Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Archivio per il tag “multiculturalismo”

Cosa la sinistra non capisce del terrorismo islamico

Maggio 9, 2016 Giovanna Jacob

Se da una parte cercano di nascondere il genocidio dei cristiani sotto tutta l’ombra del mondo, dall’altra i media di sinistra vanno da sempre a caccia del fantasma del “terrorismo cristiano”

 

Caro direttore, si è scoperto che fra i candidati del Pd per le elezioni amministrative del prossimo 5 giugno a Milano è presente una musulmana con velo d’ordinanza che non riesce a dimostrare in maniera convincente di non avere mai avuto nessun legame col famigerato gruppo dei Fratelli Musulmani, che sono fra i principali ispiratori del terrorismo jihadista. Non c’è nessuna ragione di credere che il Partito democratico simpatizzi con i Fratelli Musulmani o con altri gruppi della galassia fondamentalista. Quello che invece è certo è che la sinistra post-marxista occidentale, di cui il Pd è uno dei tanti partiti di riferimento, ha più simpatia per i non bianchi del terzo mondo che per i bianchi occidentali. Infatti la sinistra guarda ai non bianchi del terzo mondo come ai nuovi “proletari sfruttati” e agli bianchi occidentali come ai nuovi “borghesi capitalisti sfruttatori”. Perché mai i partiti della sinistra post-marxista, in tutti i paesi occidentali, cercano di incentivare con ogni mezzo l’immigrazione dai paesi del terzo mondo se non perché sperano che gli immigrati finiscano al più presto di disintegrare dall’interno l’odiata società borghese-capitalista con i suoi odiati valori borghesi-capitalisti (lo ha confessatoun vecchio laburista inglese) e votino per pure per loro? Avendo perso elettori in casa, la sinistra li deve importare dal terzo mondo. E per assicurarsi che gli elettori d’importazione non sentano la tentazione di votare per qualche altro partito, i partiti di sinistra cercano sempre di infilare all’interno delle loro liste elettorali qualche immigrato. Il Pd milanese ha infilato nella sua lista una immigrata di origine mediorientale che professa la religione islamica.

Continua:

http://www.tempi.it/cosa-la-sinistra-non-capisce-del-terrorismo-islamico?fb_action_ids=1023477991079314&fb_action_types=og.recommends#.VzZyWJGLTIU

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Perché la fatwa laicista contro Kamel Daoud è una fatwa contro tutti noi

Febbraio 27, 2016 Giovanna Jacob

Cosa si nasconde dietro la giustificazione incondizionata di ogni stortura della cultura islamica a parte della sinistra (ex) marxista divenuta relativista

Caro direttore, lo scorso 12 febbraio, sulle pagine di Le Monde, 19 intellettuali francesi hanno lanciato una sorta di fatwa laicista contro lo scrittore algerino Kamel Daoud, che pochi giorni prima, in un articolo apparso sullo stesso Le Monde e sul New York Times, aveva cercato di spiegare, con estremo garbo, perché i maschi musulmani fanno molta fatica ad avere un rapporto equilibrato con le donne, specialmente con quelle libere. Nel testo della fatwa si legge: «Pur affermando di voler decostruire caricature promosse dalla “destra” e dalla “estrema destra”, l’autore ricicla i cliché orientalisti più banali.»
Davvero un gran bel paradosso: degli intellettuali occidentali accusano un intellettuale musulmano di calunniare i musulmani. Sospetto che la maggior parte degli intellettuali che oggi si dedicano con zelo gesuitico alla “caccia agli islamofobi”, non meno superstiziosa dell’antica caccia alle streghe, siano gli stessi che negli anni Sessanta occupavano le università e negli anni Settanta occupavano, una dopo l’altra, tutte le cattedre universitarie e tutte le redazioni dei media, come Gramsci comanda.

Questi rivoluzionari in pantofole, che cianciavano di “abbattere la borghesia” e “riscattare il proletariato” sorseggiando Martini nei salotti che contano, hanno potuto condurre fino ad oggi una raffinata esistenza borghese grazie all’aborrita economia liberal-capitalista e grazie ai soldi dei contribuenti “borghesi” (ne uccidono più i finanziamenti alla stampa che la stampa medesima). Dall’alto dei suoi 91 anni, uno di questi borghesissimi anti-borghesi si permette il lusso di dire quello che ha sempre pensato veramente dei “proletari” che voleva riscattare: «Gli uomini hanno bisogni primari come gli animali. E i poveri, salvo pochissimi, non hanno bisogni secondari». Un paio di anni fa si è saputo che in privato il rivoluzionario al caviale che abita all’Eliseo si riferisce ai poveri come agli “sdentati” (…)

Continua qui:

http://www.tempi.it/perche-la-fatwa-laicista-contro-kamel-daoud-e-una-fatwa-contro-tutti-noi#.VtGsppzhDIU

A Tale Of Two Narratives: Islamist Terrorism And Its Western Apologists – Analysis

BY

A Tale Of Two Narratives: Islamist Terrorism And Its Western Apologists – Analysis

Se le vittime sono sempre colpevoli e i carnefici sempre innocenti

Dicembre 12, 2015  Giovanna Jacob

Ogni volta che i terroristi fanno qualche strage in Occidente, i sessantottini non ce la fanno proprio a condannare i terroristi senza qualche “ma”, “se”, “però”

 

http://www.tempi.it/vittime-colpevoli-carnefici-innocenti#.VmwR8fnhDIU

 

LE MASCHERE DI “EYES WIDE SHUT”

DOCUMENTARIO SULLE MASCHERE DI “EYES WIDE SHUT” di Filippo Biagianti e Massimiliano Studer

