Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Archivio per il tag “darwinismo”

La verità taciuta in Interstellar è che l’uomo ha bisogno di un Salvatore

Ecco un altro articolo su Interstellar, diverso dal primo, questa volta su tempi:

La verità taciuta in Interstellar è che l’uomo ha bisogno di un Salvatore

ZABRISKIE POINT di Michelangel Antonioni (Usa, 1970), il Sessantotto e il Festival dell’uomo che brucia.

Qualcuno si ricorda di “Zabriskie point” di Michelangelo Antonioni? Si tratta di uno dei più importanti film-manifesto del Sessantotto, sicuramente il più bello. Non approvo il contenuto ideologico del film, ma le immagini potenti e visionarie di Antonioni mi incantano sempre.
In quello che genericamente si definisce “Sessantotto” c’è un po’ di tutto: marxismo, anarchismo, liberazione sessuale, culto delle droghe, mistica della piazza (alla Sorel), femminismo, ecologismo e qualcos’altro. Ma al di là delle apparenze, l’ideologia sessantottina non è per nulla eterogenea. Il Sessantotto – quasi un canto del cigno del Modernismo – riconduce tutti questi svariati ingredienti ideologici alla loro fonte originaria: la filosofia di JEAN-JACQUES ROUSSEAU. Che cosa dice, in sostanza, Rousseau? Che la Civiltà è il male mentre invece la Natura è il bene. Tutte le espressioni della Civiltà, dalle leggi morali alle leggi positive, dall’arte alla scienza, corromperebbero irrimediabilmente l’essere umano allontanandolo dalla Natura, venerata come una dea: “L’uomo è buono per natura ed è reso cattivo soltanto dalle istituzioni” (Il contratto sociale). Dunque ogni Civiltà presente sulla faccia della terra corromperebbe l’uomo e quindi meriterebbe di essere distrutta? Non proprio: con qualche evidente contraddizione, Rousseau e tutti i suoi epigoni (che coincidono con tutti i pensatori moderni) condannano senza mezzi termini la civiltà occidentale e invece hanno solo parole di elogio per tutte le altre, compresa quella islamica, che ai loro occhi sarebbero più vicine alla dea Natura. Per tagliare corto, la civiltà cristiana è figlia – sebbene prodiga – del Cristianesimo, ergo Rousseau e compagnia rifiutano la Civiltà per rifiutare il Cristianesimo.

Nell’ottica di Rousseau, per edificare un terreno paradiso di fratellanza, sarebbe dunque sufficiente liberarsi dalle regole della civiltà e abbandonarsi liberamente a tutti gli istinti. Quando avranno fatto tabula rasa della civiltà, gli uomini si scopriranno finalmente fratelli e agiranno in perfetto accordo, perché non potranno neppure concepire di avere delle differenti opinioni o peggio delle controversie fra loro. Le loro volontà individuali si uniranno in un’unica “Volontà Generale”…  E pazienza se i regimi totalitari del Novecento, per onorare il fantasma della “Volontà Generale”, hanno eliminato fisicamente tutti quelli che non si adeguavano ad essa, pensandola a modo loro (“dissidenti”).

I due protagonisti di “Zabriskie point” mettono in pratica la filosofia di Rousseau. Per diversi motivi, entrambi “scappano” dalla Civiltà moderna (rappresentata dalla città di Los Angeles: alienante, violenta, rumorosa) e si incontrano per caso in pieno deserto, dove faranno rapidamente conoscenza, anche in senso biblico. Mentre si abbandonano liberamente alla passione sul terreno arido del deserto, immaginano che attorno a loro decine di coppie stiano facendo più o meno lo stesso. Le scene finali non appartengono solo alla storia del cinema ma anche alla storia dell’arte: uno dopo l’altro, al rallenti, esplodono prima una villa iper-modernista in stile Lloyd-Wright  e poi montagne di oggetti di ogni sorta, che sembrano usciti direttamente da un grande magazzino: vestiti, elettrodomestici, mobili, libri, ombrelli e infine perfino una cinepresa. Questa voluttuosa sequenza di esplosioni, commentata da uno dei brani più lisergici dei Pink Floyd (quello con leggendario urlo finale), allude chiaramente all’anelito sessantottino a distruggere la civiltà occidentale cioè cristiana.

