Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

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Cosa la sinistra non capisce del terrorismo islamico

Maggio 9, 2016 Giovanna Jacob

Se da una parte cercano di nascondere il genocidio dei cristiani sotto tutta l’ombra del mondo, dall’altra i media di sinistra vanno da sempre a caccia del fantasma del “terrorismo cristiano”

 

Caro direttore, si è scoperto che fra i candidati del Pd per le elezioni amministrative del prossimo 5 giugno a Milano è presente una musulmana con velo d’ordinanza che non riesce a dimostrare in maniera convincente di non avere mai avuto nessun legame col famigerato gruppo dei Fratelli Musulmani, che sono fra i principali ispiratori del terrorismo jihadista. Non c’è nessuna ragione di credere che il Partito democratico simpatizzi con i Fratelli Musulmani o con altri gruppi della galassia fondamentalista. Quello che invece è certo è che la sinistra post-marxista occidentale, di cui il Pd è uno dei tanti partiti di riferimento, ha più simpatia per i non bianchi del terzo mondo che per i bianchi occidentali. Infatti la sinistra guarda ai non bianchi del terzo mondo come ai nuovi “proletari sfruttati” e agli bianchi occidentali come ai nuovi “borghesi capitalisti sfruttatori”. Perché mai i partiti della sinistra post-marxista, in tutti i paesi occidentali, cercano di incentivare con ogni mezzo l’immigrazione dai paesi del terzo mondo se non perché sperano che gli immigrati finiscano al più presto di disintegrare dall’interno l’odiata società borghese-capitalista con i suoi odiati valori borghesi-capitalisti (lo ha confessatoun vecchio laburista inglese) e votino per pure per loro? Avendo perso elettori in casa, la sinistra li deve importare dal terzo mondo. E per assicurarsi che gli elettori d’importazione non sentano la tentazione di votare per qualche altro partito, i partiti di sinistra cercano sempre di infilare all’interno delle loro liste elettorali qualche immigrato. Il Pd milanese ha infilato nella sua lista una immigrata di origine mediorientale che professa la religione islamica.

Continua:

http://www.tempi.it/cosa-la-sinistra-non-capisce-del-terrorismo-islamico?fb_action_ids=1023477991079314&fb_action_types=og.recommends#.VzZyWJGLTIU

Le #pagine più brutte di Umberto Eco

Pubblicato sulla versione pdf di “La Croce” di venerdì 4 marxo (disposibile agli abbonati)

Il 19 febbraio è morto Umberto Eco, che forse è stato il più grande intellettuale italiano degli ultimi decenni. Come ogni uomo, Eco era più della sua opera. Se dunque non possiamo giudicare l’uomo Umberto Eco, tuttavia abbiamo il diritto e il dovere di giudicare la sua opera. Per arrivare subito al punto, Umberto Eco ha dato un contributo determinante all’elaborazione e alla diffusione della ideologia relativista, che sta finendo di distruggere le difese immunitarie della civiltà occidentale, esponendola al virus della barbarie.

In questi giorni, ho riletto alcuni articoli che Umberto Eco aveva pubblicato su Repubblica nel corso dello scorso decennio. Quello che ho letto mi ha indignato profondamente. Ad esempio, nel luglio del 2007 aveva tentato di convincere i lettori di Repubblica che il cosiddetto relativismo non è brutto come lo dipingono Marcello Pera, Joseph Ratzinger e tutti quelli che ancora credono nell’esistenza di un qualche “Assoluto”. Se per questi ultimi il relativismo filosofico è la causa principale del declino della civiltà occidentale, invece per Eco il relativismo si limita a prendere atto di questo declino, che ad Eco stesso appare inevitabile. Le civiltà, dice Eco, non sono forse mortali come gli individui? E chi l’ha detto che i valori di questa nostra civiltà meritino di sopravvivere? In effetti Eco aveva orrore della troppa salute, dell’eccessiva vitalità, dell’esagerata potenza di cui l’Occidente godeva quando ancora credeva nell’assolutezza dei suoi valori.

(Continua)

CroceUmbertoEco

Blade Runner è oggi

Correte al cinema a vederlo. Infatti, film così belli ne escono uno ogni cinquant’anni.

http://www.tempi.it/blade-runner-e-oggi#.VUtbpS6I80w

GIARDIELLO & C. SI SPIEGANO SOLO COL PECCATO ORIGINALE

Mio articolo appena apparso su Pepe:

http://www.pepeonline.it/index.php/component/k2/item/153-giardello-c-si-spiegano-solo-con-il-peccato-originale

Per comprendere i jihadisti bisogna leggere “Arancia meccanica” (è il diavolo, probabilmente)

gennaio 26, 2015 Giovanna Jacob

Il radicalismo islamico non va messo solo in relazione al “disagio sociale”, ma alla questione del male. Anthony Burgess aveva capito tutto

http://www.tempi.it/per-comprendere-i-jihadisti-bisogna-leggere-arancia-meccanica-e-il-diavolo-probabilmente#.VMkn3i4v22E

IL “BRAVE NEW WORLD” DI CECILE KYENGE: sesso droga e multiculturalismo.

Testo di un mio commento pubblicato su Tempi:

«La Kyenge vuole che chiunque mette piede in Italia ottenga automaticamente la cittadinanza italiana. Giusto, sono d’accordo. Non vedo perché per essere italiani sia necessario conoscere l’italiano, rispettare le leggi italiane e magari rispettare le donne. Ma stiamo scherzando? Come ha detto due giorni un imam svizzero, picchiare le donne è un dritto dell’uomo. Quindi vietare allo straniero di esercitare quello che nella sua cultura è un diritto sarebbe un atto di violenza coloniale. E poi chissene frega della cultura e della tradizione italiana. I nuovi italiani hanno ragione a non volere studiare Giotto, Michelangelo, Dante Leopardi. Ma gettiamoli una volta nel cesso questi Giotto, Michelangelo, Dante e Leopardi, che ci hanno rotto le palle. 

