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L’educazione ha bisogno della punizione secondo la legge, il grande pedagogo di San Paolo

Pubblicato su Tempi, 15 dicembre 2005.

«Chiamare ladri e incendiari “povere vittime” è una pericolosa scemenza». «Le cause dei crimini nazisti non sono sociologiche, economiche eccetera, sono le idee di Hitler». «Le idee malvagie esistono e dovrebbe essere vietato propagandarle». «Non c’è niente di peggio che la “pauperocrazia”, questa mentalità tirannica per cui i poveri hanno sempre ragione». Lettera di accompagnamento (e postilla mostruosa) a un articolo che leggerete la prossima settimana
Di Jacob Giovanna
in Lettere
15 Dic 2005

Caro direttore, nelle scorse settimane di chiacchiere sociologiche sul degrado delle periferie francesi ne abbiamo sentite fin troppe. Colgo l’occasione per presentare la terza e ultima puntata della mia personale polemica contro la sociologia intesa come pensiero unico dominante. Nella prima parte riassumo (con sarcasmo) le interpretazioni sociologiche del terrorismo, nella seconda parte le confuto sul piano dei fatti. Alla rivolta delle banlieue accenno solo di sfuggita, visto che i casseurs non urlavano «Allah u akbar». Tuttavia i casseurs sono tutto fuorché dei poveri oppressi dal capitale. Più che pane e lavoro, essi chiedono motociclette di lusso e scarpe di marca. Molti di loro il lavoro non ce l’hanno semplicemente perché non lo cercano, preferiscono tenersi il sussidio di disoccupazione e guadagnare dei sostanziosi extra col furto e lo spaccio (questo hanno confessato alcuni ragazzi della banlieue all’architetto Fuksas). I contribuenti francesi pagano il sussidio di disoccupazione a quelli che gli bruciano le macchine. I francesi sono dei dhimmi che pagano la “tassa di protezione”. Tuttavia mi sono permessa un accenno sarcastico ai franco-maghrebini che pestano a sangue gli ebrei per “disperazione sociale”, come hanno scritto su Repubblica. Come è scritto nell’editoriale di Tempi del 10 novembre, lo stato di tipo giacobino disgrega i gruppi sociali intermedi al fine di regnare su degli individui atomizzati che mirano soltanto all’accrescimento del proprio benessere (già Tocqueville temeva qualche cosa di simile). In effetti è vero che i casseurs hanno gli stessi desideri degli altri cittadini atomizzati dello Stato giacobino, ma non per questo si sentono meno musulmani.
Nelle banlieu e le moschee e i centri culturali islamici si moltiplicano come funghi. In paesi di tradizione multiculturale come l’Olanda e la Gran Bretagna le cose vanno anche peggio. Perché i giornali e le televisioni hanno oscurato la notizia delle rivolte scoppiate in Danimarca negli stessi giorni in cui bruciavano le periferie francesi?
Come è scritto nell’editoriale di Tempi del 17 novembre, per impedire l’imbarbarimento della società bisogna investire sull’educazione dei giovani. Però facciamo fuori ogni equivoco rousseauista. Come non è vero che è la società a rendere cattivo l’uomo, così non è vero che è la mancanza di educazione a renderlo cattivo. L’uomo è cattivo sia perché nasce cattivo (peccato originale) sia perché sceglie di esserlo (libero arbitrio). L’educazione al bene non impedisce ad un uomo di scegliere il male. Fidel Castro ha ricevuto la migliore educazione dai gesuiti ma è diventato lo stesso Fidel Castro. Purtroppo Finkielkraut è il solo a dire questa semplice verità: «non si può integrare l’odio». Aggiungo io: non siamo noi che dobbiamo “integrare” gli stranieri ma sono gli stranieri che devono integrarsi nella nostra società, e per integrarsi devono volerlo. Chi non vuole integrarsi non può integrarsi: anche in questo caso il libero arbitrio è il fattore decisivo.
Ciò detto, l’educazione ha un peso enorme. Una cattiva educazione incoraggia l’esercizio del peccato mentre una buona educazione incoraggia l’esercizio della virtù (quanto suonano demodé parole come virtù, vizio, bontà, cattiveria, malvagità, peccato!). Poiché ha il peccato originale, è più facile indurre un uomo a fare il male che non il bene. La tesi che sostengo in questo articolo è che la causa efficiente del terrorismo è la “educazione al terrorismo” impartita dai predicatori estremisti. A parte Magdi Allam, nessun politico o intellettuale pensa che sarebbe opportuno impedire la proliferazione delle scuole dell’odio in tutta Europa. Cosa c’è dietro tanta indifferenza verso la mala educaciòn al terrorismo? In primo luogo c’è il materialismo marxista: l’educazione e in genere tutte le forme di espressione del pensiero sono solo “sovrastruttura” delle condizioni socio-economiche e quindi non influiscono sui comportamenti umani. In secondo luogo c’è il liberalismo dogmatico: il predicatore estremista può dire quello che vuole perché la libertà d’espressione è un valore assoluto. Secondo i radicali Toni Negri aveva tutto il “diritto” di fare l’apologia del terrorismo rosso. In fondo tutti la pensano più o meno come i radicali. Voltaire diceva: «Non approvo le tue idee ma darei la vita perché tu possa esprimerle». In realtà una cosa sono delle idee che noi personalmente non approviamo, altra cosa sono delle idee oggettivamente malvagie che ispirano degli atti malvagi. Lo so: in era di relativismo morale nessuno pensa che esistano delle idee oggettivamente malvagie. Ma noi che non siamo relativisti sappiamo che il male esiste (che parola demodé!), che le idee cattive esistono e che dovrebbe essere vietato propagandarle. Non si può più consentire a nessuno di dire impunemente che gli ebrei andrebbero bruciati nei forni. No, questa non è un’opinione come un’altra, è istigazione alla violenza. Nessuno ha ancora capito che istigare gli uomini alla violenza significa produrre la violenza nella realtà. Le idee malvagie si trasformano in atti malvagi. Le idee malvagie di Hitler si sono trasformate in campi di sterminio. La causa efficiente dei crimini nazisti sono state le idee di Hitler, le idee di Hitler sono state inculcate al popolo tedesco per mezzo di una propaganda capillare e martellante. Invece sui nostri libri scolastici si legge ancora che la casa efficiente del nazismo è stata la grave crisi monetaria provocata dai debiti di guerra e dal crollo finanziario del ’29.
Purtroppo per liberarci degli schemi marxisti, che riferiscono ogni fenomeno spirituale al dato economico, ci metteremo ancora decenni, tanto profondamente sono penetrati nell’inconscio collettivo. Per fare rinascere la consapevolezza del bene e del male ci metteremo ancora di più. Oggi degli assassini non si dice che sono “cattivi” ma che sono “folli”. Se usi le parole “bene” e “male” ti dicono che sei un “manicheo”. Insomma il tema dell’articolo è complesso, forse troppo complesso per un articolo.