Nell’ultimo capolavoro di Stanley Kubrick, che usciva al cinema quindici anni fa, le maschere veneziane hanno un ruolo centrale. Dal momento che in certe scene gli attori recitano con il volto coperto, si potrebbe dire che le maschere abbiano quasi un ruolo da protagoniste. Di recente, Massimiliano Studer di Forma Cinema ha decido di indagare su queste maschere. Chi le aveva prodotte? Dopo pazienti ricerche, è riuscito a trovare la bottega veneziana da cui sono uscite: Kartaruga. Con l’aiuto di Filippo Biagianti, ha prodotto un  documentario su questa piccola, oscura bottega aperta a Venezia negli anni Ottanta che nel decennio successivo attira l’attenzione del più grande regista del mondo. Il padrone della bottega e autore delle maschere acquistate da Kubrick svela che la sua idea non era di riprodurre fedelmente le classiche maschere veneziane (quelle che si vedono nei quadri di Longhi e in qualche affresco di  Tiepolo, per intenderci) ma rielaborarle in senso moderno anzi post-moderno, contaminandole con elementi tratti dalle culture figurative esotiche (orientale, precolombiana eccetera) e arricchendole con qualche sfumatura di gusto “pop”. Ma questo documentario può essere anche letto come un elogio della piccola impresa individuale. Negli anni Ottanta un artigiano decide di mettere a frutto i suoi talenti artistici, assumendosi i “rischi d’impresa” legati alla gestione di una bottega. Col tempo la sua attività di ingrandisce al punto che può permettersi di  aprire una succursale a Londra, dove un giorno entrerà per caso un collaboratore di Stanley Kubrick. La “morale” della favola delle maschere è che quando gli italiani, invece di attaccarsi alle tette dello stato-ladro, decidono di mettere a frutto i loro talenti estetici rischiando in proprio, possono andare molto lontano. In tutti gli Usa, non c’è una sola bottega da cui escano maschere lontanamente paragonabili a queste . Kubrick è dovuto venire in Italia per trovarle.

Questo documentario ha fatto strada: è passato su Rai Tre ed è stato segnalato da un famoso blogger americano e da un importante sito americano di cinema, consultato da registi famosi.

Il documentario è andato in onda su Fuori Oraio, Rai tre, sabato 8 marzo 2014

WELCOME TO SOMERTONE Kubrick connections and the mystery of Eyes Wide Shut

CINEPHILIA AND BEYOND SU VIMEO

CINEPHILIA AND BEYOND 

A LERNER, DAGLIE, FACCE RIDE!!!! Adesso Gad Lerner si arrampicherà sugli specchi per dimostrare che i Rom non derubano gli italiani e non sfruttano i bambini.

Prima vediamo  i nudi fatti.

In un campo rom della Grecia è stata ritrovata una bambina che, secondo le analisi del dna, non ha alcuna parentela con i due Rom che dicevano di essere i suoi genitori. In seguito, si è scoperto che i suoi “genitori” avevano denunciata all’anagrafe la nascita di più di dieci figli in dieci mesi (!). A meno che la gravidanza nelle donne Rom duri meno di un mese, molto difficilmente si può pensare che quei bambini siano figli biologici a quei due individui. Non sappiamo come si siamo procurati quei bambini; invece sappiamo che grazie a quei bambini intascavano i generosi sussidi che lo stato greco riserva ad ogni nuovo nato. In sostanza, quei due tizi intascavano 2.500 euro senza fare nulla dalla mattina alla sera. Quello “stipendio”  è nettamente superiore allo stipendio medio della maggior parte dei lavoratori italiani, che che sgobbano dalla mattina alla sera per prendere al massimo 1.500 euro.

Adesso i benpensanti benestanti della sinistra al caviale è un “caso isolato”.  In realtà non c’è nulla di “isolato” in questo caso. Ironia della sorte, poco dopo il caso di Maria è successo qualcosa di sorprendentemente analogo a Pozzuoli. Ricordo perfettamente che in varie trasmissioni televisive (specialmente Porta a Porta) Simonetta Matonea, magistrato del tribunale dei minori di Roma , ha dichiarato che, tutte le volte che il tribunale ordina esami del dna nei campi rom, si scopre che solo una parte dei bambini presenti nei campi rom risultano essere figli biologici di quelli che dicono essere i loro genitori. Inoltre, sembra che abusi sessuali sui minori siano all’ordine del giorno in quei campi. Anche voi avrete notato che i bambini in braccio alle zingare che chiedono l’elemosina sono immersi in un  sonno eccessivamente profondo, innaturale, sospetto. Infatti, i magistrati sanno bene che narcotizzare i bambini molto piccoli è abitudine consolidata nei campi Rom.

Da dove provengono tutti questi bambini non consanguinei? Secondo gli investigatori, nei campi rom non ci sono bambini “rapiti” ma al massimo si trovano bambini “venduti” ai rom da famiglie povere. Insomma, i Rom non “rubano” i bambini: li comprano. Ma comprare bambini per mandarli a mendicare in metropolitana (quanti son costretta a vederne ogni giorno!) è forse meno grave che rapirli al supermercato? Qualcuno sottolinea che anche in Italia fino a pochi decenni fa i poveri vendevano i figli ad organizzazioni che li mandavano a mendicare nella Inghilterra di Oliver Twist. Ma appunto, noi civili “stanziali” abbiamo smesso di fare queste cose barbare da parecchio tempo. Possiamo dunque tollerare che i Rom continuino a trattare i bambini come merce di scambio? Ma non è tutto. Mi è stato riferito che per le aule del tribunale sono passati parecchi processi contro adulti Rom che abusavano sessualmente sistematicamente dei minori presenti nei loro campi. E’ meno grave che rubare i bambini? Ma poi, se per i Rom i bambini sono una fonte di reddito (mendicano, rubacchiano, danno il diritto a  generosi sussidi di maternità eccetera) possiamo escludere a priori che i Rom, in circostanze estreme, siano disposti a prenderne qualcuno per strada?

La gente ha il diritto di protestare e di chiedere sicurezza. Le forze dell’ordine hanno il dovere di proteggere i cittadini da cui sono stipendiati dall’arroganza di questi Rom, che vivono saccheggiando i territori in cui sono ospiti e che, aggiungendo al danno la beffa, intascano sotto forma di sussidi i soldi dei contribuenti italiani. Quindi il cittadino italiano deve pagare il “pizzo” a quelle stesse persone che di tanto in tanto lo scippano per strada o gli svaligiano la casa

Ebbene, secondo i benpensanti benestanti della sinistra al caviale, di cui Gad Lerner è il sommo rappresentante, la gente non ha il diritto di protestare contro i Rom e di chiedere protezione. In numerose puntate dalla sua noiosissima e ormai fuori mercato trasmissione dal titolo “L’infedele”, Gad Lerner ha schernito,  denigrato, insultato  quanti sostengono che Rom rapiscono i minori per mandarli a chiedere l’elemosina e a rubare. Il succo dei suoi discorsi era questo: “Dici che i Rom derubano gli italiani e sfruttano i bambini? Allora sei un ignorante, decerebrato, razzista, pazzo, minorato mentale, credulone, idiota …”. Adesso sono ansiosa di leggere la sua prossima, inevitabile articolessa, naturalmente pubblicata in prima pagina su Repubblica, in cui si arrampicherà sugli specchi pure di convincere il suo uditorio radical-chic  che la nuda realtà dei fatti, confermata dagli esami del dna, è solo una  “leggenda metropolitana”.