 Dopo avere abolito la distinzione fra italiano e italiano, la Kyenge vuole abolire la distinzione fra maschio e femmina. Infatti, si è detta favorevole alla proposta di usare la parola “genitore 1” e “genitore 2″ al posto dei “concetti obsoleti” di “padre” e “madre”. Giusto, sono d’accordo. Poi verrà eliminata anche la distinzione obsoleta fra adulto e bambino, che verranno chiamati “essere umano A” ed “essere umano B”. Poi verrà eliminata la distinzione, francamente razzista, fra essere umano e animale. Il primo si chiamerà “essere vivente A” e il secondo “essere vivente B”. Naturalmente un “essere vivente A” e un “essere vivente B” potranno sposarsi, se lo desiderano. Così finalmente anche i zoofili potranno esprimersi liberamente. E naturalmente potranno sposarsi un “essere umano A” e un “essere umano B”, e così finalmente cesserà l’ingiusta persecuzione dei pedofili e i bambini potranno finalmente esprimere le loro pulsioni sessuali latenti, per la gioia di Freud, che insegnava che un bambino represso diventerà un adulto nevrotico. Poi grazie ai referendum radicali potremo comprare la marijuana nelle tabaccherie e finalmente inizierà il Mondo Nuovo.»

In questo commento alludevo ironicamente al Mondo Nuovo (Brave new world) di Aldous Huxley. Mi raccomando, se non lo avete letto correte a leggerlo: quel libro vi aiuterà a capire il mondo in cui viviamo. In sostanza, Huxley immagina un società utopica, collocata in un futuro ipotetico, in cui tutti gli ideali della cultura modernista, figlia dell’illuminismo, sono pienamente realizzati. Nel Mondo nuovo quasi tutte le persone importanti fanno di cognome o Marx o Freud: infatti Karl Marx e Sigmund Freud sono i numi tutelari della cultura modernista, e non a caso attorno al Sessantotto il marxismo e il freudismo si sarebbero ufficialmente uniti in matrimonio, partorendo la Contestazione (vedi alla voce Herbert Marcuse).

Che cosa dice, in estrema sintesi, la cultura modernista figlia dei tenebrosi Lumi? Dice che l’uomo è solo corpo e che ha solo bisogni fisici. Dopo avere distinto fra “struttura” (l’economia) e “sovrastruttura” (cultura e religione), Marx liquida la religione come droga propinata dai padroni borghesi-capitalisti oppressori al popolo oppresso (“oppio dei popoli”). Similmente, secondo Freud i più nobili bisogni spirituali, in primo luogo il desiderio di Dio, sarebbero meri sintomi della nevrosi, che a sua volta sarebbe effetto della mancata soddisfazione di tutti i più inconfessabili desideri sessuali. Dunque nell’ottica marxista-freudiana, se sparissero da una parte le “ingiustizie sociali” e dall’altra tutti i tabù sessuali di origine religiosa, sparirebbe anche la religione e l’uomo sarebbe pienamente felice. Ma non si possono abbattere tutti i tabù sessuali se non si abbatte l’istituzione che i tabù servono: la famiglia. Se per Freud la famiglia è fonte di nevrosi, per Marx la famiglia è il mattone fondamentale della società borghese-capitalista, madre di tutte le ingiustizie sociali. E infatti nel mondo nuovo è severamente vietato sposarsi e fare figli. I cittadini nascono in catena di montaggio e sono indotti fin dalla più tenera età a praticare il più completo libertinaggio, sia etero che omo. Nelle scuole primarie, i bambini e le bambine praticano giochi erotico-pornografici durante la ricreazione. In questo mondo la monogamia è considerata un vizio mentre la gestazione e il parto sono considerati reati schifosi e aberranti, da punire con l’esilio.
Insomma, nell’ottica modernista la piena felicità umana coinciderebbe con il mero benessere economico e con il piacere sessuale. E la droga, che c’entra? C’entra eccome (lo spiega bene Augusto Del noce in L’erotismo alla conquista della società, reperibile in rete: http://www.totustuustools.net/pvalori/Erotismo.htm). Infatti, la droga è soprattutto un formidabile moltiplicatore del piacere fisico e mentale. La droga è tanto più preziosa per l’ateo-materialista, in quanto donerebbe alle masse quel tipo di estasi mistica che un tempo era riservata ai santi (lo dice chiaro e tondo lo stesso Huxley in Le porte della percezione). Certo, la droga fa molto male alla salute….  Ma se un giorno venisse inventata finalmente una droga che non comporta nessuno spiacevole effetto collaterale, che obiezioni potreste avere alla sua completa liberalizzazione? Dieci anni fa ho fatto questa domanda ad Umberto Galimberti, che infatti non ha saputo bene che rispondere, che tempi… (trovate la controversia con Galimberti qui su Tempi: http://www.tempi.it/verr-la-morte-e-avr-i-tuoi-occhi#.UijAd8YtxLk ).

