Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

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E noi non dovremmo avere paura?

Aprile 25, 2016 Giovanna Jacob

I media nascondono i fatti che potrebbero alimentare la nostra paura perché secondo la sinistra gli “imprenditori della paura” sono più cattivi dei terroristi stessi.

Caro direttore, una quarantina di anni fa è avvenuto il lento passaggio dall’era moderna all’era postmoderna. Se la cultura modernista (la cui componente fondamentale era il marxismo) pretendeva di conoscere la verità per mezzo della sola ragione scientifica, invece la cultura postmodernista crede che il vero il falso, l’autentico e l’inautentico, il bello e il brutto abbiano lo stesso valore. Gli intellettuali postmodernisti non mirano a scoprire le verità universali e i giornalisti postmodernisti non mirano a raccontare i fatti: i primi inventano cosiddette “grandi narrazioni” che sembrano veritiere senza esserlo necessariamente (perché non si può nemmeno sapere che cosa sia la verità) mentre i secondi non raccontano i fatti così come sono ma cercano di adattarli alle grandi narrazioni dei primi. Si capisce che, al di là delle apparenze, la cultura modernista non era tanto diversa dalla cultura postmodernista: che cosa era infatti il marxismo se non una “grande narrazione” che sembrava veritiera senza esserlo? D’altra parte, tutti i media mainstream sono ancora saldamente controllati dalla sinistra, come Gramsci comanda.

Dalla sera dell’11 settembre 2001, mentre le macerie delle torri gemelle fumavano ancora, intellettuali e giornalisti di sinistra ci narrano ininterrottamente che l’enorme maggioranza dei musulmani sono pacifici e che quindi confondere tutti i musulmani con pochi fondamentalisti e pochi terroristi è come confondere tutti gli italiani con pochi mafiosi. Ci narrano ininterrottamente che l’infima minoranza fondamentalista-terrorista fa guerra innanzitutto alla maggioranza pacifica dei musulmani: «I terroristi ammazzano molti più musulmani che non occidentali». Ci narrano ininterrottamente che la stessa minoranza violenta è divisa al suo interno in tanti gruppi che si fanno la guerra fra loro: Fratelli Musulmani, Wahabiti, Ayatollah, Al Qaeda, Isis e chi più ne ha più ne metta. Ci narrano ininterrottamente che tutti questi gruppi perseguono fini politico-economici di basso cabotaggio mascherati da fini religiosi (perché in termini marxisti la religione, non dimentichiamolo mai, è solo “sovrastruttura” dell’economia). Ci narrano ininterrottamente che le masse occidentali infliggono tremende “ingiustizie sociali” alla maggioranza pacifica degli immigrati musulmani. (…)

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http://www.tempi.it/noi-non-dovremmo-avere-paura#.Vx4jPzCLS00

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L’internazionale antitrumpista ha un problema: più lo insultano, più lui vince

Marzo 26, 2016 Giovanna Jacob

“The Donald” non solo non è il mostro biblico dipinto dalla propaganda antitrumpista ma ha addirittura alcune idee giuste, sebbene imperfette e perfettibili

Caro direttore, ho l’impressione che dall’inizio di quest’anno abbia iniziato a prendere forma uno dei più grandi partiti politici di tutti i tempi, forse più grande perfino del vecchio partito comunista internazionale. A questo nuovo partito aderiscono tutti i giornalisti e tutti gli intellettuali di tutti gli schieramenti politici e ideologici di tutto il mondo, tutti i dirigenti e tutti gli attivisti del partito democratico degli Usa, tutti i dirigenti e tutti gli attivisti del partito repubblicano degli Usa, tutti i veteromarxisti ortodossi e tutti i neoconservatori, tutti i relativisti-multiculturali-antioccidentali e tutti i liberal-conservatori, tutti gli atei fondamentalisti e tutti i musulmani fondamentalisti, tutti gli ecologisti-animalisti e tutti gli hacker, tutti gli atei devoti e tutti i cristiani devoti e tanti altri. Essi non hanno delle idee in comune, a parte una: Donald Trump è il male fatto uomo. Non hanno obiettivi politici in comune, a parte uno: impedire con tutti i mezzi a Donald Trump di diventare presidente degli Stati Uniti d’America. Insomma, non sono amici fra loro ma hanno un nemico anzi un “nemico da abbattere” in comune.

I membri di questa sorta di partito antitrumpista internazionale inondano il mondo di articoli contro Trump, talk-show contro Trump, documentari contro Trump, spot pubblicitari contro Trump, video di Youtube contro Trump, post e tweet contro Trump, e-mail contro Trump. Esperti di marketing e di comunicazione, pagati a peso d’oro dai vertici dl Gop e da vari gruppi di potere, lavorano h24 per convincere l’elettorato repubblicano che il candidato repubblicano Trump è un socialista sotto mentite spoglie repubblicane e per convincere l’elettorato cristiano che tutte le idee di Trump sono contrarie al Vangelo, soprattutto l’idea di impedire a milioni di messicani di entrare illegalmente negli Usa e impedire ai musulmani di entrare negli Usa per un periodo più o meno lungo.

