Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

LE MASCHERE DI “EYES WIDE SHUT”

DOCUMENTARIO SULLE MASCHERE DI “EYES WIDE SHUT” di Filippo Biagianti e Massimiliano Studer

Nell’ultimo capolavoro di Stanley Kubrick, che usciva al cinema quindici anni fa, le maschere veneziane hanno un ruolo centrale. Dal momento che in certe scene gli attori recitano con il volto coperto, si potrebbe dire che le maschere abbiano quasi un ruolo da protagoniste. Di recente, Massimiliano Studer di Forma Cinema ha decido di indagare su queste maschere. Chi le aveva prodotte? Dopo pazienti ricerche, è riuscito a trovare la bottega veneziana da cui sono uscite: Kartaruga. Con l’aiuto di Filippo Biagianti, ha prodotto un  documentario su questa piccola, oscura bottega aperta a Venezia negli anni Ottanta che nel decennio successivo attira l’attenzione del più grande regista del mondo. Il padrone della bottega e autore delle maschere acquistate da Kubrick svela che la sua idea non era di riprodurre fedelmente le classiche maschere veneziane (quelle che si vedono nei quadri di Longhi e in qualche affresco di  Tiepolo, per intenderci) ma rielaborarle in senso moderno anzi post-moderno, contaminandole con elementi tratti dalle culture figurative esotiche (orientale, precolombiana eccetera) e arricchendole con qualche sfumatura di gusto “pop”. Ma questo documentario può essere anche letto come un elogio della piccola impresa individuale. Negli anni Ottanta un artigiano decide di mettere a frutto i suoi talenti artistici, assumendosi i “rischi d’impresa” legati alla gestione di una bottega. Col tempo la sua attività di ingrandisce al punto che può permettersi di  aprire una succursale a Londra, dove un giorno entrerà per caso un collaboratore di Stanley Kubrick. La “morale” della favola delle maschere è che quando gli italiani, invece di attaccarsi alle tette dello stato-ladro, decidono di mettere a frutto i loro talenti estetici rischiando in proprio, possono andare molto lontano. In tutti gli Usa, non c’è una sola bottega da cui escano maschere lontanamente paragonabili a queste . Kubrick è dovuto venire in Italia per trovarle.

Questo documentario ha fatto strada: è passato su Rai Tre ed è stato segnalato da un famoso blogger americano e da un importante sito americano di cinema, consultato da registi famosi.

Il documentario è andato in onda su Fuori Oraio, Rai tre, sabato 8 marzo 2014

WELCOME TO SOMERTONE Kubrick connections and the mystery of Eyes Wide Shut

CINEPHILIA AND BEYOND SU VIMEO

CINEPHILIA AND BEYOND 

BACK IN THE USSR II. Putin contro i fondamentalisti come Stalin contro Hitler.

In calce ad un articolo di Luigi Amicone apparso di Tempi, Andrea Tedesco ha risposto così al mio commento, che coincide col post precedente:

Gentile Signora Jacob, condivido la sua analisi molto accurata e intelligente, a dispetto di quanto ho scritto nel mio intervento precedente. Ho spesso utilizzato argomentazioni analoghe alla sue proprio per contrastare l’anti-americanismo viscerale di cui lei parla, sebbene non così abilmente quanto lei. La mia simpatia per Putin e la Russia in questo momento non è dunque certo il frutto dell’anti-americanismo psico-patologico (sono filo-americano e filo-israeliano da quando ho acquisito l’uso della ragione). Il popolo americano e la parte migliore dell’America sono in effetti cristiani. Bisognerebbe forse ricordare che gran parte di loro sono protestanti, però, che nel corso della storia hanno avuto qualche “piccolo” problema dottrinale e di convivenza coi cattolici. Per me non è mai stato un problema, tendo a concentrarmi su ciò che ci unisce piuttosto che quanto ci divide, ragione per cui amo Israele e gli ebrei, infinitamente più vicini e simili culturalmente ai cristiani, piuttosto che i musulmani, appartenenti ad una cultura antitetica ed ostile al cristianesimo sin dalle origini. Lo ricordo solo perchè lei ha voluto giustamente sottolineare ciò che separa gli ortodossi dai cattolici. A differenza di gran parte degli Americani, i loro intellettuali e l’attuale “leadership” (che contraddizione usare questo termine per definire il governo di Obama!) sono invece profondamente anti-cristiani, anti-sionisti, filo-islamici e quindi “paradossalmente” anti-americani. E’ possibile che le mie simpatie siano il frutto di un po’ di ignoranza e di incapacità di leggere tra le righe del comportamento e delle parole di Putin. Lei è una psicologa per caso, come sembrerebbe suggerire anche il titolo del suo intervento? Come fa a sapere che Putin finge di essere cristiano, sebbene ortodosso (nessuno è perfetto!), ma in realtà è ancora l’ateo gerarca del KGB del passato? Comunque, anche nella peggiore delle ipotesi, cioè che lei abbia completamente ragione su Putin e la Russia, resto convinto del fatto che il comportamento attuale di Putin, e nello specifico l’intervento militare in Ucraina, sia comprensibile e giustificabile nelle circostanze in quanto manifestazione di salvaguardia e difesa degli interessi nazionali russi, e che Putin, seppur arrogante e autoritario, sia migliore, o se preferisce, il minore dei mali se paragonato ad Obama. Se non altro perchè, a differenza di Obama, Putin è orgoglioso del suo paese, cerca di perseguirne gli interessi, ed è pronto a combattere i suoi nemici e a difendere i suoi alleati, per quanto indegni, ad esempio Assad. Obama, ma anche gli altri leader occidentali, con l’eccezione degna di nota del Primo Ministro Canadese Stephen Harper, tormentati da inutili e controproducenti sensi di colpa per il passato coloniale e per aver messo a repentaglio la salute del pianeta, affetti da bassa autostima e codardia fisiologica, si vergognano invece dei propri paesi e della propria civiltà e si adoperano per il loro indebolimento e distruzione, abbracciano e accolgono a casa propria i fascisti islamici e loro acerrimi nemici, mentre sono pronti ad abbandonare e a tradire i propri alleati, come sta facendo Obama nei confronti di Israele. Sono convinto, e l’ho sostenuto in più occasioni, che Putin non sia impegnato in una crociata in difesa dei cristiani, ma è innegabile che, seppur nel perseguimento degli interessi nazionali, Putin abbia in qualche modo difeso anche gli interessi dei cristiani e messo i bastoni tra le ruote agli islamisti, almeno quelli sunniti, che sembrano più pericolosi per gli interessi della Russia, ma anche dell’Europa, sebbene non per Israele, che è invece minacciata più seriamente dai fanatici sciti dell’Iran. Putin, infatti, a differenza di Obama e dei leader politici occidentali, sembra comprendere la minaccia mortale posta al suo paese dall’islam radicale, che identifica correttamente come il protagonista di una vera e propria aggressione in continuità con il passato, e non una semplice reazione alle ingiustizie e soprusi operati dall’Occidente ai danni del Terzo Mondo, come invece sostiene la teoria della “Jihad reattiva” sposata dalle menti degli intellettuali e governanti occidentali imbevute di etnocentrismo e neo-marxismo. In altre parole, credo che la minaccia più grave alla sopravvivenza della nostra civiltà oggi non siano tanto i nemici esterni, Islam incluso, e magari Putin, ma anzitutto il “tentato suicidio in corso” messo in atto da quelli interni, cioè il disprezzo per la propria civiltà e storia, per le proprie origini e tradizioni, “l’odio per l’amor di patria” fomentato sfruttando la paura istintiva per le derive del nazionalismo dopo la II Guerra Mondiale, lo sforzo evidente di distruggere in ogni modo le identità nazionali a favore della creazione di mostri geopolitici come Eurabia. 
Con stima, 
Andrea Tedesco
PS 
Nel caso lei, o qualcun’altro fosse interessato ad approfondire le mie farneticazioni a riguardo di questioni accennate in questo intervento, includo sotto i link a due articoli tra loro collegati:
http://www.ioamolitalia.it/blogs/il-perfetto-e–nemico-del-bene/quel-%E2%80%9Cbrutto-anatroccolo-erede-di-david%E2%80%9D-che-sbarra-la-strada-alla-stirpe-di-golia-parte-prima.html
http://www.ioamolitalia.it/blogs/il-perfetto-e–nemico-del-bene/obama-e-contro-israele-e-l-europa-e-schierato-con-gli-islamici-e-con-il-%E2%80%9Cgoverno-mondiale%E2%80%9D-e-una-moneta-unica-perche-israele-e-costretto-a-difendersi-parte-seconda.html

