

Purtroppo, questi ultimi sono sempre di meno, e di conseguenza i partiti liberali tendono a ricevere sempre meno voti. Infatti, come ho detto, a furia di trasferire ricchezze dalla classe che le produce a quella che le consuma soltanto, lo Stato provoca l’estinzione progressiva della prima e l’espansione illimitata della seconda (ho letto che in Italia ormai c’è un impiegato statale ogni tredici lavoratori attivi). Lo Stato è una bestia talmente stupida che non si accorge nemmeno che uccidere la classe media è contro i suoi sporchi interessi. Quando avrà finito di uccidere la classe media, le ricchezze a chi le ruberà? D’altra parte, la maggioranza è troppo accecata dai vizi dell’invidia e della pigrizia per capire che così non si potrà andare avanti a lungo. Invece di solidarizzare con gli oppressi dal fisco, li disprezza. I giornalisti e gli intellettuali incoraggiano questo disprezzo, descrivendo gli sfruttati come “ricchi sfruttatori” e dipingendo i liberali come dei nazisti sadici che vogliono fare morire di fame i bambini poveri. Ormai è impossibile dire qualcosa di liberale in un talk show senza essere crivellati di insulti dal pubblico. Quando gli sfruttati sono ormai in fin di vita, la maggioranza chiede allo Stato di fruttarli di più e meglio. Che è come premere l’acceleratore sulla via del precipizio.

La maggioranza invidiosa comprende non soltanto tutti quelli che dipendono direttamente o indirettamente dallo Stato, ma anche una parte dei lavoratori dipendenti. In effetti, questi ultimi sono in una posizione ambigua. In quanto guadagnano meno dei loro datori di lavoro, possono farsi tentare dall’invidia. In quanto tuttavia sono vittime, come i loro datori di lavoro, di fisco insaziabile, possono anche maturare una coscienza liberale anti-statalista. Purtroppo, lo Stato ha trovato da parecchio tempo la maniera di sedurli: alza l’aliquota fiscale per i ricchi. I dipendenti accettano di buon grado di cedere quasi la metà del loro stipendio allo Stato perché si illudono che lo Stato restituirà loro sotto forma di servizi e welfare non soltanto la metà del loro stipendio ma anche parte di quello che è stato tolto ai “ricchi”, che comprendono i loro odiati datori di lavoro. Poveretti. E il problema è che l’illusione della “ridistribuzione delle ricchezze” è più forte dell’esperienza: da quando sono nati hanno avuto modo di vedere che lo Stato maltratta i cittadini e tuttavia continuano a credere nella favola della ridistribuzione.

Negli Usa la “lotta di classe” fra produttori di ricchezze e consumatori delle ricchezze sta diventando “lotta di classe” fra bianchi e non bianchi. Nota Ann Coulter che Mitt Romney ha ottenuto fra gli elettori bianchi una percentuale di voti nettamente superiore a quella ottenuta da Ronald Reagan nel 1980. Solo che nel 1980 i bianchi rappresentavano l’88% degli elettori, mentre oggi rappresentano solo il 72%. “I democratici non hanno cambiato le convinzioni di nessuno. Hanno cambiato le persone”. La rielezione del peggiore presidente della storia americana è effetto delle politiche sull’immigrazione troppo permissive promosse dal partito democratico, che ha sempre mirato esplicitamente a importare nuovi elettori dal Terzo Mondo. Oltre a farli entrare in massa, i democratici hanno pure dato loro la pappa pronta. Nello specifico, hanno facilitato l’accesso dei nuovi immigrati ai programmi di assistenza pubblica e naturalmente permesso loro di ottenere la cittadinanza in tempi più rapidi. Come potevano dunque i nuovi americani non correre a votare il peggiore presidente della storia degli Usa? Che cosa può importare a loro se Obama ha fatto aumentare lo stock del debito federale di più del 50%, portando il deficit pubblico al 10% del Pil Usa? Infatti, il debito lo pagheranno i bianchi.

Ann Coulter crede che i nuovi americani voterebbero per il partito repubblicano se soltanto i repubblicani si sforzassero di avvicinarli e insegnare loro i principi del liberalismo. Una volta che avremo fatto loro capire che razza di ladro è lo Stato, loro per primi si ribelleranno. Perché, si chiede la Coulter, un nuovo americano dovrebbe accettare di cedere gran parte del suo stipendio allo Stato? E perché dovrebbe accettare cose contrarie alle sua tradizione di origine, come il matrimonio omosessuale o l’aborto? Certo, è possibile che in futuro i nuovi americani possano convertirsi in massa liberalismo. Ma io ho i miei dubbi. In primo luogo la maggior parte dei nuovi americani non appartengono alla classe dei pagatori di tasse, ma alla classe di coloro che i soldi delle tasse li ricevono dallo Stato. Come ha ricordato Romney, sono assistiti allo Stato circa il 39% degli americani. Ma se consideriamo solo gli immigrati regolari, quella percentuale sale al 57%. Dunque, il 57% dei nuovi americani sanno bene che votare contro lo Stato è come votare contro il piatto su cui mangiano.

Ma poi c’è una ragione molto più profonda e molto più preoccupante: i nuovi americani, così come i nuovi italiani, non sono occidentali. Rimangono tenacemente attaccati alle loro culture di origine, che disconoscono non soltanto il valore per noi sacro della libertà ma anche l’etica del lavoro. Secondo tutte le culture extra-occidentali, nessuna esclusa, vivere di ozio sfruttando il prossimo non è qualcosa di cui vergognarsi, al contrario è qualcosa di cui vantarsi. Quindi, molto difficilmente gli extra-occidentali infiltrati in Occidente accetteranno di passare dalla classe dei consumatori di ricchezze assistiti dallo Stato alla classe dei produttori di ricchezze. C’è anche di peggio. Secondo tutte le culture extra-occidentali, nessuna esclusa, l’individuo vale meno dello Stato, che sia il califfato musulmano o il celeste impero cinese. Quindi, siete avvertiti: se gli occidentali autoctoni d’Europa e d’America continuano a percorrere la strada in discesa della contrazione demografica, nessuno li salverà da un futuro totalitario. Immaginate un totalitarismo multietnico e multiculturale, un po’ 1984 di Orwell e un po’ Blade Runner.

Tutte le idee e i valori sui cui si basa il liberalismo sono idee e valori esclusivamente occidentali. Ad esempio nessuno, proprio nessuno, al di fuori dell’Occidente e della sua area di influenza crede nel valore della libertà individuale e nella dignità infinita di ogni essere umano. Non giriamoci intorno: è stato il Cristianesimo ad insegnare queste idee e questi valori all’Occidente. Quindi, quanto più in Occidente viene meno il Cristianesimo, tanto più viene meno anche il liberalismo. Tanto è vero che il modello dello Stato onnipotente che assiste i suoi sudditi dalla culla alla tomba non esisteva nei secoli cristiani: è stato partorito dell’Illuminismo ateo. Avendo negato l’esistenza dei vizi capitali, l’illuminismo ha inventato uno Stato che alimenta e trae nutrimento dai vizi dell’invidia, della pigrizia, dell’avidità e della superbia. Lo statalismo è seducente come i vizi capitali. Non solo, ma avendo messo l’uomo al posto di Dio, l’Illuminismo si rifiuta tenacemente di credere che l’uomo sia incapace di resistere a lungo alla seduzione del peccato. L’Illuminismo ha cancellato il concetto di peccato originale. Possiamo passare la vita a spiegare alla gente che i rappresentanti dello Stato sono inclini all’avidità e alla superbia mentre gli impiegati pubblici sono inclini alla pigrizia; possiamo passare la vita a mostrare alla gente decine, centinaia, migliaia di esempi di spreco e furto di denaro pubblico e mostrare le statistiche sull’assenteismo negli uffici pubblici. Possiamo passare la vita a spiegare queste cose e la gente continuerebbe a rifiutarsi di capire. Infatti, la gente si rifiuta di credere che l’uomo sia debole e quindi non rinuncerà mai all’illusione che si potrà trovare un giorno la maniera di fare funzionare lo Stato. Tutti sono arci-convinti che un giorno nessun politico sarà sorpreso a rubare e nessun impiegato statale sarà sorpreso a scaricare materiale porno da quando entra in ufficio alla mattina a quando ne esce alla sera. I giornalisti e gli intellettuali rafforzano questa illusione, dipingendo i paesi socialdemocratici del nord come paradisi di efficienza. Nessuno sa che non è vero.

Prendiamo dunque coscienza del fatto che la lotta dello statalismo contro il liberalismo coincide con la lotta dei vizi contro le virtù. Coincide con la lotta di una cultura che divinizza l’uomo negando il peccato originale contro una cultura che invece riconosce la debolezza dell’uomo e la sua intrinseca dipendenza da Dio. Più in generale, coincide con la lotta dell’ateismo occidentale alleato con la barbarie extra-occidentale contro il Cristianesimo. Quindi, il liberalismo è destinato a partecipare, almeno in parte, allo stesso odio che il mondo nutre verso il Cristianesimo. “Vi odieranno e, contro di voi, diranno ogni sorta di menzogna”. Sapendo di mentire, gli intellettuali di sinistra descrivono i liberali come dei sadici che proteggono ricchi spietati che tolgono il pane di bocca ai bambini poveri. Senza dubbio, Ronald Reagan e Margareth Thatcher – guarda caso entrambi cristiani – sono stati i politici più insultati del ventesimo secolo. Perché sono stati quelli che hanno fatto meglio.