Ho notato che c’è una divergenza sempre più marcata fra il sentire del “popolo” ossia della gente normale e il parere di intellettuali e politici. La gente normale, che è costretta, suo malgrado, ad interagire con i Rom e gli altri immigrati ha chiaro che molti di loro non si vogliono integrare. Invece, politici e intellettuali non hanno mai a che fare con i Rom e gli altri gli immigrati. Infatti vivono esistenze dorate, perlopiù a spese dei contribuenti, in quartieri di lusso, protetti da guardie giurate. Se vogliono fare carriera nelle redazioni dei giornali e nei palazzi del potere, questi damerini benestanti e benpensanti devono ripetere le parole d’ordine del Nuovo Vangelo  buonista e multiculturale. Per giustificare i sempre più frequenti episodi di violenza di Rom e immigrati versi gli italiani, ripetono  la favoletta marxista secondo cui i nostri ospiti sarebbero violenti contro di noi a causa delle “ingiustizie sociali” e delle “discriminazioni”  che subirebbero da parte nostra. Ora, in primo luogo è infondata a livello teorico l’idea marxista che la violenza in tutte le su forme sia generata dalle “sperequazioni sociali” ma non mi dilungo su questo, Dico solo che essa porta a giustificare la violenza  degli immigrati e dei “poveri” in generale contro le persone normali che vivono lavorando duramente e pagando tasse esorbitanti. Ma questa idea-favoletta si rivela sbagliata soprattutto se consideriamo  che i nostri ospiti noi li trattiamo fin troppo bene. Come ho detto, lo Stato italiano sperpera montagne di milioni dei nostri soldi per aiutare i Rom ma anche gli immigrati con status di profughi. Non è vero che i Rom rubano perché noi non li integriamo: è vero piuttosto che i Rom rubano perché non vogliono integrarsi. E se qualcuno mi viene ancora a dire che  il terrorismo islamico sarebbe una conseguenza della violenza economica dell’Occidente “capitalista” contro il Medio Oriente “proletario” gli spacco la faccia. Ma quale violenza economica? Quale sfruttamento? Non vi è giunta notizia che i terroristi galleggiano sui miliardi dei paesi del petrolio? Lo sapete quanti miliardi regalano ogni anno i paesi occidentali ai paesi del Medio Oriente?
Per sentirsi fighi, i benpensanti benestanti hanno permesso ad una ignorante incompetente, il cui unico merito è di avere la pelle nera, di prendere il potere. Se provi a protestare contro gli immigrati violenti l’ignorante incompetente, che nutre un odio patologico verso gli italiani, ti marchia sulla carne viva con la parole “razzista”.

In realtà, qui il razzismo inteso come teoria della superiorità della razza bianca non c’entra nulla (anche perché in passato questa teoria prevedeva come corollario il razzismo verso gli italiani, giudicati “semi negroidi”). Non è un problema di razza: è un problema di CULTURA. Per quanto riguarda gli islamici, sappiamo tutti che alta considerazione hanno delle donne e degli Infedeli”. (Noto fra parentesi che per fortuna molti islamici sono civili e moderati, disposti ad integrarsi). Per quanto riguarda i Rom, studi accurati di antropologia culturale dimostrano che la cultura Rom (ma in generale la cultura di tutti i popoli nomadi) giustifica e incoraggia il saccheggio sistematico dei territori ospiti e la violenza verso gli odiatissimi “stanziali”. (Noto fra parentesi che per fortuna non tutti i Rom accettano passivamente questa cultura, e molti di loro oggi manifestano la sincera volontà di lavorare e integrarsi). Tutti quelli che lavorano nelle forze dell’orine raccontano, spesso in privato, che tutte le volte che si entra in un campo rom trovano montagne di refurtiva. Ora, accusare gli italiani di “razzismo” verso i Rom mi sembra davvero surreale, visto che i poveri  contribuenti italiani son costretti a pagare a loro insaputa montagne di milioni in forma di sussidi per questa gente, che di integrarsi e rispettare le leggi no ne vuole sapere. E francamente la gente normale è stanca di sentirsi insultata come “razzista” ogni volta che prova a chiedere di essere protetta dalla violenza di quella gente. L’insulto “razzista” con cui veniamo feriti è doppiamente intollerabile perché è pronunciato prevalentemente da intellettuali radical-chic della sinistra al caviale che conducono esistenze dorate in quartieri signorili, protetti dalle guardie giurate, lontano dai campi rom. Dai loro sontuosi salotti, col cocktail in mano, invocano “tolleranza” nei confronti dei Rom e degli altri immigrati che non voglio integrarsi. Questo si chiama fare fare l’integrazione e la tolleranza col didietro degli altri.

IL “BRAVE NEW WORLD” DI CECILE KYENGE: sesso droga e multiculturalismo.

Testo di un mio commento pubblicato su Tempi:

«La Kyenge vuole che chiunque mette piede in Italia ottenga automaticamente la cittadinanza italiana. Giusto, sono d’accordo. Non vedo perché per essere italiani sia necessario conoscere l’italiano, rispettare le leggi italiane e magari rispettare le donne. Ma stiamo scherzando? Come ha detto due giorni un imam svizzero, picchiare le donne è un dritto dell’uomo. Quindi vietare allo straniero di esercitare quello che nella sua cultura è un diritto sarebbe un atto di violenza coloniale. E poi chissene frega della cultura e della tradizione italiana. I nuovi italiani hanno ragione a non volere studiare Giotto, Michelangelo, Dante Leopardi. Ma gettiamoli una volta nel cesso questi Giotto, Michelangelo, Dante e Leopardi, che ci hanno rotto le palle. 