MIA RISPOSTA

Gentile signor Tedesco,

sono d’accordo con la maggior parte delle cose che dice: 1) le élite occidentali stanno inducendo l’Occidente al suicidio diffondendo non soltanto un nichilismo ideologico ma anche un nichilismo pratico, che si esprime soprattutto attraverso la distruzione della famiglia , 2) le élite occidentali stanno favorendo con piena coscienza e deliberato consenso il piano di occupazione islamica dell’Europa e degli Usa, 3) a differenza di Obama, Putin ha chiaro che i paesi islamici sunniti sono nemici e come tali devono essere trattati.

Dalla fine del Medioevo (quando lo tsunami turco ha travolto quel restava dell’impero bizantino) fin quasi al Novecento, la Russia ortodossa ha svolto un compito fondamentale di contenimento delle spinte islamiche verso l’Europa. Quindi, ringrazio la Russia per il ruolo anti-Islam che ha svolto in passato e ringrazio oggi Putin per la fermezza con cui tratta i paesi islamici. Lui non è uno che le manda a dire: “Cara Arabia Saudita, se cominci a rompere troppo e scatole, te a vedrai con l’armata rossa” (cfr. http://lenewsdiangeloiervolino.altervista.org/blog/2135).

Novantadue minuti di applausi a Putin per queste sane e costruttive minacce, che era ora.

Quando Putin fa la voce grossa contro i nostri peggiori nemici, anche io sono lì lì per cadere in ginocchio in adorazione. Ma poi viene il momento della riflessione, e mi rendo conto che i nemici dei nostri nemici non sono necessariamente nostri amici. Fatti i necessari distinguo e le debite proporzioni, i fondamentalisti islamici son un po’ come i nazisti. Durante la Seconda Guerra Mondiale la priorità dei paesi liberi era sconfiggere la Germania nazista. Pure di sconfiggerla, andava bene allearsi anche con Satana. Ed in effetti, gli alleati furono costretti a chiedere aiuto ad uno che aveva molto a che fare con Satana: Josif Stalin. Tralasciando il fatto che Stalin fino a cinque minuti prima faceva accordi con Hitler (patto Ribbentrop-Molotov), è fuori di dubbio che senza l’intervento dell’armata rossa gli eserciti alleati non ce l’avrebbero mai fatta a vincere. Ma i russi restavano dei nemici non meno temibili dei nazisti. Per dirne una a Berlino, durante i festeggiamenti per la sconfitta di Hitler, i russi rapirono sbatterono nei gulag, a morire di freddo e stenti, molti poveri soldati americani, illusi che i russi fossero amici. Dopo la pubblicazione di documenti riservati, oggi sappiamo anche perché gli americani furono così spietati e crudeli da sganciare ben due bombe atomiche su una nazione stremata: i servizi segreti avevano fatto sapere al presidente Usa che Stalin progettava di allungare le mani sul Giappone attraverso le basi sovietiche sul Pacifico. Il  fungo atomico che si alzò su Hiroshima conteneva un “messaggio” per i russi: “Non provate ad avvicinarvi o la prossima bomba atomica ve la beccate voi”. E purtroppo, alcuni anni dopo i russi, grazie a spie americane convertite alla causa del proletariato mondiale, vennero in possesso dei segreti della bomba atomica, ed iniziò l’era del terrore nucleare.

Venendo all’oggi, le politiche anti-islamiche non bastano a fare di Putin un nostro amico. Viceversa, la terribile insipienza di Obama non basta a farne un nostro nemico. La Russia è ormai una superpotenza mondiale che non nasconde anzi ostenta apertamente le sue mire espansionistiche. I russi considerano da sempre tutti i paesi dell’Europa dell’est, specialmente la Polonia e l’Ucraina, terre di loro proprietà. Ma pare che la Russia oggi abbia intenzione di espandersi anche verso il centro Asia. Voglio ricordare che nei bei tempi andati la Russia mirava espressamente anche a prendersi il Giappone. Quando l’Urss è crollato, ci siamo troppo rilassati e ci siamo dimenticati della lezione della Tatcher: “Russia first”. Che significa: la Russia deve essere tenuta costantemente sotto osservazione. Purtroppo, la Russia non viene più tenuta sotto osservazione da troppo tempo, e Putin ne ha approfittato per instaurare uno stato di polizia basato sul terrore, per organizzare l’esecito più potente del mondo. Fra poco avremo basi russe anche in Sud America.

Lei dice:

“Come fa a sapere che Putin finge di essere cristiano, sebbene ortodosso (nessuno è perfetto!), ma in realtà è ancora l’ateo gerarca del KGB del passato? Comunque, anche nella peggiore delle ipotesi, cioè che lei abbia completamente ragione su Putin e la Russia, resto convinto del fatto che il comportamento attuale di Putin, e nello specifico l’intervento militare in Ucraina, sia comprensibile e giustificabile nelle circostanze in quanto manifestazione di salvaguardia e difesa degli interessi nazionali russi, e che Putin, seppur arrogante e autoritario, sia migliore, o se preferisce, il minore dei mali se paragonato ad Obama”.