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http://www.tempi.it/internazionale-anti-trump-ha-un-problema-piu-lo-insultano-piu-lui-vince#.VvZ0afnhDIU

Il “pompiere” Donald Trump

Marzo 1, 2016 Giovanna Jacob

Gaffeur, senza una chiara linea politica, ma capace di fasi capire dalle masse che ne hanno piene le scatole delle astrattezze progressiste

 

Caro direttore, le primarie del partito repubblicano americano, che si stanno svolgendo i questi giorni, non sono meno appassionanti di un mondiale di calcio. Lo scontro in diretta televisiva fra i tre principali candidati del Gop (Trump, Rubio e Cruz) che si è svolto il 25 febbraio è stato uno spettacolo d’intrattenimento molto più coinvolgente rispetto alla solita, stucchevole notte degli Oscar. Se paragoniamo le primarie repubblicane a un campionato di calcio, ebbene immaginate che in campo ci sia un uomo in stampelle che in ogni partita riesce a dribblare giocatori più giovani e più allenati e a fare un gol appresso all’altro. Ebbene quel giocatore in stampelle è Donald Trump, il multimiliardario inviso all’establishment repubblicano, per giunta digiuno di politica, che, quando si presentò alle primarie repubblicane, tutti davano per perdente. E invece sta vincendo anzi stravincendo sugli altri candidati.

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Perché la fatwa laicista contro Kamel Daoud è una fatwa contro tutti noi

Febbraio 27, 2016 Giovanna Jacob

Cosa si nasconde dietro la giustificazione incondizionata di ogni stortura della cultura islamica a parte della sinistra (ex) marxista divenuta relativista

Caro direttore, lo scorso 12 febbraio, sulle pagine di Le Monde, 19 intellettuali francesi hanno lanciato una sorta di fatwa laicista contro lo scrittore algerino Kamel Daoud, che pochi giorni prima, in un articolo apparso sullo stesso Le Monde e sul New York Times, aveva cercato di spiegare, con estremo garbo, perché i maschi musulmani fanno molta fatica ad avere un rapporto equilibrato con le donne, specialmente con quelle libere. Nel testo della fatwa si legge: «Pur affermando di voler decostruire caricature promosse dalla “destra” e dalla “estrema destra”, l’autore ricicla i cliché orientalisti più banali.»
Davvero un gran bel paradosso: degli intellettuali occidentali accusano un intellettuale musulmano di calunniare i musulmani. Sospetto che la maggior parte degli intellettuali che oggi si dedicano con zelo gesuitico alla “caccia agli islamofobi”, non meno superstiziosa dell’antica caccia alle streghe, siano gli stessi che negli anni Sessanta occupavano le università e negli anni Settanta occupavano, una dopo l’altra, tutte le cattedre universitarie e tutte le redazioni dei media, come Gramsci comanda.

Questi rivoluzionari in pantofole, che cianciavano di “abbattere la borghesia” e “riscattare il proletariato” sorseggiando Martini nei salotti che contano, hanno potuto condurre fino ad oggi una raffinata esistenza borghese grazie all’aborrita economia liberal-capitalista e grazie ai soldi dei contribuenti “borghesi” (ne uccidono più i finanziamenti alla stampa che la stampa medesima). Dall’alto dei suoi 91 anni, uno di questi borghesissimi anti-borghesi si permette il lusso di dire quello che ha sempre pensato veramente dei “proletari” che voleva riscattare: «Gli uomini hanno bisogni primari come gli animali. E i poveri, salvo pochissimi, non hanno bisogni secondari». Un paio di anni fa si è saputo che in privato il rivoluzionario al caviale che abita all’Eliseo si riferisce ai poveri come agli “sdentati” (…)

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GIARDIELLO & C. SI SPIEGANO SOLO COL PECCATO ORIGINALE

Mio articolo appena apparso su Pepe:

http://www.pepeonline.it/index.php/component/k2/item/153-giardello-c-si-spiegano-solo-con-il-peccato-originale

«Ho capito le colpe dell’Occidente, mi sono innamorato dell’islam»

Marzo 13, 2015
Giovanna Jacob

Cosa dovrebbe insegnarci la storia di Jake Bilardi, 18enne australiano kamikaze per l’Isis, e che il Pensiero Unico non ci fa vedere

http://www.tempi.it/jake-bilardi-colpe-occidente-mi-sono-innamorato-islam

Rileggere 1984 di Orwell per capire il totalitarismo religioso

Ecco il mio articolo apparso ieri sul sito di Tempi:

Rileggere 1984 di Orwell per capire il totalitarismo religioso

Leggere Houellebecq nel giorno dell’attentato a Parigi. Ecco perché la nostra resa non frenerà l’avanzata del male

Apparsa oggi su Tempi:

http://www.tempi.it/leggere-houellebecq-nel-giorno-dell-attentato-a-parigi-ecco-perche-la-nostra-resa-non-frenera-l-avanzata-del-male#.VK6xESuG_w8

Per un patriot act laico e cattolico dovremmo iniziare a parlare non solo di libertà, ma soprattutto di peccato originale

Pubblicato su Tempi, 22 dicembre 2005.