 Dopo avere abolito la distinzione fra italiano e italiano, la Kyenge vuole abolire la distinzione fra maschio e femmina. Infatti, si è detta favorevole alla proposta di usare la parola “genitore 1” e “genitore 2″ al posto dei “concetti obsoleti” di “padre” e “madre”. Giusto, sono d’accordo. Poi verrà eliminata anche la distinzione obsoleta fra adulto e bambino, che verranno chiamati “essere umano A” ed “essere umano B”. Poi verrà eliminata la distinzione, francamente razzista, fra essere umano e animale. Il primo si chiamerà “essere vivente A” e il secondo “essere vivente B”. Naturalmente un “essere vivente A” e un “essere vivente B” potranno sposarsi, se lo desiderano. Così finalmente anche i zoofili potranno esprimersi liberamente. E naturalmente potranno sposarsi un “essere umano A” e un “essere umano B”, e così finalmente cesserà l’ingiusta persecuzione dei pedofili e i bambini potranno finalmente esprimere le loro pulsioni sessuali latenti, per la gioia di Freud, che insegnava che un bambino represso diventerà un adulto nevrotico. Poi grazie ai referendum radicali potremo comprare la marijuana nelle tabaccherie e finalmente inizierà il Mondo Nuovo.»

In questo commento alludevo ironicamente al Mondo Nuovo (Brave new world) di Aldous Huxley. Mi raccomando, se non lo avete letto correte a leggerlo: quel libro vi aiuterà a capire il mondo in cui viviamo. In sostanza, Huxley immagina un società utopica, collocata in un futuro ipotetico, in cui tutti gli ideali della cultura modernista, figlia dell’illuminismo, sono pienamente realizzati. Nel Mondo nuovo quasi tutte le persone importanti fanno di cognome o Marx o Freud: infatti Karl Marx e Sigmund Freud sono i numi tutelari della cultura modernista, e non a caso attorno al Sessantotto il marxismo e il freudismo si sarebbero ufficialmente uniti in matrimonio, partorendo la Contestazione (vedi alla voce Herbert Marcuse).

Che cosa dice, in estrema sintesi, la cultura modernista figlia dei tenebrosi Lumi? Dice che l’uomo è solo corpo e che ha solo bisogni fisici. Dopo avere distinto fra “struttura” (l’economia) e “sovrastruttura” (cultura e religione), Marx liquida la religione come droga propinata dai padroni borghesi-capitalisti oppressori al popolo oppresso (“oppio dei popoli”). Similmente, secondo Freud i più nobili bisogni spirituali, in primo luogo il desiderio di Dio, sarebbero meri sintomi della nevrosi, che a sua volta sarebbe effetto della mancata soddisfazione di tutti i più inconfessabili desideri sessuali. Dunque nell’ottica marxista-freudiana, se sparissero da una parte le “ingiustizie sociali” e dall’altra tutti i tabù sessuali di origine religiosa, sparirebbe anche la religione e l’uomo sarebbe pienamente felice. Ma non si possono abbattere tutti i tabù sessuali se non si abbatte l’istituzione che i tabù servono: la famiglia. Se per Freud la famiglia è fonte di nevrosi, per Marx la famiglia è il mattone fondamentale della società borghese-capitalista, madre di tutte le ingiustizie sociali. E infatti nel mondo nuovo è severamente vietato sposarsi e fare figli. I cittadini nascono in catena di montaggio e sono indotti fin dalla più tenera età a praticare il più completo libertinaggio, sia etero che omo. Nelle scuole primarie, i bambini e le bambine praticano giochi erotico-pornografici durante la ricreazione. In questo mondo la monogamia è considerata un vizio mentre la gestazione e il parto sono considerati reati schifosi e aberranti, da punire con l’esilio.
Insomma, nell’ottica modernista la piena felicità umana coinciderebbe con il mero benessere economico e con il piacere sessuale. E la droga, che c’entra? C’entra eccome (lo spiega bene Augusto Del noce in L’erotismo alla conquista della società, reperibile in rete: http://www.totustuustools.net/pvalori/Erotismo.htm). Infatti, la droga è soprattutto un formidabile moltiplicatore del piacere fisico e mentale. La droga è tanto più preziosa per l’ateo-materialista, in quanto donerebbe alle masse quel tipo di estasi mistica che un tempo era riservata ai santi (lo dice chiaro e tondo lo stesso Huxley in Le porte della percezione). Certo, la droga fa molto male alla salute….  Ma se un giorno venisse inventata finalmente una droga che non comporta nessuno spiacevole effetto collaterale, che obiezioni potreste avere alla sua completa liberalizzazione? Dieci anni fa ho fatto questa domanda ad Umberto Galimberti, che infatti non ha saputo bene che rispondere, che tempi… (trovate la controversia con Galimberti qui su Tempi: http://www.tempi.it/verr-la-morte-e-avr-i-tuoi-occhi#.UijAd8YtxLk ).

Nel 1932 Huxley ha profetizzato la cultura dominante di oggi, di cui Galimberti è uno dei tanti divulgatori: nel mondo nuovo ogni cittadino assume praticamente ad ogni ora del giorno, come fosse il caffè, una droga completamente salubre di nome soma.
Mancano ancora due elementi per completare il quadro del mondo nuovo: l’eugenetica e la distruzione del passato. Nel mondo nuovo i cittadini di serie a (Alfa) sono il risultato di politiche eugenetiche, mentre tutte le vestigia dl mondo precedente all’istituzione del mondo nuovo sono state distrutte. C’è un passaggio commovente sulla cancellazione dell’Italia e di tutti i suoi tesori culturali.
Vi sarete resi conto che i politici e gli intellettuali mainstream stanno traghettando il mondo contemporaneo verso il mondo nuovo: attaccano la famiglia, esaltano il libertinaggio etero ed omo, incoraggiano la diffusione della pornografia, promuovono l’aborto a scopo eugenetico-malthusiano (haimé, non ho avuto tempo di parlare di Malthus), ammiccano a politiche anti-proibizioniste e infine…. lottano per lo sgretolamento della tradizione culturale e religiosa dell’Occidente, che non è se non una tradizione cristiana. In questo senso, c’è un lungo filo rosso che tiene insieme le politiche anti-famiglia, le battaglie anti-proibizioniste e le politiche a favore dell’immigrazione selvaggia. Perché politici e intellettuali mainstream, tutti senza eccezione, scoraggiano ogni più lieve critica all’immigrazione selvaggia agitando la lama mortale della parola “razzismo”? Forse perché vogliono bene ai poveri del Terzo Mondo? Niente affatto. Essi sperano che orde incontrollabili di barbari calpestino e seppelliscano nell’oblio la nostra tradizione culturale (lo ha confessato poco tempo fa un comunista pentito inglese:http://hitchensblog.mailonsunday.co.uk/2013/04/how-i-am-partly-to-blame-for-mass-immigration.html ). Quando sarà in vigore lo ius soli, tutte le strade puzzeranno di kebab, l’urlo dei muezzin soffocherà il canto delle campane delle chiese, i musei cadranno in rovina e nelle scuole non si insegneranno più Dante e Leopardi. E l’italia sparirà, come nel mondo nuovo.