Come faccio a sapere che non è cristiano? Lo chieda alla gente che nel “paradiso dei lavoratori” ci abita, quanto vuole bene ai cristiani (Venti di guerra, una lettera da Mosca). Lo sapete o no che sia la chiesa cattolica sia la chiesa ortodossa (perfino quella ortodossa!) in Ucraina hanno dichiarato di avere molta paura del “cristiano” Putin? Il problema è che noi in Europa, e specialmente in Italia, abbocchiamo facilmente alla propaganda russa: ci dicono che in Ucraina ormai ci sono più russi e più filo-russi che ucraini, ci dicono che le rivolte di piazza sono state organizzate da fascisti-nazisti-sionisti pagati dall’Unione Europea e noi ci abbiamo creduto. Bene, allora non resta che documentarsi. Per favore, leggete qui:

http://www.lintraprendente.it/2014/03/contro-la-sbornia-nordista-per-il-compagno-vladimir/#.UxcUPOboILo.facebook

In conclusione, le assicuro che il male minore è Obama.

BACK IN THE USSR. Psicopatologia degli italiani sedotti da tovarisch Vladimir Putin

C’è sempre stato un rapporto privilegiato fra italiani e russi. Gli italiani sono affetti da una attrazione fatale non solo per le “gnocche” russe (che effettivamente non disdegnano ottenere la cittadinanza italiana per via matrimoniale) ma soprattutto per la politica russa. Non si dimentichi mai che l’unico straniero non russo cui sia capitato l’onore di dare il nome ad una città sovietica è stato un italiano: Palmiro Togliatti.

Alla radice dell’amore degli italiani per la santa madre Russia ci sono due fattori:  1) l’anti-americanismo psico-patologico di sinistra e di destra, 1) l’ignoranza

Se ai sinistrorsi italici gli Usa appaiono come un covo di borghesi-capitalisti sfruttatori del proletariato globale, similmente ai destrorsi italici gli Usa appaiono come un covo di massoni e banchieri (naturalmente ebrei) che complotterebbero dalla mattina alla sera per corrompere l’identità e la fibra morale dei popoli occidentali diffondendo una cultura materialista e demoplutocratica. Accecati da tanto sacro odio verso l’America, i destrorsi di oggi guardano alla Russia come ad un faro di civiltà. Ai loro occhi tanto gli Usa sarebbero corrotti e corruttori, quanto la Russia sarebbe moralmente e spiritualmente integerrima. Ai tempi di Togliatti la Russia sovietica appariva ai sinistrorsi italiani come “il paradiso dei lavoratori”, ai giorni nostri la Russia neo-zarista di Putin appare ai destrorsi nostrani come… “il paradiso dei lavoratori maschi-cristiani-integerrimi-identitari-tradizionalisti con le palle d’acciaio che combattono contro i i fondamentalisti islamici e conto i froci-travestiti-effeminati-abortisti-multietnici-materialisti occidentali che calano le brache di fronte ai fondamentalisti islamici”.

Dunque, l’amore cieco per la Russia è l’altra faccia della medaglia dell’anti-americanismo. A sua volta, l’anti-americanismo è una conseguenza dell’ignoranza.  Ai tempi di Togliatti, i poveri compagni italiani di Sesto San Giovanni o di Reggio Emilia ignoravano, in buona fede, in primo luogo che il capitalismo industriale – pure con tutti i limiti e le colpe dei capitalisti – nel complesso aveva migliorato enormemente le condizioni di vita delle classi inferiori. In secondo luogo ignoravano che oltre la cortina di ferro c’era il contrario del paradiso. Quelli che attraversavano la cortina di ferro purtroppo se ne accorgevano a loro spese, che in Russia c’era l’inferno dei lavoratori.

Esaminiamo adesso l’ignoranza dei destrorsi assortiti di oggi, fra i quali spiccano i cattolici tradizionalisti. Tanto per mettere le cose in chiaro, i destrorsi non hanno tutti i torti. E’ ormai evidente che l’ Unione Europea, il Governo americano di Obama e l’Onu si siano dati una missione: distruggere i popoli occidentali sia dal punto di vista morale sia dal punto di vista demografico. In missione “per conto di Satana”,  promuovono pratiche quali l’aborto e la fecondazione assistita, impongono l’ideologia di genere, attaccano frontalmente la distinzione stessa fra uomo e donna e infine favoriscono la diffusione di una visione nichilista che è brodo di coltura di tossicodipendenza e depressione. Quindi, i destrorsi cattolici e atei hanno ragione a non poterne più di questa Ue, questo governo americano e questa Onu. Tuttavia hanno torto marcio ad identificare la Ue, il governo americano e l’Onu con la Civiltà Occidentale. Gli organismo nazionali e sovranazionali che governano le nazioni occidentali sono ormai corpi estranei, nemici della Civiltà Occidentale, che è una civiltà intimamente cristiana da molteplici punti di vista (non starò qui a ripetere tutta la storia: rimando ai saggi di Rodney Stark e Thomas Woods). Non si dimentichi mai che, se è vero che le élite politiche e intellettuali degli Usa sono tutte “liberal” ossia atee-materialiste-anticristiane, il popolo americano è cristianissimo.  Secondo tutti i sondaggi, la percentuale degli americani che credono in Dio e frequentano qualche chiesa sfiora l’80%.

I destrorsi hanno torto marcio soprattutto nella Russia di Putin il baluardo della identità occidentale e della tradizione cristiana. No, no e no. In primo luogo, Putin è un ex agente – ateo materialista – del Kgb che si finge devoto ortodosso e difensore delle tradizioni (come se imprigionare qualche omosessuale significasse difendere delle tradizioni) solo per incantare gli “utili idioti” di destra delle altre nazioni. In secondo luogo, la Russia è tutto fuorché una nazione cristiana: meno della metà della popolazione russa autoctona si dichiara cristiana. E non sottovalutiamo il fatto che le organizzazioni criminali più potenti del mondo sono russe (la camorra napoletana e la mafia siciliana fanno ridere rispetto alla mafia russa). In terzo luogo, anche la vecchia compianta Russia pre-sovietica che Putin cerca di riesumare era sì cristiana, ma anti-cattolica. Gli amici cattolici dovrebbero sapere che gli ortodossi sono degli scismatici semi-eretici che nutrono un odio abissale verso la Chiesa di Roma. Sappiano inoltre che in passato gli ortodossi hanno perseguitato i cattolici, specialmente in Ucraina. Sappiano che Pietro il Grande, per dimostrare la sua devozione alla causa ortodossa, mentre si trovava in Ucraina entrò in una chiesa cattolica e con la sua spada decapitò il prete mentre stava celebrando l’eucarestia. Ancora vi stupite se gli ucraini non possono vedere i russi?

