Tesori in frantumi

Una voce dall'abisso

IL SUICIDIO DI ROBIN WILLIAMS E L’ESISTENZA DI DIO

Annoto due pensieri fugaci sulla morte di ROBIN WILLIAMS. Pensiero numero uno: il fatto che le persone più ricche del mondo (ricche non solo di beni materiali ma anche di beni immateriali, come fama, successo, stima altrui, amore eccetera) siano particolarmente inclini alla tossicodipendenza, alla depressione e al suicidio può essere considerato una delle tante prove filosofiche indirette dell’esistenza di Dio (quelle dirette le ha messe in bella forma san Tommaso). Quando finiscono male, queste persone fortunate ci testimoniano che tutti i beni materiali e immateriali di questo mondo – beni di cui loro potevano disporre in abbondanza – non bastano a riempire il cuore dell’uomo. E se il cuore dell’uomo ha fame di “altro”, questo “altro” deve esistere. Analogamente, la fame esiste perché il cibo esiste.
Pensiero numero due: la tragica fine di Robin Wiliams mi appare come il punto di arrivo dei principi affermati da uno dei suoi personaggi più noti. In L’attimo fuggente, il professore-Williams diceva ai suoi studenti: “Cogliete l’attimo, non preoccupatevi del futuro, noi siamo cibo per vermi”. Ma gli attimi finiscono troppo in fretta e  non restano che i vermi. In fondo alla strada del nichilismo allegro ed edonistico insegnato da quel professore, come da tutta la cultura contemporanea, c’è l’abisso della disperazione.

Certamente no dobbiamo confondere l’attore col personaggio. Ma c’è comunque qualcosa di casualmente simbolico nel fatto che verso il 1990 il futuro suicida abbia sostenuto proprio quella parte. Mi viene da pensare che egli abbia davvero assorbito qualcosa dal (per me malefico) personaggio del professore epicureo. Sarebbe stato meglio che Robin prendesse qualcosa da Parry, il personaggio che Williams interpretò nel film La leggenda del re pescatore (Terry Gilliam, 1991): un folle puro di cuore che cerca il Santo Graal, come un moderno e surreale Parsifal (e non a caso di Parsifal si dice “puro folle” ). Con la sua gioia, il suo stupore per ogni cosa, riesce a sollevare Jack (interpretato da Jeff Bridges) dal suo smarrimento esistenziale. Quando Jack sta per buttarsi nel fiume, arriva il puro folle a salvarlo. Purtroppo, non c’era un Parry a salvare Robin Williams dal suo gesto disperato.

FINE DEL CRISTIANESIMO, FINE DELLA SCIENZA

Ieri alle pagine 50-51 Repubblica è apparso un articolo interessantissimo su cui bisognerebbe riflettere: “Formidabili gli anni 70 della scienza. Ma ora che cosa ci inventiamo?” In sostanza, un ricercatore ha dimostrato che dopo gli anni 70 il progresso scientifico ha cominciato a rallentare. Sono state date diverse spiegazioni a questo fenomeno, ognuno si scelga la sua. Io ne propongo un’altra: negli anni immediatamente successivi alla contestazione del 68 c’è stata una rapida accelerazione del processo di secolarizzazione-scristianizzazione della società, già in atto da decenni. Ebbene, guarda caso, proprio in quegli anni il progresso toccò il suo apice e poi cominciò a rallentare. Evidentemente, la scristianizzazione non ha fatto bene al progresso scientifico.

Punto numero uno, per mandare avanti il progresso occorre avere fede nel fatto che l’universo abbia una struttura razionale. Ma l’ateismo, avendo negato l’esistenza di un Dio-Logos che ordina l’universo in maniera razionale, alla lunga finisce per non credere più nella possibilità stessa di fare scienza, che infatti oggi è attaccata da visioni nichiliste e insopportabili teorie del caos.

Punto numero due, per mandare avanti il progresso tecnologico bisogna prima mandare avanti il progresso scientifico. E per mandare avanti il progresso scientifico, occorre non soltanto avere fede nella razionalità dell’universo ma anche credere fermamente che la conoscenza in sé stessa, svincolata da ogni fine pratico, meramente utilitario, sia un bene in sé stessa e poi occorre avere una inclinazione alle virtù della pazienza e dell’abnegazione. Infatti, il percorso di conoscenza intrapreso di uno scienziato è irto di ostacoli. Per guadagnare un solo successo, lo scienziato deve sopportare una serie di insuccessi. Ma se nessun gli ha insegnato queste virtù, chi glielo fa fare allo scienziato di sopportare una vita di sacrifici? E chi gliele insegna queste virtù, se non la Chiesa? Se invece è impregnato della visione edonista inculcata dall’ateismo di massa, che ha distrutto una dopo l’altra tutte le virtù cristiane, lo scienziato mirerà soltanto ad ottenere risultati immediati e breve termine. Nel concreto, l’edonismo ateo trasformerà la scienza in una piccola scienza che mira solo al profitto, prostituendosi all’industria. Questa piccola scienza venale è ben rappresentata nel film di culto Blade Runner, laddove il capo della Tyrrel corporation dice: “Il business è il nostro scopo,  più umano dell’umano è il nostro motto”. Ebbene, oggi non siamo tanto lontani dalla Tyrrel Corporation. Infatti, oggi on abbiamo grandi scoperte scientifiche ma solo grandi invenzioni tecnologico-commerciali (dall’ipod all’ipad allo smartphone) e nuove tecniche per la manipolazione della vita (fecondazione assistita eccetera) finalizzate a soddisfare i desideri edonistici-egoistici degli individui (soprattutto il desiderio di figli sani e belli a tutti i costi). 

P. S. Quest’anno si commemora l’anniversario dello sbarco sulla Luna: l’ultima grande impresa scientifica basata su una grande visione della scienza e dell’uomo. Ebbene, non è affatto casuale che molti degli astronauti e molti scienziati che lavoravano al progetto Apollo (compreso Buzz Aldrin) fossero cristiani. Buzz Aldrin citava la Bibbia mentre era in orbita, mentre altri astronauti, nelle successive missioni, si confessarono e comunicarono prima di imbarcarsi.

CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE DELLA LEGGE A FAVORE DELL’EUTANASIA

Prima fase: alcuni malati incurabili chiedono la morte, e i medici pietosi li accontentano.

Seconda fase: i parenti convincono malati incurabili a chiedere la morte (ossia a togliersi di mezzo per non rovinare le loro ferie), e i medici pietosi li accontentano.

Terza fase: i medici pietosi cominciano a somministrare la morte anche ai malati che non la chiedono e che non la desiderano, ma che non possono esprimere la loro opinione perché magari sono in coma. “Se potessero parlare – dicono i medici pietosi – chiederebbero sicuramente la morte”.

Quarta fase: i medici pietosi cominciano a somministrare la morte anche ai malati curabilissimi che chiedono la morte perché sono affetti da manie suicide a causa della solitudine e della depressione.

Quinta fase: i medici pietosi somministrano la morte ai malati curabilissimi che non hanno manie suicide. “Se fossero meno egoisti, chiederebbero loro stessi di non pesare più sul sistema sanitario nazionale. Se inoltre conoscessero bene la teoria di Darwin, saprebbero inoltre che i deboli e i malriusciti non devono vivere e riprodursi per non danneggiare la specie”.

E a quel punto riapriranno le camere a gas per i deboli, i malriusciti, i malati mentali e gli individui di “razza inferiore”.

L’EUTANASIA E’ UN COROLLARIO DELL’EUGENETICA NAZISTA
I PRIMI AD ADOTTARLA FURONO I NAZISTI
L’AKTION T4 (PIANO DI STERMINIO DEI DISABILI) E LA STESSA “SOLUZIONE FINALE” FURONO CONCEPITE COME “EUTANASIA PIETOSA” PER LE “VITE INDEGNE DI VITA”.

Voi direte: per il momento i paesi in cui l’eutanasia è legale stanno passando ancora attraverso prima fase. E no, non siete informati: l’Olanda sta per entrare nella quarta fase, la quinta seguirà a ruota.