DURA E APPASSIONATA LETTERA IN DIFESA DELLE LEGGI ANTITERRORISMO CONTRO L’IDEOLOGIA POST-ILLUMINISTA CHE CERCA SOLO NELLE CAUSE SOCIO-ECONOMICHE IL MOTIVO PER CUI L’UOMO è SPINTO A COMPIERE IL MALE. ECCO COSA SUCCEDE A TOLLERARE GLI INTOLLERANTI
Di Jacob Giovanna
in Lettere
22 Dic 2005

Sembra che i cosiddetti “progressisti” siano meno terrorizzati dal terrorismo che dalle misure anti-terrorismo dei governi occidentali. Sia il Patriot Act (introdotto negli Usa nel 2001) che il Pacchetto-Pisanu (introdotto in Italia nel 2004, aggiornato nel luglio 2005) e il Prevention of Terrorism Act (introdotto in Gran Bretagna il 5 agosto 2005) prevedono, seppure in diverse forme, l’arresto o l’espulsione per gli individui pericolosi noti ai servizi segreti e per chiunque commetta il reato di «giustificare o esaltare il terrorismo» (cfr. Repubblica, 10/8/2005). Per il Guardian il Prevention of Terrorism Act è una «manovra avventata» che lede le libertà democratiche, mentre per il liberaldemocratico Robert Kennedy «queste misure rischiano di incidere sull’immagine liberale della Gran Bretagna e di fomentare nuovo odio» (Repubblica, 7/8/2005). Per Marco Rizzo dei Comunisti italiani queste misure «provocano una spirale di odio e di xenofobia, che anziché estirpare il terrorismo, lo alimenta» (Repubblica 6/8/2005). Giudizi analoghi sono stati espressi da quasi tutti gli esponenti dell’Unione. Intanto negli Usa scrittori popolari come John Grisham e Stephen King promuovono una campagna d’opinione e una raccolta di fondi contro le misure del Patriot Act che loro giudicano contrarie alla costituzione degli Usa (Repubblica, 17/8/05).
Perché tanta paura delle leggi antiterrorismo? Semplice: perché contraddicono tutto il pensiero occidentale degli ultimi duecento anni. L’uomo illuminista esilia Dio in un cielo postumo per farsi lui stesso dio. Ad un dio nulla deve essere vietato: “vietato vietare”. A parte rubare e uccidere, ognuno deve essere libero di fare e soprattutto di dire tutto quello che vuole. La libertà infinita dell’uomo è soprattutto libertà d’espressione infinita. Quello che non è lecito in opere è lecito in parole: il satanista non può fare sacrifici umani ma può fare discorsi a favore dei sacrifici umani sul suo blog (nessuna legge glielo vieta); Toni Negri non può fare il terrorista ma può incitare i suoi studenti ad abbracciare il terrorismo rosso (i radicali hanno difeso questo suo diritto); il predicatore islamista non può mettere le bombe in metropolitana ma può suggerire ai suoi ascoltatori l’opportunità di mettercele. Fino a poco tempo fa nessuna legge vietava ad Omar Bakri Mohammed di istigare apertamente i musulmani britannici a fare violenza sui miscredenti britannici che gli pagavano il sussidio settimanale di 340 sterline e lo facevano alloggiare gratuitamente in una casa del valore di 200 mila sterline (Repubblica, 12/8/2005). In quello stesso paese i satanisti hanno appena ottenuto libertà di culto sulle navi della flotta militare.

Materialismo dogmatico
Oltre al liberalismo dogmatico, dietro la libertà d’espressione infinita c’è il materialismo dogmatico. Più precisamente il materialismo dogmatico è una conseguenza del liberalismo dogmatico. In quanto è dio di se stesso, l’uomo deve poter capire tutto di se stesso. Impregnata come è di misteri che affondano nel grande Mistero, l’anima è il punto di se stesso che l’uomo non capisce mai fino in fondo. Per questo l’uomo-dio nega di avere un’anima ovvero la riduce ad una appendice del corpo composta di inconscio e coscienza, entrambi privi di misteri per la scienza neurologica e psicanalitica. Se sta materialmente bene, l’uomo pensa e agisce bene, se sta materialmente male ovvero subisce delle ingiustizie socio-economiche l’uomo pensa e agisce male (notare il paradosso per cui l’uomo emancipato da Dio è un burattino mosso dalla materia). La libertà d’espressione non ha limiti non solo perché la libertà dell’uomo non ha limiti, ma proprio perché tutto quello che un uomo pensa e dice non può ispirare le azioni degli altri uomini. Fra le parole di Omar Bakri e la scelta del terrorista non c’è dunque una relazione di causa-effetto, ma casomai una causa comune: le ingiustizie socio-economiche. Dunque togliere a Bakri la libertà di predicare l’odio non solo è in contrasto col Primo Emendamento della costituzione Usa ma è perfettamente inutile. Invece limitare la libertà del sospetto terrorista è addirittura dannoso. Dal momento che il terrorista è vittima di ingiustizie socio-economiche, persegitarlo con metodi polizieschi significa aggiungere ingiustizia a ingiustizia e così provocare «una spirale di odio e di xenofobia, che anziché estirpare il terrorismo, lo alimenta» (Marco Rizzo). Come hanno scritto su Repubblica, la durezza poliziesca ha come unico effetto quello di «estremizzare e radicalizzare chi è ancora in una zona grigia» (Repubblica, 6/8/2005). In conclusione, per estirpare il terrorismo non bisogna limitare la libertà d’espressione dei predicatori dell’odio né perseguitare i terroristi, bensì estirpare le ingiustizie socio-economiche che generano allo stesso tempo il terrorismo e la sua propaganda. E queste ingiustizie chi le produce? Ma ovviamente l’Occidente capitalista e imperialista!