Nel 1932 Huxley ha profetizzato la cultura dominante di oggi, di cui Galimberti è uno dei tanti divulgatori: nel mondo nuovo ogni cittadino assume praticamente ad ogni ora del giorno, come fosse il caffè, una droga completamente salubre di nome soma.
Mancano ancora due elementi per completare il quadro del mondo nuovo: l’eugenetica e la distruzione del passato. Nel mondo nuovo i cittadini di serie a (Alfa) sono il risultato di politiche eugenetiche, mentre tutte le vestigia dl mondo precedente all’istituzione del mondo nuovo sono state distrutte. C’è un passaggio commovente sulla cancellazione dell’Italia e di tutti i suoi tesori culturali.
Vi sarete resi conto che i politici e gli intellettuali mainstream stanno traghettando il mondo contemporaneo verso il mondo nuovo: attaccano la famiglia, esaltano il libertinaggio etero ed omo, incoraggiano la diffusione della pornografia, promuovono l’aborto a scopo eugenetico-malthusiano (haimé, non ho avuto tempo di parlare di Malthus), ammiccano a politiche anti-proibizioniste e infine…. lottano per lo sgretolamento della tradizione culturale e religiosa dell’Occidente, che non è se non una tradizione cristiana. In questo senso, c’è un lungo filo rosso che tiene insieme le politiche anti-famiglia, le battaglie anti-proibizioniste e le politiche a favore dell’immigrazione selvaggia. Perché politici e intellettuali mainstream, tutti senza eccezione, scoraggiano ogni più lieve critica all’immigrazione selvaggia agitando la lama mortale della parola “razzismo”? Forse perché vogliono bene ai poveri del Terzo Mondo? Niente affatto. Essi sperano che orde incontrollabili di barbari calpestino e seppelliscano nell’oblio la nostra tradizione culturale (lo ha confessato poco tempo fa un comunista pentito inglese:http://hitchensblog.mailonsunday.co.uk/2013/04/how-i-am-partly-to-blame-for-mass-immigration.html ). Quando sarà in vigore lo ius soli, tutte le strade puzzeranno di kebab, l’urlo dei muezzin soffocherà il canto delle campane delle chiese, i musei cadranno in rovina e nelle scuole non si insegneranno più Dante e Leopardi. E l’italia sparirà, come nel mondo nuovo.

P. S. Ci ricasco sempre. Mi impongo di non scrivere, perché nessuno mi legge, nessuno mi paga e perché infiniti immeritevoli raccomandati mi sono passati davanti. Ma è più forte di me. Perché vedo molte cose che gli altri non vedono, e sento l’urgenza di indicarle agli altri. D’altra parte, avevo detto che, per ragioni culturali, ho antipatia dei “mi piace”. Ma noto con piacere che il mio precedente commento ne ha ricevuti 47 su Tempi, dove non mi fanno più scrivere.

 

SI SCRIVE GIUSTIZIA SOCIALE E SI LEGGE INVIDIA SOCIALE, V. La nuova lotta di classe: parassiti contro lavoratori produttivi

Ci troviamo di fronte ad una nuove “lotta di classe”: non più borghesi contro proletari, ma distruttori di ricchezze contro produttori di ricchezze. I secondi pagano le tasse, i primi sono mantenuti dalle tasse. Distruttori di ricchezze sono in primo luogo tutti coloro che lavorano alle dipendenze dello Stato (impiegati statali, burocrati, politici di ogni genere e grado), in secondo luogo i falsi “bisognosi” che si fanno assistere dallo Stato (falsi invalidi, baby pensionati eccetera) e infine i grandi capitalisti e i grandi banchieri che si fanno coprire le perdite dallo Stato (vedi post precedente). Produttori di ricchezze sono tutti coloro che lavorano nel settore privato senza ricevere aiuti dallo Stato: lavoratori dipendenti, imprenditori, commercianti e liberi professionisti (fra cui anche i pochi intellettuali e i pochi veri artisti di valore). Dal momento che lo Stato mette gentilmente nelle loro tasche i soldi che prende dalle tasche dei produttori, i consumatori-distruttori adoreranno lo Stato come gli ebrei hanno adorato per qualche tempo il vitello d’oro. E’ assai improbabile che quanti ricevono la pappa dallo Stato possano votare per un partito che propugna la riduzione dello Stato e quindi la fine della distribuzione automatica di pappa pronta. Per usare una immagine dura ma sostanzialmente veritiera, è improbabile che il parassita voti per il partito degli anti-parassitari. Insomma, Mitt Romney aveva perfettamente ragione: i repubblicani non avrebbero mai potuto sperare di ottenere voti da quel circa 39% di americani che “vivono delle elemosine dello Stato”. In qualunque paese del mondo, un partito che professa idee liberali non può sperare di ottenere i voti di quanti non appartengono alla classe dei produttori di ricchezze vessati dal fisco.

Purtroppo, questi ultimi sono sempre di meno, e di conseguenza i partiti liberali tendono a ricevere sempre meno voti. Infatti, come ho detto, a furia di trasferire ricchezze dalla classe che le produce a quella che le consuma soltanto, lo Stato provoca l’estinzione progressiva della prima e l’espansione illimitata della seconda (ho letto che in Italia ormai c’è un impiegato statale ogni tredici lavoratori attivi). Lo Stato è una bestia talmente stupida che non si accorge nemmeno che uccidere la classe media è contro i suoi sporchi interessi. Quando avrà finito di uccidere la classe media, le ricchezze a chi le ruberà? D’altra parte, la maggioranza è troppo accecata dai vizi dell’invidia e della pigrizia per capire che così non si potrà andare avanti a lungo. Invece di solidarizzare con gli oppressi dal fisco, li disprezza. I giornalisti e gli intellettuali incoraggiano questo disprezzo, descrivendo gli sfruttati come “ricchi sfruttatori” e dipingendo i liberali come dei nazisti sadici che vogliono fare morire di fame i bambini poveri. Ormai è impossibile dire qualcosa di liberale in un talk show senza essere crivellati di insulti dal pubblico. Quando gli sfruttati sono ormai in fin di vita, la maggioranza chiede allo Stato di fruttarli di più e meglio. Che è come premere l’acceleratore sulla via del precipizio.