Dunque, che fare? Dal momento che gli occidentali stanno ripudiando il Cristianesimo mentre gli immigrati semplicemente lo ignorano, la battaglia a favore del liberalismo potrebbe sembrare persa in partenza. In realtà, non lo è. Anche la battaglia contro il comunismo sembrava persa in partenza. Ma poi si è capito che c’era una maniera molto efficace per combattere contro il comunismo: lasciarlo fare. Dunque, lasciamolo in pace, lo Stato socialdemocratico e keynesiano. Lasciamolo uccidere a colpi di tasse la classe di coloro che potrebbero votargli contro. Ma il paradosso è che quelli che potrebbero votagli contro sono anche coloro da cui lo Stato si fa mantenere. Insomma, il Leviatano perseguita e uccide le vacche che munge. Quindi, è solo questione di tempo: quando avrà finito di distruggere i “kulaki” che lo mantengono, il Leviatano socialdemocratico farà la stessa fine dello Stato sovietico, che è crollato su sé stesso.

In realtà, già sta crollando: gli addetti al marketing delle grosse multinazionali già guardano all’Europa come al Terzo Mondo. Di recente è apparso un articolo agghiacciante: Maurizio ricci, “Lo shopping è monodose”, Repubblica, 22 ottobre 2012. L’autore illustra le strategie di marketing che i grossi gruppi multinazionali adotteranno in Europa nei prossimi anni: “L’indicazione certifica ufficialmente – fuori da ogni pregiudizio o ironia, perché le multinazionali sono notoriamente senza cuore, dunque spietatamente lucide – che l’Europa può ormai essere considerata un continente povero, sul bordo del Terzo mondo. E, come nei paesi poveri, una delle strategie di vendita è ridurre le dimensione delle confezioni, per rendere la spesa più abbordabile. Oppure, rendere i prodotti meno complessi e sofisticati, dunque più economici”. Insomma, siamo ridotti come i sovietici. Loro facevano la fila per il pane, noi faremo la fila per comprare gli scarti negli hard-discount. Ma il bello è che anche gli ex parassiti di Stato saranno alla fame. E allora anche loro si convertiranno in massa al liberalismo.  E The road to serfdom di Friedrick von Hayek diventerà il loro libretto rosso.

Per un patriot act laico e cattolico dovremmo iniziare a parlare non solo di libertà, ma soprattutto di peccato originale

Pubblicato su Tempi, 22 dicembre 2005.

DURA E APPASSIONATA LETTERA IN DIFESA DELLE LEGGI ANTITERRORISMO CONTRO L’IDEOLOGIA POST-ILLUMINISTA CHE CERCA SOLO NELLE CAUSE SOCIO-ECONOMICHE IL MOTIVO PER CUI L’UOMO è SPINTO A COMPIERE IL MALE. ECCO COSA SUCCEDE A TOLLERARE GLI INTOLLERANTI
Di Jacob Giovanna
in Lettere
22 Dic 2005

Sembra che i cosiddetti “progressisti” siano meno terrorizzati dal terrorismo che dalle misure anti-terrorismo dei governi occidentali. Sia il Patriot Act (introdotto negli Usa nel 2001) che il Pacchetto-Pisanu (introdotto in Italia nel 2004, aggiornato nel luglio 2005) e il Prevention of Terrorism Act (introdotto in Gran Bretagna il 5 agosto 2005) prevedono, seppure in diverse forme, l’arresto o l’espulsione per gli individui pericolosi noti ai servizi segreti e per chiunque commetta il reato di «giustificare o esaltare il terrorismo» (cfr. Repubblica, 10/8/2005). Per il Guardian il Prevention of Terrorism Act è una «manovra avventata» che lede le libertà democratiche, mentre per il liberaldemocratico Robert Kennedy «queste misure rischiano di incidere sull’immagine liberale della Gran Bretagna e di fomentare nuovo odio» (Repubblica, 7/8/2005). Per Marco Rizzo dei Comunisti italiani queste misure «provocano una spirale di odio e di xenofobia, che anziché estirpare il terrorismo, lo alimenta» (Repubblica 6/8/2005). Giudizi analoghi sono stati espressi da quasi tutti gli esponenti dell’Unione. Intanto negli Usa scrittori popolari come John Grisham e Stephen King promuovono una campagna d’opinione e una raccolta di fondi contro le misure del Patriot Act che loro giudicano contrarie alla costituzione degli Usa (Repubblica, 17/8/05).
Perché tanta paura delle leggi antiterrorismo? Semplice: perché contraddicono tutto il pensiero occidentale degli ultimi duecento anni. L’uomo illuminista esilia Dio in un cielo postumo per farsi lui stesso dio. Ad un dio nulla deve essere vietato: “vietato vietare”. A parte rubare e uccidere, ognuno deve essere libero di fare e soprattutto di dire tutto quello che vuole. La libertà infinita dell’uomo è soprattutto libertà d’espressione infinita. Quello che non è lecito in opere è lecito in parole: il satanista non può fare sacrifici umani ma può fare discorsi a favore dei sacrifici umani sul suo blog (nessuna legge glielo vieta); Toni Negri non può fare il terrorista ma può incitare i suoi studenti ad abbracciare il terrorismo rosso (i radicali hanno difeso questo suo diritto); il predicatore islamista non può mettere le bombe in metropolitana ma può suggerire ai suoi ascoltatori l’opportunità di mettercele. Fino a poco tempo fa nessuna legge vietava ad Omar Bakri Mohammed di istigare apertamente i musulmani britannici a fare violenza sui miscredenti britannici che gli pagavano il sussidio settimanale di 340 sterline e lo facevano alloggiare gratuitamente in una casa del valore di 200 mila sterline (Repubblica, 12/8/2005). In quello stesso paese i satanisti hanno appena ottenuto libertà di culto sulle navi della flotta militare.

Materialismo dogmatico
Oltre al liberalismo dogmatico, dietro la libertà d’espressione infinita c’è il materialismo dogmatico. Più precisamente il materialismo dogmatico è una conseguenza del liberalismo dogmatico. In quanto è dio di se stesso, l’uomo deve poter capire tutto di se stesso. Impregnata come è di misteri che affondano nel grande Mistero, l’anima è il punto di se stesso che l’uomo non capisce mai fino in fondo. Per questo l’uomo-dio nega di avere un’anima ovvero la riduce ad una appendice del corpo composta di inconscio e coscienza, entrambi privi di misteri per la scienza neurologica e psicanalitica. Se sta materialmente bene, l’uomo pensa e agisce bene, se sta materialmente male ovvero subisce delle ingiustizie socio-economiche l’uomo pensa e agisce male (notare il paradosso per cui l’uomo emancipato da Dio è un burattino mosso dalla materia). La libertà d’espressione non ha limiti non solo perché la libertà dell’uomo non ha limiti, ma proprio perché tutto quello che un uomo pensa e dice non può ispirare le azioni degli altri uomini. Fra le parole di Omar Bakri e la scelta del terrorista non c’è dunque una relazione di causa-effetto, ma casomai una causa comune: le ingiustizie socio-economiche. Dunque togliere a Bakri la libertà di predicare l’odio non solo è in contrasto col Primo Emendamento della costituzione Usa ma è perfettamente inutile. Invece limitare la libertà del sospetto terrorista è addirittura dannoso. Dal momento che il terrorista è vittima di ingiustizie socio-economiche, persegitarlo con metodi polizieschi significa aggiungere ingiustizia a ingiustizia e così provocare «una spirale di odio e di xenofobia, che anziché estirpare il terrorismo, lo alimenta» (Marco Rizzo). Come hanno scritto su Repubblica, la durezza poliziesca ha come unico effetto quello di «estremizzare e radicalizzare chi è ancora in una zona grigia» (Repubblica, 6/8/2005). In conclusione, per estirpare il terrorismo non bisogna limitare la libertà d’espressione dei predicatori dell’odio né perseguitare i terroristi, bensì estirpare le ingiustizie socio-economiche che generano allo stesso tempo il terrorismo e la sua propaganda. E queste ingiustizie chi le produce? Ma ovviamente l’Occidente capitalista e imperialista!

Blair contro i musulmani
Ad agosto Abu Qatada è stato arrestato dalla polizia britannica perché si era espresso a favore della guerra santa contro la Gran Bretagna. Yasser al-Serri, direttore dell’Osservatorio islamico di Londra, ha commentato: «È in atto una campagna arbitraria orchestrata dal governo Blair contro gli arabi e i musulmani» (Repubblica, 12/8/2005). Come stupirsi se alcuni di essi, in preda all’esasperazione, terroristi lo diventano per davvero? Per fortuna in Italia abbiamo dei magistrati intelligenti che rilasciano i sospetti terroristi cinque minuti dopo il loro arresto. In effetti l’etiope Issac Hamdi, catturato a Roma, dice di avere fatto esplodere lo zaino tra le stazioni del metro di Sheperd’s Bush e Westbourne Park a Londra il 21 luglio perché «dopo gli attentati del 7 luglio gli islamici di Londra sono stati insultati e repressi». Negli incontri cui partecipava nella moschea di Brixton e in una palestra di Notting Hill si facevano «soprattutto analisi della situazione politica e del fatto che ovunque in Occidente i musulmani sono oggetto di vessazioni. E che quindi devono reagire» (Repubblica, 31/7/2005).

