Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

Archivio per il tag “scienza”

Einstein aveva torto: Dio gioca a dadi

L’esistenza del caso non contraddice l’onnipotenza di Dio, ma, anzi, è il modo in cui Dio può creare un universo autonomo, in cui sia possibile la libertà umana.

Pubblicato su Pepe:

http://www.pepeonline.it/index.php/component/k2/item/173-einstein-aveva-torto-dio-gioca-a-dadi

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Teoria del tutto? No, la scienza indica molto di più

Mio nuovo articolo su Pepe.

Il cammino della scienza, passando per Relatività e Meccanica Quantistica, sembra indicare una via di mezzo tra razionalità e irrazionalità, ovvero qualcosa che assomiglia molto a Dio…

http://www.pepeonline.it/index.php/component/k2/item/167-e-se-la-scienza-cercando-il-tutto-stesse-tornando-a-dio

Blade Runner è oggi

Correte al cinema a vederlo. Infatti, film così belli ne escono uno ogni cinquant’anni.

http://www.tempi.it/blade-runner-e-oggi#.VUtbpS6I80w

Perché anche il bosone di Higgs ci parla del Grande Mistero, che solo amore e luce ha per confine

Oggi è apparso su Tempi una mia “riflessione filosofica” sulla scoperta del Bosone di Higgs da parte del Cern di Ginevra:

Perché anche il bosone di Higgs ci parla del Grande Mistero, che solo amore e luce ha per confine

Mi raccomando, se vi è piaciuto, non perdete tempo a clicacre “mi piace” qui: cliccate “mi piace sull’iconcina di Facebook che sta accanto all’articolo sulla pagina di Tempi. Grazie!!!!!

MELANCHOLIA di Lars Von Trier

Recensione apparsa su Future Shock numero 64, uscito in ottobre 2013. 

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FERMIAMO I TEST PER L’INTELLIGENZA. Sono strumenti pericolosi nelle mani di scienziati che portano avanti le vecchie idee razziste ed eugeniste.