P. S. Ma a Davide Rondoni nessuno gli tira mai le orecchie? Su Tempi del 17 novembre Rondoni accusa Cofferati di dare troppa importanza alla legalità e di dimenticare che «la società più umana si edifica investendo sui desideri e sull’educazione e non sulle manette». Cofferati è sicuramente uno sfessato, ma la legalità non è una fesseria. Cofferati ha fatto benissimo a mandare le ruspe a demolire le baracche dei rom e dei romeni. Primo perché in un paese civile non si può consentire la proliferazione delle bidonville; secondo perché i baraccati non sono poi tanto poveri, visto che da anni si fanno mantenere dalla Caritas e i loro bambini, invece che a scuola, li mandano a rubare. La vera povertà non è abitare in una baracca ma subire delle prepotenze. I veri poveri sono i bolognesi, costretti a subire furti, scippi e aggressioni dai poveri-stranieri-emarginati che bighellonano per il centro cittadino fra un pasto gratuito alla Caritas e l’altro. Povere sono le ragazzine violentate sotto gli occhi dei fidanzati da poveri-stranieri-emarginati . Poveri sono gli abitanti del Colle Oppio a Roma, costretti a subire mille angherie dai poveri-stranieri-emarginati protetti dalla Caritas di via delle Sette Sale, dai pakistani e dai cinesi che, con le intimidazioni mafiose, si stanno accaparrando tutti i negozi e gli appartamenti della zona. Poveri sono i vecchi imprenditori lombardi, che vengono picchiati a sangue e derubati dei risparmi di una vita da bande di delinquenti col kalashnikov. Per Repubblica quelli che entrano nelle villette e nelle sacrestie del bresciano a fare Arancia Meccanica non sono delinquenti ma «disperati» (Repubblica, 21/11/05). I veri poveri sono gli abitanti della periferia di Milano, costretti ad essere derubati dai nomadi senza fiatare, visto che i nomadi sembrano godere di una sorta di immunità zingaresca permanente (altroché immunità parlamentare!). Mentre i proventi dei furti e delle elemosine i rom li mettono da parte per costruirsi delle ville hollywoodiane lungo la tangenziale milanese, il Comune costruisce per loro, con i soldi dei cittadini derubati, dei campi di permanenza dotati di tutti i comfort.
Insomma i veri poveri sono i cittadini normali, derubati sia dai poveri-stranieri-emarginati che dallo Stato-Leviatano. Coi soldi dei cittadini onesti il Leviatano ci mantiene delle mandrie bovine di burocrati e impiegati nullafacenti, di magistrati che rilasciano i terroristi nello stesso istante in cui vengono arrestati, di poliziotti che non hanno nessuna voglia di fare lo sforzo di proteggerci dalla violenza spicciola dei “nuovi italiani”. I “nuovi italiani” stanno aprendo una miriade di nuove imprese e stanno occupando tutto il circuito della piccola distribuzione perché, a differenza di noi sudditi del Leviatano, godono di mille agevolazioni fiscali per l’apertura degli esercizi commerciali e delle imprese economiche. Noi le imprese e gli esercizi non le apriamo non solo perché siamo strozzati dal fisco e dalla burocrazia, ma perché abbiamo perso ogni capacità di iniziativa, di rischio e di sacrificio.
Siamo degli eterni bambini della Val Susa il cui unico desiderio è quello di giocare, divertirsi, essere lasciati in pace. A trasformarci in eterni bambini è stato il Leviatano, che ci assiste dalla culla alla tomba con i soldi che ci toglie (il paradosso dello Stato assistenziale è proprio questo: toglie il sangue ai cittadini poi usa quello stesso sangue per curare la loro anemia). Con i soldi che avanzano dal pagamento delle tasse, noi bambini non costruiamo opere ma ci andiamo in discoteca e in vacanza, rigorosamente senza figli perché i figli rompono. Quando poi ci è passata la voglia di andare in discoteca e in vacanza perché cominciamo ad essere vecchi, allora per riempire i vuoti della vita chiediamo dei figli alla provetta. Con o senza provetta di figli ne facciamo pochissimi non solo perché non siamo più capaci di sacrifici, ma perché fare figli oggi costa dei sacrifici molto più che eroici alle donne, costrette a conciliare fra lavoro e casa senza nessun aiuto da parte degli uomini. Non è che, se il Leviatano la piantasse di rapinarci il quaranta per cento dello stipendio, per mandare avanti una famiglia non ci sarebbe bisogno di due stipendi e così le donne avrebbero più tempo per i figli? Comunque sia facciamo sempre meno figli ma pretendiamo lo stesso delle pensioni sempre più laute. Ed ecco l’idea geniale: la pensione facciamocela pagare dai figli degli immigrati! Faccio un pronostico: entro qualche decennio noi saremo una massa di vecchietti sottoposti a mille violenze dai figli degli stranieri protetti dal Leviatano e dalla Caritas. Non è escluso che i vecchietti occidentali verranno tutti lasciati morire di fame da giovani stranieri che non avranno nessuna intenzione di pagare loro la pensione. La storia si ripete: i romani chiesero ai barbari di coprire i costi dell’impero in dissoluzione (in primis arruolandoli nell’esercito) e sappiamo come andò a finire.
Per tornare all’alternativa fra le manette e l’educazione, io scelgo le manette. Più precisamente, le manette sono la prima forma di educazione. San Paolo chiamava la legge ‘il grande pedagogo’. Non c’è educazione senza punizione. Per educare alla legalità una massa di barbari violenti non c’è che un metodo: punirli per i loro peccati. Che espressione demodé! Ma Cristo, che non era alla moda neppure ai suoi tempi, ha detto proprio questo: se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavatelo, è meglio per te.
Quando i barbari hanno finito di espiare i loro peccati, allora e solo allora gli mando Rondoni e Vittadini ad educare il loro io al senso religioso. L’educazione senza la punizione è indistinguibile dalla diseducazione. Se le mie malefatte non le pago, mi sento autorizzato a farne delle altre. Non è vero quello che diceva Socrate, e cioè che basta fare conoscere ad un uomo il bene per convincerlo a fare il bene. Socrate non sapeva nulla del peccato originale, Rondoni invece dovrebbe saperne qualche cosa. A sua volta la “solidarietà” senza l’educazione e la punizione è peggio della diseducazione: è istigazione al vizio (che parola demodé!). Se infatti la Caritas mi dà il cibo e i vestiti gratis vita natural durante, se arrotondo con le elemosine e i furti, chi me lo fa fare di stancarmi facendo un lavoro serio? Occorre che qualcuno mi educhi ad amare il lavoro, qualunque lavoro, e che mi punisca se non ho voglia di lavorare. Invece i preti rossi della Caritas sotto sotto sono convinti che i loro “poveri” non commettono peccato se derubano i cittadini già derubati dallo Stato. Infatti agli occhi dei preti rossi i cittadini che pagano le tasse sono dei ricchi-egoisti che rubano ai poveri, i quali dunque hanno il diritto di riprendersi ciò che è loro. In fondo la teologia dei preti rossi della Caritas e dei monaci rossi di Assisi (era ora che il Papa li richiamasse all’ordine!) è questa: i poveri non hanno peccato né attuale né originale. Ed eccoci alla più satanica delle idolatrie: idolatria dei poveri e della povertà. Ed eccoci alla dittatura dei “poveri”, che nella nostra società sono autorizzati a compiere ogni sorta di violenze senza pagare il conto. La dittatura dei poveri o, come la chiamo io, la ‘pauperocrazia’ è soprattutto una dittatura mentale, una mentalità che ci è stato inculcata con metodi orwelliani. Impregnati come siamo di questa mentalità, chiunque rivendichi il diritto di non subire violenze da parte degli stranieri (che per inciso costituiscono l’ottanta per cento della popolazione carceraria) ci appare come un piccolo borghese egoista e retrogrado, incapace di adeguarsi ai cambiamenti della società. Probabilmente anche il direttore di Tempi ha pensato questo della sua collaboratrice mentre leggeva questa sua lettera. Se non l’ha pensato gliene rendo merito. Ma lo ripeto lo stesso: la legalità è una cosa seria. Senza legalità non c’è libertà. «Randy Barnett, nel suo lavoro del 1998 La struttura della libertà per definire la Libertà utilizza un’immagine: due grattacieli. Le Sears Towers di Chicago. La Libertà consente a migliaia di persone di ritrovarsi in quel luogo, ma secondo le regole architettoniche che lo governano: corridoi, intercapedini, scale, ascensori, cartelli, luci. Perché ognuno possa godere della propria libertà senza intralciare quella altrui» (C. Bonini, “Diritti & sicurezza”, Repubblica, 13/12/04). La civiltà occidentale ha prodotto cattedrali e grattacieli. Ebbene senza la legalità non abbiamo i grattacieli ma le bidonville lungo il fiume Reno.
Giovanna Jacob
Merci Mrs. Jacob. Adesso tiriamo il fiato. Settimana prossima altre due pagine di legnate.
(LA)