 

 

 

GLI SCIENZIATI DICONO CHE LA FEDE RENDE STUPIDI. E come mai la scienza è nata dalla fede?

 

Bambini esposti a religione hanno difficoltà a distinguere la realtà dalla finzione. Lo studio su Cognitive Science (FOTO)

 

Uno studio scientificissimo e convincentissimo ha dimostrato in maniera scientificissima e convincentissima che la religione cattolica, con tutti i suoi miracoli, lesiona irrimediabilmente la mente innocente dei poveri fanciulli, rendendoli incapaci di distinguere fra realtà e fantasia.
Accidenti, mi hanno convinto… Oh no, restano alcuni dettagli marginali da chiarire..
Don’t panic: sono sicura che gli illuminati benpensanti benestanti che hanno redatto questo scientificissimo e convincentissimo studio sapranno spiegarmi in maniera scientificissima, convincentissima e pure brillantissima come mai, se è vero che la religione cattolica distacca la mente dalla realtà, la scienza sia nata da una costola della teologia (haimé, lo hanno dimostrato in maniera definitiva degli studiosi rompiballe come Thomas Woods e Rodney Stark, per tacere di altre decine di studiosi rompiballe che non leggono l’Huffington Post) e come mai, quando l’Europa divenne cristiana, scomparvero una dopo l’altra tutte le divertenti superstizioni magiche lasciate in eredità dal paganesimo antico (perché quei rompiballe di preti e vescovi si ostinavano a combatterle), e come mai, quando il Cristianesimo cominciò a indebolirsi per merito di eroici umanisti prima ed eroici illuministi dopo – che l’Eterno Ritorno li abbia in gloria! – non solo comparvero nuove superstizioni (l’alchimia e la superstizione stregonica, per dirne solo due) ma cominciò ad emergere una piaga prima sconosciuta all’umanità: la tossicodipendenza di massa.
Per quanto riguarda la caccia alle streghe, decine di studiosi rompiballe ha dimostrato che la stregoneria era sconosciuta nel Medioevo, apparve nel Rinascimento in area protestante (soprattutto grazia ad un ceto Lutero, che i preti e i vescovi no li poteva vedere) ed infine fu stroncata – avete letto bene: stroncata – dai tribunali della santa inquisizione.
Per quanto riguarda la droga una abbondante letteratura testimonia che hashish e oppio cominciarono a diffondersi in maniera virale alla fine del Settecento, prima fra le classi nobiliari e poi fra il popolo. Francamente, non mi risulta che una mente sconvolta tipo “paura e delirio a Las Vegas” sia molto capace di distinguere la realtà dalla fantasia. E taccio sulla diffusione epidemica di nuove superstizioni nel mondo moderno. se alla fine dell’Ottocento positivista andavano forte le sedute spiritiche, oggi invece vanno forte gli ufo i rettiliani, le scie chimiche, l’astrologia, i microchip sottopelle e pure la dieta del gruppo sanguigno, o quella del ph.
Infine, questi illuminati e illuminanti studiosi sapranno sicuramente farmi capire come mai, se è vero che la religione uccide la scienza mentre l’ateismo la scienza, oggi tizi atei e nichilisti come Umberto Galimberti sostengono sulla scorta di Friedrick Nietzsche – eroico combattente contro il cristianesimo, che l’Eterno Ritorno lo abbia in gloria! – che la scienza è una favola come la religione.
O Santo Eterno Ritorno, Sacra Materia universale, non sarà mica vero che chi non crede in Dio prima crede in tutto, anche nei rettiliani, e poi finisce per non credere più in nulla, neppure nella scienza? 

IL PECCATO? UN PIACERE BLOCCATO.

Articolo apparso sul numero di Pepe uscito in marzo: 

PECCATO

Una volta il peccato in tutte le sue forme appariva scandaloso (“dare scandalo” significa letteralmente esibire in pubblico determinati peccati, in primo luogo quelli di carattere sessuale). Invece oggi è il concetto stesso di “peccato” a suscitare scandalo. La cultura contemporanea ammette il concetto di reato ma non quello di peccato. La differenza fondamentale fra reato e peccato, è che il primo è allo stesso tempo immorale e contrario alle norme del contratto sociale, mentre il secondo è immorale ma non contrario a tali norme. Nel concreto, uccidere e rubare sono allo stesso tempo peccati e reati, mentre commettere atti di lussuria e abbandonarsi all’iracondia sono solo peccati. Ebbene, per la cultura contemporanea nulla può essere considerato peccato in quanto nulla, a parte i reati, può essere vietato all’uomo. Sembra proprio che oggi si ammetta il termine “peccato” solo come sinonimo di piacere e perfino di bellezza. Ad esempio, nel linguaggio pubblicitario le espressioni “peccati della gola” e “peccati della carne” hanno tutto fuorché una connotazione negativa. Per quanto riguarda l’arte, oggi l’aggettivo “scandalosa” riferito ad un’opera d’arte (cinematografica, letteraria, teatrale eccetera) è quasi sempre sinonimo di “bella”. Evito di fare l’elenco dei film semi-pornografici che hanno entusiasmato critica e pubblico dei festival cinematografici perché sarebbe troppo lungo.

Se la cultura contemporanea associa il concetto di peccato al concetto di piacere, invece una certa cultura cattolica associa il concetto di virtù al concetto di dovere senza piacere ed inoltre separa il concetto di bene dal concetto di bello. Ma siamo seri: chi preferisce il dovere al piacere? E chi preferirebbe una virtù intesa come puro dovere ad un peccato inteso come fonte di piacere?  Quindi, una debole cultura cattolica incentrata su un astratto dovere ha poche possibilità di contrastare efficacemente la diffusione di una cultura edonista, che esalta specialmente i peccati della carne.

La condizione fondamentale per combattere contro la cultura edonista e permissiva è ricomporre la frattura culturale fra etica ed estetica ed anche fra etica ed edonismo. Si tratta infatti di fratture dolorose, che contraddicono la natura profonda dell’essere. A livello spirituale, il bello è l’apparire del bene. Andando più a fondo, Dio è Verità, Bene e Bellezza infiniti. Parallelamente, per quanto possa sembrare scandaloso a certi cattolici, inconsapevolmente impregnati di anti-edonismo puritano, a livello spirituale il bene è intrinsecamente piacevole, dal momento che è orientato al “sommo piacere” (Paradiso XXXIII, 33). In altri termini, la Verità, il Bene e la Bellezza infiniti sono fonte dell’infinito piacere della beatitudine. Scrive a questo proposito Von Balthasar: «La bellezza è l’ultima parola che l’intelletto pensante può osare di pronunciare, perché essa non fa altro che incoronare, quale aureola di splendore inafferrabile, il duplice astro del vero e del bene e il loro indissolubile rapporto». 

Come il bello è l’apparire del bene, così il brutto è l’apparire del male. Contrariamente alle apparenze, nel male non c’è nulla di bello e di piacevole. Peccare non significa semplicemente contraddire una norma astratta ma distruggere qualcosa di bello. E ‘ come appiccare il fuoco un giardino meraviglioso oppure fare a pezzi con l’accetta una grande opera d’arte. Anzi, peccare è come sfregiare il proprio volto, rendersi brutti e ripugnanti. Purtroppo, basta una parola cattiva per rendersi brutti. Per fortuna, basta pentirsi davanti al confessore per tornare belli.