Ma quanto sono tolleranti ed ecumenici questi ortodossi! I cattolici che faticano a distinguere fra chiesa cattolica e Chiesa ortodossa, sappiano che, se la prima si basa sulla distinzione ferrea fra trono e altare (“Date a cesare quel che è di cesare e a dio quel che è di Dio”), invece la seconda attenua o cancella questa distinzione. Di fatto, la Chiesa ortodossa ha spesso fatto da piedistallo al potere politico. In altri termini, l’ortodossia è un piano inclinato verso la teocrazia. Lo zarismo era una semi-teocrazia. Mi sembra che oggi in Russia si stia verificando la fusione chimica fra quel che resta di del totalitarismo statalista sovietico e il nazionalismo teocratico ortodosso. Il totalitarismo è una teocrazia atea, la teocrazia è un totalitarismo religioso. Questa pericolosissima fusione chimica è accelerata dal revanscismo degli ex sovietici, desiderosi di vendicare di fronte al mondo l’orgoglio russo, ferito dolorosamente nel 1989, quando la superpotenza russa cadde su sé stesa come un sacco di patate. La Russia di oggi fa pensare alla Germania fra le due guerre: una nazione sconfitta che sognava di vendicarsi e che nel 1939 ci provò.

Il problema dei russi è che hanno una superbia smisurata: fin dai tempi di Tolstoj e Dostoesvskij si credono destinati a determinare e guidare in maniera messianica i destini del mondo intero. Hanno un po’ l’idea di essere una sorta di nuovo “popolo eletto” in competizione con quello ebraico. Solo chi non conosce bene la letteratura russa e anche certe correnti russe di fine ottocento può osare paragonare l’isterico, allucinatorio messianismo russo – che mescola in maniera sacrilega nazionalismo a sfondo razzista e fede cristiana – all’orgoglio patriottico americano. La missione che gli americani si son dati fin dai tempi dei Padri Fondatori è di insegnare la libertà al mondo intero, non di dominare il mondo intero. Invece la missione che i russi credono di avere è di guidare le sorti dell’universo come razza padrona benedetta dal Dio ortodosso.

Secondo me è proprio questa formidabile superbia e questa patologica auto-suggestione messianica che ha permesso anche la vittoria dei bolscevichi. I russi dalla fine dell’Ottocento vivevano nell’attesa di eventi grandiosi, che li avrebbero portati al centro dell’universo. Quando è arrivato Lenin, gli sono andati dietro perché credevano che fosse lui l’uomo del destino che avrebbe scatenato questo rinnovamento universale di segno russo. E in un certo senso, il comunismo ha castigato la loro superbia per ottant’anni. Ma adesso sono di nuovo liberi di combinare casini in giro per il mondo.

Certo, per il momento Putin rompe le scatole solo in Ucraina e nelle regioni confinanti, che sono abituate dai tempi di Pietro il grande a subire l’arroganza russa. Ma non vi sfugga ch ormai Putin ha messo insieme l’esercito più potente del mondo e organizza esercitazioni militari lungo i confini e per giunta (ho letto l’altro giorno) vuole installare basi russe in giro per il mondo, anche in Sud America. Quindi per il momento i russi rompono solo sui confini, ma in realtà non sappiamo che cosa stiano progettando. Voglio ricordare che nei bei tempi andati la Russia mirava espressamente anche a prendersi il Giappone. Perché mai, infatti, gli Usa sganciarono una bomba atomica su una nazione ormai stremata? Perché i servizi segreti avvertivano che Stalin stava progettando di mettere le mani sul Giappone, approfittando del fatto che era ridotto in macerie. L’unica mia consolazione è che comunque i russi sono naturalmente anti-islamici: non appena i paesi islamici cominceranno a rompere le scatole sul serio, l’armata rossa ci metterà poco ad asfaltarli.

Però so che è dura convincere i destrorsi di casa nostra che Putin non è un difensore dei valori cristiani. A questo punto, ho un consiglio da dare  loro: vadano in Russia, verifichino di persona se la Russia è davvero il “paradiso dei lavoratori” che immaginano.

Per il resto, pubblico le fotocopie di una chicca che ho trovato in casa: un libro di propaganda sovietica scritto in italiano, stampato nel 1948 in Unione Sovietica. Oggi come ieri, gli italiani abboccano facilmente alla propaganda confezionata a regola d’arte dai compagni russi. Ieri i russi raccontavano che la Russia era “il paradiso dei lavoratori”, e gli italiani ci credevano. Analogamente, oggi i russi ci raccontano che i rivoltosi di Kiev sono neo-nazisti aizzati, addestrati e stipendiati dall’Ue, e gli italiani ci credono in massa. Che pena.

BackInUrss5

BackInUrss4

BackInUrss3

BackInUrss2

BackInUrss1

 

 

Per conoscere la vera situazione dell’Ucraina, superando la disinformtia russa, prego leggersi:

Contro la sbornia nordista per il compagno Vladimir

 

 

Risposta alle critiche contro la mia critica di LA GRANDE BELLEZZA di Paolo Sorrentino.

La maggior parte degli italiani, specialmente i napoletani, son fieri della vittoria di Paolo Sorrentino ad Hollywood. “Un grande riconoscimento non solo per Sorrentino, ma per tutto il cinema italiano, che torna nel mondo!”  Invece a me personalmente  la vittoria di Paolo Sorrentino ad Hollywood mi ha offeso profondamente come italiana. Infatti, ai miei occhi l’Academy non  ha premiato il genio italiano ma l’assenza di genio che devasta l’Italia a causa dello statalismo e del nepotismo (cfr. http://informatitalia.blogspot.it/2014/03/ecco-come-e-perche-la-grande-bellezza.html ). Non ha premiato una grande opera d’arte italiana ma una pseudo opera d’arte che fa la caricatura dell’Italia.  Ma come ho detto, la maggior parte degli italiani non condividono il mio giudizio. Da quando quella statuetta dorata è finita nelle mani di Sorrentino, c’è stato  un leggero incremento del numero dei contatti sul mio blog. Alcuni mi hanno girato delle critiche di questo tenore:

La sua critica è davvero superficiale, lei non ha colto per nulla il senso del film. La grande bellezza non parla dell’Italia e della Chiesa: parla la ricerca della grande bellezza che è al di sopra della mondanità. Al centro del film c’è una persona che ha perduto sé stessa in una palude di divertimento, e di  chiacchiericcio mondano, ed è proprio la santa alla fine del film a stimolare in lui la voglia di allontanarsi da quell’ambiente mondano e corrotto (di cui fanno parte anche dei religiosi, come il vescovo cuoco) per ritrovare le emozioni vere, i valori veri, e ricominciare a scrivere. In effetti, vi è una forte contrapposizione fra la santa e il vescovo cuoco: se il secondo è troppo mondano per indicare  a Jep il senso della vita (quando Jep gli fa delle domande, lui non risponde), invece la prima va a cercare Jep a casa per aiutarlo a porre quelle domande sul senso che non è più in grado di fare e per indicare la strada verso la risposta. 