La maggioranza invidiosa comprende non soltanto tutti quelli che dipendono direttamente o indirettamente dallo Stato, ma anche una parte dei lavoratori dipendenti. In effetti, questi ultimi sono in una posizione ambigua. In quanto guadagnano meno dei loro datori di lavoro, possono farsi tentare dall’invidia. In quanto tuttavia sono vittime, come i loro datori di lavoro, di fisco insaziabile, possono anche maturare una coscienza liberale anti-statalista. Purtroppo, lo Stato ha trovato da parecchio tempo la maniera di sedurli: alza l’aliquota fiscale per i ricchi. I dipendenti accettano di buon grado di cedere quasi la metà del loro stipendio allo Stato perché si illudono che lo Stato restituirà loro sotto forma di servizi e welfare non soltanto la metà del loro stipendio ma anche parte di quello che è stato tolto ai “ricchi”, che comprendono i loro odiati datori di lavoro. Poveretti. E il problema è che l’illusione della “ridistribuzione delle ricchezze” è più forte dell’esperienza: da quando sono nati hanno avuto modo di vedere che lo Stato maltratta i cittadini e tuttavia continuano a credere nella favola della ridistribuzione.

Negli Usa la “lotta di classe” fra produttori di ricchezze e consumatori delle ricchezze sta diventando “lotta di classe” fra bianchi e non bianchi. Nota Ann Coulter che Mitt Romney ha ottenuto fra gli elettori bianchi una percentuale di voti nettamente superiore a quella ottenuta da Ronald Reagan nel 1980. Solo che nel 1980 i bianchi rappresentavano l’88% degli elettori, mentre oggi rappresentano solo il 72%. “I democratici non hanno cambiato le convinzioni di nessuno. Hanno cambiato le persone”. La rielezione del peggiore presidente della storia americana è effetto delle politiche sull’immigrazione troppo permissive promosse dal partito democratico, che ha sempre mirato esplicitamente a importare nuovi elettori dal Terzo Mondo. Oltre a farli entrare in massa, i democratici hanno pure dato loro la pappa pronta. Nello specifico, hanno facilitato l’accesso dei nuovi immigrati ai programmi di assistenza pubblica e naturalmente permesso loro di ottenere la cittadinanza in tempi più rapidi. Come potevano dunque i nuovi americani non correre a votare il peggiore presidente della storia degli Usa? Che cosa può importare a loro se Obama ha fatto aumentare lo stock del debito federale di più del 50%, portando il deficit pubblico al 10% del Pil Usa? Infatti, il debito lo pagheranno i bianchi.

Ann Coulter crede che i nuovi americani voterebbero per il partito repubblicano se soltanto i repubblicani si sforzassero di avvicinarli e insegnare loro i principi del liberalismo. Una volta che avremo fatto loro capire che razza di ladro è lo Stato, loro per primi si ribelleranno. Perché, si chiede la Coulter, un nuovo americano dovrebbe accettare di cedere gran parte del suo stipendio allo Stato? E perché dovrebbe accettare cose contrarie alle sua tradizione di origine, come il matrimonio omosessuale o l’aborto? Certo, è possibile che in futuro i nuovi americani possano convertirsi in massa liberalismo. Ma io ho i miei dubbi. In primo luogo la maggior parte dei nuovi americani non appartengono alla classe dei pagatori di tasse, ma alla classe di coloro che i soldi delle tasse li ricevono dallo Stato. Come ha ricordato Romney, sono assistiti allo Stato circa il 39% degli americani. Ma se consideriamo solo gli immigrati regolari, quella percentuale sale al 57%. Dunque, il 57% dei nuovi americani sanno bene che votare contro lo Stato è come votare contro il piatto su cui mangiano.

Ma poi c’è una ragione molto più profonda e molto più preoccupante: i nuovi americani, così come i nuovi italiani, non sono occidentali. Rimangono tenacemente attaccati alle loro culture di origine, che disconoscono non soltanto il valore per noi sacro della libertà ma anche l’etica del lavoro. Secondo tutte le culture extra-occidentali, nessuna esclusa, vivere di ozio sfruttando il prossimo non è qualcosa di cui vergognarsi, al contrario è qualcosa di cui vantarsi. Quindi, molto difficilmente gli extra-occidentali infiltrati in Occidente accetteranno di passare dalla classe dei consumatori di ricchezze assistiti dallo Stato alla classe dei produttori di ricchezze. C’è anche di peggio. Secondo tutte le culture extra-occidentali, nessuna esclusa, l’individuo vale meno dello Stato, che sia il califfato musulmano o il celeste impero cinese. Quindi, siete avvertiti: se gli occidentali autoctoni d’Europa e d’America continuano a percorrere la strada in discesa della contrazione demografica, nessuno li salverà da un futuro totalitario. Immaginate un totalitarismo multietnico e multiculturale, un po’ 1984 di Orwell e un po’ Blade Runner.