Dunque, a livello spirituale il bene è bello e piacevole mentre il male è brutto e spiacevole. Ma abitiamo nel mondo materiale, non nel cielo dello spirito. Certamente non possiamo accogliere l’idea gnostica e catara che la materia sia intrinsecamente “cattiva” e fonte di ogni male. Per chiarirci, la radice ultima del male è tutt’altro che materiale: il diavolo è puro spirito. Tuttavia, sappiamo che il peccato originale ha prodotto una frattura fra spirito e materia. Pure non essendo intrinsecamente cattiva, la materia in qualche misura offusca, “disturba” – come le interferenze disturbano un segnale radio – la manifestazione del vero, del bene e del bello, che sono realtà spirituali (“universali” nel linguaggio tomista).  Ad esempio, la bellezza di un dipinto antico può essere offuscata dalla sporcizia dei secoli e dal degrado dei materiali. Più prosaicamente, le macchie possono imbruttire irrimediabilmente un bel vestito. Analogamente, anche se conosciamo perfettamente l’unica e immutabile idea di bene, non è mai facile capire che cosa è giusto fare in ogni circostanza materiale, dal momento che ogni circostanza è diversa dall’altra.

Dunque, la materia non ostacola ma comunque offusca in qualche misura l’apparire degli “universali”. Ma consideriamo soltanto l’universale bene. Oltre a non manifestarsi sempre chiaramente in ogni materiale circostanza, il bene non appare sempre come bellezza. Cristo, Dio fatto uomo, non può che essere “il più bello dei figli dell’uomo”. Ma il profeta Isaia ci avverte: «Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere» (53,2). Cristo è bellissimo ma la sua bellezza non appare mai in tutto il suo splendore. Durante la Passione, appare addirittura sfigurata. Il corpo di Cristo appare devastato dalle ferite e dai segni delle percosse, le espressioni di sofferenza tolgono grazia al suo viso. La Passione e la Morte di Cristo insegnano che la sofferenza è la condizione misteriosa dell’amore. Non può esserci amore senza sacrificio e non può esserci sacrificio senza dolore. Non ama veramente chi non è pronto a compiere qualche sacrificio per il bene della persona amata. In generale, fare il bene costa sempre una certa quantità di fatica e sacrificio, ora piccola o piccolissima e ora grande. Come dunque il più bello dei figli dell’uomo diventa “simile a verme” durante la Passione (Cfr. Samo 21 22: «Ma io sono un verme e non un uomo, \ rifiuto degli uomini, disprezzato dalla gente. \ Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, \ storcono le labbra, scuotono il capo.»), analogamente i comportamenti virtuosi e le opere buone possono apparire poco piacevoli se non del tutto spiacevoli, quando non gravose. Senza dubbio, usare un po’ del proprio tempo libero per soccorrere i bisognosi non è entusiasmante come andare al cinema o allo stadio.

La fatica e il sacrificio sempre inevitabilmente connessi allo sforzo di fare il bene sono condizione non soltanto dell’amore ma anche della libertà. Se il bene apparisse sempre bello, se in altri termini fare le opere buone fosse sempre piacevole, tutti aderirebbero sempre irresistibilmente al bene e quindi nessuno ne avrebbe il merito. Invece, un atto buono è un atto meritevole proprio perché è difficile.

Dunque il bene può apparire poco attraente, in certi casi addirittura brutto. Simmetricamente, il male può apparire addirittura bello. Ad esempio, la fedeltà coniugale appare meno attraente del libertinaggio, la generosità appare meno seducente dell’avidità. Nel monte del Purgatorio il peccato si presenta a Dante pellegrino nella forma simbolica di una bellissima, seducente sirena. Ma in realtà la sirena è una pura apparenza, quasi una illusione ottica che nasconde una «femmina balba, \ ne li occhi guercia, e sovra i piè distorta, \ con le man monche, e di colore scialba» (Purgatorio, XIX, vv. 7-9).

Peccare significa propriamente cedere alle lusinghe di una “sirena” ossia ad una apparenza di piacere e di bellezza. Il male può rivestirsi di una apparenza di bellezza, ma la bellezza non appartiene al male, è addirittura incompatibile col male. Il diavolo è “scimmia di Dio”: non può produrre un solo briciolo di bene e bello ma soltanto copie ingannevoli e distorte di essi. Per fare un solo esempio, il numero esorbitante di morti causato dal comunismo prova in maniera chiara e incontrovertibile che il concetto marxista di “giustizia sociale” è una imitazione menzognera, distorta, diabolica del vero concetto di giustizia. Per quanto possa apparire scandaloso ai non pochi cattolici divenuti inconsapevolmente puritani, neppure il piacere appartiene al male in quanto tale. Il tentatore può usare il piacere naturale come esca, ma non può produrlo. Il piacere del peccato è un uso distorto e un abuso del piacere naturale in quanto tale. Ad esempio, la lussuria è un abuso del piacere sessuale, che ultimamente è un dono di Dio all’uomo. Per quanto riguarda la lussuria, il tentatore usa come esca non soltanto il piacere ma anche la bellezza dei corpi, che è opera di Dio. Sant’Agostino sottolinea che spesso dietro la lussuria c’è l’amore per la bellezza dei corpi, che come è noto sono ad immagine e somiglianza di Dio. Egli descrive la lussuria come una maniera sbagliata e fallimentare di godere della bellezza dei corpi, che ultimamente allude alla Bellezza assoluta, infinita. Dal momento che dunque quel vizio deplorevole contiene due giusti amori (l’amore per il piacere sessuale e l’amore per la bellezza dei corpi) sant’Agostino si spinge addirittura a tessere un paradossale elogio della lussuria. Senza concedere la benché minima giustificazione al peccato, il santo elogia l’amore che i lussuriosi hanno per la bellezza dei corpi, invitandoli a liberare questo amore dal vizio carnale che lo imprigiona e a dirigerlo al suo vero oggetto, che è la bellezza di Dio. Analogamente, egli tesse un elogio paradossale della superbia, invitando i superbi a liberare il giusto amore di sé stessi dalla prigione della sopravvalutazione di sé stessi.

I sette vizi capitali sono distorsioni ed esasperazioni di giuste inclinazioni e giusti “amori” per le cose. In effetti, alla radice dei vizi c’è l’idolatria. Idolatrare significa aspettarsi la soddisfazione del desiderio di felicità da qualcosa che non è Dio: dal sesso (lussuria) dal denaro (avidità), dai beni materiali e spirituali altrui (invidia), dall’ammirazione altrui (vanità), dai propri successi mondani (superbia) eccetera. Ma appunto, l’idolatria è sbagliata per la semplice ragione che nessun bene o circostanza terrena potrà soddisfare il desiderio di felicità, perché tutti i beni terreni sono finiti, mentre il desiderio dell’uomo è infinito. Il nostro cuore non desidera soltanto questo o quel piacere, ma soprattutto il “sommo piacere” del paradiso. Consapevoli del fatto che i beni terreni sono finiti, non dobbiamo disprezzarli ma piuttosto usarli in funzione dell’infinito. Il sesso, il denaro, il cibo, i successi professionali e tutto il resto sono cose importanti, che dobbiamo gustare come piccole anticipazioni dell’infinito e utilizzare come strumenti di un bene più grande, che è il regno di Dio.

Abbiamo visto che su questa terra, paradossalmente, il bene può apparire brutto e il male può apparire bello. In altri termini, fare il male è nell’immediato (solo nell’immediato) più piacevole che fare il bene. C’è una certa analogia fra il peccare e il drogarsi. La straordinaria eccitazione e le favolose allucinazioni donate dalla droga sono immediate ma effimere: si disperdono in fretta, lasciandoti più infelice e depresso di prima, per tacere delle devastanti conseguenze sulla salute. I piaceri peccaminosi non sono meno effimeri dei piaceri stupefacenti, considerando che gli stessi piaceri stupefacenti sono peccaminosi. Prendiamo ad esempio un uomo stanco della moglie. Una bella amante può donargli nell’immediato tutte le emozioni e i piaceri che la moglie non può più donargli, ma si tratta di emozioni e piaceri che sono necessariamente effimeri. Le amanti “durano” poco: bisogna cambiarle spesso (date un’occhiata alla vicenda del presidente francese Hollande, che ha “tradito” l’amante dopo avere tradito la moglie). Inoltre, i piaceri e le emozioni dell’adulterio non lo rendono più felice, mentre paradossalmente lo sforzo della fedeltà alla lunga può riservare molte piccole gioie, che sono tanti piccoli anticipi dell’infinito. Più precisamente, il peccato di adulterio, per quanto piacevole, lo porta più lontano dal destino ultimo, che è “sommo piacere”, mentre la fedeltà coniugale, anche se sembra del tutto priva di piacere, lo fa avvicinare sempre di più al “sommo piacere”. In sostanza, la strada che porta all’infinita felicità, passa proprio attraverso la “porta stretta” della fedeltà coniugale e, più in generale, della pratica del bene.