IQ

Da un paio di anni sul web, specialmente su Facebook, proliferano test per l’intelligenza. Ad esempio, solo oggi nella pagina FB ho scoperto “Bubbles IQ” e “Test dell’età mentale”. E questi sono solo gli ultimi che ho scoperto. Di norma, questi test si presentano come dei divertenti giochi da fare con ironia e soprattutto autoironia per passare cinque piacevoli minuti. Naturalmente, quasi tutti quelli che si sottopongono a questi test ricevono delle buone notizie che aumentano di molto la loro autostima: “Complimenti! La tua età mentale è di venti anni anche se ne hai cinquanta”. Col cuore fremente di gioia, il cinquantenne che si crede ventenne condivide il test sulla sua bacheca, invitando subito gli amici a partecipare al test: “Dal punto di vista mentale io sono più giovane di trenta-quaranta-cinquant’anni, vediamo voi!!!”. E così il test che sembra un giochino innocente, corredato di norma con un disegnino di Einstein versione cartoon, si diffonde con la rapidità di un virus per il web.
Cari cinquantenni con l’IQ di un ventenne, come mai fra i vostri neuroni freschi e attivissimi – che si moltiplicano con la stessa velocità con cui si moltiplicano nella scatola cranica di un neonato – non è sorta la più elementare delle domande: ma questi test chi li promuove e che cosa ci fa con tutti i dati raccolti? Va bene, ve lo dico io, che ho un IQ bassissimo, da vera terrona non-ariana, e dal punto di vista mentale sono più vecchia di una novantenne: questi test sono promossi da istituti universitari giapponesi e anglosassoni (inglesi e americani) che studiano da anni quella che si potrebbe chiamare la “geografia dell’intelligenza”. Se cascate nel tranello e vi fate scannerizzare la mente, vi dicono che avete la mente più fresca di quella di un diciassettenne solo per lusingarvi. In preda all’euforia, vi dimenticate completamente del fatto che avete donato i dati riguardanti il bene più prezioso che possedete, ossia la vostra intelligenza, a scienziatucoli post-moderni e post-nazisti per i quali bisognerebbe allestire una nuova Norimberga.
Ma facciamo un attimo un passo indietro. Domanda: perché questi istituti  ricorrono a questi singolari test mascherati da giochini tipo Settimana enigmistica? Risposta: perché in tutti i paesi occidentali, ma specialmente in Italia, la stragrande maggioranza delle persone si rifiutano di sottoporsi deliberatamente ai famigerati test IQ. Dico subito che la gente fa benissimo a non sottoporvisi. Infatti, oggi un numero crescente di specialisti mettono in dubbio l’obiettività e la validità stessa dei test IQ. Come si può solo pensare di “misurare” le “prestazioni” di quell’ente (ente in senso aristotelico: “cosa che esiste”) così vasto, profondo e complesso che è la mente umana? Vi è forse nell’universo un solo ente altrettanto vasto e complesso? Inoltre, anche se questi test fossero in qualche misura affidabili, perché io dovrei sapere quale è il mio IQ? Soprattutto, perché dovrei concedere agli altri il diritto di saperlo? Perché dovrei fare misurare il valore della mia anima (dal momento che la mente pensante è un aspetto dell’anima spirituale) da altri? E come possono gli altri arrogarsi il diritto di misurare il valore della mia anima? Come dicevo, la stragrande maggioranza della gente non vuole farsi misurare l’anima da qualche scienziatucolo post-moderno. In tutti i paesi sono pochi quelli che accettano di sottoporsi quei test IQ. In Italia quasi nessuno, viva l’Italia. Per riuscire a racimolare qualche dato, questi istituti anglosassoni e giapponesi hanno inventato questi test-giochini. E il “giochino” dei test-giochini  funziona alla grande: se ai test IQ non vuole sottoporsi nessuno, al “giochino” del menga con Einstein versione Roger Rabbit si sottopongono anche 500.000 alla volta (leggo che 500.0000 è il numero dei giocatori di IQ bubbles). Voi direte: “Ma in fondo questi giochini non hanno la stessa complessità dei veri test IQ”. Non importa: agli scienziatucoli post-moderni e post-nazisti non interessa “scannerizzare” fino in fondo un solo individuo alla volta, con nome e cognome, ma ottenere dati generali riguardanti un certo gruppo di popolazione dislocato in un certo territorio. Voglio esser più precisa: vogliono avere dati generali riguardanti le “razze”.
Avete capito bene: RAZZE. E magari fra i vostri neuroni eternamente diciassettenni è rimasto attaccato qualche vago ricordo di scuola di qualcosa che suona più o meno come “PURA RAZZA ARIANA”. Aho’, ma siete proprio de coccio! Ah intelliggentoni, provate a digitare RICHARD LYNN su Google e cercate di mettere in moto i vostri eternamente giovani neuroni: questo tizio studia da anni la “Race differences in intelligence”. La sua tesi è che Hitler aveva ragione a distinguere fa razze inferiori e razze superiori. In base ai dati raccolti dai test del menga che fate anche voi intelligentoni, i nordici biondi e con gli occhi azzurri sarebbero molto più intelligenti dei “negri”, dei mediorientali e dei “terroni” italiani accessoriati di baffi neri, spaghetti e mandolini. Alcuni anni fa, questo grufolante porco ha scritto su una rivista peer-reviewed di neurologia che il perenne ritardo economico e culturale del meridione si spiegherebbe con la sostanziale inferiorità intellettuale dei “terroni” d’Italia. Gli unici “terroni” non del tutto stupidi, secondo questo grufolante porco, sarebbero i discendenti biondi di svevi e normanni. Nulla di nuovo sotto il sole: cento anni fa negli Usa gli emigranti italiani erano catalogati come semi-negri, e pertanto erano severamente vietati i matrimoni fra italiani e “Wasp” (White Anglo-Saxon Protestant) . 
Voi direte: “Ma questo Richard Lynn è un maiale isolato”. Che cosa? Ha ha ha ha ha ha ha!!!!!! Ma scusate, se Lynn è veramente un maiale isolato, come mai nessun suo collega anglosassone si è mai preso il disturbo di controbattere le sue tesi? Perché gli studi che pubblica sulle riviste peer-reviewed non sono mai stati bloccati o contestati? Poveri ingenui. La verità è che queste idee razziste  ed eugenetiche (perché razzismo ed eugenetica sono due facce della stessa medaglia)  non sono mai morte. Semplicemente, dopo la caduta del nazismo queste idee si professano in sordina, utilizzando un linguaggio politicamente corretto. Vi basti sapere che James Dewey Watson  (scopritore del dna insieme a Francis Harry Compton Crick) , la pensa esattamente come Lynn. Qualche anno fa ha detto ha affermato che i bianchi sono più intelligenti dei neri per ragioni evolutive: “Non c’è un valido motivo per prevedere che le capacità intellettive delle persone divise geograficamente al momento della loro EVOLUZIONE  si siano esplicate in maniera identica. Il nostro desiderio di attribuire uguali capacità razionali come una sorta di patrimonio universale dell’umanità non è sufficiente per renderlo reale” .
Insomma, cari cinquantenni con i neuroni dodicenni, cercate di apre gli occhi, per una sola volta. Cercate di capire che nel mondo il razzismo biologico (che comprende pure il razzismo anti-italiano, cfr.: Le irragionevoli ragioni del razzismo anti-italiano, Berlusconi condannato, italiani insultati e coperti di sputi dagli stranieri) è ancora molto diffuso. E cercate di capire che il razzismo è la logica conseguenza della falsa e bugiarda TEORIA DI DARWIN. Quindi, cari sapientoni, se volete combattere contro il razzismo, boicottate questi test, invitate i vostri amici a boicottarli e combattete contro la falsa e e bugiarda teoria di Darwin. Finché il cadavere putrefatto di quella teoria non sarà seppellito, ci saranno il razzismo e l’eugenetica naziste.