Tutte le idee e i valori sui cui si basa il liberalismo sono idee e valori esclusivamente occidentali. Ad esempio nessuno, proprio nessuno, al di fuori dell’Occidente e della sua area di influenza crede nel valore della libertà individuale e nella dignità infinita di ogni essere umano. Non giriamoci intorno: è stato il Cristianesimo ad insegnare queste idee e questi valori all’Occidente. Quindi, quanto più in Occidente viene meno il Cristianesimo, tanto più viene meno anche il liberalismo. Tanto è vero che il modello dello Stato onnipotente che assiste i suoi sudditi dalla culla alla tomba non esisteva nei secoli cristiani: è stato partorito dell’Illuminismo ateo. Avendo negato l’esistenza dei vizi capitali, l’illuminismo ha inventato uno Stato che alimenta e trae nutrimento dai vizi dell’invidia, della pigrizia, dell’avidità e della superbia. Lo statalismo è seducente come i vizi capitali. Non solo, ma avendo messo l’uomo al posto di Dio, l’Illuminismo si rifiuta tenacemente di credere che l’uomo sia incapace di resistere a lungo alla seduzione del peccato. L’Illuminismo ha cancellato il concetto di peccato originale. Possiamo passare la vita a spiegare alla gente che i rappresentanti dello Stato sono inclini all’avidità e alla superbia mentre gli impiegati pubblici sono inclini alla pigrizia; possiamo passare la vita a mostrare alla gente decine, centinaia, migliaia di esempi di spreco e furto di denaro pubblico e mostrare le statistiche sull’assenteismo negli uffici pubblici. Possiamo passare la vita a spiegare queste cose e la gente continuerebbe a rifiutarsi di capire. Infatti, la gente si rifiuta di credere che l’uomo sia debole e quindi non rinuncerà mai all’illusione che si potrà trovare un giorno la maniera di fare funzionare lo Stato. Tutti sono arci-convinti che un giorno nessun politico sarà sorpreso a rubare e nessun impiegato statale sarà sorpreso a scaricare materiale porno da quando entra in ufficio alla mattina a quando ne esce alla sera. I giornalisti e gli intellettuali rafforzano questa illusione, dipingendo i paesi socialdemocratici del nord come paradisi di efficienza. Nessuno sa che non è vero.

Prendiamo dunque coscienza del fatto che la lotta dello statalismo contro il liberalismo coincide con la lotta dei vizi contro le virtù. Coincide con la lotta di una cultura che divinizza l’uomo negando il peccato originale contro una cultura che invece riconosce la debolezza dell’uomo e la sua intrinseca dipendenza da Dio. Più in generale, coincide con la lotta dell’ateismo occidentale alleato con la barbarie extra-occidentale contro il Cristianesimo. Quindi, il liberalismo è destinato a partecipare, almeno in parte, allo stesso odio che il mondo nutre verso il Cristianesimo. “Vi odieranno e, contro di voi, diranno ogni sorta di menzogna”. Sapendo di mentire, gli intellettuali di sinistra descrivono i liberali come dei sadici che proteggono ricchi spietati che tolgono il pane di bocca ai bambini poveri. Senza dubbio, Ronald Reagan e Margareth Thatcher – guarda caso entrambi cristiani – sono stati i politici più insultati del ventesimo secolo. Perché sono stati quelli che hanno fatto meglio.

Dunque, che fare? Dal momento che gli occidentali stanno ripudiando il Cristianesimo mentre gli immigrati semplicemente lo ignorano, la battaglia a favore del liberalismo potrebbe sembrare persa in partenza. In realtà, non lo è. Anche la battaglia contro il comunismo sembrava persa in partenza. Ma poi si è capito che c’era una maniera molto efficace per combattere contro il comunismo: lasciarlo fare. Dunque, lasciamolo in pace, lo Stato socialdemocratico e keynesiano. Lasciamolo uccidere a colpi di tasse la classe di coloro che potrebbero votargli contro. Ma il paradosso è che quelli che potrebbero votagli contro sono anche coloro da cui lo Stato si fa mantenere. Insomma, il Leviatano perseguita e uccide le vacche che munge. Quindi, è solo questione di tempo: quando avrà finito di distruggere i “kulaki” che lo mantengono, il Leviatano socialdemocratico farà la stessa fine dello Stato sovietico, che è crollato su sé stesso.

In realtà, già sta crollando: gli addetti al marketing delle grosse multinazionali già guardano all’Europa come al Terzo Mondo. Di recente è apparso un articolo agghiacciante: Maurizio ricci, “Lo shopping è monodose”, Repubblica, 22 ottobre 2012. L’autore illustra le strategie di marketing che i grossi gruppi multinazionali adotteranno in Europa nei prossimi anni: “L’indicazione certifica ufficialmente – fuori da ogni pregiudizio o ironia, perché le multinazionali sono notoriamente senza cuore, dunque spietatamente lucide – che l’Europa può ormai essere considerata un continente povero, sul bordo del Terzo mondo. E, come nei paesi poveri, una delle strategie di vendita è ridurre le dimensione delle confezioni, per rendere la spesa più abbordabile. Oppure, rendere i prodotti meno complessi e sofisticati, dunque più economici”. Insomma, siamo ridotti come i sovietici. Loro facevano la fila per il pane, noi faremo la fila per comprare gli scarti negli hard-discount. Ma il bello è che anche gli ex parassiti di Stato saranno alla fame. E allora anche loro si convertiranno in massa al liberalismo.  E The road to serfdom di Friedrick von Hayek diventerà il loro libretto rosso.

Modernismo e post-modernismo nel cinema di fantascienza. Una lettura cattolica di 2001. Odissea nello spazio e Blade Runner

Pubblicato su Future Shock, febbraio 2012

Per un patriot act laico e cattolico dovremmo iniziare a parlare non solo di libertà, ma soprattutto di peccato originale

Pubblicato su Tempi, 22 dicembre 2005.

