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Babadook. I bambini hanno ragione: nel buio c’è un mostro

Pubblicato si Tempi online il 2 agosto 2015

http://www.tempi.it/babadook-i-bambini-hanno-ragione-nel-buio-ce-un-mostro#.Vb9Gqfkztfk

Cari cattolici, Halloween l’abbiamo inventata noi. Non lasciamocela scippare da streghette e satanisti

OGGI E’ APPARSO SU “TEMPI” UN MIO ARTICOLO SU HALLOWEEN CHE E’ UNA SINTESI E UN APPROFONDIMENTO DEGLI ARTICOLI GIA’ APPARSI SU CULTURA CATTOLICA.

MI RACCOMANDO, TUTTI SUL SITO DI TEMPI A CLICCARE “MI PIACE” SULL’ICONA DI FACEBOOK!!!!!!

Cari cattolici, Halloween l’abbiamo inventata noi. Non lasciamocela scippare da streghette e satanisti

DUE ESTRATTI:

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Si sa che in Francia, a partire dal XIV secolo, si usava inscenare la “danza macabra” ogni 2 novembre: figuranti mascherati da contadini, cavalieri, re, mendicanti, preti, artigiani, dame eccetera (i principali tipi umani della società di quei tempi) venivano condotti alla tomba da un figurante mascherato da morte oppure da diavolo. (Fra parentesi, troviamo una messinscena della danza macabra, che ricorda da vicino quelle tardo-medievali, nella parte finale di un famosissimo film: Il settimo sigillo di Ingmar Bergman). Nella maggior parte degli affreschi e delle miniature sul tema della “danza macabra”, molto caro agli artisti del cosiddetto “autunno del Medioevo” (secoli XIV e XV), non mancano, appunto, i particolari macabri: non solo teschi e scheletri ma anche corpi feriti, cadaveri infestati dai vermi eccetera. D’altra parte, teschi, scheletri e ogni genere di riferimenti alla morte e alle realtà preternaturali abbondano nell’arte di tutto il Medioevo e anche nell’arte barocca. Sulle pareti di certe chiese di epoca barocca troviamo perfino pile di teschi e ossa umane (si veda ad esempio San Bernardino alle ossa a Milano). Nei capitelli e nei bassorilievi delle cattedrali medievali proliferavano diavoli, anime supplizianti e bestie mostruose (simboli, queste ultime, dei vizi capitali). Lungo i canali di scolo che circondano i muri esterni delle cattedrali proliferavano invece i misteriosi gargoyles: creature fantastiche, ibride, polimorfe, spaventose, uscite direttamente fuori dalle profondità dell’inconscio popolare. Esagerando un poco, si potrebbero trovare dunque delle somiglianze fra molta arte cristiana, medievale e barocca, e il moderno cinema horror. D’altra parte, l’Inferno di Dante contiene dettagli che potremmo addirittura definire “splatter”: dannati ustionati, squarciati, congelati… Non mancano neppure riferimenti al cannibalismo: il “fiero pasto” del conte Ugolino è degno di Non aprite quella porta.
A questo punto, una domanda sorge spontanea: ma tutte queste immagini macabre non saranno forse diseducative, non accarezzeranno forse i bassi istinti sadici del pubblico, non desacralizzeranno e non banalizzeranno il tema della morte? La risposta è no. Queste immagini hanno una funzione sommamente educativa: ricordano a grandi e piccini che prima o poi tutti, sia mendicanti che imperatori, dovranno fare i conti con la morte (“memento mori”), insegnano a temere le insidie del tentatore e ammoniscono che, a causa del “principe di questo mondo”, il mondo è un posto pericoloso, pieno di “mostri” in forma umana pronti a farti del male. Bisogna sottolineare che i cristiani possono guardare con serenità alla morte e al male perché sono certi che Cristo ha vinto entrambi. E così si capisce perché l’arte cristiana contiene molti riferimenti al male e alla morte, mentre l’arte classica ne contiene ben pochi. Privi del dono della speranza, i pagani antichi si inebriavano con immagini marmoree di corpi splendenti di bellezza e giovinezza proprio per non pensare al triste destino dei corpi.