Tutta colpa della fede
Dal punto di vista illuminista per sconfiggere il terrorismo bisogna prima eliminare le ingiustizie socio-economiche che lo generano. Gli Stati canaglia che armano i terroristi andrebbero messi al riparo dalle ingiustizie della globalizzazione economica, gli emarginati che mettono le bombe in metropolitana andrebbero integrati nella società occidentale. Tutte le fedi religiose assunte in modica quantità fanno bene, in quantità appena superiori fanno male alla salute mentale. Essere occidentali significa ridurre la fede ad un sentimento moderato (utile analgesico contro il terrore della morte) e fare del benessere e del divertimento lo scopo della vita. Essere occidentali significa vivere in pace con tutti, perché chi si diverte non ha voglia di fare la guerra: “fate l’amore e non la guerra”. È la religione presa troppo sul serio che ispira le guerre.
Secondo la cultura moderna post-illuminista, il terrorismo nasce dalla povertà e dall’emarginazione. La realtà è ben diversa: i terroristi sono tutto fuorché poveri-emarginati, vittime dell’Occidente. I diciannove kamikaze dell’11 settembre avevano frequentato le migliori università occidentali e facevano su e giù per gli Stati Uniti col portafoglio pieno di carte di credito. L’assassino del regista Theo Van Gogh era uno studente modello, esaltava in un perfetto olandese le meraviglie del multiculturalismo su di un giornaletto di provincia e fumava le droghe leggere come i suoi coetanei olandesi (Il Foglio, 29/10/2005). Prima di dedicarsi alla guerra santa, l’etiope Issac Hamdi si interessava soltanto di rap afro-americano, di musica hip hop e di ragazze, che a quanto pare avevano un debole per lui. Passava tutti i pomeriggi sul “muretto” di piazzale Flaminio a Roma, dove incontrava ragazzi italiani ma anche «francesi e americani, studenti dello Chateaubriand, del Saint Dominique e dell’Overseas. più di cento persone, senza traccia di razzismo» (Repubblica, 1/8/2005). Alla faccia della mancata integrazione. La maggior parte dei volontari della guerra santa partiti per l’Irak e l’Afghanistan dai paesi dell’Unione Europea (sono centinaia) sono nati e cresciuti in Europa all’interno di famiglie di immigrati benestanti e integrati. L’estremismo islamico attrae pure occidentali figli di occidentali: vedi il “talebano” Johnny Walker, il cecchino di Washington e il siciliano Domenico Quaranta (autore di un fallito attentato al tempio della Concordia in Sicilia e di una fallita strage alla stazione metropolitana del Duomo a Milano). Ad essi bisogna aggiungere un numero imprecisato di “cellule dagli occhi azzurri” reclutate da Al Qaeda.

L’uomo non è solo corpo
La realtà ci dice che non basta dare al giovane musulmano benessere e divertimento per renderlo immune alla seduzione del terrorismo. Per una ragione semplicissima: perché l’uomo non è solo corpo. Non è vero che l’anima è una appendice del corpo. Non è vero che pensieri e azioni sono “sovrastruttura” delle condizioni materiali di un uomo. Non è vero, in altri termini, che l’uomo è un pezzo di materia mosso dalla materia che lo circonda. È l’anima che muove il corpo e modifica la realtà materiale, non viceversa. Non è nel corpo ma è nell’anima che si originano il crimine e il terrorismo. In termini più semplici, il crimine e il terrorismo sono oggetto di una libera scelta.
È la volontà l’unica causa delle azioni dell’uomo. La volontà è soprattutto capacità di scelta fra il bene e il male. L’uomo sceglie il male non perché ha dei problemi socio-economici, ma perché prova piacere nel fare il male. Dietro il gusto del male non c’è una ragione materiale ma una ragione spirituale: il peccato originale. Dall’esistenza del male nel mondo possiamo logicamente dedurre l’esistenza del peccato originale come sua causa nascosta che sfugge alla indagine dei sensi. Invece i post-illuministi trovano che il peccato originale sia solo una superstizione cattolica e che il male possa essere estirpato con gli strumenti della scienza. Chissà come si sono sentiti quando la scienza ha fornito qualche argomento a favore della superstizione cattolica. Difficilmente tutti gli uomini sarebbero disposti a non fare il male che vorrebbero senza la minaccia di una punizione. È assurdo affermare che la lotta al terrorismo incoraggia il terrorismo tendendo ad «estremizzare e radicalizzare chi è ancora in una zona grigia» (Repubblica, 6/8/2005).

Il “rap del terrorismo”
In realtà le leggi anti-terrorismo non fanno aumentare il terrorismo per la stessa ragione per cui le leggi contro l’omicidio non fanno aumentare gli omicidi. L’uomo è libero di scegliere fra il bene e il male. Questa scelta è ultimamente insondabile ovvero non ha nessuna causa esterna alla volontà. Tuttavia le cause esterne possono in qualche misura interferire in questa scelta. L’uomo non è un corpo animato ma un’anima rivestita di corpo. Dal momento che la componente spirituale dell’uomo è preponderante rispetto alla componente materiale, i fattori di carattere materiale possono interferire nelle sue scelte molto meno dei fattori di carattere, per così dire, spirituale. In questa seconda categoria rientrano tutte le forme di espressione del pensiero: parole, libri, arte, spettacoli eccetera. Non è vero, come afferma la cultura moderna, che le parole non hanno effetti sulla realtà materiale. In quanto sono espressione della parte spirituale dell’uomo, le parole possono modificare la realtà materiale molto più profondamente di qualunque mezzo puramente materiale. Le parole di un solo uomo possono indurre un numero illimitato di uomini a compiere delle azioni determinate, buone o cattive che siano. A causa del peccato originale, è più facile indurre gli uomini a compiere azioni cattive che non azioni buone. Non è possibile propagandare il male a parole senza produrre il male nella realtà. Le parole di Hitler hanno prodotto i lager, le parole di Marx hanno prodotto i gulag. Alcune registrazioni delle prediche di Omar Bakri Mohammed sono state trovate ad Amburgo nell’abitazione di Mohammed Atta, capo kamikaze dell’11 settembre. Solo una coincidenza? Per non peggiorare la sua posizione, Omar Bakri Mohammed nega di avere mai avuto contatti con l’organizzazione di Osama bin Laden (Repubblica, 12/8/2005). In realtà Bakri andrebbe considerato affiliato di Al Qaeda per il solo fatto che da più di dieci anni istiga i giovani ad emulare le gesta di Osama bin Laden (Repubblica, 11/7/2002). I terroristi che usano le parole uccidono più dei terroristi che usano le armi. I terroristi che usano le parole sono i mandanti dei terroristi in armi. L’incontro organizzato da Bakri sui “magnifici diciannove” dell’11 settembre è stato un atto di terrorismo pari a quello perpetrato dai suddetti diciannove.
Poco tempo fa nelle moschee inglesi andava a ruba il cd del “rap del terrorismo”: «Pace ad Hamas e agli Hezbollah / Osama Bin Laden mi ha fatto scintillar come una stella / quando abbiamo distrutto le due torri ha-ha-ha (risata) / premier Tony Blair piglia questa sporco miscredente/ mister Bush piglia questa sporco miscredente/ gettiamoli nel fuoco ha-ha-ha (risata)» (Repubblica, 9/2/04). Nell’Iqra Learning Center bookstore di Leeds si vendono ancora dei libri e dei videogames con a tema la “soluzione finale” del problema degli infedeli che infestano il pianeta (Repubblica, 25/7/05). Gli effetti pratici della conferenza di Bakri, del rap del terrorismo e dei videogiochi di Leeds li abbiamo visti a Londra il 7 e il 21 luglio 2005.

Ammonimenti olandesi
Non ci sono più dubbi: la causa efficiente del terrorismo è la propaganda terrorista. Perché i politici e gli intellettuali, tranne rare eccezioni, considerano la propaganda terrorista alla stregua di un fenomeno folkloristico? Perché non sono state ancora introdotte delle misure contro la proliferazione delle scuole dell’odio, che solo in Italia sono raddoppiate dal 2001 ad oggi (Repubblica, 4/8/2005)? La risposta è semplice: perché colpire le scuole dell’odio e punire tutte le forme di propaganda o apologia del terrorismo significa rimettere in discussione il dogma della libertà d’espressione infinita e, con esso, l’utopia della libertà infinita dell’uomo-dio. Tuttavia la libertà d’espressione sta morendo proprio per un eccesso di libertà d’espressione, la tolleranza sta morendo proprio per un eccesso di tolleranza. Prendiamo l’Olanda, il paese che ha fatto della tolleranza il suo marchio di fabbrica. La stessa totale libertà d’espressione che l’Olanda concedeva un tempo ad autori proibiti in patria come Hobbes, Cartesio e Spinoza oggi la concede agli intolleranti (d’altra parte è da dimostrare che le idee dei suddetti autori non siano la radice ultima di quel nichilismo senile che sta distruggendo la civiltà occidentale dal suo interno). Ebbene gli intolleranti hanno usato la libertà d’espressione per educare all’odio e alla violenza migliaia di giovani olandesi. Uno di essi ha ucciso Theo Van Gogh il 2 novembre 2004, gli altri sputano sulla piccola lapide che il municipio ha dedicato alla memoria del regista scomparso. Gli intolleranti hanno spinto una intera generazione a ripudiare il comandamento “non uccidere” (frase scritta sulla lapide di Van Gogh). Col risultato che adesso in Olanda non è più possibile esprimere liberamente delle opinioni contrarie a quelle degli intolleranti senza rischiare la vita (i politici e gli intellettuali olandesi minacciati di morte sono già una decina). Ecco che cosa succede a tollerare gli intolleranti.

L’educazione ha bisogno della punizione secondo la legge, il grande pedagogo di San Paolo

Pubblicato su Tempi, 15 dicembre 2005.