P. S. Ci ricasco sempre. Mi impongo di non scrivere, perché nessuno mi legge, nessuno mi paga e perché infiniti immeritevoli raccomandati mi sono passati davanti. Ma è più forte di me. Perché vedo molte cose che gli altri non vedono, e sento l’urgenza di indicarle agli altri. D’altra parte, avevo detto che, per ragioni culturali, ho antipatia dei “mi piace”. Ma noto con piacere che il mio precedente commento ne ha ricevuti 47 su Tempi, dove non mi fanno più scrivere.

 

L’ANTI-RAZZISMO E’ IL NUOVO RAZZISMO. Cecile Kyenge deve dimettersi. Subito.

Quello che non mi piace di Cecile Kyenge non è il colore della pelle ma la sua mancanza di merito. Non solo non è stata votata dal popolo, ma non sembra che possa vantare chissà quali meriti professionali, intellettuali e politici. Poteri occulti l’hanno catapultata sulla poltrona di ministro contravvenendo ad ogni elementare norma di democrazia e meritocrazia. Anzi, per essere precisi la Kyenge un “merito” ce l’ha: ha la pelle nera. Infatti, per le mosche cocchiere della cultura dominante ossia post-comunista essere non bianchi è un vero e proprio merito da premiare. Oggi se hai la pelle non bianca (rossa o nera o gialla non fa differenza: basta che non sia il colore degli europei autoctoni) puoi infrangere impunemente la legge, o in alternativa puoi fare molta strada nella vita senza merito alcuno, perché se qualcuno ti critica diventa subito “razzista”. I cretini che lanciano banane e insulti razzisti contro questa senza-merito le fanno solo un piacere: più la insulti e più la senza-merito può atteggiarsi a povera martire della lotta contro i malvagi razzisti europei. Infatti, oggi l’anti-razzismo è un’arma potentissima per uccidere socialmente tutti quelli che si oppongono al piano, varato dalla sinistra ex-comunista, di terzomondizzazione dell’Europa. “Non avete voluto il comunismo?” – dicono i vecchi comunisti rancorosi che facevano le vacanze in Urss – “e noi vi riempiamo il paese di extracomunitari pronti a votarci, e se vi ribellate vi accusiamo di razzismo”. Ho esaminato la Kyenge: è dura, fredda, anaffettiva. C’è l’ha scritto in faccia che odia gli autoctoni e vuole distruggere la loro identità. 
 
I membri di Forza Nuova e certi leghisti da strapazzo sono colpevoli di “intelligenza col nemico”: con i loro insulti razzisti e le loro banane non hanno fatto altro che rafforzare la posizione della senza-merito, che adesso può tranquillamente mettere in atto un piano scientifico per la trasformazione dell’Italia in una provincia dell’Africa, che è quel posto in cui gli uomini fanno fino a trenta figli a testa con trenta mogli diversi, come il babbo della parassita-incompetente.  Se la parassita-incompetente riuscirà a concedere lo ius soli il voto agli immigrati, gli italiani in Italia finiranno come i pellerossa negli Usa.
 
Secondo il vecchio esecrabile razzismo (figlio della teoria di Darwin) i neri sono inferiori ai bianchi. Secondo il nuovo razzismo (figlio dell’odio verso la civiltà occidentale) i neri e gli extracomunitari hanno sempre ragione, anche quando delinquono, mentre i bianchi hanno sempre torto, anche quando sono vittime della delinquenza dei primi. Se osano protestare contro la delinquenza immigrata, vengono immediatamente additati come “razzisti”.
 
Il vecchio razzismo darwnista e il nuovo razzismo anti-occidentale sono due facce della stessa medaglia materialista – così come il comunismo e il nazismo sono due facce della stessa medaglia hegeliana.  Quindi, prima faremo fuori definitivamente il vecchio razzismo darwinista e prima potremo fare fuori anche il nuovo razzismo di cui siamo vittime.
 
Riassunto formato Twitter del razzismo darwiniano: gli uomini del nord (biondi e con gli occhi azzurri) devono sottomettere gli uomini del sud e dell’est (dai mediterranei agli africani agli asiatici) ed evitare di incrociarsi con loro, perché la “selezione naturale” ha reso i primi più forti, intelligenti e belli dei secondi.
 
Riassunto formato Twitter del nuovo razzismo anti-occidentale: i “bianchi” europei e americani meritano di soccombere sotto un tsunami di immigrati provenienti dal Terzo Mondo perché in passato hanno massacrato i popoli del Terzo Mondo e perché oggi consumano il 70 per cento delle risorse mondiali.
 
In realtà, né il vecchio razzismo né il nuovo razzismo hanno un qualche fondamento scientifico. Il vetero-razzismo è infondato perché la teoria di Darwin è infondata. Non esistono diverse “razze umane”: esiste una sola razza umana, punto. Il nuovo razzismo è inondato perché l’Occidente non consuma bensì PRODUCE  il 70 per cento delle risorse mondiali. Inoltre, anche la storia del colonialismo andrebbe riscritta. Tempo fa, un uomo che ha lavorato a lungo nel Congo belga ha raccontato che in quel paese si discute da anni del fatto che quando c’erano i coloni europei si stava relativamente bene mentre da quando non ci sono più si sta decisamente male. Le piantagioni e le strade lasciate dai coloni sono andate in malora, il popolo si è diviso in tribù in perenne lotta fra loro. D’altra parte, quale è la nazione africana più prospera? Il Sud Africa. L’apartheid era brutta, ma la  tempesta di violenze contro i bianchi che si è scatenata da quando non c’è più l’apartheid è ancora più brutta.  Impauriti, i bianchi stanno abbandonando in massa il paese. Invece di massacrare gli afrikaner boeri, i neri dovrebbero ringraziarli e fare di tutto per fermarne l’esodo. Infatti, quando l’ultimo bianco avrà lasciato il paese, il Sud Africa rischia di diventare come il Congo.
 