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Avete (solo) trascurato il deserto

Pubblicato su Tempi, 28 luglio 2005.

I DISCENDENTI DI VOLTAIRE SORPRESI DA RAGAZZINI CHE OGGI SI DEDICANO AL RAFTING DOMANI ALLE BOMBE IN METROPOLITANA.
GLI ALMODOVAR A CACCIA DI STREGHE CATTOLICHE PIANGERANNO AMARAMENTE. MOLTO AMARAMENTE
Di Jacob Giovanna
in Copertina
27 Lug 2005

Ironia della sorte, la mattina della strage di Londra Repubblica titolava: “Il trionfo della nuova Londra. Adesso è la capitale del mondo”. Nell’articolo Enrico Franceschini commentava con toni entusiastici l’assegnazione dei giochi olimpici del 2012 alla «migliore capitale d’Europa, la più multiculturale e multirazziale (.) C’era già da qualche anno la sensazione che avesse superato perfino New York, ferita dalla tragedia dell’11 settembre, nel ruolo di prima “città globale”, autentica capitale della terra». Dunque secondo Franceschini città come Londra o New York incarnano l’ideale della “città globale” multirazziale e multiculturale. A questo ideale ci credono praticamente tutti i giornalisti di tutti i giornali di destra e di sinistra. Al fondo dei loro discorsi ripetitivi c’è sempre la stessa idea: la pacifica convivenza fra genti di fedi e razze diverse è possibile sulla base dei principi illuministi del materialismo e del razionalismo. Dal punto di vista materialista la felicità consiste soprattutto nel piacere fisico e nel benessere materiale. Dal punto di vista razionalista l’unica verità oggettiva è la verità della scienza, le verità religiose invece sono puramente soggettive (agnosticismo). L’economia e la scienza, da cui derivano l’industria e la tecnologia, sono gli unici strumenti utili al conseguimento del benessere materiale e dunque della felicità. La religione invece può dare all’uomo solo la speranza di una incerta felicità postuma. La ricetta della società multietnica è proprio questa: gli uomini delle diverse razze e fedi devono relegare nel privato le convinzioni religiose e mettere in comune gli interessi economici in un contesto di democrazia e di libertà. Una volta sperimentata la felicità che deriva dalla cooperazione economica, essi non vi rinuncerebbero mai per farsi le guerre sante fra di loro. «Entrate nella Borsa di Londra, in questo luogo più rispettabile di molte corti; – scriveva Voltaire nelle Lettere filosofiche – vi vedete riuniti i deputati di tutte le nazioni per l’utilità degli uomini. Qui il maomettano e il cristiano discutono insieme come se fossero della stessa religione, e non danno dell’infedele se non a chi fa bancarotta; qui il presbiteriano confida nell’anabattista, e l’anglicano accoglie la promessa del quaquero. Uscendo da queste riunioni pacifiche e libere, gli uni vanno alla sinagoga, gli altri a bere; questo va a farsi battezzare in un grande bacino in nome del Padre, dal Figlio, allo Spirito Santo; l’altro fa tagliare il prepuzio di suo figlio e fa borbottare sul bimbo parole ebraiche che non intende affatto; questi altri vanno nella loro chiesa ad attendervi l’ispirazione divina col cappello sulla testa, e sono contenti tutti».
IL MITO INTEGRAZIONE VIA SECOLARIZZAZIONE
I discendenti di Voltaire, ovvero tutti i giornalisti di destra e di sinistra, precisano che, oltre a fare affari insieme, gli uomini delle diverse fedi devono pure divertirsi insieme. Non di solo pane vivrà l’uomo, ma pure dei giochi. Date dunque al giovane musulmano pane e giochi, e vedrete che, prima o poi, smetterà di dare ascolto ai predicatori d’odio. Chi glielo fa fare di esplodere nella metropolitana londinese se può andare in un centro commerciale a scegliere fra gli ultimi modelli di cellulari o in discoteca a rimorchiare tutte le ragazze che vuole, senza essere costretto a sposarle per conoscerle biblicamente (grazioso argomento ricorrente negli editoriali di Repubblica)? Chi glielo fa fare di passare le vacanze in un centro di addestramento per terroristi in Pakistan quando può andare a Sharm el Sheikh a fare le immersioni subacquee di giorno e rimorchiare le turiste di notte? Perché sperare in un paradiso postumo quando può avere a prezzi stracciati, con formula last-minute, i paradisi delle vacanze? “Integrare” gli immigrati significa precisamente indurli a preferire i centri commerciali e i villaggi vacanze alle moschee. Gli “integrati” non perdono la fede, semplicemente la fanno diventare “moderata”, ossia tollerante e democratica. Se diventano terroristi è perché non si sono integrati, e se non si sono integrati è colpa nostra che non li abbiamo aiutati. «È come la trama di un film. Il ragazzo campagnolo lascia il paese, sedotto dalle luci della grande città. Ma là si ritrova solo come un cane. Tutti gli mentono e si approfittano di lui. Vede la ricchezza attorno a sé, tutte quelle belle donne. Alla fine si sente umiliato e medita vendetta» (Ian Buruma, autore con Avishai Margalit di “Occidentalismo. L’occidente agli occhi dei suoi nemici”, Repubblica, 16/7/2005).
L’ODIO DELLA MODERNITA’? E’ MOLTO MODERNO
Secondo tutti i giornalisti di destra e di sinistra i terroristi colpiscono Londra e New York proprio perché in queste “città globali” i ragazzi di campagna musulmani vengono integrati fin troppo bene. L’attacco dei terroristi non è contro gli occidentali ma contro di loro, i musulmani “integrati” che preferiscono passare il tempo libero nei centri commerciali piuttosto che in moschea (in realtà fra le vittime del 7 luglio ce n’erano solo un paio di religione musulmana). Non esisterebbe uno scontro fra Occidente e islam ma uno scontro interno all’islam, uno scontro fra i fautori sempre più numerosi dell’islam moderato e una minoranza fondamentalista che reagisce con spietata violenza proprio perché sa di avere i giorni contati (tesi di Carlo Panella). Anche la Chiesa avrebbe vissuto, in passato, una analoga crisi di adattamento alla modernità illuminista. Prima che gli illuministi insegnassero loro i valori della democrazia e della tolleranza, i cattolici non sarebbero stati tanto diversi dai fondamentalisti islamici: sostenevano la teocrazia in politica, mandavano i dissidenti al rogo, perseguitavano le streghe e facevano le guerre sante. Analogamente i totalitarismi comunista e nazista non sarebbero stati dei movimenti anti-cristiani, come pensavamo noi scemi fino a ieri, ma dei movimenti anti-moderni e anti-illuministi che, come il cristianesimo, si basano sulla fede in una verità totalmente irrazionale che ispira fanatismo e violenza Il totalitarismo nazi-comunista, l’islamismo e il cattolicesimo esprimono il medesimo odio verso la modernità razionalista e materialista (idea ripresa, in diverse forme, da Ian Buruma, André Glucksmann e Paul Bremen). Per fortuna il cattolicesimo, per merito di Dossetti e dei padri conciliari progressisti, è riuscito ad adattarsi alla modernità sicché oggi nella Chiesa, invece di crociati e inquisitori che scaricano sugli infedeli e sugli eretici i violenti impulsi nevrotici generati dalla repressione sessuale, con la bava alla bocca e gli occhi iniettati di sangue, abbiamo i boy scouts che non seguono le prescrizioni della Chiesa in materia sessuale, perché l’importante è che ci sia l’amore, e marciano per la pace perpetua di Kant.