«Chiamare ladri e incendiari “povere vittime” è una pericolosa scemenza». «Le cause dei crimini nazisti non sono sociologiche, economiche eccetera, sono le idee di Hitler». «Le idee malvagie esistono e dovrebbe essere vietato propagandarle». «Non c’è niente di peggio che la “pauperocrazia”, questa mentalità tirannica per cui i poveri hanno sempre ragione». Lettera di accompagnamento (e postilla mostruosa) a un articolo che leggerete la prossima settimana
Di Jacob Giovanna
in Lettere
15 Dic 2005

Caro direttore, nelle scorse settimane di chiacchiere sociologiche sul degrado delle periferie francesi ne abbiamo sentite fin troppe. Colgo l’occasione per presentare la terza e ultima puntata della mia personale polemica contro la sociologia intesa come pensiero unico dominante. Nella prima parte riassumo (con sarcasmo) le interpretazioni sociologiche del terrorismo, nella seconda parte le confuto sul piano dei fatti. Alla rivolta delle banlieue accenno solo di sfuggita, visto che i casseurs non urlavano «Allah u akbar». Tuttavia i casseurs sono tutto fuorché dei poveri oppressi dal capitale. Più che pane e lavoro, essi chiedono motociclette di lusso e scarpe di marca. Molti di loro il lavoro non ce l’hanno semplicemente perché non lo cercano, preferiscono tenersi il sussidio di disoccupazione e guadagnare dei sostanziosi extra col furto e lo spaccio (questo hanno confessato alcuni ragazzi della banlieue all’architetto Fuksas). I contribuenti francesi pagano il sussidio di disoccupazione a quelli che gli bruciano le macchine. I francesi sono dei dhimmi che pagano la “tassa di protezione”. Tuttavia mi sono permessa un accenno sarcastico ai franco-maghrebini che pestano a sangue gli ebrei per “disperazione sociale”, come hanno scritto su Repubblica. Come è scritto nell’editoriale di Tempi del 10 novembre, lo stato di tipo giacobino disgrega i gruppi sociali intermedi al fine di regnare su degli individui atomizzati che mirano soltanto all’accrescimento del proprio benessere (già Tocqueville temeva qualche cosa di simile). In effetti è vero che i casseurs hanno gli stessi desideri degli altri cittadini atomizzati dello Stato giacobino, ma non per questo si sentono meno musulmani.
Nelle banlieu e le moschee e i centri culturali islamici si moltiplicano come funghi. In paesi di tradizione multiculturale come l’Olanda e la Gran Bretagna le cose vanno anche peggio. Perché i giornali e le televisioni hanno oscurato la notizia delle rivolte scoppiate in Danimarca negli stessi giorni in cui bruciavano le periferie francesi?
Come è scritto nell’editoriale di Tempi del 17 novembre, per impedire l’imbarbarimento della società bisogna investire sull’educazione dei giovani. Però facciamo fuori ogni equivoco rousseauista. Come non è vero che è la società a rendere cattivo l’uomo, così non è vero che è la mancanza di educazione a renderlo cattivo. L’uomo è cattivo sia perché nasce cattivo (peccato originale) sia perché sceglie di esserlo (libero arbitrio). L’educazione al bene non impedisce ad un uomo di scegliere il male. Fidel Castro ha ricevuto la migliore educazione dai gesuiti ma è diventato lo stesso Fidel Castro. Purtroppo Finkielkraut è il solo a dire questa semplice verità: «non si può integrare l’odio». Aggiungo io: non siamo noi che dobbiamo “integrare” gli stranieri ma sono gli stranieri che devono integrarsi nella nostra società, e per integrarsi devono volerlo. Chi non vuole integrarsi non può integrarsi: anche in questo caso il libero arbitrio è il fattore decisivo.
Ciò detto, l’educazione ha un peso enorme. Una cattiva educazione incoraggia l’esercizio del peccato mentre una buona educazione incoraggia l’esercizio della virtù (quanto suonano demodé parole come virtù, vizio, bontà, cattiveria, malvagità, peccato!). Poiché ha il peccato originale, è più facile indurre un uomo a fare il male che non il bene. La tesi che sostengo in questo articolo è che la causa efficiente del terrorismo è la “educazione al terrorismo” impartita dai predicatori estremisti. A parte Magdi Allam, nessun politico o intellettuale pensa che sarebbe opportuno impedire la proliferazione delle scuole dell’odio in tutta Europa. Cosa c’è dietro tanta indifferenza verso la mala educaciòn al terrorismo? In primo luogo c’è il materialismo marxista: l’educazione e in genere tutte le forme di espressione del pensiero sono solo “sovrastruttura” delle condizioni socio-economiche e quindi non influiscono sui comportamenti umani. In secondo luogo c’è il liberalismo dogmatico: il predicatore estremista può dire quello che vuole perché la libertà d’espressione è un valore assoluto. Secondo i radicali Toni Negri aveva tutto il “diritto” di fare l’apologia del terrorismo rosso. In fondo tutti la pensano più o meno come i radicali. Voltaire diceva: «Non approvo le tue idee ma darei la vita perché tu possa esprimerle». In realtà una cosa sono delle idee che noi personalmente non approviamo, altra cosa sono delle idee oggettivamente malvagie che ispirano degli atti malvagi. Lo so: in era di relativismo morale nessuno pensa che esistano delle idee oggettivamente malvagie. Ma noi che non siamo relativisti sappiamo che il male esiste (che parola demodé!), che le idee cattive esistono e che dovrebbe essere vietato propagandarle. Non si può più consentire a nessuno di dire impunemente che gli ebrei andrebbero bruciati nei forni. No, questa non è un’opinione come un’altra, è istigazione alla violenza. Nessuno ha ancora capito che istigare gli uomini alla violenza significa produrre la violenza nella realtà. Le idee malvagie si trasformano in atti malvagi. Le idee malvagie di Hitler si sono trasformate in campi di sterminio. La causa efficiente dei crimini nazisti sono state le idee di Hitler, le idee di Hitler sono state inculcate al popolo tedesco per mezzo di una propaganda capillare e martellante. Invece sui nostri libri scolastici si legge ancora che la casa efficiente del nazismo è stata la grave crisi monetaria provocata dai debiti di guerra e dal crollo finanziario del ’29.
Purtroppo per liberarci degli schemi marxisti, che riferiscono ogni fenomeno spirituale al dato economico, ci metteremo ancora decenni, tanto profondamente sono penetrati nell’inconscio collettivo. Per fare rinascere la consapevolezza del bene e del male ci metteremo ancora di più. Oggi degli assassini non si dice che sono “cattivi” ma che sono “folli”. Se usi le parole “bene” e “male” ti dicono che sei un “manicheo”. Insomma il tema dell’articolo è complesso, forse troppo complesso per un articolo.