Se non ha potuto distruggere la civiltà nel suo complesso, il Sessantotto ha comunque distrutto la tradizione (cristiana) e i suoi valori (cristiani), sostituendoli col culto del piacere immediato. In sostanza, il Sessantotto ha tratto dalla filosofia di Rousseau la sua ultima, più coerente conseguenza: il relativismo culturale e morale, su cui si edificherà il Post-Modernismo. Assumendo infatti la Civiltà cristiana è cattiva, allora tutte le altre civiltà e i loro “valori” – “valori” quali l’infanticidio, l’oppressione donne eccetera – sarebbero “buoni” in quanto più vicini alla “Natura” e alle sue leggi (fra parentesi, le leggi di natura si faranno coincidere con le leggi del darwinismo sociale e dell’eugenetica, secondo cui, appunto, i deboli devono morire… ne riparleremo). E così si capisce perché una soi-disant “femminista” come la Boldrini esalti le culture portate dagli immigrati e si augura che gli italiani le assorbano.

Massimo Introvigne ci ha rivelato che il relativismo è ormai quasi una religione con i suoi riti precisi. Ogni anno decine di migliaia di persone si incontrano in un posto remoto del deserto del Nevada, dove si officia il rito dell’uomo che brucia. Sotto il sole rovente del deserto, gli adepti danno fuoco al gigantesco simulacro di un uomo e alla ricostruzione di un tempio dedicato ad una religione immaginaria, che dovrebbe alludere a tutte le religioni. Il significato del rito è chiaro: tutto passa rapidamente, nessuna verità dura più di qualche istante (il tempio brucia), l’uomo stesso è pura apparenza che passa (l’uomo brucia) e quindi godiamocela finché dura, scatenando liberamente tutti gli istinti. Durante i giorni del raduno, gli adepti possono fare tutto quello che vogliono, senza temere controlli di polizia: drogarsi, denudarsi, fare orgie eccetera. Se fossero presenti dei minorenni (ma per fortuna non è consentito loro avvicinarsi al raduno), gli adepti potrebbero anche avere rapporti con loro. Last but not least, pare che a tale festival oggi partecipino oggi i più potenti personaggi della terra.
Per saperne di più, leggersi attentamente l’articolo di Introvigne:
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-sesso-droga-e-new-age-i-poteri-forti-sono-a-nudo-10461.htm

Insomma, il pupazzone e il tempio che bruciano fanno pensare davvero alle esplosioni e al gigantesco “love party” di “Zabriskie point”, quasi che sia stato il grande regista a dare l’idea agli organizzatori del festival. Per farsi un’idea del livello di delirio ideologico raggiunto negli anni cui appartiene quel film, ossia per farsi due sane risate, bisognerebbe rileggersi la gustosa recensione dell film firmata dal maestro di nichilismo erotico Alberto Moravia:

http://www.michelangeloantonioni.info/2013/08/22/zabriskie-point-di-alberto-moravia/

 E subito dopo, per riflettere, rileggersi il fondamentale L’EROTISMO ALLA CONQUISTA DELLA SOCIETA’ di Augusto del Noce:

http://www.totustuustools.net/pvalori/Erotismo.htm

 Buona lettura!
ZabriskiePoint

FERMIAMO I TEST PER L’INTELLIGENZA. Sono strumenti pericolosi nelle mani di scienziati che portano avanti le vecchie idee razziste ed eugeniste.