Blair contro i musulmani
Ad agosto Abu Qatada è stato arrestato dalla polizia britannica perché si era espresso a favore della guerra santa contro la Gran Bretagna. Yasser al-Serri, direttore dell’Osservatorio islamico di Londra, ha commentato: «È in atto una campagna arbitraria orchestrata dal governo Blair contro gli arabi e i musulmani» (Repubblica, 12/8/2005). Come stupirsi se alcuni di essi, in preda all’esasperazione, terroristi lo diventano per davvero? Per fortuna in Italia abbiamo dei magistrati intelligenti che rilasciano i sospetti terroristi cinque minuti dopo il loro arresto. In effetti l’etiope Issac Hamdi, catturato a Roma, dice di avere fatto esplodere lo zaino tra le stazioni del metro di Sheperd’s Bush e Westbourne Park a Londra il 21 luglio perché «dopo gli attentati del 7 luglio gli islamici di Londra sono stati insultati e repressi». Negli incontri cui partecipava nella moschea di Brixton e in una palestra di Notting Hill si facevano «soprattutto analisi della situazione politica e del fatto che ovunque in Occidente i musulmani sono oggetto di vessazioni. E che quindi devono reagire» (Repubblica, 31/7/2005).

Tutta colpa della fede
Dal punto di vista illuminista per sconfiggere il terrorismo bisogna prima eliminare le ingiustizie socio-economiche che lo generano. Gli Stati canaglia che armano i terroristi andrebbero messi al riparo dalle ingiustizie della globalizzazione economica, gli emarginati che mettono le bombe in metropolitana andrebbero integrati nella società occidentale. Tutte le fedi religiose assunte in modica quantità fanno bene, in quantità appena superiori fanno male alla salute mentale. Essere occidentali significa ridurre la fede ad un sentimento moderato (utile analgesico contro il terrore della morte) e fare del benessere e del divertimento lo scopo della vita. Essere occidentali significa vivere in pace con tutti, perché chi si diverte non ha voglia di fare la guerra: “fate l’amore e non la guerra”. È la religione presa troppo sul serio che ispira le guerre.
Secondo la cultura moderna post-illuminista, il terrorismo nasce dalla povertà e dall’emarginazione. La realtà è ben diversa: i terroristi sono tutto fuorché poveri-emarginati, vittime dell’Occidente. I diciannove kamikaze dell’11 settembre avevano frequentato le migliori università occidentali e facevano su e giù per gli Stati Uniti col portafoglio pieno di carte di credito. L’assassino del regista Theo Van Gogh era uno studente modello, esaltava in un perfetto olandese le meraviglie del multiculturalismo su di un giornaletto di provincia e fumava le droghe leggere come i suoi coetanei olandesi (Il Foglio, 29/10/2005). Prima di dedicarsi alla guerra santa, l’etiope Issac Hamdi si interessava soltanto di rap afro-americano, di musica hip hop e di ragazze, che a quanto pare avevano un debole per lui. Passava tutti i pomeriggi sul “muretto” di piazzale Flaminio a Roma, dove incontrava ragazzi italiani ma anche «francesi e americani, studenti dello Chateaubriand, del Saint Dominique e dell’Overseas. più di cento persone, senza traccia di razzismo» (Repubblica, 1/8/2005). Alla faccia della mancata integrazione. La maggior parte dei volontari della guerra santa partiti per l’Irak e l’Afghanistan dai paesi dell’Unione Europea (sono centinaia) sono nati e cresciuti in Europa all’interno di famiglie di immigrati benestanti e integrati. L’estremismo islamico attrae pure occidentali figli di occidentali: vedi il “talebano” Johnny Walker, il cecchino di Washington e il siciliano Domenico Quaranta (autore di un fallito attentato al tempio della Concordia in Sicilia e di una fallita strage alla stazione metropolitana del Duomo a Milano). Ad essi bisogna aggiungere un numero imprecisato di “cellule dagli occhi azzurri” reclutate da Al Qaeda.

L’uomo non è solo corpo
La realtà ci dice che non basta dare al giovane musulmano benessere e divertimento per renderlo immune alla seduzione del terrorismo. Per una ragione semplicissima: perché l’uomo non è solo corpo. Non è vero che l’anima è una appendice del corpo. Non è vero che pensieri e azioni sono “sovrastruttura” delle condizioni materiali di un uomo. Non è vero, in altri termini, che l’uomo è un pezzo di materia mosso dalla materia che lo circonda. È l’anima che muove il corpo e modifica la realtà materiale, non viceversa. Non è nel corpo ma è nell’anima che si originano il crimine e il terrorismo. In termini più semplici, il crimine e il terrorismo sono oggetto di una libera scelta.
È la volontà l’unica causa delle azioni dell’uomo. La volontà è soprattutto capacità di scelta fra il bene e il male. L’uomo sceglie il male non perché ha dei problemi socio-economici, ma perché prova piacere nel fare il male. Dietro il gusto del male non c’è una ragione materiale ma una ragione spirituale: il peccato originale. Dall’esistenza del male nel mondo possiamo logicamente dedurre l’esistenza del peccato originale come sua causa nascosta che sfugge alla indagine dei sensi. Invece i post-illuministi trovano che il peccato originale sia solo una superstizione cattolica e che il male possa essere estirpato con gli strumenti della scienza. Chissà come si sono sentiti quando la scienza ha fornito qualche argomento a favore della superstizione cattolica. Difficilmente tutti gli uomini sarebbero disposti a non fare il male che vorrebbero senza la minaccia di una punizione. È assurdo affermare che la lotta al terrorismo incoraggia il terrorismo tendendo ad «estremizzare e radicalizzare chi è ancora in una zona grigia» (Repubblica, 6/8/2005).