P. S. Ma a Davide Rondoni nessuno gli tira mai le orecchie? Su Tempi del 17 novembre Rondoni accusa Cofferati di dare troppa importanza alla legalità e di dimenticare che «la società più umana si edifica investendo sui desideri e sull’educazione e non sulle manette». Cofferati è sicuramente uno sfessato, ma la legalità non è una fesseria. Cofferati ha fatto benissimo a mandare le ruspe a demolire le baracche dei rom e dei romeni. Primo perché in un paese civile non si può consentire la proliferazione delle bidonville; secondo perché i baraccati non sono poi tanto poveri, visto che da anni si fanno mantenere dalla Caritas e i loro bambini, invece che a scuola, li mandano a rubare. La vera povertà non è abitare in una baracca ma subire delle prepotenze. I veri poveri sono i bolognesi, costretti a subire furti, scippi e aggressioni dai poveri-stranieri-emarginati che bighellonano per il centro cittadino fra un pasto gratuito alla Caritas e l’altro. Povere sono le ragazzine violentate sotto gli occhi dei fidanzati da poveri-stranieri-emarginati . Poveri sono gli abitanti del Colle Oppio a Roma, costretti a subire mille angherie dai poveri-stranieri-emarginati protetti dalla Caritas di via delle Sette Sale, dai pakistani e dai cinesi che, con le intimidazioni mafiose, si stanno accaparrando tutti i negozi e gli appartamenti della zona. Poveri sono i vecchi imprenditori lombardi, che vengono picchiati a sangue e derubati dei risparmi di una vita da bande di delinquenti col kalashnikov. Per Repubblica quelli che entrano nelle villette e nelle sacrestie del bresciano a fare Arancia Meccanica non sono delinquenti ma «disperati» (Repubblica, 21/11/05). I veri poveri sono gli abitanti della periferia di Milano, costretti ad essere derubati dai nomadi senza fiatare, visto che i nomadi sembrano godere di una sorta di immunità zingaresca permanente (altroché immunità parlamentare!). Mentre i proventi dei furti e delle elemosine i rom li mettono da parte per costruirsi delle ville hollywoodiane lungo la tangenziale milanese, il Comune costruisce per loro, con i soldi dei cittadini derubati, dei campi di permanenza dotati di tutti i comfort.
Insomma i veri poveri sono i cittadini normali, derubati sia dai poveri-stranieri-emarginati che dallo Stato-Leviatano. Coi soldi dei cittadini onesti il Leviatano ci mantiene delle mandrie bovine di burocrati e impiegati nullafacenti, di magistrati che rilasciano i terroristi nello stesso istante in cui vengono arrestati, di poliziotti che non hanno nessuna voglia di fare lo sforzo di proteggerci dalla violenza spicciola dei “nuovi italiani”. I “nuovi italiani” stanno aprendo una miriade di nuove imprese e stanno occupando tutto il circuito della piccola distribuzione perché, a differenza di noi sudditi del Leviatano, godono di mille agevolazioni fiscali per l’apertura degli esercizi commerciali e delle imprese economiche. Noi le imprese e gli esercizi non le apriamo non solo perché siamo strozzati dal fisco e dalla burocrazia, ma perché abbiamo perso ogni capacità di iniziativa, di rischio e di sacrificio.
Siamo degli eterni bambini della Val Susa il cui unico desiderio è quello di giocare, divertirsi, essere lasciati in pace. A trasformarci in eterni bambini è stato il Leviatano, che ci assiste dalla culla alla tomba con i soldi che ci toglie (il paradosso dello Stato assistenziale è proprio questo: toglie il sangue ai cittadini poi usa quello stesso sangue per curare la loro anemia). Con i soldi che avanzano dal pagamento delle tasse, noi bambini non costruiamo opere ma ci andiamo in discoteca e in vacanza, rigorosamente senza figli perché i figli rompono. Quando poi ci è passata la voglia di andare in discoteca e in vacanza perché cominciamo ad essere vecchi, allora per riempire i vuoti della vita chiediamo dei figli alla provetta. Con o senza provetta di figli ne facciamo pochissimi non solo perché non siamo più capaci di sacrifici, ma perché fare figli oggi costa dei sacrifici molto più che eroici alle donne, costrette a conciliare fra lavoro e casa senza nessun aiuto da parte degli uomini. Non è che, se il Leviatano la piantasse di rapinarci il quaranta per cento dello stipendio, per mandare avanti una famiglia non ci sarebbe bisogno di due stipendi e così le donne avrebbero più tempo per i figli? Comunque sia facciamo sempre meno figli ma pretendiamo lo stesso delle pensioni sempre più laute. Ed ecco l’idea geniale: la pensione facciamocela pagare dai figli degli immigrati! Faccio un pronostico: entro qualche decennio noi saremo una massa di vecchietti sottoposti a mille violenze dai figli degli stranieri protetti dal Leviatano e dalla Caritas. Non è escluso che i vecchietti occidentali verranno tutti lasciati morire di fame da giovani stranieri che non avranno nessuna intenzione di pagare loro la pensione. La storia si ripete: i romani chiesero ai barbari di coprire i costi dell’impero in dissoluzione (in primis arruolandoli nell’esercito) e sappiamo come andò a finire.
Per tornare all’alternativa fra le manette e l’educazione, io scelgo le manette. Più precisamente, le manette sono la prima forma di educazione. San Paolo chiamava la legge ‘il grande pedagogo’. Non c’è educazione senza punizione. Per educare alla legalità una massa di barbari violenti non c’è che un metodo: punirli per i loro peccati. Che espressione demodé! Ma Cristo, che non era alla moda neppure ai suoi tempi, ha detto proprio questo: se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavatelo, è meglio per te.
Quando i barbari hanno finito di espiare i loro peccati, allora e solo allora gli mando Rondoni e Vittadini ad educare il loro io al senso religioso. L’educazione senza la punizione è indistinguibile dalla diseducazione. Se le mie malefatte non le pago, mi sento autorizzato a farne delle altre. Non è vero quello che diceva Socrate, e cioè che basta fare conoscere ad un uomo il bene per convincerlo a fare il bene. Socrate non sapeva nulla del peccato originale, Rondoni invece dovrebbe saperne qualche cosa. A sua volta la “solidarietà” senza l’educazione e la punizione è peggio della diseducazione: è istigazione al vizio (che parola demodé!). Se infatti la Caritas mi dà il cibo e i vestiti gratis vita natural durante, se arrotondo con le elemosine e i furti, chi me lo fa fare di stancarmi facendo un lavoro serio? Occorre che qualcuno mi educhi ad amare il lavoro, qualunque lavoro, e che mi punisca se non ho voglia di lavorare. Invece i preti rossi della Caritas sotto sotto sono convinti che i loro “poveri” non commettono peccato se derubano i cittadini già derubati dallo Stato. Infatti agli occhi dei preti rossi i cittadini che pagano le tasse sono dei ricchi-egoisti che rubano ai poveri, i quali dunque hanno il diritto di riprendersi ciò che è loro. In fondo la teologia dei preti rossi della Caritas e dei monaci rossi di Assisi (era ora che il Papa li richiamasse all’ordine!) è questa: i poveri non hanno peccato né attuale né originale. Ed eccoci alla più satanica delle idolatrie: idolatria dei poveri e della povertà. Ed eccoci alla dittatura dei “poveri”, che nella nostra società sono autorizzati a compiere ogni sorta di violenze senza pagare il conto. La dittatura dei poveri o, come la chiamo io, la ‘pauperocrazia’ è soprattutto una dittatura mentale, una mentalità che ci è stato inculcata con metodi orwelliani. Impregnati come siamo di questa mentalità, chiunque rivendichi il diritto di non subire violenze da parte degli stranieri (che per inciso costituiscono l’ottanta per cento della popolazione carceraria) ci appare come un piccolo borghese egoista e retrogrado, incapace di adeguarsi ai cambiamenti della società. Probabilmente anche il direttore di Tempi ha pensato questo della sua collaboratrice mentre leggeva questa sua lettera. Se non l’ha pensato gliene rendo merito. Ma lo ripeto lo stesso: la legalità è una cosa seria. Senza legalità non c’è libertà. «Randy Barnett, nel suo lavoro del 1998 La struttura della libertà per definire la Libertà utilizza un’immagine: due grattacieli. Le Sears Towers di Chicago. La Libertà consente a migliaia di persone di ritrovarsi in quel luogo, ma secondo le regole architettoniche che lo governano: corridoi, intercapedini, scale, ascensori, cartelli, luci. Perché ognuno possa godere della propria libertà senza intralciare quella altrui» (C. Bonini, “Diritti & sicurezza”, Repubblica, 13/12/04). La civiltà occidentale ha prodotto cattedrali e grattacieli. Ebbene senza la legalità non abbiamo i grattacieli ma le bidonville lungo il fiume Reno.
Giovanna Jacob
Merci Mrs. Jacob. Adesso tiriamo il fiato. Settimana prossima altre due pagine di legnate.
(LA)

Pusher a chi?

Pubblicato su Tempi, 3 novembre 2005.

ACCUSANO CATTOLICI E ATEI “DEVOTI” DI SPARGERE «FASULLE RADICI IDENTITARIE» E PROPUGNARE «FALSE APPARTENENZE».
VIBRATA REPLICA A SCALFARI, D’ARCAIS, LERNER, VALLI E GALIMBERTI
Di Jacob Giovanna
in Polemiche
03 Nov 2005

Prima del 1989 erano chiamati “reazionari” quelli che si opponevano al marxismo, oggi sono chiamati “reazionari” quelli che si oppongono al dogmatismo relativista. Eugenio Scalfari pontifica: «Il relativismo non è nichilismo, al contrario. Il relativismo comporta un impegno continuo e responsabile sulle verità morali di volta in volta valide nell’epoca e nel luogo. Verità assolute nell’epoca e nel luogo, ma variabili secondo i mutamenti d’epoca e di luogo» (Repubblica, 2/1/05). Dobbiamo supporre che, secondo Scalfari, in una diversa epoca e in un diverso luogo sarebbe opportuno considerare l’uomo non più come un fine ma come mezzo degli altri uomini. Flores D’Arcais è stato colto in castagna ad assolvere pratiche che mirano a ridurre la donna ad un mezzo dell’uomo: «Consideriamo tutti un male le mutilazioni genitali: ma le madri di quelle bambine ritengono che sia giusto farle. La loro ragione non è abbastanza “illuminata”, è “imperfetta”? Ma chi decide sulla perfezione di ogni ragione individuale? Su quale lista prestabilita di verità?» (Repubblica, 22/6/05).
Ebbene i cattolici e gli atei cosiddetti “devoti” ritengono che esista una lista prestabilita di verità e che queste verità siano fondate sulla ragione. Sia i primi che i secondi hanno fede nella ragione intesa come fonte dei valori e del diritto naturale, che impone di trattare l’uomo come un fine. Alla fede nella ragione i cattolici aggiungono la fede in Dio, la quale non contraddice la ragione ma la approfondisce. È stata questa idea di ragione, elaborata dall’antichità classica e perfezionata dalla Chiesa, che ha permesso quella straordinaria sintesi di elementi culturali latini, germanici e slavi in cui consiste la civiltà occidentale. A questi argomenti i relativisti non oppongono altri argomenti, migliori o peggiori, ma dei giochi di prestigio con le parole al posto delle carte. Nella loro orwelliana “neolingua” i valori occidentali si chiamano «fasulle radici identitarie», mentre i difensori dei valori occidentali si chiamano «nuovi reazionari», «pusher di false appartenenze» e «spacciatori di false identità» (espressioni tratte dal nuovo libro di Gad Lerner Tu sei un bastardo). I relativisti usano la parola “identità” alludendo alle riflessioni di Sartre su di un “io” mutevole e fluttuante che, per sentire di esserci, ha bisogno di un “tu” che lo guarda. Per rafforzare ulteriormente il sentimento del suo esserci, questo “io” si unisce ad un “noi” di carattere etnico e culturale che ingaggia una guerra permanente contro un “loro”. A questo scopo è necessario eccitare continuamente l’ostilità di “loro” nei nostri confronti con provocazioni d’ogni tipo. Ad esempio Bush bombarda l’Irak e l’Afghanistan per crearsi dei nemici utili a rinforzare l’identità imperiale degli Usa. Il fattore costitutivo determinante della “identità” è ovviamente la fede che, come dice Galimberti, «ha le sue radici nel sentimento che, quando diventa sentimento collettivo, crea quelle basi pre-razionali della propria identità e della propria appartenenza in cui consiste la divisione degli uomini. E quando la divisione ha queste radici (pre-razionali) è subito guerra, anzi guerra santa» (D, 2/11/02). In altre parole non sono “loro” a metterci le bombe ma “noi” a provocarli per bocca di Oriana Fallaci affinché ce le mettano (come ha scritto Bernardo Valli su Repubblica del 25 luglio 2005, la Fallaci contende a Bin Laden il primo posto nella classifica dei fomentatori d’odio). L’identità, come la religione, è una passione irrazionale che affonda le sue radici nelle paludi freudiane del subcosciente.
È ormai chiaro che quella di cui parlano, Scalfari e Galimberti non è la ragione ma la bancarotta della ragione. Questa bancarotta è iniziata nel momento in cui la ragione ha ucciso la fede e l’ha sostituita con la «insignificanza dell’esistere» (Umberto Galimberti) e la «nientità» di tutte le cose (Emanuele Severino). Se tutto è niente anche i valori sono niente e gli uomini stessi sono niente. Con quali argomenti condannare il kamikaze che fa fuori degli niente? Adesso sappiamo per certo che il vero oscurantismo è l’illuminismo, che nega ogni assolutezza ai valori umani che sfuggono ai calcoli della ragion pura scientifico-matematica. La ragione illuminista uccide l’uomo come Hal 9000 uccide gli astronauti in “2001 Odissea nello spazio”. L’illuminista ama il “buon selvaggio” che mangia i “pusher” gesuiti (come raccomandava Voltaire) prima che questi riescano a spacciargli certe idee stupefacenti sulla sacralità della vita umana. L’illuminismo non cessa di gettare le sue tenebre sul mondo moderno. Solo dei cattolici consapevoli di non doversi conformare alla mentalità di questo mondo insieme a degli atei che sanno, come gli antichi filosofi, che la ragione non è solo una calcolatrice tascabile e che l’uomo non è solo una scimmia evoluta da migliorare con l’eugenetica darwiniana, solo loro potranno dissipare le tenebre illuministe con la luce della vera ragione e salvare la civiltà occidentale. Altroché «pusher di false appartenenze».

