Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

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Morte dov’è la tua vittoria? Perché i cristiani, anche se si sentono sconfitti, non lo sono

Mio articolo apparso stamattina su Tempi:

http://www.tempi.it/morte-dove-tua-vittoria-cristiani-sconfitti#.VWw7HM_tmko

BACK IN THE USSR II. Putin contro i fondamentalisti come Stalin contro Hitler.

In calce ad un articolo di Luigi Amicone apparso di Tempi, Andrea Tedesco ha risposto così al mio commento, che coincide col post precedente:

Gentile Signora Jacob, condivido la sua analisi molto accurata e intelligente, a dispetto di quanto ho scritto nel mio intervento precedente. Ho spesso utilizzato argomentazioni analoghe alla sue proprio per contrastare l’anti-americanismo viscerale di cui lei parla, sebbene non così abilmente quanto lei. La mia simpatia per Putin e la Russia in questo momento non è dunque certo il frutto dell’anti-americanismo psico-patologico (sono filo-americano e filo-israeliano da quando ho acquisito l’uso della ragione). Il popolo americano e la parte migliore dell’America sono in effetti cristiani. Bisognerebbe forse ricordare che gran parte di loro sono protestanti, però, che nel corso della storia hanno avuto qualche “piccolo” problema dottrinale e di convivenza coi cattolici. Per me non è mai stato un problema, tendo a concentrarmi su ciò che ci unisce piuttosto che quanto ci divide, ragione per cui amo Israele e gli ebrei, infinitamente più vicini e simili culturalmente ai cristiani, piuttosto che i musulmani, appartenenti ad una cultura antitetica ed ostile al cristianesimo sin dalle origini. Lo ricordo solo perchè lei ha voluto giustamente sottolineare ciò che separa gli ortodossi dai cattolici. A differenza di gran parte degli Americani, i loro intellettuali e l’attuale “leadership” (che contraddizione usare questo termine per definire il governo di Obama!) sono invece profondamente anti-cristiani, anti-sionisti, filo-islamici e quindi “paradossalmente” anti-americani. E’ possibile che le mie simpatie siano il frutto di un po’ di ignoranza e di incapacità di leggere tra le righe del comportamento e delle parole di Putin. Lei è una psicologa per caso, come sembrerebbe suggerire anche il titolo del suo intervento? Come fa a sapere che Putin finge di essere cristiano, sebbene ortodosso (nessuno è perfetto!), ma in realtà è ancora l’ateo gerarca del KGB del passato? Comunque, anche nella peggiore delle ipotesi, cioè che lei abbia completamente ragione su Putin e la Russia, resto convinto del fatto che il comportamento attuale di Putin, e nello specifico l’intervento militare in Ucraina, sia comprensibile e giustificabile nelle circostanze in quanto manifestazione di salvaguardia e difesa degli interessi nazionali russi, e che Putin, seppur arrogante e autoritario, sia migliore, o se preferisce, il minore dei mali se paragonato ad Obama. Se non altro perchè, a differenza di Obama, Putin è orgoglioso del suo paese, cerca di perseguirne gli interessi, ed è pronto a combattere i suoi nemici e a difendere i suoi alleati, per quanto indegni, ad esempio Assad. Obama, ma anche gli altri leader occidentali, con l’eccezione degna di nota del Primo Ministro Canadese Stephen Harper, tormentati da inutili e controproducenti sensi di colpa per il passato coloniale e per aver messo a repentaglio la salute del pianeta, affetti da bassa autostima e codardia fisiologica, si vergognano invece dei propri paesi e della propria civiltà e si adoperano per il loro indebolimento e distruzione, abbracciano e accolgono a casa propria i fascisti islamici e loro acerrimi nemici, mentre sono pronti ad abbandonare e a tradire i propri alleati, come sta facendo Obama nei confronti di Israele. Sono convinto, e l’ho sostenuto in più occasioni, che Putin non sia impegnato in una crociata in difesa dei cristiani, ma è innegabile che, seppur nel perseguimento degli interessi nazionali, Putin abbia in qualche modo difeso anche gli interessi dei cristiani e messo i bastoni tra le ruote agli islamisti, almeno quelli sunniti, che sembrano più pericolosi per gli interessi della Russia, ma anche dell’Europa, sebbene non per Israele, che è invece minacciata più seriamente dai fanatici sciti dell’Iran. Putin, infatti, a differenza di Obama e dei leader politici occidentali, sembra comprendere la minaccia mortale posta al suo paese dall’islam radicale, che identifica correttamente come il protagonista di una vera e propria aggressione in continuità con il passato, e non una semplice reazione alle ingiustizie e soprusi operati dall’Occidente ai danni del Terzo Mondo, come invece sostiene la teoria della “Jihad reattiva” sposata dalle menti degli intellettuali e governanti occidentali imbevute di etnocentrismo e neo-marxismo. In altre parole, credo che la minaccia più grave alla sopravvivenza della nostra civiltà oggi non siano tanto i nemici esterni, Islam incluso, e magari Putin, ma anzitutto il “tentato suicidio in corso” messo in atto da quelli interni, cioè il disprezzo per la propria civiltà e storia, per le proprie origini e tradizioni, “l’odio per l’amor di patria” fomentato sfruttando la paura istintiva per le derive del nazionalismo dopo la II Guerra Mondiale, lo sforzo evidente di distruggere in ogni modo le identità nazionali a favore della creazione di mostri geopolitici come Eurabia. 
Con stima, 
Andrea Tedesco
PS 
Nel caso lei, o qualcun’altro fosse interessato ad approfondire le mie farneticazioni a riguardo di questioni accennate in questo intervento, includo sotto i link a due articoli tra loro collegati:
http://www.ioamolitalia.it/blogs/il-perfetto-e–nemico-del-bene/quel-%E2%80%9Cbrutto-anatroccolo-erede-di-david%E2%80%9D-che-sbarra-la-strada-alla-stirpe-di-golia-parte-prima.html
http://www.ioamolitalia.it/blogs/il-perfetto-e–nemico-del-bene/obama-e-contro-israele-e-l-europa-e-schierato-con-gli-islamici-e-con-il-%E2%80%9Cgoverno-mondiale%E2%80%9D-e-una-moneta-unica-perche-israele-e-costretto-a-difendersi-parte-seconda.html

MIA RISPOSTA

Gentile signor Tedesco,

sono d’accordo con la maggior parte delle cose che dice: 1) le élite occidentali stanno inducendo l’Occidente al suicidio diffondendo non soltanto un nichilismo ideologico ma anche un nichilismo pratico, che si esprime soprattutto attraverso la distruzione della famiglia , 2) le élite occidentali stanno favorendo con piena coscienza e deliberato consenso il piano di occupazione islamica dell’Europa e degli Usa, 3) a differenza di Obama, Putin ha chiaro che i paesi islamici sunniti sono nemici e come tali devono essere trattati.

Dalla fine del Medioevo (quando lo tsunami turco ha travolto quel restava dell’impero bizantino) fin quasi al Novecento, la Russia ortodossa ha svolto un compito fondamentale di contenimento delle spinte islamiche verso l’Europa. Quindi, ringrazio la Russia per il ruolo anti-Islam che ha svolto in passato e ringrazio oggi Putin per la fermezza con cui tratta i paesi islamici. Lui non è uno che le manda a dire: “Cara Arabia Saudita, se cominci a rompere troppo e scatole, te a vedrai con l’armata rossa” (cfr. http://lenewsdiangeloiervolino.altervista.org/blog/2135).

Novantadue minuti di applausi a Putin per queste sane e costruttive minacce, che era ora.

Quando Putin fa la voce grossa contro i nostri peggiori nemici, anche io sono lì lì per cadere in ginocchio in adorazione. Ma poi viene il momento della riflessione, e mi rendo conto che i nemici dei nostri nemici non sono necessariamente nostri amici. Fatti i necessari distinguo e le debite proporzioni, i fondamentalisti islamici son un po’ come i nazisti. Durante la Seconda Guerra Mondiale la priorità dei paesi liberi era sconfiggere la Germania nazista. Pure di sconfiggerla, andava bene allearsi anche con Satana. Ed in effetti, gli alleati furono costretti a chiedere aiuto ad uno che aveva molto a che fare con Satana: Josif Stalin. Tralasciando il fatto che Stalin fino a cinque minuti prima faceva accordi con Hitler (patto Ribbentrop-Molotov), è fuori di dubbio che senza l’intervento dell’armata rossa gli eserciti alleati non ce l’avrebbero mai fatta a vincere. Ma i russi restavano dei nemici non meno temibili dei nazisti. Per dirne una a Berlino, durante i festeggiamenti per la sconfitta di Hitler, i russi rapirono sbatterono nei gulag, a morire di freddo e stenti, molti poveri soldati americani, illusi che i russi fossero amici. Dopo la pubblicazione di documenti riservati, oggi sappiamo anche perché gli americani furono così spietati e crudeli da sganciare ben due bombe atomiche su una nazione stremata: i servizi segreti avevano fatto sapere al presidente Usa che Stalin progettava di allungare le mani sul Giappone attraverso le basi sovietiche sul Pacifico. Il  fungo atomico che si alzò su Hiroshima conteneva un “messaggio” per i russi: “Non provate ad avvicinarvi o la prossima bomba atomica ve la beccate voi”. E purtroppo, alcuni anni dopo i russi, grazie a spie americane convertite alla causa del proletariato mondiale, vennero in possesso dei segreti della bomba atomica, ed iniziò l’era del terrore nucleare.