MIA RISPOSTA

Tanto per cominciare, faccio notare che importanti siti cattolici (la Bussola Quotidiana e Il Timone) hanno rilanciato il mio articolo contro Sorrentino. 

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-una-ricettina-anticlericale-per-avere-successo-8184.htm

http://www.iltimone.org/24,News.html

Altri cattolici (Rino Cammilleri sulla Bussola Quotidiana, Piero Nicola su Riscossa cristiana e Gianfranco Lauretano sul Sussidiario) condividono in pieno il mio punto di vista: Sorrentino fa la caricatura della Chiesa e dell’Italia:

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-oscar-siamo-fieri-di-parlar-male-di-noi-stessi-8585.htm

http://www.riscossacristiana.it/la-grande-bellezza-mancata-priori-di-piero-nicola/

http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2014/1/16/SORRENTINO-La-brutta-grande-bellezza-che-piace-ai-salotti-che-contano/459326/

Il film non è piaciuto nemmeno all’Osservatore Romano:

http://www.lastampa.it/2011/10/19/blogs/oltretevere/osservatore-stronca-sorrentino-l3aboYqMypAmqlNlHSVBgN/pagina.html

Infine, che Sorrentino faccia la caricatura grottesca e offensiva degli italiani lo pensa anche  Gramellini:

http://www.lastampa.it/2014/03/04/cultura/opinioni/buongiorno/ci-disegnano-cos-TWvGEL8Ezw86vgyMgBE2SI/pagina.html

Ci dunque giudica “superficiale” la mia critica, dovrebbe giudicare “superficiali” anche i commenti di gente che scrive su importanti siti cattolici e perfino su Osservatore Romano.  Vi pare davvero  che non sol io ma anche tutte queste persone non siano state capaci di cogliere il vero senso del film? O non è forse più probabile che quel film non ha senso?

Per andare subito al sodo, bisogna distinguere fra il piano delle IDEE e il piano dell’ARTE. L’artista non deve semplicemente “enunciare” delle idee: le deve esprimere, manifestare in forma poetica-estetica. Ora, Sorrentino mette insieme delle ottime idee: il contrasto fra la mondanità di Jep e la spiritualità della santa, il contrasto fra il clericalismo del vescovo cuoco e la povertà evangelica ed ascetica della santa, la ricerca della bellezza eterna al di sotto del chiacchiericcio mondano eccetera. Il problema è che queste idee non sono espresse in forma poetica convincente. Per compiacere il pubblico americano, ha annegato queste buone idee sotto una spessa coltre di luoghi comuni grotteschi ed offensivi sull’Italia e sulla Chiesa. Nel suo film, l’Italia e la Chiesa appaiono marce, corrotte, decadenti, anacronistiche e retrograde. La figura del vescovo-cuoco non ha la dignità di un vero personaggio: è una macchietta, è l’immagine, l’idea platonica del “papista”  che sta nella mente dei luterani di oggi ma soprattutto di ieri. La figura della santa è ancora più caricaturale: sulla carta dovrebbe esprimere la tensione ascetica alla perfezione evangelica, di fatto è solo la maschera grottesca di una vecchia demente con lo sguardo vuoto che non ha più un briciolo di raziocinio. Il “messaggio” lanciato dalla ignobile santa sorrentiniana è che per avere fede bisogna essere un po’ idioti. Ma i cattolici dovrebbero sapere che la fede non nega la ragione: la rafforza e la supera. Il misticismo cristiano, a differenza dello pseudo-misticismo buddista, non esige la cancellazione della ragione ma anzi il suo rafforzamento: per gettarsi in ciò che la supera (la visione mistica, che in ogni caso è riservata a pochi) la mente deve prendere la spinta sul trampolino di una ragione quanto più solida ed elevata.

Dunque Sorrentino no  si preoccupa di fare una vera opera d’arte. Si preoccupa di fare un film commerciale che piaccia agli americani e soprattutto ai giurati della Academy.  Egli sa che il pubblico e la critica americana vogliono questo da un film italiano: una visione turistica  e caricaturale dell’Italia e tanti riferimenti a Fellini, perché negli Usa “Dolce vita” è sinonimo di Italia. Uno sceneggiatore di cu non faccio il nome ha raccontato che  una sceneggiatrice americana rifiutò un suo soggetto in quanto le sembrava “poco italiano”, ossia non rispecchiava tutti i peggiori stereotipi sugli italiani: ridicoli, mammoni, libidinosi…  Quando lo sceneggiatore le fece notare che tutti questi stereotipi non rispecchiano minimamente l’Italia reale, lei ribatté che al botteghino la realtà non conta  nulla: conta soltanto quello che pensa il pubblico americano.

E siccome gli americani venerano Fellini, Sorrentino ha infarcito il film di citazioni da film felliniani. Ma si tratta di citazioni vuote, puramente decorative. Chi ama e conosce alla perfezione il cinema di Fellini, sa che Fellini ha saputo esprimere molto meglio di Sorrentino il contrasto fra mondanità e spiritualità . Invito tutti a recuperare e vedere, se non l’ha già fatto, “La dolce vita”, “Otto e mezzo” e “Toby Dammitt” (terzo episodio di “Tre assi nel delirio”).

Per avere  una idea di quanto alto volava Fellini, di quanto intenso e drammatico fosse il suo rapporto con la Chiesa, suggerisco la visione della memorabile scena da Otto e mezzo che linkerò nel primo commento.

In conclusione, io mi sono fatta questa idea: chi guarda all’ARTE, non può che detestare il film, chi invece si ferma alle IDEE, lo ama. Anche Alessandro d’Avenia (autore di “Bianca come il latte, rossa come il sangue”) secondo me si è fermato alle idee:

La grande bellezza è ogni 24 ore. 

Al limite, anch’io posso apprezzare le nude idee che animano la sceneggiatura del film di Sorrentino. Credo anzi che un vero genio del cinema sarebbe capace di costruire un capolavoro usando la stessa identica sceneggiatura.  Sorrentino invece non c’è riuscito. Punto.

Infine, ripropongo la mia analisi molto lunga e molto dettagliata su La grande bellezza:

http://www.formacinema.it/obraz-on-line/installation/247-la-grande-assenza-di-bellezza-il-manierismo-vuoto-di-paolo-sorrentino

RIPRENDIAMOCI HALLOWEEN. Non è una festa satanica. E’ una festa cattolicissima.