In quest’ottica lavorare per il recupero delle radici cristiane e cattoliche da parte della società europea sarebbe una mossa suicida. Infatti il cattolicesimo esprime gli stessi valori reazionari e oscurantisti dell’islam integralista (per dirne solo una, entrambi si oppongono al matrimonio omosessuale) e quindi l’islam vede in esso un concorrente che riduce il suo volume di affari. Quando mandavano i cristiani nei gulag, i comunisti non facevano altro che eliminare la concorrenza sleale. Per indurre gli islamisti a non fare violenza agli occidentali bisogna prima di tutto convincerli che gli occidentali non sono clienti della concorrenza, in secondo luogo convertirli ai sani valori del laicismo, del razionalismo e del materialismo edonista. Perché stupirsi delle minacce terroristiche all’Italia se in in Italia il papa continua a radunare le folle e i muri non si alleggeriscono dei crocifissi? E se in Inghilterra Tony Blair non se la pianta di finanziare le scuole cristiane episcopali, perché mai gli islamisti minoritari dovrebbero piantarla di mettere le bombe in metropolitana? Questo almeno ha scritto Tariq Alì nell’ultimo numero di Alias, supplemento del Manifesto.
ILLUMINISMO FIGLIO RATTRAPPITO (E MORENTE) DEL CRISTIANESIMO
Abbiamo visto che secondo tutti i giornalisti di destra e di sinistra il nichilismo terrorista si combatte con l’illuminismo, non certo col cattolicesimo, che è anti-moderno tanto quanto l’islamismo. Si potrebbe ribattere che il cattolicesimo è per definizione laico e incompatibile con la teocrazia, che nei paesi cattolici la separazione fra i due poteri è sempre stata netta fin dai tempi di Costantino, che è stato il protestantesimo a divinizzare il potere temporale dei re togliendo ad esso il contrappeso del potere spirituale della Chiesa. Si potrebbe ribattere che il cattolicesimo non ha vissuto nessuna crisi di adattamento alla modernità illuminista per la semplice ragione che, a parte i dossettiani, non si è mai adattata ad essa e ne ha sempre combattuto gli errori mortali. Si potrebbe ribattere che i valori della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità non sono valori illuministi ma valori che l’illuminismo ha tratto dal cristianesimo, snaturandoli come si snaturano dei fiori strappati al loro terreno naturale (tanto è vero alla libertà-uguaglianza-fraternità illuministe sono state consacrate ghigliottine e gulag). Si potrebbe ribattere che la democrazia è una naturale emanazione del cristianesimo, l’unica religione che postula l’uguaglianza di tutti gli uomini davanti Dio (San Tommaso e gli scolastici concordavano sul fatto che la democrazia era il sistema di governo secolare in assoluto preferibile). Si potrebbe ribattere che il libero scambio e il capitalismo sono invenzioni dei comuni italiani del tredicesimo secolo, che la corrente di pensiero denominata liberalismo deriva, seppure indirettamente, dal cattolicesimo (John Locke si era limitato ad aggiornare in chiave prostestante ed empirista le dottrine politiche della scolastica medievale). Si potrebbe ribattere che anche la scienza è una invenzione cristiana e che la rivoluzione industriale del diciottesimo secolo è stata il compimento di un processo iniziato nel Medioevo (cfr. Terry S. Reynolds, “Le radici medioevali della Rivoluzione industriale”, in Le Scienze – Scientific American, settembre 1984). Si potrebbe ribattere che i crociati non erano assassini con la bava alla bocca, che gli inquisitori non erano dei sadici con gli occhi iniettati di sangue, che Galileo non fu mai torturato.
‘E POI TRASCURATE E DISPREZZATE IL DESERTO’
Si potrebbe ribattere questo e altro, ma è un discorso troppo lungo. Limitiamoci ad osservare la realtà. Ebbene la realtà ci dice che la società multirazziale basata sui principi del razionalismo e del materialsmo è una utopia. I kamikaze di Londra non erano ragazzi di campagna invidiosi dei ricchi occidentali e non erano neppure vecchi bigotti intenzionati a punire la città decadente che allontana i giovani musulmani dal fondamentalismo. No, i terrorristi erano giovani musulmani nati e cresciuti in Inghilterra che avevano avuto tutto il tempo di assaggiare i frutti saporiti del consumismo e del libertinaggio ma che ad essi hanno preferito di gran lunga i frutti della Djanna. Pazzi isolati che non fanno testo? Neppure due settimane dopo abbiamo scoperto altri “pazzi” in procinto di compiere una analoga pazzia e secondo l’intelligence, a Londra e in tutta Europa, i “pazzi” pronti a entrare in azione sono più numerosi di quanto riusciamo ad immaginare. Secondo un sondaggio pubblicato sabato 23 luglio sul Daily Telegraph un musulmano britannico su quattro approva l’operato dei pazzi-isolati.
Che conclusioni trarne? Per il momento solo queste: che le tecniche di “integrazione” degli immigrati musulmani finora utilizzate sono largamente fallimentari, che l’economia non fa gli uomini fratelli, che l’illuminismo è stato la più grande truffa filosofica del secondo millennio. In nome di che cosa vogliamo combattere contro i profeti della morte, in nome delle serate in discoteca, dei matrimoni omosessuali e dei dei viaggi last-minute a Sharm el Sheikh rigorosamente senza figli, perché i figli non ci permettono di fare una vita intera da turisti per caso? Che cosa vogliamo opporre al paradiso dei martiri, il paradiso delle vacanze? Che cosa vogliamo opporre alla loro violenza nichilista, il nichilismo della sterilità? «Voi siete gli uomini che in questi tempi deridono \ Tutto ciò che è stato fatto di buono, trovate spiegazioni \ Per soddisfare la mente razionale e illuminata. \ E poi, trascurate e disprezzate il deserto. \ Il deserto non è così remoto nel tropico australe, \ Il deserto non è solo voltato l’angolo, \ Il deserto è pressato nel treno della metropolitana.» (T. S. Eliot, Cori da La Rocca). Noi oggi rischiamo di morirci tutti i giorni, in metropolitana. Il deserto si riempie dei profeti della morte.