Venendo all’oggi, le politiche anti-islamiche non bastano a fare di Putin un nostro amico. Viceversa, la terribile insipienza di Obama non basta a farne un nostro nemico. La Russia è ormai una superpotenza mondiale che non nasconde anzi ostenta apertamente le sue mire espansionistiche. I russi considerano da sempre tutti i paesi dell’Europa dell’est, specialmente la Polonia e l’Ucraina, terre di loro proprietà. Ma pare che la Russia oggi abbia intenzione di espandersi anche verso il centro Asia. Voglio ricordare che nei bei tempi andati la Russia mirava espressamente anche a prendersi il Giappone. Quando l’Urss è crollato, ci siamo troppo rilassati e ci siamo dimenticati della lezione della Tatcher: “Russia first”. Che significa: la Russia deve essere tenuta costantemente sotto osservazione. Purtroppo, la Russia non viene più tenuta sotto osservazione da troppo tempo, e Putin ne ha approfittato per instaurare uno stato di polizia basato sul terrore, per organizzare l’esecito più potente del mondo. Fra poco avremo basi russe anche in Sud America.

Lei dice:

“Come fa a sapere che Putin finge di essere cristiano, sebbene ortodosso (nessuno è perfetto!), ma in realtà è ancora l’ateo gerarca del KGB del passato? Comunque, anche nella peggiore delle ipotesi, cioè che lei abbia completamente ragione su Putin e la Russia, resto convinto del fatto che il comportamento attuale di Putin, e nello specifico l’intervento militare in Ucraina, sia comprensibile e giustificabile nelle circostanze in quanto manifestazione di salvaguardia e difesa degli interessi nazionali russi, e che Putin, seppur arrogante e autoritario, sia migliore, o se preferisce, il minore dei mali se paragonato ad Obama”.

Come faccio a sapere che non è cristiano? Lo chieda alla gente che nel “paradiso dei lavoratori” ci abita, quanto vuole bene ai cristiani (Venti di guerra, una lettera da Mosca). Lo sapete o no che sia la chiesa cattolica sia la chiesa ortodossa (perfino quella ortodossa!) in Ucraina hanno dichiarato di avere molta paura del “cristiano” Putin? Il problema è che noi in Europa, e specialmente in Italia, abbocchiamo facilmente alla propaganda russa: ci dicono che in Ucraina ormai ci sono più russi e più filo-russi che ucraini, ci dicono che le rivolte di piazza sono state organizzate da fascisti-nazisti-sionisti pagati dall’Unione Europea e noi ci abbiamo creduto. Bene, allora non resta che documentarsi. Per favore, leggete qui:

http://www.lintraprendente.it/2014/03/contro-la-sbornia-nordista-per-il-compagno-vladimir/#.UxcUPOboILo.facebook

In conclusione, le assicuro che il male minore è Obama.

LA CRISI ECONOMICA? E’ SPIRITUALE. Come l’ingiustizia spirituale produce catastrofi materiali spaventose.

Articolo pubblicato su Pepe 27, numero dedicato alla giustizia, uscito in dicembre 2013.

Pepe_27_Giustizia

LA CRISI ECONOMICA? E’ SPIRITUALE

Dal momento che è composto di corpo e spirito, un essere umano può subire sia ingiustizie di carattere fisico sia ingiustizie di carattere spirituale. L’omicidio e il furto, per fare due soli esempi, costituiscono ingiustizie fisiche, mentre la calunnia, la diffamazione e la menzogna costituiscono ingiustizie spirituali. Il corpo è un “mezzo” molto nobile, ma pur sempre un mezzo dello spirito: è il pensiero a muovere il corpo e non il corpo a muovere il pensiero. Dal momento che dunque lo spirito è in qualche maniera superiore al corpo, le ingiustizie spirituali sono molto più lesive delle ingiustizie fisiche. Nessuna massima è dunque più vera di questa: “Ne uccide più la penna che la spada”. Infatti la spada può infliggere solo delle lesioni fisiche, mente la penna può infliggere lesioni spirituali. Se ad esempio un giornalista diffama una persona, attribuendole colpe che non ha, quella persona molto probabilmente perderà tutte le amicizie, soffrendone molto. Una lesione “spirituale” ha quasi sempre anche conseguenze materiali: una persona diffamata a mezzo stampa rischia di perdere il lavoro e di ritrovarsi su una strada, nei casi più gravi può diventare bersaglio di vendette e rappresaglie da parte di quanti si considerano sue vittime.

Adesso vorrei soffermarmi su un tipo particolare di ingiustizia spirituale che oggi è molto diffusa: l’ingiustizia informativa, che consiste nel deformare e occultare la verità dell’informazione storica, economica, filosofica eccetera. Nessuna ingiustizia ha conseguenza più profonde, estese e devastanti delle ingiustizie informative, che sono le più grandi delle ingiustizie spirituali e quindi le più grandi ingiustizie in assoluto. Mi viene in mente un geniale aforisma di Hernest Hello, polemista cattolico del XIX secolo: «Sono i principi che guidano il mondo, senza che il mondo sappia da chi è condotto. La più lieve negazione religiosa si trasforma in catastrofi materiali spaventevoli. Tu neghi il dogma: ti credi nel regno delle teorie senza conseguenze: il sangue scorre. Sarai spaventato dagli effetti; non vedrai le cause». Negando l’immortalità dell’anima, mettendo l’uomo sullo stesso piano degli animali, la cultura atea e positivista ha aperto le porte dei lager e dei gulag

Venendo alla cronaca di questi giorni, la più piccola negazione filosofica ed economica si traduce in catastrofi storiche ed economiche spaventevoli. Il 16 ottobre 2013 sul Imola oggi Roberto Orsi della London School of Economics ha scritto: «dell’Italia non rimarrà nulla, in 10 anni si dissolverà. Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà.  (…) L’Italia ha attualmente il livello di tassazione sulle imprese più alto dell’UE e uno dei più alti al mondo. Questo insieme a un mix fatale di terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d’Europa, sta spingendo tutti gli imprenditori fuori dal Paese. (…) La scomparsa dell’Italia in quanto nazione industriale si riflette anche nel livello senza precedenti di fuga di cervelli con decine di migliaia di giovani ricercatori, scienziati, tecnici che emigrano in Germania, Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, così come in Nord America e Asia orientale. (…) L’attuale leadership non ha la capacità, e forse neppure l’intenzione, di salvare il Paese dalla rovina. Sarebbe facile sostenere che Monti ha aggravato la già grave recessione. Letta sta seguendo esattamente lo stesso percorso: tutto deve essere sacrificato in nome della stabilità. (…) A meno di un miracolo, possono volerci secoli per ricostruire l’Italia.»

La dissoluzione prossima ventura dell’Italia è la logica conseguenza di una campagna di ingiustizia informativa portata avanti per più di cinquant’anni dalle élite intellettuali italiane, tutte rigorosamente di sinistra. Impadronitesi di tutte le centrali dell’informazione e dell’istruzione (giornali, televisioni, scuole, università eccetera), queste élite hanno potuto inoculare nella mente della stragrande maggioranza degli italiani le menzogne marxiste e keynesiane. Accecati da queste menzogne, gli italiani hanno sempre votato per i partiti che promuovevano l’aumento incontrollato della spesa pubblica e delle tasse e il saccheggio sistematico delle ricchezze prodotte. Sotto un altro punto di vista, gli italiani hanno sempre votato per i partiti statalisti perché in Italia tutti i partiti sono statalisti. In Italia l’unica scelta possibile è fra partiti molto statalisti e partiti un po’ meno statalisti, che si spacciano per “liberali”. Infatti in Italia, per dirsi “liberali”, ai politici basta promettere a vuoto di abbassare le tasse. Anche se non lo fanno, gli elettori non se ne accorgono e li votano di nuovo. Di recente i sedicenti “liberali” insediati nel “governo delle larghe intese”, autoproclamatisi comicamente “sentinelle anti-tasse”, hanno promesso di abbassare le tasse. Tuttavia, non solo non si sono impegnati a tagliare un  solo euro di spesa pubblica ma l’hanno aumentata a nostra insaputa. Ora, la matematica elementare vieta di tenere insieme l’aumento della spesa pubblica con la diminuzione delle tasse. E’ come se io volessi comprare il doppio di quello che compravo prima spendendo la metà di quello che spendevo prima. E infatti le tasse stanno aumentando a nostra insaputa.

Ecco tutta la storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi in forma di sillogismo: le élite intellettuali hanno indotto gli italiani a votare per i partiti statalisti, i partiti statalisti hanno aumentato la spesa e le tasse, la spesa e le tasse stanno uccidendo l’Italia. La mente degli italiani è talmente obnubilata dalle menzogne, che non riescono neppure a vedere la realtà. Lo Stato li sta uccidendo e loro chiedono più Stato. L’Italia sta per dissolversi bel buco nero del debito e gli italiani chiedono allo Stato di aumentare il debito creando migliaia di posti di lavoro e stampando denaro. Vengono in mente i medici antichi, che non sapevano fare atro che salassi. Ebbene, il popolo italiano è simile ad un malato stremato da infiniti salassi che supplica lo Stato-medico di fargli ancora un altro salasso, ma più forte. E quando sarà in coma irreversibile, nell’ultimo barlume di coscienza prima della morte, stordito dalla morfina, il popolo si sentirà felice e dirà: “La ripresa sta arrivando”.

Come ho detto, questa follia suicida collettiva è stata scatenata dalla visione menzognera della realtà che le élite intellettuali italiane, tutte rigorosamente di sinistra, hanno inoculato nella mente degli italiani. Secondo questa visione, che è un po’ marxista e un po’ keynesiana, ogni crisi economica (con tutti i corollari: disoccupazione, inflazione, stagflazione, crisi del debito sovrano eccetera) sarebbe causata dall’accumulazione della ricchezza da parte dei “ricchi”, in altri termini i “ricchi” (borghesi, capitalisti) si arricchirebbero rubando ai “poveri” (proletari, operai, lavoratori dipendenti, disoccupati eccetera). I giornalisti di sinistra ripetono ogni giorno come un mantra: “Oggi i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri diventano sempre più i poveri”.

Una volta convinto il popolo che i ricchi rubano ai poveri, lo si può convincere ad adorare lo Stato come una divinità. Gli intellettuali di sinistra ripetono come un mantra: “Lo Stato ha il compito di ridistribuire le ricchezze tramite il fisco”. Nel concreto, lo Stato socialdemocratico usa i soldi delle tasse per creare milioni di posti di lavoro pubblici (nella pubblica amministrazione e nelle aziende pubbliche), per finanziare welfare e per donare ai “poveri” ogni sorta di “ammortizzatori sociali”.