Ecco la serie completa dei miei articoli su Halloween, apparsi di recente sul sito di Cultura Cattolica:

Riprendiamoci Halloween 1 – Un Carnevale (cattolico) di fine estate

Riprendiamoci Halloween 2 – Le origini della Festa nel Nuovo Mondo

Riprendiamoci Halloween 3 – La festa celtica di Samhain, satanisti e neopagani

Riprendiamoci Halloween 4 – Il Carnevale cattolico, festa di “pazzia” ma non di immoralità

Riprendiamoci Halloween 5 – I gargoyles e il significato dell’horror

THE WOLF OF WALL STREET di Martin Scorzese

Fantastico! Mi ha fatto ridere di gusto dal principio alla fine. Secondo me non è un capolavoro ma piuttosto un prodotto di alto livello confezionato a regola d’arte da un vecchio regista che conosce tutti i trucchi del mestiere. I personaggi secondari (i soci di Jordan Belfort – Leonardo di Caprio) sono un po’ troppo caricaturali, quindi senza spessore. Ma non importa, il loro compito è solo quello di fare ridere. Nel film Wall street che diventa circo pieno di pagliacci in giacca e cravatta che si fanno di qualsiasi sostanza sia possibile farsi dalla mattina alla sera e che non hanno nessuna capacità di contenimento degli impulsi sessuali (memorabile la scena in cui il socio di Belfort comincia a masturbarsi davanti a tutti in un party affollato). Per lavorare bene nel circo dei soldi facili, non puoi permetterti il lusso di seguire una morale qualsiasi: la tua unica morale deve essere l’immoralità assoluta. Non puoi fare bene il tuo lavoro di brocker se non coltivi i peggiori vizi – innanzitutto tossicodipendenza e la sesso-dipendenza – con lo stesso zelo e la stessa abnegazione con cui un santo coltiva le virtù eroiche (battuta chiave: “Per lavorare bene con tutti questi numeri che vanno su e giù, devi farti almeno due seghe al giorno, una appena entri in ufficio e una dopopranzo”). Il brocker-pagliaccio non può nemmeno concepire di passare una giornata intera senza drogarsi (battuta chiave in aereo: “Oh no, non abbiamo le pillole di quolet” – “Tranquillo, ce le ho su per il culo”). E alla fine, per il brocker-pagliaccio l’atto di accumulare i soldi diventa più importante dei soldi stessi, che alla fine appaiono come degli ingombranti mucchi di carta che non si sa bene dove stipare. 
Martin Scorzese rinuncia ai facili moralismi, anche se verso la fine è costretto a riabilitare moralmente, almeno in parte, il suo personaggio. Ma è proprio l’assenza di facili moralismi a dare molta forza morale al film: ti va venire la nausea verso quello stile di vita semplicemente mostrandotelo, senza giudicarlo. Dopo dieci minuti, non ne puoi più di vedere gente che sniffa e che fa sesso compulsivo, a volte entrambe le cose insieme. Figurati dopo due ore. 
Io ho visto delle analogie fra il film di Scorzese e quello che per me è un grande capolavoro: “Paura e delirio a Las Vegas” di Terry Gilliam. Anche lì la droga non è giudicata: è solo mostrata fino alla nausea. Il regista riesce a coinvolgere lo spettatore in un “trip negativo” fatto di immagini distorte, oniriche, mostruose, da cui poi lo spettatore cercherà di evadere. Quindi, paradossalmente, se la droga è strumento di “evasione dalla realtà”, quel film ti fa percepire la realtà come una riposante “fuga dalla droga”.

Paolo Sorrentino vince il Golden Globe facendo la caricatura della Chiesa e dell’Italia

Articolo apparso sulla Bussola Quotidiana il 14 gennaio scorso.

UNA RICETTINA  ANTICLERICALE PER AVERE SUCCESSO

E’ ufficiale: La grande bellezza di Paolo Sorrentino è un film che piace molto sia al pubblico che alla critica internazionale. Infatti, domenica 12 gennaio, Paolo Sorrentino ha ricevuto un Golden Globe durante la 71ª edizione della cerimonia di premiazione dei Golden Globe, che ha avuto luogo al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills. Sebbene il mio parere non conti nulla, a mio avviso Sorrentino si merita in pieno non soltanto il Golden Globe ma anche l’Oscar per il migliore film straniero, ed è sempre più probabile che lo riceva. Se lo merita perché La grande bellezza non è affatto un capolavoro. I veri amanti del cinema sanno bene che è difficilissimo che un vero capolavoro degno di entrare nella storia del cinema possa vincere un Golden Globe o un Oscar. Per sincerarsene, basta dare una scorsa ai titoli insigniti dei suddetti premi negli ultimi cinquant’anni. Quanti di questi titoli hanno resistito alla prova del tempo? Quanti meritano l’appellativo di capolavori assoluti? Non molti. E quanti geni riconosciuti del cinema hanno potuto stringere una statuetta d’oro fra le mani? Per fare un solo esempio, il sommo Stanley Kubrick è stato candidato per 13 volte al Premio Oscar, vincendolo solo nel 1969 per gli effetti speciali di 2001: Odissea nello spazio. Oh tempora o mores.

Quello che gli appassionati sanno ma non dicono è che “Golden Globe” e “Oscar” sono sinonimi di cinema commerciale che sembra cinema d’arte. Ebbene, La grande bellezza è esattamente un film commerciale che sembra un film d’arte. È un film progettato a tavolino per mietere premi al di fuori dell’Italia, specialmente dalle parti di Hollywood. In quel film c’è infatti tutto quello che serve per piacere al pubblico e alla critica internazionale, specialmente alla critica “liberal” statunitense: uno stile manieristico ed eclettico che assorbe spunti da Federico Fellini e da Terrence Malick, la caricatura pittoresca e grottesca dell’Italia e degli italiani e infine un anticlericalismo, anzi anticattolicesimo, becero soffuso di anti-italianismo.

A mio parere, per quanto possa contare il mio parere, Sorrentino è un manierista che nasconde la debolezza della sua ispirazione sotto un manto barocco (nel senso di Giovan Battista Marino, non di Gian Lorenzo Bernini) di retorica registica. Subito dopo i titoli di testa appare una scritta: «Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario: ecco la sua forza, va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose: è tutto inventato. Celine». Ostentando questa solenne citazione letteraria, il regista confessa di volersi misurare con i più grandi abitatori del Parnaso letterario e cinematografico. E in effetti, in questo film Sorrentino affronta i temi più elevati: la bellezza, l’amore, la morte, la giovinezza, la vecchiaia, la vanità mondana, l’ambizione… Ma più che affrontarli, Sorrentino li enuncia. Di bellezza, amore, morte e tutto il resto grondano infatti i monologhi declamati da Servillo, troppo lunghi per essere cinematografici e troppo sciatti per essere letterari. Nel complesso il film appare congestionato da troppe parole, che insieme formano un chiacchiericcio pseudo-letterario sotto cui si sedimentano le immagini non troppo belle di un film fallito.

Sorrentino è troppo sgamato per non sapere che, per piacere all’estero, un regista italiano deve fare riferimento a Federico Fellini, di cui oltretutto nel 2013 cadeva il ventennale della morte. Dice ad esempio Richard Heuze, corrispondente di “Le Figaro” in Italia da più di trenta anni: «Se vuoi essere apprezzato devi fare pensare a Fellini e ad altri grandi. Per questo sono sicuro che La grande bellezza di Sorrentino avrà un grande successo nel mio paese» (F. L. Zanardi, Cosa aspettate a fare un film su Berlusconi?, “Il venerdì”, 5 luglio 2013). In sostanza, i critici stranieri ritengono che gli italiani di oggi siano incapaci di creare qualcosa di nuovo.