A dispetto delle apparenze, il vecchio razzismo è ancora molto in auge nelle università anglosassoni (sulle riviste peer-reviewed capita ancora di leggere che gli italiani del sud sono più stupidi degli italiani del nord per ragioni genetiche) e nei siti online dei gruppi dell’estrema destra nostalgica del Duce del Fuhrer.  Questi gruppi sono gli “utili idioti” della rivoluzione anti-occidentale della sinistra terzomondista: più dicono idiozie vetero-razziste, più la sinistra si rafforza. Prendiamo un sito di estrema destra di cui Vendola e altri esponenti di Sel hanno ripetutamente chiesto l’oscuramento: “Tutti i crimini degli immigrati”. Questo sito mette in rilievo tutti quegli episodi di piccola e grande criminalità di origine straniera  che la stampa mainstream (ossia post-comunista) occulta accuratamente per “correttezza politica”.  I curatori del sito fanno giustamente notare che sul piano statistico gli immigrati (indifferentemente regolari o irregolari) hanno una propensione all’illegalità e al crimine che è molte volte superiore rispetto alla propensione al crimine degli autoctoni. Ci sono più delinquenti fra pochi milioni di immigrati che fra cinquanta milioni di italiani. Quindi il problema della violenza degli immigrati contro gli europei autoctoni esiste e non deve essere occultato. Dobbiamo denunciare ad alta voce che l’immigrazione massiccia, incoraggiata e protetta dalla sinistra multiculturale anti-occidentale, ci sta rendendo la vita impossibile. Il problema è che i curatori del sito a loro volta danno una interpretazione vetero-razzista del problema della violenza immigrata.
 
Riassunto tipo Twitter del pensiero dei curatori del sito “Tutti i crimini degli immigrati”: gli immigrati sono più violenti degli europei autoctoni per ragioni razziali, bisogna a tutti i costi impedire la mescolanza fra razze diverse.
 
Dal momento che si basa sulla anti-scientifica teoria razzista, che si basa sulla falsa teoria di Darwin, la suddetta interpretazione è falsa e bugiarda. Sparando idiozie vetero-razziste, quel sito non fa altro che tirare acqua al mulino ideologico di cialtroni parassiti (infatti campano con i soldi delle nostre tasse) come Kyenge, Vendola e Boldrini.
 
La verità è questa, prendetene nota: gli immigrati sono più propensi al crimine rispetto agli europei autoctoni unicamente per ragioni culturali.
 
NON ESISTONO DIFFERENZE FRA LE RAZZE: ESISTONO DIFFERENZE FRA LE CULTURE.
 
LA CULTURA OCCIDENTALE E’ INFINITAMENTE SUPERIORE ALLE ALTRE.
 
IN OCCIDENTE SONO NATE LA SCIENZA E L CAPITALISMO.
 
L’ARTE E LA LETTERATURA OCCIDENTALI SONO LE PRIME AL MONDO.
 
L’OCCIDENTE HA MANDATO GLI UOMINI SULLA LUNA.
 
L’OCCIDENTE HA INVENTATO I DIRITTI DELL’UOMO.
 
IN OCCIDENTE LA DONNA E’ PARI ALL’UOMO.
 
La civltà occidentale è il bene più prezioso che possediamo. Dobbiamo difenderla con le unghie e con i denti. Se potranno beneficiare dello ius soli e del diritto di voto, gli immigrati che ignorano o detestano la nostra civiltà e i suoi valori la distruggeranno in poco tempo, e noi ultimi occidentali finiremo come indiani nelle riserve. Anche il problema della delinquenza immigrata è un problema di civiltà, di cultura e di valori. La maggior parte degli immigrati (non tutti, beninteso) sono portatori di culture barbariche che giustificano la violenza sul prossimo, specialmente sul prossimo di sesso femminile. Quindi, bisogna fare entrare in Europa solo gli immigrati che dimostrano di volere rinunciare alla loro cultura barbarica per abbracciare senza riserve la cultura e i valori occidentali. Per farla breve, gli immigrati come Magdi Allam (vero amante della cultura italiana) sono i benvenuti, gli altri se ne devono andare via.
 
Chi vuole veramente scollare la parassita-incompetente dalla poltrona che occupa abusivamente, deve piantarla con gli insulti razzisti e firmare la petizione contro la Kyenge  promossa da Magdi Allam.

Magdi Allam è nato in Egitto da madre africana di pelle scura: voglio vedere se i sinistresi anti-occidentali multiculturalisti riusciranno ad accusare pure lui di razzismo.

SI SCRIVE GIUSTIZIA SOCIALE E SI LEGGE INVIDIA SOCIALE, V. La nuova lotta di classe: parassiti contro lavoratori produttivi

Ci troviamo di fronte ad una nuove “lotta di classe”: non più borghesi contro proletari, ma distruttori di ricchezze contro produttori di ricchezze. I secondi pagano le tasse, i primi sono mantenuti dalle tasse. Distruttori di ricchezze sono in primo luogo tutti coloro che lavorano alle dipendenze dello Stato (impiegati statali, burocrati, politici di ogni genere e grado), in secondo luogo i falsi “bisognosi” che si fanno assistere dallo Stato (falsi invalidi, baby pensionati eccetera) e infine i grandi capitalisti e i grandi banchieri che si fanno coprire le perdite dallo Stato (vedi post precedente). Produttori di ricchezze sono tutti coloro che lavorano nel settore privato senza ricevere aiuti dallo Stato: lavoratori dipendenti, imprenditori, commercianti e liberi professionisti (fra cui anche i pochi intellettuali e i pochi veri artisti di valore). Dal momento che lo Stato mette gentilmente nelle loro tasche i soldi che prende dalle tasche dei produttori, i consumatori-distruttori adoreranno lo Stato come gli ebrei hanno adorato per qualche tempo il vitello d’oro. E’ assai improbabile che quanti ricevono la pappa dallo Stato possano votare per un partito che propugna la riduzione dello Stato e quindi la fine della distribuzione automatica di pappa pronta. Per usare una immagine dura ma sostanzialmente veritiera, è improbabile che il parassita voti per il partito degli anti-parassitari. Insomma, Mitt Romney aveva perfettamente ragione: i repubblicani non avrebbero mai potuto sperare di ottenere voti da quel circa 39% di americani che “vivono delle elemosine dello Stato”. In qualunque paese del mondo, un partito che professa idee liberali non può sperare di ottenere i voti di quanti non appartengono alla classe dei produttori di ricchezze vessati dal fisco.