Una volta convinto il popolo che il compito dello Stato è di punire i “ricchi” e favorire i “poveri”, lo si può convincere che lo Stato fa bene a sequestrare più del cinquanta per cento del reddito a quanti hanno la sfortuna di non essere del tutto “poveri” e ad incrementare costantemente il debito pubblico. Infatti, oggi tutti i politici di destra e di sinistra, anche le “sentinelle anti-tasse”, credono ad un famoso truffatore di nome John Maynard Keynes, il quale sosteneva impunemente che per fare crescere l’economia lo Stato deve sperperare i soldi dei contribuenti, indebitare i contribuenti non ancora nati e stampare denaro dal nulla.

Quando il debito pubblico è scoppiato come un ordigno nucleare, gli intellettuali si sono trovati in seria difficoltà. Come potevano continuare a fare credere al popolo che lo Stato fa bene a sperperare il denaro dei cittadini di oggi e di domani? Ma è semplice: facendo leva sull’invidia sociale, hanno puntato il dito contro la finanza, le banche, le agenzie di rating, la Germania della Merkel e il “liberismo selvaggio”. Nello specifico, sono riusciti a fare credere al popolo che la crisi del debito sarebbe stata deliberatamente provocata dai finanzieri e dai banchieri, che vengono dipinti come massoni che complottano per spartirsi i resti dell’Italia. Inoltre, sono riusciti a fare credere al popolo che l’Europa sarebbe in mano alla Germania, che si divertirebbe sadicamente a distruggere l’Italia imponendo la “austerità” e impedendo alla Bce di stampare altro denaro. Infine, sono riusciti a fare credere al popolo che la causa prima ed unica della sua infelicità terrena sarebbe un fantomatico eccesso di liberalismo economico, ribattezzato “liberismo selvaggio”. Inoltre, soo riusciti  a fare credere al popolo che “liberismo selvaggio” sarebbe sinonimo di  “darwinismo sociale”. Come all’interno di una specie gli individui più “adatti” liquiderebbero fisicamente gli individui “inadatti”, così nel mercato “liberista” i “ricchi” sfrutterebbero, opprimerebbero e deprederebbero i “poveri”.

A propalare menzogne, ossia a commettere atti di ingiustizia contro la verità, ci si sono messi anche i cattocomunisti e i tradizionalisti cattolici. Dando man forte agli intellettuali di sinistra, questi cattolici sostengono impunemente che il “liberalismo” sarebbe una ideologia anti-cristiana, sorella del comunismo e del nazismo. Per loro Ronald Reagan e Margaret Thatcher sarebbero poco meno criminali di Hitler e Stalin. Sempre attentando alla giustizia dell’informazione, traggono abusivamente dal Vangelo una ideologia pauperista e manichea secondo cui ogni povero sarebbe buono a prescindere mentre ogni ricco sarebbe cattivo a prescindere. Naturalmente, l’ideologia pauperista non può che portare alla socialdemocrazia keynesiana. Chi pensa che i ricchi siano tutti cattivi per definizione, finirà inevitabilmente per chiedere allo Stato di punire i ricchi spogliandoli di tutte le loro ricchezze e simmetricamente di premiare i poveri consegnando loro le ricchezze sottratte ai ricchi (in effetti la vecchia Dc era un partito socialdemocratico che mirava alla “ridistribuzione delle ricchezze”).

Fin quando propaleranno queste menzogne, questi cattolici non faranno che aggravare le vere ingiustizie sociali, che oggi sono quasi tutte causate da uno Stato ateo che diventa ogni giorno più avido e rapace. Non è certo il “liberismo selvaggio” che costringe le aziende a fuggire all’estero o a chiudere. Non è certamente il “liberismo selvaggio” che spinge gli imprenditori al suicidio. Sono le tasse.

L’unica maniera per combattere queste terribili ingiustizie sociali, è ristabilire la verità

Non è vero che i “ricchi” rubano ai “poveri”, almeno non più. Nei secoli passati il popolo, che non era ricco, era obbligato a mantenere la classe nobiliare, che era ricca. Ma la classe nobiliare ha perso da tempo immemorabile i suoi privilegi, e ai discendenti dei conti e di marchesi tocca andare a lavorare.  I ricchi di oggi non sono nobili parassiti del popolo bensì professionisti e imprenditori di successo, quasi tutti partiti dal nulla. In altri termini, nella società contemporanea, che è almeno in parte liberal-capitalista, la ricchezza è quasi sempre direttamente proporzionale al merito: più sei bravo e più guadagni.  Inoltre, per definizione il merito del singolo poco o tanto va a vantaggio di tutti. Il bravo imprenditore fa prosperare la sua azienda, facendo aumentare il reddito di suoi dipendenti e creando sempre nuovi posti di lavoro. Quindi nella società liberal-capitalista basata sulla meritocratica il ricco non ruba al povero ma casomai arricchisce sia se stesso che il povero.

Nella società di ieri, dominata dall’aristocrazia, c’erano pochi ricchi e molti poveri. Nella società di oggi, basata sulla meritocrazia, i poveri sono sempre meno. C’è qualcuno che ha il coraggio di dire che per le strade delle nostre città c’è più miseria che nell’Inghilterra di Dickens? Per quanto possa sembrare scandaloso, per quanto possa urtare la sensibilità (invidiosa) di molti, oggi i poveri sono meno poveri proprio per merito degli odiati “ricchi”. Infatti, sono i professionisti di successo e gli imprenditori di successo a creare posti di lavoro per i poveri e a introdurre quelle innovazioni tecnologiche che migliorano la vita di tutti.  Oggi le invenzioni di Steve Jobs e Bill Gates – per dirne solo due – entrano anche nelle case più umili, che hanno a disposizione confort e tecnologie che i nobili di ieri neppure si sognavano.

Non è vero che oggi i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono sempre più poveri: è vero piuttosto che aumenta la “forbice” fra ricchi e poveri. A livello matematico, se un povero e un ricco raddoppiano i loro rispettivi stipendi, a livello matematico il divario fra i due stipendi aumenta. La distanza che c’è ad esempio fra 500 euro e 5000 euro è minore rispetto alla distanza c’è fra 1000 euro e 10.000 euro. A questo punto si può obiettare che, se lo Stato socialdemocratico toglie 5000 euro a chi ne guadagna 10.000, in primo luogo il ricco non morirà di fame e in secondo luogo lo Stato potrà investire produttivamente quei soldi, creando posti di lavoro da dare ai “poveri. In realtà, in ogni angolo del mondo i posti di lavoro pubblici sono tutti nel migliore dei casi poco produttivi e nel peggiore del tutto inutili. Già Frédéric Bastiat (1801 – 1850) nel secolo XIX si era accorto che i burocrati non solo non producono nulla ma rallentano ed ostacolano la produzione delle ricchezze opprimendo i cittadini produttivi con scartoffie. E oggi di impiegati-burocrati nelle pubbliche amministrazioni ce ne sono dieci volte tanto rispetto a quanti ce ne erano in Francia ai tempi di Bastiat. E poi c’è anche di peggio dei burocrati. Servono forse a qualcosa dieci forestali per ogni albero della Sicilia? Per quanto riguarda i “servizi” ai cittadini forniti dai comuni e dalle regioni, ciascuno ha avuto modo di verificare che sono vergognosamente inefficienti. Al sud di sanità pubblica di può morire.

Dobbiamo avere il coraggio di dire che l’insieme dei posti di lavoro pubblici non creano le ricchezze ma le bruciano soltanto. Dobbiamo avere il coraggio di dire, con Bastiat, che ogni lavoratore pubblico è un parassita mantenuto dai contribuenti. Dobbiamo avere il coraggio di dire che i soldi dei contribuenti, oltreché ai parassiti che vegetano nei posti di lavoro pubblici, sono intascati da ladri di ogni genere e grado. Nei loro libri-inchiesta, Rizzo e Stella descrivono in maniera dettagliata tutte le innumerevoli, fantasiose maniere con cui la gente che gestisce il flusso denaro pubblico se ne mangia una parte senza dare nell’occhio.

Quindi, non è vero che lo Stato socialdemocratico toglie ai ricchi per dare ai poveri: è vero piuttosto che toglie ai produttori di ricchezza per dare ai parassiti e ai ladri.  Se lo Stato lasciasse i soldi ai legittimi proprietari, che quei soldi se li sono guadagnati col merito e il duro lavoro, questi potrebbero impiegare quei soldi per creare posti di lavoro produttivi. Infatti, in ogni angolo del pianeta i posti di lavoro privati sono per definizione infinitamente più produttivi dei posti di lavoro pubblici. Ai “poveri” converrebbe molto di più avere a disposizione posti di lavoro produttivi piuttosto che farsi mantenere dai contribuenti. Invece di permettere loro di creare ricchezza e posti di lavoro, lo Stato impone ai “ricchi” produttivi tasse talmente esorbitanti che questi sono costretti a chiudere bottega, e, se possono, a fuggire all’estero. Alcuni si suicidano.

Quando ha finito di sperperare i soldi dei contribuenti viventi e non può ulteriormente indebitare quelli futuri, il governo socialdemocratico, su consiglio di John Maynard Keynes, fa quello che un privato cittadino non può fare senza finire in galera come “falsario”: stampa denaro dal nulla. A memoria d’uomo, quando il governo “falsifica” montagne di miliardi, si verifica quel fenomeno che si chiama inflazione, e che altro non è se non una tassa occulta anzi un furto occulto. Togliere valore al denaro faticosamente accumulato dai cittadini col duro lavoro non può chiamarsi altrimenti che furto.