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Infatti, a differenza del paganesimo antico, il Cristianesimo cattolico romano è una religione ottimista e festosa. Se i pagani facevano di tutto per non pensare al dolore e alla morte, invece i cattolici possono perfino ridere e scherzare, almeno una volta all’anno, anche della morte e del diavolo, perché sanno che Cristo li ha sconfitti. E le maschere macabre e orrorose che vanno in giro per le strade nella notte di Halloween sono discendenti moderne di quel popolo di diavoli, supplizianti, cadaveri, teschi, scheletri, bestie mostruose e gargoyles che vediamo nelle cattedrali medievali e nelle chiese barocche. Sicuramente le leggende popolari irlandesi sulle apparizioni di morti e di demoni nel momento del passaggio dall’estate all’inverno non avevano alcuna seria giustificazione teologica e tuttavia affondano le loro radici proprio nella teologia cattolica. Erano leggende cristiane dotate di un indubitabile valore pedagogico: in primo luogo invitavano i fedeli a pregare per le anime dei defunti, in secondo luogo li aiutavano a non dimenticare che anche loro un giorno sarebbero stati defunti (“memento mori”), in terzo luogo li invitavano a temere gli inganni e le seduzioni del tentatore. In conclusione gli scherzi, le risate, i travestimenti macabri non servo ad “onorare” il demonio, ma al contrario servono per celebrare la vittoria di Cristo sul demonio e ad esorcizzare la paura della morte.

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GargoylesDanzaMacabra

Riprendiamoci Halloween 5 – I gargoyles e il significato dell’horror

Rispetto ai costumi e alle maschere tradizionali del Carnevale, quelli di Halloween sono molto più macabri e spaventosi. Si potrebbe dire che discendano direttamente dal popolo di demoni dalle fattezze bestiali che ornano le pagine dei libri medievali e dai gargoyles: mostri di pietra che, attaccati ai canali di scolo che circondano i muri esterni delle cattedrali medievali, sputano l’acqua piovana dalla bocca. I gargoyles sono creature fantastiche, ibride, polimorfe, spaventose, uscite direttamente fuori dalle profondità dell’inconscio popolare.