Dunque per resistere alla seduzione del male occorre la capacità di riconoscere sempre immediatamente che, al di sotto delle sue seducenti apparenze, il male è brutto, spiacevole, ripugnante. Ma c’è qualcuno che è capace di provare una istintiva ripugnanza del male? Neppure il più integerrimo e fedele uomo sposato riuscirebbe a non sentirsi, suo malgrado, attratto dal peccato di adulterio. E quanto a lungo potrebbe resistere, se fosse tentato ogni giorno, ogni ora, da una donna di eccezionale bellezza? Non solo l’adulterio e la lussuria, ma ogni “vizio capitale” è seducente. Noi possiamo avere mille ottime ragioni per detestare ognuno dei sette vizi capitali, possiamo addirittura scrivere interi trattati contro il peccato, ma non per questo smetteremmo di provare una certa istintiva inclinazione verso uno o più vizi capitali. Questa nostra scarsa capacità di resistere alla seduzione del male ha una causa precisa: il peccato originale. Dal momento che ogni uomo ha dentro la ferita del peccato originale, nessun uomo è capace di non commettere mai peccato. Per quanto sia faticoso da ammettere, noi siamo inevitabilmente peccatori. Ma non dobbiamo disperare: Dio ci offre il suo perdono e ci dona la sua grazia, che ci rende sempre meno incapaci di resistere alla seduzione del peccato.

Come si dice, errare è umano, perseverare è diabolico. In altri termini, cedere di tanto in tanto alla seduzione del peccato è inevitabile e quindi scusabile, cedervi sempre e consapevolmente, per partito preso, è inescusabile. Inoltre, la perseveranza nel peccato genera il vizio, che è una forma di dipendenza dal peccato. C’è una certa analogia fra il vizio e la tossicodipendenza: come il tossicodipendente è alla continua ricerca di “dosi”, così il vizioso cerca sempre affannosamente di rinnovare i piaceri effimeri del peccato. Come la droga crea una dipendenza quasi sempre mortale, così “chi commette peccato è schiavo del peccato”. (Segnalo che nel memorabile film The addiction, diretto da Abel Ferrara, una paradossale tossico-dipendenza vampiresca da sangue, che si trasmette come un virus da persona a persona, diventa metafora del peccato.) Non a caso, Jacques Maritain diceva che la droga è “sacramento di Satana”.

Da un certo punto di vista, possiamo paragonare il peccato all’illusione, dal momento che il piacere del peccato è illusorio. Amare il peccato in quanto tale, sapendolo peccato, è come amare l’illusione sapendola illusione. In una scena significativa del film Matrix (fratelli Wachowski, fantascienza, Usa, 1999) il “traditore” Cypher dice all’agente Smith: «Io so che questa bistecca non esiste, so che quando la infilerò in bocca, Matrix suggerirà al mio cervello che è succosa e deliziosa. Dopo nove anni, sa che cosa ho capito? Che l’ignoranza è un bene». Subito dopo, Cypher (il cui nome allude evidentemente a Lucypher: Lucifero) vende il “messia” Neo (la cui figura allude chiaramente a Cristo) agli agenti di Matrix in cambio della illusione di una vita dorata. Riferimenti evangelici a parte, questa scena pone un quesito interessante: se si tratta di scegliere fra una illusione bella e una realtà brutta, perché non bisognerebbe scegliere l’illusione? Se la nostra vita è grigia, perché non dovremmo drogarci o in alternativa chiuderci per tutta la vita dentro un apparecchio che crea una stupenda realtà virtuale? Su un altro piano, se la pratica del bene è difficile a faticosa, perché non dovremmo preferire il piacere immediato fornito dal peccato? Non è meglio arricchirsi spropositatamente e disonestamente derubando i risparmiatori a Wall Street (in riferimento al film di Martin Scorzese The wolf of Wall Street) piuttosto che vivere onestamente con 2000 euro al mese?

In effetti, a giudicare dallo incremento esponenziale del consumo mondiale del “sacramento di Satana”, al giorno d’oggi molti scelgono l’illusione. Ma l’illusione ha le gambe corte. Per quanto belli e appaganti, i piaceri illusori generati dalla droga o dalla vita dissoluta non ti fanno avvicinare di un centimetro alla vera felicità. Per quanto possa essere dura e spiacevole, è nella realtà che si gioca la partita della felicità. Per “vincerla”, bisogna fare il bene. Ma il Bene, il Vero e il Bello assoluti non sono rimasti in cielo. Dio si è incarnato in Cristo, che entra nella realtà per aiutarci a giocare questa partita.

Come si è detto, paradossalmente in questa terra il bene appare spesso meno seducente del male e la bellezza stessa di Cristo non appare subito in tutto il suo splendore. Ma appunto, si tratta solo di apparenze. A lungo andare, se lo si segue portando la propria croce, la presenza di Cristo, che si manifesta attraverso le persone che compongono la sua Chiesa, appare più attraente di qualunque altra cosa o persona al mondo. Capisci che tutto il mondo anzi tutto l’universo è nulla in confronto a lui e allo stesso tempo ti accorgi che la sua presenza illumina ogni cosa che è nell’universo. In sua compagnia, ogni cosa diventa più interessante. Anche un boccone di carne “succosa e deliziosa”, se lo mangi in sua compagnia è più buono.  

LE MASCHERE DI “EYES WIDE SHUT”

DOCUMENTARIO SULLE MASCHERE DI “EYES WIDE SHUT” di Filippo Biagianti e Massimiliano Studer

Nell’ultimo capolavoro di Stanley Kubrick, che usciva al cinema quindici anni fa, le maschere veneziane hanno un ruolo centrale. Dal momento che in certe scene gli attori recitano con il volto coperto, si potrebbe dire che le maschere abbiano quasi un ruolo da protagoniste. Di recente, Massimiliano Studer di Forma Cinema ha decido di indagare su queste maschere. Chi le aveva prodotte? Dopo pazienti ricerche, è riuscito a trovare la bottega veneziana da cui sono uscite: Kartaruga. Con l’aiuto di Filippo Biagianti, ha prodotto un  documentario su questa piccola, oscura bottega aperta a Venezia negli anni Ottanta che nel decennio successivo attira l’attenzione del più grande regista del mondo. Il padrone della bottega e autore delle maschere acquistate da Kubrick svela che la sua idea non era di riprodurre fedelmente le classiche maschere veneziane (quelle che si vedono nei quadri di Longhi e in qualche affresco di  Tiepolo, per intenderci) ma rielaborarle in senso moderno anzi post-moderno, contaminandole con elementi tratti dalle culture figurative esotiche (orientale, precolombiana eccetera) e arricchendole con qualche sfumatura di gusto “pop”. Ma questo documentario può essere anche letto come un elogio della piccola impresa individuale. Negli anni Ottanta un artigiano decide di mettere a frutto i suoi talenti artistici, assumendosi i “rischi d’impresa” legati alla gestione di una bottega. Col tempo la sua attività di ingrandisce al punto che può permettersi di  aprire una succursale a Londra, dove un giorno entrerà per caso un collaboratore di Stanley Kubrick. La “morale” della favola delle maschere è che quando gli italiani, invece di attaccarsi alle tette dello stato-ladro, decidono di mettere a frutto i loro talenti estetici rischiando in proprio, possono andare molto lontano. In tutti gli Usa, non c’è una sola bottega da cui escano maschere lontanamente paragonabili a queste . Kubrick è dovuto venire in Italia per trovarle.

Questo documentario ha fatto strada: è passato su Rai Tre ed è stato segnalato da un famoso blogger americano e da un importante sito americano di cinema, consultato da registi famosi.