Il “rap del terrorismo”
In realtà le leggi anti-terrorismo non fanno aumentare il terrorismo per la stessa ragione per cui le leggi contro l’omicidio non fanno aumentare gli omicidi. L’uomo è libero di scegliere fra il bene e il male. Questa scelta è ultimamente insondabile ovvero non ha nessuna causa esterna alla volontà. Tuttavia le cause esterne possono in qualche misura interferire in questa scelta. L’uomo non è un corpo animato ma un’anima rivestita di corpo. Dal momento che la componente spirituale dell’uomo è preponderante rispetto alla componente materiale, i fattori di carattere materiale possono interferire nelle sue scelte molto meno dei fattori di carattere, per così dire, spirituale. In questa seconda categoria rientrano tutte le forme di espressione del pensiero: parole, libri, arte, spettacoli eccetera. Non è vero, come afferma la cultura moderna, che le parole non hanno effetti sulla realtà materiale. In quanto sono espressione della parte spirituale dell’uomo, le parole possono modificare la realtà materiale molto più profondamente di qualunque mezzo puramente materiale. Le parole di un solo uomo possono indurre un numero illimitato di uomini a compiere delle azioni determinate, buone o cattive che siano. A causa del peccato originale, è più facile indurre gli uomini a compiere azioni cattive che non azioni buone. Non è possibile propagandare il male a parole senza produrre il male nella realtà. Le parole di Hitler hanno prodotto i lager, le parole di Marx hanno prodotto i gulag. Alcune registrazioni delle prediche di Omar Bakri Mohammed sono state trovate ad Amburgo nell’abitazione di Mohammed Atta, capo kamikaze dell’11 settembre. Solo una coincidenza? Per non peggiorare la sua posizione, Omar Bakri Mohammed nega di avere mai avuto contatti con l’organizzazione di Osama bin Laden (Repubblica, 12/8/2005). In realtà Bakri andrebbe considerato affiliato di Al Qaeda per il solo fatto che da più di dieci anni istiga i giovani ad emulare le gesta di Osama bin Laden (Repubblica, 11/7/2002). I terroristi che usano le parole uccidono più dei terroristi che usano le armi. I terroristi che usano le parole sono i mandanti dei terroristi in armi. L’incontro organizzato da Bakri sui “magnifici diciannove” dell’11 settembre è stato un atto di terrorismo pari a quello perpetrato dai suddetti diciannove.
Poco tempo fa nelle moschee inglesi andava a ruba il cd del “rap del terrorismo”: «Pace ad Hamas e agli Hezbollah / Osama Bin Laden mi ha fatto scintillar come una stella / quando abbiamo distrutto le due torri ha-ha-ha (risata) / premier Tony Blair piglia questa sporco miscredente/ mister Bush piglia questa sporco miscredente/ gettiamoli nel fuoco ha-ha-ha (risata)» (Repubblica, 9/2/04). Nell’Iqra Learning Center bookstore di Leeds si vendono ancora dei libri e dei videogames con a tema la “soluzione finale” del problema degli infedeli che infestano il pianeta (Repubblica, 25/7/05). Gli effetti pratici della conferenza di Bakri, del rap del terrorismo e dei videogiochi di Leeds li abbiamo visti a Londra il 7 e il 21 luglio 2005.

Ammonimenti olandesi
Non ci sono più dubbi: la causa efficiente del terrorismo è la propaganda terrorista. Perché i politici e gli intellettuali, tranne rare eccezioni, considerano la propaganda terrorista alla stregua di un fenomeno folkloristico? Perché non sono state ancora introdotte delle misure contro la proliferazione delle scuole dell’odio, che solo in Italia sono raddoppiate dal 2001 ad oggi (Repubblica, 4/8/2005)? La risposta è semplice: perché colpire le scuole dell’odio e punire tutte le forme di propaganda o apologia del terrorismo significa rimettere in discussione il dogma della libertà d’espressione infinita e, con esso, l’utopia della libertà infinita dell’uomo-dio. Tuttavia la libertà d’espressione sta morendo proprio per un eccesso di libertà d’espressione, la tolleranza sta morendo proprio per un eccesso di tolleranza. Prendiamo l’Olanda, il paese che ha fatto della tolleranza il suo marchio di fabbrica. La stessa totale libertà d’espressione che l’Olanda concedeva un tempo ad autori proibiti in patria come Hobbes, Cartesio e Spinoza oggi la concede agli intolleranti (d’altra parte è da dimostrare che le idee dei suddetti autori non siano la radice ultima di quel nichilismo senile che sta distruggendo la civiltà occidentale dal suo interno). Ebbene gli intolleranti hanno usato la libertà d’espressione per educare all’odio e alla violenza migliaia di giovani olandesi. Uno di essi ha ucciso Theo Van Gogh il 2 novembre 2004, gli altri sputano sulla piccola lapide che il municipio ha dedicato alla memoria del regista scomparso. Gli intolleranti hanno spinto una intera generazione a ripudiare il comandamento “non uccidere” (frase scritta sulla lapide di Van Gogh). Col risultato che adesso in Olanda non è più possibile esprimere liberamente delle opinioni contrarie a quelle degli intolleranti senza rischiare la vita (i politici e gli intellettuali olandesi minacciati di morte sono già una decina). Ecco che cosa succede a tollerare gli intolleranti.