IQ

Da un paio di anni sul web, specialmente su Facebook, proliferano test per l’intelligenza. Ad esempio, solo oggi nella pagina FB ho scoperto “Bubbles IQ” e “Test dell’età mentale”. E questi sono solo gli ultimi che ho scoperto. Di norma, questi test si presentano come dei divertenti giochi da fare con ironia e soprattutto autoironia per passare cinque piacevoli minuti. Naturalmente, quasi tutti quelli che si sottopongono a questi test ricevono delle buone notizie che aumentano di molto la loro autostima: “Complimenti! La tua età mentale è di venti anni anche se ne hai cinquanta”. Col cuore fremente di gioia, il cinquantenne che si crede ventenne condivide il test sulla sua bacheca, invitando subito gli amici a partecipare al test: “Dal punto di vista mentale io sono più giovane di trenta-quaranta-cinquant’anni, vediamo voi!!!”. E così il test che sembra un giochino innocente, corredato di norma con un disegnino di Einstein versione cartoon, si diffonde con la rapidità di un virus per il web.
Cari cinquantenni con l’IQ di un ventenne, come mai fra i vostri neuroni freschi e attivissimi – che si moltiplicano con la stessa velocità con cui si moltiplicano nella scatola cranica di un neonato – non è sorta la più elementare delle domande: ma questi test chi li promuove e che cosa ci fa con tutti i dati raccolti? Va bene, ve lo dico io, che ho un IQ bassissimo, da vera terrona non-ariana, e dal punto di vista mentale sono più vecchia di una novantenne: questi test sono promossi da istituti universitari giapponesi e anglosassoni (inglesi e americani) che studiano da anni quella che si potrebbe chiamare la “geografia dell’intelligenza”. Se cascate nel tranello e vi fate scannerizzare la mente, vi dicono che avete la mente più fresca di quella di un diciassettenne solo per lusingarvi. In preda all’euforia, vi dimenticate completamente del fatto che avete donato i dati riguardanti il bene più prezioso che possedete, ossia la vostra intelligenza, a scienziatucoli post-moderni e post-nazisti per i quali bisognerebbe allestire una nuova Norimberga.
Ma facciamo un attimo un passo indietro. Domanda: perché questi istituti  ricorrono a questi singolari test mascherati da giochini tipo Settimana enigmistica? Risposta: perché in tutti i paesi occidentali, ma specialmente in Italia, la stragrande maggioranza delle persone si rifiutano di sottoporsi deliberatamente ai famigerati test IQ. Dico subito che la gente fa benissimo a non sottoporvisi. Infatti, oggi un numero crescente di specialisti mettono in dubbio l’obiettività e la validità stessa dei test IQ. Come si può solo pensare di “misurare” le “prestazioni” di quell’ente (ente in senso aristotelico: “cosa che esiste”) così vasto, profondo e complesso che è la mente umana? Vi è forse nell’universo un solo ente altrettanto vasto e complesso? Inoltre, anche se questi test fossero in qualche misura affidabili, perché io dovrei sapere quale è il mio IQ? Soprattutto, perché dovrei concedere agli altri il diritto di saperlo? Perché dovrei fare misurare il valore della mia anima (dal momento che la mente pensante è un aspetto dell’anima spirituale) da altri? E come possono gli altri arrogarsi il diritto di misurare il valore della mia anima? Come dicevo, la stragrande maggioranza della gente non vuole farsi misurare l’anima da qualche scienziatucolo post-moderno. In tutti i paesi sono pochi quelli che accettano di sottoporsi quei test IQ. In Italia quasi nessuno, viva l’Italia. Per riuscire a racimolare qualche dato, questi istituti anglosassoni e giapponesi hanno inventato questi test-giochini. E il “giochino” dei test-giochini  funziona alla grande: se ai test IQ non vuole sottoporsi nessuno, al “giochino” del menga con Einstein versione Roger Rabbit si sottopongono anche 500.000 alla volta (leggo che 500.0000 è il numero dei giocatori di IQ bubbles). Voi direte: “Ma in fondo questi giochini non hanno la stessa complessità dei veri test IQ”. Non importa: agli scienziatucoli post-moderni e post-nazisti non interessa “scannerizzare” fino in fondo un solo individuo alla volta, con nome e cognome, ma ottenere dati generali riguardanti un certo gruppo di popolazione dislocato in un certo territorio. Voglio esser più precisa: vogliono avere dati generali riguardanti le “razze”.