Sfidando il buon senso e la logica elementare, Keynes diceva che i posti di lavoro improduttivi nel settore pubblico farebbero crescere l’economia. Se fosse vivo oggi, incoraggerebbe la regione Sicilia ad assumere ancora più forestali di quanti non ne abbia già assunti. D’altra parte, lui consigliava di assumere la gente per scavare le buche e per ricoprirle… D’accordo, è inutile spiegare nei minimi dettagli tutti i passaggi logici anzi illogici di un simile delirio. Dico soltanto che negli ultimi cinquant’anni tutti i governi occidentali hanno tartassato i cittadini produttivi, hanno indebitato i cittadini non ancora nati (“deficit spending”) e hanno falsificato montagne di miliardi (“quantitative easing”) proprio l fine di creare il maggior numero possibile di posti di lavoro pubblici, che è come dire pagare la gente per scavare le buche e per ricoprirle.  A memoria d’uomo, queste politiche non hanno mai avuto effetti positivi. Tanto per chiarirci, le politiche keynesiane adottate da Roosevelt all’indomani della crisi del 1929 (il “New Deal”) non hanno posto termine alla crisi ma l’hanno trasformata in una Grande Depressione della durata di quindici anni. Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il governo Usa dovette dichiarare la bancarotta e tagliò tutte le spese, rimandando a casa molti dipendenti.  L’economia statunitense forse tracollò? No: cominciò a crescere ad un ritmo prodigioso. Il boom economico che ha coinvolto gli Usa e, per riflesso, l’Europa dal 1945 al 1965 circa non ha eguali nella storia dell’umanità. Poi il governo degli Usa tornò a sperperare i soldi dei cittadini e a stampare denaro dal nulla. E negli anni Settanta il mondo occidentale conobbe un nuovo mostro: la stagflazione, che la compresenza mortale di inflazione e disoccupazione.

La storia di oggi dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio che ridistribuire le ricchezze significa distruggerle, che falsificare denaro significa rubare e che non si può indebitarsi all’infinito senza mai pagare i creditori. Sia chiaro a tutti che i colossali debiti che stanno inghiottendo, come buchi neri, le nazioni occidentali sono stati causati da cinquant’anni di “deficit spending” keynesiano. E sia chiaro che non solo per la piccola insignificante Italia ma per ogni nazione europea, per gli Usa e per il Giappone non c’è scampo se non si comincia immediatamente a tagliare all’osso la spesa pubblica. Come possono sopravvivere delle nazioni in cui c’è un parassita improduttivo ogni dieci cittadini produttivi? Insomma, oggi non sono i “ricchi” a rubare ai “poveri”: è lo stato a rubare sia ai ricchi che ai poveri per dare ai parassiti e ai ladri.

Invece di denunciare il problema del debito, i politici e gli intellettuali di sinistra se la prendono con i tedeschi, con gli speculatori e i banchieri, invitando il popolo a linciarli: “I tedeschi ci impongono l’austerità e ci impediscono di stampare denaro, mentre banchieri e speculatori hanno svenduto i titoli sovrani italiani per alzare gli interessi sul debito e guadagnarci!”. Ora, come ho detto, stampare denaro significa rubare e quindi dobbiamo ingraziare la Merkel, che fa di tutto perché non venga stampato. Quanto alla fantomatica “austerità”, quello che l’Europa aveva chiesto all’Italia era di tagliare la spesa pubblica, non di alzare le tasse. Ma i politici hanno preferito alzare le tasse pure di non tagliare un solo euro e non scontentare così i parassiti, che valgono oggi parecchi milioni di voti. Per non perdere pochi milioni di voti, condannano alla morte economica cinquanta milioni di cittadini. Sia chiaro a tutti che nessuna nazione nella storia umana è mai sopravvissuta con una tassazione così alta. E veniamo alla svendita dei titoli di Stato italiani. Semplificando al massimo, un titolo di stato è un pezzo di carta che rappresenta un brandello del debito pubblico italiano, poniamo 1000 euro. Se un risparmiatore decide di compralo, lo Stato italiano si impegna personalmente a restituirgli in futuro 1000 euro più un piccolo interesse, poniamo 50 euro. Ma ormai i risparmiatori non vogliono comprare i titoli italiani, perché sanno bene che difficilmente lo Stato italiano riuscirà a ripagarli. Infatti il debito è ormai fuori controllo, e non basterebbe tutto il Pil italiano per ripagarlo. Voi che imprecate contro le banche e le agenzie di rating demo-pluto-giudaico-massoniche, rispondete sinceramente: se foste voi a possedere montagne di titoli sovrani che molto probabilmente non verranno ripagati, rischiando così di finire su una strada a chiedere l’elemosina, non cerchereste forse di liberarvene? Per invogliare le banche e i risparmiatori a comprare gli svalutati titoli italiani, lo Stato italiano alza gli interessi sul debito. Se un risparmiatore compra 1000 euro di debito, lo stato si impegna a restituirgli in futuro 1000 euro più 100. E quando 100 non bastano ad attirare risparmiatori, lo stato ne promette 200, poi 300, poi 400… finché gli interessi sul debito diventano insostenibili. Insomma, pure di non tagliare la causa prima del debito, che è la spesa pubblica, lo Stato ci condanna a pagare oltre all’insostenibile debito anche gli interessi sul debito. Che è come dire che ci condanna a morte.

Come accennato, gli intellettuali della sinistra radical-chic fanno credere agli italiani che la “crisi” sarebbe causata dal fantomatico “liberismo selvaggio”. Ma come abbiamo visto, in realtà la causa prima e unica della crisi è la spesa pubblica. La spesa pubblica sta al mercato liberale come la polmonite sta ai polmoni. Infatti, le esorbitanti tasse sul lavoro e sul consumo necessarie a sostenere una spesa pubblica ormai fuori controllo, cui si aggiungono una selva bizantina di regolamenti inutili, fanno agonizzare il mercato. Quindi, fra tasse insostenibili e inquinamento burocratico, di “liberismo selvaggio” non c’è mai stata traccia né in Italia né negli altri paesi occidentali. Quello che i mentitori chiamano “liberismo selvaggio” in realtà si chiama liberalismo, ed è l’esaltazione di una cosa meravigliosa che si chiama libertà economica.

La storia dice che questo mondo non è perfetto e che quindi non esiste la soluzione perfetta per tutti i problemi del mondo. Tuttavia esistono soluzioni migliori delle altre. Ebbene, solo chi non conosce la storia recente può negare che, laddove è stato applicato, il liberalismo ha sempre portato maggiore prosperità economica e maggiore benessere per tutti, non solo per i “ricchi”, di quanto non ne abbia mai portati la socialdemocrazia. Nessuno può negare che negli anni Ottanta, per merito delle riforme liberali di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher, le economie degli Usa e della Gran Bretagna crebbero aritmi vertiginosi, trainando la crescita economica di tutte le altre nazioni occidentali, Italia compresa. Poi negli anni Novanta sia gli Usa che la Gran Bretagna liquidarono tutte le riforme liberali, e iniziò quel lento declino economico che nel 2008 è diventato tracollo. Quindi a monte della crisi non c’è il “liberismo selvaggio” ma proprio l’abbandono del “liberismo selvaggio”.

Oltretutto, i cattolici che considerano abusivamente il liberalismo una ideologia anti-cristiana, sorella del comunismo e del nazismo, sappiamo che nella enciclica Centesimus annus Giovanni Paolo II, seguendo il liberale cattolico Michael Novak, dava sostanzialmente ragione ai liberali. Sappiano inoltre che sia Ronald Reagan che Margaret Thatcher erano cristiani convinti (pare che Reagan sia diventato addirittura “papista” in fin di vita). E la loro fede cristiana non era per nulla indipendente dalle loro convinzioni liberali. Infatti, il liberalismo non è una ideologia modernista, sorella del comunismo e del nazismo, ma è una corrente di pensiero che affonda le sue radici nella Summa san Tommaso d’Aquino e, prima ancora, nel Vangelo. Il pensiero liberale del divino dottore fu poi perfezionato e approfondito dai tomisti dei secoli successivi, in particolar modo da quelli della scuola di Salamanca. John Locke non disse nulla che non fosse già stato detto un secolo prima da quei dotti monaci spagnoli. Prima ancora che nella Summa, il pensiero liberale affonda le radici nel Vangelo. Nella parabola dei talenti Gesù paragona il buon cristiano ad un servo che sa fare fruttare un piccolo capitale iniziale di pochi talenti.  In numerose parabole si parla di piccoli imprenditori agricoli che danno lavoro a parecchi “servi” ossia dipendenti. Poiché si fondava sul Vangelo, la società europea era estremamente “liberale” in campo economico già nell’alto Medioevo. Il capitalismo è nato nei conventi cistercensi, che erano anche ferventi centri di scambio, e le banche sono nate nei comuni italiani. Lungo le vie commerciali che univano l’Italia settentrionale alla Baviera alla Borgogna alle Fiandre si muovevano ininterrottamente uomini, merci, idee e pure arte. La pittura italiana e la pittura fiamminga si sono nutrite di reciproche influenze. La Firenze di Dante era ricchissima.

In effetti, nell’epoca più cristiana della storia, le persone non si vergognavano di creare e accumulare ricchezza per sé stesse e specialmente per il prossimo.  Come fai a fare la carità ai poveri se non produci abbastanza neppure per te stesso? Insomma, la gente di fede nel Medioevo sapeva trattare con distacco i beni terreni e, all’occorrenza, spogliarsene (sull’esempio di san Francesco), ma non era pauperista. Infatti il pauperismo è una ideologia satanica che deriva dall’eresia catara e manichea, che denigra la carne e la creazione di Dio. Cristo non era cataro. Nelle sue parabole, non condanna la ricchezza ma condanna piuttosto il cattivo uso della ricchezza. Il ricco Epulone va all’inferno non perché è ricco, ma perché passa le sue giornate a gozzovigliare senza curarsi dei poveri come Lazzaro, che raccoglie le briciole che cadono dalla sua mensa. In altre parabole il personaggio “buono” è proprio un padrone mentre il “cattivo” è un suo servo. Quale è dunque la differenza fra il ricco cattivo e il ricco buono? Che il primo non aiuta i poveri e pensa solo a godere le sue ricchezze, mentre il secondo aiuta i poveri e investe proficuamente le sue ricchezze in una vera e propria azienda.