L’educazione ha bisogno della punizione secondo la legge, il grande pedagogo di San Paolo

Pubblicato su Tempi, 15 dicembre 2005.

«Chiamare ladri e incendiari “povere vittime” è una pericolosa scemenza». «Le cause dei crimini nazisti non sono sociologiche, economiche eccetera, sono le idee di Hitler». «Le idee malvagie esistono e dovrebbe essere vietato propagandarle». «Non c’è niente di peggio che la “pauperocrazia”, questa mentalità tirannica per cui i poveri hanno sempre ragione». Lettera di accompagnamento (e postilla mostruosa) a un articolo che leggerete la prossima settimana
Di Jacob Giovanna
in Lettere
15 Dic 2005

Caro direttore, nelle scorse settimane di chiacchiere sociologiche sul degrado delle periferie francesi ne abbiamo sentite fin troppe. Colgo l’occasione per presentare la terza e ultima puntata della mia personale polemica contro la sociologia intesa come pensiero unico dominante. Nella prima parte riassumo (con sarcasmo) le interpretazioni sociologiche del terrorismo, nella seconda parte le confuto sul piano dei fatti. Alla rivolta delle banlieue accenno solo di sfuggita, visto che i casseurs non urlavano «Allah u akbar». Tuttavia i casseurs sono tutto fuorché dei poveri oppressi dal capitale. Più che pane e lavoro, essi chiedono motociclette di lusso e scarpe di marca. Molti di loro il lavoro non ce l’hanno semplicemente perché non lo cercano, preferiscono tenersi il sussidio di disoccupazione e guadagnare dei sostanziosi extra col furto e lo spaccio (questo hanno confessato alcuni ragazzi della banlieue all’architetto Fuksas). I contribuenti francesi pagano il sussidio di disoccupazione a quelli che gli bruciano le macchine. I francesi sono dei dhimmi che pagano la “tassa di protezione”. Tuttavia mi sono permessa un accenno sarcastico ai franco-maghrebini che pestano a sangue gli ebrei per “disperazione sociale”, come hanno scritto su Repubblica. Come è scritto nell’editoriale di Tempi del 10 novembre, lo stato di tipo giacobino disgrega i gruppi sociali intermedi al fine di regnare su degli individui atomizzati che mirano soltanto all’accrescimento del proprio benessere (già Tocqueville temeva qualche cosa di simile). In effetti è vero che i casseurs hanno gli stessi desideri degli altri cittadini atomizzati dello Stato giacobino, ma non per questo si sentono meno musulmani.
Nelle banlieu e le moschee e i centri culturali islamici si moltiplicano come funghi. In paesi di tradizione multiculturale come l’Olanda e la Gran Bretagna le cose vanno anche peggio. Perché i giornali e le televisioni hanno oscurato la notizia delle rivolte scoppiate in Danimarca negli stessi giorni in cui bruciavano le periferie francesi?
Come è scritto nell’editoriale di Tempi del 17 novembre, per impedire l’imbarbarimento della società bisogna investire sull’educazione dei giovani. Però facciamo fuori ogni equivoco rousseauista. Come non è vero che è la società a rendere cattivo l’uomo, così non è vero che è la mancanza di educazione a renderlo cattivo. L’uomo è cattivo sia perché nasce cattivo (peccato originale) sia perché sceglie di esserlo (libero arbitrio). L’educazione al bene non impedisce ad un uomo di scegliere il male. Fidel Castro ha ricevuto la migliore educazione dai gesuiti ma è diventato lo stesso Fidel Castro. Purtroppo Finkielkraut è il solo a dire questa semplice verità: «non si può integrare l’odio». Aggiungo io: non siamo noi che dobbiamo “integrare” gli stranieri ma sono gli stranieri che devono integrarsi nella nostra società, e per integrarsi devono volerlo. Chi non vuole integrarsi non può integrarsi: anche in questo caso il libero arbitrio è il fattore decisivo.
Ciò detto, l’educazione ha un peso enorme. Una cattiva educazione incoraggia l’esercizio del peccato mentre una buona educazione incoraggia l’esercizio della virtù (quanto suonano demodé parole come virtù, vizio, bontà, cattiveria, malvagità, peccato!). Poiché ha il peccato originale, è più facile indurre un uomo a fare il male che non il bene. La tesi che sostengo in questo articolo è che la causa efficiente del terrorismo è la “educazione al terrorismo” impartita dai predicatori estremisti. A parte Magdi Allam, nessun politico o intellettuale pensa che sarebbe opportuno impedire la proliferazione delle scuole dell’odio in tutta Europa. Cosa c’è dietro tanta indifferenza verso la mala educaciòn al terrorismo? In primo luogo c’è il materialismo marxista: l’educazione e in genere tutte le forme di espressione del pensiero sono solo “sovrastruttura” delle condizioni socio-economiche e quindi non influiscono sui comportamenti umani. In secondo luogo c’è il liberalismo dogmatico: il predicatore estremista può dire quello che vuole perché la libertà d’espressione è un valore assoluto. Secondo i radicali Toni Negri aveva tutto il “diritto” di fare l’apologia del terrorismo rosso. In fondo tutti la pensano più o meno come i radicali. Voltaire diceva: «Non approvo le tue idee ma darei la vita perché tu possa esprimerle». In realtà una cosa sono delle idee che noi personalmente non approviamo, altra cosa sono delle idee oggettivamente malvagie che ispirano degli atti malvagi. Lo so: in era di relativismo morale nessuno pensa che esistano delle idee oggettivamente malvagie. Ma noi che non siamo relativisti sappiamo che il male esiste (che parola demodé!), che le idee cattive esistono e che dovrebbe essere vietato propagandarle. Non si può più consentire a nessuno di dire impunemente che gli ebrei andrebbero bruciati nei forni. No, questa non è un’opinione come un’altra, è istigazione alla violenza. Nessuno ha ancora capito che istigare gli uomini alla violenza significa produrre la violenza nella realtà. Le idee malvagie si trasformano in atti malvagi. Le idee malvagie di Hitler si sono trasformate in campi di sterminio. La causa efficiente dei crimini nazisti sono state le idee di Hitler, le idee di Hitler sono state inculcate al popolo tedesco per mezzo di una propaganda capillare e martellante. Invece sui nostri libri scolastici si legge ancora che la casa efficiente del nazismo è stata la grave crisi monetaria provocata dai debiti di guerra e dal crollo finanziario del ’29.
Purtroppo per liberarci degli schemi marxisti, che riferiscono ogni fenomeno spirituale al dato economico, ci metteremo ancora decenni, tanto profondamente sono penetrati nell’inconscio collettivo. Per fare rinascere la consapevolezza del bene e del male ci metteremo ancora di più. Oggi degli assassini non si dice che sono “cattivi” ma che sono “folli”. Se usi le parole “bene” e “male” ti dicono che sei un “manicheo”. Insomma il tema dell’articolo è complesso, forse troppo complesso per un articolo.