Lettera a Tempi del 14 luglio 2005

Il male negato

Pubblicato su Tempi, 6 maggio 2004.

Qual è la causa del declino dell’Occidente? Secondo alcuni il sistema capitalista, secondo altri l’inquinamento, secondo altri ancora i complotti della Cia. Solo pochi eccentrici ritengono che questa causa vada ricercata nei totalitarismi che lo aggrediscono (comunismo, nazismo, nichilismo, fondamentalismo islamico). Ma cos’è che prepara il terreno all’affermazione del potere totalitario?

Fognature sociologiche
Mi spiego con un esempio molto fantasioso. Immaginiamo che un venerdì di preghiera io vada a far strage in una moschea al grido di “viva Gesù”. I commentatori cercherebbero forse nelle difficoltà sul lavoro, nelle delusioni sentimentali, nell’aumento dei prezzi in euro e nella crisi della mia generazione le cause della strage? Non credo. Verosimilmente mi darebbero dell’assassina punto e basta, senza spiegazioni e giustificazioni, mentre folle di cittadini italiani scenderebbero in piazza a manifestare la loro solidarietà alla comunità musulmana. Passiamo dall’esempio fantasioso alla realtà. Domenica 28 marzo u.s. un immigrato islamico muore nel tentativo, fallito, di fare morire con sé tutti gli avventori di un McDonald’s bresciano. I giornali ne hanno forse parlato come di un esecrabile assassino, sia pure mancato? Nient’affatto. Mentre la comunità musulmana voltava la testa dall’altra parte, il Corriere della Sera (31 marzo 2004) tracciava “Il profilo di chi diventa kamikaze”: «Possono essere molte le motivazioni di un kamikaze “fai da te”. Difficoltà familiari come un divorzio, la perdita di un parente o la separazione dal resto della famiglia, unite a uno stato di prostrazione, solitudine e rabbia. Entrano nella scelta aspetti che vanno dalla situazione personale del singolo, magari di discriminazione o di difficoltà di lavoro, a fattori più generali come un conflitto in un paese arabo o la morte di civili in Irak o Palestina. Questo tipo di kamikaze si uccide per motivi personali, ma poi cerca di “nobilitare” il suo gesto associandolo ad eventi politici. Anche la religione può diventare il tramite tra il gesto disperato e la motivazione politica». Il procuratore di Brescia descriveva il mancato kamikaze, reduce da un divorzio doloroso, come «una persona in sofferenza mentale profonda… una persona con difficoltà di tipo personale e familiare, che viveva miseramente in un camper pur lavorando e avendo i mezzi per vivere normalmente» (N. Vallini, “Muoio per Allah, contro la guerra di Italia e Usa”, Corriere della Sera, 31 marzo 2004). Infine Magdi Allam riferiva del «cocktail micidiale di emarginazione sociale, precarietà affettiva e crisi d’identità» che genererebbe il terrorismo (M. Allam, “Quel kamikaze della porta accanto”, Corriere della Sera, 31 marzo 2004).
Ebbene in questi commenti, presi a caso fra i tanti che si potrebbero citare, non è tracciato, come sembra, il profilo del kamikaze Mostafà Chaouki, ma del brodo di coltura dei totalitarismi: la SOCIOLOGIA! Consumato dalla mentalità sociologica come da un cancro in metastasi, l’Occidente è un moribondo cui il totalitarismo islamico viene a dare il colpo di grazia. L’effetto principale del cancro sociologico è precisamente quello di accecare completamente la vittima, che non riesce più a difendersi da un nemico che non vede. Oltre a non vederlo, la vittima (cioè l’Occidente) nega addirittura l’esistenza del nemico per effetto della lunga apostasia. Questo nemico è il male.
Più che una scienza, la sociologia è lo scolo fognario di tutte le correnti di pensiero derivate da Jean-Jacques Rousseau, ovvero del pensiero moderno nella sua interezza. Il tratto in assoluto caratteristico della sociologia è la negazione della libertà: non è l’uomo a fare la società, ma la società a fare l’uomo, ossia le azioni dell’uomo non dipendono dalla sua volontà. La negazione della libertà si porta dietro la negazione del male: come recita la massima di Rousseau, l’uomo è buono e la società lo rende cattivo. Nello specifico l’uomo fa il male non perché semplicemente lo vuole, ma perché è afflitto da problemi economici e lavorativi (secondo la lezione marxista), da scompensi psichici e affettivi (secondo la lezione freudiana), dall’ignoranza (secondo la lezione socratica), dalla solitudine e chi più ne ha più ne metta. In termini cristiani l’uomo non è capace di essere buono a causa del Peccato Originale ed è sempre pienamente responsabile del male che compie in «pensieri, parole, opere ed omissioni». Invece in termini sociologici l’uomo non è colpevole del male che compie, semmai è vittima dei fattori esterni alla sua volontà che lo portano a fare del male.