Il documentario è andato in onda su Fuori Oraio, Rai tre, sabato 8 marzo 2014

WELCOME TO SOMERTONE Kubrick connections and the mystery of Eyes Wide Shut

CINEPHILIA AND BEYOND SU VIMEO

CINEPHILIA AND BEYOND 

BACK IN THE USSR II. Putin contro i fondamentalisti come Stalin contro Hitler.

In calce ad un articolo di Luigi Amicone apparso di Tempi, Andrea Tedesco ha risposto così al mio commento, che coincide col post precedente:

Gentile Signora Jacob, condivido la sua analisi molto accurata e intelligente, a dispetto di quanto ho scritto nel mio intervento precedente. Ho spesso utilizzato argomentazioni analoghe alla sue proprio per contrastare l’anti-americanismo viscerale di cui lei parla, sebbene non così abilmente quanto lei. La mia simpatia per Putin e la Russia in questo momento non è dunque certo il frutto dell’anti-americanismo psico-patologico (sono filo-americano e filo-israeliano da quando ho acquisito l’uso della ragione). Il popolo americano e la parte migliore dell’America sono in effetti cristiani. Bisognerebbe forse ricordare che gran parte di loro sono protestanti, però, che nel corso della storia hanno avuto qualche “piccolo” problema dottrinale e di convivenza coi cattolici. Per me non è mai stato un problema, tendo a concentrarmi su ciò che ci unisce piuttosto che quanto ci divide, ragione per cui amo Israele e gli ebrei, infinitamente più vicini e simili culturalmente ai cristiani, piuttosto che i musulmani, appartenenti ad una cultura antitetica ed ostile al cristianesimo sin dalle origini. Lo ricordo solo perchè lei ha voluto giustamente sottolineare ciò che separa gli ortodossi dai cattolici. A differenza di gran parte degli Americani, i loro intellettuali e l’attuale “leadership” (che contraddizione usare questo termine per definire il governo di Obama!) sono invece profondamente anti-cristiani, anti-sionisti, filo-islamici e quindi “paradossalmente” anti-americani. E’ possibile che le mie simpatie siano il frutto di un po’ di ignoranza e di incapacità di leggere tra le righe del comportamento e delle parole di Putin. Lei è una psicologa per caso, come sembrerebbe suggerire anche il titolo del suo intervento? Come fa a sapere che Putin finge di essere cristiano, sebbene ortodosso (nessuno è perfetto!), ma in realtà è ancora l’ateo gerarca del KGB del passato? Comunque, anche nella peggiore delle ipotesi, cioè che lei abbia completamente ragione su Putin e la Russia, resto convinto del fatto che il comportamento attuale di Putin, e nello specifico l’intervento militare in Ucraina, sia comprensibile e giustificabile nelle circostanze in quanto manifestazione di salvaguardia e difesa degli interessi nazionali russi, e che Putin, seppur arrogante e autoritario, sia migliore, o se preferisce, il minore dei mali se paragonato ad Obama. Se non altro perchè, a differenza di Obama, Putin è orgoglioso del suo paese, cerca di perseguirne gli interessi, ed è pronto a combattere i suoi nemici e a difendere i suoi alleati, per quanto indegni, ad esempio Assad. Obama, ma anche gli altri leader occidentali, con l’eccezione degna di nota del Primo Ministro Canadese Stephen Harper, tormentati da inutili e controproducenti sensi di colpa per il passato coloniale e per aver messo a repentaglio la salute del pianeta, affetti da bassa autostima e codardia fisiologica, si vergognano invece dei propri paesi e della propria civiltà e si adoperano per il loro indebolimento e distruzione, abbracciano e accolgono a casa propria i fascisti islamici e loro acerrimi nemici, mentre sono pronti ad abbandonare e a tradire i propri alleati, come sta facendo Obama nei confronti di Israele. Sono convinto, e l’ho sostenuto in più occasioni, che Putin non sia impegnato in una crociata in difesa dei cristiani, ma è innegabile che, seppur nel perseguimento degli interessi nazionali, Putin abbia in qualche modo difeso anche gli interessi dei cristiani e messo i bastoni tra le ruote agli islamisti, almeno quelli sunniti, che sembrano più pericolosi per gli interessi della Russia, ma anche dell’Europa, sebbene non per Israele, che è invece minacciata più seriamente dai fanatici sciti dell’Iran. Putin, infatti, a differenza di Obama e dei leader politici occidentali, sembra comprendere la minaccia mortale posta al suo paese dall’islam radicale, che identifica correttamente come il protagonista di una vera e propria aggressione in continuità con il passato, e non una semplice reazione alle ingiustizie e soprusi operati dall’Occidente ai danni del Terzo Mondo, come invece sostiene la teoria della “Jihad reattiva” sposata dalle menti degli intellettuali e governanti occidentali imbevute di etnocentrismo e neo-marxismo. In altre parole, credo che la minaccia più grave alla sopravvivenza della nostra civiltà oggi non siano tanto i nemici esterni, Islam incluso, e magari Putin, ma anzitutto il “tentato suicidio in corso” messo in atto da quelli interni, cioè il disprezzo per la propria civiltà e storia, per le proprie origini e tradizioni, “l’odio per l’amor di patria” fomentato sfruttando la paura istintiva per le derive del nazionalismo dopo la II Guerra Mondiale, lo sforzo evidente di distruggere in ogni modo le identità nazionali a favore della creazione di mostri geopolitici come Eurabia. 
Con stima, 
Andrea Tedesco
PS 
Nel caso lei, o qualcun’altro fosse interessato ad approfondire le mie farneticazioni a riguardo di questioni accennate in questo intervento, includo sotto i link a due articoli tra loro collegati:
http://www.ioamolitalia.it/blogs/il-perfetto-e–nemico-del-bene/quel-%E2%80%9Cbrutto-anatroccolo-erede-di-david%E2%80%9D-che-sbarra-la-strada-alla-stirpe-di-golia-parte-prima.html
http://www.ioamolitalia.it/blogs/il-perfetto-e–nemico-del-bene/obama-e-contro-israele-e-l-europa-e-schierato-con-gli-islamici-e-con-il-%E2%80%9Cgoverno-mondiale%E2%80%9D-e-una-moneta-unica-perche-israele-e-costretto-a-difendersi-parte-seconda.html

MIA RISPOSTA

Gentile signor Tedesco,

sono d’accordo con la maggior parte delle cose che dice: 1) le élite occidentali stanno inducendo l’Occidente al suicidio diffondendo non soltanto un nichilismo ideologico ma anche un nichilismo pratico, che si esprime soprattutto attraverso la distruzione della famiglia , 2) le élite occidentali stanno favorendo con piena coscienza e deliberato consenso il piano di occupazione islamica dell’Europa e degli Usa, 3) a differenza di Obama, Putin ha chiaro che i paesi islamici sunniti sono nemici e come tali devono essere trattati.

Dalla fine del Medioevo (quando lo tsunami turco ha travolto quel restava dell’impero bizantino) fin quasi al Novecento, la Russia ortodossa ha svolto un compito fondamentale di contenimento delle spinte islamiche verso l’Europa. Quindi, ringrazio la Russia per il ruolo anti-Islam che ha svolto in passato e ringrazio oggi Putin per la fermezza con cui tratta i paesi islamici. Lui non è uno che le manda a dire: “Cara Arabia Saudita, se cominci a rompere troppo e scatole, te a vedrai con l’armata rossa” (cfr. http://lenewsdiangeloiervolino.altervista.org/blog/2135).

Novantadue minuti di applausi a Putin per queste sane e costruttive minacce, che era ora.