Avete (solo) trascurato il deserto

Pubblicato su Tempi, 28 luglio 2005.

I DISCENDENTI DI VOLTAIRE SORPRESI DA RAGAZZINI CHE OGGI SI DEDICANO AL RAFTING DOMANI ALLE BOMBE IN METROPOLITANA.
GLI ALMODOVAR A CACCIA DI STREGHE CATTOLICHE PIANGERANNO AMARAMENTE. MOLTO AMARAMENTE
Di Jacob Giovanna
in Copertina
27 Lug 2005

Ironia della sorte, la mattina della strage di Londra Repubblica titolava: “Il trionfo della nuova Londra. Adesso è la capitale del mondo”. Nell’articolo Enrico Franceschini commentava con toni entusiastici l’assegnazione dei giochi olimpici del 2012 alla «migliore capitale d’Europa, la più multiculturale e multirazziale (.) C’era già da qualche anno la sensazione che avesse superato perfino New York, ferita dalla tragedia dell’11 settembre, nel ruolo di prima “città globale”, autentica capitale della terra». Dunque secondo Franceschini città come Londra o New York incarnano l’ideale della “città globale” multirazziale e multiculturale. A questo ideale ci credono praticamente tutti i giornalisti di tutti i giornali di destra e di sinistra. Al fondo dei loro discorsi ripetitivi c’è sempre la stessa idea: la pacifica convivenza fra genti di fedi e razze diverse è possibile sulla base dei principi illuministi del materialismo e del razionalismo. Dal punto di vista materialista la felicità consiste soprattutto nel piacere fisico e nel benessere materiale. Dal punto di vista razionalista l’unica verità oggettiva è la verità della scienza, le verità religiose invece sono puramente soggettive (agnosticismo). L’economia e la scienza, da cui derivano l’industria e la tecnologia, sono gli unici strumenti utili al conseguimento del benessere materiale e dunque della felicità. La religione invece può dare all’uomo solo la speranza di una incerta felicità postuma. La ricetta della società multietnica è proprio questa: gli uomini delle diverse razze e fedi devono relegare nel privato le convinzioni religiose e mettere in comune gli interessi economici in un contesto di democrazia e di libertà. Una volta sperimentata la felicità che deriva dalla cooperazione economica, essi non vi rinuncerebbero mai per farsi le guerre sante fra di loro. «Entrate nella Borsa di Londra, in questo luogo più rispettabile di molte corti; – scriveva Voltaire nelle Lettere filosofiche – vi vedete riuniti i deputati di tutte le nazioni per l’utilità degli uomini. Qui il maomettano e il cristiano discutono insieme come se fossero della stessa religione, e non danno dell’infedele se non a chi fa bancarotta; qui il presbiteriano confida nell’anabattista, e l’anglicano accoglie la promessa del quaquero. Uscendo da queste riunioni pacifiche e libere, gli uni vanno alla sinagoga, gli altri a bere; questo va a farsi battezzare in un grande bacino in nome del Padre, dal Figlio, allo Spirito Santo; l’altro fa tagliare il prepuzio di suo figlio e fa borbottare sul bimbo parole ebraiche che non intende affatto; questi altri vanno nella loro chiesa ad attendervi l’ispirazione divina col cappello sulla testa, e sono contenti tutti».
IL MITO INTEGRAZIONE VIA SECOLARIZZAZIONE
I discendenti di Voltaire, ovvero tutti i giornalisti di destra e di sinistra, precisano che, oltre a fare affari insieme, gli uomini delle diverse fedi devono pure divertirsi insieme. Non di solo pane vivrà l’uomo, ma pure dei giochi. Date dunque al giovane musulmano pane e giochi, e vedrete che, prima o poi, smetterà di dare ascolto ai predicatori d’odio. Chi glielo fa fare di esplodere nella metropolitana londinese se può andare in un centro commerciale a scegliere fra gli ultimi modelli di cellulari o in discoteca a rimorchiare tutte le ragazze che vuole, senza essere costretto a sposarle per conoscerle biblicamente (grazioso argomento ricorrente negli editoriali di Repubblica)? Chi glielo fa fare di passare le vacanze in un centro di addestramento per terroristi in Pakistan quando può andare a Sharm el Sheikh a fare le immersioni subacquee di giorno e rimorchiare le turiste di notte? Perché sperare in un paradiso postumo quando può avere a prezzi stracciati, con formula last-minute, i paradisi delle vacanze? “Integrare” gli immigrati significa precisamente indurli a preferire i centri commerciali e i villaggi vacanze alle moschee. Gli “integrati” non perdono la fede, semplicemente la fanno diventare “moderata”, ossia tollerante e democratica. Se diventano terroristi è perché non si sono integrati, e se non si sono integrati è colpa nostra che non li abbiamo aiutati. «È come la trama di un film. Il ragazzo campagnolo lascia il paese, sedotto dalle luci della grande città. Ma là si ritrova solo come un cane. Tutti gli mentono e si approfittano di lui. Vede la ricchezza attorno a sé, tutte quelle belle donne. Alla fine si sente umiliato e medita vendetta» (Ian Buruma, autore con Avishai Margalit di “Occidentalismo. L’occidente agli occhi dei suoi nemici”, Repubblica, 16/7/2005).
L’ODIO DELLA MODERNITA’? E’ MOLTO MODERNO
Secondo tutti i giornalisti di destra e di sinistra i terroristi colpiscono Londra e New York proprio perché in queste “città globali” i ragazzi di campagna musulmani vengono integrati fin troppo bene. L’attacco dei terroristi non è contro gli occidentali ma contro di loro, i musulmani “integrati” che preferiscono passare il tempo libero nei centri commerciali piuttosto che in moschea (in realtà fra le vittime del 7 luglio ce n’erano solo un paio di religione musulmana). Non esisterebbe uno scontro fra Occidente e islam ma uno scontro interno all’islam, uno scontro fra i fautori sempre più numerosi dell’islam moderato e una minoranza fondamentalista che reagisce con spietata violenza proprio perché sa di avere i giorni contati (tesi di Carlo Panella). Anche la Chiesa avrebbe vissuto, in passato, una analoga crisi di adattamento alla modernità illuminista. Prima che gli illuministi insegnassero loro i valori della democrazia e della tolleranza, i cattolici non sarebbero stati tanto diversi dai fondamentalisti islamici: sostenevano la teocrazia in politica, mandavano i dissidenti al rogo, perseguitavano le streghe e facevano le guerre sante. Analogamente i totalitarismi comunista e nazista non sarebbero stati dei movimenti anti-cristiani, come pensavamo noi scemi fino a ieri, ma dei movimenti anti-moderni e anti-illuministi che, come il cristianesimo, si basano sulla fede in una verità totalmente irrazionale che ispira fanatismo e violenza Il totalitarismo nazi-comunista, l’islamismo e il cattolicesimo esprimono il medesimo odio verso la modernità razionalista e materialista (idea ripresa, in diverse forme, da Ian Buruma, André Glucksmann e Paul Bremen). Per fortuna il cattolicesimo, per merito di Dossetti e dei padri conciliari progressisti, è riuscito ad adattarsi alla modernità sicché oggi nella Chiesa, invece di crociati e inquisitori che scaricano sugli infedeli e sugli eretici i violenti impulsi nevrotici generati dalla repressione sessuale, con la bava alla bocca e gli occhi iniettati di sangue, abbiamo i boy scouts che non seguono le prescrizioni della Chiesa in materia sessuale, perché l’importante è che ci sia l’amore, e marciano per la pace perpetua di Kant.
In quest’ottica lavorare per il recupero delle radici cristiane e cattoliche da parte della società europea sarebbe una mossa suicida. Infatti il cattolicesimo esprime gli stessi valori reazionari e oscurantisti dell’islam integralista (per dirne solo una, entrambi si oppongono al matrimonio omosessuale) e quindi l’islam vede in esso un concorrente che riduce il suo volume di affari. Quando mandavano i cristiani nei gulag, i comunisti non facevano altro che eliminare la concorrenza sleale. Per indurre gli islamisti a non fare violenza agli occidentali bisogna prima di tutto convincerli che gli occidentali non sono clienti della concorrenza, in secondo luogo convertirli ai sani valori del laicismo, del razionalismo e del materialismo edonista. Perché stupirsi delle minacce terroristiche all’Italia se in in Italia il papa continua a radunare le folle e i muri non si alleggeriscono dei crocifissi? E se in Inghilterra Tony Blair non se la pianta di finanziare le scuole cristiane episcopali, perché mai gli islamisti minoritari dovrebbero piantarla di mettere le bombe in metropolitana? Questo almeno ha scritto Tariq Alì nell’ultimo numero di Alias, supplemento del Manifesto.
ILLUMINISMO FIGLIO RATTRAPPITO (E MORENTE) DEL CRISTIANESIMO
Abbiamo visto che secondo tutti i giornalisti di destra e di sinistra il nichilismo terrorista si combatte con l’illuminismo, non certo col cattolicesimo, che è anti-moderno tanto quanto l’islamismo. Si potrebbe ribattere che il cattolicesimo è per definizione laico e incompatibile con la teocrazia, che nei paesi cattolici la separazione fra i due poteri è sempre stata netta fin dai tempi di Costantino, che è stato il protestantesimo a divinizzare il potere temporale dei re togliendo ad esso il contrappeso del potere spirituale della Chiesa. Si potrebbe ribattere che il cattolicesimo non ha vissuto nessuna crisi di adattamento alla modernità illuminista per la semplice ragione che, a parte i dossettiani, non si è mai adattata ad essa e ne ha sempre combattuto gli errori mortali. Si potrebbe ribattere che i valori della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità non sono valori illuministi ma valori che l’illuminismo ha tratto dal cristianesimo, snaturandoli come si snaturano dei fiori strappati al loro terreno naturale (tanto è vero alla libertà-uguaglianza-fraternità illuministe sono state consacrate ghigliottine e gulag). Si potrebbe ribattere che la democrazia è una naturale emanazione del cristianesimo, l’unica religione che postula l’uguaglianza di tutti gli uomini davanti Dio (San Tommaso e gli scolastici concordavano sul fatto che la democrazia era il sistema di governo secolare in assoluto preferibile). Si potrebbe ribattere che il libero scambio e il capitalismo sono invenzioni dei comuni italiani del tredicesimo secolo, che la corrente di pensiero denominata liberalismo deriva, seppure indirettamente, dal cattolicesimo (John Locke si era limitato ad aggiornare in chiave prostestante ed empirista le dottrine politiche della scolastica medievale). Si potrebbe ribattere che anche la scienza è una invenzione cristiana e che la rivoluzione industriale del diciottesimo secolo è stata il compimento di un processo iniziato nel Medioevo (cfr. Terry S. Reynolds, “Le radici medioevali della Rivoluzione industriale”, in Le Scienze – Scientific American, settembre 1984). Si potrebbe ribattere che i crociati non erano assassini con la bava alla bocca, che gli inquisitori non erano dei sadici con gli occhi iniettati di sangue, che Galileo non fu mai torturato.
‘E POI TRASCURATE E DISPREZZATE IL DESERTO’
Si potrebbe ribattere questo e altro, ma è un discorso troppo lungo. Limitiamoci ad osservare la realtà. Ebbene la realtà ci dice che la società multirazziale basata sui principi del razionalismo e del materialsmo è una utopia. I kamikaze di Londra non erano ragazzi di campagna invidiosi dei ricchi occidentali e non erano neppure vecchi bigotti intenzionati a punire la città decadente che allontana i giovani musulmani dal fondamentalismo. No, i terrorristi erano giovani musulmani nati e cresciuti in Inghilterra che avevano avuto tutto il tempo di assaggiare i frutti saporiti del consumismo e del libertinaggio ma che ad essi hanno preferito di gran lunga i frutti della Djanna. Pazzi isolati che non fanno testo? Neppure due settimane dopo abbiamo scoperto altri “pazzi” in procinto di compiere una analoga pazzia e secondo l’intelligence, a Londra e in tutta Europa, i “pazzi” pronti a entrare in azione sono più numerosi di quanto riusciamo ad immaginare. Secondo un sondaggio pubblicato sabato 23 luglio sul Daily Telegraph un musulmano britannico su quattro approva l’operato dei pazzi-isolati.
Che conclusioni trarne? Per il momento solo queste: che le tecniche di “integrazione” degli immigrati musulmani finora utilizzate sono largamente fallimentari, che l’economia non fa gli uomini fratelli, che l’illuminismo è stato la più grande truffa filosofica del secondo millennio. In nome di che cosa vogliamo combattere contro i profeti della morte, in nome delle serate in discoteca, dei matrimoni omosessuali e dei dei viaggi last-minute a Sharm el Sheikh rigorosamente senza figli, perché i figli non ci permettono di fare una vita intera da turisti per caso? Che cosa vogliamo opporre al paradiso dei martiri, il paradiso delle vacanze? Che cosa vogliamo opporre alla loro violenza nichilista, il nichilismo della sterilità? «Voi siete gli uomini che in questi tempi deridono \ Tutto ciò che è stato fatto di buono, trovate spiegazioni \ Per soddisfare la mente razionale e illuminata. \ E poi, trascurate e disprezzate il deserto. \ Il deserto non è così remoto nel tropico australe, \ Il deserto non è solo voltato l’angolo, \ Il deserto è pressato nel treno della metropolitana.» (T. S. Eliot, Cori da La Rocca). Noi oggi rischiamo di morirci tutti i giorni, in metropolitana. Il deserto si riempie dei profeti della morte.