Certo, oggi ad Halloween non si parla più di anime purganti, di diavolo e di Dio. Non si esorcizza più la paura del diavolo e della morte alla luce della redenzione. Al massimo si esorcizzano le paure più profonde, prendendosi allegramente gioco di tutte le cose che ci fanno paura fin da quando siamo bambini: i mostri, le streghe, i ragni, eccetera. Ad Halloween ci si maschera da “mostri” paurosi per esorcizzare le proprie paure diventando noi stessi “paurosi”. Halloween è oggi il tempo in cui si esprimono liberamente in forma fantastica le paure che si annidano nei livelli profondi dell’inconscio.
Era inevitabile che nel repertorio dei mostri di Halloween entrassero anche i personaggi della letteratura e del cinema horror, in misura minore anche quelli dei fumetti. Infatti, ogni epoca ha il suo immaginario, e quello della nostra epoca si manifesta nei prodotti della cultura di massa. E’ vero che Halloween non è la notte delle streghe, ma le maschere e i costumi di streghe ci stanno bene, perché le streghe appartengono al repertorio delle cose che ci spaventavano dai bambini. Nel nostro inconscio c’è sempre la paura della strega. E ben vengano anche le maschere dei vampiri, degli zombi, del mostro di Frankenstein eccetera. E siccome tutti abbiamo una ripugnanza istintiva per i ragni e i pipistrelli, ben vengano ragni e pipistrelli di cioccolato a decorare, come i gargoyles sulle cattedrali, i tipici dolci americani di Halloween.
In conclusione, è vero che oggi i nichilisti e, in misura molto minore, i satanisti e i neo-pagani si sono appropriati di questa festa dell’immaginazione cristiana, corrompendola. Ma allora che facciamo: gliela lasciamo a loro? Gliela diamo vinta così? Non è meglio cercare di riprendercela, restituendole il suo significato originario? E a dispetto delle apparenze, l’immaginario horror romantico che si è appropriato di Halloween gioca a nostro favore.
Dunque, il popolo di personaggi macabri che sono entrati di recente nel mondo immaginario di Halloween provengono prevalentemente dalla letteratura e dal cinema horror. Certo, c’è horror e horror. L’horror romantico (quello di scrittori come Edgar Allan Poe, Ernst Hoffmann, Bram Stocker) è molto diverso dall’horror sadico e nichilista che oggi va per la maggiore. Se quest’ultimo ha qualche cosa di implicitamente satanico (perché la violenza è sempre satanica, anche se non necessariamente legata a culti satanisti), invece l’horror romantico è agli antipodi del satanismo, è anzi intimamente cristiano. Dracula ad esempio è un “seduttore” demoniaco di fanciulle che può essere allontanato brandendo una croce. Chi dubitasse della fede cristiana di Poe, dovrebbe leggere la poesia Ad una in paradiso e il racconto Il gatto nero, in cui lo scrittore denuncia con incredibile lucidità il gusto del male che c’è nel cuore di ogni uomo. Dopotutto, anche l’Inferno di Dante può essere considerato vicino al genere horror. I grandi autori horror non mirano ad esaltare ma, al contrario, a suscitare la paura del male delle potenze demoniache. Infatti, nei racconti horror romantici sono quasi sempre presenti elementi soprannaturali di pura fantasia (fantasmi, spiriti, non morti eccetera) che, indirettamente, alludono al soprannaturale negativo. Dario Argento, che ha donato al mondo due capolavori di horror romantico comeSuspiria e Inferno, in una intervista ha dichiarato che lui fa il cinema horror perché crede in Dio e quindi ha paura del diavolo (cfr. Claudio Pollastri, “Vado a Messa ma vivo tra spettri e lupi”, Studi Cattolici, n° 616, giugno 2012).
Da un certo punto di vista, anche i racconti horror hanno una funzione educativa: insegnano che il mondo è un posto pericoloso pieno di gente pronta a fare del male a causa del Principe di questo mondo. Ma Cristo lo ha sconfitto. A proposito dei demoni e mostri, mi viene in mente un brano da Kristin figlia di Lavransdi Sigrid Undset. Contemplando un dipinto che raffigura una santa alle prese con un drago, Kristin dice: «Mi pare che il drago sia molto piccolo (…) non sembra in grado di potere ingoiare la Vergine.» E il frate che l’ha dipinto risponde: «E infatti non c’è riuscito. Eppure non era più grande di così. I draghi e tutti gli strumenti del diavolo ci sembrano grandi finché la paura ci possiede, ma se una creatura aspira a Dio con tutta l’anima sua fino a potersi avvicinare alla sua potenza, la forza del diavolo di colpo viene abbattuta, tanto che i suoi strumenti diventano piccoli e impotenti. I draghi e gli spiriti malvagi sprofondano e non sono più grandi di rane, di gatti e di cornacchie

IL DIAVOLO AL CINEMA

Eccolo finalmente il mio articolo sul DIAVOLO AL CINEMA!!!

In esso cerco di rispondere alla domanda da cento milioni di dollari: perché il piccolo La grande bellezza di Sorrentino e il semi-porno Lo sconosciuto del lago hanno avuto più successo dell’immenso To the wonder di Malick? Leggete e capirete.
Dopo avere risposto a questa domanda, esamino una serie di film dal contenuto esplicitamente o implicitamente anti-cristiano: Magdalene di Mullan, Philomena di Frears, E venne il giorno di Shyamalan, Carrie. Lo sguardo di Satana di De Palma e Seven di Fincher.

Per leggerlo, cliccate qui:

Il diavolo, probabilmente? No, certamente!

Buona lettura.