Accecati dal pauperismo anti-cristiano, i catto-comunisti idolatrano lo Stato che “ridistribuisce le ricchezze2 ossia che pretende di togliere ai ricchi per dare ai poveri. Infatti, nella loro visione manichea il ricco è cattivo a prescindere e il povero è buono a prescindere, e di conseguenza pensano che lo Stato abbia il dovere di “punire” il ricco.  Essi non si rendono conto che lo Stato socialdemocratico redistribuzionista è intrinsecamente anti-evangelico, in primo luogo perché ostacola la produzione dei beni, in secondo luogo perché vorrebbe rendere superflua la carità o, in altri termini, imporre quella che Rosmini chiamava “carità coatta”. Infatti, togliere al ricco tramite il fisco per dare al povero significa, in un certo senso, forzare il ricco a fare la carità. Ma se è imposta, se non è libera, la carità cessa di essere una virtù. I ricchi hanno certamente l’obbligo morale di aiutare i poveri: ma devono farlo liberamente, per amore dei poveri e di Dio, non per paura di Equitalia.  Quindi, la socialdemocrazia è intrinsecamente anti-cristiana. Aggiungo che proprio John Maynard Keynes, uno dei massimi rappresentanti della corrente socialdemocratica, era un aristocratico massone che disprezzava profondamente il popolo e soprattutto i valori cristiani del popolo. Nella sua visione, il popolo doveva essere guidato da una piccola minoranza di Illuminati come lui. Egli operò una sorta di ribaltamento di tutti i valori cristiani in economia. Se il Cristianesimo insegna le virtù della parsimonia e della prudenza, che generano la tendenza economica al risparmio e alla previdenza, invece Keynes consiglia la prodigalità assoluta. Se il Cristianesimo induce il popolo a comportarsi come una formica, invece Keynes spinge il popolo si comporti come una cicala.

Ecco, la verità è questa. Ma il popolo la ignora. C’è qualche speranza di farla conoscere al popolo prima che sia troppo tardi?

P. S.

Da quanto detto, si capisce che il “liberalismo” non ha nulla a che fare col “darwinismo sociale”, inteso come teoria della supremazia del forte sul debole. Nella società liberale sia il ricco che il povero si arricchiscono, sebbene in proporzioni diverse. Oltretutto, la stessa teoria di Darwin ha ben poco a che fare con la libertà economica. In Le balle di Darwin, Johnathan Wells spiega che negli Usa le scuole e le università che vivono di finanziamenti pubblici sostengono la teoria di Darwin, mentre le scuole e le università private, che stanno sul mercato, sostengono teorie alternative a quella di Darwin. In sostanza, la teoria di Darwin non riesce a stare sul “mercato” delle idee scientifiche. In effetti, non convince più né gran parte degli specialisti né il vasto pubblico. Le prove contro di essa sono talmente numerose che è impossibile citarle tutte adesso: magari ne riparlerò. Per il momento rimando al libro di Wells. Nella virtuale lotta per la sopravvivenza scientifica la teoria di Darwin è destinata a non sopravvivere

DALLE CATTEDRALI AI GRATTACIELI. Alla radice del progresso c’è la croce.

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La chiesa trecentesca di Santa Maria dell’Incoronata si staglia contro il grattacielo City Life, noto anche come Caesar-Pelli. Si tratta di un contrasto molto interessante, veramente sublime. In effetti, c’è un legame genetico fra la chiesa e il grattacielo: i grattacieli e le astronavi sono la logica conseguenza delle cattedrali. Alla radice del progresso tecno-scientifico c’è la croce. Non solo, ma all’ombra della croce si può realizzare la perfetta parità fra uomo e donna. Fuori dalla chiesa è appesa la seguente iscrizione:

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HANC ECCLESIAM AEDIFICARI FECIT ILLUSTRISSIMA DD BLANCA MARIA, DUCISSA MEDIOLANI, ANGLERIAEQUE COMITISSA AC CREMONAE DOMINA, IN HONOREM S. NICOLAI DE TOLENTINO, CUI IMPETRAVIT A SANCTISS. PAPA PIO SECUNDO PLENARIAM REMISSIONEM IN PRIMO ANNO SUAE DEDICATIONIS, ET SEPTEM ANNORUM ET SEPTEM QUADRAGENARIUM IN FESTO EIUSDEM SACTI IN PERPETUUM ANNO MCDLX DIE X SEPTEMBRIS.

In soldoni. la chiesa è stata edificata per volontà della arciduchessa Bianca Maria, donna medievale potentissima. Se volete sapere qualcosa delle grandi donne del Medioevo, leggete La donna al tempo delle cattedrali di Régine Pernoud, a storica che ha dimostrato che il Medioevo è stato il paradiso per le donne. Le tenebre dell’oscurantismo maschilista sono calate nel Rinascimento, quando l’Europa cominciò a perdere la fede e ad idolatrare la cultura greco-roma,a, fortemente maschilista.
P. S. Ho lungamente rifinito l’immagine col photoshop.

SATANA IN POLITICA. Le menzogne di Mario Monti.