P. S. Ma a Davide Rondoni nessuno gli tira mai le orecchie? Su Tempi del 17 novembre Rondoni accusa Cofferati di dare troppa importanza alla legalità e di dimenticare che «la società più umana si edifica investendo sui desideri e sull’educazione e non sulle manette». Cofferati è sicuramente uno sfessato, ma la legalità non è una fesseria. Cofferati ha fatto benissimo a mandare le ruspe a demolire le baracche dei rom e dei romeni. Primo perché in un paese civile non si può consentire la proliferazione delle bidonville; secondo perché i baraccati non sono poi tanto poveri, visto che da anni si fanno mantenere dalla Caritas e i loro bambini, invece che a scuola, li mandano a rubare. La vera povertà non è abitare in una baracca ma subire delle prepotenze. I veri poveri sono i bolognesi, costretti a subire furti, scippi e aggressioni dai poveri-stranieri-emarginati che bighellonano per il centro cittadino fra un pasto gratuito alla Caritas e l’altro. Povere sono le ragazzine violentate sotto gli occhi dei fidanzati da poveri-stranieri-emarginati . Poveri sono gli abitanti del Colle Oppio a Roma, costretti a subire mille angherie dai poveri-stranieri-emarginati protetti dalla Caritas di via delle Sette Sale, dai pakistani e dai cinesi che, con le intimidazioni mafiose, si stanno accaparrando tutti i negozi e gli appartamenti della zona. Poveri sono i vecchi imprenditori lombardi, che vengono picchiati a sangue e derubati dei risparmi di una vita da bande di delinquenti col kalashnikov. Per Repubblica quelli che entrano nelle villette e nelle sacrestie del bresciano a fare Arancia Meccanica non sono delinquenti ma «disperati» (Repubblica, 21/11/05). I veri poveri sono gli abitanti della periferia di Milano, costretti ad essere derubati dai nomadi senza fiatare, visto che i nomadi sembrano godere di una sorta di immunità zingaresca permanente (altroché immunità parlamentare!). Mentre i proventi dei furti e delle elemosine i rom li mettono da parte per costruirsi delle ville hollywoodiane lungo la tangenziale milanese, il Comune costruisce per loro, con i soldi dei cittadini derubati, dei campi di permanenza dotati di tutti i comfort.
Insomma i veri poveri sono i cittadini normali, derubati sia dai poveri-stranieri-emarginati che dallo Stato-Leviatano. Coi soldi dei cittadini onesti il Leviatano ci mantiene delle mandrie bovine di burocrati e impiegati nullafacenti, di magistrati che rilasciano i terroristi nello stesso istante in cui vengono arrestati, di poliziotti che non hanno nessuna voglia di fare lo sforzo di proteggerci dalla violenza spicciola dei “nuovi italiani”. I “nuovi italiani” stanno aprendo una miriade di nuove imprese e stanno occupando tutto il circuito della piccola distribuzione perché, a differenza di noi sudditi del Leviatano, godono di mille agevolazioni fiscali per l’apertura degli esercizi commerciali e delle imprese economiche. Noi le imprese e gli esercizi non le apriamo non solo perché siamo strozzati dal fisco e dalla burocrazia, ma perché abbiamo perso ogni capacità di iniziativa, di rischio e di sacrificio.
Siamo degli eterni bambini della Val Susa il cui unico desiderio è quello di giocare, divertirsi, essere lasciati in pace. A trasformarci in eterni bambini è stato il Leviatano, che ci assiste dalla culla alla tomba con i soldi che ci toglie (il paradosso dello Stato assistenziale è proprio questo: toglie il sangue ai cittadini poi usa quello stesso sangue per curare la loro anemia). Con i soldi che avanzano dal pagamento delle tasse, noi bambini non costruiamo opere ma ci andiamo in discoteca e in vacanza, rigorosamente senza figli perché i figli rompono. Quando poi ci è passata la voglia di andare in discoteca e in vacanza perché cominciamo ad essere vecchi, allora per riempire i vuoti della vita chiediamo dei figli alla provetta. Con o senza provetta di figli ne facciamo pochissimi non solo perché non siamo più capaci di sacrifici, ma perché fare figli oggi costa dei sacrifici molto più che eroici alle donne, costrette a conciliare fra lavoro e casa senza nessun aiuto da parte degli uomini. Non è che, se il Leviatano la piantasse di rapinarci il quaranta per cento dello stipendio, per mandare avanti una famiglia non ci sarebbe bisogno di due stipendi e così le donne avrebbero più tempo per i figli? Comunque sia facciamo sempre meno figli ma pretendiamo lo stesso delle pensioni sempre più laute. Ed ecco l’idea geniale: la pensione facciamocela pagare dai figli degli immigrati! Faccio un pronostico: entro qualche decennio noi saremo una massa di vecchietti sottoposti a mille violenze dai figli degli stranieri protetti dal Leviatano e dalla Caritas. Non è escluso che i vecchietti occidentali verranno tutti lasciati morire di fame da giovani stranieri che non avranno nessuna intenzione di pagare loro la pensione. La storia si ripete: i romani chiesero ai barbari di coprire i costi dell’impero in dissoluzione (in primis arruolandoli nell’esercito) e sappiamo come andò a finire.