 

venerdì 11 ottobre 2013

Un metodo infallibile per fare successo nel mondo cinematografico. E non è un caso che il Papa Francesco abbia detto queste cose: “Ci sono alcuni preti che quando leggono questo brano del Vangelo, questo e altri, dicono: ‘Ma, Gesù ha guarito una persona da una malattia psichica’. Non leggono questo qui, no? E’ vero che in quel tempo si poteva confondere un’epilessia con la possessione del demonio; ma è anche vero che c’era il demonio! E noi non abbiamo diritto di fare tanto semplice la cosa, come per dire: ‘Tutti questi non erano indemoniati; erano malati psichici’. No! La presenza del demonio è nella prima pagina della Bibbia e la Bibbia finisce anche con la presenza del demonio, con la vittoria di Dio sul demonio”.

Oggi il cinema sta male in tutto il mondo. Di bei film se ne vedono pochi, di capolavori quasi nessuno. Un anno fa appare un film che sfiora il capolavoro: To the wonder di Terrence Malick. Non tutti possono apprezzare e condividere la complessa visione filosofica e religiosa di Malick, ma nessuno che abbia occhi e orecchie può negare che To the wonder è un film di altissimo livello, superiore da tutti i punti di vista alla stragrande maggioranza dei film usciti negli ultimi anni. Secondo molti critici, To the wonder sarebbe soltanto un vuoto esercizio di formalismo in cui le immagini contano più dei contenuti. In realtà, in quel film i contenuti passano proprio attraverso lo splendore delle immagini. Ma anche se fosse soltanto un vuoto esercizio di formalismo, To the wonder resterebbe comunque uno dei migliori film degli ultimi anni. Eppure, pubblico e critica lo hanno accolto tiepidamente. Quando è stato presentato al festival di Venezia, nel settembre del 2012, è stato battezzato da pochi, svogliati applausi e molti fischi. Invece, La grande bellezza di Paolo Sorrentino, uscito in pompa magna nel maggio del 2013, è stato accolto con entusiasmo dal pubblico e da gran parte (non tutta) della critica. Ha ricevuto perfino la nomination all’Oscar per il migliore film straniero. Insomma, la maggior parte degli spettatori e dei critici pensano che l’ultimo film di Sorrentino sia un capolavoro. Sono in pochi (fra i quali la sottoscritta) a pensare che La grande bellezza sia solo un filmetto sciatto e pretenzioso (se vi interessa, ho analizzato in maniera approfondita La grande bellezza in questo saggio pubblicato sul sito di Forma Cinema: La grande (assenza di) bellezza. Il manierismo vuoto di Paolo Sorrentino http://www.formacinema.it/obraz-on-line/installation/247-la-grande-assenza-di-bellezza-il-manierismo-vuoto-di-paolo-sorrentino ).
A questo punto dobbiamo chiederci: perché alla maggior parte della gente (per fortuna non tutta) l’ultimo film di Sorrentino sembra più bello dell’ultimo film di Malick? Io una idea ce l’avrei. Forse sbaglio, ma secondo me Sorrentino è più amato di Malick per la semplice ragione che Sorrentino ostenta un anticlericalismo tanto becero quanto convenzionale (rimando al mio saggio) mentre Malick ha l’impudicizia di ostentare una fede sincera. Che scandalo! E già, perché oggi la fede scandalizza molto più della pornografia. Anzi, la pornografia non scandalizza più nessuno, neppure i benpensanti. Leggo su una rivista: «Con Lo sconosciuto del lago, Alain Guiraudie ha scandalizzato i benpensanti, a Cannes mostrando il sesso com’è, meccanica e idraulica di corpi che si avvincono per alcuni minuti.» (Luca Mosso, “Scandaloso Guiraudie tra paura e desiderio”, Tutto Milano, 26 ottobre 2013) Ma va’ là: i benpensanti post-moderni applaudono fino a spellarsi le mani se gli fai vedere la pura meccanica dell’accoppiamento di due corpi dello stesso sesso. Non a caso, Lo sconosciuto del lago, che narra una storia d’amore gay, ha ottenuto il premio per la miglior regia nella sezione “un certain régard”. Se invece ai benpensanti fai vedere un film in cui c’è un prete che chiede a Dio di mostrare il suo volto, volano subito i fischi.