E nel film di Sorrentino di riferimenti a Fellini ce ne sono fin troppi. Potrebbe essere addirittura letto come una enciclopedia di citazioni felliniane. Inutile dire Jep Gambardella è, in maniera fin troppo esplicita, una sorta di reincarnazione cinematografica dei personaggi interpretati da Marcello Mastroianni in La dolce vitaOtto e mezzo e pure in La città delle donne.

E veniamo all’anti-clericalismo becero di Sorrentino. Sorrentino da una parte cerca di fare il regista internazionale e dall’altra cerca di dare al pubblico internazionale quello che il pubblico internazionale vuole dai registi italiani di oggi: cartoline folkloristiche dell’Italia dipinte in stile Fellini. Ma soprattutto, Sorrentino non si dimentica mai di mettere nei suoi film i luoghi comuni folkloristici sull’Italia che tanto piacciono al pubblico cui cerca disperatamente di piacere. Nel Divo (Ita/Fra, Colore, 110’, 2008) Sorrentino rappresenta l’Italia così come se la immaginano gli stranieri, specialmente dopo lo scandalo del bunga bunga: marcia, corrotta, mafiosa e governata da mafiosi. Mancava solo la pizza e il mandolino. E l’anticlericalismo vuoto di La grande bellezza è esattamente un luogo comune sull’Italia, che per gli anglosassoni è una nazione marcia, corrotta e mafiosa a causa del cattolicesimo.

I personaggi del cardinal Bellucci (interpretato da Roberto Herlitzka), della “santa” (interpretata da Giusi Merli) e l’assistente della santa (interpretato da Dario Cantarelli) sono peggio che imbarazzanti. Il cardinale Bellucci sembra meno interessato a Dio e al diavolo che all’alta cucina. Egli si interessa in particolare alla cottura delle carni, che è una allusione facile, alla portata degli spettatori meno avveduti, ai “piaceri della carne”. E a proposito di piaceri della carne, la scena in cui una suora di clausura, nel corso di un incontro con la santa, lancia un sorriso smagliante ad un bel giovane di colore, membro della delegazione di una tribù africana, ha la stessa intensità satirica di una barzelletta che non fa ridere. Il messaggio è chiaro e gradito al pubblico internazionale ex protestante, specialmente anglosassone, cui Sorrentino cerca disperatamente di piacere: i religiosi sono dei repressi nevrotici. Quando Gambardella domanda al cardinale: «Eminenza, è vero che lei da giovane faceva l’esorcista?», il volto del cardinale sprofonda in un chiaroscuro tenebroso. Il messaggio è chiaro e gradito al pubblico di cui sopra: vero diavolo è chi fa credere al popolo che il diavolo esiste. Fanno pendant al vescovo-cuoco le tante figure di religiosi, e specialmente religiose, che vedi aggirarsi per la Roma di Sorrentino con sguardi derisori e infidi. Il messaggio è chiaro e gradito eccetera: la religione organizzata è un inganno.

Quando appare la “santa”, una sorta di caricatura di madre Teresa di Calcutta, il film sprofonda nella farsa. Il suo volto è devastato da una infinità di rughe, la sua bocca si apre solo per mostrare gengive quasi completamente nude, dai suoi occhi trasuda una demenza senile ad uno stadio molto avanzato. D’altra parte, la giovane suora che guarda alla santa con mistico e sofferto entusiasmo, sgranando occhi cerchiati per troppe veglie di preghiera, non appare tanto più lucida. Il messaggio è chiaro e gradito eccetera: per avere fede, speranza e carità bisogna essere irrazionali.

Fa da contraltare alla sepolcrale santa e alla giovane suora esaltata la ragazzina vestita da suora per la prima comunione che sorride malinconicamente a Gambardella tenendo le mani sulle sbarre del cancello di un istituto di suore, quasi fossero sbarre di una prigione. Insieme agli altri ragazzini, ride alla vista di un cagnolino che tenta di liberarsi da un guinzaglio elastico. E qui i simbolismi telefonati si sprecano: la ragazzina simboleggia l’innocenza e il candore del bambino e dell’uomo primigenio (il “buon selvaggio” di Rousseau), l’istituto in cui sembra prigioniera simboleggia la civiltà, il cagnolino simboleggia la natura da cui l’uomo civile si separa, corrompendosi1. La civiltà comprende sia la religione organizzata, che nell’ottica di Rousseau reprimerebbe i desideri e gli istinti, sia la cultura e l’economia, che nell’ottica di Rousseau creerebbero falsi bisogni e nutrirebbero vane ambizioni.

Ma torniamo alla santa. Sebbene faccia fatica a reggersi in piedi, la santa cura i malati con energica sollecitudine nella sua missione in Africa ed inoltre vuole salire in ginocchio la Scala Santa, mentre Gambardella, che in piedi ci sta benissimo, non vuole salirla perché non vuole rovinarsi le ginocchia. Il messaggio è chiaro e gradito al pubblico internazionale ex protestante, specialmente anglosassone eccetera: la fede chiede sacrifici inutili e controproducenti, è più saggio divertirsi. Infine la santa, che in Africa vive in povertà, è costretta ad alloggiare in un hotel di super lusso a Trinità dei Monti.  Il messaggio è chiaro, gradito al pubblico di cui sopra e pure ai luterani del Sedicesimo secolo: la Chiesa predica bene la povertà ma poi razzola male nelle ricchezze estorte ai poveri.

Insomma, Sorrentino è tutto fuorché un “maestro” del cinema. Non ha nulla da insegnare a nessuno, a parte questo: che a sparare contro la Chiesa e contro l’Italia – nazione che ha il torto di essere ancora troppo cattolica – qualche premio te lo porti a casa.

  1. Il bersaglio polemico di Jean-Jacques Rousseau è il dogma del peccato originale. La sua celebre tesi è che l’uomo nascerebbe buono e sarebbe reso cattivo dalla società. Scrive ad esempio in una lettera a Malesherbes: «[…] l’homme est bon naturellement et… c’est par ces institutions seules que les hommes deviennent méchants» (Roussea à Malesherbes, 12 janvier 1762, C. G., n° 1249, t. VII, p. 51).