DURA E APPASSIONATA LETTERA IN DIFESA DELLE LEGGI ANTITERRORISMO CONTRO L’IDEOLOGIA POST-ILLUMINISTA CHE CERCA SOLO NELLE CAUSE SOCIO-ECONOMICHE IL MOTIVO PER CUI L’UOMO è SPINTO A COMPIERE IL MALE. ECCO COSA SUCCEDE A TOLLERARE GLI INTOLLERANTI
Di Jacob Giovanna
in Lettere
22 Dic 2005

Sembra che i cosiddetti “progressisti” siano meno terrorizzati dal terrorismo che dalle misure anti-terrorismo dei governi occidentali. Sia il Patriot Act (introdotto negli Usa nel 2001) che il Pacchetto-Pisanu (introdotto in Italia nel 2004, aggiornato nel luglio 2005) e il Prevention of Terrorism Act (introdotto in Gran Bretagna il 5 agosto 2005) prevedono, seppure in diverse forme, l’arresto o l’espulsione per gli individui pericolosi noti ai servizi segreti e per chiunque commetta il reato di «giustificare o esaltare il terrorismo» (cfr. Repubblica, 10/8/2005). Per il Guardian il Prevention of Terrorism Act è una «manovra avventata» che lede le libertà democratiche, mentre per il liberaldemocratico Robert Kennedy «queste misure rischiano di incidere sull’immagine liberale della Gran Bretagna e di fomentare nuovo odio» (Repubblica, 7/8/2005). Per Marco Rizzo dei Comunisti italiani queste misure «provocano una spirale di odio e di xenofobia, che anziché estirpare il terrorismo, lo alimenta» (Repubblica 6/8/2005). Giudizi analoghi sono stati espressi da quasi tutti gli esponenti dell’Unione. Intanto negli Usa scrittori popolari come John Grisham e Stephen King promuovono una campagna d’opinione e una raccolta di fondi contro le misure del Patriot Act che loro giudicano contrarie alla costituzione degli Usa (Repubblica, 17/8/05).
Perché tanta paura delle leggi antiterrorismo? Semplice: perché contraddicono tutto il pensiero occidentale degli ultimi duecento anni. L’uomo illuminista esilia Dio in un cielo postumo per farsi lui stesso dio. Ad un dio nulla deve essere vietato: “vietato vietare”. A parte rubare e uccidere, ognuno deve essere libero di fare e soprattutto di dire tutto quello che vuole. La libertà infinita dell’uomo è soprattutto libertà d’espressione infinita. Quello che non è lecito in opere è lecito in parole: il satanista non può fare sacrifici umani ma può fare discorsi a favore dei sacrifici umani sul suo blog (nessuna legge glielo vieta); Toni Negri non può fare il terrorista ma può incitare i suoi studenti ad abbracciare il terrorismo rosso (i radicali hanno difeso questo suo diritto); il predicatore islamista non può mettere le bombe in metropolitana ma può suggerire ai suoi ascoltatori l’opportunità di mettercele. Fino a poco tempo fa nessuna legge vietava ad Omar Bakri Mohammed di istigare apertamente i musulmani britannici a fare violenza sui miscredenti britannici che gli pagavano il sussidio settimanale di 340 sterline e lo facevano alloggiare gratuitamente in una casa del valore di 200 mila sterline (Repubblica, 12/8/2005). In quello stesso paese i satanisti hanno appena ottenuto libertà di culto sulle navi della flotta militare.

Materialismo dogmatico
Oltre al liberalismo dogmatico, dietro la libertà d’espressione infinita c’è il materialismo dogmatico. Più precisamente il materialismo dogmatico è una conseguenza del liberalismo dogmatico. In quanto è dio di se stesso, l’uomo deve poter capire tutto di se stesso. Impregnata come è di misteri che affondano nel grande Mistero, l’anima è il punto di se stesso che l’uomo non capisce mai fino in fondo. Per questo l’uomo-dio nega di avere un’anima ovvero la riduce ad una appendice del corpo composta di inconscio e coscienza, entrambi privi di misteri per la scienza neurologica e psicanalitica. Se sta materialmente bene, l’uomo pensa e agisce bene, se sta materialmente male ovvero subisce delle ingiustizie socio-economiche l’uomo pensa e agisce male (notare il paradosso per cui l’uomo emancipato da Dio è un burattino mosso dalla materia). La libertà d’espressione non ha limiti non solo perché la libertà dell’uomo non ha limiti, ma proprio perché tutto quello che un uomo pensa e dice non può ispirare le azioni degli altri uomini. Fra le parole di Omar Bakri e la scelta del terrorista non c’è dunque una relazione di causa-effetto, ma casomai una causa comune: le ingiustizie socio-economiche. Dunque togliere a Bakri la libertà di predicare l’odio non solo è in contrasto col Primo Emendamento della costituzione Usa ma è perfettamente inutile. Invece limitare la libertà del sospetto terrorista è addirittura dannoso. Dal momento che il terrorista è vittima di ingiustizie socio-economiche, persegitarlo con metodi polizieschi significa aggiungere ingiustizia a ingiustizia e così provocare «una spirale di odio e di xenofobia, che anziché estirpare il terrorismo, lo alimenta» (Marco Rizzo). Come hanno scritto su Repubblica, la durezza poliziesca ha come unico effetto quello di «estremizzare e radicalizzare chi è ancora in una zona grigia» (Repubblica, 6/8/2005). In conclusione, per estirpare il terrorismo non bisogna limitare la libertà d’espressione dei predicatori dell’odio né perseguitare i terroristi, bensì estirpare le ingiustizie socio-economiche che generano allo stesso tempo il terrorismo e la sua propaganda. E queste ingiustizie chi le produce? Ma ovviamente l’Occidente capitalista e imperialista!