Sei un giovane regista emergente in cerca di successo? Dai retta a me: nei tuoi film mettici tanto sesso preferibilmente omo, tanta retorica multiculturale e soprattutto tante menzogne contro la Chiesa, e vedrai che diranno che sei il nuovo Fellini. Potrei suggerirti di fare un film su suore sadiche che seviziano adolescenti ambosessi nell’Irlanda cattolica, ma purtroppo questa idea è già stata sfruttata due volte. Suore aguzzine sono apparse infatti sia in Magdalene di Peter Mullan, uscito nel 2002, sia in Philomena di Stephen Frears, presentato quest’anno a Venezia. Per fortuna il repertorio delle leggende nere contro la Chiesa è molto vasto: fra esse ne troverai almeno una che fa al caso tuo. Mettila nel tuo film e presentalo ad un festival importante. Se nessuno ti vuole premiare perché il tuo film artisticamente fa schifo, non ti preoccupare: potrai sempre dire che i giurati dei festival non ti vogliono premiare perché il tuo film è troppo “coraggioso” per un paese arretrato e bigotto come il nostro.
La verità è che le “storie vere” narrate da Mullan e da Frears hanno la stessa validità storica di voci di corridoio. In primo luogo, bisogna vedere se le persone che hanno raccontato quelle storie non hanno mentito, distorto o anche solo esagerato i fatti. Non ho nessuna difficoltà a credere che fra milioni di suore nel mondo ce ne siano pure alcune molto cattive. In tutti i gruppi umani ci sono un certo numero di persone tutt’altro che buone. Ma appunto, il fatto che alcune suore siano cattive non dimostra che tutte le suore siano cattive. Analogamente, il fatto che alcuni preti siano pedofili non dimostra che tutti i preti lo siano. I registi Mullan e Frears utilizzano i racconti vaghi di mezza dozzina di persone che hanno avuto la sfortuna di incontrare pessime spose di Cristo per dimostrare surrettiziamente proprio questo: che tutte le suore d’Irlanda sono cattive perché la fede rende cattivi. Invece di parlare delle innumerevoli suore che assistono i poveri nel Terzo Mondo e degli innumerevoli preti che educano i giovani nelle parrocchie, registi e giornalisti puntano i riflettori su pochi preti pedofili e poche suore manesche. La verità, taciuta sistematicamente dai media, è che la percentuale dei pedofili fra gli uomini di Chiesa è molto inferiore alla percentuale dei pedofili fra i laici. Ma il più delle volte è inutile spiegare la verità. Infatti, la gente preferisce le menzogne alla verità perché le menzogne sono più seducenti. Se vuoi essere “in” e fare strada nel mondo devi ripetere queste menzogne. Perché il principe di questo mondo è mentitore e padre di menzogna.
Il diavolo non agisce mai apertamente. Lavora nel nascondimento. I suoi migliori servitori sono proprio quelli che non credono in lui. Per tornare al nostro tema, i cineasti atei diffondono con efficienza le menzogne che colui in cui non credono suggerisce loro. Da tempo sostengo che ne uccide più lo schermo che la penna. Fuor di metafora, una stessa menzogna è più potente quando passa attraverso uno spettacolo televisivo o cinematografico che non quando passa attraverso un’opera scritta, di qualunque genere essa sia. Infatti, i consumatori di televisione e di cinema sono incomparabilmente più numerosi dei lettori di opere scritte di tutti i generi. Cosa ancora più importante, le prime esigono poca attenzione da parte del fruitore mentre le seconde ne richiedono molta. Quando leggiamo qualunque cosa, non importa che cosa, la nostra mente lavora molto più che quando guardiamo uno spettacolo televisivo e un film (a meno che il film non sia una vera, grande opera d’arte: quando si innalza al livello dell’arte anche il cinema fa lavorare la mente a pieno regime). Ci sono buone ragioni per credere che, quando è troppo rilassata, la nostra mente tenda ad assorbire rapidamente, senza fermarsi a giudicarla, qualunque menzogna le venga propinata. D’altra parte, l’idea che lo schermo abbia un potere di persuasione molto superiore a quello della penna l’hanno già avuta in molti prima di me, in primo luogo Karl Popper e Marshall McLuhan.