LE ZUCCHE VUOTE HANNO PAURA DELLE ZUCCHE DI HALLOWEEN MA NON DELLE TEORIE ECONOMICHE SATANICHE

L’altra sera discutevo di John Maynard Keynes con alcuni amici. Io facevo notare che la ricetta keynesiana (più spesa pubblica + più tasse + più debito) non ha mai funzionato da nessuna parte al mondo: invece di “stimolare” l’economia la affossa. La prova provata di quello che dico si chiama GRANDE DEPRESSIONE. Per porre rimedio alla terribile crisi scoppiata nel 1929, John Delano Roosevelt seguì precisamente la ricetta di Keynes (in realtà Keynes non aveva ancora pubblicato suo testo di economia satanica, ma comunque Roosevelt già ragionava come lui): aumentò a dismisura la spesa pubblica indebitando lo Stato. Con i soldi pubblici, ossia i soldi degli altri, Roosevelt finanziò generosamente sia posti di lavoro relativamente “utili”sia posti di lavoro completamente inutili (impiegati statali scalda-sedie): assunse sia decine di migliaia di operai incaricandoli di costruire  infrastrutture relativamente utili sia decine di migliaia di impiegati, timbratori di carte inutili. Infatti, nell’ottica keynesiana non importa che i dipendenti pubblici facciano lavori utili: l’importante è che spendano i soldi dello stipendio al fine di “aumentare la domanda aggregata”. Ah, quant’è bella la vita! Per aumentare le ricchezze di un paese non devo lavorare, ma devo soltanto consumare le ricchezze… degli altri.

Chi non capisce immediatamente da chi era consigliato Keynes, è una zucca vuota. E invece di prendersela con questo economista luciferino, le zucche vuote se la prendono con le zucche di Halloween, in cui essi vedono come piccoli cavalli di Troia di demoni infernali. Mah. Comunque, lo Stato americano dilapidò per anni ed anni enormi quantità di soldi. Le zucche vuote ribattono: “Ma comunque erano soldi ben spesi, che fecero cessare la crisi”. Che cosa? Ha ha ha ha ha ha!!!!!!!!!!!!!!!!

Leggete che cosa scrisse il ministro del tesoro nel 1939, ossia dopo 11 lunghi anni di spese pazze:

«We have tried spending money. We are spending more than we have ever spent before and it does not work. And I have just one interest, and if I am wrong…somebody else can have my job. I want to see this country prosperous. I want to see people get a job. I want to see people get enough to eat. We have never made good on our promises… I say after eight years of this administration we have just as much unemployment as when we started… And an enormous debt to boot!» (Secretary of the Treasury, Henry Morgenthau, 1939).

Più chiaro di così si muore. La crisi cessò solo all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. Il “New Deal” di Roosevelt ebbe il solo effetto di prolungare per 15 anni una crisi che, se lasciata decantare, sarebbe finita in due o tre anni.
Domanda: perché subito dopo la fine della guerra l’economia riprese a crescere? Risposta: perché, per fortuna degli americani, lo stato Usa dichiarò bancarotta e per qualche anno smise di spendere e quindi anche di tassare. Le zucche vuote ribattono: “Ma ci fu il piano Marshall…” Si, ma il piano Marshall fu applicato in Europa, non negli Usa, la cui economia cominciò a crescere a ritmo prodigioso. Anche l’economia tedesca cominciò a crescere a ritmo prodigioso. Ma cominciò a crescere molto prima che fosse applicato l’inutile e dannoso piano Marshall, che creò soltanto sacche di parassitismo.
Le zucche vuote ribattono ancora: “Dopo la guerra l’economia cresceva solo perché la gente, provata dalla guerra, era diventata più forte e aveva più voglia di lavorare…”. Oh no!!! Le zucche vuote cattoliche adesso ragionano come i darwinisti!!! Infatti, dire che la gente dopo la guerra è più forte e più produttiva equivale ad esaltare la guerra, abbracciando l’idea fascista secondo cui la guerra sarebbe “l’unica igiene del mondo”. Dobbiamo fare fuori una buona volta la favola nazista secondo cui la guerra rafforzerebbe il popolo liquidando i deboli e gli inetti, facendo sopravvivere solo i migliori. No. L’unica ragione per cui gli Usa, la Germania e pure l’Italia dopo la Seconda Guerra mondiale decollarono era che lo Stato americano, lo Stato tedesco e pure quello italiano non avevano smesso momentaneamente si succhiare il sangue ai cittadini. Il resto sono favole naziste-darwiniane e favole luciferine-keynesiane.

Altroché “dolcetto o scherzetto”. lo scherzetto ve lo hanno fatto i vecchi democristiani come Maurizio Lupi, che hanno aumentato la spesa pubblica in periodo di grave crisi, condannando l’Italia ad una irreversibile agonia.

LO STATO E’ UN PADRINO MAFIOSO, i cittadini sono picciotti che vogliono mettere le mani sui soldi del bottino

La rivolta dei forconi ha rafforzato i mio pessimismo. I rivoltosi hanno poche idee e tutte confuse. Certo se la prendono con le tasse, ma non se la prendono con lo Stato-leviatano, al contrario. Essi chiedono certamente meno tasse ma chiedono anche PIU’ STATO: più protezionismo, più sussidi, più dazi alle frontiere eccetera.

La verità è che in tutti i paesi occidentali, non solo in Italia, i tax-payers non chiedono meno tasse per tutti, ma chiedono meno tasse per sé stessi e più tasse per gli altri. In sostanza, la massima aspirazione dei tax payers è diventare tax consumers ossia mettere le mani sui soldi degli altri.
I DERUBATI NON CHIEDONO DI NON ESSERE PIU’ DERUBATI, MA DI RUBARE ANCHE LORO
Anche i più ricchi fra i ricchi vogliono mettere le mani sui soldi degli altri: le banche e le industrie fallite chiedono di essere salvate con i soldi dei contribeni e lo Stato-padrino li accontenta prontamente.

Quindi, oggi sia poveri che ricchi amano il Leviatano come i picciotti amano il padrino mafioso, che distribuisce i soldi del bottino.

Ed io finalmente ho capito: il Leviatano-padrino mafioso non smetterà di distruggere le ricchezze dei cittadini fin quando i cittadini non cambieranno mentalità, fin quando non accetteranno il comandamento: “Non rubare”.

Ma i cittadini quel comandamento lo hanno dimenticato perché hanno dimenticato Dio.

Anche Voltaire, ateo incazzato, lo aveva capito che senza fede in Dio non c’è una sola ragione per non rubare: “Sono assolutamente certo che Dio non esista ma non ditelo alla mia domestica, sennò mi ruba l’argenteria”.

Quindi, o l’Occidente tornerà cristiano o moriremo di tasse. La nostra società farà la fine anzi sta già iniziando a fare la stessa fine dell’impero romano, distrutto internamente da tasse incontrollabili e massacrato esternamente dai barbari. Noi i barbari ormai e li abbiamo in casa. Alcuni di loro non sono da meno rispetto a Goti e Longobardi.

Ma l’Occidente ce la farà a tornare cristiano prima che sia troppo tardi? Vorrei non essere tanto pessimista.

MELANCHOLIA di Lars Von Trier

Recensione apparsa su Future Shock numero 64, uscito in ottobre 2013. 

Melancholia5Melancholia4Melancholia3Melancholia2Melancholia1

Navigazione degli articoli

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.