Se il nostro male diventa ideologia

Pubblicato su Tempi, 20 maggio 2004.

Il male negato

Pubblicato su Tempi, 6 maggio 2004.

Qual è la causa del declino dell’Occidente? Secondo alcuni il sistema capitalista, secondo altri l’inquinamento, secondo altri ancora i complotti della Cia. Solo pochi eccentrici ritengono che questa causa vada ricercata nei totalitarismi che lo aggrediscono (comunismo, nazismo, nichilismo, fondamentalismo islamico). Ma cos’è che prepara il terreno all’affermazione del potere totalitario?

Fognature sociologiche
Mi spiego con un esempio molto fantasioso. Immaginiamo che un venerdì di preghiera io vada a far strage in una moschea al grido di “viva Gesù”. I commentatori cercherebbero forse nelle difficoltà sul lavoro, nelle delusioni sentimentali, nell’aumento dei prezzi in euro e nella crisi della mia generazione le cause della strage? Non credo. Verosimilmente mi darebbero dell’assassina punto e basta, senza spiegazioni e giustificazioni, mentre folle di cittadini italiani scenderebbero in piazza a manifestare la loro solidarietà alla comunità musulmana. Passiamo dall’esempio fantasioso alla realtà. Domenica 28 marzo u.s. un immigrato islamico muore nel tentativo, fallito, di fare morire con sé tutti gli avventori di un McDonald’s bresciano. I giornali ne hanno forse parlato come di un esecrabile assassino, sia pure mancato? Nient’affatto. Mentre la comunità musulmana voltava la testa dall’altra parte, il Corriere della Sera (31 marzo 2004) tracciava “Il profilo di chi diventa kamikaze”: «Possono essere molte le motivazioni di un kamikaze “fai da te”. Difficoltà familiari come un divorzio, la perdita di un parente o la separazione dal resto della famiglia, unite a uno stato di prostrazione, solitudine e rabbia. Entrano nella scelta aspetti che vanno dalla situazione personale del singolo, magari di discriminazione o di difficoltà di lavoro, a fattori più generali come un conflitto in un paese arabo o la morte di civili in Irak o Palestina. Questo tipo di kamikaze si uccide per motivi personali, ma poi cerca di “nobilitare” il suo gesto associandolo ad eventi politici. Anche la religione può diventare il tramite tra il gesto disperato e la motivazione politica». Il procuratore di Brescia descriveva il mancato kamikaze, reduce da un divorzio doloroso, come «una persona in sofferenza mentale profonda… una persona con difficoltà di tipo personale e familiare, che viveva miseramente in un camper pur lavorando e avendo i mezzi per vivere normalmente» (N. Vallini, “Muoio per Allah, contro la guerra di Italia e Usa”, Corriere della Sera, 31 marzo 2004). Infine Magdi Allam riferiva del «cocktail micidiale di emarginazione sociale, precarietà affettiva e crisi d’identità» che genererebbe il terrorismo (M. Allam, “Quel kamikaze della porta accanto”, Corriere della Sera, 31 marzo 2004).
Ebbene in questi commenti, presi a caso fra i tanti che si potrebbero citare, non è tracciato, come sembra, il profilo del kamikaze Mostafà Chaouki, ma del brodo di coltura dei totalitarismi: la SOCIOLOGIA! Consumato dalla mentalità sociologica come da un cancro in metastasi, l’Occidente è un moribondo cui il totalitarismo islamico viene a dare il colpo di grazia. L’effetto principale del cancro sociologico è precisamente quello di accecare completamente la vittima, che non riesce più a difendersi da un nemico che non vede. Oltre a non vederlo, la vittima (cioè l’Occidente) nega addirittura l’esistenza del nemico per effetto della lunga apostasia. Questo nemico è il male.
Più che una scienza, la sociologia è lo scolo fognario di tutte le correnti di pensiero derivate da Jean-Jacques Rousseau, ovvero del pensiero moderno nella sua interezza. Il tratto in assoluto caratteristico della sociologia è la negazione della libertà: non è l’uomo a fare la società, ma la società a fare l’uomo, ossia le azioni dell’uomo non dipendono dalla sua volontà. La negazione della libertà si porta dietro la negazione del male: come recita la massima di Rousseau, l’uomo è buono e la società lo rende cattivo. Nello specifico l’uomo fa il male non perché semplicemente lo vuole, ma perché è afflitto da problemi economici e lavorativi (secondo la lezione marxista), da scompensi psichici e affettivi (secondo la lezione freudiana), dall’ignoranza (secondo la lezione socratica), dalla solitudine e chi più ne ha più ne metta. In termini cristiani l’uomo non è capace di essere buono a causa del Peccato Originale ed è sempre pienamente responsabile del male che compie in «pensieri, parole, opere ed omissioni». Invece in termini sociologici l’uomo non è colpevole del male che compie, semmai è vittima dei fattori esterni alla sua volontà che lo portano a fare del male.