Quando Putin fa la voce grossa contro i nostri peggiori nemici, anche io sono lì lì per cadere in ginocchio in adorazione. Ma poi viene il momento della riflessione, e mi rendo conto che i nemici dei nostri nemici non sono necessariamente nostri amici. Fatti i necessari distinguo e le debite proporzioni, i fondamentalisti islamici son un po’ come i nazisti. Durante la Seconda Guerra Mondiale la priorità dei paesi liberi era sconfiggere la Germania nazista. Pure di sconfiggerla, andava bene allearsi anche con Satana. Ed in effetti, gli alleati furono costretti a chiedere aiuto ad uno che aveva molto a che fare con Satana: Josif Stalin. Tralasciando il fatto che Stalin fino a cinque minuti prima faceva accordi con Hitler (patto Ribbentrop-Molotov), è fuori di dubbio che senza l’intervento dell’armata rossa gli eserciti alleati non ce l’avrebbero mai fatta a vincere. Ma i russi restavano dei nemici non meno temibili dei nazisti. Per dirne una a Berlino, durante i festeggiamenti per la sconfitta di Hitler, i russi rapirono sbatterono nei gulag, a morire di freddo e stenti, molti poveri soldati americani, illusi che i russi fossero amici. Dopo la pubblicazione di documenti riservati, oggi sappiamo anche perché gli americani furono così spietati e crudeli da sganciare ben due bombe atomiche su una nazione stremata: i servizi segreti avevano fatto sapere al presidente Usa che Stalin progettava di allungare le mani sul Giappone attraverso le basi sovietiche sul Pacifico. Il  fungo atomico che si alzò su Hiroshima conteneva un “messaggio” per i russi: “Non provate ad avvicinarvi o la prossima bomba atomica ve la beccate voi”. E purtroppo, alcuni anni dopo i russi, grazie a spie americane convertite alla causa del proletariato mondiale, vennero in possesso dei segreti della bomba atomica, ed iniziò l’era del terrore nucleare.

Venendo all’oggi, le politiche anti-islamiche non bastano a fare di Putin un nostro amico. Viceversa, la terribile insipienza di Obama non basta a farne un nostro nemico. La Russia è ormai una superpotenza mondiale che non nasconde anzi ostenta apertamente le sue mire espansionistiche. I russi considerano da sempre tutti i paesi dell’Europa dell’est, specialmente la Polonia e l’Ucraina, terre di loro proprietà. Ma pare che la Russia oggi abbia intenzione di espandersi anche verso il centro Asia. Voglio ricordare che nei bei tempi andati la Russia mirava espressamente anche a prendersi il Giappone. Quando l’Urss è crollato, ci siamo troppo rilassati e ci siamo dimenticati della lezione della Tatcher: “Russia first”. Che significa: la Russia deve essere tenuta costantemente sotto osservazione. Purtroppo, la Russia non viene più tenuta sotto osservazione da troppo tempo, e Putin ne ha approfittato per instaurare uno stato di polizia basato sul terrore, per organizzare l’esecito più potente del mondo. Fra poco avremo basi russe anche in Sud America.

Lei dice:

“Come fa a sapere che Putin finge di essere cristiano, sebbene ortodosso (nessuno è perfetto!), ma in realtà è ancora l’ateo gerarca del KGB del passato? Comunque, anche nella peggiore delle ipotesi, cioè che lei abbia completamente ragione su Putin e la Russia, resto convinto del fatto che il comportamento attuale di Putin, e nello specifico l’intervento militare in Ucraina, sia comprensibile e giustificabile nelle circostanze in quanto manifestazione di salvaguardia e difesa degli interessi nazionali russi, e che Putin, seppur arrogante e autoritario, sia migliore, o se preferisce, il minore dei mali se paragonato ad Obama”.

Come faccio a sapere che non è cristiano? Lo chieda alla gente che nel “paradiso dei lavoratori” ci abita, quanto vuole bene ai cristiani (Venti di guerra, una lettera da Mosca). Lo sapete o no che sia la chiesa cattolica sia la chiesa ortodossa (perfino quella ortodossa!) in Ucraina hanno dichiarato di avere molta paura del “cristiano” Putin? Il problema è che noi in Europa, e specialmente in Italia, abbocchiamo facilmente alla propaganda russa: ci dicono che in Ucraina ormai ci sono più russi e più filo-russi che ucraini, ci dicono che le rivolte di piazza sono state organizzate da fascisti-nazisti-sionisti pagati dall’Unione Europea e noi ci abbiamo creduto. Bene, allora non resta che documentarsi. Per favore, leggete qui:

http://www.lintraprendente.it/2014/03/contro-la-sbornia-nordista-per-il-compagno-vladimir/#.UxcUPOboILo.facebook

In conclusione, le assicuro che il male minore è Obama.

BACK IN THE USSR. Psicopatologia degli italiani sedotti da tovarisch Vladimir Putin

C’è sempre stato un rapporto privilegiato fra italiani e russi. Gli italiani sono affetti da una attrazione fatale non solo per le “gnocche” russe (che effettivamente non disdegnano ottenere la cittadinanza italiana per via matrimoniale) ma soprattutto per la politica russa. Non si dimentichi mai che l’unico straniero non russo cui sia capitato l’onore di dare il nome ad una città sovietica è stato un italiano: Palmiro Togliatti.

Alla radice dell’amore degli italiani per la santa madre Russia ci sono due fattori:  1) l’anti-americanismo psico-patologico di sinistra e di destra, 1) l’ignoranza

Se ai sinistrorsi italici gli Usa appaiono come un covo di borghesi-capitalisti sfruttatori del proletariato globale, similmente ai destrorsi italici gli Usa appaiono come un covo di massoni e banchieri (naturalmente ebrei) che complotterebbero dalla mattina alla sera per corrompere l’identità e la fibra morale dei popoli occidentali diffondendo una cultura materialista e demoplutocratica. Accecati da tanto sacro odio verso l’America, i destrorsi di oggi guardano alla Russia come ad un faro di civiltà. Ai loro occhi tanto gli Usa sarebbero corrotti e corruttori, quanto la Russia sarebbe moralmente e spiritualmente integerrima. Ai tempi di Togliatti la Russia sovietica appariva ai sinistrorsi italiani come “il paradiso dei lavoratori”, ai giorni nostri la Russia neo-zarista di Putin appare ai destrorsi nostrani come… “il paradiso dei lavoratori maschi-cristiani-integerrimi-identitari-tradizionalisti con le palle d’acciaio che combattono contro i i fondamentalisti islamici e conto i froci-travestiti-effeminati-abortisti-multietnici-materialisti occidentali che calano le brache di fronte ai fondamentalisti islamici”.

Dunque, l’amore cieco per la Russia è l’altra faccia della medaglia dell’anti-americanismo. A sua volta, l’anti-americanismo è una conseguenza dell’ignoranza.  Ai tempi di Togliatti, i poveri compagni italiani di Sesto San Giovanni o di Reggio Emilia ignoravano, in buona fede, in primo luogo che il capitalismo industriale – pure con tutti i limiti e le colpe dei capitalisti – nel complesso aveva migliorato enormemente le condizioni di vita delle classi inferiori. In secondo luogo ignoravano che oltre la cortina di ferro c’era il contrario del paradiso. Quelli che attraversavano la cortina di ferro purtroppo se ne accorgevano a loro spese, che in Russia c’era l’inferno dei lavoratori.

Esaminiamo adesso l’ignoranza dei destrorsi assortiti di oggi, fra i quali spiccano i cattolici tradizionalisti. Tanto per mettere le cose in chiaro, i destrorsi non hanno tutti i torti. E’ ormai evidente che l’ Unione Europea, il Governo americano di Obama e l’Onu si siano dati una missione: distruggere i popoli occidentali sia dal punto di vista morale sia dal punto di vista demografico. In missione “per conto di Satana”,  promuovono pratiche quali l’aborto e la fecondazione assistita, impongono l’ideologia di genere, attaccano frontalmente la distinzione stessa fra uomo e donna e infine favoriscono la diffusione di una visione nichilista che è brodo di coltura di tossicodipendenza e depressione. Quindi, i destrorsi cattolici e atei hanno ragione a non poterne più di questa Ue, questo governo americano e questa Onu. Tuttavia hanno torto marcio ad identificare la Ue, il governo americano e l’Onu con la Civiltà Occidentale. Gli organismo nazionali e sovranazionali che governano le nazioni occidentali sono ormai corpi estranei, nemici della Civiltà Occidentale, che è una civiltà intimamente cristiana da molteplici punti di vista (non starò qui a ripetere tutta la storia: rimando ai saggi di Rodney Stark e Thomas Woods). Non si dimentichi mai che, se è vero che le élite politiche e intellettuali degli Usa sono tutte “liberal” ossia atee-materialiste-anticristiane, il popolo americano è cristianissimo.  Secondo tutti i sondaggi, la percentuale degli americani che credono in Dio e frequentano qualche chiesa sfiora l’80%.