Stupido uomo bianco, sottomettiti e sarai salvo
Perché invece, tornando all’esempio di prima, se io facessi una strage difficilmente i giornalisti mi descriverebbero come una vittima di questo o quello? Risposta: perché non sono una extracomunitaria. L’indulgenza plenaria per lo straniero è ancora una conseguenza di Rousseau, che distingueva fra l’europeo corrotto e il “buon selvaggio” non ancora corrotto dalla società europea. In quanto l’uomo è buono e la società lo rende cattivo, il selvaggio è buono e l’europeo è cattivo. Lo “stupido uomo bianco” (titolo di un bestseller di Michael Moore) sfrutta il “buon selvaggio” del Terzo mondo che si ribella col terrorismo, versione post-moderna della rivoluzione. Gli stupidi borghesi bianchi consumano l’80 per cento delle risorse mondiali, sfruttano i bambini del Terzo mondo con le loro malvagie multinazionali, corrompono la bella cultura dei selvaggi con i McDonald’s e la democrazia, infine emarginano per razzismo i buoni selvaggi immigrati in Occidente. Quindi il terrorismo antioccidentale è colpa degli occidentali ovvero i massacri sono colpa dei massacrati. L’11 settembre è colpa degli americani, l’11 marzo è colpa degli spagnoli alleati degli americani, le quotidiane stragi in Israele sono colpa degli israeliani alleati degli americani. Non a caso due artisti svedesi hanno dedicato un monumento non agli israeliani sterminati in un ristorante di Haifa il 4 ottobre 2003, ma alla povera sterminatrice palestinese (purtroppo quel “vandalo intollerante” dell’ambasciatore israeliano a Stoccolma, come è stato definito dagli artisti e da schiere di pacifisti, ha distrutto l’opera; cfr. L. Coen, “Svezia, opera d’arte su kamikaze, l’ambasciatore israeliano la distrugge”, Repubblica, 18 gennaio 2004).
Quanto più i massacrati tentano di difendersi, tanto più incentivano i massacri. Reagendo con la forza al terrorismo, gli occidentali aumentano l’oppressione e quindi aumentano il terrorismo da parte degli oppressi. Combattendo contro le organizzazioni che reclutano i kamikaze, gli israeliani aumentano l’oppressione dei palestinesi facendo così aumentare anche il numero dei kamikaze. Combattendo contro i terroristi in Afghanistan e in Irak, gli americani aumentano l’oppressione dei popoli musulmani facendo così aumentare anche il numero dei terroristi. Allora cosa dovrebbe fare l’Occidente per debellare il terrorismo? Ma è semplice: smetterla di opprimere i popoli del Terzo mondo. In quale maniera? Come ripetono sempre, da sinistra a destra, occorre «diffondere il benessere nei paesi arabi e completare il processo di integrazione degli immigrati in Occidente». La formula per sconfiggere il terrorismo starebbe in queste due paroline magiche: benessere e integrazione. Le paroline magiche schiuderanno le porte ad un’era (o new age) di fratellanza multietnica e multiculturale sotto il segno dell’Acquario.

Che c’entra il terrorirsmo con i poveri? Niente
Ovviamente la magia funziona solo nelle favole e la realtà è ben diversa da come ce la dipingono i discepoli ritardatari e ritardati di Rousseau. Giacché, primo: l’Occidente non consuma bensì produce l’80 per cento delle risorse mondiali. Secondo: le multinazionali non sono dedite allo sfruttamento dei bambini e, difficile a credersi, incentivano le economie locali. Terzo: i paesi arabi sono fra i più ricchi del mondo a causa del petrolio. Quarto: non sono i “razzisti” occidentali a ostacolare l’integrazione degli immigrati musulmani, ma sono questi ultimi a non volersi integrare nella società occidentale (parola del musulmano moderato Bassam Tibi: «Due terzi degli islamici d’Europa non desidera affatto integrarsi», Repubblica, 18 ottobre 2003). Come nota Adriano Sofri, «i primi contraccolpi di questa sensazione di fallimento sono venuti proprio dai paesi nordici in cui più generosa e metodica, fino all’eccesso di zelo pedagogico, era stata l’intenzione assimilatrice. (…) Le caratteristiche stesse dell’islam contemporaneo lo rendono assai più renitente allo scambio, per non dire all’assimilazione verso le altre culture» (A. Sofri, “Gli immigrati e le paure del vecchio continente. Europa mai così insicura”, Repubblica, 13 maggio 2002). Più importante ancora, i fatti dimostrano che né il benessere né l’integrazione possono fermare il virus del terrorismo. Pure tralasciando la sempre più vasta schiera di “stupidi uomini bianchi” passati dalla parte del “buon selvaggio” in capo Osama Bin Laden (dal californiano Johnny Walker al siciliano Domenico Quaranta), i mujaheddin con nomi arabi o pakistani partiti dall’Europa per combattere in Afghanistan e in Irak sono quasi tutti cittadini europei nati e cresciuti in Europa, come lo sono gli otto terroristi trovati in possesso di ingenti quantitativi di esplosivo alle porte di Londra il 30 marzo 2004.
Alla faccia dell’integrazione (vedi Magdi Allam, Kamikaze made in Europe, Mondadori). In poche parole, non esistono cause sociologiche del terrorismo. Smettiamola quindi di cercare queste cause al di fuori del cuore dell’uomo.

Il terrorismo il prodotto di una educazione e di una cultura
Se il terrorismo ha un merito, è quello di riportare alla luce del sole quello che la modernità aveva nascosto sotto tonnellate di fango sociologico: la libertà dell’uomo di fronte al bene e al male. Tuttavia rifiutare l’errore sociologico non significa affermare l’errore opposto. Se è vero che le scelte dell’uomo sono gratuite, è altrettanto vero che l’uomo, non essendo un puro spirito, è influenzato dal suo ambiente. Anche se l’ultima parola spetta alla sua libertà, esistono sicuramente dei fattori ambientali che favoriscono la scelta del terrorismo. Quali? L’ex terrorista pentito Mansour al-Nogaidan non ha dubbi: secondo lui Bin Laden è «un prodotto della stessa cultura che fu la sua, e quella di tanti altri sauditi. “Un figlio legittimo di quell’atmosfera, di teorie che non potevano portare che a quello: se non fosse stato lui, sarebbe stato un altro”. Parte di quella cultura è anche “la nostra ferita narcisistica, il nostro essere sempre rivolti alla grande civiltà araba (…) così Bin Laden può diventare il nuovo Madhi, il salvatore che vendica gli arabi”». (G. Rampoldi, “Volevo combattere gli infedeli”, Repubblica, 18 gennaio 2004). In quali ambienti si possono assorbire educazione e cultura che, secondo Mansour al-Nogaidan, generano il terrorismo? In realtà basterebbe entrare nella grande moschea di Cremona un qualunque venerdì di preghiera per venire a conoscenza del fatto che i cristiani sono “scimmie”, gli ebrei “maiali” (Repubblica, 1 aprile 2004) e quindi per dedurne che si possono uccidere i cristiani e gli ebrei con gli stessi rimorsi di coscienza con cui si uccidono le scimmie o i maiali. Se in Occidente le moschee che ospitano gruppi legati al terrorismo internazionale sono una infima minoranza, invece le moschee in cui si diffondono messaggi antioccidentali, antisemiti e anticristiani sono approssimativamente l’80 per cento del totale (stime Cia).