Penso da tempo di stilare una lista completa dei prodotti cinematografici e televisivi che calunniano la Vera Religione. La lista, purtroppo, sarebbe lunghissima e si rischierebbe sempre di dimenticare qualcosa. Nella lista dovrebbero figurare, oltre ai due succitati film, anche Il codice da Vinci (2006) e Angeli e demoni (2009) di Ron Howard nonché Le Crociate di Ridley Scott (2005). Questi film distorcono la verità storica in maniera talmente palese e impudica che è inutile parlarne. Molto più numerosi dei film e telefilm che calunniano apertamente la Chiesa distorcendo la verità storica sono i film e telefilm che calunniano la stessa fede in Dio. Fateci caso: nella stragrande maggioranza dei film di massa i cristiani in generale e cattolici in particolare appaiono nel migliore dei casi come dei creduloni stupidi, nel peggiore come dei fanatici pronti a commettere ogni sorta di atrocità nel nome della fede. Per il momento, cito solo tre degli innumerevoli film che calunniano la fede: E venne il giorno di M. Night Shyamalan (2008), Carrie. Lo sguardo di Satana, di Brian De Palma (1976) e Seven di David Fincher (1995).
Nel primo film appare una vecchia pazza misantropa che abita da sola in una villetta isolata. Le pareti della sua camera da letto sono tappezzate di immaginette di Cristo e della Madonna. Poco prima di fare una fine orrenda, la vecchia ripete ossessivamente: «Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla, il Signore è il mio pastore, non manco di nulla…». Che cosa avrà insegnato o, meglio, che messaggio recondito avrà iniettato nella mente dello spettatore questa scena? Ecco il messaggio: la fede è una sorta di malattia mentale che ti allontana dai tuoi simili e Dio non ti aiuta quando ne hai bisogno per la semplice ragione che non esiste.
E veniamo al secondo film. Carrie, protagonista, è una ragazza emarginata e complessata che subisce ogni sorta di angherie da parte delle compagne di scuola e che a casa è oppressa dalla madre: una pazza bigotta con gli occhi spiritati che apre bocca solo per citare la Bibbia e riempie la casa di immagini devozionali e giganteschi crocifissi vagamente mostruosi. Impedendole di frequentare ragazzi maschi e sottoponendola ad ogni sorta di punizioni e castighi, la bigotta compromette irrimediabilmente la salute psichica della figlia. Il messaggio (subliminale) è fin troppo chiaro: la fede ti vieta di godere delle gioie della vita, rendendoti pazzo e violento.
E veniamo a Seven, un film freddo e manieristico, senza un briciolo di autentica poesia, che qualcuno si ostina a considerare un capolavoro. In una città sporca e marcia un serial killer comincia ad uccidere quelli che ai suoi occhi appaiono come “peccatori” esemplari. La sua politica è di “colpire un vizioso per educarne cento”. Non si riesce a capire se il serial killer è cattolico a tutti gli effetti, ma appare evidente che comunque ha ricevuto una educazione cattolica. Infatti, è ossessionato dai “sette vizi capitali” e prende ispirazione dalla Divina Commedia di Dante. Il messaggio è che la religione cattolica ti trasforma in un moralista intollerante e violento che odia i peccatori. Spero non ci sia bisogno di spiegare che in realtà la Chiesa ci insegna a non odiare i peccatori ma il peccato, riconoscendoci noi per primi peccatori bisognosi di misericordia. A parte questo, il fatto che in quello scadente filmetto ateo il serial killer prenda ispirazione della Divina Commedia, quasi che Dante Alighieri fosse il suo “mandante morale”, appare come una inaccettabile offesa verso il sommo poeta. Significativo il fatto che gli atei odino la Divina Commedia non meno di quanto la odino i fondamentalisti islamici. I fondamentalisti la odiano perché Dante Alighieri parla male del loro profeta, gli atei la odiano perché Dante Alighieri parla di Dio. Mentre i fondamentalisti se potessero, distruggerebbero tutte le copie della Divina Commedia presenti sulla faccia della terra, gli atei di casa nostra per il momento si limitano a chiedere che nelle scuole dell’obbligo non si insegni più la Divina Commedia. C’è da giurare che, almeno per qualche tempo, fondamentalisti e atei diventeranno “amici” – come Erode e Pilato – combattendo fianco a fianco contro i cristiani.