La fine dell’umanesimo? Ma poi ci resta solo il non-senso (e la pornografia)

 

Tempi, ottobre 31, 2012 Giovanna Jacob

Oggi su Repubblica Marco Lodoli scrive che ciò che ci ha consegnato la tradizione è solo un fardello di cui liberarsi. Che ne sarà di Shakespeare? Rimarrà solo Rocco Siffredi?

Gentile signor direttore,
le scrivo per segnalarle l’articolo di Marco Lodoli apparso oggi su Repubblica: “La fine dell’umanesimo. Quell’altrove culturale dove vivono gli studenti”. Glielo segnalo perché Lodoli denuncia una verità terribile: ai giovani la cultura umanistica non interessa più. Secondo l’esperienza di Lodoli e di quanti insegnano nelle scuole e nelle università, agli occhi degli studenti di oggi l’immenso bagaglio di tesori di pensiero e di arte che che la tradizione ci ha consegnato è solo un fardello di cui liberarsi; gli scritti di Platone, gli affreschi di Michelangelo, i drammi di Shakespeare, le sinfonie di Mozart e tutte le altre opere del genio occidentale sono solo cose vecchie e noiose da abbandonare all’oblio. Tutto ciò che appartiene al passato perde di interesse per loro, che vivono nel presente assoluto dell’universo digitale e si ubriacano di sogni sul futuro. Ma Lodoli non si rammarica. La sua tesi è che la cultura umanistica ha “concluso il suo ciclo” e quindi è giusto abbandonarla al suo sepolcrale destino. Dunque, dal suo punto di vista non sbagliano quanti si disinteressano alla tradizione, ma quanti non si rassegnano alla sua fine. «Oggi loro sentono che la vita è altrove e la memoria non basta a reggere l’urto con le onde fragorose del mondo che sarà, che è già qui: serve energia, e quella non la trovi più nei cataloghi e nei musei».

Le scrivo perché mi piacerebbe sentire il parere di altri giornalisti, studiosi, professori e studenti. Magari si può avviare un dibattito. Nell’attesa, ne approfitto per esprimere il mio parere, per quello che può valere. Per non annoiarla, cercherò di essere sintetica anzi di più: ermetica.