Il terrorismo è favorito dall’odio di sé trasmesso dall’Occidente
è vero che il 95 per cento dei musulmani immigrati in Occidente non va mai in moschea. Attraverso quale educazione e cultura allora può arrivare al terrorismo? Risposta: televisione, carta stampata e Internet. «Ciò che la televisione trasmette continuamente, ciò che i giornali continuamente commentano, raccontando senza vergogna – avverte Fiamma Nirenstein – è che l’Occidente avvelena, impoverisce, ruba, incatena, ed è l’origine di ogni male». Inoltre «leggendo i giornali, sentendo la radio, guardando la tivù dei paesi musulmani si può affermare che il senso comune legge il jihad secondo il modo in cui viene descritto, ovvero una guerra contro gli infedeli e gli apostati. (…) Un jihad ben concreto, fatto, come dice Bin Laden, per uccidere gli americani e i loro alleati, civili e militari, come dovere individuale di ciascun musulmano» (F. Nirenstein, L’abbandono. Come l’occidente ha tradito gli ebrei, Rizzoli, 2002). Come riferiva subito dopo l’11 settembre Diario, un giornale della sinistra multiculturalista e pacifista, nei mesi precedenti al settembre 2001 sulla stampa araba si potevano leggere cose di questo tipo: «Le operazioni di martirio devono continuare, Allah lo vuole – dice lo scrittore Amru Nasif – e la loro ferocia deve aumentare… per colpire ancora con una esplosione che mieterà il doppio delle loro anime puzzolenti. Facciamo sì che gli Stati Uniti e l’Occidente vadano all’inferno con la loro lurida cultura». Gli inviti ad andare all’inferno noi con la nostra lurida cultura ce li manda Al Usbu, un quotidiano legale di ampia tiratura stampato appena al di là delle sponde del Mediterraneo e venduto pure nelle edicole d’Europa. Per capire in che modo le televisioni arabe descrivono la realtà, prendiamo ad esempio un fatto recente. Il 6 aprile 2004 il contingente italiano a Nassiriya è stato costretto a rispondere al fuoco dell’esercito di Moqtada al-Sadr, che aveva occupato illegalmente tre ponti. Durante gli scontri sono rimasti uccisi per errore, oltre a dodici rivoltosi, due bambini e una donna usati dai rivoltosi come scudi umani. Ebbene, ascoltando le Tv satellitari in lingua araba (e leggendo i siti Internet italiani dei cosiddetti Disobbedienti, Indymedia eccetera), gli italiani avrebbero fatto fuoco su una vettura di inermi civili (Tv iraniana Al ‘Alam), avrebbero ucciso a sangue freddo «decine di civili irakeni» (il canale dello Hezbollah libanese al Manar) e infine avrebbero attaccato direttamente la città con mezzi corazzati lasciando sul terreno decine di morti e di feriti. Riferendo questa ultima “notizia”, la Tv del Qatar Al Jazeera mostrava la gente di Nassirya che, imitando l’Intifada palestinese, lanciava sassi contro i soldati italiani (M. Haman, “Gli italiani uccidono i civili”, Repubblica, 7 aprile 2004). Gli abitanti di Falluja e di Nassiriya non accettano più i medicinali e i beni di prima necessità offerti dai volontari della Croce Rossa italiana perché, come riferiscono questi ultimi, sono convinti che gli italiani stiano tentando di avvelenarli. Chi può avere messo loro in testa questa idiozia se non le stesse Tv che, spesso e volentieri, parlano dei governi occidentali che tramano per avvelenare l’aria e l’acqua dei paesi arabi o che diffondono «chewing gum avvelenati e caramelle drogate per uccidere i bambini e per indurre le donne a comportamenti sessualmente corrotti» (F. Nirenstein, op. cit.)?
Non possiamo fare l’errore di liquidare questa scuola satellitare dell’odio come “libertà d’informazione”.

Povero: uomo o idolo da adorare? – Il terrorismo che uccide i suoi figli

Pubblicato su Pepe 7, aprile 2004.

Sotto la droga il desiderio crepa

Pubblicato su Tempi, 30 ottobre 2003

 

Siringa, falce, martello e mezzaluna

Pubblicato su Tempi , 22-28 maggio 2003

 