I destrorsi hanno torto marcio soprattutto nella Russia di Putin il baluardo della identità occidentale e della tradizione cristiana. No, no e no. In primo luogo, Putin è un ex agente – ateo materialista – del Kgb che si finge devoto ortodosso e difensore delle tradizioni (come se imprigionare qualche omosessuale significasse difendere delle tradizioni) solo per incantare gli “utili idioti” di destra delle altre nazioni. In secondo luogo, la Russia è tutto fuorché una nazione cristiana: meno della metà della popolazione russa autoctona si dichiara cristiana. E non sottovalutiamo il fatto che le organizzazioni criminali più potenti del mondo sono russe (la camorra napoletana e la mafia siciliana fanno ridere rispetto alla mafia russa). In terzo luogo, anche la vecchia compianta Russia pre-sovietica che Putin cerca di riesumare era sì cristiana, ma anti-cattolica. Gli amici cattolici dovrebbero sapere che gli ortodossi sono degli scismatici semi-eretici che nutrono un odio abissale verso la Chiesa di Roma. Sappiano inoltre che in passato gli ortodossi hanno perseguitato i cattolici, specialmente in Ucraina. Sappiano che Pietro il Grande, per dimostrare la sua devozione alla causa ortodossa, mentre si trovava in Ucraina entrò in una chiesa cattolica e con la sua spada decapitò il prete mentre stava celebrando l’eucarestia. Ancora vi stupite se gli ucraini non possono vedere i russi?

Ma quanto sono tolleranti ed ecumenici questi ortodossi! I cattolici che faticano a distinguere fra chiesa cattolica e Chiesa ortodossa, sappiano che, se la prima si basa sulla distinzione ferrea fra trono e altare (“Date a cesare quel che è di cesare e a dio quel che è di Dio”), invece la seconda attenua o cancella questa distinzione. Di fatto, la Chiesa ortodossa ha spesso fatto da piedistallo al potere politico. In altri termini, l’ortodossia è un piano inclinato verso la teocrazia. Lo zarismo era una semi-teocrazia. Mi sembra che oggi in Russia si stia verificando la fusione chimica fra quel che resta di del totalitarismo statalista sovietico e il nazionalismo teocratico ortodosso. Il totalitarismo è una teocrazia atea, la teocrazia è un totalitarismo religioso. Questa pericolosissima fusione chimica è accelerata dal revanscismo degli ex sovietici, desiderosi di vendicare di fronte al mondo l’orgoglio russo, ferito dolorosamente nel 1989, quando la superpotenza russa cadde su sé stesa come un sacco di patate. La Russia di oggi fa pensare alla Germania fra le due guerre: una nazione sconfitta che sognava di vendicarsi e che nel 1939 ci provò.

Il problema dei russi è che hanno una superbia smisurata: fin dai tempi di Tolstoj e Dostoesvskij si credono destinati a determinare e guidare in maniera messianica i destini del mondo intero. Hanno un po’ l’idea di essere una sorta di nuovo “popolo eletto” in competizione con quello ebraico. Solo chi non conosce bene la letteratura russa e anche certe correnti russe di fine ottocento può osare paragonare l’isterico, allucinatorio messianismo russo – che mescola in maniera sacrilega nazionalismo a sfondo razzista e fede cristiana – all’orgoglio patriottico americano. La missione che gli americani si son dati fin dai tempi dei Padri Fondatori è di insegnare la libertà al mondo intero, non di dominare il mondo intero. Invece la missione che i russi credono di avere è di guidare le sorti dell’universo come razza padrona benedetta dal Dio ortodosso.

Secondo me è proprio questa formidabile superbia e questa patologica auto-suggestione messianica che ha permesso anche la vittoria dei bolscevichi. I russi dalla fine dell’Ottocento vivevano nell’attesa di eventi grandiosi, che li avrebbero portati al centro dell’universo. Quando è arrivato Lenin, gli sono andati dietro perché credevano che fosse lui l’uomo del destino che avrebbe scatenato questo rinnovamento universale di segno russo. E in un certo senso, il comunismo ha castigato la loro superbia per ottant’anni. Ma adesso sono di nuovo liberi di combinare casini in giro per il mondo.

Certo, per il momento Putin rompe le scatole solo in Ucraina e nelle regioni confinanti, che sono abituate dai tempi di Pietro il grande a subire l’arroganza russa. Ma non vi sfugga ch ormai Putin ha messo insieme l’esercito più potente del mondo e organizza esercitazioni militari lungo i confini e per giunta (ho letto l’altro giorno) vuole installare basi russe in giro per il mondo, anche in Sud America. Quindi per il momento i russi rompono solo sui confini, ma in realtà non sappiamo che cosa stiano progettando. Voglio ricordare che nei bei tempi andati la Russia mirava espressamente anche a prendersi il Giappone. Perché mai, infatti, gli Usa sganciarono una bomba atomica su una nazione ormai stremata? Perché i servizi segreti avvertivano che Stalin stava progettando di mettere le mani sul Giappone, approfittando del fatto che era ridotto in macerie. L’unica mia consolazione è che comunque i russi sono naturalmente anti-islamici: non appena i paesi islamici cominceranno a rompere le scatole sul serio, l’armata rossa ci metterà poco ad asfaltarli.

Però so che è dura convincere i destrorsi di casa nostra che Putin non è un difensore dei valori cristiani. A questo punto, ho un consiglio da dare  loro: vadano in Russia, verifichino di persona se la Russia è davvero il “paradiso dei lavoratori” che immaginano.

Per il resto, pubblico le fotocopie di una chicca che ho trovato in casa: un libro di propaganda sovietica scritto in italiano, stampato nel 1948 in Unione Sovietica. Oggi come ieri, gli italiani abboccano facilmente alla propaganda confezionata a regola d’arte dai compagni russi. Ieri i russi raccontavano che la Russia era “il paradiso dei lavoratori”, e gli italiani ci credevano. Analogamente, oggi i russi ci raccontano che i rivoltosi di Kiev sono neo-nazisti aizzati, addestrati e stipendiati dall’Ue, e gli italiani ci credono in massa. Che pena.

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Per conoscere la vera situazione dell’Ucraina, superando la disinformtia russa, prego leggersi:

Contro la sbornia nordista per il compagno Vladimir

 

 

Risposta alle critiche contro la mia critica di LA GRANDE BELLEZZA di Paolo Sorrentino.