Blair contro i musulmani
Ad agosto Abu Qatada è stato arrestato dalla polizia britannica perché si era espresso a favore della guerra santa contro la Gran Bretagna. Yasser al-Serri, direttore dell’Osservatorio islamico di Londra, ha commentato: «È in atto una campagna arbitraria orchestrata dal governo Blair contro gli arabi e i musulmani» (Repubblica, 12/8/2005). Come stupirsi se alcuni di essi, in preda all’esasperazione, terroristi lo diventano per davvero? Per fortuna in Italia abbiamo dei magistrati intelligenti che rilasciano i sospetti terroristi cinque minuti dopo il loro arresto. In effetti l’etiope Issac Hamdi, catturato a Roma, dice di avere fatto esplodere lo zaino tra le stazioni del metro di Sheperd’s Bush e Westbourne Park a Londra il 21 luglio perché «dopo gli attentati del 7 luglio gli islamici di Londra sono stati insultati e repressi». Negli incontri cui partecipava nella moschea di Brixton e in una palestra di Notting Hill si facevano «soprattutto analisi della situazione politica e del fatto che ovunque in Occidente i musulmani sono oggetto di vessazioni. E che quindi devono reagire» (Repubblica, 31/7/2005).

Tutta colpa della fede
Dal punto di vista illuminista per sconfiggere il terrorismo bisogna prima eliminare le ingiustizie socio-economiche che lo generano. Gli Stati canaglia che armano i terroristi andrebbero messi al riparo dalle ingiustizie della globalizzazione economica, gli emarginati che mettono le bombe in metropolitana andrebbero integrati nella società occidentale. Tutte le fedi religiose assunte in modica quantità fanno bene, in quantità appena superiori fanno male alla salute mentale. Essere occidentali significa ridurre la fede ad un sentimento moderato (utile analgesico contro il terrore della morte) e fare del benessere e del divertimento lo scopo della vita. Essere occidentali significa vivere in pace con tutti, perché chi si diverte non ha voglia di fare la guerra: “fate l’amore e non la guerra”. È la religione presa troppo sul serio che ispira le guerre.
Secondo la cultura moderna post-illuminista, il terrorismo nasce dalla povertà e dall’emarginazione. La realtà è ben diversa: i terroristi sono tutto fuorché poveri-emarginati, vittime dell’Occidente. I diciannove kamikaze dell’11 settembre avevano frequentato le migliori università occidentali e facevano su e giù per gli Stati Uniti col portafoglio pieno di carte di credito. L’assassino del regista Theo Van Gogh era uno studente modello, esaltava in un perfetto olandese le meraviglie del multiculturalismo su di un giornaletto di provincia e fumava le droghe leggere come i suoi coetanei olandesi (Il Foglio, 29/10/2005). Prima di dedicarsi alla guerra santa, l’etiope Issac Hamdi si interessava soltanto di rap afro-americano, di musica hip hop e di ragazze, che a quanto pare avevano un debole per lui. Passava tutti i pomeriggi sul “muretto” di piazzale Flaminio a Roma, dove incontrava ragazzi italiani ma anche «francesi e americani, studenti dello Chateaubriand, del Saint Dominique e dell’Overseas. più di cento persone, senza traccia di razzismo» (Repubblica, 1/8/2005). Alla faccia della mancata integrazione. La maggior parte dei volontari della guerra santa partiti per l’Irak e l’Afghanistan dai paesi dell’Unione Europea (sono centinaia) sono nati e cresciuti in Europa all’interno di famiglie di immigrati benestanti e integrati. L’estremismo islamico attrae pure occidentali figli di occidentali: vedi il “talebano” Johnny Walker, il cecchino di Washington e il siciliano Domenico Quaranta (autore di un fallito attentato al tempio della Concordia in Sicilia e di una fallita strage alla stazione metropolitana del Duomo a Milano). Ad essi bisogna aggiungere un numero imprecisato di “cellule dagli occhi azzurri” reclutate da Al Qaeda.

L’uomo non è solo corpo
La realtà ci dice che non basta dare al giovane musulmano benessere e divertimento per renderlo immune alla seduzione del terrorismo. Per una ragione semplicissima: perché l’uomo non è solo corpo. Non è vero che l’anima è una appendice del corpo. Non è vero che pensieri e azioni sono “sovrastruttura” delle condizioni materiali di un uomo. Non è vero, in altri termini, che l’uomo è un pezzo di materia mosso dalla materia che lo circonda. È l’anima che muove il corpo e modifica la realtà materiale, non viceversa. Non è nel corpo ma è nell’anima che si originano il crimine e il terrorismo. In termini più semplici, il crimine e il terrorismo sono oggetto di una libera scelta.
È la volontà l’unica causa delle azioni dell’uomo. La volontà è soprattutto capacità di scelta fra il bene e il male. L’uomo sceglie il male non perché ha dei problemi socio-economici, ma perché prova piacere nel fare il male. Dietro il gusto del male non c’è una ragione materiale ma una ragione spirituale: il peccato originale. Dall’esistenza del male nel mondo possiamo logicamente dedurre l’esistenza del peccato originale come sua causa nascosta che sfugge alla indagine dei sensi. Invece i post-illuministi trovano che il peccato originale sia solo una superstizione cattolica e che il male possa essere estirpato con gli strumenti della scienza. Chissà come si sono sentiti quando la scienza ha fornito qualche argomento a favore della superstizione cattolica. Difficilmente tutti gli uomini sarebbero disposti a non fare il male che vorrebbero senza la minaccia di una punizione. È assurdo affermare che la lotta al terrorismo incoraggia il terrorismo tendendo ad «estremizzare e radicalizzare chi è ancora in una zona grigia» (Repubblica, 6/8/2005).