Avete capito bene: RAZZE. E magari fra i vostri neuroni eternamente diciassettenni è rimasto attaccato qualche vago ricordo di scuola di qualcosa che suona più o meno come “PURA RAZZA ARIANA”. Aho’, ma siete proprio de coccio! Ah intelliggentoni, provate a digitare RICHARD LYNN su Google e cercate di mettere in moto i vostri eternamente giovani neuroni: questo tizio studia da anni la “Race differences in intelligence”. La sua tesi è che Hitler aveva ragione a distinguere fa razze inferiori e razze superiori. In base ai dati raccolti dai test del menga che fate anche voi intelligentoni, i nordici biondi e con gli occhi azzurri sarebbero molto più intelligenti dei “negri”, dei mediorientali e dei “terroni” italiani accessoriati di baffi neri, spaghetti e mandolini. Alcuni anni fa, questo grufolante porco ha scritto su una rivista peer-reviewed di neurologia che il perenne ritardo economico e culturale del meridione si spiegherebbe con la sostanziale inferiorità intellettuale dei “terroni” d’Italia. Gli unici “terroni” non del tutto stupidi, secondo questo grufolante porco, sarebbero i discendenti biondi di svevi e normanni. Nulla di nuovo sotto il sole: cento anni fa negli Usa gli emigranti italiani erano catalogati come semi-negri, e pertanto erano severamente vietati i matrimoni fra italiani e “Wasp” (White Anglo-Saxon Protestant) . 
Voi direte: “Ma questo Richard Lynn è un maiale isolato”. Che cosa? Ha ha ha ha ha ha ha!!!!!! Ma scusate, se Lynn è veramente un maiale isolato, come mai nessun suo collega anglosassone si è mai preso il disturbo di controbattere le sue tesi? Perché gli studi che pubblica sulle riviste peer-reviewed non sono mai stati bloccati o contestati? Poveri ingenui. La verità è che queste idee razziste  ed eugenetiche (perché razzismo ed eugenetica sono due facce della stessa medaglia)  non sono mai morte. Semplicemente, dopo la caduta del nazismo queste idee si professano in sordina, utilizzando un linguaggio politicamente corretto. Vi basti sapere che James Dewey Watson  (scopritore del dna insieme a Francis Harry Compton Crick) , la pensa esattamente come Lynn. Qualche anno fa ha detto ha affermato che i bianchi sono più intelligenti dei neri per ragioni evolutive: “Non c’è un valido motivo per prevedere che le capacità intellettive delle persone divise geograficamente al momento della loro EVOLUZIONE  si siano esplicate in maniera identica. Il nostro desiderio di attribuire uguali capacità razionali come una sorta di patrimonio universale dell’umanità non è sufficiente per renderlo reale” .
Insomma, cari cinquantenni con i neuroni dodicenni, cercate di apre gli occhi, per una sola volta. Cercate di capire che nel mondo il razzismo biologico (che comprende pure il razzismo anti-italiano, cfr.: Le irragionevoli ragioni del razzismo anti-italiano, Berlusconi condannato, italiani insultati e coperti di sputi dagli stranieri) è ancora molto diffuso. E cercate di capire che il razzismo è la logica conseguenza della falsa e bugiarda TEORIA DI DARWIN. Quindi, cari sapientoni, se volete combattere contro il razzismo, boicottate questi test, invitate i vostri amici a boicottarli e combattete contro la falsa e e bugiarda teoria di Darwin. Finché il cadavere putrefatto di quella teoria non sarà seppellito, ci saranno il razzismo e l’eugenetica naziste.

Navigazione articolo