SCALFARI, O DEL GIOCO DELLE TRE TAVOLETTE. A proposito della risposta i Eugenio Scalfari alla lettera del papa.

Ad una settimana di distanza, rilancio sul mio blog il mio articolo che è stato pubblicato sul sito Cultura Cattolica, ottenendo  ben 875 contatti in 7 giorni, di cui 494 nelle prime 24 ore

domenica 15 settembre 2013

Se dico “diavolo”, la gente pensa a un tizio con la faccia dipinta di rosso, la calzamaglia rossa, il mantello rosso, la coda di gommapiuma, le corna e il tridente di plastica e si mette a ridere. “Come può esistere un tizio così ridicolo?”. Eh già, quel tizio fa di tutto perché la gente lo creda talmente ridicolo da non potere esistere. In realtà non è per nulla ridicolo. E’ spaventoso. Se dico “diavolo”, smettete di pensare alle calzamaglie rosse. Accendete la televisione e guardate Eugenio Scalfari che parla della lettera del papa con Lilli Gruber a Otto e mezzo. Il vecchio Eugenio non è certamente il diavolo, anzi non escludo che possa riconoscere la verità in extremis, ma le sue parole sono diaboliche. Le inconfutabili prove filosofiche dell’esistenza di colui che è mentitore e padre di menzogna sono tutte lì: nel profluvio di spudorate menzogne, basate sulla estrema e sistematica deformazione della verità filosofica e storica, che escono dalle vecchie labbra e dalla vecchia gola raucedinosa del vecchio trombone dell’ancien régime di sinistra stipendiato da noi plebei pagatori di tasse di centrodestra. Menzogne, menzogne, menzogne. Sicuramente ispirato dal tizio in cui neanche crede, il trombone sostiene che papa Francesco toglierebbe ogni assolutezza alla verità, dando così ragione ai relativisti, e che negherebbe la trascendenza propugnando una sorta di immanentismo panteistico, che per la cronaca è la divinizzazione pagana-buddista dell’insieme delle cose che esistono. Aggiunge infine che fatti storici quali la lotta per le investiture e le crociate dimostrerebbero in maniera inequivocabile che la Chiesa avrebbe sempre mirato ad acquisire abusivamente il potere temporale. Sorvolo sulle menzogne a proposito di relativismo e immanentismo, talmente spudorate che si commentano da sole. Ma sulle menzogne storiche no, non sorvolo.