Purtroppo, questi ultimi sono sempre di meno, e di conseguenza i partiti liberali tendono a ricevere sempre meno voti. Infatti, come ho detto, a furia di trasferire ricchezze dalla classe che le produce a quella che le consuma soltanto, lo Stato provoca l’estinzione progressiva della prima e l’espansione illimitata della seconda (ho letto che in Italia ormai c’è un impiegato statale ogni tredici lavoratori attivi). Lo Stato è una bestia talmente stupida che non si accorge nemmeno che uccidere la classe media è contro i suoi sporchi interessi. Quando avrà finito di uccidere la classe media, le ricchezze a chi le ruberà? D’altra parte, la maggioranza è troppo accecata dai vizi dell’invidia e della pigrizia per capire che così non si potrà andare avanti a lungo. Invece di solidarizzare con gli oppressi dal fisco, li disprezza. I giornalisti e gli intellettuali incoraggiano questo disprezzo, descrivendo gli sfruttati come “ricchi sfruttatori” e dipingendo i liberali come dei nazisti sadici che vogliono fare morire di fame i bambini poveri. Ormai è impossibile dire qualcosa di liberale in un talk show senza essere crivellati di insulti dal pubblico. Quando gli sfruttati sono ormai in fin di vita, la maggioranza chiede allo Stato di fruttarli di più e meglio. Che è come premere l’acceleratore sulla via del precipizio.

La maggioranza invidiosa comprende non soltanto tutti quelli che dipendono direttamente o indirettamente dallo Stato, ma anche una parte dei lavoratori dipendenti. In effetti, questi ultimi sono in una posizione ambigua. In quanto guadagnano meno dei loro datori di lavoro, possono farsi tentare dall’invidia. In quanto tuttavia sono vittime, come i loro datori di lavoro, di fisco insaziabile, possono anche maturare una coscienza liberale anti-statalista. Purtroppo, lo Stato ha trovato da parecchio tempo la maniera di sedurli: alza l’aliquota fiscale per i ricchi. I dipendenti accettano di buon grado di cedere quasi la metà del loro stipendio allo Stato perché si illudono che lo Stato restituirà loro sotto forma di servizi e welfare non soltanto la metà del loro stipendio ma anche parte di quello che è stato tolto ai “ricchi”, che comprendono i loro odiati datori di lavoro. Poveretti. E il problema è che l’illusione della “ridistribuzione delle ricchezze” è più forte dell’esperienza: da quando sono nati hanno avuto modo di vedere che lo Stato maltratta i cittadini e tuttavia continuano a credere nella favola della ridistribuzione.

Negli Usa la “lotta di classe” fra produttori di ricchezze e consumatori delle ricchezze sta diventando “lotta di classe” fra bianchi e non bianchi. Nota Ann Coulter che Mitt Romney ha ottenuto fra gli elettori bianchi una percentuale di voti nettamente superiore a quella ottenuta da Ronald Reagan nel 1980. Solo che nel 1980 i bianchi rappresentavano l’88% degli elettori, mentre oggi rappresentano solo il 72%. “I democratici non hanno cambiato le convinzioni di nessuno. Hanno cambiato le persone”. La rielezione del peggiore presidente della storia americana è effetto delle politiche sull’immigrazione troppo permissive promosse dal partito democratico, che ha sempre mirato esplicitamente a importare nuovi elettori dal Terzo Mondo. Oltre a farli entrare in massa, i democratici hanno pure dato loro la pappa pronta. Nello specifico, hanno facilitato l’accesso dei nuovi immigrati ai programmi di assistenza pubblica e naturalmente permesso loro di ottenere la cittadinanza in tempi più rapidi. Come potevano dunque i nuovi americani non correre a votare il peggiore presidente della storia degli Usa? Che cosa può importare a loro se Obama ha fatto aumentare lo stock del debito federale di più del 50%, portando il deficit pubblico al 10% del Pil Usa? Infatti, il debito lo pagheranno i bianchi.

Ann Coulter crede che i nuovi americani voterebbero per il partito repubblicano se soltanto i repubblicani si sforzassero di avvicinarli e insegnare loro i principi del liberalismo. Una volta che avremo fatto loro capire che razza di ladro è lo Stato, loro per primi si ribelleranno. Perché, si chiede la Coulter, un nuovo americano dovrebbe accettare di cedere gran parte del suo stipendio allo Stato? E perché dovrebbe accettare cose contrarie alle sua tradizione di origine, come il matrimonio omosessuale o l’aborto? Certo, è possibile che in futuro i nuovi americani possano convertirsi in massa liberalismo. Ma io ho i miei dubbi. In primo luogo la maggior parte dei nuovi americani non appartengono alla classe dei pagatori di tasse, ma alla classe di coloro che i soldi delle tasse li ricevono dallo Stato. Come ha ricordato Romney, sono assistiti allo Stato circa il 39% degli americani. Ma se consideriamo solo gli immigrati regolari, quella percentuale sale al 57%. Dunque, il 57% dei nuovi americani sanno bene che votare contro lo Stato è come votare contro il piatto su cui mangiano.

Ma poi c’è una ragione molto più profonda e molto più preoccupante: i nuovi americani, così come i nuovi italiani, non sono occidentali. Rimangono tenacemente attaccati alle loro culture di origine, che disconoscono non soltanto il valore per noi sacro della libertà ma anche l’etica del lavoro. Secondo tutte le culture extra-occidentali, nessuna esclusa, vivere di ozio sfruttando il prossimo non è qualcosa di cui vergognarsi, al contrario è qualcosa di cui vantarsi. Quindi, molto difficilmente gli extra-occidentali infiltrati in Occidente accetteranno di passare dalla classe dei consumatori di ricchezze assistiti dallo Stato alla classe dei produttori di ricchezze. C’è anche di peggio. Secondo tutte le culture extra-occidentali, nessuna esclusa, l’individuo vale meno dello Stato, che sia il califfato musulmano o il celeste impero cinese. Quindi, siete avvertiti: se gli occidentali autoctoni d’Europa e d’America continuano a percorrere la strada in discesa della contrazione demografica, nessuno li salverà da un futuro totalitario. Immaginate un totalitarismo multietnico e multiculturale, un po’ 1984 di Orwell e un po’ Blade Runner.