Cari lettori,
vi scrivo a proposito della puntata di venerdì 1 febbraio della trasmissione Leader condotta da Lucia Annunziata. Ospite principale della puntata era Mario Monti. Guardandolo parlare, mi sono venute in mente alcune cose su colui che fa di tutto per persuaderci della sua inesistenza. Per la maggior parte della gente, che appunto alla sua esistenza non crede neppure, se dici diavolo dici Berlusconi. E in effetti, Berlusconi non è certamente un angelo. Il bunga bunga non è qualcosa che fa guadagnare molti punti paradiso. Come se non bastasse, Berlusconi non è neppure un grande politico: in pubblico ha sempre parlato da liberale e nel privato ossia nelle segrete stanze del potere ha sempre agito da statalista. Tuttavia, Berlusconi è un peccatore troppo naif per essere veramente diabolico. I suoi peccati sono banali, del tutto innocui dal punto di vista sociale. Checché ne dicano infatti i suoi avversari, non sono state le veline e il bunga bunga a fare levitare lo spread. E’ stato il debito pubblico. E non sono state le gaffes di Berlusconi sul “signor Schultz” e sulla “culona” a fare aumentare la disoccupazione in Italia. Sono state le tasse. In definitiva, i peccati carnali di un vecchio priapo non sono nulla rispetto a quel peccato, cui ancora non è stato dato un nome, che consiste nell’alzare le tasse, alzare la spesa pubblica e alzare il debito pubblico. Infatti, alzare le tasse, alzare la spesa pubblica e alzare il debito pubblico significa ridurre in miseria il popolo. Stavo per dire che significa uccidere le persone.
E vediamo adesso Mario Monti. Sembra che oggi sia in vigore una tacita legge che vieta di parlarne male e obbliga riferirsi a lui come al salvatore della patria, se non dell’universo. Questa legge consente di muovere al professore non più di qualche blanda critica purché ammorbidita da sentite dichiarazioni di incommensurabile stima per la sua persona e commossa gratitudine per la sua azione di governo. Le lacrime sono bene accette. E in effetti, Monti si presenta molto meglio di Berlusconi. E’ uno di quelli che, se fosse giovane, ogni mamma desidererebbe per sua figlia, mica come quello sporcaccione brianzolo…
E già, Monti è perfetto: sobrio, pacato, casto, integerrimo, incorruttibile… Scommetto anche che non fuma ed è vegetariano. Ma è proprio per questo che mi fa paura: la sua apparente perfezione. Infatti, colui che fa di tutto per persuaderci della sua inesistenza si guarda bene dall’usare per i suoi scopi uno che si vede troppo che è un peccatore. Preferisce usare uno che appare perfetto dal punto di vista morale. Monti certamente non è il diavolo, però ha fatto cose diaboliche: in un solo anno ha aumentato le tasse, la spesa pubblica e il debito pubblico.
Per tutta la prima parte della puntata, nessuno degli ospiti in studio era riuscito a muovere al “salvatore dalla patria” più di qualche timida critica, corredata da estatici elogi. Monti si sforzava di assumere una espressione da vecchio professore bonario e indulgente, ma non ci riusciva. Il sorrisino teso sulle sue labbra tradiva un autocompiacimento smisurato. Mi tornavano in mente le parole di Al Pacino-diavolo nell’Avvocato del diavolo: “Vanità, decisamente il mio peccato preferito”.
Poi finalmente qualcuno ha osato trasgredire la tacita legge che impone di non mettere in difficoltà il “caro leader” bocconiano. Era Giacomo Zucco, leader dei Tea Party Italia. Ho pazientemente trascritto e messo in bella forma, a futura memoria, il suo glorioso intervento:
«Come mai, se l’intera Europa e il Fondo Monetario Internazionale hanno più volte sostenuto che la politica giusta per uscire dalla crisi è tagliare le spese e tagliare le tasse, lei in quest’anno ha fatto l’esatto contrario? Non solo le tasse sono aumentate – dall’Imu sulla prima casa, che è andata direttamente al monte dei Paschi di Siena, ad altri altri tipi di tasse, fra cui una nuova tassa su chi deve ricorrere a colf badanti – non solo queste tasse non sono andate a ridurre il debito, dal momento che il debito pubblico è aumentato, ma è pure aumentata la spese corrente. Lei la spesa l’ha aumentata, tant’è che nella sua nota di aggiornamento del documento di economia finanziaria si parla di 22 miliardi di nuove tasse programmate da qui al 2015. Quindi non è che le ha programmate quest’anno e poi in futuro le abbasserà: lei ha programmato un aumento di spese fino a 22 miliardi. Visto dunque che anche la lettera della BCE parlava di ridurre la spesa, e lei non lo ha fatto, parlava di liberalizzare il lavoro, e la Fornero ha fatto il contrario creando disoccupazione, parlava anche di riforma delle pensioni, cosa che voi avete fatto malissimo creando il macello degli esodati, allora la domanda è: lei non sapeva che le politiche che servivano al paese – come ha detto anche lo FMI nel meeting di Tokyo – erano tagliare le spese a tagliare le tasse? E se lo sapeva – come sembra dai suoi nuovi proclami elettorali, che sono credibili quanto quelli di Berlusconi e cioè zero – perché ha fatto l’esatto contrario? La prego, non mi dica che non poteva, perché lei nel primo mese poteva mettere una legge sull’uccisione dei figli unici e il parlamento l’avrebbe approvata. E se se non poteva – se cioè il parlamento era talmente cattivo che col 60 per cento dei voti lei non poteva tagliare nulla mentre promette che potrà farlo domani con Fini e Casini, loro sì “grandi riformatori” – perché allora non si è dimesso e non ha lasciato il posto ad un tecnico serio disposto a tagliare spese e tasse e a liberalizzare il mercato del lavoro, ossia l’esatto contrario di quello che ha fatto lei?»
Bisogna sottolineare che appena tre giorni prima, nel corso della puntata di martedì 30 gennaio della trasmissione Ballarò, Edward N. Luttwak aveva detto più o meno le stesse cose. Anche queste le ho pazientemente trascritte e messe in bella forma a futura memoria:
«La cosa strana è che il 13 ottobre scorso a Tokyo alla riunione del Fondo Monetario Internazionale molti economisti hanno detto che i paesi che hanno tagliato la spesa pubblica non hanno avuto aumento di disoccupazione e non hanno perduto crescita mentre i paesi che hanno ridotto il deficit nella stessa misura però aumentando tasse hanno strangolato le loro economie, le hanno buttate giù. Buttandole giù, le entrate fiscali diminuiscono e le spese del welfare aumentano. Questo si chiama fiscal drag e la cosa che io non capisco è che il professor Monti ha insegnato queste cose per trenta anni. La spesa pubblica comporta meno occupazione per ogni lira spesa rispetto alla spesa privata. Il funzionario pubblico è mediamente più costoso in tutto il mondo. Il punto è che per tagliare la spesa pubblica devi avere un tecnico che non ha ambizioni politiche, che non si ripresenta, che non vuole diventare capo partito, che è stato messo lì per tagliare la spesa pubblica. In ogni paese ci sono parlamentari che non vogliono tagliare la spesa pubblica, ma in questi momenti di crisi arrivano tecnocrati che dicono: o voi accettate tutti i decreti o vado a casa. Monti poteva anche andare a casa (…) L’unica spiegazione è che questi tecnici non volevano fare il loro compito tecnocratico, volevano fare altro: i capi partito. Infine, perché questo rapporto del FMI – che mostra come l’Italia sia più in basso di tutti gli altri paesi – è stato riprodotto ovunque ma non in Europa?» (Qui il filmato completo).
La risposta a quest’ultima domanda è fin troppo facile: l’articolo del FMI è stato fatto sparire dalla potentissima lobby trasversale dei parassiti del denaro pubblico, che non vogliono che il popolo tartassato sappia che di tasse e di spesa pubblica si muore. Ormai in qualunque paese europeo, ma anche negli Usa e in Giappone, se vuoi fare carriera in politica devi difendere gli interessi di questa lobby. Appunto, come ha detto il buon Luttwak, l’unica spiegazione possibile del fatto che Monti non ha svolto i suoi compiti di tecnico è che Monti non è mai stato un vero tecnico: è un uomo ambizioso che mira a fare carriera in politica. “Vanità, decisamente il mio peccato preferito”.
Anticipo subito le obiezioni, così chiudiamo in fretta il discorso. Obiezione numero uno: “Alzando le tasse Monti ha rassicurato i mercati facendo così scendere lo spread ed evitando all’Italia un disastro in stile greco”. Questo sono sempre in meno a pensarlo. La maggior parte degli osservatori non hanno dubbi sul fatto che a fare scendere (di troppo poco, oltretutto) lo spread non siano state le scellerate politiche di Monti ma i provvedimenti adottati da Mario Draghi. Inoltre, nessuno ha più il coraggio di negare che le scellerate politiche di Monti non solo hanno provocato un ulteriore aumento del debito (che dal 119% è arrivato al 127%) ma hanno spinto l’Italia nel baratro di una recessione da cui molto difficilmente uscirà viva. A meno che, naturalmente, non si cominci a dimezzare sul serio quell’enorme forma di ricettazione del denaro rubato ai cittadini che si chiama spesa pubblica.
Obiezione numero due: “Berlusconi aveva trascinato l’Italia nel ridicolo, il saggio e pacato professor Monti ha ridato credibilità internazionale all’Italia”. Ah, quello della “credibilità internazionale” è veramente il più potente degli idoli fabbricati da colui che fa di tutto per convincerci della sua inesistenza. Qualcuno mi sa spiegare che diavolo (per rimanere in tema) è questa “credibilità internazionale”? E’ roba che si mangia? La diamo da mangiare a quelli che non hanno più né casa né lavoro a causa delle tasse montiane? No, vi prego, ditemelo. Me lo dite che vantaggio ha una nazione se guadagna la “credibilità internazionale” nel mondo intero e poi perde se stessa precipitando nell’inferno della miseria? Ma agli imprenditori che si sono già suicidati, a quelli che si stanno per suicidare, ai disoccupati che fanno la fila alla Caritas, agli sfrattati che stanno per strada al freddo che cosa può importare se Monti a Bruxelles ci fa un figurone e se sulle televisioni degli altri paesi finalmente tace il coro di insulti all’Italia del bunga bunga? Ma non era meglio essere rappresentati a Bruxelles da uno che faceva le corna nelle foto di gruppo e intanto avere pane e tetto? Ho ragione di credere che, quando non hai né pane né tetto, non te ne potrebbe fregare di meno se nelle televisioni degli altri paesi i buffoni laureati se la piantano di dire che gli italiani sono tutti buffoni dediti al bunga bunga. Ho ragione di credere che la famosa gente che non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, se deve scegliere fra la miseria targata Monti e la “perdita di credibilità internazionale” targata Berlusconi, preferisce di gran lunga la seconda. “Insultateci pure, ma lasciateci il pane”.
Non è che “credibilità internazionale” significa chinare servilmente il capo alle altre nazioni? Non è che “credibilità internazionale” è la versione post-moderna del vecchio “Franza o Spagna purché se magna” però senza il “se magna”? Ho la tentazione di credere a Tremonti, politico che non stimo affatto, quando dice che Merkel & company hanno messo sulla testa del professore la corona di alloro della “credibilità internazionale” solo perché il professore li sta aiutando a fare quello che loro cercano di fare da tanto tempo senza riuscirci: distruggere l’Italia e spartirsi i resti del suo cadavere economico. Spero che Tremonti abbia torto.
D’altra parte, io non capirò mai perché gli italiani si lasciano insultare anzi amano essere insultati e sono quasi grati agli stranieri che li insultano. In realtà, gli italiani non se ne accorgono neanche di essere insultati: “E’ colpa di Berlusconi se i mass media stranieri insultano gli italiani. Quando ci saremo liberati di Berlusconi, che fa fare una brutta figura all’Italia, finalmente ci tratteranno con rispetto”. Poveri illusi. Non capiranno mai che i buffoni stranieri non insultano gli italiani per colpa di Berlusconi, ma insultano gli italiani perché sono italiani, e usano il caso Berlusconi come fragile pretesto degli insulti. E non capirò mai perché gli italiani non hanno il benché minimo orgoglio, perché idolatrano ogni parola che esce dalla bocca dei giornalisti stranieri, perché consentono ai giornalisti stranieri di decidere chi è “unfit” e chi non lo è a governare l’Italia. Ma questi giornalisti dell’Economist. guardassero un po’ alle schifezze di casa loro, guardassero a quel pederasta che per più di quarant’anni ha fatto impunemente caccia grossa di minorenni nei corridoi della Bbc (il presentatore televisivo Jimmy Savile) prima di puntare il dito sulle tette e sui culi che riempiono la tv italiana, come se le tette e i culi non proliferassero in ogni tv del mondo. Adesso pare che Bill Emmott, ex direttore dell’Economist, abbia ufficialmente protestato presso il Foreign Office contro la decisione, presa da Giovanna Melandri, direttrice del Maxxi, di sospendere a poche settimane dalle elezioni la proiezione all’interno del Maxxi del documentario anti-italiano (e a quanto pare anche violentemente anti-cattolico) Girlfriend in a coma di Annalisa Piras e dello stesso Emmott. Uh, che paura, il Foreign Office! Allora, facciamo così: noi vi facciamo proiettare al Maxxi Girlfriend in a coma a ridosso delle elezioni politiche italiane e voi in cambio ci fate proiettare al Tate Modern a ridosso delle elezioni politiche inglesi un documentario sulla Gran Bretagna dal titolo Old witch in a coma – che io mi offro volontaria di preparare – in cui i politici inglesi appaiono come un branco di corrotti e maniaci sessuali e la regina appare come una ninfomane, ok? Affare fatto.
Insomma, la “credibilità internazionale” è un idolo, un vitello d’oro. Per dirla tutta, vale molto meno del vitello d’oro, che almeno era di oro, e oggi come oggi un po’ d’oro fa la differenza fra il mangiare e il morire di fame. La gente vende ai negozi “Compro oro” tutti gli oggetti d’oro che ha in casa per mettere insieme il pranzo con la cena. Ma pare che tutte le fedi e tutte le catenine della prima comunione d’Italia stiano finendo, visto che ai negozi “Compro oro” si stanno affiancando i negozi “Compro argento”. E quando finisce anche l’argento, alle ragazze rimane almeno il tesoro su cui sono sedute e ai ragazzi qualcosa di simile. Quindi non stracciatevi le vesti se dalle indagini sociologiche risulta che la prostituzione occasionale non solo femminile sia in costante, inarrestabile aumento. D’altra pare, anche la Sonja di Delitto e castigo fu costretta sacrificare la sua virtù per impedire ai fratellini di morire di fame. E ora che ci penso, fra poco l’Occidente ex opulento sarà simile alla Russia degli zar a causa del debito che lo divora. Ma state attenti, perché dopo gli zar sono venuti Lenin e Stalin.
Se i pagani fanno sacrifici agli idoli, pazienza, sono pagani. Ma i cattolici si suppone che siano abbastanza svegli per distinguere gli idoli dal vero Dio. E invece, molti cattolici sono meno svegli di quanto pensassi. Infatti, attorno al vitello d’oro falso della “credibilità internazionale” targata Monti danzano un numero spropositato di cattolici. Se chiedi loro spiegazioni, ti dicono: Monti ha abbassato lo spread, è rispettato a livello internazionale e in più rispetta i principi non negoziabili. Questa è buona. Dunque, sullo spread e sulla credibilità internazionale ho già detto. Mi resta da dire soltanto che i cosiddetti principi non negoziabili (riguardanti la vita e la famiglia naturale) al professore interessano molto meno della sua carriera politica: non li avversa ma non li difende neppure. Per fare brodo di voti, ha accolto nel suo movimento sia cattolici che difendono tali principi sia laicisti che, se potessero, metterebbero distributori automatici di kit per l’aborto e per la “morte pietosa” nelle banchine dalla metropolitana. Insomma, il movimento di Monti sfida coraggiosamente il principio di non contraddizione affermando e negando allo stesso tempo i principi non negoziabili. Tuttavia, l’esperienza insegna che, quando ci si ostina a tenere insieme l’affermazione e la negazione di un principio, la negazione tende a prevalere. Paragonando l’affermazione ad una minestra e la negazione al veleno, ebbene se metto insieme metà minestra con metà veleno, l’effetto mortale del veleno prevarrà definitivamente sui valori nutritivi della minestra. Ci pensi bene, onorevole Mario Mauro.
Ma torniamo alla puntata di Leader. La dura e puntuale requisitoria di Giacomo Zucco era riuscita a cancellare dalla faccia del professore l’odioso sorrisino di autocompiacimento. Senza perdersi d’animo, il professore ricorse ad uno dei principali trucchi sofistici consigliati da Schopenhauer: quando non si sa rispondere alle critiche, minimizzare le critiche e fare ironia sul critico. Così parlò Monti: «Mi trovo di fronte ad un interlocutore brillante, equilibrato e consapevole che non mira ad una astratta trasposizione di ricette dagli Stati Uniti all’Italia… Dovrò valutare più attentamente non tanto le sue critiche tecniche, che si potrebbero trattare abbastanza brevemente, ma le gravi riserve di ordine morale e comportamentale che ha indirizzato alla mia persona, sulle quali farò una doverosa, profonda e auto-flagellante riflessione».
Dunque, Monti sottovaluta le critiche: «le sue critiche tecniche si potrebbero trattare abbastanza brevemente». Egregio professore, se è vero che si potrebbero trattare brevemente, come mai non ha mai trovato i cinque minuti necessari per trattarle? Perché mena sempre e sistematicamente il can per l’aia quando prova a trattarle?
Monti fa ironia su Zucco e sul movimento che rappresenta:«Mi trovo di fronte ad un interlocutore brillante, equilibrato e consapevole che non mira ad una astratta trasposizione di ricette dagli Stati Uniti all’Italia». Con queste parole, Monti insinua ironicamente il contrario di quello che sembra affermare: insinua cioè che Zucco sarebbe tutt’altro che equilibrato (perbacco, Zucco, non ti vergogni di avere alzato la voce? Non sei sobrio!) e che il suo movimento mirerebbe ad una astratta trasposizione di ricette dagli Stati Uniti all’Italia. Ci risiamo. Tutte le volte che un liberale dice delle cose che non sono semplicemente liberali ma di buon senso, gli avversari tirano fuori la leggenda metropolitana in forma di sillogismo secondo cui: 1) gli stati Uniti sono liberisti, 2) negli Stati Uniti è iniziata la crisi economica mondiale, 3) il “liberismo” è la causa della crisi economica mondiale. Quindi, Monti insinua, ironicamente, che i liberali del Tea party Italia e del Fid mirerebbero espressamente a distruggere l’Italia a colpi di “liberismo” presunto statunitense. Ora, del succitato “sillogismo metropolitano” solo la seconda affermazione è vera. Delle altre due è vero esattamente il contrario. La verità è che gli Stati Uniti non sono liberisti e non lo sono mai stati. Il “liberismo selvaggio” non ha fallito per la semplice ragione che non è mai stato applicato né negli Usa né da nessuna parte. La verità è che gli Stati Uniti sono keynesiani e lo sono sempre stati. La causa prima se non unica della crisi economica mondiale è il keynesismo selvaggio, che è una forma di socialismo. In estrema sintesi, l’attuale crisi economica mondiale ha due cause principali: la manipolazione dei tassi di interesse da parte della Fed a partire dal 2001 (che ha portato all’aumento incontrollabile del debito privato e ha gonfiato e poi fatto scoppiare gigantesche bolle, in primis quella immobiliare) nonché la crescita incontrollabile della spesa pubblica e del debito pubblico. E che cosa consigliava lord Keynes? Esattamente questo: abbassare i tassi di interesse per “stimolare gli investimenti privati”, aumentare la spesa pubblica per “stimolare i consumi” e ripagare il debito accumulato emettendo titoli sovrani e stampando denaro dal nulla. Se lo faccio io, vado in galera come falsaria. Se lo fa la Fed o la Bce, tutti applaudono, specialmente Massimo giardina e rodolfo Casadei di Tempi
Infine, Monti fa della falsa ironia su sé stesso, sperando di apparire un vero aristocratico: «Dovrò valutare più attentamente le gravi riserve di ordine morale e comportamentale che ha indirizzato alla mia persona, sulle quali farò una doverosa, profonda e auto-flagellante riflessione».
Se questa doverosa, profonda e auto-flagellante riflessione la facesse davvero, dovrebbe andare in diretta televisiva a reti unificate a fare mea culpa, implorando perdono a Dio e al popolo per avere gettato la nazione nel baratro al solo scopo di soddisfare la sua vanità e ambizione politica.