Per tornare all’alternativa fra le manette e l’educazione, io scelgo le manette. Più precisamente, le manette sono la prima forma di educazione. San Paolo chiamava la legge ‘il grande pedagogo’. Non c’è educazione senza punizione. Per educare alla legalità una massa di barbari violenti non c’è che un metodo: punirli per i loro peccati. Che espressione demodé! Ma Cristo, che non era alla moda neppure ai suoi tempi, ha detto proprio questo: se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavatelo, è meglio per te.
Quando i barbari hanno finito di espiare i loro peccati, allora e solo allora gli mando Rondoni e Vittadini ad educare il loro io al senso religioso. L’educazione senza la punizione è indistinguibile dalla diseducazione. Se le mie malefatte non le pago, mi sento autorizzato a farne delle altre. Non è vero quello che diceva Socrate, e cioè che basta fare conoscere ad un uomo il bene per convincerlo a fare il bene. Socrate non sapeva nulla del peccato originale, Rondoni invece dovrebbe saperne qualche cosa. A sua volta la “solidarietà” senza l’educazione e la punizione è peggio della diseducazione: è istigazione al vizio (che parola demodé!). Se infatti la Caritas mi dà il cibo e i vestiti gratis vita natural durante, se arrotondo con le elemosine e i furti, chi me lo fa fare di stancarmi facendo un lavoro serio? Occorre che qualcuno mi educhi ad amare il lavoro, qualunque lavoro, e che mi punisca se non ho voglia di lavorare. Invece i preti rossi della Caritas sotto sotto sono convinti che i loro “poveri” non commettono peccato se derubano i cittadini già derubati dallo Stato. Infatti agli occhi dei preti rossi i cittadini che pagano le tasse sono dei ricchi-egoisti che rubano ai poveri, i quali dunque hanno il diritto di riprendersi ciò che è loro. In fondo la teologia dei preti rossi della Caritas e dei monaci rossi di Assisi (era ora che il Papa li richiamasse all’ordine!) è questa: i poveri non hanno peccato né attuale né originale. Ed eccoci alla più satanica delle idolatrie: idolatria dei poveri e della povertà. Ed eccoci alla dittatura dei “poveri”, che nella nostra società sono autorizzati a compiere ogni sorta di violenze senza pagare il conto. La dittatura dei poveri o, come la chiamo io, la ‘pauperocrazia’ è soprattutto una dittatura mentale, una mentalità che ci è stato inculcata con metodi orwelliani. Impregnati come siamo di questa mentalità, chiunque rivendichi il diritto di non subire violenze da parte degli stranieri (che per inciso costituiscono l’ottanta per cento della popolazione carceraria) ci appare come un piccolo borghese egoista e retrogrado, incapace di adeguarsi ai cambiamenti della società. Probabilmente anche il direttore di Tempi ha pensato questo della sua collaboratrice mentre leggeva questa sua lettera. Se non l’ha pensato gliene rendo merito. Ma lo ripeto lo stesso: la legalità è una cosa seria. Senza legalità non c’è libertà. «Randy Barnett, nel suo lavoro del 1998 La struttura della libertà per definire la Libertà utilizza un’immagine: due grattacieli. Le Sears Towers di Chicago. La Libertà consente a migliaia di persone di ritrovarsi in quel luogo, ma secondo le regole architettoniche che lo governano: corridoi, intercapedini, scale, ascensori, cartelli, luci. Perché ognuno possa godere della propria libertà senza intralciare quella altrui» (C. Bonini, “Diritti & sicurezza”, Repubblica, 13/12/04). La civiltà occidentale ha prodotto cattedrali e grattacieli. Ebbene senza la legalità non abbiamo i grattacieli ma le bidonville lungo il fiume Reno.
Giovanna Jacob
Merci Mrs. Jacob. Adesso tiriamo il fiato. Settimana prossima altre due pagine di legnate.
(LA)

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