In primo luogo, io penso che la crisi della tradizione umanistica non sia un fatto da accettare, ma una sciagura cui porre rimedio prima che sia troppo tardi. Io credo che non si possa togliere di mezzo la tradizione del passato senza togliere di mezzo anche il presente tecnologico e digitale. Studiando la filosofia, la letteratura e l’arte occidentale sono giunta a questa conclusione: la cultura tecnologica e digitale è figlia della cultura scientifica e la cultura scientifica è figlia della cultura umanistica. Come in un lugubre gioco del domino, prima cade la cultura umanistica poi cade la cultura scientifica poi cade la tecnologia e infine cade pure l’economia, e torna il neolitico. Pochi sanno che oggi non è in crisi soltanto la cultura umanistica: è in crisi la ricerca scientifica pura. Anche in quella che è oggi la nazione più potente della terra, la nazione che un tempo era all’avanguardia del progresso scientifico, la scienza è meno prospera della pornografia: in un articolo che ho letto qualche tempo fa, un neoconservatore americano denunciava che, secondo ricerche approfondite, negli Usa l’insegnamento della cultura scientifica è in declino. Alle industrie e ai centri di ricerca privati non interessa più indagare sugli infiniti misteri dell’universo: preferiscono fare ricerca applicata alla produzione industriale. Infatti la ricerca pura non garantisce profitti immediati, mentre la ricerca applicata sì. Ma il paradosso, la legge del contrappasso è che la ricerca applicata ha le gambe corte. Il paradosso è che i più grandi e determinanti contributi alla ricerca applicata li ha dati la ricerca pura. I telefonini cellulari, internet e gli i-pad sono frutti di quell’immensa mole di ricerche scientifiche pure, purissime, che alla fine degli anni Sessanta ci hanno portato sulla Luna. Ma appunto, questa scienza che ci ha portato sulla Luna è figlia di un pensiero umanistico. La navicella Apollo è stata sospinta sulla luna da una millenaria cultura umanistica che ha insegnato all’uomo occidentale – perché la Luna è stata conquistata dall’Occidente: diciamo le cose come stanno – a non vivere come un bruto ma seguire virtute e canoscenza. Glielo ha insegnato attraverso le poesie, i romanzi, le sinfonie, le sculture, i dipinti. E non a caso, i più grandi scienziati hanno sempre una vasta cultura umanistica. Einstein scriveva pensieri profondi.

E adesso arrivo subito, ermeticamente al punto: se dietro la cultura scientifica c’è la cultura umanistica, che cosa c’è dietro la cultura umanistica, nello specifico dietro la cultura umanistica occidentale? C’è la teologia cattolica (rileggersi gli scritti di Woods o, almeno, vedersi i suoi filmati su Youtube).

La cultura umanistica insegna all’uomo a seguire virtute e canoscenza perché prima la teologia ha insegnato alla cultura umanistica che l’uomo è fatto  somiglianza di Dio e che la ragione umana può conoscere e dominare l’universo. Ecco, la mia impressione è che l’umanesimo è in crisi perché ha finito di tagliare tutti i nessi con la teologia e con la fede. Quanto più si è allontanato dalla sua radice, tanto più si è avvicinato ad un nichilismo edonistico che coincideva con la morte stessa dell’umanesimo. Dopo essersi staccato dalla radice teologica che lo aveva generato e che lo nutriva, questo umanesimo ha potuto ostentare una salute prospera dal sedicesimo al ventesimo secolo. Ma oggi le riserve di nutrimento sono esaurite, e la pianta sta morendo di nichilismo. E quel che ne resta, è una non-filosofia che celebra il non-senso della vita, una non-letteratura che celebra la copula (vedi la trilogia delle Cinquanta sfumature di grigio, rosso, verde) e una non-arte che celebra la morte (vedi la mostra dei cadaveri imbalsamati, ampiamente pubblicizzata in questi giorni, nonché l’opera omnia di Damien Hirst). Ma non possiamo stare a guardare. Se non rifondiamo l’umanesimo, se non salviamo il bagaglio della tradizione – perché l’umanesimo del futuro può fondarsi solo sull’umanesimo del passato – prima verrà meno la scienza, poi verrà meno la tecnologia e infine verranno meno (anzi, già stanno venendo meno) le banche e le borse, e saremo di nuovo al baratto. L’unica cosa che continuerà a prosperare sarà la pornografia. Non a caso, i giovani non conoscono un solo verso di Dante e una sola melodia di Mozart ma in compenso studiano con scrupolo filologico l’opera omnia di Rocco Siffredi e Sara Tommasi.

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Modernismo e post-modernismo nel cinema di fantascienza. Una lettura cattolica di 2001. Odissea nello spazio e Blade Runner

Pubblicato su Future Shock, febbraio 2012

RECENZIONE Stanislaw Lem, Il pianeta del silenzio

Pubblicato su Future Shock giugno 2010.

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