L’olocausto della grazia

Pubblicato su Tempi, 15 novembre 2007.

Disprezzo misogino e violenza. Sono i frutti del rancore di una civiltà barbara e nichilista che insieme alla ragione ha smarrito l’amore.
Ecco perché c’è bisogno di un altro Stilnovo
Di Jacob Giovanna
in Cultura
15 Nov 2007

Una sera di fine ottobre la signora Giovanna Reggiani camminava per un viottolo che rappresenta l’unica, esile espressione della civiltà in una periferia romana dominata dalla natura selvaggia. All’improvviso dalla boscaglia sbuca un selvaggio che la cattura come una preda, la trascina fra le piante, la deruba, la violenta e la uccide. A monte del suo gesto non c’è un’improvvisa infatuazione sessuale per la malcapitata, ma la volontà pura e semplice di affermare la propria primordiale supremazia virile su una donna. Una donna della civiltà.La natura decaduta a causa del primo peccato mette nel cuore del maschio il desiderio di sopraffare la donna, la civiltà invece – che in senso proprio è solo la civiltà occidentale – insegna all’uomo a reprimere questo desiderio malvagio. La natura decaduta mette la donna al di sotto dell’uomo, la civiltà la mette accanto all’uomo. La civiltà imita la grazia. Dobbiamo aspettarci una progressiva escalation della violenza dei maschi provenienti dall’esterno dei confini della civiltà (fra essi anche i rom, che considerano del tutto normale pestare a sangue le sorelle e le mogli) verso le donne della civiltà? In realtà anche i maschi della civiltà, nel loro cuore, si sentono defraudati. «Bisogna che confessiamo il rancore che noi uomini proviamo verso le donne emancipate», ha detto con lodevole sincerità lo scrittore Antonio Scurati in una puntata delle Invasioni Barbariche. I frutti avvelenati di questo rancore dell’uomo verso la donna sono la violenza, sessuale e non, e il disprezzo misogino.Con gli uomini consacrati le cose non vanno meglio. La castità è un antidoto contro la violenza ma non contro il disprezzo misogino. In teoria la verginità consacrata maschile dovrebbe nutrirsi di venerazione per la donna (come suggerisce don Luigi Giussani), nella realtà si nutre di disprezzo verso donna. Per l’uomo consacrato la verginità non è una forma di possesso più profondo della donna, ma una liberazione dalla donna, intesa allo stesso tempo come un “animale inetto e stolto” (Erasmo da Rotterdam) e come causa di lussuria. Alla trasmissione Exit del 29 ottobre scorso, un monsignore maestro di seminario, con gli occhi illuminati da un sarcasmo tenebroso, ha detto al celebre prete innamorato: «Figliolo, che pena vederti alla tua età fuori di testa come un ragazzino, ma che ti credi, la maggior parte dei matrimoni falliscono, dopo un po’ ci si stufa, e poi noi abbiamo già fatto la nostra scelta». Non solo il monsignore ha parlato di “scelta” e non di “vocazione” (e tra le due cose c’è una differenza abissale), ma ha definito l’innamoramento un “essere fuori di testa”. Ovvero un temporaneo rincoglionimento senza nessun significato trascendente, una “illusione” leopardesca da estinguere al più presto per non farsi fregare da una qualunque Aspasia. Un Solov’ev, col suo testo capitale Il significato dell’amore, vale più di cento monsignori. Questo il succo di tutte le parole del monsignore: tutto passa, le donne passano, il mondo è nulla, solo Dio è. Ebbene questo non è cattolicesimo ma nichilismo musulmano. Dunque, nei seminari si insegna che la verginità non è un modo di amare le donne ma di odiarle.