spencer e eugenetica zeitgeist bufala stato ladro ausmerzen riassunto zeitgeist immagini foto incontro famiglie contro zeitgeist la vera storia di galileo la vera storia di galileo galilei satira di destra inquisitori famosi a roma il tribunale delli’inquisizione condanno’ i filosofi tommaso campanella e giordano bruno progetto venere egualitarismo giacobino dialogo con satana cosa c’entra jacque fresco con il zeitgeist scritta coca cola arte castellucci rodolfo vetri rotti complottismo malattia mentale ulisse sartini quotazioni donna non piangere quanti sono i seguaci di zeitgeist galileo galilei, giordano bruno, tommaso campanella,tre vittime della chiesa che palle giornata mondiale delle famiglie foto  manifesto pop art lepas anatifera blasfemie divertenti postmoderno il cristianesimo è una favola sesso orale nella concezione cattolica nutella che si muove video divertenti piedi maschili hanno prodotto più vittime i regimi atei o l’inquisizione ? chi controlla zeitgeist lo spirito è forte, ma la nutella riesce ad indebolirlo… un bel bicchiere di nutella satira inglese horror non splatter zeitgeist è vero problema: un pazzo costa allo stato 4 reichsmark maschilismo cirripedi pene fra dioniso e cristo ibs occhi lichtenstein giornata mondiale delle famiglie milano 3 giugno 2012 gli astronauti del programma apollo si rifiutarono di giurare sulla bibbia peter joseph e la folle teoria dei complotti razzismo darwin e il manifesto futurista foto della giornata mondiale famiglie a milano neopaganesimo radici pagane storia vera di galileo galilei estratto discorso di oscar giannino stato ladro zeitgeist opinioni arthur rimbaud metropolitana nutella e concorrenti persone in cammino chi uccide alla fine sartin nel romanzo abissi d’acciaio isaac asimov l’idraulico viene sedotto dalla cliente video siamo stati sulla luna ? 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joakim munkhammar viète pi greco emmanuelle 1994 ai bordi della piscina pagare il pizzo vignetta nutella con il cucchiaino “andrea diprè” io sono leggenda satira divorzio e art 30 commenti donna non piangere giussani medioevo prove  di femminismo. così cominciò il potere rosa vera storia di galileo era postmoderna harvey film blu ranner significato poster propaganda di rodchenko i pezzi di vetro invidiano i diamanti film attore giordana sullinquisizione anni settanta armstrong neil credo in dio dipendenti pubblici fannulloni che oziano e nullafacenti galileo galilei giordano bruno e l’inquisizione barattolo di sinistra la vera storia dell’inquisizione esorcismi riconosciuti dalla chiesa don amorth anagrammi la vera storia di giordano bruno come fotocopiare etichetta barattolo nutella? pio 9 loreto satira sulla chimica ombra verso il sole misandria sto sviluppando quanti credono che siamo veramente andati sulla luna achille bonito oliva multiculturalismo e arte post coloniale saggio castaneda “la morte è la fine di tutto” luigi giussani donna non piangere inquisizione le possessioni secondo gli atei moltmann estate satira adolescente cruento lupo porno “teoria del corpo amoroso” tommaso campanella inquisizione satira nellottocento la deriva dell’arte il testo scritto di zeitgeist addendum saluto massonico bufala attis cristo bufala zeitgeist addendum personaggi zeitgeist comunismo falso jacque fresco testo zeitgeist italiano riassunto scritto zeitgeist poesie sulla fantascienza chi crede nel culto del sole? 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galileo galilei inquisizione “la chiesa cattolica è un’idea del passato, è un cadavere” articolo in cui francesco agnoli risponde a odifreddi , che definisce i cristiani cretini, opponendo molti scienziati credenti breton una morale basata sull’esaltazione del piacere spazzerà presto o tardi l’ignobile morale della sofferenza e della rassegna-zione, mantenuta dagli imperialismi sociali e dalla chiesa soloviev eterno femminino mondrian opere cielo azzurro deserto rosa porno esili con grosse teter origini di galileo galilei progetto venus zeitgeist harvey, la crisi della modernità wenders il cielo sopra berlino mito del buon selvaggio arte porno maschilismo sirena pop art sapete che spesso quando si hanno delusioni si tende a cambiare e a portare una maschera che ci renda in qualche modo più forti agli occhi degli altri anche se siamo fragilissimi… mi sono pentito, e lei non crede che io possa cambiare… ma io so che posso cambiare interpretazione psicoanalitica dello splatter critiche cattoliche alla guzzanti materia degenerata unione sovietica donna manifesto propaganda richiama subito all’artista cattelan arte film di orrore di pedofili 2001 odissea nello spazio scimmia che lancia l’osso berlusconi fede e mora i tre porconi misandria nelle prostitute menzogna e un insulto il super iper matematico supremo fisico mondiale internazionale grandissimo immenso nella scienza fisico matematica immagini terzomondiali rock n roll e maschilismo pittura russa luna le porcherie sessualili ancora uno sforzo francesi e saremo tutti repubblicani noemi diamanti lindau (in vogue, dove spuntano anche i dipinti di tamara de lempicka), il rococò di versailles (in certe versioni dal vivo di vogue), il futurismo architettonico degli anni venti in express yourself. karl marx eugenetica “valori cristiani integrati” materie italiane e matematiche you tub “spaghetticons” plinio correa castellucci non è reato nel palinsesto 2012 c’è il film gardenia blu le amicizie pericolose laclos cosmetici sigmund freud eugenetica l’eugenetica nel medioevo darwinisti comunisti assassini wells balle darwin sul concetto di omosessualità animale i dubbi sono soprattutto dettati dalle regole del processo evolutivo teorizzato da darwin che non può premiare un’ atteggiamento se esso non dà luogo a discendenza. dal tempo di darwin ad oggi, è infatti noto che in natura l’evoluzione procede selezionando e premiando gli individui più adatti ,proprio concedendogli la possibilità di riprodursi e di trasmettere i propri geni; tutti gli altri vengono inesorabilmente estromessi dal gioco come perdenti e condannati all’estinzione. tra nulla e materia teoria delle ombre fumetto fanculo…. fiero di essere al di fuori dagli schemi e dalle tendenze che ne pensate dell’antidarwinismo di nietzsche rodolfo casadei castellucci chi è il diavolo e qual’è il motivo della sua esistenza gorgheggi la botola rai uno boetti dall’oggi al domani ibs “antonio scacco” berlusconi ricerca scentifica sulla differenza esteriore tra popoli di pellerossa pelle bianca pelle gialla e pelle nera antiteismo cos’è rima con finale nzi i promessi sposi opera moderna zeitgeist smentite evoluzionismo darwin spencer nietzsche nome degli ebrei che fingevano di convertirsi al cristianesimo cuori splendente: kaguya ani-statue figure buttare stracci centinaia di milioni di uomini sono stati uccisi dalle invasioni barbariche nell antichita cartone giapponese pescatore sopravvissuto postatomico siete un popolo di moralisti fuori e sporcaccioni dentro” mattia sorbi documentario sul neodarwinismo vizio peccato e reato anti globalista “personaggio” scritte di giornale zeitgeist contro zeitgeist conflittualità controsenso la politica razziale del nsdap germania manifesto choc 1938 comunisti contrari all’eugenetica youtube matrix parlano di avetrana e il x111 apostolo inurl:comment intext:aggiungi un commento completa la form sottostante per aggiungere un commento recensione di rondoni su avvenire su spettacolo castellucci galileo galilei, l’impetus si estingue +”l’arte in mutande” +gratis com è possibile che la federal reserv faccia pubblicare seitgaist su you tube rimorchiare tardone all albert “ma quelli che si adatteranno meglio ” darwin confutazione zeitgeist gnosticismo e nichilismo leopardi darwin era maschilista’ il cristiano e la porrnografia batilde è presentata a clodoveo pornografia e sesso distorto molti cristiani evangelici sono dipendenti youporn l’ozio si scopa la nipote zeitgeist testi rousseau eugenetica in prezent chi rompe paga principio legale essere cristiani vuol dire credere anche nell’esistenza di satana chi sono gli autori di zeitgeist ricavare un nome astratto da rottame togni evoluzionismo darwin scritte microscopiche diamanti stracci bye bye, darwin? – viaggio tra fede e scienza alla ricerca delle verità sulluomo “profstanco” commenti 2012 fornai colpevoli nei promessi sposi non amiamo ma possediamo falso ipocrita prepotente superficiale maschilista stenone prepotente superficiale maschilista testa statua femmina lo splatter può essere d’autore leggenda copertino scritte di giornale romantica pornostar italiane in tv diamante matrimoni tra amerindi e europei – dna mescolato – tradizionalisti giovanissima, scoperta tra il pubblico del mi sex … con mia moglie si fa tutto film porno in italiano completo, novanta minuti … chiesa basta chiedere scusa massoni ebrei http://www.messinaora.it se non avessimo speranza non soffriamo. l’ inferno comincia quando ci mettiamo a pensare che le cose potrebbero andare meglio. john berger – una volta in europa rissota lamarkiana analisi dello spleen je suis comme le roi d’un pays pluvieux opera grafica di cattelan egualitarismo di stalin cosè lo splatter un nemico da abbattere fraschio karl chiesa evangelica madonna é una femminista? 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