Stupido uomo bianco, sottomettiti e sarai salvo
Perché invece, tornando all’esempio di prima, se io facessi una strage difficilmente i giornalisti mi descriverebbero come una vittima di questo o quello? Risposta: perché non sono una extracomunitaria. L’indulgenza plenaria per lo straniero è ancora una conseguenza di Rousseau, che distingueva fra l’europeo corrotto e il “buon selvaggio” non ancora corrotto dalla società europea. In quanto l’uomo è buono e la società lo rende cattivo, il selvaggio è buono e l’europeo è cattivo. Lo “stupido uomo bianco” (titolo di un bestseller di Michael Moore) sfrutta il “buon selvaggio” del Terzo mondo che si ribella col terrorismo, versione post-moderna della rivoluzione. Gli stupidi borghesi bianchi consumano l’80 per cento delle risorse mondiali, sfruttano i bambini del Terzo mondo con le loro malvagie multinazionali, corrompono la bella cultura dei selvaggi con i McDonald’s e la democrazia, infine emarginano per razzismo i buoni selvaggi immigrati in Occidente. Quindi il terrorismo antioccidentale è colpa degli occidentali ovvero i massacri sono colpa dei massacrati. L’11 settembre è colpa degli americani, l’11 marzo è colpa degli spagnoli alleati degli americani, le quotidiane stragi in Israele sono colpa degli israeliani alleati degli americani. Non a caso due artisti svedesi hanno dedicato un monumento non agli israeliani sterminati in un ristorante di Haifa il 4 ottobre 2003, ma alla povera sterminatrice palestinese (purtroppo quel “vandalo intollerante” dell’ambasciatore israeliano a Stoccolma, come è stato definito dagli artisti e da schiere di pacifisti, ha distrutto l’opera; cfr. L. Coen, “Svezia, opera d’arte su kamikaze, l’ambasciatore israeliano la distrugge”, Repubblica, 18 gennaio 2004).
Quanto più i massacrati tentano di difendersi, tanto più incentivano i massacri. Reagendo con la forza al terrorismo, gli occidentali aumentano l’oppressione e quindi aumentano il terrorismo da parte degli oppressi. Combattendo contro le organizzazioni che reclutano i kamikaze, gli israeliani aumentano l’oppressione dei palestinesi facendo così aumentare anche il numero dei kamikaze. Combattendo contro i terroristi in Afghanistan e in Irak, gli americani aumentano l’oppressione dei popoli musulmani facendo così aumentare anche il numero dei terroristi. Allora cosa dovrebbe fare l’Occidente per debellare il terrorismo? Ma è semplice: smetterla di opprimere i popoli del Terzo mondo. In quale maniera? Come ripetono sempre, da sinistra a destra, occorre «diffondere il benessere nei paesi arabi e completare il processo di integrazione degli immigrati in Occidente». La formula per sconfiggere il terrorismo starebbe in queste due paroline magiche: benessere e integrazione. Le paroline magiche schiuderanno le porte ad un’era (o new age) di fratellanza multietnica e multiculturale sotto il segno dell’Acquario.

Che c’entra il terrorirsmo con i poveri? Niente
Ovviamente la magia funziona solo nelle favole e la realtà è ben diversa da come ce la dipingono i discepoli ritardatari e ritardati di Rousseau. Giacché, primo: l’Occidente non consuma bensì produce l’80 per cento delle risorse mondiali. Secondo: le multinazionali non sono dedite allo sfruttamento dei bambini e, difficile a credersi, incentivano le economie locali. Terzo: i paesi arabi sono fra i più ricchi del mondo a causa del petrolio. Quarto: non sono i “razzisti” occidentali a ostacolare l’integrazione degli immigrati musulmani, ma sono questi ultimi a non volersi integrare nella società occidentale (parola del musulmano moderato Bassam Tibi: «Due terzi degli islamici d’Europa non desidera affatto integrarsi», Repubblica, 18 ottobre 2003). Come nota Adriano Sofri, «i primi contraccolpi di questa sensazione di fallimento sono venuti proprio dai paesi nordici in cui più generosa e metodica, fino all’eccesso di zelo pedagogico, era stata l’intenzione assimilatrice. (…) Le caratteristiche stesse dell’islam contemporaneo lo rendono assai più renitente allo scambio, per non dire all’assimilazione verso le altre culture» (A. Sofri, “Gli immigrati e le paure del vecchio continente. Europa mai così insicura”, Repubblica, 13 maggio 2002). Più importante ancora, i fatti dimostrano che né il benessere né l’integrazione possono fermare il virus del terrorismo. Pure tralasciando la sempre più vasta schiera di “stupidi uomini bianchi” passati dalla parte del “buon selvaggio” in capo Osama Bin Laden (dal californiano Johnny Walker al siciliano Domenico Quaranta), i mujaheddin con nomi arabi o pakistani partiti dall’Europa per combattere in Afghanistan e in Irak sono quasi tutti cittadini europei nati e cresciuti in Europa, come lo sono gli otto terroristi trovati in possesso di ingenti quantitativi di esplosivo alle porte di Londra il 30 marzo 2004.
Alla faccia dell’integrazione (vedi Magdi Allam, Kamikaze made in Europe, Mondadori). In poche parole, non esistono cause sociologiche del terrorismo. Smettiamola quindi di cercare queste cause al di fuori del cuore dell’uomo.

Il terrorismo il prodotto di una educazione e di una cultura
Se il terrorismo ha un merito, è quello di riportare alla luce del sole quello che la modernità aveva nascosto sotto tonnellate di fango sociologico: la libertà dell’uomo di fronte al bene e al male. Tuttavia rifiutare l’errore sociologico non significa affermare l’errore opposto. Se è vero che le scelte dell’uomo sono gratuite, è altrettanto vero che l’uomo, non essendo un puro spirito, è influenzato dal suo ambiente. Anche se l’ultima parola spetta alla sua libertà, esistono sicuramente dei fattori ambientali che favoriscono la scelta del terrorismo. Quali? L’ex terrorista pentito Mansour al-Nogaidan non ha dubbi: secondo lui Bin Laden è «un prodotto della stessa cultura che fu la sua, e quella di tanti altri sauditi. “Un figlio legittimo di quell’atmosfera, di teorie che non potevano portare che a quello: se non fosse stato lui, sarebbe stato un altro”. Parte di quella cultura è anche “la nostra ferita narcisistica, il nostro essere sempre rivolti alla grande civiltà araba (…) così Bin Laden può diventare il nuovo Madhi, il salvatore che vendica gli arabi”». (G. Rampoldi, “Volevo combattere gli infedeli”, Repubblica, 18 gennaio 2004). In quali ambienti si possono assorbire educazione e cultura che, secondo Mansour al-Nogaidan, generano il terrorismo? In realtà basterebbe entrare nella grande moschea di Cremona un qualunque venerdì di preghiera per venire a conoscenza del fatto che i cristiani sono “scimmie”, gli ebrei “maiali” (Repubblica, 1 aprile 2004) e quindi per dedurne che si possono uccidere i cristiani e gli ebrei con gli stessi rimorsi di coscienza con cui si uccidono le scimmie o i maiali. Se in Occidente le moschee che ospitano gruppi legati al terrorismo internazionale sono una infima minoranza, invece le moschee in cui si diffondono messaggi antioccidentali, antisemiti e anticristiani sono approssimativamente l’80 per cento del totale (stime Cia).

Il terrorismo è favorito dall’odio di sé trasmesso dall’Occidente
è vero che il 95 per cento dei musulmani immigrati in Occidente non va mai in moschea. Attraverso quale educazione e cultura allora può arrivare al terrorismo? Risposta: televisione, carta stampata e Internet. «Ciò che la televisione trasmette continuamente, ciò che i giornali continuamente commentano, raccontando senza vergogna – avverte Fiamma Nirenstein – è che l’Occidente avvelena, impoverisce, ruba, incatena, ed è l’origine di ogni male». Inoltre «leggendo i giornali, sentendo la radio, guardando la tivù dei paesi musulmani si può affermare che il senso comune legge il jihad secondo il modo in cui viene descritto, ovvero una guerra contro gli infedeli e gli apostati. (…) Un jihad ben concreto, fatto, come dice Bin Laden, per uccidere gli americani e i loro alleati, civili e militari, come dovere individuale di ciascun musulmano» (F. Nirenstein, L’abbandono. Come l’occidente ha tradito gli ebrei, Rizzoli, 2002). Come riferiva subito dopo l’11 settembre Diario, un giornale della sinistra multiculturalista e pacifista, nei mesi precedenti al settembre 2001 sulla stampa araba si potevano leggere cose di questo tipo: «Le operazioni di martirio devono continuare, Allah lo vuole – dice lo scrittore Amru Nasif – e la loro ferocia deve aumentare… per colpire ancora con una esplosione che mieterà il doppio delle loro anime puzzolenti. Facciamo sì che gli Stati Uniti e l’Occidente vadano all’inferno con la loro lurida cultura». Gli inviti ad andare all’inferno noi con la nostra lurida cultura ce li manda Al Usbu, un quotidiano legale di ampia tiratura stampato appena al di là delle sponde del Mediterraneo e venduto pure nelle edicole d’Europa. Per capire in che modo le televisioni arabe descrivono la realtà, prendiamo ad esempio un fatto recente. Il 6 aprile 2004 il contingente italiano a Nassiriya è stato costretto a rispondere al fuoco dell’esercito di Moqtada al-Sadr, che aveva occupato illegalmente tre ponti. Durante gli scontri sono rimasti uccisi per errore, oltre a dodici rivoltosi, due bambini e una donna usati dai rivoltosi come scudi umani. Ebbene, ascoltando le Tv satellitari in lingua araba (e leggendo i siti Internet italiani dei cosiddetti Disobbedienti, Indymedia eccetera), gli italiani avrebbero fatto fuoco su una vettura di inermi civili (Tv iraniana Al ‘Alam), avrebbero ucciso a sangue freddo «decine di civili irakeni» (il canale dello Hezbollah libanese al Manar) e infine avrebbero attaccato direttamente la città con mezzi corazzati lasciando sul terreno decine di morti e di feriti. Riferendo questa ultima “notizia”, la Tv del Qatar Al Jazeera mostrava la gente di Nassirya che, imitando l’Intifada palestinese, lanciava sassi contro i soldati italiani (M. Haman, “Gli italiani uccidono i civili”, Repubblica, 7 aprile 2004). Gli abitanti di Falluja e di Nassiriya non accettano più i medicinali e i beni di prima necessità offerti dai volontari della Croce Rossa italiana perché, come riferiscono questi ultimi, sono convinti che gli italiani stiano tentando di avvelenarli. Chi può avere messo loro in testa questa idiozia se non le stesse Tv che, spesso e volentieri, parlano dei governi occidentali che tramano per avvelenare l’aria e l’acqua dei paesi arabi o che diffondono «chewing gum avvelenati e caramelle drogate per uccidere i bambini e per indurre le donne a comportamenti sessualmente corrotti» (F. Nirenstein, op. cit.)?
Non possiamo fare l’errore di liquidare questa scuola satellitare dell’odio come “libertà d’informazione”.

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