Quel prete che le amava davvero

Però esistono ancora moltissimi uomini in tonaca capaci di amare le donne in maniera vera. I santi camminano ancora in mezzo a noi. Uno di loro ci ha appena lasciato: don Oreste Benzi. Egli non diceva che le donne sono diaboliche, che sono puttane. E le puttane lui le amava come sorelle che ci precederanno nel regno dei cieli. Tutte le notti scendeva nei marciapiedi a cercarle e a parlare con loro. Non faceva loro discorsi morali, non cercava di riportarle sulla retta via. Si limitava a manifestare loro il suo amore più che paterno e più che materno, vero riflesso dell’amore di Dio. E questo amore le attirava, traendole fuori dal fango, verso il cielo.Nel Fedro Platone spiega che ogni anima si divide in tre parti, una in forma di auriga e due in forma di cavalli. Di questi uno è bello e «si lascia guidare semplicemente dal richiamo e dalla ragione», il secondo è deforme e «amico di sfrenatezze ed impostura». Quest’ultimo «dando ogni travaglio al compagno e all’auriga, li sforza ad andare verso l’amato e a fargli parola del piacere di Venere. (.) Alla sua vista, la memoria dell’auriga è ricondotta all’essenza del bello e di nuovo la scorge accanto alla saggezza, su incontaminato piedistallo; e quando l’ha veduta, presa da spavento e da vergogna, cade riversa e insieme è costretta, nel cadere all’indietro, a tirare le briglie così forte, che ambedue i cavalli si piegano sulle cosce, di buona voglia quello che non è restio, e il prepotente , invece, di mala voglia». Colui che non è puro di cuore davanti ad un bel volto «non sente venerazione, ma cedendo al piacere, a guisa di quadrupede si lancia a montare e a seminare figli, e presa a compagna la sfrenatezza non ha timore né vergogna di andare alla ricerca di un piacere contro natura». Invece colui che è puro di cuore, «se scorge un volto di fattura divina che imiti bene il bello, oppure una ideale immagine di corpo. seguitando a guardare, sente venerazione come per un dio, e se non temesse d’esser preso per un pazzo, offrirebbe sacrifizi al fanciullo come al simulacro di un dio». Pazienza se Platone pensava che un uomo potesse innamorarsi solo di un altro uomo o di un fanciullo (quanto a misoginia, gli antichi greci non erano secondi a nessuno). La cosa importante è che egli ha intuito il significato della verginità, seppure in maniera imperfetta. Ha capito che l’innamoramento trova il suo compimento non in un mero possesso fisico che scade inevitabilmente nella lussuria, ma in una venerazione quasi timorosa, in un distacco ammirato che rende vero anche il momento del possesso fisico. Soprattutto, egli ha capito che l’innamoramento, vissuto fino in fondo, introduce al divino. Dante porterà a compimento questa intuizione platonica, facendo della donna amata la sua guida fra i cieli del paradiso (e a lungo si potrebbe soffermarsi sulle differenze sostanziali fra la visione platonica, che denigra la carne, e la visione cristiana, che invece esalta la carne). Così si palesa la necessità di una nuova cultura dell’amore. Solo una nuova letteratura cortese, un nuovo stilnovismo, potranno fare risorgere la civiltà cristiana dalle sue ceneri. Solo così si potranno sconfiggere i mostri contrapposti, oggi vittoriosi, della pornografia e della castità misogina. Solo alla brezza di una nuova primavera cortese potranno nascere storie d’amore veramente “eterne”, inattaccabili dall’acido del divorzio, e vere vocazioni alla verginità, resistenti alle tentazioni della carne. Solo quando sorgerà un nuovo Dante capace di esaltare una nuova Beatrice, cesserà l’inverno della crisi delle vocazioni nella Chiesa. Ma potrebbe essere già troppo tardi. Il nichilismo, ateo e musulmano, incombe.

 

LETTERA A TEMPI del 22 novembre 2007

Che succede? Forse la mia ottusità mi ha impedito di capire come il suo giornaletto si sia trasformato da pamphlet di nicchia aggregato, stonato, ad un quotidiano mediocre, in qualcosa d’altro? L’articolo di Baget Bozzo del n. 43 (“La solitudine che grava nel mondo è data anche dalla tristezza dei cattolici”) e quello di Giovanna Jacob del n. 44 (“L’olocausto della grazia”) valgono una collana editoriale.Marco Sala Milano

Non ho capito l’aggregato, lo stonato e il quotidiano. Però grazie per non essersela presa con la nostra Kidman.

Pusher a chi?

Pubblicato su Tempi, 3 novembre 2005.

ACCUSANO CATTOLICI E ATEI “DEVOTI” DI SPARGERE «FASULLE RADICI IDENTITARIE» E PROPUGNARE «FALSE APPARTENENZE».
VIBRATA REPLICA A SCALFARI, D’ARCAIS, LERNER, VALLI E GALIMBERTI
Di Jacob Giovanna
in Polemiche
03 Nov 2005

Prima del 1989 erano chiamati “reazionari” quelli che si opponevano al marxismo, oggi sono chiamati “reazionari” quelli che si oppongono al dogmatismo relativista. Eugenio Scalfari pontifica: «Il relativismo non è nichilismo, al contrario. Il relativismo comporta un impegno continuo e responsabile sulle verità morali di volta in volta valide nell’epoca e nel luogo. Verità assolute nell’epoca e nel luogo, ma variabili secondo i mutamenti d’epoca e di luogo» (Repubblica, 2/1/05). Dobbiamo supporre che, secondo Scalfari, in una diversa epoca e in un diverso luogo sarebbe opportuno considerare l’uomo non più come un fine ma come mezzo degli altri uomini. Flores D’Arcais è stato colto in castagna ad assolvere pratiche che mirano a ridurre la donna ad un mezzo dell’uomo: «Consideriamo tutti un male le mutilazioni genitali: ma le madri di quelle bambine ritengono che sia giusto farle. La loro ragione non è abbastanza “illuminata”, è “imperfetta”? Ma chi decide sulla perfezione di ogni ragione individuale? Su quale lista prestabilita di verità?» (Repubblica, 22/6/05).
Ebbene i cattolici e gli atei cosiddetti “devoti” ritengono che esista una lista prestabilita di verità e che queste verità siano fondate sulla ragione. Sia i primi che i secondi hanno fede nella ragione intesa come fonte dei valori e del diritto naturale, che impone di trattare l’uomo come un fine. Alla fede nella ragione i cattolici aggiungono la fede in Dio, la quale non contraddice la ragione ma la approfondisce. È stata questa idea di ragione, elaborata dall’antichità classica e perfezionata dalla Chiesa, che ha permesso quella straordinaria sintesi di elementi culturali latini, germanici e slavi in cui consiste la civiltà occidentale. A questi argomenti i relativisti non oppongono altri argomenti, migliori o peggiori, ma dei giochi di prestigio con le parole al posto delle carte. Nella loro orwelliana “neolingua” i valori occidentali si chiamano «fasulle radici identitarie», mentre i difensori dei valori occidentali si chiamano «nuovi reazionari», «pusher di false appartenenze» e «spacciatori di false identità» (espressioni tratte dal nuovo libro di Gad Lerner Tu sei un bastardo). I relativisti usano la parola “identità” alludendo alle riflessioni di Sartre su di un “io” mutevole e fluttuante che, per sentire di esserci, ha bisogno di un “tu” che lo guarda. Per rafforzare ulteriormente il sentimento del suo esserci, questo “io” si unisce ad un “noi” di carattere etnico e culturale che ingaggia una guerra permanente contro un “loro”. A questo scopo è necessario eccitare continuamente l’ostilità di “loro” nei nostri confronti con provocazioni d’ogni tipo. Ad esempio Bush bombarda l’Irak e l’Afghanistan per crearsi dei nemici utili a rinforzare l’identità imperiale degli Usa. Il fattore costitutivo determinante della “identità” è ovviamente la fede che, come dice Galimberti, «ha le sue radici nel sentimento che, quando diventa sentimento collettivo, crea quelle basi pre-razionali della propria identità e della propria appartenenza in cui consiste la divisione degli uomini. E quando la divisione ha queste radici (pre-razionali) è subito guerra, anzi guerra santa» (D, 2/11/02). In altre parole non sono “loro” a metterci le bombe ma “noi” a provocarli per bocca di Oriana Fallaci affinché ce le mettano (come ha scritto Bernardo Valli su Repubblica del 25 luglio 2005, la Fallaci contende a Bin Laden il primo posto nella classifica dei fomentatori d’odio). L’identità, come la religione, è una passione irrazionale che affonda le sue radici nelle paludi freudiane del subcosciente.
È ormai chiaro che quella di cui parlano, Scalfari e Galimberti non è la ragione ma la bancarotta della ragione. Questa bancarotta è iniziata nel momento in cui la ragione ha ucciso la fede e l’ha sostituita con la «insignificanza dell’esistere» (Umberto Galimberti) e la «nientità» di tutte le cose (Emanuele Severino). Se tutto è niente anche i valori sono niente e gli uomini stessi sono niente. Con quali argomenti condannare il kamikaze che fa fuori degli niente? Adesso sappiamo per certo che il vero oscurantismo è l’illuminismo, che nega ogni assolutezza ai valori umani che sfuggono ai calcoli della ragion pura scientifico-matematica. La ragione illuminista uccide l’uomo come Hal 9000 uccide gli astronauti in “2001 Odissea nello spazio”. L’illuminista ama il “buon selvaggio” che mangia i “pusher” gesuiti (come raccomandava Voltaire) prima che questi riescano a spacciargli certe idee stupefacenti sulla sacralità della vita umana. L’illuminismo non cessa di gettare le sue tenebre sul mondo moderno. Solo dei cattolici consapevoli di non doversi conformare alla mentalità di questo mondo insieme a degli atei che sanno, come gli antichi filosofi, che la ragione non è solo una calcolatrice tascabile e che l’uomo non è solo una scimmia evoluta da migliorare con l’eugenetica darwiniana, solo loro potranno dissipare le tenebre illuministe con la luce della vera ragione e salvare la civiltà occidentale. Altroché «pusher di false appartenenze».

Sorella Samira

Pubblicato su Tempi, aprile 2004.

Commenti sul sito:

La tomista Jacob vuole redimere l’orgia chic di Repubblica-Espresso. Chic è stata (e sarà) l’Europa a spirito medioevale

Pubblicato su Tempi, 31 luglio 6 agosto 2003

Pubblicato anche su Storia Libera

 

Appunto per i Soloni della Convenzione

Pubblicato su Tempi, 4 giugno 2003

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