Il “rap del terrorismo”
In realtà le leggi anti-terrorismo non fanno aumentare il terrorismo per la stessa ragione per cui le leggi contro l’omicidio non fanno aumentare gli omicidi. L’uomo è libero di scegliere fra il bene e il male. Questa scelta è ultimamente insondabile ovvero non ha nessuna causa esterna alla volontà. Tuttavia le cause esterne possono in qualche misura interferire in questa scelta. L’uomo non è un corpo animato ma un’anima rivestita di corpo. Dal momento che la componente spirituale dell’uomo è preponderante rispetto alla componente materiale, i fattori di carattere materiale possono interferire nelle sue scelte molto meno dei fattori di carattere, per così dire, spirituale. In questa seconda categoria rientrano tutte le forme di espressione del pensiero: parole, libri, arte, spettacoli eccetera. Non è vero, come afferma la cultura moderna, che le parole non hanno effetti sulla realtà materiale. In quanto sono espressione della parte spirituale dell’uomo, le parole possono modificare la realtà materiale molto più profondamente di qualunque mezzo puramente materiale. Le parole di un solo uomo possono indurre un numero illimitato di uomini a compiere delle azioni determinate, buone o cattive che siano. A causa del peccato originale, è più facile indurre gli uomini a compiere azioni cattive che non azioni buone. Non è possibile propagandare il male a parole senza produrre il male nella realtà. Le parole di Hitler hanno prodotto i lager, le parole di Marx hanno prodotto i gulag. Alcune registrazioni delle prediche di Omar Bakri Mohammed sono state trovate ad Amburgo nell’abitazione di Mohammed Atta, capo kamikaze dell’11 settembre. Solo una coincidenza? Per non peggiorare la sua posizione, Omar Bakri Mohammed nega di avere mai avuto contatti con l’organizzazione di Osama bin Laden (Repubblica, 12/8/2005). In realtà Bakri andrebbe considerato affiliato di Al Qaeda per il solo fatto che da più di dieci anni istiga i giovani ad emulare le gesta di Osama bin Laden (Repubblica, 11/7/2002). I terroristi che usano le parole uccidono più dei terroristi che usano le armi. I terroristi che usano le parole sono i mandanti dei terroristi in armi. L’incontro organizzato da Bakri sui “magnifici diciannove” dell’11 settembre è stato un atto di terrorismo pari a quello perpetrato dai suddetti diciannove.
Poco tempo fa nelle moschee inglesi andava a ruba il cd del “rap del terrorismo”: «Pace ad Hamas e agli Hezbollah / Osama Bin Laden mi ha fatto scintillar come una stella / quando abbiamo distrutto le due torri ha-ha-ha (risata) / premier Tony Blair piglia questa sporco miscredente/ mister Bush piglia questa sporco miscredente/ gettiamoli nel fuoco ha-ha-ha (risata)» (Repubblica, 9/2/04). Nell’Iqra Learning Center bookstore di Leeds si vendono ancora dei libri e dei videogames con a tema la “soluzione finale” del problema degli infedeli che infestano il pianeta (Repubblica, 25/7/05). Gli effetti pratici della conferenza di Bakri, del rap del terrorismo e dei videogiochi di Leeds li abbiamo visti a Londra il 7 e il 21 luglio 2005.

Ammonimenti olandesi
Non ci sono più dubbi: la causa efficiente del terrorismo è la propaganda terrorista. Perché i politici e gli intellettuali, tranne rare eccezioni, considerano la propaganda terrorista alla stregua di un fenomeno folkloristico? Perché non sono state ancora introdotte delle misure contro la proliferazione delle scuole dell’odio, che solo in Italia sono raddoppiate dal 2001 ad oggi (Repubblica, 4/8/2005)? La risposta è semplice: perché colpire le scuole dell’odio e punire tutte le forme di propaganda o apologia del terrorismo significa rimettere in discussione il dogma della libertà d’espressione infinita e, con esso, l’utopia della libertà infinita dell’uomo-dio. Tuttavia la libertà d’espressione sta morendo proprio per un eccesso di libertà d’espressione, la tolleranza sta morendo proprio per un eccesso di tolleranza. Prendiamo l’Olanda, il paese che ha fatto della tolleranza il suo marchio di fabbrica. La stessa totale libertà d’espressione che l’Olanda concedeva un tempo ad autori proibiti in patria come Hobbes, Cartesio e Spinoza oggi la concede agli intolleranti (d’altra parte è da dimostrare che le idee dei suddetti autori non siano la radice ultima di quel nichilismo senile che sta distruggendo la civiltà occidentale dal suo interno). Ebbene gli intolleranti hanno usato la libertà d’espressione per educare all’odio e alla violenza migliaia di giovani olandesi. Uno di essi ha ucciso Theo Van Gogh il 2 novembre 2004, gli altri sputano sulla piccola lapide che il municipio ha dedicato alla memoria del regista scomparso. Gli intolleranti hanno spinto una intera generazione a ripudiare il comandamento “non uccidere” (frase scritta sulla lapide di Van Gogh). Col risultato che adesso in Olanda non è più possibile esprimere liberamente delle opinioni contrarie a quelle degli intolleranti senza rischiare la vita (i politici e gli intellettuali olandesi minacciati di morte sono già una decina). Ecco che cosa succede a tollerare gli intolleranti.

Un oscurantismo troppo oscuro – I tre ossimori cristiani

Pubblicati su Pepe 15, novembre-dicembre 2005.

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