Vediamo prima la lotta per le investiture, che vide contrapporsi negli ultimi decenni dell’XI secolo l’imperatore Enrico IV a papa Gregorio VII. Per tagliare corto, non è vero che i papi hanno sempre cercato di rubare il potere temporale ai governanti. E’ vero esattamente il contrario: i governanti hanno sempre cercato di controllare il potere spirituale della Chiesa. In estrema sintesi, secondo la dottrina cattolica i governanti hanno la facoltà di governare e fare leggi (potere temporale), mentre papi e vescovi hanno la facoltà di deporre i governanti che non agiscono in conformità con la legge di Dio, che poi coincide con la legge naturale, che comprende i diritti universali dell’uomo (della distinzione fra potere temporale e potere spirituale ne parla in maniera approfondita Jacques Maritain in Il primato dello spirituale, pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1927). Non sarebbe stato meglio per tutti, anche per gli atei, se il papa avesse potuto beneficiare della facoltà di deporre i governanti malvagi ai tempi di Hitler e di Stalin? A parte questo, si sa che i potenti, da che mondo è mondo, sono costantemente tentati di trasgredire la legge di Dio ossia di fare il male pure di soddisfare le loro insaziabili brame. Non sopportando dunque che i papi avessero facoltà di redarguirli e di deporli, nel corso della storia la maggior parte dei re e degli imperatori hanno cercato di sottomettere la Chiesa, di trasformarla in una serva ubbidiente, pronta a benedire tutte le scelleratezze che commettevano.
Mai nella storia è successo che un papa volesse nominare conti, re e imperatori. Invece è successo più volte il contrario. Ad esempio, nell’XI secolo l’imperatore tedesco Enrico IV pretese di nominare lui stesso i vescovi, attribuendo loro anche il titolo di conti (i famosi “vescovi-conti”), al fine di renderli suoi servi ubbidienti. Papa Gregorio VII lo scomunicò e ribadì che gli ecclesiastici non possono essere nominati dai laici. Seguì una guerra civile di quasi cinquant’anni in Germania, al termine della quale il Concordato di Worms (1122) affermò il principio della separazione dei due poteri. E per inciso, quello che non riuscì ad Enrico IV sarebbe riuscito qualche secolo dopo a Enrico VIII, che per togliersi finalmente la Chiesa dai piedi fondò la Chiesa anglicana e se ne autoproclamò capo. Molti altri governanti, invece, aderirono con entusiasmo alla Riforma protestante, che li liberava dall’obbligo di obbedire alla Chiesa ossia di non trasgredire mai la legge di Dio. E sorvolo, perché non c’è tempo, sulle politiche contro la Chiesa promosse da governanti formalmente cattolici come Filippo il Bello (re di Francia fra il 1285 e il 1314) e Giuseppe II d’Asburgo (imperatore d’Austria fra il 1765 e il 1790).
E veniamo alle cosiddette Crociate, che secondo la propaganda illuminista e illuminata sarebbero state delle guerre di aggressione condotte da cristiani violenti e sanguinari, aizzati dal papa, contro i pacifici e razionali musulmani. In realtà, le Crociate non solo furono guerre pienamente laiche combattute prevalentemente da laici per fini laici ma furono guerre lecite e doverose perfino sul piano del diritto internazionale moderno. Leggersi fondamentali studi sulle Crociate scritti da Thomas Madden e Rodney Stark. Per farla breve, nel corso dell’alto Medioevo i musulmani opprimono i cristiani in Medio Oriente e devastano tutte le coste dell’Europa, dove catturano ragazzi e specialmente ragazze per rifornire il mercato degli schiavi di Alessandria. Dopo avere conquistato quasi tutto il Medio Oriente e il nord Africa, le potenze musulmane (fra le quali primeggia la Turchia dei selgiuchidi) mirano espressamente a conquistare l’Europa per consegnarla all’Islam. Alla fine del secolo XI i cristiani decidono che è tempo di reagire e organizzano i “pellegrinaggi in armi”, il cui scopo era quello di fermare lo tsunami musulmano oltre il mare, in Terra Santa. Infatti i piccoli regni cristiani instaurati dopo la prima Crociata avevano prevalentemente natura di avamposti militari, che insieme formavano una sorta di “grande muraglia” in funzione anti-musulmana. Per tirare le somme, le Crociate furono esattamente il contrario di guerre di aggressione: furono guerre a scopo difensivo. Tutti insieme gli errori e i crimini commessi da tutti i combattenti cristiani non sminuiscono di una virgola la sostanziale legittimità morale di quelle imprese, che tennero i musulmani alla larga dall’Europa per parecchi secoli. Ma capisco bene che in quest’epoca in cui, nel nome del relativismo, non solo si permette ai musulmani di fare il comodo loro in casa nostra ma addirittura si combatte al loro fianco (vedi Obama che fiancheggia i siriani di Al Qaeda) la gente proprio non riesca a capire come mai nel Medioevo i loro antenati avessero la strana fissazione di impedire a degli aggressori spietati quanto i nazisti di distruggere la loro terra e la loro cultura.

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