La maggior parte degli italiani, specialmente i napoletani, son fieri della vittoria di Paolo Sorrentino ad Hollywood. “Un grande riconoscimento non solo per Sorrentino, ma per tutto il cinema italiano, che torna nel mondo!”  Invece a me personalmente  la vittoria di Paolo Sorrentino ad Hollywood mi ha offeso profondamente come italiana. Infatti, ai miei occhi l’Academy non  ha premiato il genio italiano ma l’assenza di genio che devasta l’Italia a causa dello statalismo e del nepotismo (cfr. http://informatitalia.blogspot.it/2014/03/ecco-come-e-perche-la-grande-bellezza.html ). Non ha premiato una grande opera d’arte italiana ma una pseudo opera d’arte che fa la caricatura dell’Italia.  Ma come ho detto, la maggior parte degli italiani non condividono il mio giudizio. Da quando quella statuetta dorata è finita nelle mani di Sorrentino, c’è stato  un leggero incremento del numero dei contatti sul mio blog. Alcuni mi hanno girato delle critiche di questo tenore:

La sua critica è davvero superficiale, lei non ha colto per nulla il senso del film. La grande bellezza non parla dell’Italia e della Chiesa: parla la ricerca della grande bellezza che è al di sopra della mondanità. Al centro del film c’è una persona che ha perduto sé stessa in una palude di divertimento, e di  chiacchiericcio mondano, ed è proprio la santa alla fine del film a stimolare in lui la voglia di allontanarsi da quell’ambiente mondano e corrotto (di cui fanno parte anche dei religiosi, come il vescovo cuoco) per ritrovare le emozioni vere, i valori veri, e ricominciare a scrivere. In effetti, vi è una forte contrapposizione fra la santa e il vescovo cuoco: se il secondo è troppo mondano per indicare  a Jep il senso della vita (quando Jep gli fa delle domande, lui non risponde), invece la prima va a cercare Jep a casa per aiutarlo a porre quelle domande sul senso che non è più in grado di fare e per indicare la strada verso la risposta. 

MIA RISPOSTA

Tanto per cominciare, faccio notare che importanti siti cattolici (la Bussola Quotidiana e Il Timone) hanno rilanciato il mio articolo contro Sorrentino. 

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-una-ricettina-anticlericale-per-avere-successo-8184.htm

http://www.iltimone.org/24,News.html

Altri cattolici (Rino Cammilleri sulla Bussola Quotidiana, Piero Nicola su Riscossa cristiana e Gianfranco Lauretano sul Sussidiario) condividono in pieno il mio punto di vista: Sorrentino fa la caricatura della Chiesa e dell’Italia:

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-oscar-siamo-fieri-di-parlar-male-di-noi-stessi-8585.htm

http://www.riscossacristiana.it/la-grande-bellezza-mancata-priori-di-piero-nicola/

http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2014/1/16/SORRENTINO-La-brutta-grande-bellezza-che-piace-ai-salotti-che-contano/459326/

Il film non è piaciuto nemmeno all’Osservatore Romano:

http://www.lastampa.it/2011/10/19/blogs/oltretevere/osservatore-stronca-sorrentino-l3aboYqMypAmqlNlHSVBgN/pagina.html

Infine, che Sorrentino faccia la caricatura grottesca e offensiva degli italiani lo pensa anche  Gramellini:

http://www.lastampa.it/2014/03/04/cultura/opinioni/buongiorno/ci-disegnano-cos-TWvGEL8Ezw86vgyMgBE2SI/pagina.html

Ci dunque giudica “superficiale” la mia critica, dovrebbe giudicare “superficiali” anche i commenti di gente che scrive su importanti siti cattolici e perfino su Osservatore Romano.  Vi pare davvero  che non sol io ma anche tutte queste persone non siano state capaci di cogliere il vero senso del film? O non è forse più probabile che quel film non ha senso?

Per andare subito al sodo, bisogna distinguere fra il piano delle IDEE e il piano dell’ARTE. L’artista non deve semplicemente “enunciare” delle idee: le deve esprimere, manifestare in forma poetica-estetica. Ora, Sorrentino mette insieme delle ottime idee: il contrasto fra la mondanità di Jep e la spiritualità della santa, il contrasto fra il clericalismo del vescovo cuoco e la povertà evangelica ed ascetica della santa, la ricerca della bellezza eterna al di sotto del chiacchiericcio mondano eccetera. Il problema è che queste idee non sono espresse in forma poetica convincente. Per compiacere il pubblico americano, ha annegato queste buone idee sotto una spessa coltre di luoghi comuni grotteschi ed offensivi sull’Italia e sulla Chiesa. Nel suo film, l’Italia e la Chiesa appaiono marce, corrotte, decadenti, anacronistiche e retrograde. La figura del vescovo-cuoco non ha la dignità di un vero personaggio: è una macchietta, è l’immagine, l’idea platonica del “papista”  che sta nella mente dei luterani di oggi ma soprattutto di ieri. La figura della santa è ancora più caricaturale: sulla carta dovrebbe esprimere la tensione ascetica alla perfezione evangelica, di fatto è solo la maschera grottesca di una vecchia demente con lo sguardo vuoto che non ha più un briciolo di raziocinio. Il “messaggio” lanciato dalla ignobile santa sorrentiniana è che per avere fede bisogna essere un po’ idioti. Ma i cattolici dovrebbero sapere che la fede non nega la ragione: la rafforza e la supera. Il misticismo cristiano, a differenza dello pseudo-misticismo buddista, non esige la cancellazione della ragione ma anzi il suo rafforzamento: per gettarsi in ciò che la supera (la visione mistica, che in ogni caso è riservata a pochi) la mente deve prendere la spinta sul trampolino di una ragione quanto più solida ed elevata.

Dunque Sorrentino no  si preoccupa di fare una vera opera d’arte. Si preoccupa di fare un film commerciale che piaccia agli americani e soprattutto ai giurati della Academy.  Egli sa che il pubblico e la critica americana vogliono questo da un film italiano: una visione turistica  e caricaturale dell’Italia e tanti riferimenti a Fellini, perché negli Usa “Dolce vita” è sinonimo di Italia. Uno sceneggiatore di cu non faccio il nome ha raccontato che  una sceneggiatrice americana rifiutò un suo soggetto in quanto le sembrava “poco italiano”, ossia non rispecchiava tutti i peggiori stereotipi sugli italiani: ridicoli, mammoni, libidinosi…  Quando lo sceneggiatore le fece notare che tutti questi stereotipi non rispecchiano minimamente l’Italia reale, lei ribatté che al botteghino la realtà non conta  nulla: conta soltanto quello che pensa il pubblico americano.

E siccome gli americani venerano Fellini, Sorrentino ha infarcito il film di citazioni da film felliniani. Ma si tratta di citazioni vuote, puramente decorative. Chi ama e conosce alla perfezione il cinema di Fellini, sa che Fellini ha saputo esprimere molto meglio di Sorrentino il contrasto fra mondanità e spiritualità . Invito tutti a recuperare e vedere, se non l’ha già fatto, “La dolce vita”, “Otto e mezzo” e “Toby Dammitt” (terzo episodio di “Tre assi nel delirio”).

Per avere  una idea di quanto alto volava Fellini, di quanto intenso e drammatico fosse il suo rapporto con la Chiesa, suggerisco la visione della memorabile scena da Otto e mezzo che linkerò nel primo commento.

In conclusione, io mi sono fatta questa idea: chi guarda all’ARTE, non può che detestare il film, chi invece si ferma alle IDEE, lo ama. Anche Alessandro d’Avenia (autore di “Bianca come il latte, rossa come il sangue”) secondo me si è fermato alle idee:

La grande bellezza è ogni 24 ore. 

Al limite, anch’io posso apprezzare le nude idee che animano la sceneggiatura del film di Sorrentino. Credo anzi che un vero genio del cinema sarebbe capace di costruire un capolavoro usando la stessa identica sceneggiatura.  Sorrentino invece non c’è riuscito. Punto.

Infine, ripropongo la mia analisi molto lunga e molto dettagliata su La grande bellezza:

http://www.formacinema.it/obraz-on-line/installation/247-la-grande-assenza-di-bellezza-il-manierismo-vuoto-di-paolo-sorrentino

RIPRENDIAMOCI HALLOWEEN. Non è una festa satanica. E’ una festa cattolicissima.

Ecco la serie completa dei miei articoli su Halloween, apparsi di recente sul sito di Cultura Cattolica:

Riprendiamoci Halloween 1 – Un Carnevale (cattolico) di fine estate

Riprendiamoci Halloween 2 – Le origini della Festa nel Nuovo Mondo

Riprendiamoci Halloween 3 – La festa celtica di Samhain, satanisti e neopagani

Riprendiamoci Halloween 4 – Il Carnevale cattolico, festa di “pazzia” ma non di immoralità

Riprendiamoci Halloween 5 – I gargoyles e il significato dell’horror

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