Tutte le idee e i valori sui cui si basa il liberalismo sono idee e valori esclusivamente occidentali. Ad esempio nessuno, proprio nessuno, al di fuori dell’Occidente e della sua area di influenza crede nel valore della libertà individuale e nella dignità infinita di ogni essere umano. Non giriamoci intorno: è stato il Cristianesimo ad insegnare queste idee e questi valori all’Occidente. Quindi, quanto più in Occidente viene meno il Cristianesimo, tanto più viene meno anche il liberalismo. Tanto è vero che il modello dello Stato onnipotente che assiste i suoi sudditi dalla culla alla tomba non esisteva nei secoli cristiani: è stato partorito dell’Illuminismo ateo. Avendo negato l’esistenza dei vizi capitali, l’illuminismo ha inventato uno Stato che alimenta e trae nutrimento dai vizi dell’invidia, della pigrizia, dell’avidità e della superbia. Lo statalismo è seducente come i vizi capitali. Non solo, ma avendo messo l’uomo al posto di Dio, l’Illuminismo si rifiuta tenacemente di credere che l’uomo sia incapace di resistere a lungo alla seduzione del peccato. L’Illuminismo ha cancellato il concetto di peccato originale. Possiamo passare la vita a spiegare alla gente che i rappresentanti dello Stato sono inclini all’avidità e alla superbia mentre gli impiegati pubblici sono inclini alla pigrizia; possiamo passare la vita a mostrare alla gente decine, centinaia, migliaia di esempi di spreco e furto di denaro pubblico e mostrare le statistiche sull’assenteismo negli uffici pubblici. Possiamo passare la vita a spiegare queste cose e la gente continuerebbe a rifiutarsi di capire. Infatti, la gente si rifiuta di credere che l’uomo sia debole e quindi non rinuncerà mai all’illusione che si potrà trovare un giorno la maniera di fare funzionare lo Stato. Tutti sono arci-convinti che un giorno nessun politico sarà sorpreso a rubare e nessun impiegato statale sarà sorpreso a scaricare materiale porno da quando entra in ufficio alla mattina a quando ne esce alla sera. I giornalisti e gli intellettuali rafforzano questa illusione, dipingendo i paesi socialdemocratici del nord come paradisi di efficienza. Nessuno sa che non è vero.

Prendiamo dunque coscienza del fatto che la lotta dello statalismo contro il liberalismo coincide con la lotta dei vizi contro le virtù. Coincide con la lotta di una cultura che divinizza l’uomo negando il peccato originale contro una cultura che invece riconosce la debolezza dell’uomo e la sua intrinseca dipendenza da Dio. Più in generale, coincide con la lotta dell’ateismo occidentale alleato con la barbarie extra-occidentale contro il Cristianesimo. Quindi, il liberalismo è destinato a partecipare, almeno in parte, allo stesso odio che il mondo nutre verso il Cristianesimo. “Vi odieranno e, contro di voi, diranno ogni sorta di menzogna”. Sapendo di mentire, gli intellettuali di sinistra descrivono i liberali come dei sadici che proteggono ricchi spietati che tolgono il pane di bocca ai bambini poveri. Senza dubbio, Ronald Reagan e Margareth Thatcher – guarda caso entrambi cristiani – sono stati i politici più insultati del ventesimo secolo. Perché sono stati quelli che hanno fatto meglio.

Dunque, che fare? Dal momento che gli occidentali stanno ripudiando il Cristianesimo mentre gli immigrati semplicemente lo ignorano, la battaglia a favore del liberalismo potrebbe sembrare persa in partenza. In realtà, non lo è. Anche la battaglia contro il comunismo sembrava persa in partenza. Ma poi si è capito che c’era una maniera molto efficace per combattere contro il comunismo: lasciarlo fare. Dunque, lasciamolo in pace, lo Stato socialdemocratico e keynesiano. Lasciamolo uccidere a colpi di tasse la classe di coloro che potrebbero votargli contro. Ma il paradosso è che quelli che potrebbero votagli contro sono anche coloro da cui lo Stato si fa mantenere. Insomma, il Leviatano perseguita e uccide le vacche che munge. Quindi, è solo questione di tempo: quando avrà finito di distruggere i “kulaki” che lo mantengono, il Leviatano socialdemocratico farà la stessa fine dello Stato sovietico, che è crollato su sé stesso.

In realtà, già sta crollando: gli addetti al marketing delle grosse multinazionali già guardano all’Europa come al Terzo Mondo. Di recente è apparso un articolo agghiacciante: Maurizio ricci, “Lo shopping è monodose”, Repubblica, 22 ottobre 2012. L’autore illustra le strategie di marketing che i grossi gruppi multinazionali adotteranno in Europa nei prossimi anni: “L’indicazione certifica ufficialmente – fuori da ogni pregiudizio o ironia, perché le multinazionali sono notoriamente senza cuore, dunque spietatamente lucide – che l’Europa può ormai essere considerata un continente povero, sul bordo del Terzo mondo. E, come nei paesi poveri, una delle strategie di vendita è ridurre le dimensione delle confezioni, per rendere la spesa più abbordabile. Oppure, rendere i prodotti meno complessi e sofisticati, dunque più economici”. Insomma, siamo ridotti come i sovietici. Loro facevano la fila per il pane, noi faremo la fila per comprare gli scarti negli hard-discount. Ma il bello è che anche gli ex parassiti di Stato saranno alla fame. E allora anche loro si convertiranno in massa al liberalismo.  E The road to serfdom di Friedrick von Hayek diventerà il loro libretto rosso.

Modernismo e post-modernismo nel cinema di fantascienza. Una lettura cattolica di 2001. Odissea nello spazio e Blade Runner

Pubblicato su Future Shock, febbraio 2012

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